Archivio tag | Donald Johanson

Venezia. “I Dialoghi della Fondazione Giancarlo Ligabue: a un passo dall’uomo”: storico incontro con l’etologa Jane Goodall e il paleoantropologo Donald Johanson, per la prima volta insieme sul palco del teatro Goldoni per i 40 anni del Ligabue Magazine

venezia_ligabue-magazine_1. Copertina LM80_foto-fondazione-ligabue

La copertina di LM80, l’ultimo numero del Ligabue Magazine (foto fondazione ligabue)

Due delle firme più prestigiose del Ligabue Magazine si incontrano sul palco del Teatro Goldoni a Venezia – intervistati dall’autrice e conduttrice televisiva Sveva Sagramola – per un talk sull’Uomo, le sue origini e il futuro che lo aspetta. Due grandissimi protagonisti della scienza moderna a livello mondiale, due icone della ricerca internazionale sulle nostre origini e sui primati, due attivisti e divulgatori di fama internazionale in merito ai problemi dell’ambiente, della conservazione delle specie e del futuro della ricerca: l’etologa e antropologa inglese Jane Goodall e il paleoantropologo americano Donald Johanson saranno per la prima volta insieme, in un incontro specialissimo promosso a Venezia dalla Fondazione Giancarlo Ligabue e condotto da Sveva Sagramola, giornalista e volto notissimo della Rai, storica conduttrice della trasmissione televisiva di scienza e cultura “Geo e Geo” su Rai 3.

venezia_dialoghi-fondazione-ligabue_a-un-passo-dall-uomo_locandina“A un passo dall’uomo”. Tornano il 29 ottobre 2022, al teatro Goldoni di Venezia “I Dialoghi della Fondazione Giancarlo Ligabue” – conferenze e incontri a ingresso libero, con grandi studiosi, ricercatori ed esperti di diversi ambiti del sapere – in un appuntamento imperdibile e per certi versi emozionante, che vede dalle 17.30 sul palco veneziano la prima volta insieme l’etologa più celebre al mondo, grazie ai suoi rivoluzionari studi sugli scimpanzé e la loro somiglianza con gli esser umani (condotti nel Parco nazionale del Gombe), e lo studioso ricordato come lo scopritore di “Lucy”: scheletro di un ominide risalente a oltre tre milioni di anni fa e prima sconosciuto – ritrovato il 24 novembre 1974 nella regione di Afar, in Etiopia – che ha rivelato un tassello fondamentale dell’evoluzione della nostra specie.

venezia_ligabue-magazine_40anni Ligabue Magazine_Le copertine2_foto-fondazione-ligabuevenezia_ligabue-magazine_40anni Ligabue Magazine_Le copertine1_foto-fondazione-ligabueL’occasione dell’incontro pubblico, voluto fortemente da Inti Ligabue presidente della fondazione dedicata a Giancarlo Ligabue, è una ricorrenza importante: il quarantennale del “Ligabue Magazine”, la prestigiosa pubblicazione scientifico-culturale edita dall’allora Centro e Studi e Ricerche Ligabue e ora della Fondazione: un semestrale in doppia lingua dal design ricercato e dall’eccezionale  apparato iconografico e con un parterre di autori di primo piano: storici, scienziati, letterati ed esperti delle diverse discipline. Jane Goodall e Donad Johanson sono stati appunto tra le firme più illustri degli 80 numeri della rivista, che vanta la direzione editoriale di Alberto Angela ed è diretta dal 2018 da Alessandro Marzo Magno e che, in 40 anni, ha fatto registrare 4600 articoli in versione italiana e inglese, oltre 4mila autori, più di 20mila immagini, diverse migliaia di abbonati in oltre 30 Paesi nei 5 continenti. Una rivista che accompagna i lettori in perlustrazioni affascianti di mondi, culture, ambienti, presentando ricerche e studi in settori diversi in maniera sempre godibile, con un occhio di riguardo all’antropologia, all’archeologia e alla paleontologia. A guidare la scelta editoriale sono la passione per la conoscenza e la volontà della Fondazione e del suo presidente di sensibilizzare il pubblico su alcuni temi: il pericolo per la sopravvivenza di popoli e culture, la tolleranza e il rispetto, i rischi ambientali connessi all’inquinamento e alla deforestazione, la tutela di alcune specie animali a rischio estinzione, l’impatto dei cambiamenti climatici, ecc. E poi Venezia, alla quale ogni numero riserva attenzione, per ricordane storia e cultura, ma anche fragilità e pericoli.

inti-ligabue1

L’imprenditore e collezionista veneziano Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue (foto fondazione ligabue)

“È un onore e un’emozione grandissima”, commenta Inti Ligabue, “poter accogliere e presentare al pubblico, soprattutto ai più giovani che magari li conoscono meno, due menti illuminate, due antesignani di studi e ricerche nel mondo, che hanno dato un contributo fondamentale alle nostre conoscenze sui primati e sull’evoluzione della specie umana. Credo che poterli incontrare, sentire dalle loro voci i racconti di una vita dedicata alla ricerca, alla conoscenza, alla libertà del pensiero e alla difesa del nostro ambiente, dell’umanità e del pianeta, non possa che essere di ispirazione per tutti noi e per il nostro domani”.

Jane Goodall con uno scimpanzé in Kenia nel 2000_foto-Jane Goodall institute

Jane Goodall con uno scimpanzé in Kenia nel 2000 (foto Jane Goodall institute)

Jane Goodall, PhD, DBE, fondatrice del Jane Goodall Institute e Messaggero di Pace delle Nazioni Unite, è nota in tutto il mondo per le sue ricerche pionieristiche sugli scimpanzé selvatici.  Oggi gira il mondo per parlare delle minacce che incombono sulle crisi ambientali, esortando ciascuno di noi ad agire per conto di tutti gli esseri viventi e del pianeta che condividiamo. Nel luglio del 1960, all’età di 26 anni, Jane Goodall si recò dall’Inghilterra in quella che oggi è la Tanzania e si avventurò nel mondo poco conosciuto degli scimpanzé selvatici. Equipaggiata con poco più di un taccuino, un binocolo e il suo grande interesse per la fauna selvatica, Jane Goodall sfidò un regno di incognite per dare al mondo una straordinaria finestra sui parenti viventi più stretti dell’umanità. In quasi 60 anni di lavoro innovativo, la dottoressa Jane Goodall non solo ha dimostrato l’urgente necessità di proteggere gli scimpanzé dall’estinzione, ma ha anche ridefinito la conservazione delle specie includendo le esigenze delle popolazioni locali e dell’ambiente. Nel 1977 la dott.ssa Goodall ha fondato il Jane Goodall Institute, attivo anche in Italia, che continua la ricerca su Gombe ed è leader mondiale nell’impegno per la protezione degli scimpanzé e dei loro habitat.  L’Istituto è ampiamente riconosciuto per i suoi programmi innovativi di conservazione e sviluppo in Africa, incentrati sulle comunità locali, e per Roots & Shoots, il programma ambientale e umanitario globale per i giovani di tutte le età.

Tanzania_1987_Donald Johanson mostra il ritrovamento di un altro scheletro di ominide_foto-archivio-fondazione-ligabue

Tanzania, 1987: Donald Johanson mostra il ritrovamento di un altro scheletro di ominide durante gli scavi nell’Olduvai (foto Archivio Fondazione Giancarlo Ligabue)

Donald Johanson. Molti considerano Donald Johanson uno dei più importanti e completi paleoantropologi del nostro tempo. Nel corso della sua illustre carriera, ha prodotto alcune delle scoperte più importanti del settore, tra cui il reperto fossile più conosciuto e studiato del XX secolo: lo scheletro di Lucy. Da quando Charles Darwin ha proposto la teoria dell’evoluzione nella sua pubblicazione del 1859, On the Origin of Species by Means of Natural Selection (L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale), gli scienziati hanno ipotizzato il posto dell’uomo nella natura. Darwin ipotizzò che non solo la specie umana fosse un prodotto del processo evolutivo, ma che nel passato preistorico condividessimo un antenato comune con le scimmie africane. Sebbene il XX secolo sia stato costellato da importanti ritrovamenti di ominidi fossili provenienti sia dall’Africa orientale che da quella meridionale, fu la scoperta del 1974 da parte del dottor Johanson di un fossile di ominide di 3,2 milioni di anni fa in Etiopia ad aggiungere un collegamento cruciale. Lucy, come fu chiamato lo scheletro, ha suscitato un dibattito continuo e importanti revisioni nella nostra conoscenza e comprensione del passato evolutivo dell’uomo. Lo scheletro possedeva un’intrigante miscela di caratteristiche simili a quelle delle scimmie, come il volto sporgente e il cervello piccolo, ma anche di caratteristiche che consideriamo umane, come la camminata eretta. Lucy continua a essere un diadema nella corona dei fossili di ominidi e funge da importante pietra di paragone per tutte le scoperte successive.

Tanzania_1987_Donald Johanson e Alberto Angela mentre esaminano resti fossili._foto-archivio-fondazione-ligabue

Tanzania, 1987: Donald Johanson e Alberto Angela mentre esaminano resti fossili (foto Archivio Fondazione Giancarlo Ligabue)

Nei 34 anni trascorsi da quando Johanson ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Chicago, ha condotto esplorazioni sul campo in Etiopia, Tanzania e Medio Oriente e ha raggiunto efficacemente diverse piattaforme mediatiche: ha condotto e narrato la serie In Search of Human Origins della PBS/NOVA, nominata agli Emmy, è stato coautore di nove libri e ha tenuto conferenze presso università, aziende e forum pubblici per condividere le sue scoperte e stimolare un sano dibattito. Spinto dall’idea che non possiamo comprendere appieno chi siamo e dove siamo diretti come specie finché non abbiamo una conoscenza più completa delle nostre radici evolutive, Johanson ha fondato l’Institute of Human Origins nel 1981 come centro di riflessione sull’evoluzione umana e si è unito all’Arizona State University con un centro di ricerca nel 1997. L’istituto è oggi considerato uno dei centri di ricerca sulle origini umane più importanti al mondo. Johanson è membro onorario dell’Explorers Club, membro della Royal Geographical Society e membro distinto dell’Accademia delle Scienze di Siena. È inoltre titolare della cattedra Virginia M. Ullman sulle origini umane presso l’Arizona State University, dove insegna.

Venezia sarà protagonista nel 2018 dei principali eventi della Fondazione Giancarlo Ligabue che chiude alla grande il primo triennio di attività: una nuova grande mostra sugli Idoli nel mondo antico e un simposio internazionale per capire come l’uomo conquistò la Terra

“Idols. Gli sguardi del potere” è la nuova mostra-evento della Fondazione Giancarlo Ligabue

Gli Idoli del mondo antico, dall’Indo all’Egitto, invadono Venezia. Proprio la mostra evento “Idols. Gli sguardi del potere”, dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà il nuovo grande progetto espositivo della Fondazione Giancarlo Ligabue che chiude così il primo triennio di attività, avviata dopo la scomparsa di Giancarlo Ligabue (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/01/26/e-morto-giancarlo-ligabue-imprenditore-archeologo-paleontologo-mecenate-sostenne-130-spedizioni-nei-cinque-continenti-fondo-il-centro-studi-ricerche-e-stato-lo-scienziato-veneziano-piu-famoso-a/): un anno particolarmente ricco il 2018, con due mostre evento in laguna; un importante symposium internazionale con Donald Johanson, e i “dialoghi della fondazione”. E sarà Venezia il teatro principale delle iniziative, la città di Inti Ligabue presidente della Fondazione, il luogo dove quasi cent’anni fa è iniziata l’avventura imprenditoriale della famiglia e dove hanno preso corpo la passione di esploratore e studioso del padre Giancarlo e si è formata la Collezione Ligabue.

Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue

L’appuntamento di un intero anno con Venezia rappresenta il coronamento di un percorso che finora ha coinvolto in diverse città italiane quasi 100mila persone promuovendo cataloghi e ricerche, nuove collaborazioni con Istituzioni culturali nazionali e internazionali. Oltre ai 45mila contatti social, circa 3mila studenti veneti in questi mesi hanno partecipato ad attività di laboratori promossi dalla Fondazione. Da qui si parte: “Con la consapevolezza”, ribadisce il presidente Inti Ligabue, “che studiare un oggetto materiale, sia esso un vaso maya o una statua dea madre, significa dar voce a culture e umanità diverse, che hanno lasciato molti altri segni nella storia, e che la conoscenza e il recupero delle civiltà antiche è presupposto essenziale, come diceva mio padre, per la comprensione della nostra comune umanità”.

Dopo Firenze, Rovereto, Napoli, la mostra “Il mondo che non c’era” approda a Palazzo Loredan a Venezia

Gennaio 2018, inizia il ricco calendario di iniziative. Dal 12 gennaio 2018, dopo aver fatto tappa al museo Archeologico di Firenze, a Palazzo Alberti Poja a Rovereto e al museo Archeologico nazionale di Napoli, approda a Palazzo Loredan a Venezia, la mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/06/13/apre-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-il-mondo-che-non-cera-con-i-capolavori-della-collezione-ligabue-dedicata-alle-tante-e-diverse-civilta-precolombiane/). Oltre 150 opere ci conducono tra le meraviglie dei Maya, degli Aztechi degli Inca e di tanti altri popoli che hanno abitato la Mesoamerica e l’America del Sud prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo e dei Conquistadores. Un continente intero – con decine di differenti culture – palpitante di umanità, rimasto per l’Europa dietro il velo degli oceani fino al 1492, verrà svelato nella sede dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.

Il manifesto della mostra “Idols. Gli sguardi del potere” a Palazzo Loredan di Venezia dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Lo stesso Palazzo Loredan sarà anche l’importante location del successivo e inedito progetto espositivo della Fondazione Giancarlo Ligabue, in programma nella seconda parte dell’anno.  “Idoli, gli sguardi del potere”, dal 1° settembre 2018 al 6 gennaio 2019, sarà un viaggio attraverso il tempo e lo spazio – in un’ampia area geografica dal Mediterraneo all’Indo, all’Egitto – dal tardo Neolitico all’Antica Età del bronzo ( ca. 4000-2000 a.C.), per indagare l’affascinante rappresentazione antropomorfa e il suo approccio artistico nelle società complesse che allora si stavano affermando. Mistero, comando, fertilità, geni e spiriti: ecco l’universo di sguardi che incontreremo in questa spettacolare esposizione curata da una grande studiosa del settore, Annie Caubet, già curatrice al Louvre. Assieme a opere notevoli della Collezione Ligabue sarà possibile osservare numerosi prestiti da prestigiosi musei europei e internazionali e famose collezioni private.

Donald Johanson, lo scopritore di Lucy, presiederà a maggio 2018 il simposio “How Humans Conquered the World”

Nel 2018 continueranno anche gli appuntamenti con i “Dialoghi della Fondazione”, incontri promossi con intellettuali di diversi campi del sapere e della cultura (tra i precedenti il teologo Vito Mancuso, il critico d’arte Philippe Daverio e il matematico e logico italiano Piergiorgio Odifreddi: vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/05/levoluzione-di-dio-luomo-e-la-ricerca-del-sacro-il-noto-teologo-vito-mancuso-apre-a-venezia-i-dialoghi-proposti-dalla-fondazione-giancarlo-ligab/) per avvicinare gli studiosi a un vasto pubblico di appassionati riflettendo sulle più ampie tematiche, in piena aderenza al motto della Fondazione “Conoscere e far conoscere”: tutti incontri a ingresso gratuito. Grande attesa anche per il Symposium internazionale presieduto da Donald Johanson, scopritore di Lucy, che – voluto da Inti Ligabue e promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue – nel maggio del prossimo anno porterà a Venezia paleontologi e antropologi da ogni parte del mondo per fare il punto su come gli uomini abbiano conquistato la terra (“How Humans Conquered the World”) alla luce delle recenti scoperte paleontologiche. La Fondazione prosegue le sue collaborazioni con scienziati e università internazionali (Usa, Perù, Kazhakstan, per esempio); mentre il “Ligabue Magazine” – la rivista scientifica edita in italiano e inglese dalla Fondazione, il cui direttore editoriale è Alberto Angela – è divenuto ormai oggetto da collezione ambitissimo, grazie ai contribuiti di noti studiosi e al ricchissimo corredo iconografico.

Il paleo antropologo Yves Coppens racconta l’uomo preistorico

Il paleoantropologo Yves Coppens con la ricostruzione di "Lucy"

Il paleoantropologo Yves Coppens con “Lucy”

Lo scopritore di “Lucy” pubblica il libro “L’uomo preistorico in frammenti”

Il novembre del 1974 in Hadar in Etiopia, fu un momento che rese famosa l’equipe formata dal paleoantropologo Donald Johanson, dal geologo Maurice Taieb e dal paleontologo Yves Coppens: furono loro a scoprire lo scheletro dell’ominide più vecchio, allora conosciuto, del mondo a cui diedero il nome “Lucy”. Al fossile di ominide di più di 3,5 milioni di anni rimase il nome “Lucy” e Yves Coppens, come gli altri due, ebbe merito e riconoscimento internazionale: di certo il suo nome, pur essendo il maggior paleontropologo europeo, studioso cioè degli uomini delle origini, è ancora oggi legato a “Lucy”.  Yves Coppens ha pubblicato in questi giorni per la casa editrice Jaca Book ”L’uomo preistorico in frammenti» (pagine 216, euro 26,00). È un libro appassionante, vero atto di amore per la preistoria più profonda.

Lo studioso accademicamente più decorato di Francia è un grande valorizzatore dei lavori altrui e delle loro scoperte; questo volume presenta il più affascinante panorama di figure, scoperte e  libri. In questo volume ci recensiscono i più recenti piccoli e grandiosi passi della preistoria.Questi pezzetti di preistoria si riferiscono alle parti di scheletri fossili di umani vissuti centinaia di migliaia di anni fa; riguardano anche i loro strumenti di lavoro artigiano e artistico, ma anche gli dei e i segni dello spirito degli uomini preistorici.