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Appia antica (Roma). Al parco regionale “Roma sotto Roma”: presentazione della nuova Carta delle cavità sotterranee, importante aggiornamento del quadro conoscitivo sulla distribuzione dei vuoti sotterranei nel territorio urbano romano. Ecco il programma

Mercoledì 10 giugno 2026, alle 9.30, in sala conferenza del parco regionale dell’Appia antica in via Appia Antica 42 a Roma, “Roma sotto Roma”: presentazione della nuova Carta delle cavità sotterranee. La città di Roma custodisce nel proprio sottosuolo un patrimonio straordinariamente complesso, frutto di una stratificazione naturale e antropica sviluppatasi nel corso di millenni. Cave antiche, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e numerose altre opere sotterranee costituiscono una componente strutturale della storia urbana della Capitale, ma rappresentano al tempo stesso un elemento di rilevante interesse per la conoscenza del territorio e per la prevenzione dei fenomeni di instabilità del suolo. In questo contesto si inserisce la Carta delle Cavità sotterranee di Roma 2026, un importante aggiornamento del quadro conoscitivo sulla distribuzione dei vuoti sotterranei nel territorio urbano romano. La cartografia, frutto dell’integrazione di fonti scientifiche, archivi cartografici storici, database istituzionali, cartografie archeologiche e dati derivanti da indagini dirette, restituisce una visione d’insieme senza precedenti del patrimonio ipogeo cittadino. Per partecipare a questo evento è necessario registrarsi al link https://www.isprambiente.gov.it/it/events/roma-sotto-roma.

PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti istituzionali: Fabrizio Molina, commissario straordinario dell’ente regionale Parco dell’Appia Antica; Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA; Maria Siclari, direttore generale ISPRA; Fabrizio Ghera, assessore reg. Lazio, Mobilità e Trasporti, Tutela del Territorio, Ciclo dei Rifiuti, Demanio e Patrimonio; Giancarlo Righini, assessore reg. Lazio, Bilancio, Programmaz. Econom., Agricoltura e Sovranità Alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste; mons. Pasquale Iacobone, presidente Pontificia Commissione di Archeologia Sacra; Roberto Troncarelli, presidente consiglio nazionale dei Geologi; Simonetta Ceraudo, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio.  Interventi: Massimo Milani, VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici; Rocco Ferraro, consigliere capitolino e consigliere delegato per Città Metropolitana di Roma Capitale; Fabio Vittorini, consigliere Municipio XII; Enrico Maria Guarneri, direttore parco regionale dell’Appia Antica; Stefania Nisio, dirigente tecnologo ISPRA; Sergio Madonna, professore università della Tuscia; Giancarlo Ciotoli, primo ricercatore CNR IGAG; Giuseppe Delmonaco, dirigente tecnologo ISPRA. Tavola rotonda e conclusioni.

Nuova Carta delle cavità sotterranee. L’analisi ha consentito di raccogliere e organizzare circa 5.600 elementi puntuali e 1.500 elementi lineari e poligonali, distribuiti su circa 350 km² del territorio urbano, permettendo l’identificazione delle principali tipologie di cavità sotterranee e la costruzione di una mappa di densità dei sistemi ipogei. Le aree di maggiore concentrazione si collocano prevalentemente nel centro storico e nei quadranti orientali e sud-orientali della città, in stretta relazione con le antiche attività estrattive nei depositi piroclastici e con la presenza di estesi complessi catacombali. La giornata di presentazione del 10 giugno 2026 rappresenta un momento di confronto e condivisione dedicato a questo nuovo strumento conoscitivo, concepito come supporto alle analisi territoriali di scala generale, alla pianificazione urbana e alla valutazione preliminare della suscettibilità ai fenomeni di sprofondamento. È importante sottolineare che la carta, pur rappresentando un significativo avanzamento nella sistematizzazione delle conoscenze disponibili, presenta limiti intrinseci legati alla natura eterogenea delle fonti utilizzate, ai differenti livelli di accuratezza e completezza delle informazioni e alla possibile presenza di cavità non documentate, non più accessibili o modificate dall’evoluzione urbana. Per tale ragione, essa non costituisce uno strumento per verifiche puntuali o progettazioni di dettaglio, ma una base conoscitiva di supporto per orientare ulteriori approfondimenti tecnici.

Cabras (Or). Al museo civico “Giovanni Marongiu” l’incontro “Senza Frontiere: il network per la conservazione delle tartarughe marine” con Andrea Camedda (Cnr), quinto appuntamento della rassegna “I venerdì al Museo” che ora diventano “I Giovedì al Museo”

“I Venerdì al Museo” diventeranno “I Giovedì al Museo”. Da questa settimana gli appuntamenti al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) si terranno il giovedì. Giovedì 21 maggio 2026, alle 18, l’incontro “Senza Frontiere: il network per la conservazione delle tartarughe marine” con Andrea Camedda, ricercatore del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) e al Centro di Recupero del Sinis (CReS), che approfondirà le attività di salvaguardia, monitoraggio e gestione delle tartarughe marine, con particolare attenzione alla specie Caretta caretta. Si parlerà dei casi di recupero degli esemplari in difficoltà, delle principali minacce che interessano la specie, come plastica, pesca accidentale e cambiamenti climatici, e delle collaborazioni internazionali che collegano il Mediterraneo ad altre esperienze di tutela nel mondo. Ingresso gratuito con prenotazione al link: https://tr.ee/59djX8.

Ischia (Na). Al museo Archeologico di Pithecusae in Villa Arbusto a Lacco Ameno la conferenza “Fenici a Ischia? Tracce di Levantini a Pithekoussai” con Massimo Botto (CNR e Scuola di Specializzazione OrSa), secondo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Giovedì 7 maggio 2026, alle 19, al museo Archeologico di Pithecusae in Villa Arbusto a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (Na), in collaborazione con il Comune di Lacco Ameno, la conferenza “Fenici a Ischia? Tracce di Levantini a Pithekoussai” con Massimo Botto, dirigente di Ricerca al CNR e professore di Archeologia fenicio-punica alla Scuola di Specializzazione OrSa, secondo appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio”, a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale – quest’anno è dedicato al ricordo del centenario di Lady Walton e al suo operato di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella – promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. La conferenza offrirà un importante contributo sullo stato degli studi circa la presenza levantina attestata nell’insediamento di Pithekoussai. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella Alessandra Vinciguerra, relazionerà il prof. Massimo Botto sul tema. A moderare l’appuntamento sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. La natura e la composizione etnica della comunità che si insediò a Ischia nel secondo quarto dell’VIII sec. a.C., definita euboica dagli autori classici, è tutt’ora al centro di un serrato dibattito fra gli specialisti. Partendo dai numerosi dati raccolti da Giorgio Buchner e David Ridgway nella necropoli di San Montano è stato possibile identificare la presenza ˗ oltre che di Greci e individui locali ˗ anche di Etruschi, Italici e “Fenici” nell’accezione più ampia del termine intesa a indicare sia persone provenienti dall’area siro-palestinese sia elementi che dalle coste del Levante presero parte a quell’ampio e articolato processo di irradiazione in Occidente promosso dalla potente città di Tiro, che si avvalse di vari protagonisti reclutati tanto in Oriente quanto nel Mediterraneo centro-occidentale. Non tutti gli studiosi sono però concordi nel ritenere che a Pithekoussai operassero stabilmente mercanti e artigiani “Fenici”. Partendo dalla documentazione archeologica ed epigrafica in nostro possesso e facendo riferimento alle più recenti linee di ricerca sull’argomento, nel corso dell’incontro si avrà modo di chiarire la natura multietnica e multiculturale di Pithekoussai valorizzando l’apporto dell’elemento orientale.

 

Iraq. La campagna di scavo 2025 dell’università di Catania a Tell Muhammad (periferia di Baghdad) fa luce su nuovi aspetti della vita quotidiana in Mesopotamia all’epoca di Hammurabi: scoperti un quartiere produttivo, una fucina dotata di forni di diverse dimensioni, un crogiolo in terracotta, sepolture al di sotto dei pavimenti (rituale del kispum)

La quinta campagna di scavo (2025) dell’università di Catania a Tell Muhammad, un antico insediamento alla periferia meridionale di Baghdad (Iraq) lungo la valle del Tigri in posizione strategica tra le aree di influenza di Babilonia ed Eshnunna, ha permesso di far luce su nuovi aspetti della vita quotidiana in Mesopotamia nella prima metà del II millennio a.C. La missione, guidata dal prof. Nicola Laneri nell’ambito del progetto ArtourBagh, e a cui ha preso parte l’allievo di II anno Dario Ciacera Macauda, ha portato alla rivelazione di un articolato quartiere produttivo caratterizzato da edifici e spazi destinati ad attività artigianali. Di notevole interesse è il rinvenimento di una fucina dotata di forni di diverse dimensioni, e il ritrovamento di un crogiolo in terracotta, quasi intatto, contenente ancora residui di attività di fusione. Ulteriori informazioni sulla società mesopotamica all’epoca di Hammurabi provengono dalle numerose sepolture rinvenute al di sotto dei pavimenti degli edifici: alcuni individui in posizione fetale avvolti in stuoie, e persino una sepoltura monumentale legata a pratiche rituali. Questi contesti confermano quanto già noto grazie ai testi mesopotamici sul 𝑘𝑖𝑠𝑝𝑢𝑚, un rituale volto a preservare la memoria e il culto degli antenati. I dati raccolti consentono di approfondire la conoscenza delle fasi di occupazione del sito, e la ricostruzione delle relazioni topografiche di Tell Muhammad con i centri limitrofi, tra la fine del III e la prima metà del II millennio. Fine ultimo del progetto sarà la creazione di un parco archeologico volto alla salvaguardia del sito e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico di Baghdad.

Il sito di Tell Muhammad alla periferia di Baghdad in Iraq dove opera la missione dell’università di Catania (foto unict)

“Il fascino dell’antico”, scrive Nicola Laneri nel post Vivere e morire nell’Antica Mesopotamia sull numero del 10 dicembre 2025 di UniCtMagazine, “è da sempre segnato dai resti funerari che gli archeologi fanno emergere dalla terra durante gli scavi archeologici. Quando questi sono diversi dalla nostra tradizione e dai nostri costumi, l’immaginario vaga ancor di più nella speranza di scoprire una nuova dimensione che permetta di ricostruire quel rapporto indissolubile che esite tra la vita quotidiana e il mondo dell’aldilà. Questa fascinazione accresce quando l’opportunità si presenta e il contesto archeologico appartiene ad un luogo, la Mesopotamia, e a un tempo, l’epoca di Hammurabi di Babilonia, lontano ma a noi assai vicino. Ecco quindi che, alla fine della quinta stagione di ricerche archeologiche a Tell Muhammad (Baghdad, Iraq), supportate dal ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) in collaborazione con il State Board of Antiquities and Heritage (SBAH) dell’Iraq, il gruppo di ricerca dell’università di Catania diretto dal prof. Nicola Laneri ha consolidato la propria conoscenza sulla vita degli abitanti di questo importante centro che si trovava lungo la vallata del fiume Tigri al confine tra il mondo di Babilonia e quello di Eshnunna, l’altra grande capitale dell’epoca e posizionata, a circa 40 km da Tell Muhammad, lungo la via commerciale che collegava la Mesopotamia all’Iran attraverso la vallata del fiume Diyala.

Il crogiolo di fusione scoperto nel sito di Tell Muhammad in Iraq dalla missione dell’univesrità di Catania (foto unict)

“Le intense attività di scavo durate due mesi – continua Laneri – hanno messo in luce ampi quartieri produttivi che si trovano all’interno di edifici posti lungo la cinta muraria e la porta d’ingresso e che, in un caso, mostrano la presenza di una sorta di fucina con una serie di forni e fornelli in terracotta oltre alla possibile presenza di una canna fumaria. All’interno di questo ampio settore, la produzione di cibo si mescolava a quella di metalli, come evidenziato dalla scoperta di un crogiolo di terracotta quasi intatto al cui interno si trovavano ancora i resti della fusione dei metalli e che è tra i pochi esemplari trovati in contesti archeologici della Mesopotamia. Questa scoperta si aggiunge al quartiere con due ampie fornaci per la produzione del vasellame in ceramica scavato negli anni precedenti e che permette una ricostruzione sempre più chiara sulle attività lavorative che segnavano la quotidianità degli antichi abitanti di Tell Muhammad. Ma l’aspetto straordinario di questa stagione è stata la costante presenza di tombe di infanti, adolescenti, ma anche di alcuni individui adulti posti al di sotto dei pavimenti di questi edifici. I morti continuavano quindi a seguire la vita dei vivi attraverso una contiguità tra spazi produttivi e quelli dedicati al mondo degli inferi.

Scheletro in posizione fetale dal sito di Tell Muhammad in Iraq dove opera la missione dell’univesrità di Catania (foto unict)

“Le modalità di deposizione dei defunti differivano – spiega Laneri -e osserviamo, ad esempio, la presenza di un infante avvolto in una stuoia sigillata con bitume e frammenti di una giara di ceramica, oppure di alcuni adulti deposti in posizione fetale, ovvero di un individuo con le gambe allargate e le mani sul pube accompagnato da due alti bicchieri in ceramica che rappresentavano il corredo funerario. Quest’ultimo defunto si trovava deposto in una tomba con volta in mattoni crudi all’interno di una stanza dedicata al culto dei defunti che prevedeva libagioni fatte davanti ad un altare in mattoni. I testi mesopotamici ci ricordano che la rimembranza dei defunti (denominata kispum in Accadico) avveniva esattamente come evidenziato dal contesto archeologico appena descritto. A Tell Muhammad, il connubio tra vita e morte doveva essere un trait d’union costante non solo grazie alla presenza di tombe all’interno degli edifici o di altari dedicati al culto dei defunti, ma grazie all’iconografia riconoscibile nei numerosi sigilli cilindrici (oggetti che segnano la dimensione pubblica degli abitanti) trovati in questi anni e che presenta una quasi costante presenza di almeno uno scorpione che era simbolo della divinità mesopotamica degli inferi Išḫara.

Un momento della visita dell’ambasciatore italiano a Baghdad, Niccolò Fontana, sul sito di Tell Muhammad in Iraq (foto unict)

“I due intensi mesi di attività, che si sono conclusi con la visita dell’Ambasciatore in Iraq Niccoló Fontana e della sua consorte Tania Morrocchi, hanno quindi permesso di comprendere meglio la quotidianità dell’antica Mesopotamia che diverrà centrale nella futura narrazione prevista con il parco archeologico di Tell Muhammad e Tell Harmal che, grazie al progetto ArtourBagh finanziato dal MAECI attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (AICS) e che vede la collaborazione tra l’università di Bologna e di Catania, proporrà al centro di Baghdad la possibilità degli eventi che hanno segnato l’epoca del sovrano Hammurabi di Babilonia e della conflittualità con l’altro grande centro dell’epoca, Eshnunna, dove un team di giovani ricercatori dell’università di Catania, del CNR e dello SBAH sta completando una attenta analisi territoriale.

Gruppo di ricercatori e studiosi della missione dell’università di Catania a Tell Muhammad in Iraq (foto unict)

“Alla fine questa lunga avventura – conclude Laneri – ci auguriamo che tutte le preziose informazioni raccolte da giovani e preziosi studiosi (Antonino Mazzaglia, Chiara Pappalardo), dottorandi (Rachele Mammana, Alice Mendola, Aurora Borgesi), allievi della Scuola di Specializzazione (Emanuela Scalisi e Dario Macauda) e studenti (Vittorio Azzaro e Giulia La Causa) dell’università di Catania, del CNR e dell’università di Roma La Sapienza, nel corso di questi anni di ricerche potranno permettere di ricostruire e condividere a Baghdad la storia della Mesopotamia all’epoca di Hammurabi di Babilonia grazie alla missione archeologica dell’università di Catania”.

Roma. All’Ecole française de Rome la Tavola rotonda “Immagini del passato, tecnologie del futuro: archeologia e patrimonio nell’era della realtà virtuale”

In che modo il 3D e la realtà virtuale stanno trasformando il nostro rapporto con il passato? Che cosa hanno da offrire alle società che desiderano studiare, comprendere e preservare meglio il loro patrimonio archeologico e culturale? Se ne parla all’Ecole française de Rome in piazza Navona 62 a Roma, nel pomeriggio del 16 maggio 2025, nella Tavola rotonda “Immagini del passato, tecnologie del futuro: archeologia e patrimonio nell’era della realtà virtuale”.  Ingresso libero, fino ad esaurimento posti. In un momento in cui i musei ei siti archeologici offrono sempre più spesso ricostruzioni in 3D e immersioni virtuali, questa tavola rotonda esaminerà le promesse ei limiti di queste nuove tecnologie. La conservazione virtuale di siti in pericolo, il miglioramento dell’esperienza dei visitatori e la mediazione delle conoscenze, nonché la digitalizzazione dei beni culturali sono tutte applicazioni potenziali che sono già state ampiamente sfruttate. Tuttavia, esse immagini sollevano anche importanti interrogativi sulle incertezze insite in qualsiasi restituzione, sulla durata degli oggetti digitali e, più in generale, sullo status delle nel nostro rapporto con la verità storica. Intervengono: Emanuel Demestrescu, ricercatore, CNR Roma; Sofia Pescarin, ricercatrice, CNR Firenze; Michele Russo, professore, Sapienza università di Roma; Alessandro D’Alessio, direttore, parco archeologico di Ostia antica; Alberto Tulli, responsabile dei progetti multimediali, parco archeologico di Ostia antica; Stefano Borghini, architetto, parco archeologico del Colosseo.

Fara in Sabina (Ri). Il Carro del Principe di Eretum torna a casa. Ultimati la ristrutturazione e l’allestimento di Palazzo Brancaleoni, sede del museo civico Archeologico, si inaugura la sala dedicata al corredo della Tomba XI di Colle del Forno con il Carro del Principe, trafugato nel 1970 e restituito dalla Ny Carlsberg di Copenaghen nel 2016

fara-sabina_archeologico_nuove-sale_inaugurazione_locandinaIl Carro del Principe di Eretum torna a casa. Sabato 16 marzo 2024 il museo civico Archeologico di Fara in Sabina apre le sue porte al corredo funerario della Tomba XI della Necropoli di Colle del Forno e al suo reperto più celebre: il Carro del Principe di Eretum. Dopo un anno di lavori di ristrutturazione e di allestimento degli spazi museali di Palazzo Brancaleoni, verranno inaugurate le nuove sale dedicate all’esposizione dei preziosi materiali del VII sec. a.C., che qui troveranno una permanente collocazione. Il recupero, il restauro, la fruizione e valorizzazione del prezioso ritrovamento sono stati resi possibili dal lavoro sinergico del Comune di Fara in Sabina e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti. Lo sforzo per consegnare alla comunità questo antico tesoro è intimamente legato alle vicende del suo “ritorno” in patria, che rendono ancora più significativa l’appartenenza di questi preziosi beni al suo territorio. Si era infatti persa traccia di gran parte del corredo del Carro di Eretum, saccheggiato e illecitamente esportato, fino a quando le autorità italiane hanno identificato tale patrimonio all’interno delle collezioni della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e, dopo anni di trattative, grazie all’intervento del Comando TPC dei Carabinieri, hanno ottenuto indietro quanto a breve tutti potranno ammirare. L’evento avrà inizio alle 16 alla Collegiata di Sant’Antonino di Fara in Sabina (piazza del Duomo) con la conferenza di presentazione della Sala della Tomba XI di Eretum, per proseguire dalle 17 a Palazzo Brancaleoni, sede del museo Archeologico, con l’inaugurazione dei nuovi spazi museali.

rieti_palazzo-dosi_mostra-strada-facendo-il-lungo-cammino-del-carro-di-eretum_locandinaUn’anticipazione di questo evento atteso da anni c’era stata nel 2021 con l’allestimento della mostra “Strada facendo. Il lungo cammino del Carro di Eretum”, prima in Palazzo Dosi a Rieti e poi a Roma al museo nazionale Romano. Erano passati più di quarant’anni da quando la Tomba XI di Eretum (Colle del Forno – Montelibretti) era stata trafugata dai clandestini e venduta sul mercato antiquario. Il meraviglioso corredo della famiglia reale che governò l’antica città sabina, alleata di Veio e ben nota ai Romani per essersi a lungo opposta alla loro conquista, è tornato in patria dal museo Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen che lo aveva acquistato ed esposto nelle sue sale. In quell’occasione per la prima volta i reperti provenienti dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen e quelli conservati nel museo civico Archeologico di Fara in Sabina venivano presentati insieme nella mostra a cura di Alessandro Betori, Francesca Licordari e Paola Refice, con l’allestimento progettato da Daniele Carfagna. Un percorso articolato in tre sale di esposizione conduceva il visitatore indietro nel tempo fino al VII secolo a.C., per scoprire – col commento di una colonna sonora originale – uno spaccato significativo della civiltà sabina attraverso i corredi funerari della stirpe del misterioso e potente principe di Eretum. Sono passati altri tre anni, ma ora il carro del principe di Eretum è tornato definitivamente a casa.

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Il carro principesco di Eretum, trafugato da Fara in Sabina, quando era esposto al Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen (foto sabap-ri)

Il Cnr ha eseguito gli scavi nella necropoli di Colle del Forno, che comprende 40 tombe, a due riprese, 1971-1977 (Centro di Studio per l’Archeologia Etrusco-Italica) e 2003-2009 (Iscima). Il materiale della necropoli, compresa la tomba XI, è in studio da parte di Paola Santoro, dirigente di ricerca Cnr emerito, e di Enrico Benelli Cnr-IsMed che hanno eseguito un’ampia consulenza scientifica sia in occasione del restauro (effettuato nei laboratori del museo nazionale Romano, dalla restauratrice Marina Angelini), sia per l’esposizione del 2021, nella scelta dei materiali e nella redazione dei testi dei pannelli e dei cartellini. La maggior parte dei resti dei carri vennero trovati nel corso di uno scavo clandestino eseguito nel 1970, che ha portato alla dispersione di buona parte del corredo sul mercato antiquario illegale. La maggior parte dei pezzi furono acquistati dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen; nel 1979 Paola Santoro cominciò a sospettare che quegli oggetti comparsi improvvisamente a Copenaghen provenissero dalla tomba (che lei aveva trovato nel 1973, già devastata, e aveva potuto raccogliere solo una piccola parte dei materiali, quelli sopravvissuti al saccheggio del 1970). Nel 1995 il confronto fra i pezzi ha potuto dare la certezza della provenienza; in seguito i Carabinieri, nel corso delle indagini sull’attività di uno dei più noti trafficanti di opere d’arte, Giacomo Medici, hanno trovato tutta la documentazione relativa al contrabbando dei materiali. Da qui è partita una lunga procedura legale internazionale, che ha portato alla restituzione del materiale allo Stato italiano nel 2016 (vedi Il carro del principe sabino di Eretum, in lamine dorate (VII-VI sec. a.C.), protagonista della mostra “Testimoni di civiltà – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, aperta a Roma alla Camera dei Deputati con i reperti recuperati dal nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri | archeologiavocidalpassato). La tomba XI non apparteneva solo al “principe” (cioè il signore che possedeva i due carri), ma c’era tutta la famiglia, per molte generazioni, dall’inizio del VII secolo a.C. alla fine del IV secolo a.C. (quindi circa 4 secoli di uso). Il ritorno del materiale da Copenaghen, la riunione con quello scavato da Paola Santoro, e il nuovo restauro hanno permesso di scoprire tante novità, che aiuteranno a capire la storia di questa tomba, molto più complicata di quanto si pensasse in origine.

Napoli. L’attesa è finita. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli

napoli_mann_mostra-gli-dei-ritornano-i-bronzi-di-san-casciano_inaugurazione_locandinaL’attesa è finita. Domani, venerdì 16 febbraio 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, proveniente dal Quirinale dove ha riscontrato uno straordinario successo di pubblico. Si potranno ammirare le oltre 20 statue e statuette bronzee, insieme a diverse monete ed ex voto rinvenuti nel 2022 nel santuario termale etrusco-romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si), già esposte a Roma, insieme a quattro reperti inediti, scoperti recentemente: una donna orante, un pesciolino di cristallo, un rene (ex voto) e un monumentale donario, con iscrizione bilingue, latina ed etrusca. Alla cerimonia inaugurale, alle 17, all’Auditorium del Mann, interverranno Massimo Osanna, direttore generale Musei e direttore ad interim del Mann; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio; Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni; Jacopo Tabolli, coordinatore scientifico dello scavo, dell’università per Stranieri di Siena.

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I bronzi di San Casciano esposti nella sala del Bronzino al Quirinale della mostra “Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano” (foto mic)

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al convegno “Dentro il Sacro. Multiculturalismo e plurilinguismo nello scavo del Bagno Grande a San Cascino dei Bagni” a Siena (foto unistranieri-siena)

La tappa napoletana della mostra dei bronzi di San Casciano era stata annunciata a dicembre 2024 dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano: “Questi reperti eccezionali, che ci parlano di un passato in cui i mondi romano ed etrusco si riconoscevano nelle medesime tradizioni, hanno la capacità di riconnetterci alle nostre più antiche radici. In attesa del loro ritorno nel luogo da cui sono emersi, dove verranno ospitati in un museo per il quale abbiamo già acquistato l’edificio in cui ogni tipo di pubblico potrà comprendere il significato di questa scoperta straordinaria, ora sarà Napoli ad accogliere Gli dei ritornano. I visitatori del Mann avranno così l’opportunità di ammirare questi tesori, restituiti a noi dalla terra e dall’acqua in cui erano celati”.

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Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, curatori della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, nei laboratori di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Poi, un mese fa, a metà gennaio 2024, i bronzi di San Casciano sono arrivati nei laboratori del museo Archeologico nazionale di Napoli per i lavori preliminari all’allestimento della mostra, affidati alle cure di Mariateresa Operetto (responsabile laboratorio restauro del Mann), Laura Forte (funzionaria archeologa del Museo), Wilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro) e Salvatore Siano (CNR). Peculiare lo stato di conservazione dei reperti che, preservati nell’acqua calda, recano importanti iscrizioni in etrusco e latino. Queste straordinarie testimonianze permettono di ricostruire i rituali e i culti delle divinità venerate nel grande santuario termale del Bagno Grande. “È un’occasione unica per uno straordinario viaggio nel tempo che, dopo la tappa al Quirinale, si amplia adesso a Napoli con ulteriori manufatti”, ha anticipato Massimo Osanna, che cura la mostra con Jacopo Tabolli. “Con i bronzi di San Casciano si inaugurano adesso anche nuove sale del Mann, appena restaurate, destinate ad ospitare le mostre temporanee del Museo”.

Napoli. Anteprima dei bronzi di San Casciano “in cura” nei laboratori di restauro del museo Archeologico nazionale dove saranno esposti dal 15 febbraio nella mostra “Gli dei ritornano”. La presentazione del direttore ad interim Massimo Osanna

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Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, curatori della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, nei laboratori di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

 

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Fasi di restauro della donna orante scoperta recentemente nel Bagno grande di San Casciano nei laboratori di restauro

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano due settimane all’apertura della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli, e nei laboratori di restauro fervono le attività preparatorie con i preziosi reperti affidati agli esperti del Mann. È stato proprio Massimo Osanna, direttore ad interim del Mann, e curatore della mostra insieme al professore Jacopo Tabolli (docente di Etruscologia all’università per Stranieri di Siena), a presentare i risultati del lavoro svolto finora, presenti Mariateresa Operetto (responsabile laboratorio restauro del Mann), Laura Forte (funzionaria archeologa del Museo), Wilma Basilissi (Istituto Centrale per il Restauro) e Salvatore Siano (CNR) (vedi Napoli. Iniziati al laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale i lavori preliminari per la mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” che aprirà il 15 febbraio nelle nuove sale restaurate | archeologiavocidalpassato). Quella al museo Archeologico nazionale di Napoli sarà la seconda tappa dopo quella al Quirinale (vedi Il 2024 porta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano” dopo il successo al Quirinale. Bilancio dello scavo nel 2023 e presentazione del progetto CADMO (museo Archeologico, area archeologica e Hub Internazionale di ricerca) | archeologiavocidalpassato). E a Napoli ci saranno quattro reperti inediti, scoperti recentemente: una donna orante, un pesciolino di cristallo, un rene (ex voto) e un monumentale donario, con iscrizione bilingue, latina ed etrusca.

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Fasi di restauro della donna orante scoperta recentemente nel Bagno grande di San Casciano nei laboratori di restauro

Nel servizio della TGR Campania (vedi https://www.rainews.it/tgr/campania/video/2024/01/al-mann-i-bronzi-di-san-casciano–8f68b404-5c22-4643-820e-05e0d61ac73b.htmlin anteprima le opere in restauro nei laboratori del Mann. Tra cui la splendida figura femminile che è l’ultima rinvenuta nella località termale toscana dove si continua a scavare dopo la grande scoperta del 2022. I bronzi di San Casciano dei Bagni sono stati esposti finora solo al Quirinale e la mostra al museo Archeologico di Napoli è l’occasione per vedere nuovi pezzi finora inediti. La scoperta racconta l’età di passaggio tra Etruschi e Romani nell’attuale Toscana. Le opere in bronzo sono datate tra II secolo a.C. e I secolo d.C. Raffigurano divinità cui ci si rivolgeva per la protezione della propria salute in quel territorio già allora celebre per le sorgenti termali. Nel servizio intervista a Massimo Osanna, direttore generale Musei. Saranno esposte dal 15 febbraio al 30 giugno 2024.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, presentazione del libro “Basilica Iulia I. Gli Scavi di Laura Fabbrini (1960 – 1964). Strutture, Stratigrafie e Materiali dalla prima età Repubblicana alla Costruzione Augustea” a cura di Marco Galli (Sapienza università di Roma) e Tommaso Ismaelli (CNR)

roma_dialoghi-in-curia_libro-basilica-iulia-I-gli-scavi-di-laura-fabbrini_presentazione_locandinaLa Curia Iulia ospita la presentazione del volume dedicato ai risultati del Progetto Basilica Iulia, finalizzato alla pubblicazione degli scavi condotti tra 1960 e 1964 al di sotto del grande edificio augusteo. Appuntamento giovedì 27 aprile 2023, alle 16.30, in Curia Iulia, con la presentazione del libro “Basilica Iulia I. Gli Scavi di Laura Fabbrini (1960 – 1964). Strutture Stratigrafie e Materiali dalla prima età Repubblicana alla Costruzione Augustea” a cura di Marco Galli, dipartimento di Scienze dell’Antichità Sapienza università di Roma, e Tommaso Ismaelli, CNR Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Johannes Lipps, Johannes Gutenberg-Universität Mainz, e Paolo Liverani, università di Firenze. Saranno presenti gli autori. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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Copertina del libro “Basilica Iulia I. Gli Scavi di Laura Fabbrini (1960 – 1964). Strutture, Stratigrafie e Materiali dalla prima età Repubblicana alla Costruzione Augustea”

Il volume presenta i risultati del Progetto Basilica Iulia, sviluppato in collaborazione tra Consiglio nazionale delle Ricerche, parco archeologico del Colosseo e Sapienza università di Roma, e finalizzato alla pubblicazione degli scavi condotti da Laura Fabbrini (soprintendenza Archeologica di Roma IV) tra 1960 e 1964 al di sotto della vasta fabbrica augustea. La valorizzazione della fondamentale documentazione di scavo, la realizzazione di nuove campagne di rilievo e di prospezioni geofisiche, lo studio sistematico dei materiali archeologici, accompagnato da analisi archeometriche, costituiscono la solida base per un’approfondita rilettura delle trasformazioni del lato meridionale del Foro Romano, tra la prima età repubblicana e la riscoperta in età moderna della Basilica Iulia. Nella prima parte del volume si ricostruisce un quadro del tutto inedito delle vicende dell’edificio augusteo in età imperiale e tardo-antica, restituendo viva concretezza alle funzioni amministrative, politiche ed economiche del grandioso monumento forense. Lo sguardo si estende poi alle trasformazioni del paesaggio d’età medievale e rinascimentale, fino a evidenziare il ruolo centrale svolto della Basilica Iulia per la storia della ricerca archeologica nel Foro Romano. Nella seconda parte, si indagano le fasi più antiche dell’area occupata dal monumento augusteo, grazie alla ricchissima messe di dati raccolti da Fabbrini. Significative novità riguardano innanzitutto la prima frequentazione dell’area, all’alba della fondazione della repubblica, il profondo riassetto del quartiere nella media età repubblicana, con la creazione dell’aedes poi appartenuta a Publio Cornelio Scipione Africano, e la realizzazione della Basilica Sempronia (169 a.C.) per la prima volta oggetto di una proposta ricostruttiva. In seguito, della Basilica di Cesare si evidenzia il collegamento con le gallerie del Foro, mentre viene ricostruito l’imponente cantiere augusteo. Ampio spazio, infine, è dedicato agli approcci metodologici più innovativi, dal rilievo alle prospezioni geofisiche, così come all’approfondita discussione della cultura materiale, fondamentale per definire non solo la lunga diacronia del settore meridionale del Foro Romano ma anche i consumi e le pratiche alimentari, anche grazie ad analisi gas-cromatografiche e allo studio di resti archeobotanici e archeozoologici.

Grotte di Castro (Vt). Nella Giornata mondiale dell’Acqua e nel centenario del Cnr, convegno su “L’Acqua e gli Etruschi. Casi di studio dall’Etruria Meridionale”. La tre giorni nell’ambito del progetto “Scenari nuovi per borgo e territori antichi”

grotte-di-castro_convegno-l-acqua-e-gli-etruschi_locandinaL’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale (ISPC) del CNR di Roma organizza tre giornate di attività dedicate al tema “Acqua e patrimonio culturale”. In occasione della ricorrenza del 22 marzo 2023 come Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, i ricercatori del CNR coordineranno laboratori sperimentali in situ insieme a cittadini e studenti per illustrare le tecniche di indagine e di salvaguardia dei beni storico-artistici legati all’acqua. Il convegno dal 21 al 23 marzo 2023, a Grotte di Castro (Vt), sarà, invece, dedicato a “L’Acqua e gli Etruschi. Casi di studio dall’Etruria Meridionale”. Con contributi di esperti del settore e dell’ISPC e con casi studio dell’Etruria meridionale il tema dell’acqua, centrale nella vita degli etruschi, verrà esaminato sotto diverse prospettive (gestionali, idrauliche), e con riferimento a diversi usi (agricoli, quotidiani, difensivi) e forme (naturali, culturali e di culto) sottolineando ed evidenziando, ove possibile, le continuità storiche e gli insegnamenti del passato per l’individuazione di soluzioni resilienti per il presente.

grotte-di-castro_convegno-l-acqua-e-gli-etruschi_conferenza-bisenzio-tra-terra-cielo-e-lago_babbi-mazzoli_locandinaNella giornata del 22 marzo si terrà una relazione di Andrea Babbi (CNR ISPC) e Mario Mazzoli (A.S.S.O. ETS) che presenteranno “Bisenzio tra terra cielo e lago: continuità e resilienza di un borgo antico tra età del Bronzo e periodo romano”: una relazione sui primi risultati della campagna di ricerche in corso nella località di Bisenzio. La giornata del 23 marzo sarà, infine, dedicata a una visita storico-paesaggistica che rappresenterà un’occasione di coprogettazione fra cittadini e studiosi degli itinerari culturali e naturali proposti dal progetto ed incentrati sull’acqua, il borgo e gli etruschi. L’evento, a cura di Heleni Porfyriou, che fa parte delle attività del centenario del CNR, è finanziato dal progetto PNRR/MiC/Attrattività dei borghi storici (2022-2025) vinto dal Comune di Grotte di Castro e intitolato “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”.

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Veduta del borgo di Grotte di Castro (Vt) (foto cnr)

Progetto “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”. Grotte di Castro, nella Tuscia viterbese, ha mantenuto fino ad oggi il suo carattere autentico, rispetto sia al paesaggio circostante, che alla sua storia etrusca e alle sue attività produttive strettamente legate al territorio agricolo. Il borgo è situato nel cratere di un vulcano e fa parte del circuito culturale, relativamente sviluppato, del lago di Bolsena. La strategia di questo progetto punta, dunque, a migliorare la sua interconnessione sia fisicamente che digitalmente su scala locale e internazionale. Mettere in un’unica rete di valorizzazione i beni architettonici relativi all’acqua, i percorsi paesaggistici e i siti archeologici etruschi, aprendo questo piccolo borgo e collegandolo con il turismo più ampio del lago di Bolsena e con quello più internazionale dell’acqua e degli etruschi rappresenta il primo obbiettivo del progetto. Per catturare l’interesse turistico, ma anche per educare alla valorizzazione dei beni culturali e ad un approccio ecosostenibile, il progetto promuove soluzioni digitali per le due tematiche culturali di maggior pregio del territorio: l’acqua e gli etruschi. In questo ambito, il CNR ISPC è impegnato nello sviluppo di soluzioni puntuali per la valorizzazione delle necropoli e dei beni culturali legati all’acqua. È in questa ottica di promozione, educazione e coinvolgimento del grande pubblico, che dal 21 al 23 marzo 2023, organizzato dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale di Roma, si tiene il convegno dedicato a “L’Acqua e gli Etruschi”.