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Pompei. Aperto il nuovo Antiquarium: 11 sale che raccontano la storia della città antica e introducono alla visita del sito. Ecco come si articola il percorso espositivo

Undici sale per oltre 600 metri quadri di esposizione permanente che illustra la storia di Pompei: è il nuovo Antiquarium di Pompei, inaugurato questa mattina, 25 gennaio 2021, dal direttore ad interim del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, alla presenza del generale Mauro Cipolletta direttore generale del Grande Progetto Pompei, e del sindaco di Pompei Carmine Lo Sapio. Per il visitatore sarà una emozionante e coinvolgente “introduzione alla visita del sito”, come ha ricordato Osanna, “attraverso le testimonianze più rilevanti della città antica, dall’età sannitica (IV secolo a.C.) fino alla tragica eruzione del 79 d.C., con particolare evidenza all’inscindibile relazione con Roma. Oltre a celebri testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, come gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro, sono qui esposti anche i rinvenimenti dei più recenti scavi condotti dal Parco Archeologico: dai frammenti di stucco in I stile delle fauces della Casa di Orione al tesoro di amuleti della Casa con Giardino, agli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana”.

L’ingresso monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Massimo Osanna, direttore ad interim del parco archeologico di Pompei, alla presentazione del nuovo Antiquarium (foto parco archeologico di pompei)

Ma se oggi si plaude a questa nuova proposta culturale di Pompei (entusiasta il sindaco Lo Sapio che ha annunciato la cittadinanza onoraria a Osanna, “con la speranza che continui a stare vicino a Pompei, letteralmente rinata dal suo arrivo alla direzione del parco archeologico, nonostante i suoi nuovi prestigiosi incarichi a Roma”), la storia dell’Antiquarium registra alterne vicende. Inaugurato da Giuseppe Fiorelli nel 1873 circa e ampliato da Amedeo Maiuri a partire dal 1926, nel 1943 subì i danni del bombardamento che portò alla distruzione di una intera sala e alla perdita di diversi reperti. Seguì un nuovo allestimento nel 1948. Ma ancora nel 1980, il terremoto ne determinò nuovamente la chiusura per ben 36 anni e solo nel 2016, è stato possibile riaprirlo con ambienti dedicati ad esposizioni temporanee. “Oggi si restituisce alla pubblica fruizione uno spazio, completamente rinnovato, che rimanda a quella che fu la prima concezione museale di Amedeo Maiuri”. L’allestimento, curato da COR arquitectos & Flavia Chiavaroli, è caratterizzato da una forte luminosità e riporta all’atmosfera dell’Antiquarium pensato da Amedeo Maiuri, grazie anche al recupero spaziale delle gallerie originali, al restauro delle vetrine espositive degli anni cinquanta e ad una loro rivisitazione (vedi Pompei. Il 25 gennaio viene inaugurato il “nuovo” Antiquarium con sale dedicate all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei, seguendo la concezione museale data da Amedeo Maiuri | archeologiavocidalpassato).

L’allestimento del nuovo Antiquarium di Pompei (foto Francesco Squeglia)
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La copertina della guida “Pompei. Antiquarium” (Electa)

L’organizzazione è stata a cura di Electa che ha edito anche la guida “Pompei. Antiquarium” a cura di Massimo Osanna, Fabrizio Pesando e Luana Toniolo (14 euro) . L’accesso all’Antiquarium consigliato è da piazza Esedra ed è incluso nella tariffa di ingresso al sito. Dal 25 gennaio 2021 è possibile acquistare il biglietto sia  on-line sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore ufficiale autorizzato, sia presso le casse automatiche di piazza Esedra e di piazza Anfiteatro. Tariffe: Pompei e Antiquarium: intero 16 euro (+ 1.50 euro su prevendita online); ridotto: 2 euro (+ 1.50 euro su prevendita online) per giovani tra 18 e 25 anni. Gratuità e riduzioni come da normativa. E allora vediamo meglio il percorso espositivo.

Parete con architetture prospettiche (affresco della metà I secolo a.C. dall’area vesuviana) (foto parco archeologico di Pompei)

Prima sezione: “Summa pompeiana”. La scoperta di Pompei nel 1748 porta a un’immagine nuova dell’Antico, che racconta gli aspetti della vita domestica e quotidiana. Goethe nel 1786, vinto dallo stupore per quella quotidianità ritrovata, esclama: “Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante”. Pompei offre per la prima volta la possibilità di trovarsi in una città media dell’Italia antica, all’interno di case con pareti decorate con affreschi che potevano riprodurre semplici partizioni architettoniche o raccontare dei miti e con tavoli in marmo dove il proprietario esponeva i propri oggetti più preziosi. Biografie di uomini e di oggetti di cui a volte possiamo seguire tutto il percorso di vita fino al ritratto posto sulla propria tomba. La prima sala è una sorta di presentazione, tramite pezzi iconici, dei vari momenti storici, offrendo una “summa pompeiana”, che introduce alla visita.

Metopa in tufo con il supplizio di Issione della fine IV-inizi III secolo a.C. dal Tempio Dorico (foto parco archeologico di Pompei)

Seconda sezione: “Prima di Roma”. Il “Secolo Oscuro”. Durante l’età arcaica (VII-VI secolo a.C.) Pompei conobbe un grande sviluppo urbano, grazie alla forte influenza esercitata dalle città magno-greche ed etrusche presenti nell’area del golfo di Napoli. Furono pianificate grandi aree pubbliche come la piazza principale, costruiti templi (il santuario di Apollo e quello di Atena presso il Foro Triangolare), edificate abitazioni e la città venne difesa da mura di oltre 3 chilometri. Il V secolo a.C. coincide con un profondo periodo di crisi: i templi non sono più frequentati, le mura abbandonate e si registra un significativo calo demografico. È una crisi che riguarda quasi tutta l’Italia centro-meridionale, dovuta anche allo stanziamento di nuovi popoli provenienti dall’area appenninica: fra questi i Sanniti, che si stabilirono a Pompei e nella Valle del Sarno. Le tombe sannitiche del IV sec. a.C., scoperte al di sotto della necropoli romana di Porta Ercolano, con gli oggetti di corredo, in genere riferibili alla pratica del banchetto rituale, gettano luce su questa fase ancora oscura. La fase dell’alleanza con Roma Nel 308 a.C., due anni dopo aver subito la devastazione del proprio territorio ad opera dei Romani, le città della Valle del Sarno stipulano un trattato di alleanza con Roma: i fatti, narrati dallo storico romano Livio, costituiscono la prima testimonianza storica su Pompei. Il suo ingresso fra le città federate coincide con una notevole attività edilizia che si riflette nella ristrutturazione del Tempio Dorico e in una rinnovata attenzione al culto di Apollo e, soprattutto, nella costruzione di un nuovo circuito murario, edificato con il sistema ad agger utilizzato anche a Roma. Il restauro dell’antico Tempio Dorico del Foro Triangolare, in particolare, è documentato da una metopa in tufo raffigurante un episodio mitico (il supplizio di Issione o la costruzione della nave Argo) e da una serie di lastre di protezione in terracotta raffiguranti Minerva ed Ercole. A partire dai primi decenni del III secolo a.C. inizia a svilupparsi la Pompei che tutti conosciamo, con le sue strade, allora semplici battuti, i suoi edifici pubblici e le sue abitazioni.

Fregio floreale in terracotta con divinità ed eroti della metà del II – inizio I secolo a.C. dall’Insula Occidentalis (foto di Roberto Della Noce e Francesco Saverio Esposito/MEF)

Il “secolo d’oro” di Pompei. Il II secolo a.C. può essere definito il “secolo d’oro” della città. Seguendo le tappe della conquista romana in Oriente, gruppi di mercanti provenienti dalle città costiere della Campania raggiungono i principali porti del Mediterraneo: Delo, Rodi e Alessandria. Come le altre importanti città della Campania, anche Pompei rinnovò e moltiplicò in pochi decenni i propri monumenti. Presso il Tempio Dorico furono costruiti un teatro, alcuni templi destinati a culti stranieri fra cui quello dedicato all’egiziana Iside, una serie di edifici per la formazione fisica, culturale e militare dell’élite locale come la Palestra Sannitica e la domus publica. Poco lontano venne eretto il più antico edificio termale della città, le Terme Stabiane. Nell’area del Foro Civile fu interamente ricostruito il santuario di Apollo e intorno alla piazza, circondata da tabernae, si affacciarono nuovi monumenti, ispirati a quelli presenti a Roma: il tempio di Giove, la Basilica e, poco distante, il mercato pubblico (macellum).

Coppe di terracotta a rilievo di produzione microasiatica (costa occidentale della Turchia) del 140-100 a.C. provenienti dallo scarico sul lato occidentale del Foro (foto di Roberto Della Noce e Francesco Saverio Esposito/MEF)

Mercatores. L’attività dei mercanti pompeiani nel bacino del Mediterraneo è ben nota fin dal II secolo a.C. Iscrizioni di cittadini pompeiani sono state ritrovate sia a Delo, il più famoso porto dell’Egeo e crocevia globale di genti e di merci, sia nelle province ispaniche, dove le principali attività erano collegate allo sfruttamento minerario e al traffico degli schiavi. Una serie di oggetti esposti attesta l’arrivo di merci dall’Oriente e dall’Occidente del Mediterraneo, scambiate con rinomati prodotti locali, fra cui il vino e il garum: fra questi spiccano vasi e coppe da banchetto di produzione egea, piccoli contenitori di provenienza iberica e una quantità notevole di anfore rodie e puniche.

Capitello in tufo figurato con coppie di sposi, Satiri e Menadi della seconda metà del II secolo a.C. dalla Casa dei Capitelli figurati (foto parco archeologico di pompei)

Privata luxuria. L’“immagine di Roma” era ben presente percorrendo le vie della città. Grandi case, talvolta perfino più lussuose di quelle presenti a Roma – dove l’angustia dei luoghi consentiva spesso solo un pericoloso sviluppo verticale – si aprivano sulle strade con alti portali. In esse si poteva ammirare la vasta solennità di atri adatti a ricevere decine di visitatori ogni giorno per la cerimonia della salutatio e la sontuosità di ariosi peristili, dove gli ospiti erano accolti in sale da banchetto che richiamavano le magnifiche architetture della Grecia ellenistica. Gli ingressi erano spesso segnalati da ricchi capitelli scolpiti di tufo, raffiguranti la trasfigurazione dei proprietari nella perfetta coppia maritale. Anche i ceti intermedi godevano di un sereno benessere: le loro case erano più piccole ma decorate con ricercatezza, e in alcune si allestirono anche dei bagni privati.

Proiettili in pietra lavica di catapulta del I secolo a.C. (foto parco archeologico di pompei)

Terza sezione: “Roma vs Pompei”. Obsidio. Nel corso della dura e sanguinosa Guerra Sociale, che vide Roma opporsi agli alleati Italici (91-89 a.C.), Pompei aderì alla coalizione degli insorti e le fonti antiche testimoniano l’intervento diretto di Silla contro la città nell’89 a.C. L’archeologia ci mostra i segni di questo assedio: lungo il settore Nord-Ovest delle mura sono ancora visibili i fori lasciati dai proiettili lanciati dalle catapulte. Una preziosa serie di iscrizioni in lingua osca documenta il sistema di difesa messo in atto dai pompeiani: le milizie scelte erano disposte in difesa di singoli settori delle mura, gli ausiliari raggruppati presso le principali aree pubbliche e lungo i percorsi indicati con il nome delle antiche strade di Pompei, fra le quali si ricordano la víu sarinu (Via Salaria) e la víu mefíu (Via Mediana).

Affresco con la dea Venere su una quadriga trainata da elefanti (I secolo d.C.) dall’Officina dei Feltrai (foto parco archeologico di pompei)

Quarta sezione: “Pompeis difficile est”. Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum. Un’espressione proverbiale attribuita a Cicerone ricordava che era più facile fare carriera a Roma che a Pompei. La creazione di una colonia di veterani dell’esercito di Silla nell’80 a.C., Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, cambiò per sempre la vita della città. La classe dirigente sannitica fu sostituita anche brutalmente dai nuovi arrivati e Pompei assunse l’aspetto di una città romana dotandosi di edifici allora in voga, come il teatro per le rappresentazioni musicali (l’Odeion) e l’anfiteatro. Lungo le strade che uscivano dalla città furono create grandi necropoli monumentali, simili a quelle di Roma, e il suburbio venne popolato da grandi ville aristocratiche (come la Villa dei Misteri) e da una miriade di piccole fattorie, il cui aspetto ci è testimoniato da Villa Regina a Boscoreale.

Ritratto in marmo di Marcello della prima metà I secolo d.C. dagli scarichi sotto la Casa di Championnet (foto parco archeologico di pompei)

Quinta sezione: “Tota Italia”. Pompei Augustea. La lealtà di Pompei al nuovo sistema di potere creato da Augusto e dai suoi successori fu celebrata da una serie di monumenti sul lato orientale del Foro, costruiti da magistrati e da potenti personaggi locali, spesso donne come nell’Edificio di Eumachia. Poco lontano dalla piazza fu ristrutturato il Macellum, luogo di riunione della potente congregazione degli Augustales e venne costruito su suolo privato il Tempio della Fortuna Augusta. Nel lato opposto della città, l’enorme Palestra Grande fu destinata alla formazione fisica e culturale della gioventù pompeiana. Lavori di ammodernamento interessarono l’antico teatro, dove l’ardita realizzazione dell’architetto M. Artorius Primus definì uno spazio al tempo stesso ludico e sacrale, nel quale la gigantesca statua di Augusto compariva al centro della scena. Lo stesso avvenne nel Tempio di Venere, ristrutturato come luogo celebrativo delle origini della gens Iulia. Nelle case e nei più sontuosi mausolei, le statue e i ritratti dell’élite locale si ispiravano alle pose e alla foggia di quelli della famiglia imperiale, a cui rendevano esplicito omaggio di lealtà.

Servizio da tavola in argento composto da 20 pezzi (3850 grammi) di età augustea da Moregine (foto parco archeologico di Pompei)
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Tesoro di amuleti del I secolo d.C. dalla Casa con Giardino (foto parco archeologico di pompei)

Sesta sezione: “Hic habitat felicitas”. Vivere nel lusso. Durante l’età giulio-claudia (27 a.C.-68 d.C.) Pompei godette di un rapporto diretto con la corte imperiale, che sotto Tiberio e Nerone soggiornò lungamente nell’area del golfo, fra Capri e Baia. Un graffito ricorda forse la residenza in città di una delle mogli di Caligola, e Svetonio narra che un figlio di Claudio vi trovò la morte durante un tragico gioco infantile. Le ville e le case in città dell’aristocrazia e dei nuovi ricchi mostrano nell’articolazione architettonica degli spazi e negli arredi in marmo, bronzo e argento un nuovo gusto, anche filellenico e antiquario, una ricercatezza e un’esibizione di lusso che attestano un benessere socio-economico. Tra tutti si ricordano gli arredi della Casa del Menandro (appartenuta a un ramo della famiglia di Poppea Sabina, moglie di Nerone) e il prezioso tesoro di argenti rinvenuto a Moregine. Tra le scoperte più recenti, gli scavi della Regio V hanno restituito reperti di grande rilievo. Nel 58 d.C. Tacito racconta una grande rissa scatenatasi nell’anfiteatro, che vide contrapposti Nucerini e Pompeiani e che alla fine lasciò sul campo decine di vittime. L’episodio causò una dura repressione da parte del Senato romano, che vietò i combattimenti gladiatori in città per quindici anni.

Rilievo in marmo con gli effetti del terremoto del 62 d.C. nel Foro (62-79 d.C.) dal larario della Casa di Cecilio Giocondo (foto parco archeologico di pompei)

Settima sezione: “A fundamentis reficere”. Ma il mondo “dorato” della prima età imperiale cessa, in parte, di esistere a causa di un evento terribile, che trova eco nei rilievi della Casa di Cecilio Giocondo: il terremoto, anzi un lungo sciame sismico, più che un unico evento. Sotto il consolato di Regolo e di Virginio, Seneca ricorda che: “Pompei, frequentata città della Campania […] è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni adiacenti e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali che i nostri antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere. Questo terremoto si è verificato alle None di Febbraio, sotto il consolato di Regolo e di Virginio, ed ha devastato con gravi distruzioni la Campania, regione che non era stata mai al sicuro da queste calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta di paura […] A questi danni se ne aggiungono altri: è morto un gregge di seicento pecore, alcune statue si sono rotte, alcuni dopo questi fatti sono andati errando con la mente sconvolta e non più padroni di sé (Seneca, Questioni Naturali, 6, 1, 1-2.)”.

Coppette contenenti i pigmenti impiegati per le decorazioni parietali a Pompei nel I secolo d.C. (foto parco archeologico di pompei)

Structores et pictores. Per l’enorme lavoro di ricostruzione della città non potevano essere sufficienti le poche officine di muratori (structores) o di decoratori (pictores) presenti in città al momento del terremoto. Dopo lo sgombero delle macerie, dovettero intervenire decine di imprese specializzate provenienti da altre località, meno colpite o uscite indenni dal sisma. E tutte queste maestranze composte da schiavi, lavoratori salariati, architetti, muratori, pittori e mosaicisti, dovevano risiedere a lungo in città o giungere quotidianamente dai centri vicini; e tutti dovevano mangiare, dormire, riposarsi. Una città raddoppiata, per la quale bisognava costruire locande, luoghi di ristoro, alloggi, postriboli: in una parola la Pompei che oggi conosciamo percorrendo le sue principali strade.

I calchi dei pompeiani sorpresi dall’eruzione del Vesuvio chiudono il percorso nel nuovo allestimento dell’Antiquarium di Pompei (foto Francesco Squeglia)

Ottava sezione: “L’ultimo giorno”. Prima dell’eruzione, il Vesuvio appariva come una fertile montagna, le cui pendici erano occupate da ville rustiche dedite alla produzione di vino. Nella convinzione di trovarsi in un luogo protetto dagli dei, i pompeiani vivono senza immaginare di essere sull’orlo di un vulcano. Il 24 agosto o il 24 ottobre del 79 d.C., come suggeriscono recenti studi e scoperte, il Vesuvio riversa una pioggia di lapilli e frammenti litici su Pompei: l’eruzione durò fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime. I pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o sperarono nella fuga, camminando sul letto di pomici che si andava formando, alto ormai più di 2 metri. Ma alle 7.30 del giorno successivo una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò la città: essa si infiltrò dovunque, sorprendendo chiunque cercasse di sfuggire e rendendo vana ogni difesa. Una pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 metri, aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa.

Paestum, XXII Bmta: annunciate le 5 scoperte archeologiche candidate alla vittoria della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Sono: il più antico relitto intatto del mondo (Mar Nero, Bulgaria); un laboratorio per la mummificazione (Saqqara, Egitto); il più antico pane del mondo (Deserto Nero, Giordania); iscrizione e dimore di pregio (Pompei, Italia); la più antica mano in metallo in Europa (lago di Bienne, Svizzera)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla Bmta 2019

Le “nomination” sono state rese note. Il voto è aperto. La proclamazione del vincitore della 5ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” venerdì 15 novembre 2019 in occasione della XXII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico in programma a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019. Le cinque scoperte archeologiche del 2018, candidate alla vittoria della quinta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo; Egitto: a Saqqara a sud del Cairo un antico laboratorio di mummificazione; Giordania: nel Deserto Nero il pane più antico del mondo; Italia: l’iscrizione e le dimore di pregio scoperte a Pompei; Svizzera: la più antica mano in metallo trovata in Europa. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto – come si diceva – alla quinta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Con questo Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), la Borsa Mediterranea del Turismo archeologico e Archeo hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche. Il direttore della Bmta Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”.

Omar Asaad, figlio di Khaled, consegna l’International Archaeological Discovery Award a Benjamin Clément alla Bmta 2018 (foto Bmta)

Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale e cooperazione tra i popoli. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne, alla presenza di Omar, uno dei figli archeologi di Khaled al-Asaad. Il Premio 2019 sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico) nel periodo 17 giugno-30 settembre 2019. Allora cerchiamo di conoscere meglio le cinque scoperte “candidate” al Premio.

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto Rodrigo Pacheco Ruiz)

Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo. A 2 km di profondità nel mar Nero, al largo della costa della Bulgaria, è stata scoperta dal Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), grazie all’insolita composizione chimica dell’acqua del mar Nero e alla mancanza di ossigeno al di sotto dei 180 mt, una nave di legno risalente a 2400 anni fa, con gli elementi strutturali, fra cui l’albero e i banchi per i rematori, mai prima d’ora rinvenuti intatti in navi così antiche, attestandolo come il più antico relitto completo conosciuto trovato in mare (le barche rituali egizie ritrovate negli scavi, come quelle di Cheope, sono però molto più antiche). L’esplorazione durata 3 anni ha portato alla scoperta di più di 60 relitti storici. La nave, lunga circa 23 mt, documentata grazie a un sottomarino a comando remoto (ROV, remotely operated vehicle) dotato di telecamere, appare simile alle navi mercantili raffigurate su antichi vasi greci. Un piccolo frammento del relitto è stato estratto e analizzato con il metodo del radiocarbonio, risultando risalente al V sec. a.C., epoca in cui le città-stato greche intrattenevano frequenti rapporti commerciali fra il Mediterraneo e le loro colonie lungo la costa del mar Nero.

Un antico laboratorio di mummificazione scoperto nella necropoli di Saqqara in Egitto (foto Reuters / Mohamed Abd-el-Ghany)

Egitto: a Sud del Cairo un laboratorio di mummificazione. La missione archeologica egiziano-tedesca del Supremo Consiglio delle Antichità e dell’università di Tübingen ha rinvenuto a Sud della piramide di Unas, nella necropoli di Saqqara (a 30 km a Sud del Cairo) a 30 metri di profondità, un antico laboratorio di mummificazione (risalente alla XXVI e XXVII dinastia, VI-V sec. a.C.) con 5 sarcofagi e una maschera funeraria in argento dorato, 35 mummie, una bara di legno, un notevole numero di statuette di ushabti e vasi per gli oli. Il lavoro di scavo della missione continua, in quanto bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie. La piramide di Unas è l’ultima delle piramidi edificate nella V dinastia. Nonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie, in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture. La scoperta fornirà nuove informazioni sui segreti dell’imbalsamazione degli antichi egizi. Infatti i vasi di ceramica, che contengono ancora i resti di oli e prodotti usati nel processo di imbalsamazione, riportano scritti i nomi dei prodotti sopra i contenitori.

La struttura in pietra nel Deserto Nero della Giordania dove è stato trovato il pane più antico del mondo (foto Alexis Pantos)

Giordania: il pane più antico del mondo. A Shubayqa 1 nel Deserto Nero della Giordania, Nord-Est del Paese, è stato rinvenuto da un gruppo di ricercatori delle università di Copenaghen, di Cambridge e University College di Londra il pane più antico mai ritrovato finora, di circa 14mila anni. Si tratta di una focaccia di pane azzimo carbonizzata. Quindi i nostri antenati impastavano e cucinavano ancor prima del Neolitico, e prima dell’avvento dell’agricoltura, collocata 4mila anni più tardi. Si ipotizza che grazie al consumo del pane le popolazioni iniziarono a coltivare le piante necessarie per realizzarlo, contribuendo alla rivoluzione agricola nel Neolitico. Dalle analisi dei frammenti di pane con il microscopio elettronico è emerso che si tratta di cereali selvatici: antenati dei moderni cereali come l’orzo, il farro e l’avena, che prima di essere cotti sono stati macinati, setacciati e impastati. Secondo i ricercatori sarebbe stato prodotto da una popolazione di cacciatori-raccoglitori perlopiù sedentaria, chiamati Natufiani, e, a causa della difficoltà per la sua realizzazione, il pane era considerato un cibo di lusso e quindi destinato solo a eventi importanti.

L’iscrizione scoperta nella V Regio di Pompei che avvalorerebbe la datazione dell’eruzione a ottobre del 79 d.C. (foto parco archeologico Pompei)

Italia: iscrizione e dimore di pregio scoperte a Pompei. Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce dalla Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei: la Casa con giardino con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie e la Casa di Giove con le pitture in primo stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo (vedi: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/16/pompei-la-scoperta-di-uniscrizione-a-carboncino-nella-casa-con-giardino-sposterebbe-la-datazione-delleruzione-del-vesuvio-del-79-d-c-da-agosto-a-ottobre-lannuncio-durante/). Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3 km di fronti, che costeggiano i 22 ettari di area non scavata, ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni sulle strutture già in luce. Gli scavi hanno anche svelato una pittura parietale, che si aggiunge a quelle splendide di Venere e Adone della Casa con giardino e a quelle della Casa di Giove: si tratta del mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto in un cubicolo (stanza da letto) di una casa di via del Vesuvio. La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il ritrovamento è estremamente particolare per la fattura del soggetto “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case” per l’iconografia decisamente sensuale.

La più antica mano in bronzo in Europa (risale a 3500 anni fa) scoperta in Svizzera, vicino al lago di Bienne (foto adb / ph, Joner)

Svizzera: la più antica mano in metallo ritrovata in Europa. Vicino al lago di Bienne, nella zona occidentale del Cantone di Berna, è stata rinvenuta, grazie al metal detector in occasione di una bonifica ambientale, la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale di circa ½ kg, che è la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa e risalente a circa 3500 anni fa. Presenta una sorta di polsino in lamina d’oro e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua. La datazione al radiocarbonio di una piccola porzione della colla organica usata per attaccare lo strato di lamina d’oro sul “polso” della scultura ha permesso di verificare che l’oggetto era molto antico, risalente all’età del Bronzo medio, tra il 1500 e il 1400 a.C.. Gli oggetti metallici nelle sepolture dell’età del Bronzo sono rari e ancora più raro l’oro. E quindi la scoperta è unica in Europa e forse anche oltre i confini europei. La cavità interna suggerisce che avrebbe potuto adornare una statua, essere stata montata su un bastone e impugnata come uno scettro o addirittura indossata come una protesi durante un rituale, tutte teorie che potrebbero non avere conferme.

Pompei. La scoperta di un’iscrizione a carboncino nella Casa con Giardino sposterebbe la datazione dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da agosto a ottobre. L’annuncio durante la visita agli scavi della Regio V del ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli

La Casa con Giardino tornata alla luce nella Regio V di Pompei

La datazione dell’eruzione del Vesuvio sarebbe sbagliata. Eppure l’abbiamo studiata a scuola, l’abbiamo letta su libri importanti e vista ricreata con effetti speciali in film più o meno colossal. Dobbiamo ricrederci: l’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei e gli altri centri vicini al vulcano non sarebbe avvenuta nell’agosto del 79 d.C., come sostenuto da Plinio il giovane. La datazione andrebbe spostata al mese di ottobre. Non è la prima volta che vengono formulate ipotesi o comunque tesi che mettono in dubbio il mese di agosto. Ma stavolta l’archeologia avrebbe fornito una prova molto attendibile: dalla cosiddetta Casa con Giardino è emersa una nuova iscrizione che permette un decisivo passo avanti per datare correttamente l’eruzione. La scoperta è stata annunciata oggi, 16 ottobre 2018, nel corso della visita ufficiale del ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli per fare il punto sul cantiere aperto nella Regio V dove gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei hanno riportato alla luce due dimore di pregio, la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti, e, appunto, la Casa con Giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie.

L’iscrizione a carboncino, scoperta nella Casa con Giardino di Pompei, che riporta la data del 17 ottobre del 79 d.C.

Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto. La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. L’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; ci dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

Il ministro Alberto Bonisoli a Pompei

“Oggi siamo qui al Parco Archeologico di Pompei”, ha dichiarato il ministro Bonisoli, “per presentare una scoperta straordinaria avvenuta nell’ambito dei nuovi cantieri di scavo: un’iscrizione che cita la data del 17 ottobre del 79 d.C., a supporto di quelle teorie che sostengono che l’eruzione del Vesuvio possa essere successiva al 24 agosto. Ma quello che mi preme sottolineare, oltre l’eccezionale valore scientifico e storico-artistico dei ritrovamenti, è ciò che i nuovi scavi rappresentano, ossia l’eccezionale competenza del nostro Paese. Essa nasce dall’impegno costante delle strutture statali – del MiBAC- nella ricerca così come nella tutela, dal lavoro d’equipe interdisciplinare e di alta specializzazione che viene portato avanti con la collaborazione delle Università italiane e internazionali, dall’utilizzo di tecnologie estremamente avanzate. Tutto questo crea un modello virtuoso che può e deve essere esportato in altre realtà analoghe e soprattutto nei siti considerati minori solo perché ancora non hanno flussi turistici rilevanti”.