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Vieste (Fg). Alla sesta edizione di Vieste Archeofilm vince il premio “Venere Sosandra” assegnato dal pubblico film di animazione “Sapiens?” di Bruno Bozzetto

Frame del film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto

Il film più gradito al pubblico della sesta edizione di Vieste Archeofilm 2026, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente, organizzato da Città di Vieste, Polo Culturale Vieste, ArcheoLogica srl, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, è stato “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Il film di animazione si è aggiudicato il premio “Venere Sosandra”, assegnato il 30 giugno 2026, al termine delle tre serate in programma con proiezioni e incontri. Nel film di Bozzetto le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Vieste (Fg). Al Castello Svevo sesta edizione di Vieste Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente: tre serate di grande cinema per raccontare l’archeologia, l’arte e l’ambiente, con sei film: al più votato dal pubblico il premio “Venere Sosandra”

Dal 28 al 30 giugno 2026, al Castello svevo di Vieste (Fg), torna Vieste Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente, che assegna il premio “Venere Sosandra” al film più votato dal pubblico, giunto alla VI edizione. Evento organizzato da Città di Vieste, Polo Culturale Vieste, ArcheoLogica srl, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Tre serate di grande cinema per raccontare l’archeologia, l’arte e l’ambiente, con sei film (inizio proiezioni sempre alle 21.15, ingresso libero e gratuito, informazioni: tel. 0884.712240), e ospiti speciali tra cui Gianfranco Viesti (ordinario di Economia – università di Bari); Mario Tozzi (geologo Cnr e divulgatore scientifico); Giuliano Volpe (ordinario di Archeologia – università di Bari).

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

PROGRAMMA DI DOMENICA 28 GIUGNO 2026. Alle 21.15, apre il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’). Nel cuore del Mar Mediterraneo, tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. Il film segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa.

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Quindi incontro con l’ospite Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia, università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Il toro e la Madonna” di Claudio Sagliocco, Gianni Nunno (Italia 2025, 30’). A Bacugno, un paese di meno di cento abitanti nel centro Italia, sopravvive una festa di origini pagane. Ogni anno, si ripetono antichi riti precristiani che culminano in un momento solenne: un toro scende dalla montagna per inginocchiarsi davanti alla Vergine Maria. Il toro è stato donato a Bacugno dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nessuno sa da quanto tempo esista questa tradizione. Questo è il primo e unico film a raccontarne l’intera storia.

PROGRAMMA DI LUNEDÌ 29 GIUGNO 2026. Alle 21.15 apre il film “Metabolé” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Attraverso incontri con archeologi, paesaggi mutevoli e riflessioni personali, il film si dipana come una narrazione stratificata in cui il tempo non scorre in avanti, ma si ripiega su se stesso. Le storie si ripetono, si trasformano e persistono. Dalle torri costiere di Vieste ai fondali di Leuca, dal sito archeologico di Siponto alle Isole Tremiti, il mare emerge come un archivio vivente. Sotto la sua superficie giacciono relitti, anfore, frammenti: tracce di viaggi interrotti che non sono mai veramente scomparsi.

Il prof. Gianfranco Viesti dell’università di Bari

Quindi incontro con l’ospite Gianfranco Viesti ordinario di Economia, università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata il film “Faragola. Un mondo ritrovato” di Nicolangelo De Bellis (Italia 2025, 28’). Il filmato conduce lo spettatore nella storia millenaria della villa di Faragola tra splendore e trasformazione. Nel suo massimo fulgore romano, tra III e IV secolo d.C., un ospite racconta ambienti sontuosi, il complesso termale e la cenatio con stibadium. Secoli dopo, tra le rovine, un giovane monaco ripercorre la memoria della villa guidato da un anziano confratello, riscoprendone le tracce nei libri e accompagnando il racconto fino all’età medievale e al suo declino.

Frame del film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto

PROGRAMMA DI MARTEDÌ 30 GIUGNO 2026. Alle 21.15 apre il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Il geologo Mario Tozzi (foto archeologia viva)

Quindi incontro con l’ospite Mario Tozzi, geologo Cnr e divulgatore scientifico, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Segue il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’). Le Gole dell’Ardèche, dicembre 1994: tre speleologi scoprono la Grotta Chauvet la più importante e antica d’Europa. Decorata con innumerevoli figure animali mozzafiato risalenti a 36.000 anni fa. Ventimila anni prima di Lascaux, Homo Sapiens aveva già dimostrato una sorprendente maestria artistica. Per motivi di conservazione, la grotta Chauvet non è mai stata accessibile al pubblico. Solo un team di ricercatori è autorizzato a scendere nella grotta e studiarla per un mese all’anno. La troupe cinematografica avrà il privilegio di accompagnarli e accompagnarci in una delle loro missioni. Chiude l’edizione del Festival la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Premio Venere Sosandra – Vieste 2026”.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)

È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)

Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.

“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.

“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.

Aosta. Al Mega Museo, per “Aostae 2025”, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale: Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena. Ecco il programma

Per la rassegna Aostae 2025, che celebra i 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria, sabato 8 novembre 2025, dalle 9.30 alle 17, al Mega Museo – Area megalitica, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale. Attraverso la presentazione di studi scientifici e ricordi personali, verranno omaggiati Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena, gli archeologi scomparsi che hanno fatto la storia della soprintendenza regionale e della ricerca archeologica non solo valdostana. I colleghi di una vita, che con loro hanno condiviso scavi, esperienze, studi, fatiche e successi, si riuniranno nel loro ricordo in una giornata di emozioni e memoria.

Quando non c’erano i droni: Franco Mezzena sulla scala per le foto sull’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento (foto graziano tavan)

Programma. Alle 9.30, caffè di benvenuto; 10, saluti istituzionali; 10.30, L’ARCHEOLOGIA VALDOSTANA TRA PASSATO E FUTURO (sala Civica): tavola rotonda moderata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Interventi: “Percorrendo la via delle Gallie: gli studi sulla strada e i ponti romani di Bard” di Maria Clara Conti (già università di Torino) e Alessandra Armirotti (soprintendenza Regione Autonoma Valle d’Aosta); “Quattro interpreti dell’archeologia valdostana, tra impegno scientifico e civile” di Andrea Vanni Desideri (università di Firenze); “Une collaboration exemplaire de part et d’autre des Alpes” di François Wiblé (ancien archéologue cantonal du Valais – Suisse); “Incontri ravvicinati: maestri e compagne di viaggio” di Maria Cristina Ronc (già soprintendenza RAVA); “Rosanna Mollo e il grande progetto stratigrafico del foro” di Sandro Caranzano (Centro Studi Archeologici Herakles); “In ricordo di Rosanna Mollo, Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin e Franco Mezzena. I pionieri e i paladini dell’archeologia valdostana” di Gaetano De Gattis (già soprintendenza RAVA); “Dalla pietra all’acqua. Viaggio nella preistoria della Sardegna” di Giorgio Murru (Museo di Laconi – Or); “Un magistero in levare” di Stefano Mammini, (archeologo e giornalista); “Quarant’anni di archeologia, scienza, passione e persone” di Lorenzo Appolonia, (già soprintendenza RAVA); “La fotografia per la promozione della conoscenza dei beni archeologici” di Nicola Castangia (fotografo e libero professionista); “Non citra nec ultra: un’archeologia di frontiera” di Paolo Güll (università del Salento); “Francesco Zorzi e Franco Mezzena tra scavi e scoperte al servizio del Museo di Storia Naturale di Verona” di Massimo Saracino (Musei civici di Verona); 13.30, pausa pranzo; 15, IN RICORDO DEGLI ARCHEOLOGI: dialogo condotto da Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda e Marcello Mezzena. Intervengono i colleghi di una vita: Lorenzo Appolonia, Giorgio Avati, Laura Berriat, Laura Caserta, Elisabetta Corni, Alda Dal Santo, Luciano David, Battista De Gattis, Gaetano De Gattis, Cristina De La Pierre, Roberto Domaine, Nathalie Dufour, Luciano Finessi, Enrichetta Jorioz, Dante Marquet, Francesca Martinet, René Monjoie, Sandra Moschella, Corrado Pedelì, Renato Perinetti, Enrico Peyrot, Sara Pinacoli, Tonino Sergi, Chantal Trèves, Massimo Vantini; 17, momento conviviale.

Catania. Il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo vince il Premio Catania Archeofilm 2025, e al prof. Paolo Matthiae il premio Sebastiano Tusa

Catania Archeofilm 2025: da sinistra, Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva; l’archeologa Giulia Falco; Giulai Pruneti, direttrice del festival; Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci (foto antonio Parrinello)

 

Frame del film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

A vincere il Premio Catania Archeofilm 2025, al termine della prima edizione del Catania Archeofilm, tre serate con il meglio del cinema documentaristico internazionale, è stato il docufilm prodotto da Rai Cultura “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni”, diretto da Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, sequel del precedente e pluripremiato “Come un fulmine nell’acqua”. Un racconto dedicato all’ultima campagna di scavo nel sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Siena) che, conclusa nell’ottobre 2024, ha rivelato scoperte eccezionali. A valutare i film in concorso è stata come sempre la giuria popolare, con il pubblico – italiani e stranieri, alcuni per la prima volta al Teatro Antico di Catania – che ogni sera ha seguito con partecipazione le proiezioni e gli incontri con gli studiosi e ha poi espresso il proprio voto su apposite schede. Il premio “Catania Archeofilm” per i registi Farioli Vecchioli e Gullo è stato consegnato simbolicamente a Piero Pruneti, direttore della testata Archeologia Viva, da Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, e dall’archeologa Giulia Falco.

Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry

Secondo in classifica il film francese “I misteri della Grotta Cosquer” sui graffiti preistorici di 27mila anni fa scoperti nel 1985 nel sud della Francia; terzo posto per l’inglese “Il mondo perduto dei Giardini Pensili” con il racconto di Ninive, l’antica capitale degli Assiri.  Fra gli ospiti del festival gli archeologi Daniele Malfitana (direttore della Scuola di specializzazione in Beni Archeologici – UNICT) e Massimo Cultraro (dirigente di ricerca ISPC-CNR e docente Preistoria e Archeologia egea – UNIPA).

Catania Archeofilm 2025: Valeria Livigni consegna il premio Sebastiano Tusa al prof. Paolo Matthiae (foto antonio parrinello)

Nel corso dell’ultima serata del Catania Archeofilm, sabato 27 settembre 2025, è stato assegnato anche il Premio Sebastiano Tusa, promosso dalla Fondazione Sebastiano Tusa alla memoria dell’insigne archeologo siciliano: Valeria Livigni, presidente della Fondazione e moglie dell’archeologo, lo ha consegnato al grande archeologo Paolo Matthiae – al quale si deve proprio nel settembre di cinquanta anni fa, la scoperta dell’archivio reale dell’antica città di Ebla in Siria (III millennio a.C.).

Catania Archeofilm: le proiezioni al Teatro Antico di Catania (foto antonio parrinello)

“Catania Archeofilm 2025” è stato organizzato dal parco archeologico di Catania e Valle dell’Aci della Regione Siciliana con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm (Giunti editore), in collaborazione con università di Catania – Scuola di specializzazione in Beni Archeologici, e Fondazione Sebastiano Tusa. Scenario del festival, e sua location privilegiata, la straordinaria cavea del Teatro antico di Catania, complesso monumentale che, insieme all’Odèon, è custodito fra i caseggiati d’epoca di via Vittorio Emanuele. Grande soddisfazione è stata espressa dal direttore D’Urso: “Per la prima volta – ha detto – dopo il teatro, la musica e la danza il Teatro Antico di Catania ha ospitato una rassegna di cinema, in questo caso a tema archeologico. Un linguaggio trasversale, quello della settima arte, che vuole essere una forma di apertura verso il grande pubblico per coinvolgerlo nella conoscenza del patrimonio archeologico siciliano e universale”. La terza serata, complice il meteo incerto, si è spostata in via Crociferi, nella Chiesa barocca di San Francesco Borgia che, fra i capolavori del Settecento e la preziosa collezione di argenti e corredi liturgici dell’ordine dei Gesuiti, ha accolto il numeroso pubblico del Catania Archeofilm.

Catania. Al teatro antico al via la prima edizione del Catania Archeofilm: 9 film in concorso per il premio del pubblico; incontri con studiosi e archeologi di fama; assegnazione del Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica all’archeologo Paolo Matthiae. Ecco il programma

Il meglio del cinema internazionale di archeologia, arte e ambiente approda anche a Catania, fra le gradinate del Teatro Antico, uno dei luoghi archeologici più “parlanti” della Sicilia, che dal 25 al 27 settembre 2025 si trasforma in una straordinaria arena cinematografica sotto le stelle. L’occasione è quella della prima attesa edizione di “Catania Archeofilm”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia, Arte, Ambiente. Un progetto, a ingresso libero e gratuito, del parco archeologico di Catania e Valle dell’Aci in collaborazione con Archeologia Viva / Firenze Archeofilm (Giunti editore), e l’università di Catania – Scuola di specializzazione in Beni archeologici, e Fondazione Sebastiano Tusa, pensato per il grande pubblico, le famiglie, gli appassionati, con il meglio della produzione cinematografica mondiale sui temi del nostro passato antico e recente, ma anche opportunità di incontro con studiosi e archeologi di fama. Il tutto con quello stile narrativo semplice e avvincente che contraddistingue il “Firenze Archeofilm” e le sue ben nove tappe in tutta la Penisola tra cui – dopo il capoluogo toscano – Aquileia, Cuneo, Grosseto, Mont’e Prama, Ustica, Varese, Cividate Camuno e Vieste. Due i premi che saranno consegnati nella straordinaria cornice del Teatro Antico nella serata finale del 27 settembre: il “Catania Archeofilm 2025” attribuito dal pubblico, in qualità di giuria popolare, che ogni sera potrà esprimere il proprio voto su apposite schede scegliendo il film preferito; e il “Premio Sebastiano Tusa” assegnato dall’omonima fondazione, presieduta da Valeria Livigni, alla personalità italiana o straniera che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali.

Il Teatro Antico, nel cuore di Catania, ospita il Catania Archeofilm (foto andrea savi)

“Un evento pensato per il grande pubblico, le famiglie e gli appassionati”, assicura l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “con il meglio della produzione cinematografica mondiale sui temi del nostro passato antico e recente, ma anche opportunità di incontro con studiosi e archeologi di fama”. Sul valore sociale e culturale della manifestazione interviene Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci: “Siamo lieti di aprire al Firenze Archeofilm le gradinate del Teatro Antico di Catania, un complesso monumentale dal fascino unico, abbracciato dalla città barocca e che, dopo fondamentali interventi di recupero, un poco alla volta ritrova la sua funzione originale: quella di luogo di aggregazione e imponente contenitore d’arte e spettacolo. Dopo la musica e il teatro, oggi tocca al cinema archeologico, un’occasione di svago e di informazione culturale “formato famiglia” e totalmente gratuita che siamo certi sarà apprezzata anche dalle migliaia di turisti di questo scorcio di fine estate”.

Tra gli ospiti l’archeologo Paolo Matthiae cui sarà assegnato il Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica (foto parc-arch-ct)

Gli ospiti: ogni sera, fra le due proiezioni è in programma una parentesi di approfondimento con interviste a cura di Piero Pruneti, fondatore e direttore della rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) a grandi personalità della cultura. A dare il benvenuto al pubblico con un focus sul Teatro Antico di Catania e sul patrimonio del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, giovedì 25 settembre, sono il direttore Giuseppe D’Urso e l’archeologa del Parco Giulia Falco, cui segue un intervento di Daniele Malfitana, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Catania. Venerdì 26 settembre si parla invece di preistoria: ospite Massimo Cultraro, dirigente di ricerca CNR, docente di Preistoria e Archeologia Egea all’Università di Palermo e dal 2015 responsabile di un progetto di ricerca nel Caucaso. Special guest sabato 27 settembre Paolo Matthiae, celebre archeologo al quale si deve, nel 1975, la più grande scoperta del XX secolo: la città di Ebla in Siria e l’archivio reale di migliaia di tavolette con testi di scrittura cuneiforme del terzo millennio a.C.

Frame del film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling

GIOVEDÌ 25 SETTEMBRE 2025. Alle 21, apre il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling (Regno Unito, USA, 53’). All’ombra del Vesuvio, un vulcano meno noto minaccia il territorio: i Campi Flegrei. Un’eruzione potrebbe mettere in pericolo i milioni di residenti della città di Napoli. Gli scienziati ottengono nuove informazioni su ciò che è accaduto nella vicina Pompei e proseguono gli studi sulla geologia unica dei Campi Flegrei. Riusciranno a scoprire se il terreno in continua evoluzione sta raggiungendo un punto di rottura? E un innovativo sistema di allarme eruzioni può impedire a Napoli di diventare la prossima Pompei? Segue la conversazione con Giuseppe D’Urso, direttore parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, e Giulia Falco, funzionaria archeologa del Parco. Interviene: Daniele Malfitana, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici (università di Catania). Chiude la serata il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia, 56′). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), finita a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali. L’aspirazione più alta per uno studioso quella di produrre conoscenza: ovvero interrogare i reperti e restituire al pubblico la loro storia.

Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry

VENERDÌ  26 SETTEMBRE 2025. Alle 21 apre il film “I misteri della grotta Cosquer” di Marie Thiry (Francia, 56’). A più di 35 metri sotto il mare, nel Parco Nazionale dei Calanchi, si nasconde l’ingresso di uno dei più grandi capolavori dell’arte rupestre: la grotta Cosquer. Poco nota, in quanto accessibile solo ai subacquei, questa incredibile grotta custodisce dipinti di 27.000 anni. Oggi è però minacciata dall’innalzamento delle acque. Il film ripercorre l’incredibile storia di una delle grotte dipinte più importanti d’Europa. Segue la conversazione con Massimo Cultraro, dirigente di ricerca Cnr-Ispc, docente università di Palermo. Quindi tre corti: il film “La Grotta preistorica di Cala dei Genovesi, 1953” di Luca Bachechi e Guido Melis (Italia, 12′). La Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo e la vita al campo nelle riprese filmate in 16 mm. nel 1953 da Paolo Graziosi. Il film “Le ossa raccontano / Stories through bone” di Matthew Wilbur (Stati Uniti, 10′). Ambientato nel Bacino Big Horn del Montana, il breve documentario si concentra sul lavoro sul campo dei paleontologi. Li seguiamo da vicino nell’attività di scavo… Chiude il film “Stromboli: a provocative island” di Pascal Guérin (Francia, 11’). Il corto è incentrato sugli scavi diretti dagli archeologi Sara Levi e David Yoon sull’isola di Stromboli. La scoperta di una chiesa crollata e di alcune sepolture è la dimostrazione di una occupazione medievale, precedentemente sconosciuta, del XIV secolo.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling

SABATO 27 SETTEMBRE 2025. Alle 21 apre il film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling (Regno Unito, 54’). Per tre anni lo Stato islamico ha terrorizzato Mosul, l’antica capitale degli Assiri, Ninive, e distrutto inestimabili reperti. Ora gli archeologi stanno portando alla luce nuove testimonianze, risolvendo alcuni enigmi di questa civiltà: come è stato forgiato il primo impero dell’umanità? Quali progressi hanno permesso loro di costruire una città di oltre 100.000 abitanti? Ninive potrebbe essere la sede di una delle sette meraviglie del mondo ovvero i Giardini Pensili di Babilonia? Segue la conversazione con Paolo Matthiae già ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico alla Sapienza Università di Roma e scopritore della città siriana di Ebla. Quindi assegnazione Premio “Catania Archeofilm 2025” al film più votato dal pubblico, e assegnazione Premio “Sebastiano Tusa” per la divulgazione scientifica all’archeologo Paolo Matthiae. Chiudono la serata e il Catania Archeofilm due corti: il film “Water is Life” di Anıl Gök (Turchia, 5’). L’incredibile storia di persone che portano acqua, l’ancora di salvezza, ai pesci che cercano di sopravvivere in un lago prosciugato della Turchia… E il film “Greenland response” di Alice Watterson (Islanda, 21’). Il film esplora le archeologie del cambiamento climatico nell’area della Kujataa, in Groenlandia. I siti archeologici nel nord circumpolare si stanno rapidamente degradando a causa dell’aumento delle temperature globali. Questo cortometraggio racconta la sfida contro il tempo per documentare e salvare ciò che resta e racconta gli scavi di insediamenti agricoli norvegesi (vichinghi) risalenti al X-XIV secolo, esplorando al contempo le connessioni tangibili con le odierne comunità agricole Inuit che lavorano nelle stesse terre.

Ustica (Pa). Il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane, ha vinto il premio Ustica Archeofilm, a conclusione della seconda edizione della kermesse cinematografica  

Valeria Li Vigni, presidente della fondazione Sebastiano Tusa, consegna il premio “Ustica archeofilm” a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, per conto dei registi vincitori (foto AV)

La seconda edizione di Ustica Archeofilm, nell’ambito della terza Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, organizzata dalla Fondazione Sebastiano Tusa con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm,si è conclusa con l’assegnazione del premio “Ustica Archeofilm 2025” al film più votato dal pubblico, che è andato al film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane (Italia, 60’). Un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Le pagine più importanti dell’archeologia subacquea italiana: dal lavoro pionieristico di Nino Lamboglia a quello dell’archeologo Sebastiano Tusa.

Ustica (Pa). Al via l’Ustica Archeofilm 2025 – Festival internazionale del cinema di archeologia e ambiente nell’ambito della III Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, promosso da Fondazione Sebastiano Tusa, Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Ecco il programma

Nella piazza centrale dell’isola di Ustica (Pa) nell’ambito della III Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, alle 20, dal 17 al 19 settembre 2025, è il programma l’Ustica Archeofilm 2025 – Festival internazionale del cinema di archeologia e ambiente con l’attribuzione del “Premio Ustica Archeofilm 2025” per il film più votato dal pubblico. Evento organizzato da Fondazione Sebastiano Tusa, Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Selezione filmati e archivio cinematografico a cura di Firenze Archeofilm. Ingresso libero.

Frame del film “Saving Venice / Salvare Venezia” di Duncan Bulling

MERCOLEDÌ 17 SETTEMBRE 2025. Il film “Saving Venice” di Duncan Bulling (Regno Unito, 54’). Venezia è minacciata dal cambiamento climatico. Il livello del mare sta aumentando rapidamente. Le inondazioni stanno diventando sempre più frequenti ed estreme. A ogni inondazione, è sempre di più il sale che impregna gli edifici storici della città erodendo i mattoni, la malta e la pietra. L’esistenza stessa di Venezia è in bilico. Riusciranno scienziati e ingegneri a trovare il modo di proteggere questo gioiello unico di architettura, bellezza e cultura prima che sia troppo tardi?

Frame del film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE 2025. Il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76’). Il documentario evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba moderna.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

VENERDÌ 19 SETTEMBRE 2025. Il film “Il relitto della Dieppoise. Nuova Caledonia” di Nicolas Job (Nuova Caledonia, 3’). Immersione sul relitto della Dieppoise, affondata a 26 metri di profondità nella splendida Laguna della Nuova Caledonia. A fare da guida in questo breve tour sottomarino la grande varietà di pesci e coralli che lentamente si sono riappropriati del loro ambiente, andando a riabitare un relitto trasformato in una formidabile scogliera artificiale. Segue il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane (Italia, 60’). Un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Le pagine più importanti dell’archeologia subacquea italiana: dal lavoro pionieristico di Nino Lamboglia a quello dell’archeologo Sebastiano Tusa. Chiude la serata e il festival la Cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Ustica Archeofilm 2025” per il film più votato dal pubblico.

Varese. Al via l’VIII edizione del Varese Archeofilm, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia con l’attribuzione del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” dalla giuria tecnica. Ecco il programma di proiezioni e incontri con i protagonisti

Al via l’VIII edizione del Varese Archeofilm, Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente Etnologia, in programma in Sala Montanari (Ex cinema Rivoli), in via dei Bersaglieri 1 a Varese, dal 3 al 6 settembre 2025, alle 20.30, durante il quale verranno attribuiti il “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico, e il “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” dalla giuria tecnica. Varese Archeofilm è organizzato dal Comune di Varese In collaborazione con museo Castiglioni, ass. Conoscere Varese, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Ce.R.D.O., con il patrocinio dell’università Insubria. Selezione filmati a cura di Marco Castiglioni, Archivio cinematografico: Firenze Archeofilm. Ingresso libero e gratuito.

Frame del film “Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE 2025. Alle 20.30, apre il film “I volti del tempo” di Nikita Khokhlov, Elena Sheblakova (Russia, 29’). Il film è stato realizzato in occasione del centenario dalla nascita dell’antropologo, archeologo russo-sovietico Mikhail Gerasimov, che sviluppò un metodo per ricostruire l’aspetto di una persona basandosi sui resti ossei. In seguito sei suoi collaboratori e studenti elaborarono un sistema di ricostruzione grafica partendo dal cranio. Segue il film “Storie di ossa” di Gabriele Clementi (Italia, 8’). Dentro ogni osso c’è una storia, l’eco nascosta di una vita passata. Le ossa portano le tracce dell’esperienza di vita di un individuo, di una comunità, di un popolo. Ci aiutano a ricostruire eventi drammatici e possono perfino rivelare il volto di un nostro antenato. All’Università di Siena, l’antropologo e illustratore anatomico Stefano Ricci Cortili dedica la sua vita a questo particolare tipo di ricerca archeologica. La conoscenza che ha acquisito porta alla luce i segreti… nascosti nelle ossa. Quindi Incontro/intervista con Roberta Fusco, dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita – università dell’Insubria; Nicol Rossetti, dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita – università dell’Insubria; Arianna Vanni, dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Vita – università dell’Insubria; Roberto Taglioretti, LabDig 3A Academy Association. Chiude il film “Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise” di Marc Jampolsky (Francia, 52’). L’Alhambra, sontuosa residenza difensiva, simbolo dell’apice socio-culturale del Regno di Granada, ultima roccaforte musulmana in una Spagna ancora cattolica e palazzo rinascimentale sotto Carlo V, conserva ancora oggi gli strati di 800 anni di storia, architettura, sogni e fantasie… Dai numerosi scavi e progetti di restauro in corso, storici e scienziati fanno emergere l’eccezionale e tragico destino di questa città islamica capolavoro architettonico d’Occidente.

Frame del film “Antiche Tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE 2025. Alle 20.30, apre il film “Antiche Tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (Italia, 6’). Il cortometraggio racconta la vita e il quotidiano delle comunità preistoriche vissute presso i siti palafitticoli dell’Italia settentrionale, oggi patrimonio UNESCO. Girato e ambientato nel sito UNESCO – Parco Archeo Natura di Fiavé (Trento), il film ricostruisce con rigore scientifico-archeologico come si svolgevano le attività di pesca, caccia, artigianato e costruzione delle palafitte. Segue il film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia, 18’). Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri. Si continua con il film “Segni dalla Preistoria” di Vincenzo Capalbo, Marilena Bertozzi (Italia, 12′). Attraverso le parole di Paolo Graziosi e ripercorrendo i suoi più importanti scavi e le sue ricerche in Italia, è stato possibile creare un viaggio virtuale all’interno di luoghi di straordinaria bellezza, che conservano le tracce della più antica arte dell’uomo. Un percorso nell’arte preistorica italiana che renda accessibile un patrimonio straordinario di immagini spesso situate in grotte non visitabili: dalle incisioni dei cacciatori raccoglitori del Paleolitico di Papasidero (Calabria) e Levanzo (Sicilia), attraverso le pitture neolitiche di Levanzo e Porto Badisco (Puglia), fino alle incisioni della tarda Preistoria in Valcamonica (Lombardia). Segni che arrivano fino a noi dalle profondità del tempo. Segue il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. Un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma tra sussurri e grida di fugacità. Quindi l’incontro/intervista con Massimo Lazzaroni, direttore organizzativo di Cortisonici; Barbara Cermesoni, conservatrice Archeologa dei Musei Civici di Varese. Si riprende con il film “Le donne del telaio / Huarmis Sachamantas” di Federico Ferrario (Italia, 23’).  In un luogo remoto nel nord dell’Argentina, le donne portano avanti la tradizione dei manufatti creati con telai a mano. Il loro è un flusso di lavoro ispirato alla natura, scandito dal battito di un mondo totalmente al femminile. Segue il film “Lawrence of Moravia” di Jan Cechl (Repubblica Ceca, Portogallo, 14’) Alois Musil, prete cattolico, è uno dei più importanti scopritori di tesori archeologici nel mondo musulmano. Musil si trovava in Medio Oriente quando scoppiò la prima guerra mondiale e il governo austro-ungarico dell’epoca tentò di reclutarlo come spia, tanto da essere conosciuto come il Lawrence d’Arabia della Moravia. Il sacerdote moravo divenne nomade e durante una delle sue spedizioni scoprì l’antica fortezza di Amra, che lo rese famoso in tutto il mondo. Chiude la serata il film “Micro – La minaccia invisibile” di Giuseppe Barile (Italia, 21’). Un’immersione nel mare cristallino delle Isole Tremiti, per esaminare la crescente presenza e gli impatti silenziosi, ma significativi, delle microplastiche sull’ecosistema marino. Dall’influenza sulla catena alimentare alla minaccia per la biodiversità, il documentario esplora gli aspetti meno noti di questa sfida ambientale tra cui le possibili implicazioni sulla salute umana. Un invito a riflettere sulla responsabilità collettiva nel preservare la bellezza e la fragilità del nostro mare.

Frame del film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” di Sébastien Reichenbach

PROGRAMMA DI VENERDÌ 5 SETTEMBRE 2025. Alle 20.30, apre il film “Una Scuola nella Savana” di Annalisa Losacco e Giulia Pinto (Italia, 43’). Nel cuore dell’area protetta transfrontaliera più vasta del mondo – la Kavango-Zambezi TFCA, grande quanto la Germania e l’Austria insieme – c’è una scuola ideale per il futuro delle nuove generazioni e per il Pianeta: la Wild Kids Academy. Il suo obiettivo più importante è creare una generazione di adulti che abbiano piena coscienza dell’ambiente e dell’essere parte di un ecosistema, con la capacità così di prevenire i problemi. Per questo, le attività accademiche vengono sempre coniugate sulla conservazione della Natura e sulla diversità culturale. Importanti sono le attività extrascolastiche, come vivere qualche giorno con la popolazione di boscimani San, i più antichi abitanti dell’Africa australe. È la migliore occasione per imparare dal loro immenso patrimonio culturale. Segue l’incontro/intervista con Annalisa Losacco, filmmaker, photographer, storyteller; Giulia Pinto, seconda unità di ripresa; Serena Massa, direttrice scientifica museo Castiglioni, direttrice scavi archeologici ad Adulis (Eritrea), docente università Cattolica. Quindi la presentazione di “Adulis Project”, anticipazione del nuovo film di Nicolò Bongiorno. Chiude la serata il film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu”  di Sébastien Reichenbach (Svizzera, 52’). L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è rimasta a lungo uno dei grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Da cinquant’anni l’archeologo Denis Knoepfler si è appassionato a questo tempio perduto. Grazie alle sue ricerche e alla tenacia di un team internazionale di archeologi, il mistero è stato finalmente svelato. Il film ripercorre questa epopea collettiva, ricca di colpi di scena descrivendo le fasi cruciali di un’indagine che ha affascinato, e continua ad affascinare, diverse generazioni di archeologi.

PROGRAMMA DI SABATO 6 SETTEMBRE 2025. Apre il film “La città giardino” di Eugenio Manghi e Annalisa Losacco (Italia, 39’). Al vertice settentrionale del territorio forse più industrializzato d’Italia, tra i laghi e le dolci colline prealpine, si apre La Città Giardino: Varese. Un comprensorio verde molto vasto, fatto di ville, bassi palazzi e piacevolmente ornato da grandi parchi e onnipresenti giardini. Una città a misura d’uomo, nata e cresciuta in armonia con l’ambiente. Una “perla verde” da imitare. Un vanto per il Bel Paese. Segue l’incontro/intervista con Eugenio Manghi, regista, fotografo, documentarista; Massimo Valerio, regista, fotografo, videomaker; Marco Iemmi, poeta. Quindi la Cerimonia di premiazione: attribuzione del “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico; attribuzione del “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” – giuria tecnica. Chiude la serata e il festival il film “Un passato scritto nell’acqua. Intervista a Luigi Giorgetti” di Massimo Valerio (Italia, 34’). Barbara, Responsabile della Riserva Naturale Palude Brabbia, ci accompagna in un viaggio nel passato con il pescatore storico di Cazzago Brabbia: Luigi Giorgetti, detto “il Negus”. Un percorso attraverso la storia del Lago di Varese che attraverserà anche ricordi e momenti della Palude di più di cinquant’anni fa.

Archeologia in lutto. Si è spento nella sua Agrigento all’età di 99 anni il prof. Ernesto De Miro, archeologo di fama internazionale, autorevole studioso di archeologia greca e romana nell’ambito del Mediterraneo, custode dell’integrità della Valle dei Templi, uomo di Stato

Il prof. Ernesto De Miro in missione (foto da FB Polito)

Archeologia in lutto. Venerdì 29 agosto 2025, si è spento nella sua Agrigento all’età di 99 anni il prof. Ernesto De Miro, archeologo di fama internazionale, autorevole studioso di archeologia greca e romana nell’ambito del Mediterraneo, custode dell’integrità della Valle dei Templi. Laureatosi in Storia antica con Santo Mazzarino all’università di Catania, è stato allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene nel 1955 insieme ad Enrica Fiandra, Antonio Giuliano e Giovanni Rizza. Già professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana alla facoltà di Lettere dell’università di Messina, è stato per molti anni soprintendente ai Beni archeologici per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna e, nell’ultimo periodo, di Palermo e Trapani. La sua produzione scientifica conta più di 150 opere tra libri, monografie, articoli scientifici tanto importanti che oggi viene considerato uno tra gli studiosi più rappresentativi dell’archeologia del bacino del Mediterraneo. Lo ricordano ex colleghi e allievi.

Il prof. Ernesto De Miro con il direttore del parco della Valle dei Templi Roberto Sciarratta (foto regione siciliana)

Il direttore Roberto Sciarratta, a nome anche di tutto il personale del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi (Ag), esprime profondo cordoglio per la scomparsa del professore Ernesto De Miro: “Non possiamo che manifestare la nostra profonda gratitudine verso un faro luminoso della ricerca, della tutela e della valorizzazione del patrimonio archeologico della nostra provincia e della Sicilia intera. Abbiamo perso un grande studioso, un uomo brillante che è stato custode appassionato della nostra storia e a cui vanno, e andranno, attribuiti grandi meriti per quanto fatto per comprendere e preservare la ricchezza di questa terra. Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore”.

Il prof. Ernesto De Miro scomparso a 99 anni (foto regione siciliana)

Il soprintendente Vincenzo Rinaldi, unitamente al personale tutto della soprintendenza per i Beni culturali e Ambientali di Agrigento, esprime “il più profondo cordoglio per la scomparsa del professore Ernesto De Miro, uomo di altissima statura morale ed intellettuale, uomo dello Stato, soprintendente coraggioso che con forza, equilibrio ed una lungimirante ed inarrestabile azione amministrativa, ha permesso la perimetrazione della Valle dei Templi, già definita nel 1968 ma che venne riconfermata, grazie alle Sue indomite battaglie, con il Decreto Nicolosi nel 1991, atto che arginò definitivamente il tentativo di restringere i confini del Parco archeologico, salvando buona parte della città antica, oggi sito Unesco Patrimonio dell’Umanità. Lo spazio così mirabile della Valle dei Templi, così da Lui amorevolmente definita, saluta ed onora la figura dell’altissimo Funzionario dello Stato, studioso dalla rara sensibilità e dalla sconfinata cultura”.

Il prof. Ernesto De Miro in una conferenza (foto regione siciliana)

Parco archeologico di Morgantina e Villa del Casale: “Una grande perdita per l’archeologia siciliana la morte di Ernesto De Miro, tra le più eminenti figure dell’archeologia contemporanea. Già professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso la facoltà di Lettere dell’università di Messina, è stato per molti anni soprintendente ai Beni Archeologici per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna e, nell’ultimo periodo, di Palermo e Trapani. Ha svolto ricerche sul campo nel territorio dell’ennese, inclusi scavi a Morgantina. È stato inoltre direttore dell’Istituto di Studi Micenei ed Egeo-anatolici del Cnr di Roma, presidente del consiglio scientifico del centro di archeologia greca del Cnr dell’Università di Catania e membro dell’Istituto archeologico germanico. Ha diretto numerosi scavi in diversi siti archeologici siciliani. A lui si devono anche ricerche in Libia nel sito Leptis Magna. È stato autore di numerose pubblicazioni che trattano in particolare aspetti e problemi di archeologia e d’arte della Sicilia antica. Il parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale porge sentite condoglianze ai familiari”.

Atene, Scuola Archeologica Italiana, maggio 1955: Giovanni Rizza, Enrica Fiandra ed Ernesto De Miro (foto Archivi G. Rizza)

La Scuola Archeologica Italiana di Atene partecipa al cordoglio per la scomparsa di Ernesto De Miro, Allievo della Scuola nel 1955. La SAIA ricorda la conversazione del Direttore con Ernesto De Miro del 2021: https://www.scuoladiatene.it/…/la-scuola-di-atene-1950…

“È scomparso, nella sua Agrigento, il professor Ernesto De Miro”, scrive Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera (RE): “archeologo, docente all’università di Messina, per molti anni soprintendente ai Beni archeologici per le province di Agrigento Caltanissetta ed Enna e, nell’ultimo periodo, anche di Palermo e Trapani. I giornali lo ricordano come “una persona che ha dedicato la vita a difendere il nostro patrimonio culturale”. Ma bisogna aggiungere che lo fece anche pagando di persona: spesso i comuni non condividevano la sua ferma opposizione alle costruzioni nelle aree archeologiche, e arrivò perfino a ricevere minacce di morte, tanto che dovettero intervenire i prefetti dell’epoca. Ricordo tutto questo perché il professor De Miro era il padre della nostra nuova concittadina onoraria, Antonella De Miro, il prefetto che ha segnato la storia di Reggio Emilia nella lotta alle mafie. A lei e alla sua famiglia mando, a nome di tutta la comunità di Rubiera, le più sentite condoglianze. Ci sono persone che difendono la bellezza e la libertà del nostro Paese con coraggio e ostinazione, cambiando davvero il corso delle cose. E non dobbiamo mai dimenticarle”.

Il tempio della Concordia nella Valle dei Templi ad Agrigento (foto regione siciliana)

L’archeologo Giuseppe Castellana, professore di Preistoria e Protostoria: “Abbiamo appreso della morte del prof. Ernesto De Miro, emerito soprintendente per le province di Agrigento Caltanissetta ed Enna ed anche per le province di Palermo e Trapani. È stato mio soprintendente ad Agrigento ed ho appreso tanto da Lui Ho appreso la grande lezione della tutela e della salvaguardia dei beni culturali. Al prof. De Miro si deve la salvaguardia della Valle dei Templi in un periodo in cui proliferavano le costruzioni abusive. Un merito questo straordinario. Fu un grande studioso di archeologia classica e il suo insegnamento fu di sprone per tanti allievi. Insegnò come ordinario di Archeologia classica per tanti anni alla università di Messina. Fu anche direttore dell’istituto italiano di studi micenei. Moltissime le sue pubblicazioni, tutte di grande valore scientifico. Una perdita enorme per la cultura italiana e internazionale. Un saluto di grande stima. Riposi in pace. Caro Professore ci mancherai. Ad Armida un abbraccio”.

Il prof. Ernesto De Miro in un suo intervento (foto da FB Greco)

“Ci ha lasciato Ernesto De Miro, grande archeologo, studioso penetrante e soprintendente coraggioso e attivissimo”, scrive l’archeologa Caterina Greco, già direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. “A lui si deve la perimetrazione del parco di Agrigento stabilita con il decreto di Rino Nicolosi del 1991, l’antefatto scientifico e di tutela fondamentale per la nascita, con la legge 20 del 2000, del parco. Con De Miro scompare l’ultimo esponente della generazione di archeologi del Novecento che hanno reso grande la Sicilia per la rilevanza e qualità del loro apporto alla nostra disciplina, e che crearono le basi dell’amministrazione regionale dei Beni culturali, oggi in grave crisi ma un tempo realmente all’avanguardia. Ed insieme perdiamo un grande uomo dello Stato che ovunque ha saputo profondere efficacia dell’azione e lungimiranza di visione storica. Uno studioso brillante, originale e inquieto, che ha affrontato molteplici temi scientifici emergendo sempre per l’acume e la profondità delle sue proposte. Come molti della mia generazione gli devo moltissimo, e ancor più perché ho avuto l’onore di essere per qualche anno soprintendente di Agrigento, di potermi giovare dei suoi consigli e di poter toccare con mano i frutti della sua immensa attività amministrativa e di tutela in tutto il territorio della provincia di Agrigento. Grazie di tutto Professore!”.

Il prof. Ernesto De Miro in una missione archeologica di scavo (foto da FB Polito)

Antonella Polito, archeologo alla soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Agrigento: “Nel giorno in cui è caduto l’ultimo sole di catulliana memoria e la comunità scientifica celebra giustamente l’archeologo di chiara fama, l’amministratore con una visione ampia e chiara sulla tutela e sulla valorizzazione della Valle dei Templi, nella mia memoria si affollano le immagini dei momenti di pausa, quando il temuto professore, il severo direttore di scavo, l’archeologo e storico di sconfinata conoscenza, cedeva il posto al compagno di missione. Collaborare con il prof. De Miro era un impegno totalizzante, richiedeva dedizione totale, ma era un viaggio affascinante nello spazio e nel tempo, dai libri al cantiere, dalla Libia a Lampedusa, da Morgantina alla Valle dei Templi: oggi il ricordo per me è una chiacchierata sul futuro seduti sul gradino più alto dell’anfiteatro di Leptis Magna, la riflessione sul saggio al di sotto di un mosaico del Quartiere ellenistico-romano mentre sgranocchiamo croccanti ‘nzudde messinesi, un bicchiere di plastica ad anelli che collassa in una sosta del viaggio da Tunisi a Tripoli, le risate che alla fine scappano a cena anche davanti ai mostri sacri dell’archeologia riuniti a tavola, i racconti di un mondo per me inarrivabile, la sorpresa di un tempio nuovo e sconosciuto che si svela pian piano sotto i nostri picconi ad Agrigento, le parole del biglietto per il mio matrimonio infinitamente augurando”.

Priniàs (Creta): Ernesto De Miro con Giovanni Rizza e Dario Palermo (foto MAI Priniàs)

La Missione Archeologica Italiana di Priniàs (Creta) vuole ricordare con questa foto il prof. Ernesto De Miro, scomparso il 29 agosto 2025. La foto, scattata a Creta negli anni ’80, in occasione di una sua visita alla Missione di Priniàs, lo ritrae con i due direttori della Missione che si sono succeduti dal 1969 al 2020: Giovanni Rizza, suo amico fraterno, e Dario Palermo. Con lui se ne va una generazione di archeologi di ferro, grandi studiosi e instancabili organizzatori, ai quali l’archeologia italiana deve tanto”.

Bianca Maria Sammarco, docente di Lingua e Letteratura latina e greca: “Apprendo da Armida De Miro, figlia del professor Ernesto e mia cara, cara amica sin dagli anni del nostro lavoro presso la soprintendenza archeologica degli scavi di Pompei. Gli agrigentini lo hanno conosciuto soprattutto come sovrintendente dei beni archeologici, ruolo nel quale si è distinto per la sua dedizione e per l’azione di tutela inflessibile della Valle dei Templi, contro l’aggressione dell’abusivismo edilizio degli anni ‘70 e ‘80. Se il perimetro della Valle è stato salvaguardato, da attacchi di proprietari di costruzioni abusive e politicanti complici, lo dobbiamo principalmente alla sua opera e a quella del suo successore, la professoressa Graziella Fiorentini. È stato uno studioso, un luminare della scienza archeologica, una figura di grande prestigio e autorevolezza, un “civil servant” dello Stato che ha svolto il suo dovere con grande passione, decoro ed efficacia. Che la terra gli sia lieve”.

Copertina del libro “La Sicilia dei due Dionisi” (L’Erma di Bretschneider) in memoria di Ernesto De Miro

“Siamo profondamente addolorati per la scomparsa di Ernesto De Miro, una delle figure più autorevoli dell’archeologia contemporanea”, si legge sul sito de L’Erma di Bretschneider. “Professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana, ha ricoperto incarichi di grande prestigio: soprintendente ai Beni archeologici, direttore dell’Istituto di Studi Micenei ed Egeo-Anatolici del CNR di Roma, presidente del consiglio scientifico del Centro di Archeologia Greca del CNR dell’università di Catania e membro dell’Istituto Archeologico Germanico. Ha guidato scavi fondamentali in Sicilia – ad Agrigento, a Eraclea Minoa e in diversi siti dell’interno – e ha condotto importanti ricerche in Libia, nel sito di Leptis Magna. Per la nostra casa editrice è stato un autore prezioso, con numerose pubblicazioni dedicate all’archeologia e all’arte della Sicilia antica. Tra queste ricordiamo La Sicilia dei due Dionisî (con Lorenzo Braccesi e Nicola Bonacasa) e Agrigento e la Sicilia greca. A lui abbiamo dedicato il volume Archeologia del Mediterraneo. Studi in onore di E. De Miro, a cura di Graziella Fiorentini, Maria Caltabiano e Anna Calderone. Una perdita enorme per il mondo dell’archeologia e per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo”.

“La Sicilia piange la scomparsa di Ernesto De Miro”, si legge sul sito di Archeologia Viva. “Un personaggio storico, Il grande studioso di antichità siciliane e mediterranee si è spento all’età di 99 anni. Oltre agli incarichi accademici all’università di Messina, De Miro è stato soprintendente ai Beni archeologici di Agrigento Caltanissetta ed Enna. Inoltre, direttore dell’Istituto di Studi Micenei ed Egeo-anatolici al Cnr. Ad Agrigento ha diretto gli scavi nell’area dell’abitato, degli edifici pubblici, dei santuari e della necropoli. Sua anche la direzione degli scavi di Eraclea Mìnoa e di siti indigeni nelle valli del Salso e del Platani”.

Copertina del libro “L’Iliade e la ceramica greca. Studi metodi e argomentazioni” di Ernesto De Miro

Infine Massimo Cultraro ricorda Ernesto De Miro (1924-2025) in uno dei suoi ultimi studi maturato negli anni della Scuola Archeologica Italiana di Atene. “Di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri” καλό ταξίδι, κύριε Καθηγητά