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Con la riapertura del museo Classis Ravenna inaugurata la mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”, un focus e una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico col confronto tra i piatti provenienti dal museo civico Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe

L’ingresso della mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” al museo Classis Ravenna (foto Ravennantica)

Il logo del nuovo museo Classis Ravenna

La speranza degli organizzatori della fondazione RavennAntica era che l’apertura della mostra coincidesse con la riapertura di musei e monumenti e potesse essere una preziosa ed efficace occasione di rilancio per tutte le attività. Sono stati premiati. Così il 13 giugno 2020 con il museo Classis Ravenna nel museo Classis Ravenna è stato possibile inaugurare la mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”, curata da Giuseppe Sassatelli, presidente di RavennAntica-fondazione Parco archeologico di Classe; Isabella Baldini, docente di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna; e Fabrizio Corbara, conservatore del museo Classis Ravenna; promossa e organizzata dalla fondazione Parco Archeologico di Classe – RavennAntica, dal Comune di Ravenna – assessorato alla Cultura e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì – Cesena e Rimini. La mostra, che rimarrà aperta fino al 20 settembre 2020, e che si inserisce perfettamente nel percorso espositivo del museo Classis Ravenna approfondendone alcuni aspetti: attraverso la selezione degli oggetti esposti, fornisce un focus e una riflessione sulla ritualità del banchetto tardoantico: grazie al confronto tra i piatti provenienti dal museo civico Archeologico di Cesena e il Tesoretto di Classe, costituito da sette cucchiai e una patera, è possibile tracciare la storia e l’evoluzione del simposio, comprenderne la ritualità, valorizzando e mettendo in dialogo le diverse realtà museali del territorio, favorendo uno scambio di saperi e conoscenze sul nostro passato.

Piatto in argento dorato (missorium), fine IV secolo o inizi del V secolo d.C. conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

“Il valore e i significati di questa mostra”, dichiara l’assessore alla Cultura Elsa Signorino, “si esprimono sotto molteplici punti di vista, a partire dal fatto che essa coincide con la riapertura del museo Classis e in generale dei luoghi della cultura, sulla quale la città di Ravenna sta investendo massimamente, sia per ciò che concerne la promozione del patrimonio Unesco sia per quanto riguarda la realizzazione di eventi, naturalmente nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza; perché la ripartenza non può prescindere dalla cultura, che è una leva di crescita umana, sociale ed economica irrinunciabile. D’altra parte questa mostra valorizza le collezioni permanenti del museo Classis, costituendo così un’intrigante occasione per tornare a visitarlo. E nello stesso tempo ospita i preziosi piatti di Cesena, che successivamente saranno esposti a Budapest, concretizzando così un’altra importante lezione che ci lascia la complessa esperienza che stiamo vivendo: le istituzioni devono collaborare tra loro alla ripartenza. In questo caso lo hanno fatto attraverso un dialogo ravvicinato e ricco tra le diverse testimonianze del proprio patrimonio. Le relazioni e gli scambi reciproci possono e devono essere la strada maestra per uscire più forti e più uniti da questo difficile momento”. E il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale: “Dopo questo pesante periodo di chiusura forzata a causa dell’emergenza da Covid-19, il nostro meraviglioso museo Classis Ravenna riapre con l’interessantissima mostra temporanea “Tesori Ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna”. Il percorso espositivo è il risultato di un importante lavoro condiviso tra Fondazione RavennAntica e il Comune di Ravenna, con la volontà, pur nella complessità del momento, di dare un positivo segnale di rilancio del valore della nostra progettualità culturale e di uno degli spazi più importanti della nostra città. Una mostra affascinante e coinvolgente, che invito tutti e tutte a visitare”. Gli fa eco il primo cittadino di Cesena, Enzo Lattuca: “Il Comune di Cesena è lieto di contribuire attraverso il prestito dei preziosi missoria, patrimonio del museo Archeologico, alla realizzazione del percorso di mostra che il museo Classis ha magistralmente costruito. I due piatti argentei ritrovati nell’area cesenate sono i documenti di maggiore notorietà del nostro museo e per la nostra città motivo di orgoglio. Rappresentano il nostro passato e documentano il tramonto dell’epoca romana che è stata particolarmente significativa per il nostro del territorio, ancora oggi conformato secondo un sistema centuriato che non ha eguali”.

Particolare del medaglione centrale del piatto in argento dorato, con scena di banchetto all’aria aperta e rappresentazione di stalliere con cavallo (fine IV secolo o inizi del V secolo d.C.) conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

“L’inaugurazione di una mostra”, sottolinea Giorgio Cozzolino, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, “è sempre un’occasione lieta ma lo è ancora di più in questo caso perché, simbolicamente, segna la ripartenza degli Istituti culturali del nostro territorio dopo un fermo dovuto a una criticissima situazione emergenziale. Ma è anche, inutile negarlo, il coronamento di un iter amministrativo, fatto di autorizzazioni, assicurazioni, vincoli conservativi ed espositivi, ripensamenti e rilanci. La soprintendenza ha curato e coordinato gli aspetti autorizzativi ai sensi del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio nonché il prestito dei due missoria cesenati, opere di proprietà statale solitamente esposte al museo civico Archeologico di Cesena, veri “tesori” restituiti da un’archeologia d’altri tempi, fatta di molte scoperte fortuite e pochi scavi stratigrafici. Il senso di questa operazione è di rafforzare una collaborazione scientifica sempre più stretta tra le molteplici realtà culturali del territorio romagnolo, per promuovere conoscenza e anche per far tornare la voglia di uscire di casa e di rincontrarsi al museo”.

L’esposizione del Tesoretto di Classe alla mostra “Tesori ritrovati. Il banchetto da Bisanzio a Ravenna” al museo Classis (foto Ravennantica)

La narrazione prende avvio dalla documentazione del ritrovamento di alcuni oggetti da mensa in argento scoperti a Cesena e nell’area archeologica dell’Antico Porto di Classe ed esposti in mostra: nell’immaginario collettivo, il tema del tesoro nascosto e ritrovato per caso è al centro di numerosi rinvenimenti archeologici. In antico, molti occultamenti venivano fatti intenzionalmente per proteggere beni preziosi a fronte di una minaccia imminente (guerre, lotte civili, epidemie). Il sotterramento, nelle intenzioni di chi lo ha fatto doveva essere provvisorio e con la speranza del recupero. In realtà, come dimostrano i piatti di Cesena e il tesoretto di Classe, spesso si rivela definitivo perché per molte ragioni non è stato possibile recuperarli e pertanto sono rimasti nascosti sotto terra fino al momento della loro scoperta casuale.

Scena di banchetto all’aria aperta, particolare del medaglione centrale di piatto in argento dorato conservato al museo Archeologico di Cesena (foto Ravennantica)

Partendo dalla rappresentazione del banchetto, incorniciata al centro di uno dei due piatti di Cesena, l’esposizione sviluppa un racconto sulla produzione di vasellame da mensa tardoantico e le rappresentazioni figurative di banchetto che circolavano tra le aristocrazie del tempo, derivate da modelli prestigiosi, funzionali a precise esigenze di affermazione e di esaltazione sociale. I ceti dirigenti della tarda antichità hanno molti modi per autorappresentarsi. Uno dei principali è commissionare oggetti preziosi ad artigiani specializzati. Un settore di grande prestigio è quello dell’argenteria: coppe, boccali, posate e grandi piatti sono tra gli oggetti più richiesti dalle aristocrazie. Spesso questi oggetti recano delle raffigurazioni di miti antichi o scene agresti e di banchetto. Nel secondo piatto di Cesena, ad esempio, è presente l’immagine di un amorino e di ghirlande. Il senso di queste rappresentazioni sta nei modelli culturali elaborati dai committenti. Importanti personaggi vogliono comunicare il loro status symbol e le loro radici culturali.

Il tesoretto di Classe, composto da sette cucchiai e una patera, databile agli inizi del VII secolo d. C. (foto Ravennantica)

Particolare del monogramma di Teoderico in uno dei cucchiai del tesoretto rinvenuto a Classe (foto Ravennantica)

Nel caso del Tesoretto di Classe, costituito da sette cucchiai e una patera, è interessante notare le differenti incisioni riportate sulle posate, una delle quali è ornata con un monogramma inciso che comprende le lettere T E O D C ed è molto simile a quello rappresentato sulle emissioni monetali di Teodorico: tutto ciò ci fa intuire che l’ultimo suo possessore aveva assemblato oggetti eterogenei provenienti da servizi da tavola differenti, uno dei quali particolarmente illustre. Il banchetto è uno dei momenti sociali più importanti nella vita dell’aristocrazia tardoantica, un’occasione di incontro, di esibizione del proprio status e di condivisione di valori comuni. Tra i valori del simposio è anche il rispetto della condizione gerarchica dei commensali, che trova espressione nell’arredo del triclinio e nella disposizione degli invitati. Una vera novità è costituita dalla tavola da pranzo, che nella maggior parte dei casi assume la forma – ben nota da immagini, fonti letterarie e rinvenimenti archeologici – di una mensa semicircolare in marmo, attorno alla quale si disponevano radialmente i letti per gli invitati (stibadia), in modo tale che essi potessero appoggiare il gomito al lungo cuscino collocato tra i letti e la mensa dalla quale venivano prese le vivande. All’interno dell’esposizione è presente la ricostruzione di uno stibadium (divano per banchetto) in dimensioni reali, che si può trasformare in anfiteatro per i bambini.

Uno Stibadium ricostruito nel disegno di Giorgio Albertini

“La mostra”, spiega uno dei curatori, Giuseppe Sassatelli, “è dedicata ad alcuni preziosi oggetti da mensa in argento scoperti a Cesena e nell’area dell’Antico Porto di Classe occultati in antico dai loro proprietari per proteggerli a fronte di una minaccia imminente (guerre, epidemie) con la speranza di un recupero che poi non c’è mai stato. Solo in età contemporanea e del tutto casualmente gli archeologi li hanno portati alla luce giustificando il titolo “tesori ritrovati”. Sia nella loro funzione che nelle loro decorazioni i due piatti di Cesena, la patera e i cucchiai di Classe evocano il banchetto, inteso come momento significativo della cerimonialità e dell’ideologia dei ceti dirigenti di età tardo-antica e bizantina. Il banchetto si svolge nel rispetto rigoroso della condizione gerarchica dei commensali, disposti attorno a un nuovo tipo di tavola da pranzo, una mensa semicircolare in marmo, attorno alla quale si dispongono radialmente i letti degli invitati (stibadia). È una novità importante che supera il triclinio delle fasi precedenti, destinato a una coppia di commensali, e introduce un nuovo modo di banchettare che pur conservando una gerarchia dei commensali apre la strada a soluzioni più socializzanti ed egalitarie che poi avranno grande fortuna nelle “tavole rotonde” del Medioevo. Ma due altre motivazioni ci hanno animato e sostenuto nella realizzazione di questo progetto. La prima è che il museo ha tra i suoi obiettivi quello di ricostruire pagine importanti della storia della città e del territorio. E il coinvolgimento di una comunità vicina come quella di Cesena va nella direzione di far conoscere e valorizzare il patrimonio storico e culturale che ci circonda. La seconda ragione è ancora più importante. Nonostante lo tzunami del coronavirus ci spingesse in altre direzioni, abbiamo voluto mantenere questo impegno non solo per tenere fede alla progettualità culturale del Museo di una mostra annuale, ma anche nella speranza – che poi si è fortunatamente avverata – che l’apertura della mostra coincidesse con la riapertura di musei e monumenti e potesse essere una preziosa ed efficace occasione di rilancio per tutte le nostre attività. Confidiamo che la determinazione e il coraggio con cui abbiamo fatto questa scelta, tutt’altro che facile, possa dare presto i suoi frutti”.

Parco archeologico di Classe: riaprono al pubblico con tariffe speciali museo Classis Ravenna, Basilica di Sant’Apollinare in Classe e Antico Porto

Il Parco archeologico di Classe: museo Classis Ravenna, basilica di Sant’Apollinare in Classe, Antico Porto di Classe

Il parco archeologico di Classe (Ravenna) riapre al pubblico con tariffe speciali. Dalle 10 di sabato 23 maggio 2020 sarà di nuovo possibile visitare il museo Classis Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe e l’Antico Porto di Classe che costituiscono il Parco Archeologico di Classe. RavennAntica ha deciso di ripartire dai siti del Parco Archeologico di Classe perché le caratteristiche del museo Classis e dell’Antico Porto, associate a quelle della Basilica che sono state valutate analogamente dal Polo Museale dell’Emilia Romagna, favoriscono la piena applicazione di tutti i protocolli stilati affinché i visitatori possano fruirne in serenità e nella più totale sicurezza. Per evitare assembramenti, l’ingresso ai siti è consentito su prenotazione: un’importante novità è la biglietteria online, che consente di scegliere la fascia oraria di visita. Gli ingressi saranno contingentati e in sicurezza secondo le linee guida stabilite a livello nazionale. Il nuovo sistema di prenotazione online sarà attivo a partire da venerdì 22 maggio. Per festeggiare questa tanto attesa ripartenza sono previste tariffe speciali: museo Classis Ravenna, biglietto unico 5 euro; Antico Porto di Classe, biglietto unico 4 euro. Biglietto cumulativo Parco Archeologico di Classe (Museo Classis Ravenna + Basilica di Sant’Apollinare in Classe + Antico Porto di Classe) 12 euro. Gli orari di apertura sono i seguenti: Museo Classis Ravenna: tutti i giorni 10 – 19; Basilica di Sant’Apollinare in Classe: da lunedì a sabato 10 -19; domenica 13 – 19. Antico Porto di Classe: tutti i giorni 10 – 13 e 15 – 19. I visitatori devono essere muniti di mascherina.

Per “Classe al chiaro di luna” all’antico porto di Classe “A tavola con gli antichi”: visite guidate seguite da conversazioni e degustazioni a cura di Claudio Cavallotti, spaziando dagli Etruschi ai gladiatori, dai Celti ai Bizantini

La magia del parco archeologico dell’Antico Porto di Classe (Ravenna) al calar del sole

Il manifesto delle manifestazioni “Classis al chiaro di luna”

È partita la nuova edizione della rassegna estiva “Classe al Chiaro di Luna” che amplia il proprio raggio d’azione ricomprendendo i siti del Parco Archeologico di Classe che dal 15 giugno fino al 30 agosto 2019 saranno animati da concerti, visite guidate, laboratori didattici, cene a tema storico, conferenze e degustazioni con food truck. Proprio i racconti sul cibo nel corso della storia sono ormai una tradizione: affidati a Claudio Cavallotti, cuoco ed esperto di cucina antica, torna a grande richiesta negli spazi dell’Antico Porto di Classe “A tavola con gli antichi”. Si inizia venerdì 28 giugno 2019 con una serie di conversazioni, accompagnate da sfiziosi assaggi, spaziando dagli Etruschi ai gladiatori, dai Celti ai Bizantini fino ad analizzare le tracce dell’antico nei cibi e nelle bevande di oggi. Tariffa: 18 euro ingresso + visita guidata + degustazione (info 0544.478100). Ecco il programma.

Claudio Cavallotti propone “A tavola con gli Antichi”

Venerdì 28 giugno 2019, all’Antico Porto di Classe, alle 19, visita guidata; alle 20, per “A tavola con gli antichi” si scopre “L’alimentazione degli Etruschi”, conversazione e degustazione. Venerdì 12 luglio 2019, si spiegano “Le abitudini alimentari dei Celti”, conversazione e degustazione. Venerdì 19 luglio 2019, sarà la volta de “I cibi dei gladiatori, degli schiavi, della plebe”, conversazione e degustazione. Venerdì 26 luglio 2019, arriva “La cucina bizantina”, conversazione e degustazione. Si chiude venerdì 2 agosto 2019, con “Le tracce dell’antico nei nostri cibi e bevande”, conversazione e degustazione.

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna – Premio “Olivo Fioravanti”: tre serate con conversazioni e film

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna

Tutto è pronto all’Antico Porto di Classe (Ra) per la terza edizione del Festival del Cinema Archeologico di Ravenna – Premio “O. Fioravanti” in programma dal 7 al 9 agosto 2018: tre conversazioni, sei film selezionati da Dario Di Blasi dall’archivio di Firenze Archeofilm, voce narrante Davide Sbrogiò, edizioni video Fine Art produzioni S.r.l-Augusta (SR), traduzioni a cura di Gisella Rigotti, Stefania Berutti, Carlo Conzatti. Tre serate a ingresso libero, con inizio sempre alle 21. L’evento è organizzato da Parco Archeologico di Classe, Fondazione RavennAntica, Porto di Ravenna, Archeologia Viva.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Martedì 7 agosto 2018, il festival apre con la prima conversazione. Pierfrancesco Callieri, professore di Archeologia e Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale all’università di Bologna, interviene su “Le recenti scoperte a Persepoli”. Alle 21.30, al via le proiezioni: “Le acque segrete di Palermo” di Stefania Casini (Italia, 52’). Palermo cela nelle sue viscere un affascinante segreto: i qanat. Canali sotterranei scavati dall’uomo che raccolgono acque sorgive: le acque segrete di Palermo. Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del Mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza di cui restano le tracce visibili nelle architetture, nella toponomastica, nella organizzazione urbanistica e nelle tecniche di ripartizione e gestione. Il documentario svela fra storia, scienza e leggenda le vie segrete dell’acqua. “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Agnès Molia et Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani vi è la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani, che ci hanno lasciato un capolavoro di architettura, Persepoli. Finora si pensava che il sito fosse limitato alla sua imponente terrazza, utilizzata dai re persiani qualche mese all’anno. Ma recenti scoperte rivelano un volto del tutto diverso di Persepoli, quello di una delle città più opulente del mondo antico: un Eden sulle montagne.

Il film “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti

L’archeologa Federica Guidi

Mercoledì 8 agosto 2018, seconda giornata, apre la conversazione con Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna su “Lo sviluppo delle città romane”. Alle 21.30, le proiezioni: “Marly, le Chateau disparu du Roi Soleil / Marly, il castello scomparso del Re Sole” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 52’). Nel maggio 2015 nuovi scavi archeologici condotti da Annick Heitzmann e Bruno Bentz nella tenuta di Marly, vicino a Versailles, mirano a individuare, all’interno dei resti delle stanze al piano terra e degli interrati, tracce della vita e della storia di questa meraviglia architettonica. Qui Luigi XIV passava il tempo con famiglia e amici, lontano dagli sfarzi di Versailles. Un’occasione unica per scoprire la storia di una residenza reale dall’architettura unica e ricostruire la vita privata del Re Sole. “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti (Italia, 20’). Cinque importanti siti archeologici romani in Italia, al di fuori delle Mura Aureliane, ricostruiti in computer grafica 3D: Mutina (Modena) romana, Ostia antica e il Porto di Traiano, la Basilica Costantiniana di Aquileia, la Domus di Colombarone nel Parco Regionale Naturale del Monte San Bartolo (Pesaro), il Foro di Brixia (Brescia).

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Il prof. Maurizio Cattani

Giovedì 9 agosto 2018, serata finale aperta dalla conversazione con Maurizio Cattani, professore di Preistoria e protostoria all’università di Bologna, su “Le ultime scoperte in area romagnola”. Alle 21.30, le proiezioni. “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè (Francia, 54’). A Luxor, i colossi di Memnone, sulla riva sinistra del Nilo, segnavano l’ingresso di quello che era il più grande tempio mai costruito da un faraone: quello di Amenophis III. Dall’inizio degli anni 2000, un team internazionale guidato da Hourig Sourouzian, un egittologo specializzato in sculture faraoniche, ridona vita a questo tempio di cui ben poche vestigia erano visibili oltre ai due colossi di Memnone. “El Reino de la Sal. 7000 Años de Hallstatt / Il regno del sale. 7000 anni di Hallstatt” di Domingo Rodes (Spagna, 23’). Hallstatt è un piccolo villaggio situato sulle sponde dell’Hallstatter See, nel cuore delle Alpi austriache. Da tempi immemori, la sua esistenza è legata allo sfruttamento, continuato nei secoli, delle miniere di sale scavate in queste montagne. In ogni caso è stata la sua importanza per la preistoria europea a portare fama e notorietà mondiale ad Hallstatt e a far sì che meritasse di essere dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Alla fine della proiezione si assegna il Premio “Olivo Fioravanti” al film più gradito al pubblico.

TourismA 2018 palcoscenico della cerimonia di consegna del V premio Francovich, assegnato per il 2017 al museo Sannitico di Campobasso (sezione medievale) e alla Domus dei tappeti di pietra di Ravenna. Annunciata l’apertura del museo dell’Antico porto di Classe

La giuria del premio Francovich insieme ai vincitori dell’edizione 2017 sul palco di Tourisma 2018 a Firenze (foto Graziano Tavan)

Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore Beni culturali

Il museo Sannitico di Campobasso (sezione medievale) e la Domus dei tappeti di pietra di Ravenna sono i vincitori del premio Francovich 2017 nella classifica votata rispettivamente dai soci e dal pubblico (non soci). La cerimonia di consegna del premio a TourismA, salone Archeologia e Turismo, che si è confermata palcoscenico privilegiato per il premio “Riccardo Francovich”, riconoscimento istituito nel 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (Sami) per chi rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione verso un pubblico di non specialisti, individuando anno dopo anno un museo o un parco archeologico che a livello nazionale rappresenti un caso di best practice di allestimento museografico, attività didattico-comunicativa e qualità scientifica “in grado di rappresentare adeguatamente le tematiche dell’archeologia post classica”. Sabato 17 febbraio 2018 nell’auditorium del centro congressi di Firenze, gremito per TourismA 2018, è stato consegnato il premio Francovich, giunto alla V edizione. Sul palco, con il presidente della Sami, Giuliano Volpe, tutta la giuria.  Nella votazione dei soci si è classificato al primo posto il museo provinciale Sannitico di Campobasso – Sezione Medievale per “l’efficace, affascinante presentazione museologica di una delle più importanti scoperte di archeologia barbarica del Meridione”.

Il museo Sannitico di Campobasso, vincitore del premio Francovich 2017 per la sezione medievale

Il museo del Sannio nasce nel 1881 e viene ospitato, insieme alla biblioteca Provinciale, nel Palazzo della Prefettura di Campobasso. Fu l’archeologo Antonio Sogliano a provvedere a una prima catalogazione del materiale, e a pubblicare l’Inventario nel 1889. Da allora il museo e la biblioteca hanno conosciuto vicende alterne e molteplici cambi di sede fino al 1995, quando il museo è stato allestito nei locali del settecentesco Palazzo Mazzarotta, nel centro storico di Campobasso. Al suo interno hanno trovato posto sia l’originaria raccolta provinciale ottocentesca, sia i ritrovamenti avvenuti durante moderni scavi archeologici nella provincia di Campobasso. L’esposizione si articola secondo un criterio cronologico e tematico, per cui per trovare la sezione alto-medievale, premiata dalla Sami, bisogna salire al secondo piano. Qui l’Alto Medioevo è rappresentato dalle ricchissime tombe di cavalieri bulgari ritrovate nella Piana di Bojano: tra queste la ricostruzione integrale della tomba di un guerriero e del suo cavallo con ricche bardature in argento. C’è inoltre una breve sezione con materiali basso medioevali, in particolare ceramiche.

TourismA 2018, la consegna del premio Francovich a RavennAntica (foto Graziano Tavan)

Domus dei tappeti di pietra a Ravenna: mosaici pavimentali di un palazzetto bizantino del V-VI sec.

L’area archeologica dell’antico porto di Classe (Ravenna)

Nella votazione del pubblico al primo posto si è classificata la Domus dei tappeti di pietra di Ravenna, per “il limpido allestimento museale di una ricca domus aristocratica della tarda antichità”. Collocata nella settecentesca chiesa di Santa Eufemia, in un vasto ambiente sotterraneo a circa tre metri sotto il livello stradale, la Domus presenta 14 ambienti  con oltre settecento metri quadri di splendide pavimentazioni a mosaico appartenenti ad un palazzetto bizantino del V – VI secolo d.C. “La Domus non ha vinto solo in virtù della sua bellezza”, è intervenuto il presidente di RavennAntica, Giuseppe Sassatelli, “ma anche e soprattutto perché rappresenta un efficace esempio di restituzione del patrimonio archeologico sotto il profilo progettuale, museologico e gestionale. Questa vittoria è stata possibile grazie al sostegno dei cittadini e a quello degli oltre 850mila visitatori che, fino ad oggi, hanno visitato la Domus. Inoltre, grazie alle attività didattiche rivolte ogni anno alle scuole e attraverso le iniziative dello scorso novembre, realizzate per la ricorrenza dei 15 anni di apertura, tante persone hanno avuto occasione di visitare nuovamente il sito e di apprezzarne le modalità espositive. Il premio Francovich è un riconoscimento che ci darà ancora più energia per le molte ed importanti operazioni che dobbiamo affrontare nel 2018, tra le quali, in particolare, l’inaugurazione del Museo di Classe”. RavennAntica, proprio con la Domus, ha inaugurato la sua fortunata stagione di restituzioni del patrimonio e di buone prassi nell’ambito dei beni culturali. La Fondazione – hanno sottolineato i responsabili -, ha poi consolidato “il suo innovativo sistema gestionale con la successiva messa in valore degli altri monumenti da essa concepiti, realizzati e valorizzati: il museo Tamo, la Cripta Rasponi – Giardini pensili e l’Antico Porto di Classe, entrati a pieno titolo nel circuito dei siti cittadini. Tutto questo in attesa di conseguire l’obiettivo principale della sua mission: l’inaugurazione, come si diceva, nel prossimo autunno, del museo di Classe.