Giornata internazionale della Donna al museo Archeologico nazionale di Napoli: visita tematica “Archeologia: Sostantivo Femminile”, dedicata alle archeologhe e al loro ruolo, fondamentale nella ricerca

Domenica 8 marzo 2026, in occasione della Giornata Internazionale della donna, anche al museo Archeologico nazionale di Napoli l’ingresso è gratuito per tutte le donne. Inoltre, gli interessati potranno usufruire di una visita guidata tematica dedicata alle donne e l’archeologia “Archeologia: Sostantivo Femminile”. Visita guidata gratuita; biglietto d’ingresso ordinario (gratuito per le donne). Durata 90’.

Appuntamento alle 12.30, appunto con la visita tematica “Archeologia: Sostantivo Femminile”, dedicata alle archeologhe e al loro ruolo, fondamentale nella ricerca. Un percorso che racconta il contributo di studiose che, attraverso scavi, ricerche e interpretazioni, hanno ampliato la nostra conoscenza del mondo antico e delle collezioni del museo, anche affrontando, nel secolo scorso, avversità ambientali e politiche. Una riflessione sullo sguardo femminile nell’archeologia e sull’importanza delle donne come protagoniste della storia e della sua riscoperta.

L’archeologa Paola Zancani Montuoro

In questa giornata speciale il Mann ricorda una delle maggiori esponenti dell’archeologia contemporanea: Paola Zancani Montuoro. Indimenticabili restano i suoi studi sull’Heraion alla Foce del Sele. Proprio la Biblioteca del Mann conserva, per volontà della studiosa, il suo prezioso fondo bibliografico, che consta di circa 1800 monografie e oltre 4000 estratti, tutte risorse di grande valore per gli studiosi e per la ricerca archeologica.

Giornata internazionale della Donna: a Paestum alla scoperta delle donne nell’antichità, a Velia visita tematica “Storie pop di donne e città ribelli”

Nel mondo antico, le figure femminili occupano uno spazio complesso e profondo, fatto di vita quotidiana, riti, miti e passaggi simbolici. Le pitture delle tombe lucane, presto visibili nel nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum, raccontano anche questo: viaggi ultraterreni, presenze divine, richiami a modelli della grande pittura greca, in una narrazione che intreccia memoria, identità e rappresentazione. L’8 marzo 2026 è un’occasione per attraversare questi racconti e riscoprire, attraverso l’archeologia, le storie delle donne nell’antichità in una giornata di cultura e condivisione con ingresso gratuito per tutte le donne ai Parchi archeologici di Paestum e Velia.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, che prevede l’ingresso gratuito per tutte le donne, i Parchi propongono un appuntamento speciale nell’area archeologica di Velia. Domenica 8 marzo 2026, alle 11, appuntamento in biglietteria, visita tematica “Storie pop di donne e città ribelli”, a cura dei ragazzi del Servizio Civile in servizio a Velia, un percorso pensato per raccontare il sito di Velia attraverso prospettive nuove, mettendo al centro figure femminili iconiche, vicende di libertà e momenti di trasformazione che hanno segnato la storia. Tra le strade e i monumenti dell’antica Elea, la visita guiderà i partecipanti in un viaggio tra archeologia e racconto, intrecciando episodi della storia della città con riflessioni sul ruolo delle donne e sulle forme di resistenza e cambiamento che hanno attraversato il mondo. La visita tematica è inclusa nel biglietto d’ingresso ai Parchi, gratuito per le donne e nell’abbonamento Paestum&Velia.

 

Metaponto (Mt). Per la giornata della Donna al museo la mostra “Le Dee del Grano. Il grano senza le Dee” e al parco archeologico il fascino senza tempo delle poesie dell’antica Grecia

In occasione della Giornata internazionale della Donna al parco archeologico di Metaponto (Mt) per una mattinata dedicata alla bellezza, al mito e alla cultura greca, occasione per scoprire il legame profondo tra territorio e divinità attraverso una mostra e il fascino senza tempo delle poesie dell’antica Grecia. Alle 10, apertura della mostra “Le Dee del Grano. Il grano senza le Dee” con le riflessioni del direttore Vincenzo Cracolici al museo Archeologico di Metaponto (Depositi). Alle 11, “Le Naiadi di Metapontion raccontano”: poesie dall’Antica Grecia al parco archeologico area urbana di Metaponto. Teatro Greco. Orari di apertura del Museo: 8:30-13.30 (ultimo ingresso 13), e del Parco: 8.30-13.30 (ultimo ingresso 13). Pomeriggio chiuso. Ingresso: 5 euro. Gratuito per tutte le donne.

 

Giornata Internazionale della Donna, apertura straordinaria delle sezioni femminili delle Terme di Pompei, e alla Villa di Poppea di Oplontis itinerari sulla cosmesi e gli ornamenti femminili

La sezione femminile delle Terme del Foro a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La donna a Pompei. L’8 marzo 2026 in occasione della Giornata Internazionale della Donna –con ingresso gratuito per le donne in tutti i luoghi della cultura statali – apertura straordinaria delle sezioni femminili delle terme di Pompei, mentre alla Villa di Poppea, ad Oplontis/Torre Annunziata, ore 9.30 – 12.30., itinerari sul tema della cosmesi e ornamenti femminili che ruoteranno intorno alla figura di Ipazia, scienziata del V secolo d.C. e saranno proposti gratuitamente dall’Archeoclub di Torre Annunziata, assieme al Gruppo Storico Oplontino e l’Arev. Le iniziative del Parco dedicate alla giornata si collocano a conclusione di un anno ispirato alla figura femminile nel mondo antico, che a Pompei era stata raccontata attraverso la mostra, da poco conclusasi, “Essere donna nell’antica Pompei” alla Palestra Grande, e a cui aveva fatto da accompagnamento il progetto teatrale “Vox Femminae. Le parole segrete delle donne” nei vari siti della Grande Pompei.

Sezione femminile delle Terme del Foro a Pompei: decorazione con elementi vegetali e uccelli su fondo giallo (foto parco archeologico pompei)

La sezione femminile delle terme dei Praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’8 marzo 2026 sarà possibile entrare in uno spaccato della quotidianità delle donne pompeiane o di una parte di esse, attraverso la visita alle sezioni femminili delle terme pubbliche del Foro e delle terme Stabiane e di quelle private dei Praedia di Giulia Felice, grande complesso urbano nell’area orientale della città. La sezione femminile delle Terme pubbliche del Foro dallo scorso anno è tornata all’antico splendore: le Terme pubbliche sono state per lungo tempo destinate a deposito di reperti archeologici, poi, grazie a un delicato restauro, sono state riportate in luce superfici dipinte, tra cui una splendida decorazione con elementi vegetali e uccelli su fondo giallo.

Sezione femminile delle Terme Stabiane a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sezione femminile delle Terme Stabiane a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Una particolare raffinatezza si rileva anche negli ambienti riservati alle donne delle Terme Stabiane, apprezzabili per gli stucchi alle pareti e per il graffito di una nave che campeggia nello spogliatoio, probabile rimando d’amore a qualcuno che navigava.  Le piccole terme dei Praedia di Giulia Felice, invece, a differenza di queste sezioni di ambienti nati nell’ambito di complessi pubblici, e dotati anche di spazi destinati agli uomini, sono l’espressione di una grande capacità imprenditoriale delle donne dell’epoca. Giulia Felice era la proprietaria di una grande villa urbana interna alla città (i cosiddetti Praedia), dotata di un ampio spazio verde, che seppe trasformare in una fonte di guadagno, mettendo in fitto i vari ambienti della villa tra cui lo stesso impianto termale, che da privato divenne pubblico.

 

8 marzo, Giornata internazionale della donna: ingresso gratuito per tutte le donne in musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali

L’8 marzo 2026 il ministero della Cultura celebra la Giornata internazionale della donna con un’iniziativa speciale: ingresso gratuito per tutte le donne in musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. In molti istituti sono inoltre in programma visite guidate e iniziative dedicate, pensate per valorizzare il significato culturale della ricorrenza e il ruolo delle donne nella storia, nell’arte e nella società.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il vigneto di Vigna Barberini sul Colle Palatino nel cuore antico di Roma: ne ha parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, con l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, e Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori

Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, presenta a tourismA 2026 “Il vigneto di Vigna Barberini” (foto graziano tavan)

È forse il luogo più tranquillo del Palatino, una terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano, i rumori del traffico cittadino arrivano attutiti: è la Vigna Barberini così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Qui il parco archeologico del Colosseo, alcuni anni fa, nell’ambito del più ampio progetto #PArCoGreen, è stato piantato un piccolo vigneto, grazie alla sponsorizzazione tecnica dell’Azienda Vitivinicola Cincinnato, mettendo a dimora barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica”, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma. Dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/06/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-caso-aquileia-cristiano-tiussi-fondazione-aquileia-spiega-lo-stretto-rapporto-tra-archeologia-e-vino-che-oggi-si-concretizza-non-solo-con-la-vi/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno ArcheoVinum promosso dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, ci porta proprio nel cuore di Roma antica, il colle Palatino dove c’è il “vigneto di  Vigna Barberini”. Sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, e l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, con Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il direttore Simone Quilici.

“Il parco del Colosseo, a dispetto del suo nome, così caratterizzato dal grande monumento, la sua imponenza, la sua monumentalità”, spiega il direttore Simone Quilici ad archeologiavocidalpassato.com, “è in realtà un luogo dove convivono armoniosamente natura e archeologia che trovano nel paesaggio la sua sintesi. Il paesaggio del parco è rappresentato in gran parte dalla presenza del colle del Palatino, uno dei grandi colli di Roma, luogo delle origini della città, luogo dei palazzi imperiali, luogo dell’origine dei giardini di epoca moderna, gli Horti farnesiani del Cinquecento, ma poi è anche un luogo dove nasce il concetto di parco pubblico a Roma con il napoleonico Jardin du Capitole. In questo luogo, tra Medioevo ed epoca moderna, si sviluppano vigne e orti che caratterizzavano tutta la fascia che era rimasta inabitata con la contrazione di Roma dopo la caduta dell’impero romano. E tra queste vigne c’è Vigna Barberini che sta proprio sul Palatino.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

“Quindi – continua Quilici – è sorta l’idea da parte dell’architetto paesaggista Gabriella Strano che lavora al parco del Colosseo di ripristinare alcune di queste vigne in un luogo che era agricolo, cercando di dare una continuità a questo paesaggio storico. Ed è stata coinvolta la cooperativa agricola Cincinnato di Cori che ha reimpiantato a vigna Barberini alcuni vigneti di questo vitigno autoctono che è il Bellone, un vitigno laziale. E quindi grazie a questa attività noi progressivamente stiamo cominciando a produrre vino in piccole quantità perché nessuno vuole trasformare il Palatino in un’azienda agricola, però abbiamo l’occasione di produrre vino che si va ad aggiungere alla produzione di olio e di miele che già va avanti da qualche anno”.

 

Caorle (Ve). Al museo nazionale di Archeologia del Mare “IO SONO NATURA. L’Uomo è la Natura che prende coscienza di sé”: danza, suoni e parole

Sabato 7 marzo 2026, alle 16, al museo nazionale di Archeologia del Mare di Caorle (Ve) “IO SONO NATURA. L’Uomo è la Natura che prende coscienza di sé”: danza, suoni e parole per esplorare il profondo legame tra l’essere umano e la Natura. Un viaggio sensoriale ed emozionale che ci invita a riscoprire l’unità indissolubile tra umanità e mondo naturale. Non siamo osservatori esterni della Natura ma parte integrante di essa: ogni nostro respiro, ogni movimento ci ricorda che siamo Natura che si manifesta e prende consapevolezza. Guidati da Valentina Mitruccio con Arti in Movimento, Igor Cengia al Gong. Suoni originali di Simone Pedron. Attraverso il movimento del corpo, le vibrazioni sonore e le parole, riscopriamo la nostra essenza più autentica e il nostro posto nell’armonia del mondo naturale. Biglietto ingresso ridotto eventi: 4 euro. Info e prenotazioni: drm-ven.museocaorle@cultura.gov.it, 0421 83149 – 379 1805649.

Giornata della donna. Sabato visite guidate a Villa di Orfeo di Trento e al museo Retico di Sanzeno. Domenica ingresso gratuito per le donne nei siti del Trentino

Sabato 7 marzo 2026, due proposte a cura dei Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici per esplorare il mondo femminile nell’antichità. A Villa di Orfeo, in via Rosmini 4 a Trento, alle 10.30 e 15.30, “Storie e mestieri delle donne di Tridentum”: visite guidate per scoprire gli usi e costumi delle donne della Trento romana. Ingresso e partecipazione gratuiti per tutte le donne previa prenotazione al numero 0461 230171.

Sabato 7 marzo 2026, al museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non a Sanzeno (Tn), alle 15.30, “Donne nell’antichità: reperti che raccontano”, un viaggio nel pozzo del tempo, tra i reperti rinvenuti in Val di Non, a cui seguirà un laboratorio di lavorazione dell’argilla. Ingresso e partecipazione gratuiti per tutte le donne previa prenotazione al numero 331 6201376 entro le 13 del giorno dell’iniziativa.

Il museo delle Palafitte a Fiavè (sbc-tn)

Domenica 8 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale della Donna sarà gratuito l’ingresso per tutte le donne al museo delle Palafitte di Fiavé (dalle 13 alle 18), al museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non a Sanzeno (dalle 14 alle 18) e ai siti della Trento romana, lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas in piazza Cesare Battisti e la Villa di Orfeo in via Rosmini (9-13/14-17.30). Un’occasione per visitare la mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana”.

 

Bettona (Pg). Al Cenacolo di San Crispolto il convegno “Donne nella società etrusca. Il ruolo femminile e la sua rappresentazione” con Maria Angela Turchetti e Paola Romi

In occasione della Festa della Donna, sabato 7 marzo 2026, alle 17, al Cenacolo di San Crispolto di Bettona (Pg), il convegno “Donne nella società etrusca. Il ruolo femminile e la sua rappresentazione” promosso dal Comune di Bettona e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria. Introduce Valerio Bazzoffia, sindaco di Bettona. Intervengono Maria Angela Turchetti, direttrice dell’Ipogeo dei Volumni e necropoli del Palazzone, e Paola Romi, archeologa Sabap Umbria, per uno sguardo appassionato e competente su un tema di grande fascino e attualità, legato alle più “celebri” donne etrusche vissute tra Perugia e Bettona.

 

Ischia di Castro (Vt). Apre al museo civico Archeologico “Pietro e Turiddo Lotti” la mostra “L’importanza di essere bella. Gioielli e ornamenti delle donne etrusche” in occasione delle celebrazioni per la giornata internazionale della Donna

In occasione delle celebrazioni per la giornata internazionale della Donna, sabato 7 marzo 2026, alle 17, al museo civico Archeologico “Pietro e Turiddo Lotti” di Ischia di Castro, sarà inaugurata la mostra “L’importanza di essere bella. Gioielli e ornamenti delle donne etrusche”, realizzata con Fondazione Vulci e l’amministrazione comunale di Ischia di Castro (Vt), visitabile fino all’8 novembre 2026. In una rinnovata edizione rispetto a quella presentata lo scorso ottobre al museo nazionale di Vulci, la mostra vuole dedicare un focus particolare alle caratteristiche della donna etrusca, considerata regina dell’universo domestico e rappresentazione vivente dello status della famiglia. La donna etrusca partecipava ai giochi e banchetti pubblici, non senza sollevare le perplessità degli scrittori antichi che spesso finirono per esasperarne l’aspetto di “eccessiva libertà”. In mostra, grazie alle recenti indagini presso le necropoli di Vulci, oggetti e contesti straordinari, come quelli delle tombe n. 27 o 129 di Poggio Mengarelli, o della tomba delle Mani d’Argento dell’Osteria: idoletti e scarabei di ascendenza egizia, pendenti e affibbiagli realizzati in ambra, faïence e metalli preziosi. Arricchiscono l’esposizione i richiami sia agli ex-voto di terracotta dai santuari, che consentono una esatta ricostruzione anche delle acconciature e dell’uso che degli ornamenti si faceva nel mondo etrusco, sia alla recente scoperta della testa di kore in marmo greco, dal Tempio Nuovo presso il decumano della città etrusca.