Altino (Ve). Al parco archeologico avviata la nuova campagna di scavo alla ricerca del foro romano. Durerà due mesi. La direttrice Marianna Bressan: “Per la prima volta indagheremo il cuore monumentale di Altino romana”

Parco archeologico di Altino: partita la prima indagine archeologica alla ricerac del foro romano (foto parco archeologico altino)

17 anni dopo l’aero-fotointerpretazione che ha fotografato la città sepolta. Tre anni dopo l’avvio della procedura di espropriazione. Un anno e mezzo dopo l’istituzione del Parco archeologico. Sei mesi dopo la conclusione dell’espropriazione…  Il 6 novembre 2025 la prima bennata alla ricerca del foro romano di Altino. Il parco archeologico di Altino – parte dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – ha dato l’avvio alla nuova campagna di scavi concentrata nell’area che, secondo le indagini predittive, avrebbe ospitato il foro della città di età romana. Questa campagna è la prima ad insistere su un’area così centrale dell’antico abitato e si aggiunge agli scavi già effettuati in anni recenti nell’Area archeologica del decumano (2022-2024). La ricerca è promossa e condotta direttamente dal parco archeologico di Altino (Ve) con un finanziamento dedicato da parte della direzione generale Musei, e vede coinvolti, oltre allo staff tecnico del Parco, il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e alcuni specialisti archeologi liberi professionisti. Come è consuetudine e non appena gli scavi restituiranno risultati significativi, il parco archeologico di Altino organizzerà un appuntamento di scavi aperti al pubblico: un momento di incontro e divulgazione che riscuote sempre grande interesse e che rientra nel continuo impegno del Parco per valorizzare e rendere accessibile la ricerca archeologica nella sua dimensione più viva e partecipata.

Massimo Osanna, direttore generale dei Musei (foto mann)

“Nei musei e parchi archeologici la ricerca non è un’attività accessoria, ma un aspetto fondante della loro missione”, afferma il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Attraverso lo studio e lo scavo archeologico possiamo far progredire la conoscenza del nostro patrimonio e garantire forme più adeguate di tutela, di fruizione e di accessibilità. Quando i risultati vengono tempestivamente comunicati, Musei e Parchi si trasformano in luoghi vivi, in costante aggiornamento e in dialogo continuo con i propri pubblici. Per questo il Ministero della Cultura ha destinato fondi specifici a campagne di scavo in numerosi Parchi archeologici nazionali, promuovendo anche le attività svolte in collaborazione con Università e istituti di ricerca. Un impegno che consolida il ruolo del Sistema museale nazionale come laboratorio di conoscenza e innovazione”.

Marianna Bressan direttore dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

“Con questi scavi indagheremo per la prima volta il cuore monumentale di Altino romana”, interviene Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna e del parco archeologico di Altino. “Di questa parte di città si conosce solo una sorta di radiografia, restituita attraverso l’interpretazione delle tracce del remote sensing e delle prospezioni geofisiche. Ora abbiamo la possibilità di dare sostanza, attraverso lo scavo stratigrafico, a quanto previsto con le indagini non invasive. L’interesse della ricerca è dunque duplice: da un lato, testare l’efficacia delle previsioni prodotte dagli strumenti tecnologici, dall’altro, naturalmente, conoscere la consistenza delle tracce sepolte e decrittarne la complessità per scrivere un nuovo capitolo della storia di Altino”.

Pubblico numeroso agli appuntamenti “Scavi aperti” nel parco archeologico di Altino (foto vlman)

Le ricerche si concentreranno in particolare nella zona meridionale del foro. Lo scavo ha infatti l’obiettivo di approfondire i risultati del progetto realizzato tra il 2007 e il 2009 dall’università di Padova in collaborazione con la Soprintendenza e la Regione del Veneto, che aveva individuato, tramite l’interpretazione di foto aeree e satellitari e prospezioni geofisiche sul terreno, l’assetto urbanistico dell’antica città, mappandone strade, isolati, edifici pubblici. In particolare la ricognizione era riuscita a individuare le tracce del cuore monumentale del centro abitato: il foro, i due teatri e, subito fuori dal perimetro urbano, l’anfiteatro, riconoscibile dalla sua forma tipicamente ellittica. I terreni interessati dagli scavi sono di recente acquisizione demaniale e per la prima volta saranno oggetto di scavo archeologico. Questo aspetto rende la ricerca la più significativa per il sito, nel quale, soprattutto negli ultimi anni, non sono mancati gli scavi, diretti dal Parco o dati in concessione alle università Ca’ Foscari di Venezia e di Padova.

Veduta da drone del quartiere residenziale augusteo nell’area archeologica di Altino (foto Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni / drm-veneto)

La durata prevista dello scavo è di due mesi e si attendono risultati interessanti dal punto di vista archeologico. “Le indagini da remoto lavorano su grandi scale e fotografano ampie superfici per restituire un quadro d’insieme orizzontale”, aggiunge Bressan, “lo scavo, per limiti oggettivi di tempi e costi, si concentra in un settore molto ridotto rispetto ai grandi monumenti che ambisce a indagare. Per contro, permetterà di scendere verticalmente e di conoscere le successive fasi di attività antropica nel settore, restituendo così la successione storica degli eventi. Sarà interessante inoltre verificare la consistenza dei resti archeologici sepolti, onde valutarne in futuro la valorizzazione nel contesto di una nuova area archeologica aperta al pubblico”. Lo scavo si articolerà in tre fasi: un primo momento – affidato al team della prof. Rita Deiana, direttrice del Centro interdipartimentale di Ricerca per i Beni culturali dell’università di Padova – in cui si effettuerà una nuova serie di prospezioni da aria e da terra, per posizionare il saggio di scavo nel punto più strategico; successivamente gli archeologi della ditta Malvestio s.n.c., affiancando la direzione del Parco, si occuperanno della campagna di scavo vera e propria, cui seguirà la restituzione dei risultati accompagnata dai rilievi topografici e dallo studio dei reperti mobili raccolti durante lo scavo.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro

“Il Museo si addormenta”. Così il museo Archeologico nazionale di Firenze nell’ottobre 2024 annunciava l’apertura del cantiere per i lavori di rinnovamento del Maf: “la più grande operazione di ammodernamento e restyling del museo fiorentino dalla grande alluvione”, aveva dichiarato il direttore Daniele Maras, all’indomani del suo insediamento pochi mesi prima. “L’appuntamento è nel 2026, in tempo per il 60° anniversario dell’alluvione del ’66, che all’epoca colpì duramente e senza pietà l’edificio e le sue collezioni. Per allora il Museo ritornerà a splendere tra i gioielli della corona di Firenze, con l’auspicio di restituire alla città il suo ruolo di Capitale etrusca d’Italia”. (vedi Firenze. Il museo Archeologico nazionale chiude parzialmente a rotazione per la più grande operazione di ammodernamento e restyling dall’alluvione del 1966. Il direttore Maras: “Appuntamento al 2026 proprio per il 60° della piena dell’Arno” | archeologiavocidalpassato). Non è ancora il 2026, ma il risveglio del MAF è già cominciato con l’apertura della nuova sala della Chimera. Il museo Archeologico nazionale di Firenze è pronto a restituire alla città e a tutti i visitatori il capolavoro dell’arte etrusca, la Chimera di Arezzo, simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, e ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento. La riapertura della Sala è il primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo Archeologico nazionale di Firenze e sarà presentata alla stampa mercoledì 19 novembre 2025.

Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, tra due capolavori del Maf, la Chimera e l’Arringatore (foto maf)

Per prepararci al grande evento, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha prodotto con l’agenzia Bovindo due contributi video che oggi proponiamo ai lettori di archeologiavocidalpassato.com. Nel primo, il direttore Daniele Maras ci fa conoscere il mito della Chimera, il suo ritrovamento e come è diventata un simbolo, prima dei duchi di Firenze ora del MAF. Nel secondo, andiamo a scoprire tecniche e problematiche del restauro della Chimera con le spiegazioni di Giulia Basilissi, restauratrice del laboratorio di restauro Erminia Caudana del Maf.

“La Chimera di Arezzo”, spiega il direttore Maras, “è una scultura etrusca di bronzo, capolavoro dell’arte etrusca del 400 a.C. ca, che raffigura un mostro mitologico, la Chimera, una bestia impossibile composta di una testa e un corpo di leone, una testa di capro che spunta dal dorso e una coda di serpente o di drago. Era un mostro che secondo la mitologia infestava le montagne della Licia in Asia Minore e fu sconfitta dall’eroe Bellerofonte.

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“Il capolavoro scultoreo etrusco – continua Maras – rappresenta la Chimera ferita nel momento in cui sta tentando l’ultima difesa: ruggisce contro il suo avversario mentre la testa di capro sta già morendo sul suo dorso ferita da una lancia. Dobbiamo immaginare che originariamente ci fosse il Bellerofonte a cavallo che stava sconfiggendo la Chimera e che quindi fosse un gruppo scultoreo molto importante che era stato offerto in un luogo di culto dell’antica Arezzo presumibilmente da un’importante autorità.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

“Oggi abbiamo soltanto la Chimera che è stata trovata nella Porta San Lorentino nel 1553 al momento in cui il duca di Firenze, Cosimo I, stava fortificando la città nel corso della sua guerra contro Siena. La Chimera fu festeggiata come un importante ritrovamento e un ottimo augurio per il futuro del Duca, nuovo difensore degli Etruschi contro i Senesi che erano assimilati ai Romani. E quindi dato che Siena ha come modello di riferimento, come simbolo, tra i suoi simboli, anche la Lupa capitolina, la Chimera era di nuovo il simbolo etrusco. E gli Aretini, in particolare Giorgio Vasari, che era consigliere artistico e culturale del Duca di Firenze, vollero donare al Duca la Chimera che venne quindi portata subito a Firenze, dopo neanche un mese dal suo ritrovamento. E da allora – conclude Maras – fa bella mostra di sé nei palazzi del potere, e poi dal 1871 esposta nel museo Archeologico nazionale di Firenze, dove oggi la si può vedere. E da oggi in poi la vedremo in una luce migliore”.

“Ci troviamo all’interno del laboratorio di restauro del museo Archeologico nazionale di Firenze”, interviene la restauratrice Giulia Basilissi, “laboratorio intitolato ad Erminia Caudana, che è la prima donna restauratrice presente sul territorio italiano. Il compito più importanti dell’istituzione museale, del museo, è quello di garantire il corretto stato di conservazione delle opere mediante una conservazione programmata. E all’interno proprio di queste attività si inerisce ciò che è stato eseguito negli ultimi mesi sulla Chimera di Arezzo. La superficie è interessata da alcune patinature di colore scuro, definite “patinature lorenesi”, che a tutti gli effetti interessavano tutti i bronzi del museo, e che sono stati rimosse su alcuni dei bronzi, ma che ancora si conservano sulla superficie della Chimera.

Il laboratorio di restauro “Erminia Caudano” del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“La Chimera – ricorda Basilissi – è stata portata quindi nel laboratorio di restauro dove abbiamo fatto un’attenta verifica delle superfici per valutarne lo stato di conservazione. E sono stati riscontrati alcuni aspetti che devono essere nel tempo monitorati con grande cautela. È stata quindi eseguita un’accurata spolveratura e una pulitura principalmente mediante tecniche a secco delle superfici con alcuni punti che sono stati trattati con tecniche meccaniche per andare a rimuovere principalmente nell’area della criniera alcune delle stesure che andavano un po’ ad offuscare la corretta lettura di tutti i dettagli appunto della criniera stessa. È stato fatto un monitoraggio della documentazione con microscopio digitale per continuare a monitorare nel tempo lo stato di conservazione della Chimera. Che per quanto a tutti gli effetti possa sembrare in un ottimo stato di conservazione – conclude Bsilissi – necessita di continui controlli per garantirne la conservazione”.  

Pompei. I nuovi scavi al Termopolio della Regio V hanno portato alla luce, al centro della cucina, una situla (vaso) in pasta vitrea da Alessandria d’Egitto: di solito ornava i giardini, qui è stato riutilizzato come convenitore da cucina. Zuchtriegel: “Testimonianza di Influssi egizi in un ambiente modesto come un retrobottega”

La situla in pasta vitrea da Alessandria d’Egitto scoperta nel retrobottega del Termopolio della Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Veduta dall’alto della Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Era il 2019 quando il parco archeologico di Pompei annunciava la scoperta nella Regio V di un Termopolio, un locale pubblico molto simile alle nostre tavole calde, nell’ambito dell’intervento di messa in sicurezza e consolidamento del Grande Progetto Pompei, oltre 3km di perimetro dell’area non scavata del sito (vedi Pompei. Nuova scoperta dallo scavo della Regio V: è emerso un termopolio (tavola calda) con “l’insegna commerciale” e anfore davanti al bancone | archeologiavocidalpassato). Lo scavo non si è fermato, come gli interventi di messa in sicurezza e restauro del Termopolio della Regio V. Sull’e-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/ è stato pubblicato un articolo di approfondimento circa gli interventi di cantiere che hanno interessato questi  ambienti.

La situla in pasta vitrea da Alessandria d’Egitto scoperta nel retrobottega del Termopolio della Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Ed ecco la nuova scoperta: proprio al centro della cucina del Termopolio della Regio V: una situla (vaso) in pasta vitrea, con scene di caccia in stile egiziano, prodotta in Alessandria d’Egitto. Al di là dell’eccezionalità del vaso, c’è una curiosità in più: il contenitore invetriato solitamente è presente in area vesuviana come elemento pregiato di decorazione di giardini e ambienti rappresentativi, ma qui era stato riutilizzato evidentemente come contenitore da cucina. Le analisi successive ai restauri in corso, si spera, potranno rivelare il contenuto.

Il retrobottega del Termopolio della Regio V di Pompei: al centro la situla in pasta vitrea (foto parco archeologico pompei)

 

La situla in pasta vitera da Alessandria d’Egitto scoperta nel retrobottega del Termopolio della Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dettaglio della situla in pasta vitera scoperta nel retrobottega del Termopolio della Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

I nuovi scavi avviati nel 2023 nell’area della Regio V di Pompei, con la finalità di migliorare le condizioni di conservazione degli ambienti adiacenti al Thermopolium, hanno messo in luce gli ambienti di servizio e il piccolo appartamento al primo piano dove abitavano i gestori dell’attività. Nell’ambiente al piano terra con il piano cottura sono stati rinvenuti ancora al proprio posto gli strumenti utilizzati per la preparazione dei cibi (mortai, tegami) e numerose anfore vinarie di provenienza mediterranea. “Vediamo qui in atto una certa creatività nell’arredare spazi sacri e profani, cioè l’altare domestico e la cucina, con oggetti che testimoniano la permeabilità e la mobilità di gusti, stili e verosimilmente anche di idee religiose nell’Impero Romano”, spiega il Direttore Gabriel Zuchtriegel. “E vediamo questo fenomeno qui non a un livello elitario, ma in una retrobottega di una popina, uno street food di Pompei, vale a dire a un livello medio-basso della società locale, che si rivela però essenziale nella promozione di forme culturali e religiose orientali, tra cui i culti egiziani, ma più tardi anche il cristianesimo”.

Il termopolio della Regio V a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Al momento dell’eruzione, il vano attiguo al Thermopolium  fungeva da ambiente di servizio. Gli spazi erano organizzati in modo funzionale: un piccolo bagno era situato a lato di un ingresso che si apriva sul vicolo cosiddetto dei Balconi, una zona era, invece, destinata allo stoccaggio di anfore e altri contenitori per la conservazione di liquidi. Lo spazio rimanente era occupato da oggetti utilizzati per la lavorazione, la cottura e la conservazione dei cibi. Tra i reperti più interessanti recuperati la citata situla in faience riccamente decorata, testimonianza degli scambi commerciali e culturali che caratterizzavano Pompei. Il piano superiore all’ambiente di servizio era suddiviso in due piccole stanze, una delle quali affrescata e decorata in IV stile, con architetture prospettiche illusionistiche e un pavimento colorato di giallo. La stanza era arredata con mobili, forse in parte rivestiti da lastre marmoree policrome, e con oggetti personali conservati in cassette lignee riccamente adornate.

Termopèolio della Regio V a Pompei: area per lo stoccaggio di anfore e altri contenitori per la conservazione di liquidi (foto parco archeologico pompei)

Il progetto di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza di questi ambienti ha previsto anche il restauro degli apparati murari e decorativi emersi nei precedenti interventi, con l’obiettivo di preservarne la bellezza e l’integrità. Per proteggere gli ambienti dall’azione degli agenti atmosferici e conservare adeguatamente i reperti, sono state realizzate apposite coperture amovibili, progettate per integrarsi armoniosamente con il contesto archeologico. Mentre un impianto di illuminazione consentirà, mettendo in risalto i singoli dettagli, di ammirare in maniera più adeguata il contesto.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra – premio Roma Fotografia “Relazioni” con tutte le fotografie vincitrici e selezionate della decima edizione del Premio Roma Fotografia

Sabato 8 novembre 2025, alle 16, nella Sala dello Zodiaco del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurazione della mostra – premio Roma Fotografia “Relazioni” X Edizione con tutte le fotografie vincitrici e selezionate della decima edizione del Premio Roma Fotografia. Un viaggio tra sguardi, storie e connessioni, dove ogni immagine racconta un modo diverso di essere in relazione – con sé stessi, con gli altri e con il mondo. La mostra è promossa e organizzata da Roma Fotografia e dall’assessorato alla Cultura del Primo Municipio di Roma, in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e la rivista Il Fotografo. Le opere resteranno in mostra fino al 30 novembre 2025 e sarà accessibile durante i giorni e gli orari di apertura del Museo ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. Dall’11 al 30 novembre 2025, saranno protagoniste anche della terza edizione di Roma Fotografia Future, con la proiezione sui cinque Video Led del “Circuito Musei”: oltre al museo Etrusco, a Castel Sant’Angelo, al MAXXI – museo nazionale delle Arti del XXI secolo, alle Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini e a Palazzo Merulana. Un dialogo diffuso tra fotografia, arte e spazio urbano, che trasforma i musei in un unico racconto collettivo sulla contemporaneità. Entrambe le esposizioni sono curate da Maria Cristina Valeri e Alex Mezzenga di Roma Fotografia. La Giuria: presidente il fotoreporter Luciano Del Castillo, Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Giulia Silvia Ghia (assessore alla Cultura del Municipio Roma I Centro), Federica Berzioli (Coordinamento editoriale di IL FOTOGRAFO).

Il tema “Relazioni”. In un tempo in cui la distanza sembra spesso prevalere sulla vicinanza, “RELAZIONI” è un invito a guardare con attenzione ciò che ci unisce. Attraverso la fotografia, Roma Fotografia ha voluto stimolare una riflessione sui legami che ci definiscono, nelle loro molteplici dimensioni: i rapporti umani, i legami con la natura, le connessioni sociali e urbane, la spinta al viaggio e alla scoperta, le nuove sfide della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, fino al delicato equilibrio tra corpo e mente. Ogni fotografia esposta diventa una finestra aperta su un mondo di connessioni e significati, dove le emozioni, la memoria e la curiosità si intrecciano per restituire la complessità della nostra epoca. “Relazioni” è un tema universale ma intimo, in cui ciascun visitatore potrà ritrovare una parte di sé, riconoscendosi nello sguardo degli altri.

La foto “Terra ferita, mani che cercano” di Gregorio Turini, prima classificata del premio categoria Short Story (Roma Fotografia, Relazioni)

Premio CATEGORIA SHORT STORY. Gregorio Turini, “Terra ferita, mani che cercano”: un racconto visivo potente e poetico sulla fragile relazione tra l’uomo e la Terra. Nelle immagini realizzate ai margini di Addis Abeba, la terra diventa corpo vivo e sofferente, testimone e vittima insieme dell’azione umana. Turini trasforma un luogo di scarto in un racconto di umanità e resilienza che interroga la coscienza collettiva.

La foto “L’abbraccio” di Giuseppe Sabella, prima classificata del premio categoria Single shot (Roma fotografia, Relazioni)

Premio CATEGORIA SINGLE SHOT. Giuseppe Sabella, “L’abbraccio”: un frammento di intimità universale, sospeso tra presenza e assenza. Con sguardo sensibile e delicato, Sabella cattura la forza emotiva di un gesto semplice e assoluto, in cui si riflette il bisogno umano di contatto e appartenenza. Due progetti che raccontano, con linguaggi diversi ma ugualmente intensi, il valore delle relazioni umane, sociali e ambientali nel nostro tempo.

Gambolò (Pv). Al via la nuova edizione del “Cinema di Archeologia – Festival internazionale del cinema di archeologia – Città di Gambolò” promosso dal museo Archeologico Lomellino in collaborazione con il RAM Film Festival di Rovereto: 11 film e due premi (del pubblico e della giuria)

Sabato 8 e domenica 9 novembre 2025, al Castello Litta-Beccaria di Gambolò (Pv), la nuova edizione del “Cinema di Archeologia – Festival internazionale del cinema di archeologia – Città di Gambolò” promosso dal museo Archeologico Lomellino e dal comune di Gambolò con il contributo di Regione Lombardia, in collaborazione con il RAM Film Festival di Rovereto. Due giornate dedicate ai migliori film internazionali a tema archeologico, con proiezioni, incontri e la premiazione dei film vincitori.

PROGRAMMA DI SABATO 8 NOVEMBRE 2025, 15-18.30: apertura della manifestazione. Si inizia con la proiezione del film “La civiltà perduta dell’Amazzonia / La civilisation perdue d’Amazonie” di Franck Cuveillier, Éric Ellena (Francia/Cile 2024, 53’). E se, tra le grandi civiltà che hanno brillato fin dalla preistoria, ce ne fosse una dimenticata? Una civiltà sommersa, cancellata, nascosta agli occhi del mondo nel rifugio più perfetto che esista sulla Terra: la foresta più grande del pianeta, quella amazzonica? Un piccolo gruppo di scienziati ha deciso di salvarla dall’oblio. Scavano, raccolgono, confrontano le tracce millenarie di piante, animali e esseri umani che hanno condiviso e modellato questo immenso territorio. Si addentrano nella giungla, riscoprono e interpretano migliaia di pitture rupestri lasciate sulle pareti di arenaria in Colombia e in Brasile. Esplorano una foresta che, per millenni, è stata coltivata e trasformata dai suoi primi abitanti. Attraverso i reperti archeologici ritrovati in Cile, ricostruiscono scene di vita dei primi amerindi, la fauna che incontravano e i paesaggi che frequentavano. Segue il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico. Quindi il film “Gli umani prima dei Neanderthal / Humans before Neanderthals” di Emma Baus (Francia 2024, 52’). Molto prima dell’arrivo di Homo sapiens, o persino dei Neanderthal, altri esseri umani abitavano il territorio francese durante gli intensi periodi di glaciazione. Un luogo in particolare è stato testimone del loro passaggio: la grotta di Tautavel, ai piedi dei Pirenei. Come riuscivano a sopravvivere in un ambiente così ostile? Sulla base delle più recenti scoperte scientifiche, il film cambia il nostro punto di vista su questi antichi antenati, le cui sorprendenti capacità cognitive continuano a stupirci. Chiude la sezione pomeridiana il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 20’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale. A seguire una cena a tema archeologico presso la Locanda Milano (menù completo 30 euro).

Frame del film “Secret Sardinia, mysteries of the Nuraghi – Sardegna segreta, i misteri dei Nuraghi” di Thomas Marlier

PROGRAMMA SABATO 8 NOVEMBRE 2025, 21-23. Apre la sezione il film “Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano” di Sandra Lopez Cabrera (Italia 2024, 52’). Il docufilm narra le vicende di Grimoaldo, nobile discendente della stirpe di Alboino nato a Cividale attorno al 600, che nel corso di una lunga vita densa di avvenimenti riuscirà a divenire il primo re longobardo di stirpe friulana. Attraverso il racconto della vita di questo nostro illustre antenato friulano avremo anche modo di raccontare le vicende storiche della Penisola e del Friuli longobardo del VII secolo. Il docufilm è strutturato sotto forma di uno storytelling dallo stile cinematografico grazie al quale è possibile assimilare al meglio nozioni storiche ed etnografiche riguardanti le tracce longobarde presenti nei territori interessati. Segue il film “Faragola. Un Mondo Ritrovato” di Claudio d’Elia (Italia 2025, 15’). Il film racconta la storia di Faragola, una delle più lussuose ville romane tra il III e il IV secolo d.C. Con gli occhi di uno dei suoi visitatori ne scoprirete lo splendore degli ambienti e le peculiari caratteristiche costruttive, tra cui il complesso termale e la Coenatio, dove spicca un raro Stibadium in pietra, luogo di sontuosi banchetti. Un viaggio per comprenderne la funzione e il contesto, dal suo massimo splendore al suo declino. Chiude la serata il film “Sardegna segreta, i misteri dei Nuraghi / Secret Sardinia, Mysteries Of The Nuraghi” di Thomas Marlier (Francia 2024, 53’). La Sardegna, una piccola isola del Mediterraneo – poco più grande delle Hawaii – custodisce i resti di un’antica civiltà comparsa quasi 4.000 anni fa. Mentre i faraoni d’Egitto costruivano le loro ultime piramidi, questa potente civiltà dava vita a torri-fortezza chiamate nuraghi, a santuari religiosi e a straordinarie tombe dalla forma geometrica. Chi era il popolo nuragico, costruttore di questi monumenti? Negli ultimi cinque anni, un’équipe internazionale di archeologi e scienziati studia questi resti come mai prima, contribuendo a svelare i segreti di una delle più straordinarie civiltà dell’Età del Bronzo del Mediterraneo.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling

PROGRAMMA DOMENICA 9 NOVEMBRE 2025, 14.30-18. Apre il film “Roma e il suo Fiume” di Mattia Ippoliti (Italia 2024-2025, 52’). I fattori geografici hanno influenzato e influenzano ogni attività umana, ciò è particolarmente evidente guardando alla storia delle città fluviali. Alcune tra le più importanti città europee sono nate e si sono sviluppate lungo i corsi d’acqua, e grazie alla loro presenza. Tuttavia, il loro rapporto con i fiumi è sempre stato segnato da una dicotomia, ai vantaggi topografici si contrappongono i pericoli causati dalle loro esondazioni. Sin dall’antichità le città fluviali hanno dovuto concepire e sviluppare sistemi di gestione e irreggimentazione delle acque che hanno permesso loro di sopravvivere e prosperare. Nel corso del XX secolo i progressi tecnologici e ingegneristici sembravano aver raggiunto un livello tale da permettere di considerare il problema risolto. Oggi i cambiamenti climatici e gli eventi meteorologici estremi da loro causati tornano a minacciare le più belle e importanti città d’Europa. Questo documentario racconta la storia della città di Roma e della sua capacità, nel corso dei secoli, di trasformarsi e adattarsi per soddisfare ai bisogni del contesto urbano e a rispondere alle minacce ambientali e urbane contro le quali, ancora oggi, deve continuare a lottare per poter sopravvivere. Segue il film “Le città d’oro, il grande malinteso / Les cités d’Or, le grand malentendu” di Joséphine Duteuil (Francia 2024, 54’). Cinque secoli dopo la conquista delle Americhe, il documentario esplora la ricerca ossessiva dell’oro, motore principale della colonizzazione. Attraverso le testimonianze degli studiosi e gli scavi archeologici, il film indaga i miti delle leggendarie “Città d’oro” e l’idea di un Eldorado dalle ricchezze infinite. Per i popoli indigeni, l’oro non era una moneta, ma un materiale sacro e spirituale. Il film mette a confronto questa visione con quella dei conquistadores, ossessionati dalla ricchezza materiale. Rivela come questa brama abbia portato a immense violenze e alla distruzione di intere civiltà. Attraverso un viaggio in Colombia, Perù e Bolivia, gli scienziati riscrivono la storia, restituiscono dignità alle antiche culture e mettono in discussione i racconti tramandati dall’Europa. Un viaggio tra mito e realtà che fa luce sul vero rapporto con l’oro nelle Americhe precolombiane. Quindi il film “Diari di scavo – San Cassiano” di Camilla Ferrari, Alberto Gambato (Italia 2025, 6’). La villa rustica rinvenuta a San Cassiano tra il 1994 e il 2004 è direttamente collegata all’epopea della Chora di Adria, un’area produttiva dell’entroterra risalente al VI e V secolo a.C., periodo in cui la città portuale visse il suo massimo splendore, aperta agli scambi commerciali con la Grecia. “Diari di scavo – San Cassiano” riporta alla luce tale sito con il coinvolgimento di archeologi, ricercatori esperti e testimoni diretti, valorizzando le personalità che hanno contribuito a costruire l’identità del Polesine come contesto archeologico di rilevanza internazionale, attraverso il recupero di riproduzioni di archeologia sperimentale, documenti d’archivio, rassegne stampa storiche, fotografie d’epoca, cartografia antica e carte topografiche moderne, che a loro volta contribuiscono a comporre e ad alimentare il patrimonio culturale del Museo dei Grandi Fiumi. Si continua con il film “Il mondo perduto dei giardini pensili / The Lost World of the Hanging Gardens” di Duncan George Bulling (Regno Unito 2024, 55’). Per tre anni lo Stato Islamico ha terrorizzato Mosul e distrutto reperti archeologici di valore inestimabile. Ma la salvezza potrebbe forse arrivare proprio dal passato della città? Tremila anni fa, era la più grande e potente città del mondo: Ninive, capitale del misterioso impero assiro. Oggi, gli scavi archeologici stanno riportando alla luce nuove scoperte, svelando gli enigmi di questa civiltà e restituendo a Mosul l’orgoglio perduto. Come nacque il primo impero dell’umanità? Quali innovazioni permisero di costruire una città con oltre 100.000 abitanti? E se Ninive fosse in realtà il vero luogo dei leggendari Giardini Pensili di Babilonia, una delle Sette Meraviglie del Mondo? Chiude la sezione e il festival il film “Gargano Sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28’). Gargano Sacro segue il viaggio a piedi del regista Lorenzo Scaraggi, che attraversa l’intero promontorio del Gargano, in Puglia, percorrendo 120 chilometri da Rignano Garganico a Vieste. Il documentario esplora un paesaggio di forti contrasti, fra boschi secolari, eremi scavati nella roccia e abbazie millenarie affacciate sull’Adriatico. Le tappe centrali – San Matteo, Pulsano, Monte Sant’Angelo e Monte Sacro – rivelano la profonda sacralità di un territorio dove storia, natura e spiritualità si intrecciano. Ogni passo diventa esperienza intima, grazie al silenzio e alla lentezza che accompagnano il cammino, mentre lo sguardo si posa su antiche pietre e panorami sconfinati. “Gargano Sacro” mostra come la memoria di queste terre possa offrire una rilettura del presente, invitando a sostare e ad ascoltare i ritmi più profondi della Puglia garganica. È un racconto che riconnette con l’essenza del viaggio a piedi, fondendo fede, tradizioni e meraviglia in un’unica, intensa narrazione.

La giornata si concluderà alle 18 con la cerimonia di premiazione e un aperitivo “alla romana” curato da Il Convivio di Laura Mussi. Verranno assegnati due riconoscimenti: Premio “Città di Gambolò”, al film più votato dal pubblico; Premio “Museo Archeologico Lomellino”, al film scelto dalla giuria

 

Ravenna. Al museo Classis al via “Passeggiate in mostra con i curatori… da Ravenna a Parigi”: approfondimenti dei diversi aspetti della mostra “Mosaici su carta. Da Ravenna a Parigi”. Ecco il programma

Al Classis Ravenna – Museo della città e del Territorio al via le “Passeggiate in mostra con i curatori… da Ravenna a Parigi”: approfondimenti dei diversi aspetti della mostra “Mosaici su carta. Da Ravenna a Parigi”, allestita in occasione della Biennale del Mosaico Contemporaneo, e dedicata al ruolo e alla fortuna delle riproduzioni su carta da lucido dei mosaici antichi. Primo appuntamento: sabato 8 novembre2025, alle 15.30 con Daniele Torcellini. Quindi sabato 22 novembre 2025, alle 15.30, con Fabrizio Corbara. Infine sabato 17 gennaio 2025, alle 15.30, con Giuseppe Sassatelli. Durata della passeggiata: 1 ora. Gli appuntamenti sono inclusi nel biglietto di ingresso al Museo (8 euro intero, 6 euro ridotto). Per informazioni: 0544 473717 / www.ravennantica.it. L’esposizione trae spunto dalla mostra ospitata nel 1931 dal Musée des arts décoratifs di Parigi, l’Exposition internationale d’art byzantin, di cui è possibile vedere alcune suggestive foto storiche riproposte in allestimento. Tale evento contribuì a rafforzare l’interesse nei confronti dell’arte bizantina, che con le sue superfici astratte, i colori vibranti e la spiritualità delle immagini offriva agli artisti moderni un modello radicalmente diverso rispetto alla tradizione rinascimentale da cui ci si stava allontanando. In mostra sono presentate alcune riproduzioni su carta realizzate da Alessandro Azzaroni e Giuseppe Zampiga, inviate in Francia per l’occasione, e riproduzioni conservate presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, l’Accademia statale di Belle arti di Ravenna e il liceo artistico “Nervi Severini” Ravenna.

Venezia. Al museo Archeologico nazionale tour guidato alla mostra “ArcheoMateria” con l’artista e designer Michela Cattai

L’artista e gallerista Michela Cattai con una sua opera della mostra “ArcheoMateria” al museo Archeologico nazionale di Venezia (foto museo archeologico ve)

Tour guidato alla mostra “ArcheoMateria” con l’artista Michela Cattai. Sabato 8 novembre 2025, alle 11, sarà possibile visitare la mostra “ArcheoMateria”, ospitata nelle sale del museo Archeologico nazionale di Venezia, in compagnia di un’ospite d’eccezione: l’artista e designer Michela Cattai. Evento gratuito compreso nell’acquisto del biglietto di ingresso: 8 euro per museo Archeologico nazionale di Venezia e Biblioteca Marciana (salvo riduzioni e gratuità di legge). Prenotazione telefonica obbligatoria: 0412997602. La mostra, a cura di Francesca Giubilei, mette in dialogo con le collezioni del Museo oltre venti opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, creando una connessione tra il collezionismo di antichità del patriziato veneziano e l’arte vetraria di Murano. Il vetro di Cattai diventa eco contemporanea della scultura classica attraverso appropriazioni e reinvenzioni dei motivi estetici tradizionali: scanalature, pieghe e chiaroscuri. Due nuove serie segnano il cuore della mostra: ArcheoMateria, che indaga il concetto di reperto come oggetto di contemplazione estetica e Colonne d’aria, che richiama i fusti scanalati delle colonne antiche, trasformando il vetro in elemento leggero e dinamico, con superfici ritmate da pieni e vuoti.

Michela Cattai è artista e gallerista. Nel 1991 fonda a Milano la propria galleria d’arte ART+DESIGN. Le sue opere sono presenti in collezioni permanenti, tra cui Stiftung Museum Kunst Palast (Düsseldorf), museo del Vetro di Murano, Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (Venezia), Ambasciata d’Italia a Tokyo e museo galleria d’Arte moderna “Carlo Rizzarda” (Feltre). Nel 2019 assume il ruolo di Art Director di Venini, per dedicarsi dal 2023 interamente alla propria ricerca artistica.

Sirmione (Bs). Visite guidate alle Grotte di Catullo nel mese di novembre. Ecco le date

Anche per il mese di novembre 2025 sono in programma visite guidate alla maestosa villa romana nota come Grotte di Catullo, situata nella punta panoramica della penisola di Sirmione (Bs). Due le date: sabato 8 novembre 2025, alle 11 e alle 12, e sabato 29 novembre 2025, alle 15. Il servizio è gratuito previo acquisto di titolo d’ingresso alle Grotte di Catullo, il numero massimo di partecipanti per ciascun gruppo è di 40 persone. Per prenotarsi chiamare al numero 030916157 oppure tramite e-mail all’indirizzo drm-lon-grottedicatullo@cultura.gov.it.

Castelseprio (Va). Al parco archeologico la visita guidata “Castelseprio: cronache dagli scavi” alla scoperta di tutte le più recenti e straordinarie novità, a conclusione della campagna di scavo dell’università di Padova

Non finiscono mai di sorprendere le ricerche archeologiche condotte dall’università di Padova al parco archeologico di Castelseprio, antica città fortificata distrutta nel 1287 durante una guerra con Milano. Nelle scorse settimane sono infatti emersi nuovi ritrovamenti che vanno ad aggiungersi a quelli annunciati la scorsa estate, di grande importanza per datare le origini dell’insediamento. Sabato 8 novembre 2025, alle 10 e alle 15, al parco archeologico di Castelseprio (Va), “Castelseprio: cronache dagli scavi” visita guidata per scoprire tutte le più recenti e straordinarie novità, a conclusione della campagna di scavo dell’università di Padova diretta dalla prof.ssa Alexandra Chavarria Arnau. Prenotazione consigliata: tel. 3666632727, parcoarcheologico.castelseprio@cultura.gov.it. Nella campagna 2025 le indagini archeologiche nell’area della chiesa di San Giovanni nel parco archeologico di Castelseprio hanno riportato alla luce i resti di un edificio di epoca gota e una sepoltura dell’età del Ferro. Trovata anche una stele funeraria romana dedicata a un soldato dell’età imperiale (vedi Castelseprio (Va). Al parco archeologico, nell’area della chiesa di San Giovanni, il team dell’università di Padova ha scoperto un edificio di epoca gota e una sepoltura dell’età del Ferro, e i resti di un edificio del V-VI secolo con silos e tracce di attività artigianali. Visite guidate il 2 novembre | archeologiavocidalpassato).

Aosta. Al Mega Museo, per “Aostae 2025”, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale: Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena. Ecco il programma

Per la rassegna Aostae 2025, che celebra i 2050 anni della fondazione di Augusta Praetoria, sabato 8 novembre 2025, dalle 9.30 alle 17, al Mega Museo – Area megalitica, RICORDI DI SCAVO, giornata di studio in ricordo degli archeologi che hanno trasformato la loro passione in eredità culturale. Attraverso la presentazione di studi scientifici e ricordi personali, verranno omaggiati Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin, Rosanna Mollo e Franco Mezzena, gli archeologi scomparsi che hanno fatto la storia della soprintendenza regionale e della ricerca archeologica non solo valdostana. I colleghi di una vita, che con loro hanno condiviso scavi, esperienze, studi, fatiche e successi, si riuniranno nel loro ricordo in una giornata di emozioni e memoria.

Quando non c’erano i droni: Franco Mezzena sulla scala per le foto sull’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta all’inizio degli anni Ottanta del Novecento (foto graziano tavan)

Programma. Alle 9.30, caffè di benvenuto; 10, saluti istituzionali; 10.30, L’ARCHEOLOGIA VALDOSTANA TRA PASSATO E FUTURO (sala Civica): tavola rotonda moderata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Interventi: “Percorrendo la via delle Gallie: gli studi sulla strada e i ponti romani di Bard” di Maria Clara Conti (già università di Torino) e Alessandra Armirotti (soprintendenza Regione Autonoma Valle d’Aosta); “Quattro interpreti dell’archeologia valdostana, tra impegno scientifico e civile” di Andrea Vanni Desideri (università di Firenze); “Une collaboration exemplaire de part et d’autre des Alpes” di François Wiblé (ancien archéologue cantonal du Valais – Suisse); “Incontri ravvicinati: maestri e compagne di viaggio” di Maria Cristina Ronc (già soprintendenza RAVA); “Rosanna Mollo e il grande progetto stratigrafico del foro” di Sandro Caranzano (Centro Studi Archeologici Herakles); “In ricordo di Rosanna Mollo, Antonina Maria Cavallaro, Patrizia Framarin e Franco Mezzena. I pionieri e i paladini dell’archeologia valdostana” di Gaetano De Gattis (già soprintendenza RAVA); “Dalla pietra all’acqua. Viaggio nella preistoria della Sardegna” di Giorgio Murru (Museo di Laconi – Or); “Un magistero in levare” di Stefano Mammini, (archeologo e giornalista); “Quarant’anni di archeologia, scienza, passione e persone” di Lorenzo Appolonia, (già soprintendenza RAVA); “La fotografia per la promozione della conoscenza dei beni archeologici” di Nicola Castangia (fotografo e libero professionista); “Non citra nec ultra: un’archeologia di frontiera” di Paolo Güll (università del Salento); “Francesco Zorzi e Franco Mezzena tra scavi e scoperte al servizio del Museo di Storia Naturale di Verona” di Massimo Saracino (Musei civici di Verona); 13.30, pausa pranzo; 15, IN RICORDO DEGLI ARCHEOLOGI: dialogo condotto da Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda e Marcello Mezzena. Intervengono i colleghi di una vita: Lorenzo Appolonia, Giorgio Avati, Laura Berriat, Laura Caserta, Elisabetta Corni, Alda Dal Santo, Luciano David, Battista De Gattis, Gaetano De Gattis, Cristina De La Pierre, Roberto Domaine, Nathalie Dufour, Luciano Finessi, Enrichetta Jorioz, Dante Marquet, Francesca Martinet, René Monjoie, Sandra Moschella, Corrado Pedelì, Renato Perinetti, Enrico Peyrot, Sara Pinacoli, Tonino Sergi, Chantal Trèves, Massimo Vantini; 17, momento conviviale.