Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta per il ciclo di incontri “Pigorini. Cent’anni dopo 1925 – 2025” la conferenza “Città d’Umbria e i cosiddetti castellieri liguri dell’Appennino Parmense” con Angelo Ghiretti, archeologo e presidente deputazione Storia Patria per le province parmensi

Giovedì 13 novembre 2025, alle 17, all’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta, la conferenza “Città d’Umbria e i cosiddetti castellieri liguri dell’Appennino Parmense” con Angelo Ghiretti, archeologo e presidente deputazione Storia Patria per le Province parmensi, terzo incontro – dopo la pausa estiva – del ciclo di conferenze “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025” dedicato al grande archeologo Luigi Pigorini, padre dell’archeologia preistorica italiana. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Arkheoparma e Amici della Pilotta con il patrocinio dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Planimetria di uno dei cosiddetti “castellieri liguri” dell’Appennino Parmense (foto pilotta)

Nel 1865 Pigorini, giovanissimo, contraddice un noto studioso dell’epoca e dichiara che le strutture note come “città d’Umbria” non sono i resti di una città italica, bensì di una fortificazione medievale. La datazione di questo sito (e di altri analoghi tra Parmense e Piacentino) è stata oggetto di infiniti dibattiti. Solo dalla fine del XX secolo, oltre cent’anni dopo le prime controversie, l’accurato esame delle fonti storiche e le ricerche sul campo, non limitate a questo solo sito, hanno consentito finalmente di fare chiarezza: i cosiddetti “castellieri liguri” dell’Appennino parmense, tra cui naturalmente Città d’Umbria, sono il risultato dell’incastellamento, ossia della ricerca e della fortificazione di luoghi già naturalmente protetti, che caratterizza l’Alto Medioevo, in particolare tra X e XIII secolo.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo ETRUlegge presentazione del libro “La parola che cura. Uso e maluso della psicoanalisi oggi” di Simona Argentieri (La Nave di Teseo)

Come è mutata la cura psicologica, sia nella spesso confusa domanda di aiuto, sia nell’offerta di rimedi da parte della psicoanalisi classica, ad oggi accompagnata dalle oltre 300 scuole di psicoterapia abilitate dal Ministero in Italia? Una risposta nel libro “La parola che cura. Uso e maluso della psicoanalisi oggi” di Simona Argentieri, edito da La Nave di Teseo in collaborazione con la Fondazione Meyer, che viene presentato giovedì 13 novembre 2025, alle 17.45, in Sala Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, per il ciclo ETRUlegge. L’autrice sarà in dialogo Maddalena Santeroni. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com

Copertina libro “La parola che cura. Uso e maluso della psicoanalisi oggi” di Simona Argentieri

La parola che cura. Uso e maluso della psicoanalisi. Nel cuore della medicina – e ancor più nella psicoanalisi – si apre uno spazio essenziale e spesso trascurato: quello del “prendersi cura”, che va oltre la diagnosi e il trattamento, per abbracciare la complessità umana, affettiva e relazionale del paziente. In questo libro, scritto con rigore e passione, Simona Argentieri esplora con lucidità e calore i significati profondi della cura, le sue ambiguità contemporanee, le derive linguistiche, i rischi dell’eccessiva idealizzazione e le zone d’ombra delle pratiche terapeutiche. Tra riferimenti clinici, esperienze personali, riflessioni teoriche e osservazioni di costume, il volume intreccia psicoanalisi, medicina ed etica per esplorare in profondità il significato della cura: dalle funzioni di accudimento al rapporto mente-corpo, dalla prevenzione alla sofferenza psichica, fino al tema tormentato dei rapporti tra medicina e Intelligenza Artificiale, trattato nel capitolo finale da Cosimo Prantera. Un saggio autorevole e coinvolgente che invita a ripensare la cura non come un gesto tecnico, ma come una relazione complessa e irriducibilmente umana, restituendole la sua densità affettiva e teorica e smontando luoghi comuni e semplificazioni. Una lettura rivolta a medici, psicologi, terapeuti, ma anche a chiunque si interroghi sul senso dell’accudimento, della responsabilità e della relazione con l’altro.

Simona Argentieri, medico psicoanalista (foto ibs)

Simona Argentieri è medico psicoanalista. Accanto all’attività clinica, è impegnata nel campo della bioetica. Si è occupata di indagare i processi mentali precoci e il rapporto mente-corpo; ha lavorato anche sui processi creativi e sui rapporti tra arte e psicoanalisi, in particolare rispetto al cinema.

Padova. Ai musei Eremitani la conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia…e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati (unipd), quinto appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd). E a Palazzo Zuckermann la mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità” curata da Asolati

Giovedì 13 novembre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia…e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati, numismatico del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Il prof. Michele Asolati, numismatico del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova

Luigi Pigorini è stato il padre fondatore della Paletnologia in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del XX secolo, guadagnandosi in questo modo fama internazionale e anche la nomina a Senatore del Regno nel 1912. “Meno noto”, spiega Asolati, “è il fatto che, accanto agli studi preistorici, in giovane età aveva coltivato un vivo interesse anche in campo numismatico. Tale interesse era indirizzato sia alle serie antiche, in particolare romane, sia soprattutto verso la moneta moderna di produzione emiliana, specie della famiglia Farnese. Esito di questa attenzione dedicata alla moneta e ad altre categorie di manufatti di interesse numismatico, quali per esempio i sigilli, sono state numerose pubblicazioni monografiche e su riviste italiane, date alle stampe soprattutto durante il periodo in cui fu direttore del regio museo d’Antichità di Parma che conservava una ricca collezione di monete antiche, medievali e moderne. Non a caso il Catalogo generale del regio museo d’Antichità di Parma, del quale Pigorini pubblicò innanzi tutto nel 1868 l’Appendice I, esordisce proprio con il repertorio delle monete italiane: la recensione del volume, apparsa sul Bullettino di Numismatica Italiana edito nel giugno del 1868, plaude all’Egregio Conservatore del R. Museo d’antichità di Parma, il sig. D. L. Pigorini, già noto come valente nummografo, e al Catalogo stesso, terminando con l’augurio che l’egregio signor Dott. Luigi Pigorini trovi degli imitatori negli altri Conservatori dei Musei Nazionali”.

Monete conservate nel Medagliere del museo Archeologico dii Parma, nel Complesso della Pilotta (foto complesso pilotta)

“I suoi lavori in questo campo e la sua funzione al museo di Parma”, continua Asolati, “gli permisero di prendere e coltivare contatti con molti dei più importanti studiosi italiani della moneta antica e post-antica, contatti dei quali si conserva traccia nell’epistolario conservato presso il Fondo Pigorini dell’università di Padova, nonché in molti altri epistolari dei suoi corrispondenti. Proprio da questa documentazione emerge come Pigorini abbia avuto relazioni significative anche con l’ambiente dei numismatici veneti, specie veneziano e padovano. A Venezia fu in contatto con Vincenzo Lazari, direttore del museo Correr e notissimo studioso di moneta veneziana e italiana in genere, mentre a Padova fu in relazione epistolare con la dirigenza dell’allora neonato museo Bottacin, una istituzione civica con una spiccata vocazione numismatica. Conobbe in questo modo sia il fondatore del Museo, Nicola Bottacin, sia il primo conservatore, Carlo Kunz. Tale legame con il museo Bottacin ha ancora oggi un riscontro materiale che va oltre lo scambio epistolare, perché Pigorini, secondo il costume dell’epoca, cedette a questo istituto molte monete romane repubblicane e medievali e moderne di zecche italiane del museo d’Antichità di Parma. Di queste è possibile rintracciare ancora oggi la connessione con il Pigorini numismatico grazie ai registri e agli inventari del museo Bottacin di Padova. Per questo motivo – conclude Asolani – una parte è di questi esemplari è stata esposta alla mostra dedicata al collezionismo numismatico padovano, intitolata “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento” (Padova, Palazzo Zuckermann, 26 settembre-16 novembre 2025)”.

Mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento”. Da uno straordinario tesoro antico disperso al collezionismo numismatico del XIV secolo, fino alle collezioni che ancora oggi alimentano e rendono preziose le raccolte delle istituzioni cittadine. È forte il legame di Padova con il mondo della moneta antica. Ed oggi a testimoniarlo, portando alla luce anche preziosi documenti e reperti inediti, sono tre pilastri culturali della città: il Comune di Padova con i Musei civici, l’università di Padova con il dipartimento dei Beni culturali e la Biblioteca del Seminario vescovile di Padova. Insieme presentano la mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento”, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’esposizione, ospitata a Palazzo Zuckermann fino al 16 novembre 2025, propone di ripercorrere la tradizione numismatica del territorio illustrando con monete, medaglie, coni, manoscritti, fotografie e libri a stampa, non solo le collezioni ancora oggi presenti a Padova, ma anche il rapporto con la cultura padovana e veneta, ancora oggi radicata e vitale.

Frasso Sabino (Ri). Nuove indagini speleo-archeologiche del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio nella Grotta dei Massacci: esplorati gli ipogei dell’importante sepolcro romano, entrando all’interno del basamento del monumento. Indagato un pozzo nella camera sepolcrale, e scoperta una cisterna a cunicoli

Indagini speleo-archeologiche del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio nella Grotta dei Massacci, importante sepolcro romano (foto cristiano ranieri / sabap roma met – rieti)

Nuove indagini speleo-archeologiche nella Grotta dei Massacci a Frasso Sabino (Ri). L’attività di ricerca e studio degli antichi ipogei sabini è curata dal Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, nell’ambito della collaborazione prevista dalla convenzione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti. In sinergia con il Comune di Frasso Sabino è stato avviato un importante progetto per la ripresa dello studio dell’imponente sepolcro conosciuto come Grotta dei Massacci. Il Gruppo Vespertilio, coordinato dalla funzionaria archeologa Nadia Fagiani, e sotto la direzione scientifica di Cristiano Ranieri, ha compiuto una serie di esplorazioni negli ipogei dell’importante sepolcro romano, entrando all’interno del basamento del sepolcro. Si tratta di una serie di gallerie la cui funzione resta ancora incerta.

Indagini speleo-archeologiche del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio nella Grotta dei Massacci, importante sepolcro romano (foto cristiano ranieri / sabap roma met – rieti)

Le ricerche si sono poi concentrate, inoltre, all’interno del pozzo presente nella camera sepolcrale con volta a crociera della tomba dei Massacci. Il pozzo, che non era mai stato indagato, risulta essere stato ricavato all’interno del monumento stesso. È stato esplorato al momento per una profondità di 6,50 metri ed è stato riempito nei secoli di detriti e materiale di risulta. Si procederà ora alla disostruzione del pozzo per cercare di capire la reale profondità dell’ipogeo. Sempre nella stessa area è stata poi scoperta e indagata una cisterna a cunicoli di epoca preromana (interamente scavata nei breccioni e nelle argille plio-pleistoceniche) ancora attiva.

Indagini speleo-archeologiche del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio nella Grotta dei Massacci, importante sepolcro romano (foto cristiano ranieri / sabap roma met – rieti)

Si tratta di acquisizioni molto importanti che permetteranno di fare luce e comprendere ancora meglio non solo le tecniche costruttive del sepolcro, ma anche le varie fasi di utilizzo durante i secoli. I dati ottenuti saranno oggetto di una giornata di presentazione pensata per restituire alla cittadinanza i risultati ottenuti, organizzata dal Comune di Frasso Sabino di concerto con la Soprintendenza.

Aquileia (Ud). Tre monete d’oro degli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio tra le scoperte più significative della campagna di scavo 2025 nell’ex Fondo Pasqualis (area del mercato tardo-antico) diretta da Patrizia Basso dell’università di Verona, in accordo con Sabap-Fvg, e la collaborazione scientifica e finanziaria della Fondazione Aquileia. Nuovi dati sull’antica banchina fluviale

Il gruppo di lavoro 2025 dell’università di Verona, diretto da Patrizia Basso con Diana Dobreva, con la funzionaria della Sabap Fvg Serena Di Tonto, il presidente Roberto Corciulo e il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi (foto univr / sabap fvg)

Tre monete d’oro degli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio, custodite per secoli sotto il pavimento di un portico del mercato: forse doni imperiali, forse un piccolo tesoro nascosto nel tempo della paura. Sono una delle scoperte più significative della nuova campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, posta all’estremità sud-orientale di Aquileia, conclusa da pochi giorni, condotta da un’équipe dell’università di Verona – dipartimento di Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, su concessione ministeriale, in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia e sulla base dell’accordo di collaborazione scientifica e finanziaria con la Fondazione Aquileia, che fin dal 2018 sostiene generosamente i lavori. Le indagini si sono protratte per tre mesi e hanno coinvolto una ventina di studenti, dottorandi e giovani dottori di ricerca dell’ateneo veronese e di altre università italiane e straniere, permettendo così di investigare più di 800 mq di terreno mai scavato in precedenza e di ottenere nuovi importanti dati per la storia del sito e dell’intera città. Durante i mesi di lavoro, lo scavo è sempre rimasto aperto al pubblico, che ogni giorno è stato coinvolto in visite guidate da parte degli studenti veronesi. Di particolare interesse fra le attività di comunicazione e racconto dei dati raccolti, vanno menzionati i due open day organizzati il 14 giugno e il 27 settembre 2025 dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti E Paesaggio del Friuli Venezia-Giulia, il museo Archeologico nazionale di Aquileia e altri enti che lavorano per la valorizzazione della città.

Una delle tre monete d’oro portate alla luce con gli scavi del 2025 nell’ex Fondo Pasqualis ad Aquileia: solido di Valente (367-375 d.C.), coniato nella zecca di Costantinopoli (foto univr / sabap fvg)

Il rinvenimento più importante di questa campagna di scavo è stato quello di tre monete d’oro, rispettivamente coniate dagli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio, e quindi databili alla fine del IV sec. d.C.: si tratta di tre nominali diversi, molto rari, che probabilmente non erano monete in circolazione, ma forse doni dell’imperatore a qualche personaggio della corte, per celebrare ricorrenze particolari. Rinvenute sotto il piano pavimentale del portico di uno degli edifici del mercato, su cui continueranno in futuro le indagini, le monete potrebbero essere state tesaurizzate in un momento di grave pericolo e poi mai più recuperate.

Particolare da drone della fila di anfore pertinenti a una fase di frequentazione precedente al complesso commerciale del mercato tardo-antico di Aquileia (foto univr / sabap fvg)

Di particolare interesse e novità per la storia degli studi dell’areale è anche la complessa stratificazione emersa nel terreno con la campagna 2025. Quest’anno, innanzitutto, si è meglio chiarita la frequentazione dell’areale precedente alla costruzione del complesso commerciale, databile sulla base dei materiali raccolti alla fine del I sec. d.C.: si sono in effetti portate alla luce altre 19 anfore oltre alle 23 già evidenziate nel 2024, probabilmente funzionali a realizzare un sistema di drenaggio-rinforzo per migliorare la staticità del terreno in relazione a un vano lungo e stretto che, correlato ai pilastri analizzati nel 2024, sembra pertinente a uno o più magazzini. Con ogni probabilità si tratta di strutture di stoccaggio correlate alla prima banchina fluviale rinvenuta in area, relativa a un fiume molto più ampio dell’attuale. Questi rinvenimenti dimostrano che anche quest’area meridionale della città, di cui prima dei nostri scavi non era nota la funzione, ospitava una serie di approdi e scali per le merci che arrivavano dal mare tramite il fiume. Si può, dunque, desumere che il porto fluviale della città fosse più esteso rispetto al settore occidentale già ampiamente noto, seguendo a sud il corso del Natissa e anche qui andando a comprendere strutture per il ricovero delle merci.

La strada acciottolata individuata fra due degli edifici del complesso commerciale del mercato tardo-antico di Aquileia (foto univr / sabap fvg)

Per quanto concerne il grande complesso mercantile già noto dagli scavi degli anni precedenti, costituito da sei grandi edifici per lo stoccaggio e la vendita in particolare di prodotti alimentari (cereali, carni, verdure e frutta ecc.), nel corso della campagna 2025 si è portata alla luce nella sua interezza la strada acciottolata già in parte individuata nel 2023 e 2024 fra due degli edifici del mercato. Questo tracciato, staccandosi dal decumano posto a nord del complesso, permetteva il passaggio dei numerosi avventori che quotidianamente popolavano tali spazi e dei carri per il trasporto delle merci, come confermano anche i solchi lasciati dalle ruote sul suo piano di calpestio. Gli scavi 2025 hanno, inoltre, evidenziato un settore del crollo del portico occidentale di uno degli edifici del mercato, consentendo il recupero di altre numerose cariossidi di cereali combuste, oltre a quelle già raccolte negli scorsi anni di indagine: si tratta di dati di grande interesse anche per studiare l’alimentazione del tempo.

Uno degli inumati portati alla luce sopra i livelli di crollo del complesso commerciale del mercato tardo-antico di Aquileia (foto univr / sabap fvg)

Infine, nell’area del complesso commerciale, ma anche fra le due cinte murarie già indagate negli anni scorsi, si sono messe in luce evidenze che ci parlano della frequentazione dell’area dopo l’abbandono del mercato. Si tratta di resti di strutture abitative dotate di focolari, di vani produttivi e di una strada più tarda che continuò a correre sul tracciato della precedente, confermando che la vita qui è continuata anche dopo la distruzione del grande complesso commerciale. Inoltre, il rinvenimento di alcune sepolture di inumati, prive di corredo, su cui sono in corso analisi al C14 per le datazioni, testimonia ancora una volta la lunga frequentazione dell’area.

Ercolano. Bruciati in pochi giorni i biglietti per la riapertura straordinaria delle Terme Suburbane, il complesso termale romano meglio conservato al mondo. Un’occasione per conoscere il restauro in corso

L’esterno delle Terme Suburbane di Ercolano interessate dal cantiere di restauro (foto paerco)

Una porta in legno conservata all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Neanche il tempo di annunciare la riapertura straordinaria delle Terme Suburbane di Ercolano, uno dei luoghi più affascinanti e meglio conservati del mondo romano, per tre sabati dal 15 al 29 novembre 2025, che il parco archeologico di Ercolano ha subito avvisato che “i biglietti delle ultime date per le visite straordinarie al cantiere delle Terme Suburbane di Ercolano sono terminati. Grazie a tutti i nostri visitatori appassionati che ci accompagnano alla scoperta di questo fantastico patrimonio”. Il pubblico che è riuscito a garantirsi un biglietto avrà nuovamente l’opportunità di entrare in un cantiere di restauro unico nel suo genere e di ammirare da vicino un autentico gioiello dell’antica città. Le visite, come detto, si terranno sabato 15 novembre 2025, sabato 22 novembre 2025, e sabato 29 novembre 2025, con due turni di visita per ciascuna giornata: 1° turno, dalle 10.30 alle 11.30; 2° turno, dalle 11.30 alle 12.30. Per ogni turno massimo 10 partecipanti. L’iniziativa, che consente ai visitatori di accedere a un’area normalmente chiusa al pubblico, ha già riscosso un entusiasmo straordinario: ogni turno disponibile nelle precedenti aperture è andato esaurito in pochi giorni.

Il cantiere aperto all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Un complesso unico al mondo. Le Terme Suburbane, situate tra la cinta muraria e l’antico arenile, rappresentano il complesso termale romano meglio conservato al mondo. Originariamente costruite come bagno privato della famiglia dei Nonii Balbi, una delle più influenti di Ercolano, furono successivamente aperte all’uso pubblico. Il sito conserva ancora oggi pavimenti marmorei di pregio, decorazioni in stucco e pittura di altissima qualità, le rarissime porte lignee originali e un innovativo sistema di riscaldamento “a samovar” delle piscine calde, unico al mondo per stato di conservazione. Questi elementi straordinari testimoniano la raffinatezza e il prestigio della società ercolanese, oltre alla grande attenzione che i Romani dedicavano al benessere, alla cura del corpo e alla vita sociale.

Una vasca in marmo all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Un’occasione per conoscere il restauro in corso. L’apertura straordinaria è resa possibile grazie a un importante progetto di restauro e valorizzazione, interamente finanziato con fondi pubblici statali e realizzato in collaborazione con il Packard Humanities Institute, che da quasi venticinque anni affianca il parco archeologico di Ercolano nella tutela e nella conoscenza del sito. Questa formula consente al pubblico di vivere un’esperienza unica: scoprire le straordinarie architetture e decorazioni del complesso termale e, al tempo stesso, osservare da vicino le attività di restauro in corso.

Eleganti panchine in marmo all’interno delle Terme Suburbane di Ercolano (foto paerco)

Prenotazione e biglietti. Le visite sono disponibili esclusivamente su prenotazione e con biglietto integrato di 20 euro (comprensivo di ingresso al Parco e di visita alle Terme Suburbane) il cui ricavato sarà destinato a sostenere i restauri del parco archeologico di Ercolano. Anche per le visite alle Terme sono previste le gratuità a norma di legge.

Bolzano. Con la conferenza del prof. Rainer Weissengruber sull’importanza della Via Claudia Augusta iniziano gli eventi collaterali della mostra “Artifices: i creatori dell’arte” al Centro Trevi – TreviLab in collaborazione con il museo nazionale Romano

Il 21 novembre 2025, alle 17, al Centro Trevi – TreviLab di Bolzano si inaugurerà la mostra “Artifices: i creatori dell’arte”, terzo appuntamento del progetto pluriennale “Storie dell’arte con i Grandi Musei”, ideato da Antonio Lampis e promosso dall’assessorato alla Cultura italiana della Provincia di Bolzano e realizzato dall’Ufficio Cultura in collaborazione con il museo nazionale Romano. La mostra presenta una selezione di reperti significativi, espressione dell’eccellenza artigianale romana e veicolo di alcuni degli aspetti più rappresentativi della cultura materiale dell’antichità. Attraverso ceramiche tipiche, prodotti di lusso e sculture che approfondiscono il concetto di copia tipico del mondo romano, la mostra racconta dei cambiamenti sociali e delle trasformazioni culturali del territorio di Roma e dei suoi abitanti dall’età repubblicana alla fine dell’Impero.

Anche quest’anno la mostra sarà l’occasione per approfondire alcune tematiche più prettamente legate al territorio, tra le quali l’importanza della Via Claudia Augusta, arteria stradale che collegava la città di Altinum (Altino, vicino Venezia) a Donauwörth (Germania) e che venne costruita dai romani nel I sec. d.C., dopo la loro conquista di questi territori. L’importanza di questa arteria, attiva anche durante il Medioevo quale luogo di transito, di scambi commerciali, di circolazione di arti e mestieri, sarà oggetto di una conferenza tenuta dal prof. Rainer Weissengruber, che si tiene martedì 11 novembre 2025, alle 17.30, nella sede della Società Dante Alighieri in via Portici 30 a Bolzano. Un secondo appuntamento anticiperà l’inaugurazione della mostra: giovedì 13 novembre 2025, alle 17.30, al TreviLab la prof.ssa Francesca Boldrer, docente all’università di Macerata, terrà una conferenza dedicata alle origini di Roma, esplorando le radici sociali e culturali della città attraverso le fonti storiche e letterarie latine, in un affascinante viaggio tra mito e realtà.

Gli eventi collaterali proseguiranno per tutta la durata dell’esposizione. Per gli appassionati di archeologia sono in programma tre visite guidate al sito romano bolzanino di Pons Drusi, previste nel 2026 per il 23 gennaio, il 20 febbraio e il 20 marzo. Il sito, scoperto nel 2016 sotto il Centro di Riposo Grieserhof, nel quartiere di Gries, è stato oggetto di un importante intervento di musealizzazione da parte della Provincia di Bolzano ed è oggi visitabile solo su prenotazione. Per l’occasione i visitatori potranno ammirare i resti di un edificio pubblico romano, di una villa decorata con raffinati mosaici e alcuni reperti, testimonianza dell’alto livello di insediamento e della qualità della cultura materiale in epoca imperiale anche in queste regioni alpine.

“L’esposizione”, sottolinea Marco Galateo, vicepresidente della Provincia e assessore alla Cultura italiana, “fa seguito alla mostra Antichi Egizi: maestri dell’arte (2023), curata dal Museo Egizio di Torino e, nel 2024, la mostra Etruschi: artisti e artigiani realizzata in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma. Il progetto ha l’ambizione di accompagnare il pubblico in un viaggio alla scoperta delle civiltà antiche e di raccontare, anno dopo anno, come si è evoluta nel corso dei secoli la figura dell’artista, da artigiano altamente specializzato ad artista socialmente riconosciuto, vero e proprio autore delle proprie creazioni”.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration” con Nicola Jane Nash Bird, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Con l’evolversi della società, anche la pratica museale cambia, riflettendo una comprensione più profonda della posizione e della rilevanza delle istituzioni culturali nel mondo contemporaneo. Questa conferenza vuole mostrare come i musei stiano andando oltre i tradizionali ruoli di ricerca, apprendimento e conservazione, assumendo un ruolo proattivo nella creazione di spazi di guarigione, appartenenza e profondo impatto sociale. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 11 novembre 2025, alle 18.30, in sala conferenze (ingresso da via Maria Vittoria 3M) nell’incontro “The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration”con Nicola Jane Nash Bird. La conferenza è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al al link: https://www.eventbrite.it/e/the-international-multaka-network-tickets-1952661696699?aff=ebdssbdestsearch&_gl=1*351r3c*_up*MQ..*_ga*MjEzNTI2NjEzNS4xNzYyMjcxNzE4*_ga_TQVES5V6SH*czE3NjIyNzE3MTckbzEkZzAkdDE3NjIyNzE3MTckajYwJGwwJGgw. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Attraverso il caso studio del progetto pluripremiato Multaka Oxford, Nicola Bird illustrerà come il volontariato nei musei possa generare programmi dinamici che rispecchiano le comunità a cui si rivolgono. La conferenza metterà in luce come approcci basati sull’equità e sul beneficio reciproco possano essere adottati trasversalmente tra i dipartimenti, trasformando i musei in strumenti di cambiamento sociale. Sarà anche uno spazio di riflessione su come i musei possano diventare veri e propri “punti d’incontro”, luoghi in cui impariamo a connetterci attraverso la nostra umanità condivisa.

Nicola Jane Nash Bird (foto museo egizio)

Nicola Bird è la project manager del progetto pluripremiato Multaka Oxford, con sede all’History of Science Museum e il Pitt Rivers Museum dell’università di Oxford. Da oltre trent’anni Nicola unisce la sua passione per l’uguaglianza nell’accesso all’istruzione, alla cultura e alle arti ai suoi ruoli professionali di insegnante, formatrice e responsabile di pratiche e progetti di coinvolgimento comunitario, specializzandosi in pratiche eque nei musei e nel patrimonio culturale. Dal 2012 lavora presso la rete Gardens, Libraries and Museums (GLAM) dell’università di Oxford, adottando approcci basati sui valori e incentrati sulla persona per garantire una migliore rappresentazione globale e prospettive più inclusive all’interno delle collezioni e delle attività museali.

Licodia Eubea (Ct). Ecco le date della XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico con una novità: tre giorni a Catania e tre giorni a Licodia Eubea. E il tema di quest’anno sarà l’ombra

“Ma quindi sto festival quando comincia?”, si chiede Giuseppe Galluzzo, social media manager del Festival. “Manca pochissimo, manca veramente poco al ritorno del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct)”. La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea si terrà dal 2 al 7 dicembre 2025, con tappa anche a Catania. È questa la prima novità. “Ci sono veramente tantissime novità”, continua Galluzzo: “i primi tre giorni si svolgerà a Catania e i restanti tre giorni, ovvero per la finale, saremo a Licodia Eubea. Anche quest’anno tantissimi ospiti e il tema principale del festival quest’anno sarà l’ombra”.

Policoro (Mt). Al parco archeologico di Herakleia si inaugura il progetto artistico Siris per la valorizzazione delle aree sacre del sito e la creazione di un Ecomuseo archeologico. Ecco il programma

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

“Rovina Inversa” di Gijs Van Vaerenbergh nel luogo dell’antico Tempio Arcaico nel parco archeologico di Herakleia a Policoro (foto roberto conte)

Lunedì 10 novembre 2025, alle 15, al parco archeologico di Herakleia, in via Colombo a Policoro (Mt), si inaugura il progetto artistico Siris, che si inserisce nell’ambito dell’attività del ministero della Cultura volta a valorizzazione le aree sacre del sito e alla creazione di un Ecomuseo archeologico. Saranno presenti il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore dei musei nazionali di Matera – direzione regionale Musei nazionale della Basilicata Filippo Demma. Il progetto è a cura di @studiostudiostudio.art di @edoardotresoldiofficial, con la direzione artistica di Antonio Oriente. Alle 15, apertura del Parco con ingresso gratuito; 16.15, live performance di Claudia Fabris e Max Magaldi; 18.30 e 21.15, visite guidate. Un’occasione per riscoprire il sito in una forma estetica nuova e immersiva con un percorso che si snoda attraverso le opere del duo belga Gijs Van Vaerenbergh (con una “Rovina Inversa” nel luogo dell’antico Tempio Arcaico), Selva Aparicio (sette sculture nel Bosco Sacro in forma di edicole votive) e Max Magaldi, che introduce un paesaggio sonoro esperienziale grazie ai contributi della poetessa Claudia Fabris e della musicista Daniela Pes. Il tutto restituito in un documentario del regista Giovanni Troilo.