#iorestoacasa. Il museo Egizio di Torino arriva a casa tua: ripartono gli incontri dopo tre mesi, ma in modalità live streaming. Presentazione del libro “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano

La locandina della presentazione in streaming del volume “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano

Tre mesi dopo. Ma in modalità compatibile con i musei all’epoca del coronavirus. Così il museo Egizio di Torino arriva “a casa tua”: martedì 12 maggio 2020, alle 18, presentazione in live streaming del volume “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano. L’ultimo incontro nella sala conferenze del museo Egizio di Torino è stato quello del 4 febbraio 2020 con l’egittologo ungherese Gábor Schreiber su “Glimpses into the history of Theban Tombs 32 and -400-: The Ramesside owners” (“Scorci nella storia delle Tombe tebane 32 -400-: i proprietari ramessidi”) ; perché quello del 25 febbraio 2020 (con Antonio J. Morales sulla missione archeologica dell’università di Alcalà (Madrid) nella zona di Deir el-Bahari) e del 3 marzo 2020 (con la presentazione del libro “L’impero in quota. I Romani e le Alpi” di Silvia Giorcelli Bersani) erano stati annullati. Dunque martedì 12 maggio 2020, alle 18, la pagina Facebook del museo Egizio di Torino ospiterà la presentazione del libro “Museo e media digitali”, a cura di Nicolette Mandarano. Un’iniziativa che si inserisce nell’ambito delle attività digitali messe a disposizione del pubblico dal Museo nel corso dell’emergenza sanitaria, per continuare a dialogare con i propri pubblici anche a distanza. La presentazione sarà introdotta dal direttore del museo Egizio, Christian Greco, e si svolgerà in dialogo con il direttore Comunicazione del museo Egizio, Paola Matossi L’Orsa.

Nicolette Mandarano, storica dell’arte

Nicolette Mandarano è storica dell’arte, esperta in comunicazione digitale del Patrimonio culturale. È Digital media curator per le Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini e Galleria Corsini. È docente di Multimedialità dei Beni culturali all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, docente di Tecnologie per la valorizzazione e la comunicazione del Patrimonio Culturale presso la Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici di Sapienza e coordinatore didattico-scientifico del master di I livello Digital Heritage. Cultural communication through digital technologies di Sapienza.

La copertina del libro “Musei e media digitali” di Nicolette Mandarano

Qual è il rapporto tra musei e media digitali? Quali sono i mezzi più adatti per creare un dialogo fra istituzione museale e visitatore? Il libro offre una risposta concreta a queste e altre domande. Dopo aver ripercorso brevemente la storia della relazione fra musei e comunicazione, l’autrice indaga il contesto attuale in cui tale rapporto si sviluppa. Analizza gli strumenti che possono essere impiegati nei percorsi museali per coinvolgere il visitatore, agevolando la fruizione e la comprensione delle opere esposte e del loro contesto. Affronta, inoltre, il tema della comunicazione museale online, fra siti web e piattaforme social, per individuare le buone pratiche comunicative, in ambito italiano e internazionale. Chiude il libro una riflessione sulle modalità della fondamentale e irrinunciabile trasformazione digitale dei musei italiani.

Per la Festa della Mamma il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un focus sull’Afrodite Sosandra proveniente dalle Terme di Baia, una delle grandi sculture “al femminile”

Per la Festa della Mamma il museo Archeologico nazionale di Napoli ci fa riscoprire le grandi sculture “al femminile” del Mann: e con Serena Venditto del Mann nel video di Mauro Fermariello facciamo la conoscenza della cosiddetta Afrodite Sosandra proveniente dalle Terme di Baia. Afrodite, dea dell’Amore della grazia della sensualità, qui presenta una veste decisamente diversa, molto più pudica, molto più costumata: è l’Afrodite Sosandra. “Sosandra” significa salvatrice degli uomini, colei che con la sua purezza salva e protegge le anime degli uomini. L’originale si trovava sull’acropoli di Atene proprio all’ingresso ed era opera dello scultore greco Calamide.

Afrodite Sosandra, copia romana da originale di Calamide, proveniente dalle Terme di Baia e conservata al Mann (foto Mann)

La replica romana di Afrodite Sosandra conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli viene dalle Terme di Baia. “Osservandola – spiega Venditto – possiamo dedurre una serie di caratteristiche: il braccio poggiato sulla spalla crea un panneggio molto rigido. Si chiama panneggio architettonico proprio perché dà quasi l’idea di una struttura architettonica, di una colonna, di un pilastro. E anche la forma del viso, proto classica, cioè che non ha ancora la dolcezza e la morbidezza del classico ma tutta una serie di rigidità che appartengono all’arte tardo-arcaica, allo stile severo (480-450 a.C.), è particolare: palpebre un po’ inspessite, bocca molto pronunciata. Un’altra caratteristica di questa statua è che in realtà non è terminata. Ce ne accorgiamo dalla superficie della scultura che non è danneggiata dal tempo ma semplicemente non ha ricevuto l’ultimo lavoro di pulizia, di lisciatura. Ciò non è strano perché alle terme di Baia si trovavano delle officine di scultori che producevano statue in marmo praticamente per tutta la Campania e per le ville in particolare dei nobili romani che sul litorale flegreo erano tante di livello assolutamente altissimo, erano anche di livello imperiale. Colpisce la purezza dello sguardo, la nobiltà che trasuda dall’immagine di questa Afrodite così innocente quasi fiera ma al tempo stesso così compenetrata nello sguardo dell’osservatore”.

Star Walks – Quando il Parco archeologico del Colosseo incontra la musica: nel secondo episodio il cantautore Clavdio sul Palatino dal palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio agli Horti Farnesiani

Dopo il primo appuntamento con gli Zen Circus nella Domus Augustana, la seconda Star Walk vedrà protagonista il cantautore romano Clavdio, accompagnato dallo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e dall’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli. Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica con “StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica”, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. Nel secondo episodio [registrato prima del DPCM sul Coronavirus] Clavdio, Ferrantini e Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, sarà l’occasione per rinsaldare il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. “Claudio”, chiede Ferrantini alla fine dell’incontro, “cosa porti a casa da questa camminata in posti incredibili?”. “Il fatto di volerci tornare molto più spesso”.

#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: col 15.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci fa conoscere la tomba di Kha e Merit, il più famoso tesoro custodito nella collezione del museo Egizio di Torino

Il 15.mo appuntamento delle “Passeggiate del direttore” ci porta a conoscere la tomba di Kha e Merit, il più famoso tesoro custodito nella collezione del museo Egizio di Torino, l’unico corredo intatto del Nuovo Regno che sia preservato fuori dall’Egitto. “Forse è un tesoro che non tutti conoscono”, esordisce il direttore Christian Greco, “ma non avrò pace – l’ho detto più volte – finché tutti gli italiani, e speriamo tutto il mondo, non sapranno che al museo Egizio c’è questo corredo unico, che io ritengo valga una visita a Torino e valga una visita al museo Egizio. Vale programmare forse anche una visita in Italia per venire a vedere questo corredo funerario unico e che vi aspetta presto a Torino, quando potrete tornare, quando saremo di nuovo pronti ad accogliervi all’interno di questo museo”. La scoperta della tomba di Kha è un classico dell’archeologia. Nel 1905 gli operai, sotto la direzione di Ernesto Schiaparelli, stanno lavorando in una zona a Nord-Ovest del villaggio di Deir el Medina dove trovano una cappella, la cappella di Maya. E trovano anche la cappella di Kha. I dipinti, le pitture, della cappella di Maya vengono staccati e portati al museo Egizio mentre le pitture della cappella di Kha rimangono lì. Un anno dopo, facendo dei lavori in un terrazzamento dove c’è stato un crollo, gli operai improvvisamente trovano un pertugio. Questo pertugio che si allarga si scopre essere un pozzo, un pozzo che porta a delle stanze ipogee. Trovano una prima sala bloccata da delle pietre, una seconda anch’essa bloccata. Una volta tolte le pietre si trovano di fronte a una porta che era ancora sigillata: è il 15 febbraio 1906. Arthur Weigall, l’ispettore dell’antichità che era con Schiaparelli, annota nel suo diario “il momento della resurrezione è arrivato”. E una volta aperta questa porta gli archeologi si trovano davanti a un corredo intatto di 467 oggetti che oggi è preservato al museo Egizio di Torino.

Il sarcofago intermedio di Kha conservato al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Il titolo di Kha era “responsabile delle opere del faraone”. “Da alcuni viene definito architetto, anche se sulla terminologia potremmo soffermarci”, spiega Greco. “Cosa significa essere l’architetto? Forse la definizione più giusta potrebbe essere quella di capomastro”. Il primo reperto che si vede esposto a Torino è il sarcofago esterno di Kha. “È dotato di slitta che ne permetteva il trasporto alla necropoli. Probabilmente vi erano dei portatori d’acqua che buttavano dell’acqua sulla sabbia e la rendevano una specie di terra battuta in modo che poi il sarcofago potesse essere trasportato. Questo ovviamente era il contenitore esterno, all’interno vi era il sarcofago intermedio di Kha, che presenta una parte nera in bitume alternata a delle fasce d’oro. Se osserviamo il sarcofago interno della moglie Merit, che significa “l’amata”, e che ha come titolo “signora della casa”, vediamo che cassa, alveo e coperchio sembrano appartenere a due tipologie diverse. Infatti l’alveo ha questa alternanza tra campitura nera e parte dorata, come il sarcofago intermedio di Kha, mentre il coperchio è coperto da una foglia d’oro, come il sarcofago interno di Kha. Perché questo? È difficile rispondere. Forse Merit è deceduta improvvisamente, e per lei non c’è stato il tempo per fare un corredo intero: si è dovuto intervenire in velocità e quindi alveo e cassa sembrano non appartenere alla stessa tipologia”.

La maschera funeraria di Merit conservata al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Merit mummificata ebbe anche la possibilità di avere una maschera, coperta da foglia d’oro. “La maschera, che copriva la parte superiore della sua mummia, oggi la possiamo vedere in tutta la sua bellezza. Ma come mai questa foglia d’oro? Ricordiamoci che il Libro dei Morti ci dice che il defunto dopo la morte non è più di carne ed ossa, ma la sua carne è dorata e il suo sangue è di lapislazzuli. Il defunto adesso è trasfigurato e deve andare verso una vita diversa, una vita eterna in cui viene assimilato agli dei”. Quindi gli archeologi scoprirono sarcofago esterno per Kha, sarcofago esterno per Merit, sarcofago intermedio per Kha, sarcofago interno di Merit (nel suo corredo vi è un sarcofago in meno), e poi sarcofago interno di Kha. “E il sarcofago interno di Kha – conclude Greco – ha le stesse caratteristiche viste nel coperchio del sarcofago di Merit: legno coperto da questa foglia d’oro. Guardate ancora la bellezza del volto e della maschera. E poi incredibilmente si sono conservate le ghirlande di fiori, ne abbiamo due. Queste ghirlande di fiori erano poste sul petto del sarcofago e, al loro interno, piegato e non arrotolato, vi era il Libro dei Morti di Kha”.

La piattaforma TPOP, progetto di digitalizzazione della collezione papiri del museo Egizio, vincitore nella categoria ricerca dei prestigiosi Premi del Patrimonio Europeo/Premi Europa Nostra 2020 promosso dalla Commissione Europea. Il direttore Greco: “Attestazione della qualità dell’attività di ricerca del museo Egizio”

Una pagina della nuova piattaforma online Tpop Turin Papyrus Online Platform per l’accesso alla collezione papirologica del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio Torino)

Alla vigilia della celebrazione della Festa dell’Europa (9 maggio), la Commissione Europea ed Europa Nostra sono orgogliosi di annunciare i vincitori dell’edizione 2020 dei Premi del Patrimonio Europeo / Premi Europa Nostra. Il più prestigioso riconoscimento nel campo della conservazione del patrimonio culturale a livello europeo è stato assegnato a 21 progetti pervenuti da 15 Paesi. Tra i vincitori di quest’anno c’è la Turin Papyrus Online Platform (TPOP) ideata dal museo Egizio di Torino, nella categoria Ricerca. Con questa motivazione: “L’Europa ha numerose collezioni papirologiche e raccolte di papiri, una ricchezza documentaria che testimonia l’interesse europeo per l’Orientalismo, emerso nel XVIII secolo e presente fino al XIX secolo, che ha permeato la sua cultura materiale. Lo sviluppo di una tale piattaforma online, di libero accesso e ad alta risoluzione, è di grande valore per i musei, soprattutto in considerazione del suo potenziale di essere utilizzato per la creazione di un museo digitale europeo che riunirebbe un patrimonio disperso, una raccolta virtuale omogenea che sarebbe impossibile realizzare a livello materiale. L’applicazione di strumenti dell’era digitale contribuisce allo sviluppo della conoscenza, alla conservazione della cultura materiale e alla sua accessibilità, sia per gli studiosi che per il pubblico generale, promuovendone la diffusione”.

L’importante papiro da Deir el Medina con il disegno architettonico della tomba di Ramses IV conservato al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

TPOP, avviata nel 2017 e resa disponibile al pubblico a settembre 2019, è una piattaforma per la condivisione della collezione papirologica torinese, realizzata con l’obiettivo di renderla ampiamente accessibile e, in particolare, di consentirne liberamente lo studio alla comunità scientifica, oltreché di garantirne una migliore conservazione e valorizzazione. La collezione custodita dal Museo Egizio è tra le più significative a livello mondiale, comprende quasi 700 manoscritti interi o ricomposti e oltre 17mila frammenti di papiro. “Il riconoscimento al lavoro condotto col progetto TPOP per la digitalizzazione dei nostri papiri ci regala una grande soddisfazione per l’attestazione che dà alla qualità dell’attività di ricerca del museo Egizio e rappresenta anche la consacrazione della funzione che siamo quotidianamente chiamati ad assolvere”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Essere un luogo di ricerca e porsi al servizio delle collezioni è la nostra missione. Il patrimonio culturale, i frammenti di memoria, che sono i resti tangibili delle generazioni che ci hanno proceduto, non possono essere abbandonati. Dobbiamo continuare e prenderci cura di loro e lo possiamo fare solo se ci sentiamo corresponsabili dell’eredità che abbiamo ereditato dal passato. La cultura materiale scritta può continuare a vivere solo se viene studiata, compresa, pubblicata. I testi antichi di cui ci prendiamo cura legano il passato al presente modellando e mantenendo attuali i ricordi fondanti e includendo le immagini e le storie di un altro tempo entro l’orizzonte del presente così da generare speranza e ricordo”.

Mosaico dei progetti vincitori dei Premi Europa Nostra

Gli appassionati e i sostenitori del patrimonio culturale in tutta Europa e nel resto del mondo ora possono votare on line (https://vote.europanostra.org/) per il loro progetto preferito, e contribuire a decidere a quale dei premiati andrà il Public Choice Award di quest’anno. In questo periodo di isolamento e distanziamento sociale, la Commissione Europea ed Europa Nostra sperano di incoraggiare più persone possibili ad apprezzare i risultati dei progetti vincitori di quest’anno e di condividere i nominativi dei tre preferiti. Il Public Choice Award verrà annunciato dopo l’estate. I vincitori del Grand Prix, ad ognuno dei quali verrà assegnato un premio pari a 10mila euro, verranno anch’essi svelati nella stessa occasione. “La crisi legata al COVID-19 ha messo in luce quanto la cultura e il patrimonio siano necessari per le persone e le comunità di tutta Europa”, ha affermato Mariya Gabriel, Commissario Europeo per Innovazione, Ricerca, Cultura, Educazione and Gioventù. ”In questo momento, in cui centinaia di milioni di cittadini europei sono fisicamente isolati, il nostro patrimonio culturale continua, più di prima, ad essere occasione di incontro. I vincitori dei Premi del Patrimonio Europeo / Premi Europa Nostra di quest’anno rappresentano potenti modelli ispiratori che contribuiscono efficacemente ad una Europa più unita e resiliente”. E Hermann Parzinger, Presidente Esecutivo di Europa Nostra: “In questi tempi difficili, i nostri vincitori, con le loro storie che raccontano di come le avversità possano essere superate attraverso la professionalità, l’impegno, e il lavoro di squadra, rappresentano dei veri e propri portavoce di speranza. Questi progetti dal valore esemplare dimostrano che il patrimonio culturale è fondamentale nel processo di recupero fisico e mentale dal trauma causato dalla pandemia. Il nostro patrimonio condiviso, e coloro che lo custodiscono, possono contribuire in tanti modi: dalla condivisione di contenuti culturali attraverso soluzioni digitali innovative, all’implementazione di lavori di recupero e restauro che rappresentino delle occasioni di rinascita economica e sociale per le nostre città e paesi”. I Premi del Patrimonio Europeo / Premi Europa Nostra sono stati promossi dalla Commissione Europea nel 2002 e da allora sono gestiti da Europa Nostra – la Voce Europea della Società Civile Impegnata per il Patrimonio Culturale. I Premi sono sostenuti dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Napoli propone una visita virtuale della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” con un secondo video della sezione “Acque profonde” sullo straordinario ritrovamento dei rostri della Battaglia delle Egadi

Il dodicesimo rostro in bronzo a 80 metri di profondità nel mare di Levanzo (foto Luca Palezza)

Il manifesto della mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea in area flegrea e in Sicilia” (foto Graziano Tavan)

Dalle isole Eolie alle Egadi: ecco una nuova esplorazione nelle profondità del mare proposto dal museo Archeologico nazionale di Napoli continuando la visita virtuale della sezione “Acque profonde” della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Oggi conosceremo lo straordinario ritrovamento dei rostri della Battaglia delle Egadi: https://it-it.facebook.com/MANNapoli/videos/249597042858837/. Dal 2005, nelle acque intorno all’isola di Levanzo, grazie alla collaborazione tra la soprintendenza del Mare e la RPM Nautical Foundation, sono state avviate ricerche sistematiche per l’identificazione esatta del luogo ove fosse avvenuta la battaglia delle Egadi tra Cartaginesi e Romani. Già negli anni ’60 del secolo scorso, Cecè Paladino e altri pionieri delle attività subacquee in Sicilia avevano recuperato centinaia di ceppi d’ancora romani lungo la costa orientale di Levanzo: i ceppi erano indizio della presenza di una flotta. La ricerca sistematica, ancora in corso con l’ausilio di sommozzatori e nave oceanografica e ROV (veicolo subacqueo filoguidato ad una profondità di 80 metri), ha messo a segno risultati di grande rilievo scientifico: sono stati individuati, infatti, i primi rostri in bronzo relativi alle navi da guerra impiegate nello scontro navale del 241 a.C. Nell’estate del 2019, il numero dei rostri ritrovati è salito a 19: inoltre, è stata scoperta una concrezione metallica riconducibile ad una spada, la prima arma di un soldato.

Il cosiddetto Rostro Egadi 4 con decorazione di Vittoria alata sormontante iscrizione con i nomi dei due questori, ripescato nelle acque di Levanzo, area della battaglia delle Egadi, e conservato nell’Antiquarium di Pantelleria (foto Soprintendenza del Mare)

Area della battaglia delle isole Egadi tra romani e cartaginesi

La storia delle ricerche nel mare delle Egadi, ad opera del professore Sebastiano Tusa, è stata illustrata e proposta da “Teichos. Servizi e Tecnologie per l’Archeologia” in occasione dell’anticipazione de ” I pionieri dell’archeologia subacquea in area flegrea e in Sicilia” (Baia, 24 maggio 2019 – 9 marzo 2020), che doveva fare da battistrada, come una preview che anticipava, essendone complemento necessario, la grande mostra “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”. La mostra, che il parco archeologico dei Campi Flegrei ha affidato a Teichos Archeologia, che ne ha curato la progettazione e la realizzazione, racconta, partendo dagli anni ’50, le prime fasi pionieristiche dell’archeologia subacquea in Italia, particolarmente nell’area Flegrea ed in Sicilia, con le grandi scoperte che ne sono derivate e che hanno dato impulso alla ricerca scientifica in questo campo e alla relativa applicazione delle tecnologie più avanzate, nonché alla nascita di strumenti di tutela specifici, fino a giungere alla costituzione della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana da parte di Sebastiano Tusa.

#iorestoacasa. Il museo Archeologico nazionale di Altino ci fa conoscere un quinto reperto “imperdibile”: una statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.). E per i bambini propone la lettura di una favola con due bambini, Lucilio e Tito, che osservano gli artigiani al lavoro

Vado al MANN di Napoli per vedere l’affresco con la rissa all’anfiteatro di Pompei. E vado ad Altino per vedere…? È la quinta “provocazione” del museo Archeologico nazionale per presentare il quinto reperto “imperdibile”: statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.), da un rinvenimento sporadico del 1971 a Sud della via Annia. Nel video di Francesca Ferroni Gallo, il testo e la voce narrante sono di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino.

Statuetta di gladiatore in terracotta (I-II sec. d.C.) conservato al museo di Altino (foto PM-Veneto)

La statuetta del gladiatore ci porta a primo pomeriggio di fine aprile ad Altino. “Siamo in anfiteatro”, ci racconta Marianna Bressan. “È appena terminata la pompa, la sfilata delle armi e dei gladiatori che si affronteranno in duello. Il popolo, accalcato sugli spalti attorno all’arena, rumoreggia, inneggia il nome del favorito, strepita impaziente. Nella caserma, lontano dalla vista del pubblico, il gladiatore indossa le armi appena presentate in corteo. Sulla tibia sinistra, l’ocrea di metallo, legata a una spessa imbottitura di lana, che aiuta ad attutire i colpi. Sul braccio destro, la manica gladiatoria di cuoio; all’altezza dello stomaco il balteus, il cinturone protettivo, e, sotto, il subligaculum, il perizoma. In testa mette l’elmo: una calotta liscia con una cresta curvilinea dai bordi stondati e solo due forellini per gli occhi. Con la sinistra imbraccia lo scudo rettangolare, avvolgente, senza spigoli vivi. Il suo lato sinistro è protetto dalla testa ai piedi, letteralmente. Con la destra impugna il gladio. Dal suo armamentario è chiaro: è un gladiatore della classe dei secutores. E finalmente si avvia nell’arena. Al suo ingresso, esplode il furore del popolo: è lui il preferito e non il suo avversario, il retiarius, che cercherà di batterlo armato di tridente e rete da pesca. Ci siamo, siamo pronti, uno di fronte all’altro. Il secutor mostra il lato sinistro, il gladio in resta, il corpo pronto a scattare al via dell’arbitro. Che il combattimento abbia inizio. Che sia io il vincitore”.

Ed ecco la quarta favola altinate per i bambini. 👨🏻‍👩🏻‍👦🏻‍👦🏻👨🏼‍👩🏼‍👧🏼‍👧🏼👩🏻‍👧🏻‍👦🏻Bambine, bambini! 👩🏾‍👩🏾‍👦🏾‍👦🏾👨🏻‍👨🏻‍👧🏻‍👦🏻👨‍👦‍👦 è tempo di un’altra lettura… favolosa! 📖 Il 1° maggio è stata la Festa dei Lavoratori e noi abbiamo reso omaggio ai mestieri di Altino antica. La favola di oggi ci racconta l’abilità di quegli artigiani attraverso gli occhi di due bambini, il “poeta” Lucilio e il suo curioso e intraprendente amico Tito. E, ai loro occhi, il lavoro degli artigiani non poteva che apparire… una 🧜‍♀‍ magia 🧚‍♀‍! Legge per noi 🎤Michele Bars🎤, custode del Museo. Il testo è di Gabriella Bosmin e le illustrazioni di Erica Schweizer. E allora…. c’era una volta… https://it-it.facebook.com/1119722614724773/videos/344833106492793/

“Lapilli di Ercolano”: con la nona clip si va alla scoperta della Casa del Gran Portale, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”

Il nono appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv), della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv) e della Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp), ci fa esplorare, osservare e anche misurare i dettagli della Casa del Gran Portale https://bit.ly/2SABXK6 grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Per una esperienza di uso migliore si consiglia di utilizzare un pc invece di uno smartphone.

La Casa del Gran Portale di Ercolano (foto Paerco)

La Casa del Gran Portale è un bell’ esempio del riuso già nell’antichità. La domus prende il nome dal portale in mattoni che utilizza capitelli scolpiti in tufo, più antichi di circa duecento anni (età ellenistica). Nelle pareti delle fauces (ingresso della casa) sono inglobati, nella loro posizione originaria, colonne e pilastri che un tempo facevano parte del peristilio della Casa Sannitica. La casa è decorata da splendide pitture in IV Stile con soggetti mitologici, mentre il giardino dipinto lungo le pareti del cortile crea l’illusione di uno spazio verde.

Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica: dopo “The Zen Domus” con The Zen Circus sul Palatino tra Domus Flavia e Domus Augustana, seconda puntata con Clavdio dagli Horti Farnesiani

Il cantautore romano Clavdio sul Palatino per la seconda puntata di Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Non solo arte, storia e poesia: il Parco archeologico del Colosseo si apre alla musica. È tutto pronto per il secondo appuntamento di StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica, il progetto innovativo e unico nel suo genere, ideato e realizzato coinvolgendo artisti musicali di primo piano, per incuriosire e avvicinare chi finora si è tenuto lontano da parchi archeologici e musei, attraverso il racconto e le sensazioni dei musicisti ospiti. L’appuntamento è per venerdì 8 maggio 2020 con Clavdio, al secolo Claudio Rossetti, il cantautore romano che inizierà la sua visita dalle pendici del colle Palatino. il cantautore romano Clavdio, lo speaker di Rai Radio2 Pierluigi Ferrantini e l’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli si muovono lungo il colle Palatino, partendo dai resti del ramo secondario dell’acquedotto che portava l’Aqua Claudia nei palazzi imperiali, per raggiungere il palazzo degli imperatori Tiberio e Claudio e dare vita a una live session sulla terrazza degli Horti Farnesiani. La voce del cantautore, rappresentante illustre del quartiere Alessandrino, rinsalda il rapporto tra il PArCo e il resto della città, e fa riflettere sul legame tra Roma e i suoi abitanti, divisi tra amore infinito e difficoltà quotidiane, tra maestosità del centro e intimità delle periferie. [Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus]

Il progetto StarWalks – Quando il PArCo incontra la musica è stato lanciato venerdì 24 aprile 2020 sul canale YouTube del Parco archeologico del Colosseo e sui canali social di Rai Radio2. La prima puntata della prima serie, dal titolo “The Zen Domus”, è stata registrata [prima del DPCM sul Coronavirus] sul colle Palatino negli spazi della Domus Flavia e della Domus Augustana, sedi del Palazzo degli imperatori romani, con scorci mozzafiato sulla valle del Circo Massimo: ospiti per l’occasione The Zen Circus, intervistati da Pierluigi Ferrantini. Dal momento della pubblicazione il video ha raggiunto quasi 2000 visualizzazioni, confermando il successo annunciato di un format che innova il rapporto con il pubblico e in particolare con quella fascia di pubblico giovane compresa tra i 15 e i 25 anni più difficile da coinvolgere.

#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: col 14.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco, ci fa conoscere i “Culti locali a Deir el-Medina”: dalla dea Meretseger al dio Sole, dalla statua di Pandua e Nefertari alla celebrazione del funerale

Le “Passeggiate del Direttore”, giunte al 14.mo appuntamento, ci fanno scoprire i “Culti locali a Deir el-Medina”. Dopo aver conosciuto il villaggio degli operai del faraone, la loro vita quotidiana, l’organizzazione del loro lavoro, oggi il direttore Christian Greco ci fa conoscere anche quali fossero le paure dei suoi abitanti, attraverso i molti oggetti conservati nel museo Egizio di Torino. A cominciare dalla dea serpente Meretseger, colei che ama il silenzio. La troviamo raffigurata in varie fogge: in forma tridimensionale, in una stele, e su un ostrakon. Talvolta con il suo nome scritto per esteso: colei che ama il silenzio. “È questo un fenomeno tipico del mondo antico”, spiega Greco. “Si teme un animale, in questo il cobra, lo si eleva perciò a forza di vita, e lo si adora di modo che possa essere benevolo nei confronti di coloro che le prestano rispetto, e possa allontanare il pericolo. E queste forme di devozione a Meretseger vengono trovate all’interno del villaggio, ma anche all’interno di un tempio che sorgeva a metà strada tra Deir el Medina e la Valle delle Regine: il santuario dedicato a Meretseger che veniva pregata perché venisse allontanato ogni forma di pericolo da parte sua”. Invece su una serie di stele e nel pyramidion troviamo il culto ufficiale, cioè il culto solare. Si vede più volte la barca solare, con il dio Sole adorato nella sua barca che viaggia di giorno e di notte e garantisce il mantenimento dell’ordine in Egitto. “L’immagine del dio Sole è accompagnato da un testo, in genere il capitolo 15 del Libro dei Morti, in cui si invita ad adorare il Sole quando lui appare nell’orizzonte orientale. Ecco quindi come religione ufficiale e religione locale, devozione locale e devozione degli antenati, devozione ai fondatori, devozione a divinità locali si fondano ovviamente in quella unità solare osiriaca che è così fondamentale nel Nuovo Regno”.

Pendua e Nefertari, calcare da Deir el Medina, oggi al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Molti degli oggetti esposti al museo Egizio provengono dalla necropoli e raccontano anche di come gli abitanti facessero di tutto per preservare la vita nell’aldilà. Come la meravigliosa statua di Pendua e Nefertari, in calcare, in cui i due sposi si abbracciano. “Questa statua – continua Greco – diviene poi anche oggetto delle offerte che i familiari devono portare di modo che il ka, la forza vitale dei defunti, possa sopravvivere nell’Aldilà. E questo lo vediamo scritto in maniera molto chiara anche nella parte posteriore della statua in cui in maniera assolutamente simmetrica il testo è diviso in due spazi, metà dedicato a Pendua, metà dedicato a Nefertari, e al centro c’è un testo che è una formula magica che il sovrano e varie divinità devono dare, in modo che i defunti possano poi vivere in eterno”.

Pyramidion in pietra proveniente da Deir el Medina, oggi conservato al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Cosa avveniva nel giorno del funerale? Cosa ci dicono i testi? Una scena comune sulle stele mostra dei sarcofagi (alcuni dicono delle mummie in verticale) davanti alla tomba, che si riconosce dalla facciata. Sopra la tomba vi è infatti una piramide fatta in mattoni crudi, con al centro il posto per la stele. Verso la parte apicale della piramide vi è una linea di divisione che indica l’inserimento del pyramidion; perché la piramide era in mattoni crudi e invece la cuspide era in pietra. “Siamo di fronte a un edificio che è l’edificio tombale”, riprende Greco. “Quindi è il giorno del funerale e il sarcofago viene portato nella tomba. Ebbene cosa avviene? Il corpo è stato mummificato, è stato messo all’interno del sarcofago, si sono preparate le offerte che devono essere portate all’interno della tomba, la processione verso la tomba va avanti, il sarcofago viene messo in verticale e lì il sacerdote “sem” procede con il cosiddetto rituale dell’apertura della bocca. Mentre la vedova in ginocchio si lamenta per la morte dei congiunti, il sacerdote “sem” deve fare in modo che il naso e la bocca siano ancora aperti, che il defunto una volta entrato all’interno della tomba possa proseguire la sua vita, che questa sia davvero una “nuova nascita” e che quindi lui all’interno della tomba possa tornare a respirare, possa tornare a fruire delle offerte che gli vengono date. È un elemento fondamentale: se questo non avesse luogo, la vita dopo la morte non sarebbe possibile. E tutto quello che si è fatto non porterebbe poi a buon fine”.