Roma. Alle Scuderie del Quirinale in arrivo la mostra “Tesori dei Faraoni”, per la prima volta dal Cairo 130 capolavori: dalle origini della civiltà faraonica allo splendore dei grandi sovrani del Nuovo Regno e del Terzo Periodo Intermedio, fino ad arrivare alle scoperte archeologiche più significative degli ultimi anni
Un mese. Manca solo un mese per l’apertura della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale: per la prima volta dal Cairo a Roma, dal 24 ottobre 2025 al 3 maggio 2026, un viaggio straordinario nel cuore dell’antica civiltà egizia. La mostra, curata da Tarek El Awady, sarà accompagnata da un catalogo curato da Zahi Hawass e pubblicato da Allemandi Editore. Il progetto espositivo è un’occasione imperdibile per poter osservare 130 capolavori provenienti dai più importanti musei dell’Egitto. Le opere in mostra regaleranno al pubblico la possibilità di scoprire questa storia incredibile: dalle origini della civiltà faraonica allo splendore dei grandi sovrani del Nuovo Regno e del Terzo Periodo Intermedio, fino ad arrivare alle scoperte archeologiche più significative degli ultimi anni.
Attraverso sei sezioni tematiche, la mostra esplora la complessità della società egizia, l’autorità divina dei faraoni, la vita quotidiana, le credenze religiose, le pratiche funerarie e le più recenti scoperte archeologiche. Dalle spettacolari statue di Sennefer, Ramses VI e Thutmose III ai raffinati gioielli reali, dagli oggetti di uso quotidiano finemente lavorati ai sarcofagi decorati con simboli sacri, l’esposizione svela l’eccezionale sofisticazione artistica e la profonda spiritualità che hanno reso l’antico Egitto una delle civiltà più affascinanti della storia.
La mostra è il risultato di un’importante iniziativa di diplomazia culturale tra Italia ed Egitto. Questa collaborazione ha reso possibile il prestito straordinario di capolavori provenienti da alcuni tra i più importanti musei egiziani, tra cui il museo Egizio del Cairo e il museo di Luxor. Molte di queste opere saranno esposte in Italia per la prima volta. La mostra vede la prestigiosa collaborazione del museo Egizio di Torino che firma importanti contributi e un prestito eccezionale.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Simona Argentieri e Marco Marchetti su “Uomini che odiano le donne?”: settimo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”
Settimo appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge il mercoledì e ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi, poesia. Mercoledì 24 settembre 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, una delle più influenti e originali psicoanaliste italiane, Simona Argentieri, e un criminologo, Marco Marchetti, anch’egli psicanalista, si confrontano su uno dei temi di cronaca nera più dibattuti e tragicamente attuali: il femminicidio. Il titolo dell’incontro “Uomini che odiano le donne?” è volutamente interrogativo a sottolineare l’impossibilità di ridurre il fenomeno ad un unico elemento causale, ma invita ad interrogarsi sulle profonde radici e sulla complessità dei rapporti tra i sessi, così come li ha plasmati l’evoluzione e, al tempo stesso, lo straordinario sviluppo simbolico del nostro cervello. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com.
Ustica (Pa). Il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane, ha vinto il premio Ustica Archeofilm, a conclusione della seconda edizione della kermesse cinematografica

Valeria Li Vigni, presidente della fondazione Sebastiano Tusa, consegna il premio “Ustica archeofilm” a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, per conto dei registi vincitori (foto AV)
La seconda edizione di Ustica Archeofilm, nell’ambito della terza Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, organizzata dalla Fondazione Sebastiano Tusa con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm,si è conclusa con l’assegnazione del premio “Ustica Archeofilm 2025” al film più votato dal pubblico, che è andato al film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane (Italia, 60’). Un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Le pagine più importanti dell’archeologia subacquea italiana: dal lavoro pionieristico di Nino Lamboglia a quello dell’archeologo Sebastiano Tusa.
Lecce. Le indagini archeologiche in centro storico mettono in luce un possente muro di fortificazione altomedievale a ridosso dell’anfiteatro romano. La Sabap: “Nuova luce sulle trasformazioni della città tra il collasso dell’Impero romano d’Occidente e l’instaurarsi della dominazione normanna”

Veduta generale dello scavo archeologico in centro storico di Lecce a ridosso dell’anfiteatro romano (foto sabap-br-le-ta)
Un possente muro di fortificazione altomedievale a ridosso dell’anfiteatro romano, nel cuore di Lecce, durante un importante intervento di archeologia urbana nel centro storico avviato dal giugno 2025 dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi Lecce e Taranto, finanziato dalla direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura nell’ambito del Piano gestionale annuale dedicato alle “Spese per le indagini e le attività finalizzate alla tutela delle aree e delle zone di interesse archeologico”, condotto in stretta sinergia con l’amministrazione comunale di Lecce. L’indagine in corso e lo studio dei materiali provenienti dallo scavo stanno arricchendo la conoscenza del patrimonio archeologico di Lecce, gettando nuova luce sulle trasformazioni occorse nel cuore della città in un periodo ancora poco noto e fino ad oggi scarsamente documentato dalle testimonianze materiali, ovvero il lungo lasso temporale compreso tra il collasso dell’Impero romano d’Occidente e l’instaurarsi della dominazione normanna.
Lo scavo si è concentrato in un settore compreso tra piazza Sant’Oronzo e via Alvino, a breve distanza dalla porzione oggi visibile dell’anfiteatro romano. Già durante i lavori comunali di riqualificazione dei piani stradali eseguiti sul finire del 2024, la rimozione del basolato aveva fatto emergere parte della cavea, il muro anulare, i setti radiali e tre pilastri perimetrali appartenenti al monumento di epoca romana, il cui sviluppo planimetrico era ampiamente noto. Del tutto imprevisto e fin da subito oggetto di grande interesse è stato invece il rinvenimento di alcune possenti strutture murarie poste a ridosso dell’anfiteatro, fuori dal perimetro dell’edificio e immediatamente a nord di esso.

Muro di fortificazione altomedievale a ridosso dell’anfiteatro romano di Lecce (foto sabap br-le-ta)
Gli approfondimenti archeologici condotti negli ultimi mesi hanno permesso di indagare tali strutture, che si sono rivelate come parte di quella che a tutti gli effetti risulta essere un’imponente opera di fortificazione, realizzata in due momenti distinti, che sfrutta e apparentemente ingloba il preesistente edificio per spettacoli di età romana. Lo scavo ha infatti portato alla luce un muro poderoso, largo 3.70 m, realizzato con tecnica “a sacco”, vale a dire con un riempimento costituito da terra e spezzoni di pietra contenuto da due paramenti in cui sono reimpiegati grandi blocchi provenienti dallo smontaggio del vicino anfiteatro e da altri monumenti esistenti nell’area. Questo muro, che in alcuni tratti si conserva per un’altezza di oltre due metri, trae origine dai pilastri perimetrali dell’anfiteatro ai quali si addossa, sviluppandosi verso nord per circa sedici metri, per poi descrivere un angolo retto e continuare verso est, al di sotto degli isolati moderni che delimitano la piazza. I dati preliminari derivanti dall’analisi delle stratigrafie indagate permettono di datare la realizzazione di questo sistema difensivo entro un lasso di tempo compreso tra il V e il VI sec. d.C.: un frangente storico particolarmente turbolento dal punto di vista politico e militare, quando l’anfiteatro aveva ormai perso la sua funzione originaria a causa della progressiva diffusione del cristianesimo e come conseguenza del decreto di Onorio del 404 che vietava i ludi gladiatorii nelle arene.
In un secondo momento, sempre nel corso dell’alto medioevo, il tratto angolare del grande muro viene rinforzato attraverso l’innesto di una massiccia torre a pianta circolare dal diametro di circa dodici metri, anche essa costruita mediante un largo ricorso a blocchi di reimpiego posati a secco.
Il grande muro rettilineo scoperto in via Alvino mostra molteplici affinità con una struttura analoga in blocchi di reimpiego individuata agli inizi del Novecento dall’archeologo Cosimo De Giorgi durante gli scavi per la costruzione del palazzo della Banca d’Italia. Suggestiva è l’ipotesi che le evidenze recentemente messe in luce e quelle scoperte nel secolo scorso siano parte di un articolato apprestamento difensivo realizzato sfruttando la mole dell’anfiteatro, indubbiamente il più imponente edificio della Lecce romana, che in età altomedievale sarebbe così divenuto un kastron bizantino, fortezza e centro politico della città. Fenomeno questo documentato anche in altri centri romani, che trova eco nelle parole del geografo Guidone il quale, agli inizi del XII secolo, descrive una Lecce ridotta a un piccolo municipio i cui abitanti sono arroccati sull’anfiteatro.
Pompei. Alla biblioteca “G. Fiorelli” del parco archeologico presentazione del libro “Pompei I 7. La casa dell’Efebo ed il suo prestigioso arredo” dell’archeologo Alessandro Gallo promossa dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei
Con l’autunno tornano gli incontri promossi dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS. Appuntamento martedì 23 settembre 2025, alle 17, alla biblioteca del parco archeologico di Pompei “G. Fiorelli”, in via Plinio a Pompei, per la presentazione del libro “Pompei I 7. La casa dell’Efebo ed il suo prestigioso arredo” dell’archeologo Alessandro Gallo (2025, L’Erma di Bretschneider). A discutere dell’opera con l’autore l’archeologo Antonio Varone e l’archeologo Salvatore Ciro Nappo.
Il libro aggiunge un tassello importante nella storia delle domus: offre un quadro globale, dal punto di vista architettonico, decorativo e delle suppellettili della casa dell’Efebo, una delle più note e anche particolarmente articolate dell’antica Pompei. L’archeologo Alessandro Gallo, che già nel 2023 ha pubblicato un lavoro sul nucleo originario della casa, aggiunge tasselli a completare il racconto di questa dimora. Si evidenziano, in un’attenta analisi, le varie fasi edilizie che hanno visto l’accorparsi di diverse dimore, fino a formare, nella sua fase finale, un vero e proprio complesso abitativo dove nell’articolazione elegante dei vari spazi si realizza una residenza di lusso. Le decorazioni raffinate a cui si aggiungono suppellettili, marmi, statue rendono magnifica una domus che ha un triclinio estivo con un naiskos, un tempietto, con ninfeo, e dove i giochi d’acqua, fornita dal castellum aquae presente dentro casa, rispondono al desiderio di trasformare la dimora in un luogo di esibita ricchezza. Con dovizia di dettagli quindi viene ricostruito un quadro di questo complesso edilizio che esprime il desiderio di ostentazione del suo probabile ultimo proprietario: Publio Cornelio Tagete a cui Alessandro Gallo dedica un capitolo del libro, dando una lettura del personaggio e del senso profondo di questa sua operazione edilizia quanto sociale.
Rovereto (Tn). Con l’anteprima “Dallo Spino alle fontane” al via ufficialmente la 36.ma edizione del RAM film festival: 70 film in concorso, 41 anteprime, 14 proiezioni off fulldome, Vr e cinema, 2 incontri e 4 aperitivi al giardino del Museo di Scienze e Archeologia. Alessandra Cattoi e Claudia Beretta ci fanno conoscere il ricco programma dei 5 giorni di Festival

Serata speciale in biblioteca “Dallo Spino alle Fontane – cronaca di un’impresa che portò l’acqua alla città” (foto fmcr)
Con la speciale anteprima, martedì 23 settembre 2025, alle 18, in biblioteca Tartarotti, “Dallo Spino alle Fontane – cronaca di un’impresa che portò l’acqua alla città”, reading teatrale con documenti dagli archivi antichi della Biblioteca, per narrare il legame storico di Rovereto con l’acqua, la città di Rovereto (Tn) entra nell’atmosfera della 36.ma edizione del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, dal 24 al 28 settembre 2025, quest’anno dal titolo “Sguardi sull’acqua”, organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto. È il 1845, Rovereto compie un’impresa epica: portare l’acqua dalla sorgente dello Spino fino in città. Nasce una canalizzazione ambiziosa, le fontane cominciano a zampillare… e i cittadini cominciano a discutere. Tra discorsi solenni, regole ferree, litigi da lavatoio e vendite delle fontane, questo reading teatrale racconta la cronaca di un’epoca in cui l’acqua diventa finalmente bene comune, non senza qualche inevitabile baruffa. Un racconto vero e sorprendente, dove la Storia scorre… proprio come l’acqua. A cura del Gruppo teatrale “I Sottotesto”, in collaborazione con Biblioteca Civica “G. Tartarotti”. Partecipazione gratuita.
RAM 2025 propone uno sguardo ampio e plurale sul patrimonio culturale in tutte le sue forme: siti, ricerca archeologica, monumenti, paesaggi, tradizioni, popoli, memorie, lingue e culture. Il documentario diventa lo strumento per esplorare la complessità del mondo, mettendo in dialogo passato e presente, locale e globale. Settanta i film in concorso, 41 anteprime, 14 proiezioni off fulldome, Vr e cinema, 2 incontri e 4 aperitivi al giardino del Museo di Scienze e Archeologia. “L’ampio numero di film proposti”, sottolinea il sindaco di Rovereto Giulia Robol, “dimostra quanto il festival sia radicato e riconosciuto come punto di riferimento per l’archeologia, disciplina legata anche a figure storiche che hanno dato molto alla città. Inoltre, la collaborazione con istituzioni culturali come la Biblioteca Civica Tartarotti evidenzia la volontà di coinvolgere e avvicinare la cittadinanza, valorizzando e diffondendo il patrimonio legato all’archeologia”. E l’assessore alla Promozione artistica e culturale e al Turismo Micol Cossali: “Il tema dell’acqua, filo conduttore di questa edizione del Ram Festival, crea un forte legame tra il nostro territorio e il resto del mondo. La storia e l’archeologia hanno sempre generato conoscenza e relazioni, e anche questa manifestazione valorizza un aspetto identitario della città: la capacità di aprirsi al mondo e di connettersi con la sua storia. E questa è una ricchezza che si rinnova nell’edizione di quest’anno dove il tema dell’acqua e la presenza dell’acqua si è intrecciata nello sviluppo della storia del nostro territorio”.
Con due interventi ad archeologiavocidalpassato.com, rispettivamente della direttrice della Fondazione Alessandra Cattoi e della direttrice artistica Claudio Beretta, scopriamo meglio l’articolato e ricco programma del RAM film festival 2025.
“Dal 24 al 28 settembre a Rovereto – spiega Alessandra Cattoi ad archeologiavocidalpassato.com – avremo la 36ma edizione del RAM film festival. In concorso, per questa edizione, abbiamo selezionato 70 film, di cui 40 per la prima volta in Italia o in prima internazionale. Le sezioni del festival sono quelle che da molti anni proseguono nel loro percorso. La prima e la più importante è la sezione Cinema archeologico. Abbiamo quasi 30 film che parlano di archeologia, archeologia da tutto il mondo, e quest’anno anche l’attribuzione del Premio Paolo Orsi, un premio biennale che viene dato al miglior film premiato da una giuria di esperti e che viene consegnato per promuovere la realizzazione di altre opere cinematografiche in ambito archeologico. La novità di quest’anno è che abbiamo introdotto una sezione dedicata alla Storia, oltre che all’Archeologia, proprio perché con il passare degli anni vediamo che molte tematiche storiche vengono proposte al nostro festival e di grandissima qualità. Ci siamo detti “Non è una cosa positiva escluderle”, ma è difficile includerle nel cinema archeologico e quindi abbiamo creato una sezione apposita sul cinema storico. Infine le due sezioni, una sezione dedicata ai temi dell’Antropologia e una alle Animazioni, perché ci piace esplorare tutti i linguaggi del cinema, compreso quello del cinema di animazione.
“A fianco a questo grande programma di proiezioni – continua Cattoi -, abbiamo molti incontri. Ogni giorno vengono degli esperti a parlare con il pubblico in modo più o meno informale per raccontare gli ultimi scavi che hanno seguito oppure il libro che hanno scritto, insomma delle conversazioni, più che degli incontri come conferenze, perché il festival deve favorire il dialogo tra il pubblico e i protagonisti del festival. Quindi avremo aperitivi, colazioni, incontri e due serate speciali. Una serata dedicata a Pompei. Pompei non può mancare come si immagina in un festival di cinema archeologico, e una serata dedicata invece all’acqua. Perché l’acqua? Perché l’acqua è proprio il tema dell’edizione 2025 del RAM film festival. Il titolo è “Sguardi sull’acqua”. E quindi sabato sera avremo una tavola rotonda che parlerà del fiume Adige, un fiume che è sempre stato il centro della vita economica, sociale e commerciale di tutta questa grande area che parte da Resia e arriva fino all’Adriatico, ma che oggi ci siamo dimenticati. Il fiume Adige fa parte di un paesaggio, ma nessuno lo vive. Vogliamo invece raccontare come la storia, antica e più recente di questo fiume, abbia cambiato la propria posizione all’interno del paesaggio e del territorio. A questi appuntamenti si affiancano anche visite nel territorio di Rovereto e nel territorio circostante. E un ultimo appuntamento l’abbiamo voluto dedicare invece alla musica con un concerto che ci sarà la domenica pomeriggio con delle canzoni popolari legate anche queste al tema dell’acqua. Ecco questo, in estrema sintesi – conclude – , un lungo programma di cinque giorni dove l’archeologia ancora una volta sarà la protagonista e dove speriamo che il pubblico possa trovare importanti e anche piacevoli spunti di riflessione e di approfondimento culturale”.
“RAM film festival, 36ma edizione. Quest’anno – ricorda Claudia Beretta – si rinnova il Premio Paolo Orsi, premio dato alla categoria Cinema archeologico, ed è nel nome dell’archeologo per il quale è nato il nostro festival nel 1990. I film sono bellissimi. Quest’anno ne abbiamo molti e sono divisi in quattro categorie, un po’ diverse dall’anno scorso e dagli altri anni, perché abbiamo il Cinema archeologico che la fa da padrone con una serie di film veramente straordinari. Si parte dalla preistoria, addirittura prima dei Neanderthal, ma ancora prima perché abbiamo qualche film proprio sulla mega fauna e sui dinosauri, per arrivare poi invece a Roma, e prima ancora all’Egitto con dei film su Phile e sulla cattedrale sott’acqua. Insomma vedrete. Anche perché il focus di quest’anno è “Sguardi sull’acqua”. Ma per arrivare anche alla Mesopotamia. Insomma c’è veramente di tutto. Per arrivare fino ai film nostri più classici, come le grotte, e tanta archeologia subacquea perché essendo il tema “Sguardi sull’acqua”, c’è stata un’attenzione particolare a selezionare anche questi film. La novità di quest’anno è la sezione Storia, storia e memoria, perché negli ultimi anni abbiamo ricevuto tanti film storici che magari non trovavano spazio all’interno delle categorie, perché avevamo l’Antropologia, l’Archeologica. E invece quest’anno anche grande spazio alla Storia. Anche qui si parte dai Conquistadores per arrivare alla storia delle guerre, delle Grandi guerre, e anche ai personaggi. Quest’anno abbiano un bellissimo film su Matteotti. E tanto lavoro anche sulle ricostruzioni storiche più recenti, che non trovavano spazio nelle nostre sezioni dello scorso anno. Rimangono le Tradizioni e le Culture, che accorpano l’Italia e il resto del mondo. Anche qui c’è veramente tanto da venire a vedere. Basta sfogliare il nostro catalogo on line, potete anche cercare nelle varie categorie per trovare il film che vi piace di più.
“E naturalmente – continua Beretta – non poteva mancare quest’anno la Cultura animata, sezione nella quale c’è una super-chicca: Bruno Bozzetto ci ha dato la possibilità di far vedere il suo nuovo film, la nuova serie che si chiama Sapiens? col punto di domanda, perché sono davvero i Sapiens i nostri antenati, oppure abbiamo lasciato qualche pezzo per strada? Lo scoprirete venendo a vedere questo bellissimo film animato, e tante altre piccole chicche in arrivo dal mondo. Segnalo due serate straordinarie: una su Pompei con un bellissimo film girato sul campo nell’ultimo scavo. E sarà presente anche una funzionaria architetto che ha seguito gli scavi e che ci racconterà un po’ il farsi di questo film. Però la produzione è stata fatta veramente sul campo. Le uniche produzioni cui è stato consentito di seguire uno scavo mentre lo si faceva. Quindi straordinaria serata. E poi la sera del sabato presentiamo in anteprima in Italia, è stato in 20 Paesi del mondo, in prima assoluta in Italia, un film “Our blue world / il nostro mondo blu”, che parla del problema dell’acqua in relazione con i popoli del mondo. Quindi serata straordinaria, prima italiana raccontata dalla voce di Liam Neeson, il famoso attore hollywoodiano.
“Da non dimenticare – anche questa è una piccola chicca che vogliamo mantenere nel tempo – al museo di Scienze e Archeologia di Rovereto ci sarà la sezione al Planetario riservata ai film full dome. Ci sono quattro bellissimi film immersivi, uno dei quali ve lo segnalo in maniera particolare, viene dal museo di Boston ed è scritto e interpretato da Dan Brown, lo scrittore che non ha bisogno di nessuna presentazione. Non manca uno Speciale cinema con tutti i film sperimentali che non siamo riusciti a mettere nel main program che trovano spazio in questo programma Off al museo che occupa anche un paio di visori con delle sorprese per chi vorrà venire a trovarci. Vi aspettiamo”.
Pompei. “Luce di Iside”: un’esperienza psicoacustica all’interno del Tempio di Iside attraverso suoni sacri e strumenti antichi. Zuchtriegel: “La fruizione del patrimonio diventa meditativa”
I suoni di sistri, flauti, ance e tamburi in grado di mettere in moto le più profonde emozioni interiori accompagneranno i visitatori in un percorso di intima riconnessione, ispirato ai rituali misterici per la dea, presso il tempio di Iside a Pompei. Uno spazio che ancor oggi provoca un incanto, portando a una introspezione, accresciuta ascoltando le vibrazioni degli antichi strumenti musicali giunti dall’Egitto, che preparavano e accompagnavano i rituali. Questa è “Luce di Iside”, un’esperienza psicoacustica attraverso i “magici” suoni sacri che ascoltavano gli antichi, riproposti con strumenti musicali ricostruiti, che sarà offerta al pubblico, domenica 21 settembre 2025 al Tempio di Iside a Pompei, alle 20, 20.30 e 21, con un numero di 30 persone per turno. Costo di accesso 7 euro, acquistabile su www.ticketone.it, ingresso da piazza Esedra.
“Ci siamo abituati a considerare la razionalità e la scienza quasi come l’unica chiave di accesso alla verità, mentre l’esperienza e l’emozione vengono considerate spesso o come un mero divertimento o come un disturbo che ci devia dalla verità”, commenta il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Guardando il mondo antico, possiamo recuperare un senso diverso dell’esperienza emotiva: la fruizione meditativa del tempio di Iside che proponiamo è appunto un tentativo di trasmettere il senso dei rituali antichi, che non erano delle mascherate arbitrarie e ingannevoli, ma degli autentici percorsi di conoscenza volti a dischiudere delle verità nascoste negli strati dell’inconscio. Il nostro progetto di fruizione esperienziale e ‘meditativa’ è pertanto un’operazione di conoscenza storica a tutti gli effetti, al pari di una mostra o un percorso museale tradizionale, che per lo più ha il vantaggio di essere altamente inclusiva, rivolgendosi a persone di tutte le età, indipendentemente dalla propria lingua e estrazione culturale”.
I visitatori saranno accolti dagli esperti musicisti del gruppo Synaulia che da diversi anni studiano e ripropongono musica e danze tipiche dell’antica Roma Imperiale e parteciperanno a un percorso all’interno del santuario, accompagnati da musiche, danze, oltre che da profumi di incensi, utilizzati durante gli antichi riti. L’esperienza proposta non intende ricostruire filologicamente una cerimonia dell’epoca; piuttosto, si pone come un tentativo di ricreare l’incanto racchiuso nella musica antica quale chiave ritualizzata all’inconscio individuale e collettivo nelle sue accettazioni storiche.
I “Synaulia”, nati come gruppo di lavoro finalizzato alla ricostruzione di strumenti musicali dell’antichità a scopo didattico, hanno ampliato il loro raggio d’azione anche proponendo la musica e le danze tipiche dell’antica Roma Imperiale. L’ensemble nasce nel 1994 nel parco archeologico Archeon in Olanda dall’incontro tra Walter Maioli, Luce Maioli e Natalie Van Ravenstein. Si sviluppa così l’idea di approfondire il patrimonio musicale antico e il potere psicoacustico delle sonorità derivanti da esso. L’attività della compagnia – che propone uno speciale connubio di musica e danza di forte valore simbolico, fondato sul carattere rituale dell’esibizione – ha attraversato diverse fasi artistiche che hanno permesso di coprire un’ampia gamma di strumenti musicali antichi, il cui recupero, uso e reintroduzione in epoca moderna rinsalda il sentire emotivo con il nostro passato. Ritroviamo infatti un uso sapiente di strumenti a fiato come la syrinx, a corda come la lyra, integrati al loro volta da percussioni come il tympanon ed i cymbala. Intensa è l’attività in Olanda, Germania, Spagna e Portogallo, presso istituzioni museali. I Synaulia possono vantare inoltre la partecipazione anche a produzioni di successo internazionale come film e documentari, in veste di compositori: le loro produzioni musicali sono infatti presenti in film come “Il Gladiatore”, pluripremiata pellicola di Ridley Scott e serie televisive di grande successo come “Roma”.
Il culto antichissimo della dea egizia si diffuse in tutto il Mediterraneo a partire dal III secolo a.C. per giungere a Pompei. Si trattava di un culto misterico, cioè riservato agli iniziati. Il mito narra le vicende di Iside che recuperò le parti dello sposo-fratello Osiride, ucciso e smembrato da Seth, che ricompose e gli ridiede vita con le sue arti magiche divenendo così la divinità dispensatrice di vita. Il culto era diffuso attraverso tutti i ceti di Pompei, proprio per il messaggio di speranza di una vita oltre la morte. Il Tempio di Iside, scavato nel 1764 apparve agli scavatori quasi intatto nella decorazione e negli arredi. Tra i visitatori del tempio in quel periodo c’è il giovane Mozart, che visitò Pompei nel 1770 con il padre Leopold; le scenografie della prima rappresentazione del “Flauto Magico” a Vienna, nel 1791, saranno fortemente influenzate dal monumento pompeiano.
“Luce di Iside” rientra tra le serate organizzate dal parco archeologico di Pompei, che per Pompei prevede anche un itinerario da Piazza Anfiteatro con accesso ad alcune domus come i Praedia di Giulia Felice, la casa di Loreio Tiburtino, la casa della Venere in conchiglia e alla Palestra grande dove è allestita la mostra “Essere donna nell’ antica Pompei” (durata del percorso: circa 1 ora – costo 7 euro), e dal lato opposto della città accesso alla Villa dei Misteri, con possibilità di raggiungere in navetta il sito di Boscoreale con la Villa Regina e l’Antiquarium (durata del percorso: circa 40 minuti Villa dei Misteri + circa 1 ora Boscoreale costo 7 euro). Orari dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22). Il costo di ciascun itinerario è di 7 euro. Gratuità e riduzione come da normativa. È consigliata la prenotazione on-line su www.ticketone.it (+ 1 euro prevendita on-line). Biglietti acquistabili anche presso le biglietterie fisiche di Pompei (Piazza Anfiteatro e Piazza Esedra) e con carta di credito/ bancomat contactless presso il varco di Villa dei Misteri.

Il servizio navetta “Pompeii ArteBus” da Pompei ai siti archeologici del parco (foto parco archeologico pompei)
È disponibile il servizio navetta Pompeii Artebus per spostarsi da Piazza Esedra alla Villa dei Misteri e a Boscoreale. A Pompei, l’ingresso alla Villa dei Misteri è da strada urbana esterna. Il servizio navetta Pompeii Artebus è in partenza da Piazza Esedra con fermate a Villa dei Misteri e a Boscoreale. Si precisa che non è presente parcheggio auto del Parco presso la Villa dei Misteri. Si invita a parcheggiare nelle aree di sosta lungo via Plinio e/o a usufruire della navetta POMPEII ArteBus per raggiungere la Villa dei Misteri. Orari consultabili sul sito www.pompeiisites.org. Tempi di percorrenza per gli itinerari a Pompei: da Piazza Anfiteatro a Piazza Esedra (ingresso per il teatro piccolo): 15 minuti; da Piazza Esedra a Villa dei Misteri: servizio navetta (orari consultabili su www.pompeiisites.org; da Piazza Anfiteatro a Villa dei Misteri: 15 minuti a piedi fino a Piazza esedra + servizio navetta (consulta orari) o 20 minuti a piedi.
Cavallino-Treporti (Ve). Al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo apre la mostra “Fare la laguna, fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica
Domenica 21 settembre 2025, alle 10.30, in occasione della Festa della Giuggiola, al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo (Cavallino-Treporti), con accesso esclusivamente pedonale/ciclabile, apre la mostra “Fare la laguna. Fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica del dipartimento di Studi umanistici università Ca’ Foscari di Venezia, un percorso nel tempo per raccontare le comunità della laguna dall’età romana ad oggi. La mostra, promossa dal dipartimento di Studi umanistici (Daniela Cottica, Diego Calaon) in collaborazione con università di Bologna, SABAP per la città metropolitana di Venezia, musei Archeologici nazionali di Venezia e Laguna, università di Bologna, Comune di Cavallino Treporti, associazione Il Borgo Di Lio Piccolo; Progetto CHANGES; TerzaMissioneDSU, rimarrà aperta fino al 29 marzo 2026, sabato domenica e festivi 10-12 / 15-17.30. Ingresso libero.















































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