Roma. A Palazzo Patrizi Clementi, sede Sabap, presentazione del libro “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” di Mariarosaria Barbera (Edizioni Espera): un lavoro impegnativo e doloroso, ma affascinante per l’attualità delle vicende che racconta

Dopo la presentazione nel 2023 del suo libro “Donne al potere in Oriente e Occidente fra Tardoantico e Medioevo”, Mariarosaria Barbera torna a Palazzo Patrizi Clementi con la sua ultima fatica “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica”. Appuntamento mercoledì 8 ottobre 2015, alle 16.30, nella Sala delle Colonne doriche di Palazzo Patrizi Clementi in via cavalletti 2 a Roma, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, per la presentazione del libro fatica “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” di Mariarosaria Barbera (Edizioni Espera), un lavoro impegnativo e doloroso, ma affascinante per l’attualità delle vicende che racconta. Introduce la soprintendente Margherita Eichberg. Dialogano con l’autrice Rossella Rea, già direttrice dell’Anfiteatro Flavio, e Roberto Petriaggi, direttore della Rivista Archaeologia Maritima Mediterranea. Ingresso libero, consentito fino ad esaurimento posti.

Copertina del libro “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” di Mariarosaria Barbera

“Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” si ricollega alla contemporaneità delle violenze di genere, laddove le donne sono viste come oggetti, ‘prede’, bottini di guerra e ricompense per la vittoria e la conquista. Violenze che si ricollegano ai temi della giustizia, del possesso e del potere. Sete di prevaricazione, di dominio, di un’egemonia perversa degli uomini in una società prevalentemente maschilista e patriarcale. La donna è sempre stata assoggettata all’uomo, dedita alla cura dei figli e della casa, mentre l’uomo belligerante prendeva tutti i tributi e la gloria per la sua mascolinità, che si tramutava in prepotenza. Fino ad annientare e annullare la figura femminile (“rapite, uccise, sacrificate o ridotte in schiavitù”). Tuttavia esiste una duplicità che stravolge l’ordine controvertendo quasi le gerarchie. Le donne, spesso umiliate e abusate fisicamente, giungono al punto di riprendersi la scena, fino ad arrivare ad essere fondamentali, a ricoprire un ruolo centrale risolutivo, come parte attiva in guerra, pur restando nella retroguardia e non agendo in prima linea. Diventano guida e sostegno per gli uomini (si pensi ad Andromaca che dà consigli al marito Ettore nell’Iliade di Omero); fino ad essere ‘riconosciute’ e onorate. Uno spiraglio che si apre sullo scenario bellico nel Mediterraneo. Dunque, come era stato per “Donne al potere in Oriente e Occidente fra Tardoantico e Medioevo”, l’obiettivo che si pone Barbera sembra essere, attraverso lo studio, la ricerca e un excursus in parallelo storico, da profonda e competente conoscitrice qual è dell’universo femminile, quello di far cadere i tabù che vogliono considerare ancestrali epoche più remote, mostrandone viceversa tutta la modernità e la portata simbolica nell’esempio e nel messaggio che lasciano. Spaziando fra lo scenario greco e quello romano e passando per i più celebri autori dell’età antica (come Erodoto, Plutarco, Tucidide o Aristofane). Abbiamo un mondo femminile complesso: figure mitologiche come le Amazzoni o le Furie o Erinni. Si va dalle mediatrici e operatrici di pace, ad altre che invece hanno indotto alla guerra (non mancano schede di approfondimento all’interno del volume). Contribuiscono a volte all’andamento della guerra. Teti, madre di Achille, fornisce armi al figlio per la guerra di Troia. Guerra roba da uomini e donne ridotte in schiavitù in uno stato d’inferiorità, nell’anonimato. Quasi prive di diritto perché era consuetudine che appartenessero agli uomini e al vincitore. Tanto che Nicole Loreaux e Pascal Payen arrivano a parlare di narrazioni femminili “fuggitive e opache”, oscurate, sempre in fuga e nell’ombra, la cui presenza però si percepisce. Fino ad ispirare una certa iconografia peculiare, specifica e tipica. Prigioniere di guerra, poche si ribellarono e poche furono ‘risparmiate’ dall’abuso, tanto fisico che psicologico. Tutto per una semplice scelta politica, di strategia per la supremazia. Una lotta per il potere, a cui fa eco la richiesta di giustizia e di pace.

L’archeologa Mariarosaria Barbera

Archeologa, Mariarosaria Barbera ha diretto anche la soprintendenza speciale di Roma e il parco archeologico di Ostia Antica (che ha ottenuto anche il Marchio del Patrimonio Europeo). Autrice di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche, tra cui anche tre monografie: “Donne romane in esilio a Ventotene. L’opposizione femminile tra Augusto e Domiziano” (2021), nel 2022 “Donne al potere in Oriente e Occidente fra Tardoantico e Medioevo” e la terza, del 2023, “Impronte di donne. Realtà femminili nell’antichità classica”. Ed è proprio l’impronta che queste donne lasciano il fulcro di questi testi e che sarà oggetto di dibattito nella presentazione del libro. Con una dedica speciale “A tutte le donne che hanno sofferto e soffrono per le violenze di guerre”. Da qui si partirà, quale fulcro nodale. Per non dimenticare.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale ha il nuovo direttore, a 719 giorni dall’addio di Giulierini: Francesco Sirano si è insediato salutando il personale

Il personale del Mann saluta il nuovo direttore: al centro, Massimo Osanna e Francesco Sirano (foto mann)

Museo Archeologico nazionale di Napoli: passaggio di consegne tra Massimo Osanna e Francesco Sirano (foto mann)

Dopo 719 giorni senza direttore, tanti ne sono passati da quando Paolo Giulierini ha lasciato il 15 novembre 2023 per fine mandato, coperti in deroga dal direttore generale dei Musei Massimo Osanna, il museo Archeologico nazionale di Napoli ha il nuovo direttore operativo, Francesco Sirano. Lunedì 6 ottobre 2025 c’è stato il passaggio di consegne con il dg Musei Massimo Osanna, e un saluto al personale, guardando al prossimo futuro: una visione d’insieme per valorizzare il Mann. Con l’augurio di tutti: “Buon lavoro, Direttore!”

Bacoli (Na). Al via la terza edizione di FAB! Festival del Cinema archeologico: quattro giornate dedicate a cinema, archeologia e divulgazione. Ecco il programma

Bacoli ospita dal 7 al 10 ottobre 2025 la terza edizione di FAB! Festival del Cinema archeologico, tra la Casina Vanvitelliana e il Parco Borbonico del Fusaro. Quattro giornate dedicate a cinema, archeologia e divulgazione con proiezioni internazionali, laboratori didattici e incontri che coinvolgono studenti, famiglie e appassionati, rafforzando il percorso verso la candidatura di Bacoli a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il programma alterna matinée per le scuole, proiezioni in concorso e fuori concorso, oltre a laboratori esperienziali che spaziano dalla medicina antica ai mosaici, dai giochi romani alla scrittura latina. Tra i film in gara titoli come Saga of the Raven Land, Pompeii: The New Dig, Vitrum – Il vetro dei Romani, The Forgotten Archaeology e Secret Sardinia, valutati da una giuria internazionale di alto profilo presieduta da Giovanni Calvino e composta da studiosi e professionisti del settore. Accanto al concorso cinematografico, il festival propone anteprime esclusive come il video sul recupero subacqueo nell’area dell’antico porto di Miseno, presentato dalla Soprintendenza. Il sostegno delle istituzioni e della Film Commission Regione Campania conferma FAB! come uno dei festival più significativi del panorama campano, capace di unire comunità e pubblico attorno al patrimonio culturale dei Campi Flegrei e di proiettarlo in una dimensione internazionale.

Programma martedì 7 ottobre 2025. La manifestazione si apre martedì 7 ottobre. La giornata comincia alle 10, alla Libreria del Lago, con l’accoglienza del pubblico e la consegna delle welcome bag. Alle 10.30 la Sala Ostrichina ospita l’inaugurazione ufficiale con gli interventi degli ospiti, seguita dalla matinée di proiezioni che propone Casa sul mare (Italia, 15’), The queen of Egypt (Francia, 7’) e Acqua Team, avventure in mare (Italia, 20’). Verso mezzogiorno lo spazio si trasforma in laboratorio: Gea Flavia conduce In Panis Veritas, mentre i gladiatori della Reenactment Society portano in scena Ars Gladiatoria. Nel pomeriggio, dalle 17 alle 18, sempre in Sala Ostrichina, il concorso entra nel vivo con i film Secret Sardinia (Francia, 53’), The guardians of Menjez’s past (Francia, 19’) e The forgotten archaeology (Spagna, 20’).

Programma mercoledì 8 ottobre 2025. Il programma di mercoledì 8 ottobre si apre ancora alla Libreria del Lago con il welcome desk, per poi proseguire in Sala Ostrichina con la matinée, che ripropone la selezione di cortometraggi già in calendario. Dopo la proiezione, i laboratori didattici guidano il pubblico alla scoperta della medicina nell’antica Roma con Ars Salutis, curato da Lucius Mettius, e delle manovre militari illustrate dalle associazioni Legio IIII Flavia Felix e Militum Schola. Nel tardo pomeriggio, dalle 17 alle 18, è prevista una nuova sessione di concorso con Saga of the Raven Land (Inghilterra, 61’), From Girgenti to Munich (Italia, 13’) e Replicating the randomness (Grecia, 13’).

Programma giovedì 9 ottobre 2025. Giovedì 9 ottobre il Festival rinnova la sua formula: accoglienza alle 10, matinée dalle 10.30 con le tre proiezioni già note al pubblico, e laboratori didattici dalle 12.30. Questa volta l’attenzione si concentra sulle arti e le tecniche: Tessellae con Quintus Fabius introduce al mosaico romano, mentre Termae con Gaio Sergio Orata racconta il mondo delle terme, accompagnato da esempi didattici e miniature. Nel pomeriggio, la proiezione dei film in concorso porta sullo schermo Pompeii the new dig (Inghilterra, 60’), Gargano sacro (Italia, 28’) e Vitrum (Italia, 52’).

Programma venerdì 10 ottobre 2025. Il calendario culmina venerdì 10 ottobre. La mattina si apre come di consueto con l’accoglienza e la matinée cinematografica. A mezzogiorno i laboratori mettono al centro il gioco, la scrittura e la natura: Ludus con Tiberius e Lucius mostra i giochi da tavolo dell’antica Roma, Librarius con Caius Flavius Aquila svela le tecniche di scrittura latina su tabulae ceratae e papiri, mentre Officina Naturae con Valeria Onisia esplora il mondo delle erbe e dei rimedi naturali. La serata porta in scena le proiezioni fuori concorso, curate dal parco archeologico di Ostia Antica e dalla soprintendenza dell’area metropolitana di Napoli. Infine, dalle 18 alle 19, si celebra la premiazione: vengono assegnati il Premio Kore della giuria e il Premio Kore del pubblico, accompagnati dalla proiezione dei film vincitori e dai saluti finali che chiudono ufficialmente il Festival.

Roma. A Palazzo Massimo per la rassegna “Al centro di Roma” la conferenza “La parola della tela. Ovidio e il successo di Aracne” di Gianpiero Rosati, professore emerito dell’università di Pisa

La gara di tessitura tra Aracne, abilissima tessitrice, e la dea Minerva, che di quella e delle altre arti femminili è la divinità tutelare, e alla quale la mortale Aracne non vuole riconoscersi inferiore, è un episodio cruciale delle Metamorfosi di Ovidio. Ne parla Gianpiero Rosati nella conferenza “La parola della tela. Ovidio e il successo di Aracne” per il ciclo di incontri “Al centro di Roma”, la rassegna del museo nazionale Romano, organizzata in collaborazione con il VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, che accende il dibattito culturale con incontri aperti a tutti nello splendido Palazzo Altemps. Appuntamento martedì 7 ottobre 2025, alle 18, a Palazzo Massimo. Introducono Edith Gabrielli e Alessandro Schiesaro. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-la-parola-della…. I due arazzi che Minerva e Aracne realizzano sono ispirati da opposti principî estetici e opposte ideologie; e anche lo stile del narratore Ovidio, che non prende apertamente posizione sul primato dell’una o dell’altra, riflette le rispettive scelte formali. La gara si conclude senza un verdetto chiaro, ma il testo fa capire che Aracne non esce certo sconfitta. La mancata vittoria è un’umiliazione per Minerva, che in preda all’ira punisce la rivale con un’azione di forza, quella che le deriva unicamente dal suo status divino, trasformandola in ragno. L’episodio, che godrà di larga fortuna nella storia dell’arte europea, mette in scena l’eterno conflitto (da cui Ovidio stesso rimarrà schiacciato) tra potere e autonomia dell’artista, e illustra la potenza comunicativa dell’immagine che sostituisce ed esalta la parola.

Il prof. Gianpiero Rosati

Gianpiero Rosati ha insegnato Letteratura latina nelle università di Firenze, Pavia, Udine e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ora è professore emerito. Ha scritto sulla poesia augustea (in particolare su Ovidio), sulla prosa narrativa latina e sulla letteratura della prima età imperiale. È socio della Accademia Nazionale dei Lincei e della Academia Europaea.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “From 3D to carpentry techniques in Ancient Egypt” con Paul Bouchard, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 7 ottobre 2025, alle 18.30, in sala conferenze del museo Egizio di Torino l’incontro “From 3D to carpentry techniques in Ancient Egypt” con Paul Bouchard. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/from-3d-to-carpentry… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Attraverso illustrazioni, modelli 3D e fotografie del banco di lavoro, la conferenza illustra le fasi di progettazione ed esecuzione di diversi tipi di sgabelli e suppellettili dell’antico Egitto, con particolare riferimento alla collezione del museo Egizio. Le tecniche di falegnameria vengono spiegate in rapporto ai pezzi analizzati, offrendo al pubblico gli strumenti per comprendere e immaginare le giunzioni nascoste sotto la superficie degli oggetti lignei antichi.

Paul Bouchard, artigiano del legno e story artist canadese attivo nel campo dell’animazione, realizza fedeli repliche di mobili egizi utilizzando semplici utensili manuali e modelli digitali ottenuti da scansioni 3D e fotogrammetria. Laureato all’Ontario College of Art and Design (OCAD), porta avanti questo progetto come ricerca indipendente.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri (unipd), quarto appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 7 ottobre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri, archeologa del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Vaso a forma di palmipede su ruote, rinvenuto nel 1877 a Este, noto come “Ochetta Pelà”, conservato al museo nazionale Atestino di Este (foto drm-veneto)

L’obiettivo della conferenza è quello di delineare le vicende degli studi sull’archeologia del Veneto preromano – e in modo particolare su Padova e il suo territorio – fra il tardo Ottocento e i primi decenni del Novecento. “Il cinquantennio dell’egemonia pigoriniana, che si può collocare tra il 1875 e il 1925”, spiega Paltineri, “segnò l’avvio di ricerche intense tanto a Padova, quanto a Este ed entrambi i centri, a partire dalla metà degli anni Settanta dell’Ottocento, restituirono evidenze di primaria importanza, rese note grazie a studiosi di alto profilo scientifico, a cominciare proprio da Luigi Pigorini.

La Stele di Camin conservata al museo Archeologico agli Eremitani di Padova (foto musei civici pd)

“Nel caso di Padova – continua Paltineri -, se si prescinde da rinvenimenti episodici – fra i quali un ruolo di primo piano spetta però alla stele di Camin –, lo scavo a Palazzo delle Debite fu il vero atto di nascita di un’archeologia urbana che testimoniava per la prima volta il passato della città prima dell’avvento di Roma. Risonanza ben maggiore rispetto ai rinvenimenti patavini ebbero le scoperte di Este, dove gli scavi di Alessandro Prosdocimi, presto affiancato da Alfonso Alfonsi, si susseguirono con intensità, portando alla luce soprattutto, ma non esclusivamente, contesti funerari, con tombe ricchissime che restituirono, tra l’altro, i primi capolavori della toreutica figurata nota come Arte delle Situle. Questi rinvenimenti, che ebbero una vasta eco internazionale, segnarono l’avvio di studi sistematici sulla civiltà dei Veneti dell’età del Ferro. Al rigore metodologico di Prosdocimi nello studio dei sepolcreti atestini, culminato nella suddivisione cronologica in quattro periodi della Civiltà Euganea, presto si affiancò lo studio, da parte di Gherardo Ghirardini, dei materiali del santuario di Reitia e soprattutto dell’Arte delle Situle. Fra i protagonisti delle ricerche sul Veneto preromano in questa fase è da ricordare tuttavia anche Federico Cordenons, attivo in area euganea, a cui, tra gli altri, si devono lo scavo della necropoli patavina di Via Loredan e del santuario di Montegrotto.

Situla Benvenuti al museo nazionale Atestino di Este: dettaglio con gli Eroi (foto drm-veneto)

“I temi di ricerca sulla civiltà veneta, dalle fonti letterarie alle diverse categorie di testimonianze archeologiche, risultano tutti già messi a fuoco nel biennio di passaggio al nuovo secolo, come risulta dalla prolusione di Ghirardini in occasione dell’apertura dell’anno accademico 1900/1901, intitolata I Veneti prima della storia. D’altro canto, l’attività degli studiosi sin qui menzionati – conclude Paltineri – proseguì fino all’inizio degli anni Venti del Novecento, momento in cui scomparve un’intera generazione di pionieri e, tra questi, il punto di riferimento della gran parte di essi, cioè Pigorini, morto a Padova nel 1925”.

#domenicalmuseo. Nella prima domenica di ottobre il Colosseo con 19.015 ingressi torna al primo posto della classifica assoluta, seguito da Pompei (16.795 ingressi) e da Foro romano e Palatino (14.410 ingressi)

Sono stati circa 250mila gli ingressi domenica 5 ottobre 2025, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di agosto, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. La classifica assoluta vede il ritorno al primo posto del Colosseo (19.015 ingressi), seguito da Pompei (16.795 ingressi), seguito da Foro romano e Palatino (14.410 ingressi).

Visitatori in coda nella #domenicalmuseo per entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto sergio siano)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 19.015 ingressi; area archeologica di Pompei 16.795; Foro Romano e Palatino 14.410; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.536; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.200; Terme di Caracalla 3.621; parco archeologico di Ercolano 2.547; Villa Adriana 2.387; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 2.341; museo e area archeologica di Paestum 2.211; museo Archeologico di Venezia 2.138; Terme di Diocleziano 2.089; Palazzo Massimo 1.862; Palazzo Altemps 1.768; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.568; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.498; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.166; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 781; anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 719; museo dell’Arte salvata 696; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 620; museo Archeologico nazionale Mario Torelli e parco archeologico di Venosa 526.

Cuneo. Alla terza edizione del Cuneo Archeofilm il pubblico ha premiato il film “Artemide. Il tempio perduto” del regista svizzero Sébastien Reichenbach, e il gradimento delle scuole è andato al corto “Tulsa” del regista iraniano Parviz Shojaei

I premi assegnati nella terza edizione del Cuneo Archeofilm: da sinistra, il Premio Cuneo Archeofilm 2025 e il Premio Cune Archeofilm Scuole (foto AV)

Con l’assegnazione del premio del pubblico “Cuneo archeofilm 2025” e delle Scuole si è chiusa sabato 4 ottobre 2025 la terza edizione del Cuneo Archeofilm, nona tappa del festival diffuso di Firenze Archeofilm in tutta Italia, organizzato dal museo civico del Comune di Cuneo, in collaborazione con Firenze Archeofilm /Archeologia Viva (Giunti Editore) e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo e con il sostegno di Fondazione CRC.

Cristina Clerico, assessore alla Cultura del Comune di Cuneo col premio Cuneo Archeofilm 2025″. A sinistra Giulia Pruneti e al centro Michela Ferrero, direttrice dei Musei Civici Cuneo (foto AV)

Frame del film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” di Sébastien Reichenbach

Il Premio “Cuneo Archeofilm 2025”, assegnato alla pellicola più votata dal pubblico è andato al film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” del regista svizzero Sébastien Reichenbach (Svizzera, 52’). L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è rimasta a lungo uno dei grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Da cinquant’anni l’archeologo Denis Knoepfler si è appassionato a questo tempio perduto. Grazie alle sue ricerche e alla tenacia di un team internazionale di archeologi, il mistero è stato finalmente svelato. Il film ripercorre questa epopea collettiva, ricca di colpi di scena descrivendo le fasi cruciali di un’indagine che ha affascinato, e continua ad affascinare, diverse generazioni di archeologi.

Michela Ferrero, direttrice dei Musei Civici Cuneo, col premio Cuneo Archeofilm 2025 – Scuole, tra Giulia Pruneti – a sinistra – e Cristina Clerico, assessore alla Cultura del Comune di Cuneo (foto AV)

Frame del film “Tulsa” di Parviz Shojaei

“Il Premio degli Studenti al miglior corto 2025” è stato assegnato dalla giuria studentesca al corto “Tulsa” del regista iraniano Parviz Shojaei (Iran, 7’) selezionandolo tra i 13 film capolavoro proposti alle scuole venerdì mattina. La pellicola racconta in maniera asciutta, ma al tempo stesso struggente, uno degli eventi più tragici della storia della discriminazione razziale in America: il “massacro di Tulsa” nel 1921, durante il quale furono uccisi oltre 300 afroamericani e distrutte 126 abitazioni.

Il regista Stefano zampini alla presentazione del suo film “L’uomo di Val Rosna” al Cuneo Archeofilm (foto AV)

Grande apprezzamento anche per il film “L’uomo di Val Rosna” (Italia, 19’) che nella serata di venerdì 3 ottobre è stato presentato dallo stesso regista Stefano Zampini. La pellicola ricostruisce le ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale.

Padova. “Sulle tracce dell’uomo alato”: apertura straordinaria del magazzino archeologico Sabap in via Crimea con visita guidata alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina

“Sulle tracce dell’uomo alato. Stato di avanzamento delle ricerche sulla necropoli di Via Tiepolo a Padova”: in occasione del Piano di valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, lunedì 6 ottobre 2025, dalle 15 alle 19, apertura straordinaria del magazzino archeologico in via Crimea, deposito della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno. Il visitatore verrà accompagnato alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina, rinvenute in Via Tiepolo e Via San Massimo. Turni di visita alle 15.30, 16.15, 17, 17.45. Ingresso gratuito su prenotazione, max 25 persone per turno. Per prenotazioni inviare una e-mail a monica.moro@cultura.gov.it indicando il turno di visita scelto. Il progetto di scavo – “Sulle tracce dell’uomo alato” – nasce attorno alla ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia “Another Way of Digging – Lo scavo in laboratorio delle sepolture preromane della necropoli orientale di Padova”, attuato in collaborazione con la Soprintendenza e giunto all’ottavo anno di attività. Esso prende il nome dall’immagine, unica in tutta l’arte delle situle e nel Veneto preromano, di un uomo alato su un gancio di cintura in bronzo, rinvenuto nella necropoli.

Selinunte (Tp). Al Baglio Florio l’incontro “Selinunte: nuove ricerche sulla topografia e la storia della città”, dedicato agli ultimi studi su mappa urbana, vie d’acqua e assetti insediativi con Melanie Jonasch e Linda Adorno (Istituto Archeologico Germanico di Roma). A seguire concerto live

Domenica 5 ottobre 2025, alle 17, al Baglio Florio del parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, l’incontro “Selinunte: nuove ricerche sulla topografia e la storia della città”, appuntamento pubblico promosso dal parco archeologico di Selinunte con il Club per l’Unesco di Castelvetrano Selinunte e l’Archeoclub d’Italia di Castelvetrano, dedicato agli ultimi studi su mappa urbana, vie d’acqua e assetti insediativi dell’antica Selinunte. Intervengono Melanie Jonasch e Linda Adorno (Istituto Archeologico Germanico di Roma / Freie Universität Berlin), portando al Parco i risultati di ricerche e cantieri scientifici internazionali. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Alle 18, pausa con servizio bar attivo al Baglio Florio; e alle 18.30, concerto live con Maria Teresa Clemente (violino) e Fabio Pecorella (pianoforte). In programma pagine di Morricone, Gardel, Einaudi, Mascagni, Yiruma, Piazzolla.