Domenica 9 ottobre è la Giornata nazionale delle Famiglie al Museo (F@Mu) dal titolo “Diversi ma uguali” con Geronimo Stilton testimonial

roma_mic_famiglie-al-museo_locandinaIl ministero della Cultura aderisce alla Giornata nazionale delle famiglie al Museo che quest’anno si terrà domenica 9 ottobre. L’iniziativa, alla sua ottava edizione, nasce dall’esperienza del portale kidsarttourism.com dove, negli anni, si sono raccolte le varie proposte legate alla didattica museale e alla conoscenza dei beni culturali che, le diverse realtà del settore, propongono alle famiglie con bambini. Il 9 ottobre 2022 molti musei italiani e parchi archeologici statali presenteranno itinerari guidati, laboratori didattici e visite speciali con adulti e bambini, con al centro il tema scelto per quest’anno che è: “Diversi ma eguali”. Quest’edizione vuole, infatti, valorizzare le diversità culturali, fisiche e cognitive come strumento, indispensabile, di inclusione sociale. Per individuare i musei statali che aderiscono all’iniziativa è possibile consultare il sito delle Famiglie al Museo all’indirizzo: famigliealmuseo.com/tutti-i-musei-che-partecipano-a-famu-2022. Per trasmettere i valori di questa edizione dal titolo “Diversi ma Uguali” – l’accoglienza, la tolleranza, l’unicità – testimonial ufficiale dell’evento sarà Geronimo Stilton – Official, il famoso topo giornalista amato dai bambini di tutto il mondo che accompagnerà, tra le pagine di un taccuino dedicato a F@Mu, le bambine e i bambini nel loro percorso esplorativo, con giochi e attività.

Roma. In occasione dell’apertura serale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, doppia proiezione a grande richiesta del film “L’anello di Grace” di Dario Prosperini sul trafugamento della Biga di Monteleone di Spoleto, trovata 120 anni fa, e oggi esposta al Met di New York nota come Golden Chariot

A grande richiesta e per l’interesse del pubblico, sabato 8 ottobre 2022, in occasione dell’apertura serale straordinaria del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dalle 20 alle 24, doppia proiezione, alle 20 e alle 21.30, nella Sala della Fortuna del documentario “L’anello di Grace” del regista e giornalista Dario Prosperini.  Sarà presente il regista. Al termine del documentario visita guidata alle collezioni a cura del personale del Museo. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Ingresso al costo eccezionale di 3 euro. Biglietto acquistabile a partire dalle 19.30. Ultimo ingresso alle 23. Chiusura sale espositive alle 23.30.

Biga Etrusca di Monteleone di Spoleto_foto-etru

La biga etrusca di Monteleone di Spoleto trafugata dall’Italia 120 anni fa e ora esposta al Met di New York come Golden Chariot (foto etru)

“L’anello di Grace” ricostruisce con testimonianze inedite e di prima mano le vicende di un trafugamento senza precedenti nella storia del nostro Paese: quello della Biga Etrusca di Monteleone di Spoleto, considerata una delle opere più importanti del Metropolitan Museum of Art di New York dove è nota come Golden Chariot. In occasione dei 120 anni dal ritrovamento, il regista e giornalista Dario Prosperini ripercorre le tappe di una delle vicende più drammatiche e discusse della storia della tutela archeologica nel nostro Paese, ricca di misteri, omissioni e colpi di scena. Documenti rimasti a lungo inediti rivelano per la prima volta la catena di connivenze anche illustri e insospettabili che, dopo una trattativa durata mesi, consentirono l’esportazione illecita negli Stati Uniti di uno dei monumenti dell’arte etrusca, prodotto a Vulci nel VI secolo a.C. È così emerso un nuovo quadro indiziario che ha convinto il comune di Monteleone a tentare di riaprire la procedura giudiziaria internazionale per ottenerne la restituzione. 

film_l-anello-di-grace_Guglielmo-Berattino_Storico-e-Scrittore_Biblioteca-Ivrea1 (2)_foto-etru

Guglielmo Berattino, storico e scrittore di Ivrea (foto etru)

Tra i protagonisti delle vicende narrate nel documentario figurano Guglielmo Berattino, storico e scrittore di Ivrea, incappato in un segreto inconfessabile nascosto in un vecchio faldone, e Grace Filder, un’affascinante e avventurosa contessa inglese il cui anello dai poteri magici ci ha condotto laddove la vita e la morte continuano a parlarsi, rivelando forse un’ulteriore e del tutto inaspettata pagina della storia millenaria del “capitano” che portò con sé nella sua ultima dimora, nascosta tra le cime più selvagge dell’Umbria, lo splendido carro etrusco. Al confine tra un noir e una spy story, la vicenda costituisce uno degli episodi più emblematici delle gravissime ferite inferte al patrimonio culturale italiano, ancor più significativa se si considera che la scoperta ebbe luogo a pochi mesi dall’approvazione della prima legge di tutela del nostro Paese, fortemente caldeggiata dal fondatore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Felice Barnabei, uno dei pochi che all’epoca si impegnò attivamente per la restituzione del carro.

03.23.1 chariot front 3-4 left

La Biga di Monteleone di Spoleto oggi a Met di New York dove è chiamata Golden Chariot (foto etru)

Il “Golden Chariot”, com’è soprannominato oltreoceano, è un reperto di valore inestimabile, sia per la conservazione che per la fattura: sui tre pannelli che lo compongono sono raffigurate le gesta dell’eroe omerico Achille. Il carro, decorato a sbalzo con intarsi in avorio, oltre alla qualità artistica, dimostra la capacità degli Etruschi di padroneggiare il linguaggio simbolico, figurativo e tecnico dei Greci. “L’anello di Grace” è un’immersione nella bellezza, ma soprattutto è un omaggio alla ricerca delle verità potenzialmente nascoste in un cimitero, in una tomba e, soprattutto, in un anello.

spoleto_monteleone_Colle del Capitano_luogo ritrovamento-della-biga_2_fot-etru

Il Colle del Capitano a Monteleone di Spoleto dove è stata ritrovata la Biga oggi al Met di New York (foto etru)

“L’anello di Grace”: sinossi. Approcciarsi al mondo dell’arte è un’impresa assai complessa, ci vuole cura, molto studio e capacità immaginativa. Imbattersi in una storia di trafugamenti di opere d’arte è un po’ diverso in quanto è necessario sciacquarsi il volto, fare un bel respiro e tenere a mente soltanto un principio: la verità. “L’anello di Grace” è un viaggio nella bellezza e nella giustizia, una narrazione che non esprime pareri ma che vuole scuotere le coscienze.

Saverio-Vannozzi_pronipote-di-giuseppe_scopritore-biga di monteleone (foto etru)

Saverio Vannozzi, pronipote di Giuseppe, scopritore della Biga di Monteleone (foto etru)

A cavallo tra l’Editto Pacca e le prime leggi di tutela del patrimonio artistico del 1902 e del 1909, Giuseppe Vannozzi e il papà Isidoro caddero in una tomba mentre stavano realizzando i lavori di ampliamento della casa colonica a Colle del Capitano, nei pressi di Monteleone di Spoleto. Era l’8 febbraio 1902 e quella non era una tomba qualunque. La voce fece presto ad arrivare alle orecchie di trafficanti esperti e navigati. La Biga sparì di notte trasportata percorrendo le mulattiere del circondario. Da quel momento i protagonisti di questa storia si mossero nell’ombra, acquistando illegalmente la Biga per 900 lire per esporla prima a Roma in una vetrina di via del Corso, poi occultandola negli scantinati della sede del Crédit Lyonnais di Parigi e infine trafugandola a New York. A causa di omissioni e colpi di scena, le indagini delle forze dell’ordine andarono a rilento. Quei loschi protagonisti erano tutti italiani.

Libro_Ulteriori reminiscenze_occulte e sociali_di-roma-lister_foto-etru

Il frontespizio del libro di Roma Lister “Ulteriori reminiscenze: occulte e sociali” con il racconto di Grace Filder (foto etru)

Alcune di queste informazioni si trovano all’interno di un rarissimo libro del 1927 di una scrittrice inglese nata nella città eterna da cui prese il nome: Roma Lister. Il suo libro intitolato “Ulteriori reminiscenze: occulte e sociali” è scritto in inglese ed è una raccolta di storie sull’esoterismo. Tra di esse c’è quella della sua cara amica Grace Filder che sposò un ricco possidente e nobile umbro: il Conte Solone di Campello della Spina. Con lui è sepolta al Cimitero Acattolico di Roma. Altri dettagli di come la Biga venne acquistata dal MET, ci arrivano da una scoperta nella scoperta. Nel 2018 lo storico piemontese Guglielmo Berattino si imbatté in un vecchio faldone dimenticato all’interno della Biblioteca Civica Costantino Nigra di Ivrea: si trattava proprio degli scambi epistolari relativi alla contrattazione tra i trafficanti d’arte. Grazie a Berattino questo trafugamento è oggi ufficialmente “made in Italy”. Il documentario è un racconto emblematico di come l’arte senza tutela rischi di perdere il suo fascino; sovrapponendo le scartoffie ingiallite agli eroi omerici incisi sulla Biga, si rischia di confinare la cultura in una fredda teca che non le appartiene più. Dalle vetrine di uno dei più prestigiosi musei al mondo, il MET di New York, la Biga ci guarda attonita, forse nostalgica, sicuramente arrabbiata con coloro che in questi 120 anni non l’hanno tutelata adeguatamente. I termini legali per un suo ritorno sono senz’altro scaduti, non quelli etici. La diplomazia culturale sembra l’unica strada percorribile ma ci sono delle condizioni: la Biga deve essere riconosciuta come “bene trafugato”. Il reperto non rientra infatti nel limbo più ambito dalle opere esportate illegalmente. In assenza di questo dettaglio tutto si complica. Tutto dipende da noi.

Valentino-Nizzo_Direttore-Museo-Etrusco-Villa-Giulia_3_foto-etru

Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“Ho conosciuto Dario circa un anno fa a Villa Giulia”, ricorda il direttore Valentino Nizzo. “Le riprese nel museo costituivano infatti un contorno fondamentale per approfondire la civiltà etrusca e mi ha fatto molto piacere contribuire al raggiungimento di questo nobile scopo. Quello che Dario non poteva sapere è che c’era una pagina ancora del tutto inedita della storia del carro che custodivo pazientemente in attesa di avere una occasione adeguata per raccontarla. Dopo circa venti anni l’occasione è arrivata e ho molto apprezzato il modo in cui Dario ha saputo valorizzarla, arrivando addirittura a costruire la narrazione intorno a questa inattesa, romantica e per molti versi esoterica scoperta, nascosta dal 1927 nelle pagine di un raro e introvabile libro di Roma Lister, scrigno di racconti dal sapore esoterico, dal quale è riemersa la biografia avventurosa di una donna vissuta a cavallo tra l’800 e il 900, Grace Filder, coinvolta indirettamente nelle vicende del carro al punto da considerarsi una reincarnazione del Capitano grazie anche a un anello che sarebbe appartenuto alla sua sepoltura, acquistato nel 1918”. E continua: “Come solo Tolkien poteva immaginare, la storia di un anello ha così finito per dare il titolo al documentario e per contribuire alla riscoperta di una donna straordinaria dalla vita sicuramente incredibile perché fu tra le prime alpiniste e nel 1903 contribuì addirittura a fondare la Società Aeronautica Italiana, conducendo audaci escursioni in pallone aerostatico che non mancava poi di narrare in efficaci resoconti giornalistici. La vicenda del trafugamento del carro è una grave ferita e probabilmente sarà molto difficile se non impossibile risarcirla dopo 120 anni. I presupposti per rivendicarlo ci sarebbero stati se l’azione fosse stata tempestiva. Oggi almeno abbiamo la soddisfazione morale di conoscere come è andata davvero la vicenda e quali sono stati i suoi colpevoli protagonisti, a partire dal direttore del museo Palma di Cesnola. Sono emerse quindi tutte le responsabilità morali di una sottrazione che solo negli ultimi anni ha cominciato a fare breccia nell’orgoglio dei concittadini del Capitano. Nella speranza che ferite alla nostra memoria e alla nostra Storia non si ripetano più o, almeno, non con tale facilità e nel disinteresse dei più. Anche per questo tra pochi giorni celebreremo il nostro fondatore a cento anni dalla sua scomparsa, Felice Barnabei, il padre della legislazione di tutela del patrimonio culturale italiano e uno dei pochi che sin dal 1902 provò a intervenire per evitare l’esportazione del carro”.

Lettere_ritrovate-da-Berattino13-sul-trafugamento-biga-di-monteleone_foto-etru

Le lettere ritrovate da Guglielmo Berattino sul trafugamento della Biga etrusca di Monteleone di Spoleto (foto etru)

“Questo lavoro”, spiega il regista Dario Prosperini, “ha lo scopo di mostrare come andarono realmente i fatti. Senza giudizio. Si trattò senza ombra di dubbio di trafugamento, sia per la legge Pacca che per quella del 1902. E le lettere ritrovate da Berattino mostrano che ne erano a conoscenza gli stessi trafficanti d’arte. Come è possibile che lo sapessero loro e noi dopo 120 anni non riusciamo a dirci che fu trafugamento? Quello che conta non è tanto se la Biga risieda a New York o a Tokyo, quello che conta è che venga scritta la verità”.

Venezia. “A chi appartiene il patrimonio archeologico?”: ne parla Monica Calcagno a bordo scavo di Lio Piccolo col team di Ca’ Foscari. Visita guidata e aperitivo archeologico

venezia_lio-piccolo_visita-guidata-e-conferenza_locandina“A chi appartiene il patrimonio archeologico? Allo Stato, ovvio. Ma il problema dell’appartenenza, intesa come adesione non solo formale ma anche emozionale, politica e di intenti si riflette sul management dei beni culturali”. Ne parla, sabato 8 ottobre 2022, alle 16, Monica Calcagno (università Ca’ Foscari), esperta di management nei settori dell’industria creativa, artistica e dei beni culturali, nell’incontro “A chi appartiene l’archeologia? Il management (sostenibile) dei beni culturali” sullo scavo di Lio Piccolo, a Venezia, in dibattito con il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica. Evento gratuito, con prenotazione necessaria, scrivendo a vivereacqua@unive.it. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). L’incontro rientra nel progetto di Archeologia di Comunità “Lo scavo della villa romana di Lio Piccolo, anno 2022” promosso da “Vie d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” con visita guidata, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico.

Isola della Scala (Vr). Presentazione del libro “Il museo Archeologico di Isola della Scala” di Federico Biondani e Francesco Anti

isola-della-scala_auditorium_presentazione-libro_il-museo-archeologico-di-isola-della-scala_locandinaMattinata speciale sabato 8 ottobre 2022 all’auditorium S. M. Maddalena, in via Roma 35 a Isola della Scala (Vr): alle 10.30, presentazione del libro “Il Museo archeologico di Isola della Scala” di Federico Biondani e Francesco Anti, pubblicato con il contributo del Comune di Isola della Scala, e con il patrocinio della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e dell’associazione archeologica di Isola della Scala. All’incontro interviene Giovanna Falezza, direttore del museo archeologico nazionale di Verona. Ingresso libero.

Isola della Scala_Museo archeologico_sala-espositiva_foto-mic

La sala espositiva del museo Archeologico di Isola della Scala (Vr) (foto mic)

Il museo Archeologico di Isola della Scala ha sede nella secentesca Cappella di Sant’Antonio all’interno della ex chiesa di Santa Maria Maddalena conosciuta come “Chiesa dei Frati”. Espone reperti archeologici rinvenuti da scavi e ricerche di superficie, lungo le sponde dei fiumi Tartaro e Tione e nel territorio della bassa pianura veronese. Le vetrine dell’unica sala costituiscono un percorso cronologico continuo, con reperti che vanno dall’Età del Bronzo all’epoca longobarda. Si segnalano, in particolare, vari manufatti in terracotta, in osso, in pietra e in metallo per l’epoca preistorica. Per l’epoca romana il miliare dell’imperatore Massenzio, rinvenuto in località Falceri, i materiali della necropoli scavata nella torbiera di San Carlo di Pellegrina, di cui sono esposte due tombe con relativo corredo, la gemma con ritratto di Livia trovata a Trevenzuolo e ancora l’urna cilindrica in pietra con il corredo di balsamari in vetro, le diverse lapidi funerarie e il numeroso materiale numismatico.

Taranto Port Days: il museo Archeologico nazionale propone il docu-film “Ionio. Un dialogo tra due mari” di Lorenzo Scaraggi

taranto_port-days_film-ionio-dialogo-tra-due-mari_locandinaAnche quest’anno il museo Archeologico nazionale di Taranto è tra i protagonisti del Taranto Port Days 2022. Venerdì 7 ottobre 2022, alle 18, al porto dal Varco Est, calata n. 1, appuntamento con la proiezione del docu-film “Ionio. Un dialogo tra due mari”, con la regia di Lorenzo Scaraggi e la narrazione di Nicolò Carnimeo. L’ingresso è gratuito. Alla presentazione del documentario oltre il regista Lorenzo Scaraggi, all’autore Nicolò Carnimeo, parteciperanno la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti; il prof. Danilo Leone, dell’università di Foggia; il Comandante del Comando Marittimo Sud, l’ammiraglio Salvatore Vitiello. “Ionio. Dialogo tra due mari” è una breve, ma intensa narrazione tra solchi delle mani e banchine dei porti, rimandi storici e memorie dei luoghi. Il docufilm nasce con l’obiettivo di far dialogare due mari, due città – Taranto e Corfù – due punti di attracco che per secoli hanno visto partire e approdare marinai, mercanti, guerrieri, filosofi, artisti e sognatori. È un racconto visivo fatto di narrazioni diverse, in lingue diverse che parlano lo stesso linguaggio: quello del mare e della storia. Narrazioni spontanee, dove i protagonisti sono gli operatori del mare, gli itticoltori, i pescatori capaci di raccontare meglio di chiunque altro il loro territorio, con parole semplici e vere.

Pompei. Ultimo appuntamento con la rassegna “Palestra culturale”: “Pompei per l’Ucraina. Una lettera dal fronte”, rassegna di opere filmiche e immagini in movimento di artisti contemporanei dall’Ucraina

pompei_campania-by-night_palestra-grande_palestra-culturale_pompei-per-l-ucraina_locandinaVenerdì 7 ottobre 2022 il Portico Nord della Palestra Grande degli Scavi di Pompei ospita – a partire dalle 19 – l’ultimo appuntamento della “Palestra Culturale”, rassegna di eventi programmata e finanziata dalla Regione Campania nell’ambito di Campania by Night, prodotta e promossa dalla Scabec, società regionale di valorizzazione dei beni culturali. La chiusura del ciclo di eventi è affidata a “Pompei per l’Ucraina. Una lettera dal fronte”, rassegna di opere filmiche e immagini in movimento di artisti contemporanei dall’Ucraina, originariamente commissionata e prodotta dal Castello di Rivoli dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. L’evento si svolge in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, nell’ambito del progetto Pompeii Commitment. Il programma è curato da Nikita Kadan, classe 1982 che vive e lavora a Kiev, con Giulia Colletti, curatrice dei progetti digitali e per il pubblico del Castello di Rivoli. L’evento avrà anche una programmazione digitale temporanea – sul sito pompeiicommitment.org e pompeiisites.org.

nikita-kadan

L’artista ucraino Nikita Kadan

Nikita Kadan lavora con la pittura, la grafica e l’installazione, spesso in collaborazione interdisciplinare con architetti, sociologi e attivisti per i diritti umani. È membro del gruppo artistico REP (Revolutionary Experimental Space) e membro fondatore di Hudrada (Comitato artistico), collettivo curatoriale e attivista. Nikita Kadan ha rappresentato l’Ucraina alla Biennale di Venezia nel 2015.

giulia-colletti_foto-andrea-guermani

Giulia Colletti, storica dell’arte (foto andrea guermani)

Giulia Colletti: 28 anni, laureata in Storia dell’Arte a Venezia, ha lavorato per istituzioni come La Biennale di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia e CCA: Centre for Contemporary Arts Glasgow. Nel 2015, come assistente curatoriale di Barnabás Bencsik, direttore del Ludwig Múzeum Budapest, ha preso parte alla realizzazione della prima edizione di OFF-Biennale. Colletti è inoltre responsabile dei programmi pubblici e della sfera digitale del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, dove attualmente coordina il luogo virtuale Digital Cosmos. Recentemente è stata nominata membro del Consiglio curatoriale della XIX Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo.

pompei_palestra-grande_mostra-Arte-e-Sensualità_gruppo scultoreo ermafrodito e satiro_da-Villa A di Oplontis_foto-parco-archeologico-pompei

Il gruppo scultoreo dell’ermafrodito dalla Villa A di Oplontis al centro della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” (foto parco archeologico di pompei)

Al termine dell’incontro sarà possibile effettuare una visita guidata alla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, curata dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dall’archeologa Maria Luisa Catoni, , professoressa all’IMT Alti Studi Lucca, ed allestita all’interno del percorso della Palestra Grande. L’ingresso all’evento e la visita alla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” sono gratuiti, fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata su www.ticketone.it (costo prenotazione 1,50 euro, effettuando l’acquisto di un biglietto gratuito).

Lucca. Il museo Archeologico nazionale di Taranto partecipa alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali” nell’ambito del workshop “Le sfide del digitale dalla valorizzazione del patrimonio culturale all’interazione con i nuovi pubblici. Buone pratiche” con l’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare”

taranto_MArTa_al-lubec-2022_locandina

taranto_MArTa_mostra-taras-e-i-doni-del-mare_phigital-exhibition_foto-MArTa

L’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare” al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Anche il museo Archeologico nazionale di Taranto parteciperà alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali”, che si svolge il 6 e il 7 ottobre 2022 al Real Collegio di Lucca, al quale il ministero della Cultura presenta un corposo programma di incontri, laboratori pratici e uno spazio espositivo istituzionale. Il museo Archeologico nazionale di Taranto sarà presente al LuBeC venerdì 7 ottobre 2022, dalle 14.30 alle 14.50, nell’ambito del workshop “Le sfide del digitale dalla valorizzazione del patrimonio culturale all’interazione con i nuovi pubblici. Buone pratiche” con l’esperienza di “phygital exhibition” della mostra “Taras e i doni del Mare”, a cura del MArTA, in collaborazione con l’università di Foggia. Intervengono: Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA; Danilo Leone, professore associato di Metodologie della ricerca archeologica dell’università di Foggia; e Lorenzo Mancini, funzionario archeologo del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA. Iscrizione obbligatoria: iscriviti. La mostra “Taras e i doni del mare” si pone a conclusione del progetto FISH.&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies – Interreg V-A Greece-Italy 2014-2020). Una mostra “phygital”, fisica e digitale, basata su una combinazione di virtualità e materialità degli oggetti, multimedialità e tradizione, per un’esperienza di visita innovativa e coinvolgente.

Venezia. Alla mostra “Tutankhamon, 100 anni di misteri” in Palazzo Zaguri si potrà entrare nella tomba del “faraone bambino” grazie alla realtà virtuale provando le stesse emozioni vissute da Carter cento anni fa. Aperte le prevendite

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_raffronto-foto-Carter-e-ricostruzione-virtuale_3_foto-italmostre

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_raffronto-foto-Carter-e-ricostruzione-virtuale_1_foto-italmostre

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_raffronto-foto-Carter-e-ricostruzione-virtuale_2_foto-italmostre

Raffronto fra le foto scattate da Howard Carter appena scoperta la tomba di Tuthankamon e la ricostruzione virtuale realizzata da Webn’go per la mostra di Venezia (foto italmostre)

L’obiettivo è far rivivere al pubblico le stesse emozioni vissute dall’archeologo inglese Howard Carter quel 4 novembre 1922 quando alla domanda del suo finanziatore Lord Carnarvon su cosa vedesse rispose “Vedo cose meravigliose!”. Era appena stata scoperta la tomba di Tutankhamon. A cento anni di distanza, a Venezia, a Palazzo Zaguri, Tutankhamon “apparirà” restituito dall’ipervisione virtuale in 8k. È fra le sorprese promesse dalla mostra “Tutankhamon. 100 anni di misteri” che aprirà i battenti il 29 ottobre 2022, allestita da Venice Exhibition nelle 36 sale espositive distribuite nei cinque piani del trecentesco Palazzo Zaguri in campo San Maurizio in occasione del centenario dalla scoperta della tomba del “faraone bambino” scomparso a poco meno di 19 anni nel 1323 a.C., ben 3345 anni fa. Al lavoro archeologi, egittologi, scenografi, informatici, maestri di musica, per ricostruire, in ogni dettaglio della vivida realtà virtuale in 8k, tutto lo sfarzo interno e l’atmosfera della tomba riportandola esattamente a quando fu aperta per la prima volta il 4 novembre 1922. Ai visitatori basterà infatti indossare uno dei 50 visori virtuali messi a punto da Webn’Go di Treviso per venire immediatamente proiettati di fronte allo splendore che ha affascinato generazioni di appassionati dell’Antico Egitto. “Abbiamo lavorato al più avanzato progetto di ricostruzione 3D della tomba di Tutankhamon, impiegando le più innovative tecnologie grafiche realtime e di fotogrammetria” spiega Fabio Visentin, amministratore di Web’nGo – OneVR società che ha sede in Italia, Germania e Florida, “impiegando, nei vari mesi di sviluppo del software che guiderà le sensazioni dei visitatori amplificate dall’ipervisione virtuale. Ben 8 gli specialisti informatici che si sono occupati della ricostruzione completa in 3D delle sale del tesoro del faraone sotto la stretta supervisione di egittologi e altri esperti. Nella seconda virtual room si vivrà invece in prima persona l’esperienza esoterica del viaggio egizio dei morti visitando la camera funeraria e tutte le sue meraviglie come sacrari e sarcofagi”.

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_locandina

egitto_carter-carnarvon-scoprono-tomba-tutankhamon_novembre-1922

Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest

Il centenario: 4 novembre 1922 – 4 novembre 2022. I protagonisti del ritrovamento della tomba del faraone Nebkheperura Tutankhamon (1341 a.C. circa – gennaio/febbraio 1323 a.C. circa) furono l’archeologo inglese Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon. Il 1° novembre 1922 Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima. Proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala d’accesso ad un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62. Il giovanissimo sovrano della XVIII dinastia, che salì al trono a 9 anni e morì a 18 giorni dalla vigilia del 19esimo compleanno, divenne famoso per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la sua mummia reale. I reperti trovarono spazio nel museo Egizio del Cairo che dedicò un’intera ala al faraone bambino.

La mostra di Venezia celebrerà Tutankhamon, ma anche e soprattutto il secolo di misteri, di domande e risposte. Una mostra che si distinguerà per i molti fronti d’indagine, anche metodologica, sulla realtà dell’Antico Egitto mostrando in quante maniere il faraone sia contestualizzato in quella cultura antica, e nel contempo come quella cultura fu fortemente condizionata dal territorio egiziano stesso, indagandone, nell’ambito del percorso espositivo, addirittura l’origine preistorica. I visitatori potranno inoltre confrontare i lineamenti della famosa maschera d’oro del sarcofago di Tutankhamon con un inedito ritratto pittorico analitico del giovane faraone. L’identikit scientifico multidisciplinare restituirà la sua immagine tenendo conto dell’indagine psicologica sul suo vissuto, oltre che dell’analisi comparata dei suoi resti e di tutte le opere artistiche che lo hanno rappresentato nell’arco di oltre tre millenni. “Sembrerà di guardare negli occhi il giovane Tuthankamon” spiegano gli organizzatori “il ritratto che verrà esposto a Venezia è stato commissionato ad una famosa ritrattista, con l’intento di restituircelo come una sua fotografia proveniente dal passato. Renderà visibili i suoi lineamenti e le sue abitudini espressive, grazie ad un’elaborata tecnica ritrattistica amplificata nei dettagli non solo grazie alla sovrapposizione grafica delle molteplici rappresentazione artistiche a lui dedicate in tutte le epoche, ma anche tenendo conto dei momenti cardine della sua esistenza scandagliati da studi multidisciplinari di psichiatria, antropologia e archeologia, che hanno tra l’altro approfondito la forma mentis degli antichi egizi, per specificare ed individuare con maggiore precisione il suo identikit”.

camera-funeraria_tutankhamon3

Un dettaglio della stanza affrescata con il sarcofago all’interno della camera funeraria della tomba d Tutankhamon (foto ministry of Tourism and Antiquities)

venezia_palazzo-zaguri_Tutankhamon 100 anni di misteri_prevendita-biglietti_locandina“I reperti stanno già arrivando a Venezia in 5 container per i quali ci vorranno oltre 60 viaggi in Canal Grande per trasportarli. con grande cautela e sotto gli occhi attenti di egittologi, fino alla sede espositiva in campo San Maurizio per comporre il ricco allestimento”, commenta Mauro Rigoni, amministratore di Venice Exhibition. “L’obiettivo è aprire la mostra il 29 ottobre, a pochi giorni dalla ricorrenza della scoperta”. Si preannuncia un evento culturale internazionale di grande livello, quindi, che vuole uscire dal cliché della mera analisi dei reperti archeologici, arricchendo il percorso espositivo di contenuti storici, aneddoti e curiosità meno noti, oltre ad indagini sui misteri mai risolti dell’egittologia, nella convinzione che del faraone Tutankhamon, e delle evidenze che sono emerse dalla sua tomba, negli ultimi 100 anni si sia parlato molto, ma tanto ci sia ancora da scoprire. Alcune cifre: 5 piani di esposizione, 36 sale allestite da 25 allestitori, oltre 180 vetrine, 1000 reperti esposti, 600 faretti di illuminazione, un percorso espositivo lungo 1000 metri per il quale serviranno 3 ore di visita. “L’audioguida sarà gratuita per tutti i visitatori” aggiunge Rigoni “per garantire una visita più approfondita. Fra le grandi novità saranno esposti anche materiali dell’epoca usati da Carter per gli scavi. 500 fra scolaresche e gruppi hanno già chiesto informazioni, anche provenienti dalla Svizzera, Austria, è Slovenia, oltre a richieste da parte di 11500 visitatori pronti a prenotare sul portale italmostre.com i biglietti della mostra Tuthankamon, 100 anni di misteri, in prevendita dal 5 ottobre 2022”.

Archeologia in lutto. Si è spento a 84 anni, dopo lunga malattia, David O’Connor, direttore emerito della spedizione archeologica ad Abydos (Abydos Archaeology) e professore emerito alla cattedra Lila Acheson Wallace di Arteed Archeologia Egizia all’Institute of Fine Art della New York University

egitto_abydos_david-o-connor_2002_foto-Robert Fletcher

L’egittologo australiano David O’Connor ad Abydos nel 2022 (foto di Robert Fletcher)

abydos.org_logo“Un Grande è passato all’Occidente”. Così Abydos Archaeology annuncia la morte, sabato 1° ottobre 2022, a 84 anni, dopo una lunga lotta con il Parkinson, dell’archeologo australiano David O’Connor, professore emerito della cattedra Lila Acheson Wallace all’Institute of Fine Art della New York University, curatore emerito del museo Egizio dell’università della Pennsylvania e direttore emerito della spedizione archeologica di Abido (Abydos Archaeology) in Egitto. “La dipartita di David – scrivono i colleghi di Abydos Archaeology, “è una grave perdita per l’Egittologia e una grande perdita personale per i suoi ex studenti, colleghi e amici. Nella comunità di studiosi dell’antica Abydos, soprattutto, lascia un grande vuoto. Gran parte del lavoro svolto oggi sul sito è la sua eredità”. Un concetto ribadito anche dalla direzione del museo Egizio di Torino: “La sua morte è una grande perdita per l’egittologia”. Il saluto dei colleghi è alla maniera degli antichi egizi: “Mille di pane, mille di birra, mille di ogni cosa buona e pura di cui si nutre un dio, per il ka del venerato David O’Connor, vero di voce”.

abydos-archaeology_home-page

L’home page del sito di Abydos Archaeology che illustra l’attività di ricerca e conservazione nella città sacra a Osiride

Prima di assumere al cattedra di Arte dell’antico Egitto all’Institute of Fine Arts della New York University, dal 1964 al 1995, era stato professore di Storia e Archeologia dell’antico Egitto all’Università della Pennsylvania e curatore responsabile dell’importante collezione egizia del Penn Museum di quell’università. Durante quel periodo, ha curato/co-curato numerose mostre interne o itineranti (ad esempio, sull’arte e l’archeologia di Abydos, le donne nell’antico Egitto e l’antica Nubia). David O’Connor si era laureato all’Università di Sydney, Australia (BA); aveva conseguito il diploma in Egittologia allo University College, Londra; e il PH.D. all’Università di Cambridge (Ph.D.). I suoi interessi hanno compreso tutte le fasi preistoriche e storiche dell’arte, dell’archeologia e della storia dell’antico Egitto; era anche uno specialista in cultura e archeologia dell’antica Nubia, con un ampio interesse per le relazioni estere dell’Egitto in generale, e in particolare dei libici molto poco studiati.

libro_ancient-egypt-in-africa_copertina

La copertina del libro di David O’Connor “Ancient Egypt in Africa”

Tra i libri di David O’Connor, come autore o co-autore, ricordiamo Antico Egitto. Una storia sociale (1985); Antica Nubia. Il rivale dell’Egitto in Africa (1993); e Abido. I primi faraoni d’Egitto e il culto di Osiride (2010). I volumi co-editi includono Ancient Egyptian Kingship (1995); Amenofi III. Prospettive sul suo regno (1998); Thutmosi III. Una nuova biografia (2006); Terre misteriose (Incontri con l’antico Egitto; 2003); e l’Antico Egitto in Africa (Incontri con l’Antico Egitto; 2003). David O’Connor ha avuto una vasta esperienza archeologica in Sudan; in Egitto, ha diretto gli scavi in ​​corso ad Abydos dal 1964 e ha anche co-diretto con Barry Kemp gli scavi nel palazzo-città e nel porto gigantesco di Amenhotep III a Malkata, a ovest di Tebe.

Lucca. La villa dei Mosaici di Negrar protagonista alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali” nell’ambito del workshop “Collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale”

lucca_LUBEC-2022_locandinaLa villa dei Mosaici di Negrar protagonista alla XVIII edizione di “LuBeC – Lucca Beni Culturali”, la manifestazione dedicata allo sviluppo e alla conoscenza della filiera “cultura – innovazione”, che si svolge il 6 e il 7 ottobre 2022 al Real Collegio di Lucca, al quale il ministero della Cultura presenterà un corposo programma di incontri, laboratori pratici e uno spazio espositivo istituzionale. La soprintendenza ABAP di Verona partecipa alla manifestazione in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella nell’ambito del workshop promosso dal Segretariato generale ministero della Cultura, tra le 14 e le 18.20 di giovedì 6 ottobre 2022, sul tema “Collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale”: l’alleanza pubblico-privato per nuovi modelli di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e per la condivisione degli aspetti finanziari, organizzativi e della governance, aperti al coinvolgimento delle comunità sociali e produttive locali: i progetti del ministero della Cultura.

negrar_villa-dei-mosaici_panoramica-dell-area_foto-graziano-tavan

Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

negrar_riscoperta-villa-romana-mosaici_vincenzo-tine_roberto-grison_foto-comune-di-negrar

Il soprintendente Vincenzo Tinè e il sindaco Roberto Grison alla presentazione della campagna di scavo alla Villa dei Mosaici (foto Comune di Negrar)

Ore 14.25 Focus 2 | “Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. La collaborazione pubblico-privato per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio archeologico” a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella. Intervengono Vincenzo Tinè, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; e Roberto Grison, sindaco di Negrar di Valpolicella. Per partecipare è necessario iscriversi agli appuntamenti del MiC: https://www.lubec.it/scheda-di-iscrizione-lubec-2022.html

negrar_riscoperta-villa-romana-mosaici_gianni-de-zuccato_foto-comune-di-negrar

Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

Nel 2017 la Soprintendenza ABAP di Verona è tornata ad operare nel Comune di Negrar di Valpolicella (Vr), dove fin dal 1886 furono scoperte le tracce di una grande villa di epoca romana. Una campagna di prospezioni sistematiche e i successivi scavi estensivi, realizzati con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Negrar di Valpolicella e dell’università di Verona nel 2021 e nel 2022, hanno portato alla luce le strutture murarie e pavimentali di una grande villa rustica del III secolo d.C. L’intervento di scavo è stato reso possibile da un accordo di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza, il Comune di Negrar di Valpolicella e i proprietari dei terreni – l’Azienda Agricola La Villa di Benedetti Matteo e Simone e la Società Agricola Franchini srl -, che hanno messo a disposizione i terreni di proprietà, rinunciando a indennità di occupazione e premi di rinvenimento e hanno sostenuto parte delle spese dello scavo e delle coperture provvisorie.

negrar_villa-dei-mosaici_peristilio-ovest_mosaico-dama_foto-graziano-tavan

La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Ulteriori finanziamenti del ministero della Cultura e del Bacino Imbrifero Montano dell’Adige hanno consentito di completare lo scavo archeologico sull’intera superficie di estensione della villa. Vaste superfici musive con motivi geometrici e rappresentazioni figurate sono state portate in luce, meritando alla villa di Negrar la denominazione di “Villa dei Mosaici”. È in corso di definizione il progetto per la valorizzazione come area archeologica attrezzata per la pubblica fruizione, grazie ad un importante finanziamento del MiC. L’ubicazione di questa villa romana in una splendida posizione tra i filari dei vigneti di uve Valpolicella destinate alla produzione dei celebri vini, costituisce, infatti, un valore aggiunto alla potenzialità attrattiva del sito archeologico. Adeguatamente valorizzato con strutture e percorsi attrezzati per la visita, l’area archeologica potrà diventare un nuovo luogo della cultura straordinariamente evocativo del paesaggio antico.