Padova. A Palazzo Zuckermann la conferenza “La porta de pedra cotta da Piazza dei Frutti: restauro e nuovo allestimento”: presentazione al pubblico del raro manufatto del XII secolo dopo un complesso restauro e visita guidata alla nuova sistemazione museale
Martedì 6 dicembre 2022, alle 17.30: “La porta de pedra cotta da Piazza dei Frutti: restauro e nuovo allestimento”, appuntamento a Padova a Palazzo Zuckermann, che ospita il museo delle Arti applicate e decorative e il museo Bottacin, per la presentazione al pubblico del nuovo allestimento della porta “de pedra cotta”, in collaborazione tra soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Venezia e delle province di Padova Venezia Treviso e musei civici di Padova. Partecipano Francesca Veronese, direttore musei civici di Padova; Fabrizio Magani, soprintendente; Elisabetta Gastaldi, conservatore museo d’Arte medioevale e moderna; Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa, Soprintendenza; Federica Santinon, funzionaria restauratrice, Soprintendenza. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È prevista una visita guidata al nuovo allestimento. Il manufatto, di grande rarità ed eccezionale interesse storico-archeologico, fu rinvenuto nel 1998/1999 in piazza dei Frutti a Padova durante scavi regolari per i lavori di ristrutturazione di un edifico storico, e sottoposto a un complesso recupero e a un accurato restauro nel Laboratorio della Soprintendenza. Sull’anta, costituita da una struttura in legno oggi scomparsa e da una rifodera in sesquipedali romani di reimpiego, sono ancora conservati i chiodi in ferro di fissaggio delle formelle, insieme al sistema di chiusura costituito dalla serratura, un lungo chiavistello e un battente ad anello, che sono stati oggetto di un ulteriore recente intervento conservativo. La porta è stata datata, grazie alla lettura stratigrafica e ad analisi specialistiche, al XII secolo.
Martedì in Villa. A Trevignano anteprima nella Marca del libro “Nella terra di Pakhet” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte), con un approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente sulla scoperta di una tomba inedita. Il libro è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi

La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

Villa Onigo a Trevignano (Tv) ospita la rassegna culturale “I Martedì in Villa” (foto comune di trevignano)
“Nella terra di Pakhet” approda nella Marca trevigiana. Anteprima per i “Martedì in Villa” a Trevignano (Tv) martedì 13 dicembre 2022, alle 20.45, a villa Onigo, grazie all’interessamento dell’instancabile promotore della rassegna culturale, Sergio Zanellato. Con un “regalo” in esclusiva per il pubblico presente: Maurizio Zulian e Graziano Tavan, autori appunto del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte), offriranno un approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente in sala: la scoperta di una tomba inedita. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos: “Un’ampia regione che trova la sua espressione “mitologica” nel titolo principale del libro Nella terra di Pakhet; Pakhet era una dea leonessa, un felino potente “grande di magia”, con caratteri che l’avvicinavano sia a Bastet-la-gatta sia a Sekhmet-la-leonessa, e la cui area di culto era appunto nel Medio Egitto”, scrive nella prefazione la compianta professoressa Edda Bresciani, tra i più grandi egittologi del Novecento, che ha seguito passo-passo la realizzazione di questo libro – praticamente uno dei suoi ultimi lavori, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere stampato -, intervenendo anche con proprie ricerche inedite”.

Maurizio Zulian e Graziano Tavan con il libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte)
Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).
Napoli. Al museo Archeologico nazionale slitta di due settimane la presentazione della mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” che con oltre quattrocento reperti sviluppa il tema delle fasi storiche successive all’impero romano d’Occidente
Slitta di due settimane, dal 7 al 21 dicembre, l’annunciata presentazione al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” (vedi Napoli. Ecco la speciale offerta del Natale al museo Archeologico nazionale: mostra-evento sui Bizantini, un giardino restituito, il presepe con allestimenti multimediali e un libro, avvio stagione concertistica, gli scacchi del Mann e il nuovo abbonamento OpenMANN | archeologiavocidalpassato). L’esposizione, realizzata con il sostegno della Regione Campania nell’ambito del Poc 2014/2020, sviluppa il tema delle fasi storiche successive all’impero romano d’Occidente, con un focus sulla Grecia, su Napoli (città “bizantina” per circa cinque secoli dopo la conquista da parte delle armate guidate da Belisario nel 536 d.C.) e sull’Italia meridionale. Curata da Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa di Napoli), la mostra racconta “il millennio bizantino”, approfondendo diversi temi: la struttura del potere e dello Stato, l’insediamento urbano e rurale, gli scambi culturali, la religiosità e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa.

Histamenon di Basilio II in oro della Zecca di Costantinopoli (1005-1025 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il progetto scientifico dell’esposizione è stato sviluppato da un gruppo di studiosi italiani della civiltà bizantina, gruppo coordinato dallo stesso Federico Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini. La mostra, coordinata da Laura Forte (responsabile Ufficio Mostre al Mann) e organizzata da Villaggio Globale International, è realizzata con l’università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il progetto di allestimento è di Andrea Mandara e quello grafico di Francesca Pavese. L’esposizione, infine, prevede un ricco apparato editoriale, che include il catalogo, la guida breve, la pubblicazione sugli itinerari bizantini della Campania e il volume per bambini.

Tetravangelo greco (Plut.6.23) dell’XI-XII secolo conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (foto mann)
In allestimento, oltre quattrocento reperti, appartenenti alle collezioni del Mann o concessi in prestito dai principali musei e siti archeologici che custodiscono, in Italia e in Grecia, materiali bizantini: anche grazie alla sinergia con il Ministero ellenico della Cultura, molti manufatti sono visibili per la prima volta e provengono dagli scavi della linea metropolitana a Salonicco. In allestimento, anche materiali scavati nella linea metropolitana di Napoli.
Roma. “Il fascino di Roma, dell’Antico e dell’arte italiana nella vita scientifica e collezionistica degli ultimi Conti Lanckoroński”: tre giorni di convegno internazionale itinerante
Tre giorni di convegno itinerante a Roma per approfondire la vicenda collezionistica dei conti Lanckoroński. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Il convegno internazionale “Il fascino di Roma, dell’Antico e dell’arte italiana nella vita scientifica e collezionistica degli ultimi Conti Lanckoroński”, in programma nei giorni 5-6-7 dicembre 2022, è organizzato dal ministero dell’Educazione e la Scienza della Repubblica di Polonia, l’università di Varsavia e dalla facoltà di Archeologia dell’università di Varsavia, co-organizzato dall’istituto nazionale di Studi Romani, il parco archeologico del Colosseo, la fondazione Camillo Caetani, la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’istituto polacco di Roma, ed è patrocinato dall’Ambasciata di Polonia a Roma.
Primo giorno. Lunedì 5 dicembre 2022, in Curia Iulia (parco archeologico del Colosseo): “Il Conte Karol Lanckoroński, archeologo, viaggiatore, collezionista”. PRIMA SESSIONE: 9.30 – 11.30, apertura del convegno e presentazione di un documentario sul Conte Lanckoroński. Interventi: Alfonsina Russo e Francesca Ceci su “Monumenti del Parco Archeologico del Colosseo nelle relazioni del Conte Lanckoroński e di altri viaggiatori polacchi”; Mariusz Mielczarek su “Count Lanckoroński and Ancient Kymissala (Rhodes)”; Marta Novello su “I mosaici di Aquileia e gli scavi promossi dal Conte Lanckoroński”. Coffee break: 11.30 – 12. SECONDA SESSIONE: 12.00 – 13.30. Interventi: Claudio Strinati su “La Collezione Lanckoroński. Uno sguardo da Roma”; Mattia Vinco su “Einiges über italienische bemalte Truhen di Karol Lanckoroński e la nascita del collezionismo e dello studio della pittura di cassone”; Marco Paoli su “Giove che dipinge le farfalle di Dosso Dossi. La fortuna critica di un capolavoro del Rinascimento e l’allegoria del Sogno”. Pausa pranzo: 13.30 – 15. TERZA SESSIONE: 15 – 17. Interventi: Dagmara Wielgosz Rondolino e Jerzy Żelazowski su “La spedizione archeologica in Panfilia e Pisidia (1884–1885)”; Paolo Vedovetto su “La scultura altomedievale di Aquileia: dagli studi antiquari del ‘700 alle indagini di Karol Lanckoroński”; Jerzy Miziołek su “Michelangelo nella vita scientifica e spirituale di Karolina Lanckorońska”. Discussione.
Secondo giorno | mattina. Martedì 6 dicembre 2022, in sala Pietro da Cortona (Musei Capitolini): “La Prof. Karolina Lanckorońska e i suoi studi su Michelangelo e l’arte barocca a Roma”. PRIMA SESSIONE: 9.30 – 11.30. Premessa e presentazione di un documentario sulla prof. Karolina Lanckorońska. Interventi: Cristina Acidini su “Nulla di esiguo. L’interpretazione del Giudizio, una sfida ancora aperta”; Marco Bussagli su “Un’intuizione della contessa Karolina Lanckorońska. Michelangelo e il tema della predestinazione”; Alessandro Zuccari su “Michelangelo Buonarroti e Michelangelo Merisi da Caravaggio”. Coffee break: 11.30 – 12. SECONDA SESSIONE: 12 – 14. Interventi: Arnold Nesserath su “Le Logge di Raffaello rivisitate con Karolina Lanckorońska”; Francesco Petrucci su “Baciccio nella Chiesa del Gesù nella lettura di Karolina Lanckorońska”; Józef Grabski su “Karolina Lanckorońska, l’Istituto Storico Polacco a Roma e la nascita di Artibus et Historiae”. Discussione. Pausa pranzo: 14 – 15.30
Secondo giorno | pomeriggio. Martedì 6 dicembre 2022, alla Fondazione Caetani in via Botteghe Oscure 32. TERZA SESSIONE: 16 – 18. Interventi: Caterina Fiorani su “La Polonia nell’archivio Caetani: tracce antiche e fondo Rzewuski”; Giovanna Capitelli su “Il Conte Lanckoroński e l’arte dell’800”; Tomasz Pudłocki su “Scraps from a glorious past. The Lanckoroński collection in the Archives of the Polish Academy of Sciences and the Polish Academy of Learning in Kraków”; Ewa Skotniczna, Adam Korczyński su “Una raccolta di fotografie del Conte Lanckoroński come testimone del fascino scientifico e collezionistico per l‘arte e la cultura d‘Italia”. Discussione.
Terzo giorno. Mercoledì 7 dicembre 2022, all’Istituto Nazionale di Studi Romani in piazza dei Cavalieri di Malta; “Nel segno dei rapporti culturali e scientifici italo-polacchi”. UNICA SESSIONE: 9.30 – 12.30. Introduzione di Gaetano Platania. Interventi: Anna Maria Anders su “Karolina Lanckorońska e il Secondo Corpo d’Armata del generale Władysław Anders”; Henryk Litwin su “Karolina Lanckorońska e l’attività scientifica degli emigranti polacchi a Roma e in Vaticano negli anni 1945-1989”; Agnieszka Bender su “Il millieu accademico di Karolina Lanckorońska all’Università di Leopoli”; Robert Mirończuk su “Osservazioni su Tintoretto negli studi di Karolina Lanckorońska”; Alessandro Boccolini su “La storiografia italiana e la Polonia tra Otto e Novecento (Omaggio a Karolina Lanckorońska)”. Conclusione del convegno.
Torino. Al museo Egizio è iniziato il trasloco delle opere destinate alla mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” nella Basilica palladiana di Vicenza

Sistemazione nelle casse delle opere del museo Egizio di Torino per la mostra “I creatori dell’Egitto eterno” a Vicenza (foto museo egizio)

Imballaggio delle opere del museo Egizio di Torino per la mostra “I creatori dell’Egitto eterno” a Vicenza (foto museo egizio)
Destinazione Vicenza. Da qualche giorno è iniziato il trasloco dal museo Egizio di Torino di quelle opere destinate alla grande mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” che apre il 22 dicembre 2022 nella Basilica palladiana di Vicenza.

Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023
Tutte le opere, dopo un attento esame del loro stato di conservazione, vengono avvolte in uno strato di carta velina che protegge la superficie da abrasioni e dal contatto con gli altri materiali di imballaggio; successivamente vengono posizionate in casse, in alloggiamenti fatti su misura per ogni singola opera. Questi alloggiamenti sono realizzati con ETHAFOM, polietilene espanso, o da uno strato di gommapiuma. Infine, i reperti vengono bloccati in modo che non possano muoversi durante il trasporto e la cassa viene chiusa per essere riaperta solo all’arrivo alla destinazione.

Lo spostamento della triade Amon e Mut tra Ramses II dal museo Egizio di Torino con destinazione Vicenza (foto museo egizio)

L’imballaggio della triade Amon-Ramses II-Mut al museo Egizio di Torino per la spedizione a Vicenza (foto museo egizio)
Tra queste opere c’è la triade col dio Amon e la dea Mut che abbracciano il faraone Ramesse II, al centro. Un’opera molto pesante. “Per poterle sollevare con la gru a portale”, spiega Marco Rossani, responsabile Collection Management, “sono necessarie delle cinghie della resistenza adatta che lavorano sulle aree solide della statua. Per far sì che la cinghia non crei danni la si ricopre con tessuti speciali e poi tutta la scultura viene rivestita con una pellicola di plastica. A questo punto – continua-, i tecnici devono essere molto bravi a imbragare nel modo giusto la scultura e centrare bene il suo baricentro in modo che non si sbilanci mentre viene movimentata; in questo caso viene posta direttamente sulla base della cassa su cui viaggerà. Il resto della cassa gli viene costruito tutt’attorno: una volta messo il primo guscio della cassa, la scultura viene bloccata all’interno con delle ghigliottine sagomate sulla forma della scultura stessa. A quel punto, chiuse le ghigliottine, si chiude il secondo guscio e la cassa può essere movimentata con un transpallet (un muletto manuale)”.
Ercolano. Al parco archeologico una app per guidare nella visita i ragazzi autistici: parte la sperimentazione in collaborazione con #micolorodiblu onlus

Una app guida i ragazzi autistici in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
Una app guiderà i ragazzi autistici in visita al parco archeologico di Ercolano, disponibile dal 3 dicembre 2022, giornata internazionale delle persone con disabilità; parte la sperimentazione grazie alla collaborazione con la onlus #micolorodiblu. Grazie alla convenzione con l’associazione #micolorodiblu onlus, si continua ad ampliare e ad arricchire l’accessibilità del parco archeologico di Ercolano, in questo caso con servizi e iniziative dedicate ai diversi gradi della sindrome autistica. Uno dei primi risultati di questa collaborazione è la realizzazione, da parte della start up tecnologia Garage 94, di un’applicazione basata su di un software appositamente studiato per facilitare il coinvolgimento dei bambini con disturbo dello spettro autistico: una speciale guida alla visita, progettata da esperti del settore per consentire la fruizione dell’area in modalità immersiva, con indicazioni e approfondimenti in base ai tempi e alle peculiarità degli ospiti. La app sarà disponibile su appositi dispositivi in dotazione permanente al Parco, offerti dalla stessa associazione onlus #micolorodiblu.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, presenta la nuova app per ragazzi autistici (foto paerco)
“Il Parco, nel pieno rispetto della tutela del bene culturale della sua immagine”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “deve diventare un ambiente amichevole ed accessibile da parte di tutti evitando percorsi riservati ma adeguando gli spazi perché tutti, in piena sicurezza e secondo forme di autonomia differenziata, possano immergersi nella cultura, nell’ottica di un’accoglienza inclusiva e senza barriere, creando opportunità di conoscenza del patrimonio culturale dell’antica Ercolano basata su una logica di integrazione a servizio del pubblico partecipante”. E la presidente #micolododiblu Maria Gallucci: “Questo è un percorso di sinergia e comunione d’intenti che parte da lontano. Sono veramente grata al direttore del parco archeologico Sirano e a tutto il suo staff per averci prima accolto, poi ascoltato e per aver collaborato con noi nella fase di progettazione e strutturazione dell’App, assieme agli sviluppatori di Garage94. L’obiettivo di #micolorodiblu è quello di favorire l’integrazione lavorativa, sociale ed in questo caso, culturale dei nostri ragazzi speciali; garantire anche a loro la fruizione e la comprensione del nostro patrimonio storico è il primo passo: mi auspico che questo di Ercolano sia un modello da seguire per l’intero Paese”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, prova la app che guida la visita dei ragazzi autistici (foto paerco)
Dopo la fase di sperimentazione la app potrà essere scaricata dai visitatori in anticipo rispetto alla visita al Parco e potrà diventare strumento di diffusione delle bellezze dell’antica Ercolano tra i ragazzi delle scuole che poi verranno in visita al Parco in modo da avviarli ad una visita consapevole del Parco. La collaborazione rientra nella realizzazione del progetto Cultura senza barriere, che – in parte – si avvale dei fondi messi a disposizione dal bando CULTURA CREA, promosso dal MIC per sostenere la filiera culturale e creativa in attuazione del PON FESR Cultura e Sviluppo 2014-2020 (Asse Prioritario II), grazie al supporto della rete Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa.

Una app guida i ragazzi autistici in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
Il parco archeologico di Ercolano è intanto attivo su diversi fronti nel costante lavoro di arricchimento dell’accessibilità e abbattimento di qualsiasi barriera, non solo fisica, ma anche culturale, sociale, tecnologica, alla fruizione del proprio prezioso patrimonio culturale; oltre a quest’ultima collaborazione con #micolorodiblu va infatti ricordata la collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi di Napoli che ha condotto in passato alla traduzione in LIS delle spiegazioni di guide turistiche per itinerari destinati a questa platea; si è al lavoro per poter integrare tali offerte al pubblico dell’antica Ercolano. I visitatori interessati potranno fare richiesta al Parco inviando una mail all’indirizzo colorodibluercolano@gmail.com con un anticipo di 5 giorni lavorativi rispetto al giorno della visita.
Taranto. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: “Dal ciel venne messo novello”, il racconto del Natale di Nostro Signore attraverso letture e musica medievale eseguita dall’Ensemble Concentus
La storia di due annunci: quello dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine che precede la nascita di Gesù e quello meno fortunato di Anfiarao, l’indovino di Argo che si oppose con tutte le sue forze alla spedizione di Sette contro Tebe e che, malgrado la sua previsione di insuccesso, fu costretto a partire per la guerra da cui non fece più ritorno. Il principio e la fine in un tutt’uno che è la vita nell’appuntamento che il prossimo 4 dicembre 2022 farà tornare la musica e l’archeologia protagoniste della matinée domenicale del museo Archeologico nazionale di Taranto. Da una parte, la musica dell’Ensemble Concentus e dall’altro il cratere a mascheroni con partenza di Anfiarao attribuito al pittore di Dario: un’opera monumentale vero e proprio capolavoro della ceramografia apula, databile al 330 a.C., rientrata in Italia nel 2009 dal Cleveland Museum of Art, grazie al lavoro investigativo del Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Artistico. La rassegna concertistica “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali”, nata dalla progettualità congiunta della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, Piero Romano e a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro, propone “Dal ciel venne messo novello”, il racconto del Natale di Nostro Signore attraverso letture e musica medievale eseguita dall’Ensemble Concentus.

L’Ensemble Concentus di Lecce fondato da Maurizio Ria
Con questo programma l’Ensemble Concentus, gruppo fondato da Maurizio Ria nel 1992, propone un viaggio musicale attraverso la musica devozionale sia mariana che natalizia legata ai pellegrinaggi verso i più importanti santuari dell’Europa medievale. I canti e le musiche verranno corredati da brevi letture sul Natale. I brani selezionati provengono soprattutto da preziosi codici medievali conservati in Italia, Francia, Spagna e Paesi Scandinavi quali il “Llibre Vermell de Montserrat”, il “Laudario di Cortona”, le “Piae Cantiones”, il “Laudario di Bobbio” e le “Cantigas de Santa Maria” di Re Alfonso X di Castiglia ‘El Sabio’.
I brani vocali saranno eseguiti nelle antiche lingue originali e verranno accompagnati da copie fedeli di strumenti dell’epoca trattata. L’ Ensemble Concentus è composto da Vania Palumbo (Canto, Lyra, Citola), Sara Valli (Canto e Organistrum), Gianluca Milanese (Flauti a becco), Maurizio Ria (Viella), Angela Lacalamita (Liuto e Salterio) e Francesco Patruno (Percussioni). Il biglietto per assistere a “Dal cielo venne messo novello” di domenica 4 dicembre alle 11.45 nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/ojdgeoww. Ingresso consentito dalle 11.15. Inizio alle 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto a un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

Il monumentale cratere a mascheroni con partenza di Anfiarao attribuito al pittore di Dario: capolavoro della ceramografia apula, databile al 330 a.C., conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
Il monumentale cratere a mascheroni attribuito al Pittore di Dario rappresenta, sul lato principale, Anfiarao, guerriero e indovino della città di Argo, che, con indosso l’armatura e con lancia e scudo nella mano sinistra, sale sulla quadriga per partire alla volta della spedizione dei “Sette contro Tebe”. Anfiarao, in realtà, invitato a unirsi alla spedizione, aveva tentato di sottrarvisi poiché aveva previsto la fatale conclusione della guerra, ma venne costretto a partire dalla moglie Erifile, spinta con l’inganno dal fratello Adrasto a convincere il marito. Accanto agli dei che assistono alla partenza dell’eroe, Anfiloco, uno dei figli, si rivolge alla vecchia nutrice. L’altro figlio, Alcmeone, ritratto all’estremità sinistra del registro inferiore, regge un’oinochoe con la mano destra, mentre con l’altra si tocca il capo in un gesto di afflizione che lascia forse presagire la tragica fine di Anfiarao, nonché il proprio destino futuro, che lo vedrà macchiarsi dell’omicidio della madre per adempiere al giuramento di vendetta fatto al padre. La personificazione di una Erinni che precede la quadriga allude alla pazzia che perseguiterà Alcmeone. Diversi dettagli della scena lasciano supporre il riferimento a una tragedia di non chiara identificazione. Sull’altro lato del cratere, all’interno di un edificio funerario (naiskos), è ritratto in colore bianco sovra dipinto un giovane abbigliato con corto mantello, corazza e cinturone, che regge la lancia con la sinistra e l’elmo a pileo con la destra. Attorno al naiskos, un corteo funebre di figure maschili e femminili ritratte in atto di libare (con phiale e patera) o presentare offerte (cista e corona). Sul collo del vaso, tra rami vegetali, sono raffigurati Helios sul suo carro e Dioniso, con phiale e tirso, seduto tra un satiro e una menade.
Ercolano. Ultimo appuntamento della seconda stagione de “Gli Ozi di Ercole” dedicata a “Il materiale della vita / La vita materiale” promossa dal parco archeologico: Laura Pepe e Elena Bucci a Villa Campolieto conversano su “Il frutto del fuoco. Prometeo, Dedalo e altri miti della tecnica”: in presenza e on line
Gli “Ozi di Ercole” sono al capolinea. Venerdì 2 dicembre 2022, alle 20, nel Salone delle feste di Villa Campolieto “Il frutto del fuoco. Prometeo, Dedalo e altri miti della tecnica” con Laura Pepe e Elena Bucci. L’ingresso agli incontri è libero fino ad esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria. Info: www.gliozidiercole.it e gliozidiercole@gmail.com; cell. 3472931317. Nel caso di posti esauriti l’evento si potrà seguire on line con diretta sulla pagina FB del Parco. Il pensiero antico riteneva che la techne fosse appannaggio esclusivo dell’uomo, che solo l’uomo potesse trasformare la natura, fino a usarle violenza. La techne implica dunque la possibilità della hybris, della dismisura, di un’oltranza oltraggiosa che sopprima indebitamente la distanza dagli dèi. Il trasgressore del limite sarà atteso da un castigo, da un contrappasso che ripristini l’ordine infranto.

Laura Bucci ed Elena Pepe protagoniste dell’ultimo incontro dell’edizione 2022 de “Gli Ozi di Ercole” promossa dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Villa Campolieto ospita gli incontri de “Gli Ozi di Ercole” (foto paerco)
Per l’ultimo degli incontri di “Gli Ozi di Ercole” – arrivati alla seconda edizione, prodotti dal parco archeologico di Ercolano, da un’idea del direttore Francesco Sirano con Gennaro Carillo, direttore artistico – “Il frutto del fuoco. Prometeo, Dedalo e altri miti della tecnica”, venerdì 2 dicembre 2022, alle 20, nel Salone delle feste di Villa Campolieto, Laura Pepe e Elena Bucci a partire da una serie di testi che Bucci leggerà e Pepe chioserà e commenterà, cercheranno di capire come veniva intesa la tecnica nel mondo greco-antico: i filosofi la aberravano in quanto qualcosa di non naturale e che costringe l’uomo ad andare oltre i suoi confini, eppure la tecnica è condizione necessaria per il progresso. “Questo però”, sottolinea Pepe, “comporta fortissime insidie: i timori del mondo antico si sono materializzati nel nostro. La conoscenza dell’atomo, ad esempio. L’apertura del nostro incontro sarà su un brano che sembra preconizzare l’intelligenza artificiale, con tutto ciò che comporta in primo luogo la gestione di questa intelligenza”. È un po’ il destino di Prometeo, punito per il furto del fuoco, per il dono della sapienza tecnica (entechnos sophia) ai mortali, e poi promosso a nume tutelare di quella libertas inquirendi che contraddistingue la scienza moderna: nel segno di una hybris “felice”, presupposto di ogni avanzamento del sapere, impensabile senza una volontà di sconfinamento che tuttavia può diventare letale. “È estremamente interessante come Laura attraversa questi temi”, aggiunge Pepe, “riportandoli al presente. Metterli in relazione con il passato crea quella corrente per cui l’attualità si rivela figlia di tutto un patrimonio classico che sovente viene catalogato e archiviato frettolosamente. Nelle culture dove c’è una continuità o dovrebbe esserci, questo invece, la rilettura rispetto ai nostri tempi, è percepito in maniera molto forte, in una continuità che si rinnova. Oggi purtroppo ci sono come delle bolle, delle fratture, dove si percepisce una spaccatura nella continuità della trasmissione. E questo genera una forma di cecità, funzionale solo al mercato, ma non certo alla felicità, all’equilibrio. Insieme alla techne, deve esserci anche l’ars politica senza la quale l’essere umano si trova sguarnito e incapace di coordinarsi con gli altri in un progetto che sia di vita e non di sopraffazione”.
Adria. Al museo Archeologico nazionale conferenza della direttrice Alberta Facchi su “Adria città etrusca. Un aggiornamento tra collezione Bocchi e nuove metodologie” per gli incontri del Gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi” sez. CPSSAE
Nuovo appuntamento del XXXIII ciclo di incontri del Gruppo Archeologico Adriese “F. A. Bocchi”, sez. CPSSAE. Domenica 4 dicembre 2022, alle 17, al museo archeologico nazionale di Adria, conferenza “Adria città etrusca. Un aggiornamento tra collezione Bocchi e nuove metodologie” di Alberta Facchi, direttore del museo adriese. L’ingresso al museo è gratuito per tutta la giornata essendo il 4 dicembre la prima domenica del mese (#domenicalmuseo). Ma alla conferenza si partecipa su prenotazione telefonando allo 0426 21612. “La conferenza”, anticipa Alberta Facchi, “è frutto di un lavoro di ricerca congiunto svolto insieme a Maria Cristina Vallicelli, per lo studio delle strutture e dei dati stratigrafici, e a Federica Wiel-Marin, per gli approfondimenti sulla ceramica attica. Per l’occasione si propone una rilettura della topografia e degli aspetti urbanistici del centro etrusco di Adria in età arcaica, con particolare attenzione alle prime fasi insediative della città a partire dalla metà del VI sec. a.C. Punto di partenza – continua -, una riflessione sui vecchi e sui nuovi dati a disposizione: tra i primi, sono fondamentali i cataloghi compilati da Francesco Antonio Bocchi, oggetto di un accurato lavoro di trascrizione effettuato dal personale del museo Archeologico nazionale durante il lockdown, causato dalla recente pandemia, e di analisi comparativa soprattutto per quanto concerne la ceramica attica. Tra i secondi, ci sono i dati della nuova campagna di carotaggi effettuati in città grazie al progetto europeo VALUE uniti ai recenti scavi urbani, come quello in via Ex Riformati, che ha restituito evidenze di un vasto tavolato e di una struttura edilizia a pianta rettangolare allungata caratterizzata da un sistema di fondazioni in travi dormienti ammorsate che trova confronti in altri centri coevi dell’Etruria padana, quali il Forcello nel Comune di Bagnolo San Vito (Mn) e Spina nel Comune di Comacchio (Fe)”.
Riscoprire i gesti degli antichi vasai. È quanto si propone il progetto “La prima fonderia di Padova preromana” che comprende un sistematico approfondimento delle tecniche usate dai vasai che, nell’VIII secolo a.C., operavano nella prima Padova. Martedì 6 dicembre 2022, dalle 9.30, in sala Sartori, al Palazzo Liviano, in piazza Capitaniato 7 a Padova, appuntamento con la prima giornata di studi dedicata al progetto “La Prima Fonderia di Padova Preromana. The earliest foundry of Pre-roman Padua. I primi risultati”, occasione di scambio e dibattito sul tema. La giornata è promossa dal dipartimento Beni culturali dell’università di Padova (scuola di specializzazione in beni archeologici, corso di dottorato in storia, critica e conservazione dei beni culturali) ed è aperta a dottorandi, specializzandi, studenti e a tutti gli interessati.
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