Roma. Al Tempio di Minerva Medica sull’Esquilino al via “Un refolo di primavera” ciclo di eventi tra arte e condivisione promosso dalla soprintendenza speciale

Il cielo dal Tempio di Minerva Medica a un passo dalla Stazione Termini a Roma (foto ssabap-roma)

Il Tempio di Minerva Medica, sull’Esquilino, a Roma (foto ssabap-roma)
È tra i monumenti più rappresentativi del rione Esquilino, nel mondo antico era la terza cupola più grande di Roma, dopo il Pantheon e le Terme di Caracalla, e ora sarà la sede di “Un refolo di primavera”, ciclo di eventi tra arte e condivisione: parliamo del Tempio di Minerva Medica, in via Giolitti a Roma. La Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, accoglie, nel Tempio di Minerva Medica, associazioni, adulti, ragazze e ragazzi che animano da tempo la vita culturale del Rione Esquilino e della città. Un esperimento di valorizzazione e di rigenerazione dei luoghi dell’archeologia in spazi di comunità. Introducono gli incontri l’archeologa Simona Morretta e l’architetto Alessandra Centroni responsabili del sito. Tutti gli incontri sono della durata di circa un’ora e ad ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Promuove l’iniziativa La Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con DMO ES CO; Piazza Vittorio APS; le Associazioni Esquiline: Ass. Abitanti via Giolitti, Esquilino Vivo, Comitato Piazza Vittorio Partecipata; Parolincontro-Odv; MaTeMù-Cies.

Il programma. Giovedì 30 maggio 2024, alle 17, “Dal classico al jazz”, esibizione del Piccolo coro e del Coro di Piazza Vittorio. Dirige il maestro Giuseppe Puopolo. Giovedì 6 giugno 2024, alle 17, “Matemusic crew”, live show dei ragazzi/e del laboratorio rap di MaTeMù. Mercoledì 12 giugno 2024, alle 17, reading “Donne d’autore”, monologhi tratti dalla letteratura moderna e contemporanea (Molière, O. Wilde, D. Fabbri…) a cura dell’attrice Mariateresa Pascale, accompagnamento musicale di Carlo Mura e canoro di Doriana Bandinelli.
Napoli. All’inaugurazione al Mann della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” Agnese Carletti, sindaco di San Casciano ai Bagni, spiega come una scoperta archeologica può cambiare la vita, le prospettive, il futuro di un piccolo borgo

Il suggestivo allestimento della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Jacopo Tabolli. Agnese Carletti e Massimo Osanna al Mann (foto graziano tavan)
Quando una scoperta archeologica può cambiare la vita, le prospettive, il futuro di un piccolo borgo. Succede a San Casciano dei Bagni, borgo in provincia di Siena, territorio noto fin dall’antichità per le sue fonti termali. E proprio nel Bagno grande, nel 2022, è emersa parte del santuario etrusco e romano eretto attorno ad una vasca costruita in blocchi di travertino, profonda oltre quattro metri. La vasca esisteva già in età etrusca e poi fu ristrutturata e ingrandita durante il regno dell’imperatore Tiberio (I secolo d.C.) e accolse offerte votive fino al IV secolo d.C. Dal fango sono cominciati ad affiorare bronzi votivi in eccezionale stato di conservazione: oltre venti statue e statuette, migliaia di monete in bronzo ed ex-voto anatomici raccontano una storia di devozione, di culti e riti ospitati in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici. E per San Casciano dei Bagni è iniziata una nuova “vita” come ha ben sintetizzato il sindaco Agnese Carletti che in un accorato intervento all’inaugurazione della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 30 giugno 2024, seconda tappa dopo la presentazione al Quirinale, parla dei “Bronzi” con affetto e riconoscenza, intesi come dei “cittadini illustri” tornati per dare lustro al paese.
“Questa è una giornata importante per San Casciano dei Bagni – esordisce Carletti – perché il progetto partito da un Comune piccolo, di neanche 1500 abitanti, qualche anno fa per volontà delle amministrazioni comunali che hanno sposato il progetto, l’hanno portato avanti anno dopo anno, finanziandolo, portando pian piano tutti a crederci, oggi arriva in un posto così prestigioso, e per noi è un onore veramente e un piacere. Infatti i Bronzi, dopo essere stati accolti nelle stanze del Palazzo del Quirinale, oggi li affidiamo per un po’ a questa città magnifica e a questo museo prestigioso. I nostri Bronzi, i Bronzi di San Casciano dei Bagni, ormai sono famosi e famosi in tutto il mondo. L’Apollo, il giovane efebo malato, il putto, persino l’orante esposta qui per la prima volta, non sono però soltanto dei pezzi in mostra e che lasciano senza parole, sono personaggi che noi abbiamo imparato a conoscere, a San Casciano ci siamo affezionati a loro. Sono personaggi della nostra storia sconosciuti fino a qualche tempo fa, e che lo scavo archeologico del Bagno grande in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni ha fatto riemergere dall’acqua calda insieme alle loro antiche fragilità, le loro antiche speranze, che abbiano anche scoperto non sono poi tanto diverse dalle nostre nonostante i duemila anni trascorsi.

Statua di donna orante (II sec. a.C.) scoperta a San Casciano dei Bagni (foto graziano tavan)
“E quindi se è il fuoco l’elemento primordiale al quale sono legati molti tesori di questo museo – continua il sindaco di San Casciano -, è l’acqua quello che invece ha custodito i tesori di San Casciano, acqua termale sulla quale San Casciano fonda la sua storia, la sua economia, acqua che non distrugge ma crea rigenera mantiene, e quindi c’è una cosa che io spero di riuscire a trasmettervi stamane: per la comunità che ho l’onore di rappresentare nel suo insieme i Bronzi sono soltanto un pezzettino – ovviamente al momento il più entusiasmante e tangibile – di un progetto molto più grande che darà nuova linfa, nuova vita al nostro piccolo comune: un grande museo, un hub di ricerca universitaria internazionale, un parco archeologico termale è quello che infatti, insieme a tutti gli enti e alle istituzioni che ci accompagnano, vogliamo realizzare. E a questi enti io mi rivolgo veramente con profonda gratitudine perché riuscire a ragionare insieme su un obiettivo comune Ministero, università, istituto centrale per il Restauro – ma anche la Regione Toscana ci sta supportando, ma anche mecenati privati e il mondo delle associazioni -, non è facilissimo e stiamo cercando di farlo credo dando il buon esempio di una modalità di lavoro che può funzionare e che potrebbe essere più spesso utilizzata.

Il team di scavo a San Casciano dei Bagni alla fine della campagna 2023 (foto uni stranieri siena)
“San Casciano è un borgo bellissimo, scarsamente popolato, che vive i problemi che vivono i piccoli borghi di tutte le realtà italiane. Ma grazie alla ricerca archeologica, alla quale abbiano volutamente dato vita alcuni anni fa, già da qualche tempo vi si respira un’aria diversa, un’aria frizzante, un’aria che nel tempo si è trasformata anche in grande fermento. È bellissimo passare in piazza in estate all’ora del tramonto e trovare le decine di archeologi e archeologhe provenienti da tutto il mondo che si incontrano con la comunità della quale ormai fanno parte, parlando anche in lingue diverse. Sono persone che lavorano perché credono che la cultura sia ricerca continua capace di generare relazioni professionali e sociali, oltre che efficace nel produrre ricchezza diffusa. E parlando di relazione e collaborazione noi istituzioni stiano cercando di dare il buon esempio anche a livello locale. Infatti stiano cercando di guardare a questa opportunità superando anche i confini dei singoli Comuni. Insieme ai sindaci dei 10 Comuni della Valdichiana senese, andremo a presentare a fine marzo il progetto di candidatura per la capitale italiana della Cultura 2026 essendo entrati tra i 10 finalisti come territorio unito, ricco di storia cultura e anche visione del futuro europeo (a marzo 2024 il ministero ha scelto L’Aquila come capitale della Cultura 2026, ndr).

Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)
“Quindi nessuno si salva da solo. Lo sapevano Etruschi e Romani che nel santuario incredibilmente convivevano. Ma quel modello di relazione tra realtà differenti vogliano praticarlo anche noi in questa sfida culturale nel nostro piccolo. Certi che grazie al lavoro condiviso quando i Bronzi torneranno nella loro casa a San Casciano saremo anche pronti per accoglierli nel miglior modo possibile. Nel frattempo – conclude Agnese Carletti – li consegniamo a questa città, li consegniamo a voi chiedendovi di entrare a far parte di questa squadra che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi soggetti. E vi chiediamo di raccontare a tutti questa storia che credo sia poi lo spirito di tutto il lavoro che stiamo facendo e vi invito ovviamente a San Casciano dei Bagni per veder quello che oggi vi raccontiamo e di cui vedete una parte”.
Belgrado. Alla XXIV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Paese ospite il Giappone, l’Italia è presente con cinque film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival
Sarà il film “Firenze città d’acque” di Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini ad aprire, alle 19, mercoledì 29 maggio 2024, la seconda giornata della XXIV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, ospite il Giappone, 25 film in programma, organizzata dal 28 maggio al 2 giugno 2024 dal Museo Nazionale della Serbia in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’istituto italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, presenta cinque documentari italiani, che il RAM film festival di Rovereto ha messo a disposizione dell’Istituto. Tutti i documentari saranno presentati in versione originale italiana, con sottotitoli in lingua serba. Ecco i cinque film italiani in concorso con la data di proiezione.

Frame del film “Firenze città d’acque” (2022) di Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini
Mercoledì 29 maggio 2024, ore 19: “Firenze città d’acque” (2022), regia: Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini. Il film vuol dare di Firenze un’immagine originale, lontana dagli stereotipi, superando una visione solo storico-artistica, legandola piuttosto ai miti, alle storie, ai personaggi che “corrono” lungo i fiumi minori che l’attraversano. Grazie all’elemento acqua il film attraversa temi di carattere storico, antropologico e artistico, proponendo un’esperienza visiva che trasporti lo spettatore in un “altrove” a lui ignoto, pur partendo da luoghi – solo in apparenza – familiari.

Frame del film “La terra di Yrnm” (2022) di Nicola Ferrari
Giovedì 30 maggio 2024, ore 19.40, “La terra di Yrnm” (2022), regia: Nicola Ferrari. L’isola di Pantelleria, sinonimo di vacanze, passito e capperi, ospita una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo. Da anni, ogni estate, più di 50 tra archeologi e studenti provenienti da tutto il mondo si recano sull’isola e riaprono gli scavi interrotti l’anno precedente. Ad accompagnare le loro attività il racconto di Sebastiano Tusa, archeologo siciliano di fama internazionale, Soprintendente del Mare e Assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana, prematuramente scomparso.

Frame del film “La terracotta preistorica” (2023) di Saverio Caracciolo
Venerdì 31 maggio 2024, ore 20.45, “La terracotta preistorica” (2023), regia: Saverio Caracciolo. In Calabria sull’altopiano del Monte Poro, in località Torre Galli, in provincia di Vibo Valentia, tra il 1922 e il 1923 l’archeologo Paolo Orsi portò alla luce una necropoli della prima età del Ferro rinvenendo più di 300 tombe dotate di numerose suppellettili sepolcrali. Lì vicino vive Cosmo Rombolà, 81 anni, fin da giovane affascinato da queste popolazioni; studiando i contenuti delle tombe è riuscito a riprodurne il vasellame, utilizzando le stesse misure e tecniche, come la cottura sotto terra.

Frame del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” (2023) di Samuele Gottardello
Sabato 1° giugno 2024, ore 19: “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” (2023), regia: Samuele Gottardello. Un viaggio nella Laguna di Venezia, alla ricerca delle radici romane della città insieme a pescatori, archeologi, artisti, subacquei e a una ragazza non vedente. Nel film, racconto archeologico e antropologico si intrecciano in una narrazione non lineare come i canali della Laguna. Mentre le mani degli archeologi affondano nel fango e riscrivono la storia delle origini di Venezia, nell’acqua torbida si scorgono le vestigia di una civiltà scomparsa ma che si può ancora intravedere nei racconti dei protagonisti.

Frame del film “Pablo di Neanderthal” (2022) di Antonello Matarazzo
Domenica 2 giugno 2024, ore 19.50: “Pablo di Neanderthal” (2022), regia: Antonello Matarazzo. Cosa sarebbe successo se l’uomo di Neanderthal fosse prevalso sull’Homo Sapiens? Come si sarebbe sviluppata la nostra specie Che relazione c’è tra l’arte e l’evoluzionismo? E perché mai l’evoluzione si comporta come un bricoleur? E infine: cosa c’entra in tutto questo Marcel Duchamp? Questo non è un documentario e non è il portrait dell’artista Pablo Echaurren, ma una riflessione in forma di caleidoscopio sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale consegna del premio Anassilaos Μεγάλη Ἑλλάς all’assiriologo Franco D’Agostino (Sapienza università) che tiene una lectio magistrale su “La nascita dello Stato e l’invenzione della scrittura nella Mesopotamia antica”
“La nascita dello Stato e l’invenzione della scrittura nella Mesopotamia antica” è il tema della Lectio Magistralis che il prof. Franco D’agostino, ordinario di Assiriologia e direttore del dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali (ISO) della Sapienza università di Roma, tiene al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria mercoledì 29 maggio 2024, alle 17.30, in occasione della consegna del Premio Anassilaos Μεγάλη Ἑλλάς. Dopo i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC, e di Stefano Iorfida, presidente dell’associazione culturale Anassilaos, all’incontro partecipano Fabio Arichetta, coordinatore degli incontri “La percezione del tempo tra antico, moderno e contemporaneità” e Annunziata Rositani, associato di Storia del Vicino Oriente antico e Cultura e letteratura del Vicino Oriente antico all’università di Messina. Quale omaggio allo studioso, a corollario della manifestazione, sarà possibile per i presenti cimentarsi nella scrittura cuneiforme attraverso un breve laboratorio a cura di Domenico Colella, artigiano dell’Antico.

L’assiriologo Franco D’Agostino (Sapienza università Roma) a Ur davanti alla ziggurath (foto ass-anassilaos)
“Tra i più apprezzati studiosi di archeologia del Vicino Oriente antico – ricordano all’associazione Anassilaos – , assiriologo versatile e curioso di tutti gli aspetti della cultura letteraria, linguistica e storico-religiosa del Vicino Oriente antico – come dimostra l’ampia produzione scientifica – Franco D’Agostino ha profuso passione costante nella diffusione ad altissimo livello della cultura orientale antica in tutte le sue forme, rivolgendo il suo sguardo lucido sia agli aspetti morfologico-descrittivi delle lingue parlate e scritte nel Vicino Oriente antico – da cui le preziose grammatiche del Sumerico e Babilonese – sia allo studio degli elementi storici, linguistici e culturali nel III millennio a.C. dai Sumeri a Ebla, alla conoscenza della cui lingua e cultura ha contribuito con pubblicazioni di prestigio internazionale. L’interesse per l’espressione letteraria dell’animo umano lo ha guidato verso lo studio egualmente attento dal punto di vista filologico sia della letteratura umoristica vista nella sua teatralità che della figura di Gilgamesh, indagata con notevole profondità psicologica oltre che filologica. Egli da dato inoltre un contributo fondamentale allo studio degli aspetti pregnanti delle economie antiche e dell’uso dei metalli come mezzi di pagamento. Negli ultimi anni ha rivolto l’attenzione a scavi archeologici di siti di enorme importanza per ricostruire la nascita dello stato nell’antica Mesopotamia. Dal 2011 è co-direttore dello scavo di Abu Tbeirah (sette chilometri a Sud di Nasiriyah) e dal 2014 direttore dello scavo della città di Eridu, undici chilometri a Sud-Ovest di Ur. Entrambi i tell si trovano nella provincia di Dhi Qar, Iraq meridionale. Inoltre, è direttore scientifico del progetto di conservazione e valorizzazione del sito di Ur, finanziato da quattro anni con fondi della cooperazione italiana. Un archeologo impegnato in una regione di fondamentale importanza quale la Mesopotamia per la nascita della civiltà, e pure caratterizzata nel passato più recente da contrasti, tensioni e guerre che hanno messo a rischio in più circostanze lo stesso patrimonio storico e archeologico della Regione. Un impegno – concludono – che il nostro ha saputo portare avanti, come egli stesso ha riconosciuto, grazie ad una delle caratteristiche dell’archeologia italiana, quella di non essere formale nei rapporti con la popolazione locale e di confrontarsi con essa su un piede di rispettosa parità grazie anche alla considerazione che noi siamo parte di quella comune civiltà”.
Pompei. Nell’Insula dei Casti Amanti, aperta al pubblico per visite dall’alto su passerelle sopraelevate, scoperti disegni di gladiatori realizzati da bambini prima dell’eruzione del Vesuvio. Zuchtriegel: “Ciò ci fa riflettere sull’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli”

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: Alberto Angela mostra i disegni a carboncino realizzatid a bambini (foto parco archeologico pompei)

L’insula dei Casti Amanti a Pompei con le passerelle per una veduta dall’alto (foto parco archeologico pompei)
Il segno a carboncino è semplice, la resa delle persone è semplice, stilizzata, infantile, opera certamente di bambini, ma è il soggetto che apre a riflessioni: quei disegni rappresentano gladiatori e cacciatori: dipinti da bambini piccoli con il carboncino sui muri di un cortile di servizio, nella Casa del Cenacolo colonnato su via dell’Abbondanza a Pompei. La scoperta, illustrata in anteprima nello Speciale “Meraviglie” di Alberto Angela andato in onda su Rai1 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/25/pompei-su-rai-1-speciale-di-meraviglie-su-pompei-le-nuove-scoperte-alberto-angela-accompagna-i-telespettatori-alla-scoperta-degli-ultimi-affascinanti-ritrovament/), è avvenuta nell’insula dei Casti Amanti nell’ambito di un progetto di restauro, scavo e accessibilità e che da oggi, 28 maggio 2024 è visitabile “dall’alto” grazie a un sistema di passerelle sospese (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/27/pompei-apre-al-pubblico-linsula-dei-casti-amanti-dal-28-maggio-un-percorso-sopraelevato-consentira-una-visione-inedita-dallalto-delle-strutture-e-del-cantiere-di-scavo-e-restauro/): qui il parco archeologico di Pompei è impegnato in un progetto di ricerca interdisciplinare per valorizzare i tanti dati nuovi.

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vede una mano e un gladiatore (foto parco archeologico pompei)
Questi disegni aiutano a capire meglio l’infanzia ai tempi degli antichi romani: l’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli (si stima tra 5 e 7 anni), non sembra essere un problema solo dei giorni nostri, tra videogiochi e social media – con la differenza che nell’antichità il sangue sparso nell’arena era vero e che pochi ci vedevano un “problema”, con tutte le possibili ricadute sullo sviluppo psico-mentale dei bambini pompeiani.

Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vedono gladiatori, cinghiali e rapace (foto parco archeologico pompei)
Come scrivono gli autori di un testo pubblicato oggi sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “Pompei ci offre la possibilità non solo di studiare le espressioni complesse di una civiltà antica, ma anche di entrare nei meccanismi di formazione e autoriproduzione che di generazione in generazione l’hanno tramandata e tramutata. È quasi come se potessimo gettare uno sguardo sull’inconscio dell’impero, sulla sua subcultura sommersa di cui parlano ancora le migliaia di graffiti e disegni a carboncino sui muri della città antica. A volte sono i più piccoli ad averci lasciato una traccia del loro percorso di formazione culturale e sentimentale. È questo il caso del cortile della Casa del Secondo Cenacolo Colonnato, dove nell’ambito di nuovi scavi finalizzati a una migliore fruizione e conservazione delle strutture emerse durante precedenti campagne di scavo (la facciata è stata scavata nel 1912, la parte retrostante tra il 1982 e il 2005), è stato possibile documentare una serie di disegni a carboncino sui muri di quello che doveva essere un cantiere in piena attività al momento dell’eruzione, con diversi ponteggi montati e pareti ancora da intonacare. Nonostante la sontuosa facciata dell’abitazione su Via dell’Abbondanza, il contesto sociale che si percepisce all’interno degli ambienti della casa è tutt’altro che agiato; anzi, si respira un’atmosfera di precarietà, in cui possiamo immaginare i bambini abbandonati a se stessi per intere giornate, mentre i genitori badavano ai loro affari. Non è certo il contesto in cui possiamo immaginare la presenza di schiavi pedagoghi o balie come nei palazzi dei ricchi, per esempio nell’antica domus di Giulio Polibio situata poco oltre”.
“Sembra lecito ipotizzare, sulla base della testimonianza letteraria”, scrive il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che la presenza di bambini durante questi spettacoli fosse usuale. I disegni dalla Casa del Cenacolo Colonnato confermano questa ipotesi: quello che vediamo è una testimonianza diretta dell’incontro tra un’anima ancora infantile, molto ricettiva e piena di fantasia, e il crudele passatempo dell’epoca, che oltre a giochi gladiatori e cacce con gli animali, prevedeva anche la messa in scena di esecuzioni di criminali e schiavi, presumibilmente nell’intervallo (ludi meridiani) tra la venatio matutina e i ludi gladiatori del pomeriggio. Come accadeva ancora fino all’Ottocento anche in molti Paesi europei, a nessuno all’epoca sarebbe venuto in mente di impedire ai più piccoli l’accesso ai giochi e alle esecuzioni pubbliche, che dovevano servire anche da insegnamento di corretto comportamento sociale, in una società nella quale l’azione penale era cronicamente carente, a cominciare dalla mancanza di funzioni assimilabili a quelle del pubblico ministero e della polizia giudiziaria di oggi. L’impressione è, tuttavia, che in molti casi prevaleva il divertimento su ragionamenti di questo genere; tanto è vero che a partire dal II sec. d.C. pare che si sia sviluppato un vero e proprio ‘mercato’ di condannati a morte, i quali venivano comprati dai lanisti per essere inseriti negli spettacoli. Resta da chiedersi se, nel ricostruire la cultura classica nelle sue infinte sfaccettature, non bisognerebbe tenere maggiormente conto della precoce esposizione a forme estreme di violenza che emerge dal dossier archeologico, epigrafico e letterario. Diversi studi recenti hanno evidenziato un legame tra una precoce esposizione a immagini e film violenti e alti livelli di aggressività in età adolescenziale e adulta. Forse un giorno – conclude Zuchtriegel – saremo in grado di comprendere quanto questi fenomeni abbiano impattato sulla società romana di duemila anni fa. Anche per questo si auspica che il dialogo tra antichistica e psicologia riprenda con nuova linfa, sperando che il presente contributo possa essere un piccolo spunto di lavoro in tal senso”.

Casa dei Pittori al lavoro a Pompei: quadretto singolare con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato e mantello di viaggiatore (foto parco archeologico pompei)
Oltre ai disegni dei bambini, per il cui studio il Parco ha avviato una collaborazione con il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’università “Federico II” a Napoli, sono stati documentati i resti di due vittime, una donna e un uomo, morti nei lapilli del Vesuvio davanti al portone chiuso della Casa dei Pittori al lavoro (chiamata così in virtù del fatto che si stava ridipingendo al momento dell’eruzione); all’interno della casa, è venuto alla luce un piccolo cubicolo (“camera da letto”), allestito come studiolo in prossimità del tablinum (sala di ricevimento) della casa. Tra le scene mitologiche un quadretto singolare, senza confronti del repertorio vesuviano, con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato, forse un figlio deceduto dei proprietari.
Da oggi 28 maggio 2024 – come si diceva – è possibile accedere al cantiere tutti i giorni dalle 10.30 alle 18, attraverso un percorso che, interamente “accessibile”, va ad implementare l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”, e include un elevatore per il raggiungimento delle passerelle sospese anche ai diversamente abili. Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico. L’ingresso, da via dell’Abbondanza, sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso, anche in considerazione delle attività in essere al livello archeologico.
“Periodicamente e sempre di più, Pompei ci rivela nuove scoperte meravigliose e si conferma uno straordinario scrigno di tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ecco perché noi in legge di bilancio abbiamo espressamente rifinanziato gli scavi a Pompei, dove adesso sono attivi tantissimi cantieri, che giorno dopo giorno portano all’attenzione generale nuove meraviglie. Dopo la conclusione del Grande Progetto Pompei noi vogliamo dare un assetto organico, un assetto stabile a questo meraviglioso sito che ogni giorno fa registrare decine di migliaia di visitatori”.

Il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei è inserita nell’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti” (foto parco archeologico pompei)
“Con l’itinerario di visita facilitato Pompei per tutti, avviato nel 2016 e da allora oggetto di progressive implementazioni e sviluppi, nonché con le nuove campagne di scavo che negli ultimi anni hanno regalato al mondo incredibili sorprese, è stato inaugurato un nuovo approccio, inclusivo e coinvolgente, alla valorizzazione del sito”, aggiunge il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “L’apertura di oggi, traguardo di un cantiere complesso e importante, avviato in seno al Grande Progetto Pompei, appare in questo senso assai significativa. Offre infatti il valore aggiunto dell’accessibilità e della piena inclusione di tutti i visitatori, anche rispetto a tutte quelle attività dietro le quinte, quali gli interventi di scavo e restauro propri di un cantiere, che sono rese visibili a tutti senza barriere”.
Bologna. La conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, in presenza e on line, chiude il ciclo di marzo-maggio 2024 del Gruppo archeologico bolognese

Martedì 28 maggio 2024, alle 20.30, al centro sociale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna, la conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, quarto e ultimo incontro del periodo sociale marzo-maggio 2024 promosso dal Gruppo archeologico bolognese con Insolita Itinera. La conferenza può essere seguita in streaming sulla piattaforma Zoom al link Iscrizione alla riunione – Zoom.
Londra. Webinar su Zoom del Comitato Archeologico Greco del Regno Unito su “Le tombe macedoni a Phoinikas e Aghios Athanassios a Salonicco/Grecia: due sorprendenti monumenti funerari del IV secolo a.C. e il loro contributo alla comprensione della pittura greca antica” con Maria Tsimpidou-Avlonitou, esperta di pittura funeraria macedone antica

La facciata della tomba macedone di Aghios Athanassios a Salonicco (Grecia) (foto gac-uk)
Il Comitato Archeologico Greco del Regno Unito organizza la sua 67ma conferenza intitolata “Le tombe macedoni a Phoinikas e Aghios Athanassios a Salonicco/Grecia: due sorprendenti monumenti funerari del IV secolo a.C. e il loro contributo alla comprensione della pittura greca antica” di Maria Tsimpidou-Avlonitou, esperta di pittura funeraria macedone antica. Il webinar si svolgerà martedì 28 maggio 2024, alle 1730 ora del Regno Unito, 18.30 ora italiana, tramite ZOOM. Per partecipare a questo webinar è necessario registrarsi cliccando sul seguente link: https://bit.ly/44nVRM2.
Nel 1987, una grande tomba macedone fu scoperta nella zona di Phoinikas, a est di Salonicco. La facciata del monumento è particolarmente suggestiva, poiché gli intonaci colorati mettono in risalto gli elementi architettonici della trabeazione dorica. La decorazione della facciata prevede una composizione dipinta sul frontone. Nonostante il deterioramento, sui bordi si possono distinguere due guerrieri sdraiati, mentre la scena centrale raffigura un uomo che stringe la mano a una figura seduta (il gesto della dexiosi). Altre figure maschili, alla guida di un robusto cavallo, marciano verso la scena centrale. Sebbene depredati, diversi reperti attestano che la tomba fu edificata all’inizio dell’ultimo quarto del IV sec. a.C., per un alto ufficiale dell’esercito e sua moglie. Questo monumento è l’esempio più impressionante di questo tipo nell’area di Salonicco e una delle prime tombe macedoni conosciute.
Inoltre, nel 1994, gli scavi del grande tumulo all’estremità orientale di Aghios Athanassios, una città moderna, a circa 20 km a ovest di Salonicco, hanno portato alla luce una piccola tomba macedone a una camera che era stata anch’essa saccheggiata nell’antichità. La sua facciata era ricoperta di dipinti in superbo stato di conservazione. L’unico fregio dipinto sopra l’ingresso raffigura per la prima volta su un monumento funerario in Grecia un soggetto noto soprattutto dalla pittura vascolare e dalle fonti letterarie: la scena del simposio. Il modo in cui sono rese le figure è impressionante e lo sfondo scuro accentua una ricca varietà di colori. Al centro, sei uomini, sdraiati su divani, ascoltano la musica di una kithara e di un flauto suonati dalle uniche due figure femminili della composizione. Altri due gruppi di figure si dirigono verso la scena centrale; le caratteristiche armi e l’abbigliamento militare degli uomini non lasciano dubbi che stiamo assistendo ad un simposio che si svolge in Macedonia. Altrettanto impressionanti sono le figure quasi a grandezza naturale di due giovani, raffigurati all’ingresso della tomba, a guardia eterna del proprietario della tomba, molto probabilmente un alto ufficiale dell’esercito reale macedone.
Queste tombe, datate all’ultimo quarto del IV secolo a.C., oltre agli straordinari esempi rinvenuti in altri siti della Grecia settentrionale, forniscono quindi un’importante testimonianza per lo studio della pittura monumentale antica che fino a poco tempo fa si credeva perduta per sempre.
Macerata. All’università il II convegno internazionale di Archeologia Medievale nelle Marche, organizzato da Umberto Moscatelli: tre giorni con studiosi da università italiane e una delegazione di studiosi croati per i confronti con l’altra sponda dell’Adriatico. In presenza e on line
Dal 28 al 30 maggio 2024 nell’aula magna del dipartimento di Scienze della formazione dei Beni culturali e del Turismo dell’università di Macerata al Polo Didattico Bertelli, in piazzale Bertelli 1 di Macerata, si tiene il II convegno internazionale di Archeologia Medievale nelle Marche, organizzato da Umberto Moscatelli con il sostegno della sezione scientifica Beni culturali “Massimo Montella” e dell’Ateneo Maceratese. L’ingresso è libero. Il convegno si può seguire anche in diretta Facebook Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo / Unimc). Il primo convegno, i cui atti sono stati pubblicati nel 2021, si è tenuto a Macerata nel 2019. A quell’incontro di studi hanno fatto seguito altri eventi e iniziative editoriali, che testimoniano della lenta ma costante crescita di interesse per l’archeologia medievale nella Regione. Ai lavori partecipano studiosi provenienti da varie università italiane e una delegazione di studiosi croati per i confronti con l’altra sponda dell’Adriatico. Il convegno gode del patrocinio di università di Macerata, SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, ISSM – Istituto di Studi Superiori Medievali “Cecco d’Ascoli”, deputazione di Storia Patria per le Marche, Comune di Macerata.
PROGRAMMA DI MARTEDÌ 28 MAGGIO 2024. Alle 9, iscrizione al Convegno; 10, saluti istituzionali; 11, relazioni introduttive: U. Moscatelli, “Del bicchiere mezzo vuoto. Introduzione al convegno”; M. Cerquetti, “Dalla polpa all’osso, dal concentrato al diffuso: brevi note sulla valorizzazione del patrimonio culturale in Italia”; 12.30, pausa pranzo; 15, ripresa lavori: S. Minguzzi presenta gli Atti del I Convegno di Archeologia nelle Marche; 15.35, SEZIONE 1, presiede: Simonetta Minguzzi; relazioni: 15.40, P. L. Dall’Aglio, C. Franceschelli, C. Tassinari, G. Gruppioni, S. Conti, E. Cilli, “Ostra tardoantica: la documentazione archeologica e antropologica”; 16.15, U. Moscatelli, “Dall’archeologia dei campi arati alle Cotte di Matteluccio. Riflessioni sulle ricerche di archeologia post-classica nelle Marche”; 16.50, Andrea R. Staffa, “Fermo fra tarda antichità ed Alto Medioevo: riflessioni e nuove osservazioni”; 17.25, D. Sacco, S. Vona, G. Bartolucci, “Archeologia del potere nelle Marche. Il castello di origine dei conti di Carpegna, nel Montefeltro: la prima campagna di scavo”; comunicazioni: 18, N. Abate, A. Frisetti, U. Moscatelli, “Pratiche di Remote sensing nelle ricerche sull’incastellamento lungo la valle del Chienti e del Fiastrone”; 18.20, E. Stortoni, “Nuove riflessioni sul periodo tardoantico e post-classico a Tifernum Mataurense (Sant’Angelo in Vado, PU)”.
PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 29 MAGGIO 2024. Alle 9, SEZIONE 2, presiede: Daniele Sacco; Michele Asolati, “Tracce di percorsi mercantili e devozionali nelle Marche settentrionali, in età tardo medievale e post-medievale”; 09.35, Roberto Tomassoni, “Un tesoretto monetale di epoca medievale da Ascoli Piceno”; 10.10, Cristiano Cerioni, “La chiesa cistercense di Chiaravalle della Castagnola. Archeologia degli elevati ed analisi delle tecniche murarie”; 10.45, Alessia Frisetti, “Iuxta flumen Clentis. Testimonianze materiali e immateriali del Cristianesimo nella valle del Chienti tra alto e pieno medioevo 11.20 – Yuri A. Marano Il sarcofago altomedievale della Villa Imperiale di Pesaro”; 11.55, Samantha Fusari, “Tra il tardo antico e l’alto medioevo: le sepolture di Campiglione (Fm). Il contributo archeologico, antropologico e paleopatologico”; 12.30, pausa pranzo; 15, ripresa lavori: SEZIONE 3, CONFRONTI CON L’ALTRA SPONDA, Presiede: Anna Maria Stagno; 15, Tatiana Tkalčec, “Castra et Castella: Castles and Medieval Fortifications in the Sava-Drava Interamnium (Northern Croatia)”; 15.35, Josip Višnjić, “Early Medieval Fortified Settlements on the Istrian Peninsula”; 16.10, Silvija Pisk, “Medieval croatian castles in written sources”; 16.45, Jurai Belaj, “Castles and knights: archaeological evidence of fortified buildings of military orders in Croatia”; 17.20, SEZIONE 4/1, presiede: Anna Maria Stagno; 17.20, V. Antongirolami, L. Petrucci, S. Virgili, “Un contesto urbano da Fabriano (AN): lo scavo dei Giardini del Poio”; 17.55, L. Speranza, E. Cirelli, P. Carpani, E. Ferranti, L. Damiani, “Il ritrovamento in località Villaggio del Fanciullo (Ap)”; 18.30, D. Sacco, E. Valli, I. Venanzoni, M.R. Ciuccarelli, “Il Casale Rampano di Monte Giove. Un villaggio colonico altomedievale nelle Marche del nord. Notizie preliminari”.
PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 30 MAGGIO 2024. Alle 9.20, SEZIONE 4/2, presiede: Umberto Moscatelli; alle 9.20, A. L. Ermeti, D. Sacco, “Riconsiderando la topografia di Urbino: i contesti di Palazzo Brandani e del teatro romano”; 9.55, F. Pizzimenti, M. Massoni, G. Cambria, P. Carpani, E. Ferranti, “Monsanpolo del Tronto (AP): la chiesa rurale dei Santi Benedetto e Mauro”; 10.30, F. Grilli, M. Mariani, T. Quero, E. Ciccarelli, “Un insediamento produttivo di età altomedievale nella bassa valle del Tenna: il caso di Cava Mandolesi in località San Giovanni di Monte Urano (FM)”; 11.05, I. Di Tano, M. Giglio, C. Mattei, “Il recupero di materiale dagli edifici di epoca romana del foro di Cupra Maritima. Nuovi dati dagli scavi in corso. Comunicazioni”; 11.40, F. Pizzimenti, M. Massoni, S. De Cesare, M. Zaccaria, “Dalla villa marittima al castello medievale: gli scavi archeologici al Paese Alto di San Benedetto del Tronto (AP)”; 12.15, pausa pranzo; 15, conclusioni e tavola rotonda finale, coordinano: Caterina Giostra e Simonetta Minguzzi
Roma. All’Istituto Centrale per il Restauro presentazione delle opere d’arte rimpatriate dagli Stati Uniti d’America dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, tra cui 600 reperti archeologici
Martedì 28 maggio 2024, alle 11, a Roma, all’Istituto Centrale per il Restauro, nella sala conferenza Ex Carcere Femminile in via di San Michele 25, si svolgerà la presentazione delle opere d’arte rimpatriate dagli Stati Uniti d’America dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. Tra le opere recuperate figurano 600 reperti archeologici (arco temporale IX secolo a.C. – II secolo d.C.), 14 beni numismatici (un Tetradramma da Naxos, una moneta in argento e dodici monete archeologiche in oro), 4 beni d’antiquariato (dipinti olio su tela), 2 pergamene manoscritte e un copioso materiale bibliografico (oltre 1000 documenti). Nel corso della presentazione interverranno il Comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il Capo dell’Unità per la Lotta al Traffico delle Antichità della Procura di Manhattan, Col. Matthew Bogdanos; il Comandante Unità Mobili e Specializzate dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Massimo Mennitti; l’Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Jack Markell; l’Executive Associate Director of U.S. Homeland Security Investigations, Katrina Berger. Saranno presenti, tra gli altri, il direttore generale Musei del MiC Massimo Osanna e il direttore generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca. Concluderà il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi.
Con l’inaugurazione alla casa circondariale di Castrovillari (Cs), giovedì 30 maggio 2024, della mostra archeologica “Copycat. Speranze replicabili” a cura di Filippo Demma, Camilla Brivio, Donatella Novellis, si chiude l’omonimo progetto ideato, prodotto e realizzato dalla direzione del parco archeologico di Sibari, e che ha coinvolto detenuti della casa circondariale di Castrovillari, studenti dell’Ipsia – Istituto professionale superiore secondario “Erodoto di Thurii” di Cassano All’Ionio – professori della stessa scuola, archeologi e assistenti all’accoglienza, fruizione e vigilanza, due direttori carcerari, un funzionario e una preside, diversi reperti originali datati tra il VI e il III secolo a.C., tre “formatori” della onlus “Maestri di Strada”, quattro seminari per un totale di sedici ore di formazione preliminare rivolta a docenti e operatori museali, un autista ed un pulmino messo a disposizione dal comune di Cassano all’Ionio per collegare anche fisicamente carcere e museo. Alla presentazione della mostra, che resterà aperta fino al 20 giugno 2024, sono intervenuti Gerardo Guerriero Liberato, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Calabria; i sindaci di Castrovillari e Cassano All’Ionio, Domenico Lo Polito e Giovanni Papasso; Giuseppe Carrà, direttore casa circondariale “Rosetta Sisca”; Anna Liporace, dirigente scolastica IISS “Erodoto di Thurii” di Cassano All’Ionio; Nicola Laieta e Alice Ruffa, Maestri di Strada ONLUS; Valentina Draetta, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Castrovillari (Cs); Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura, Risorse agroalimentari e Forestazione Regione Calabria. Il racconto dell’esperienza è stato affidato agli studenti e ai docenti dell’IPSIA “Erodoto di Thurii” e agli ospiti della casa circondariale “Rosetta Sisca”. A concludere i lavori, moderati da Luigi Bloise, capo Area Trattamentale della “Rosetta Sisca”, Filippo Demma, direttore Parchi archeologici di Crotone e Sibari, direttore direzione regionale Musei Calabria.

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