Castellammare (Na). Al Teatro Supercinema presentazione del primo catalogo del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” a cura di Gabriel Zuchtriegel e Maria Rispoli

Interno del museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

A settantacinque anni della riscoperta di Stabiae, esce il primo catalogo del museo Archeologico di Stabia, inaugurato nel 2020, riallestito e ampliato nel 2024. Il museo è stato intitolato alla memoria del preside Libero D’Orsi che cominciò a scavare sulla collina di Varano negli anni Cinquanta, riscoprendo l’antica Stabia. Il volume, a cura di Maria Rispoli e di Gabriel Zuchtriegel, è edito da Eidos Publishing and Design. L’evento di presentazione, l’11 aprile 2025, alle 18, al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia, rappresenta un’occasione imperdibile per chi ama l’archeologia ed è interessato a conoscere le prospettive future di questo importante patrimonio culturale della città. L’evento vede coinvolti i curatori, il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e la direttrice del Museo di Stabia Maria Rispoli che insieme al procuratore della Repubblica di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso parleranno delle sfide che il parco archeologico di Pompei ha in atto sul territorio stabiano. A moderare l’incontro il Presidente del Comitato per gli Scavi di Stabia, Antonio Ferrara. Assieme ad alcuni degli autori dei saggi, tra cui Domenico Camardo, Renata Cantilena, Carmela Capaldi, Umberto Pappalardo, si continueranno ad illustrare i più recenti studi e le ultime importanti novità su Stabiae e l’ager stabianus, che getteranno nuova luce su un sito che si sta svelando sempre di più come uno dei luoghi strategici e nevralgici del territorio vesuviano in età romana. L’evento di presentazione è stato sostenuto dal Comitato per gli Scavi di Stabia, dall’Associazione Commercianti Stabiesi, dall’Associazione antica necropoli di Stabia Madonna delle Grazie.

Velia (Sa). Nell’area archeologica arriva la primavera con la festa dell’asparago e del finocchietto. Ecco il ricco programma di attività educative, gastronomiche e ricreative

Velia in primavera: c’è la festa dell’asparago e del finocchietto selvatico. Il parco archeologico di Velia (Sa) accoglie la primavera con un evento speciale pensato per tutti gli amanti della natura e della storia. L’11 aprile 2025, il parco offre un’opportunità unica di esplorare la flora primaverile di Velia, con particolare attenzione a due dei suoi protagonisti naturali: l’asparago e il finocchietto selvatico. Un programma ricco di attività educative, gastronomiche e ricreative renderà questa giornata un’occasione perfetta per scoprire il parco sotto una nuova luce, combinando bellezze naturali, tradizioni culinarie e storia. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso ai Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia.

La giornata inizia alle 10 con il raduno presso la biglietteria del parco, da cui partiranno tutte le attività. I partecipanti saranno accolti da guide esperte che li accompagneranno in un viaggio alla scoperta dei tesori naturali di Velia. Alle 10.30, prende il via la visita tematica “Selvatica Velia”, che condurrà i partecipanti lungo il suggestivo Crinale degli Dei. In questo percorso, si imparerà a riconoscere la flora primaverile che caratterizza il parco, con un focus speciale sull’asparago e sul finocchietto selvatico, due piante tipiche della stagione e del territorio. Alle 11, inizia il laboratorio “Pittura Creativa”, un’attività che inviterà adulti e bambini a dipingere le meraviglie naturali che circondano l’area. Alle 12, il parco si trasforma in un luogo di degustazione con il “Convivio di Primavera”. In un’atmosfera rilassante nell’area del Teatro, i partecipanti potranno assaporare piatti tipici preparati con asparagi e finocchietto selvatico, due ingredienti che, insieme, raccontano la tradizione gastronomica locale e la freschezza della stagione. Alle 14, gli appassionati di archeologia potranno partecipare a “Nuovi Ritrovamenti”, una visita agli scavi in corso, dove gli archeologi mostreranno le ultime scoperte. Un’opportunità imperdibile per avvicinarsi alla storia antica di Velia, unendo il piacere della scoperta a quello della natura.

Pompei. All’auditorium degli Scavi la conferenza “Archeologia e opere pubbliche: un dialogo possibile. Il metanodotto Snam Diramazione Nocera – Cava de’ Tirreni” promossa dall’Associazione Amici di Pompei con le archeologhe Sabap Raffaella Bonaudo e Simona Di Gregorio: emerso un patrimonio di eccezionale valore che va dall’età del Bronzo sino alla tarda antichità

Durante i lavori di potenziamento del metanodotto Snam “Diramazione Nocera-Cava dei Tirreni”, condotti nei comuni di Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Roccapiemonte e Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, e conclusisi nel mese di novembre 2024, è venuto alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore che va dall’età del Bronzo alla tarda antichità (vedi Nocera (Sa). Il cantiere per la realizzazione del metanodotto Snam ha portato alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore dall’età del Bronzo alla tarda antichità | archeologiavocidalpassato). Le indagini archeologiche, durate circa due anni, eseguite sul campo da Sogearch Srls sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino in un contesto di proficua sinergia tra Snam, Soprintendenza, Comis Srl e CEM Srl, al centro della conferenza “Archeologia e opere pubbliche: un dialogo possibile. Il metanodotto Snam Diramazione Nocera – Cava de’ Tirreni” promossa dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS all’auditorium degli Scavi di Pompei venerdì 11 aprile 2025, alle 17. A raccontare l’esito delle ultime indagini realizzate in questa zona saranno Raffaella Bonaudo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, e Simona Di Gregorio, funzionario archeologo della SABAP di Salerno e Avellino, responsabile del territorio dell’Agro Nocerino Sarnese. È emerso un patrimonio di eccezionale valore che va dall’età del Bronzo sino alla tarda antichità, che racconta le sorti e le connessioni di questo pezzo del territorio salernitano, e soprattutto, cosa di cui le relatrici sono ben fiere, la possibilità di coniugare lo sviluppo di infrastrutture moderne con la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico. Gli scavi archeologici condotti nell’area di Nocera hanno restituito un quadro ricco e complesso della storia di questo territorio. Le diverse fasi di occupazione, i resti di edifici monumentali, le tracce di vita quotidiana, le testimonianze di culti e rituali, compongono un mosaico affascinante che racconta l’evoluzione di una comunità nel corso dei secoli. I risultati di queste straordinarie scoperte saranno presto presentati al pubblico attraverso una mostra e una pubblicazione scientifica.

Impronte dell’età del Bronzo, di origine antropica e faunistica, rinvenute nei pressi del torrente Casarzano (foto sabap-sa-av)

In particolare, le impronte di origine antropica e faunistica risalenti all’età del Bronzo, impresse nei depositi piroclastici delle eruzioni del Somma-Vesuvio, offrono una testimonianza toccante della drammatica fuga degli abitanti di fronte alla furia del vulcano. Tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro, (1200/1150-900 a.C. circa), poi, si è evidenziato un villaggio ben strutturato con capanne di forma absidata con fondazioni in terra cruda e larga presenza di materiale ceramico.

Santuario extraurbano di età ellenistica localizzato lungo un’importante arteria viaria in prossimità di Nuceria Alfaterna, scoperto durante i lavori per il metanodotto Snam Nocera – Cava dei Tirreni (foto sabap sa-av)

In età ellenistica, tra il III e il II sec. a.C. si è poi localizzato lungo un’importante arteria viaria in prossimità di Nuceria Alfaterna un santuario extraurbano, di cui sono in corso di studio innumerevoli ex voto miniaturistici e di cui saranno resi noti gli ultimi dati emersi. Per l’età romana sono state rinvenute due ville rustiche, dedicate alla produzione agricola, come testimoniano i solchi di aratro, individuati in diversi punti dell’area.

Tracce di strada antica dal cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Le ricerche hanno inoltre permesso di ricostruire la rete viaria che collegava Nuceria al territorio circostante con oltre 40 strade indagate – alcune realizzate semplicemente in terra battuta, altre più strutturate e spesso segnate dai solchi dei carri – che hanno plasmato la vita della città nel corso dei secoli.

Sepolture di età romana emerse nel cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Al periodo del passaggio tra l’età romana e la tarda antichità risale poi un gruppo di sepolture realizzate in fosse rivestite e coperte con lastroni di tufo, alcuni dei quali decorati con incisioni, appartenenti prevalentemente a bambini accompagnati da corredi essenziali. Un altro gruppo di tombe occupa gli spazi di una delle ville rustiche romane, a dimostrazione di come gli antichi edifici venissero riutilizzati con nuove funzioni. In quest’area si osserva una coesistenza di riti cristiani e pagani come testimonia un monumentale sepolcro con sarcofago, probabilmente appartenuto a un personaggio di alto rango. Ai suoi piedi, una piccola struttura interrata potrebbe essere un Martyrium, un luogo di culto dedicato ai martiri.

Longhouse tardoantica scoperta durante i lavori per il metanodotto Snam Nocera – Cava dei Tirreni (foto sabap sa-av)

La frequentazione del territorio prosegue nella tarda antichità, periodo al quale risalgono le “longhouse”, grandi capanne che, per forma e tecnica costruttiva, ricordano le abitazioni protostoriche. Questo ritorno a modelli abitativi del passato, probabilmente dovuto a cambiamenti socio-economici, testimonia la capacità di adattamento delle comunità umane di fronte alle trasformazioni.

Venezia. A Palazzo Ducale, sede Sabap, presentazione del libro “Le aree archeologiche del Veneto. Un quadro in evoluzione verso il piano paesaggistico regionale”: focus sulle aree archeologiche con potenziale interesse di tutela paesaggistica e di pubblica fruizione. Ecco il programma

Giovedì 10 aprile 2025, alle 15, nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna a Palazzo Ducale, in piazza San Marco a Venezia, presentazione del libro “Le aree archeologiche del Veneto. Un quadro in evoluzione verso il piano paesaggistico regionale”. Il volume, edito dall’Istituto Poligrafico dello Stato per conto della Regione Veneto e del ministero della Cultura, presenta le aree archeologiche del Veneto con potenziale interesse di tutela paesaggistica e di pubblica fruizione. Si tratta dei siti archeologici più importanti del territorio regionale, candidati ad essere confermati o individuati dal redigendo Piano Paesaggistico Regionale come vere e proprie zone archeologiche (ai sensi dell’art. 142, 1, m) del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e ad essere oggetto di particolare attenzione negli strumenti urbanistici dei Comuni ospitanti. L’esperienza veneta sul tema archeologico-paesaggistico sarà messa a confronto con quella delle regioni del Nord Italia che hanno già approvato o stanno elaborando i piani paesaggistici. Evento gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito di Eventbrite raggiungibile al seguente link: http://bit.ly/3YaH3yv fino ad esaurimento posti.

Dopo i saluti di Luigi La Rocca, Capo Dipartimento Tutela del ministero della Cultura; Salvina Sist, direttore Pianificazione Territoriale della Regione del Veneto; Marta Mazza, segretario regionale per il Veneto del ministero della Cultura; Fabrizio Magani, soprintendente ABAP per il Comune di Venezia e Laguna; Andrea Rosignoli, soprintendente ABAP per province di Verona Rovigo e Vicenza; intervengono: Vincenzo Tiné, Brunella Bruno, Chiara D’Incà, Sara Bini (soprintendenze ABAP del Veneto), “Le zone archeologiche del Veneto”; Andrea Pessina, Valentina Minosi, Paola Ventura, Roberto Micheli (segretariato regionale MiC e soprintendenza ABAP Friuli V.G.), “Le zone archeologiche del Friuli Venezia Giulia”; Corrado Azzolini, Francesca Restano, Stefania Ratto (segretario regionale MiC Piemonte e soprintendenza ABAP di Torino), “Le zone archeologiche del Piemonte”; Federico Barello, Stefano Costa, Marta Conventi (soprintendenza ABAP di Savona e Imperia), “Le zone archeologiche della Liguria”; Ilaria Di Cocco (segretariato regionale MiC Emilia Romagna), “Le zone archeologiche dell’Emilia Romagna”. Conclusioni: Ugo Soragni, consulente esperto della Regione del Veneto per il PPR (già direttore regionale del MiC per il Veneto).

Ercolano. All’antiquarium apre “Il legno che non bruciò ad Ercolano”: la mostra alla Reggia di Portici diventa un’esposizione permanente. All’inaugurazione il direttore generale Osanna

Lo sgabello della Casa dei due Atri esposto nella mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto graziano tavan)

“Il legno che non bruciò ad Ercolano” da giovedì 10 aprile 2025 diventa esposizione permanente all’antiquarium del parco archeologico di Ercolano con un’ampia scelta della collezione di mobili e strumenti di legno unica al mondo nel suo genere. Dopo essere stati in mostra per oltre un anno alla Reggia di Portici gli arredi in legno saranno esposti in via sperimentale in un’ala dell’Antiquarium, per offrire ai visitatori un ulteriore approfondimento dell’esperienza di visita al Parco. Come con la barca e gli ori dei fuggiaschi ritrovati sull’antica spiaggia, anche attraverso i preziosi mobili ci si potrà immergere nel vissuto quotidiano attraverso materiali che conservano la loro stessa vitalità nel legno che non si è bruciato ma carbonizzato e, in alcuni casi, conservato tal quale con persino le originarie decorazioni dipinte. All’inaugurazione giovedì 10 aprile 2025, alle 12, all’Antiquarium del Parco, saranno presenti il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore del parco archeologico Francesco Sirano.

Firenze. All’ex-Chiesa di S. Jacopo conferenza di Alessandro Naso (Unina e Camnes) e Martina Zinni (Unina) “Tre anni di ricerche nella necropoli di Saso Pinzuto a Tuscania” nel progetto TAP (Tuscania Archaeological Project)

Appuntamento giovedì 10 aprile 2025, alle 17, all’ex-Chiesa di S. Jacopo in via Faenza 43 a Firenze, per parlare del progetto TAP e degli scavi nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania (Vt). Il TAP (Tuscania Archaeological Project) è un progetto in collaborazione con l’università di Napoli Federico II, dipartimento Studi umanistici. Nella conferenza proposta dal prof. Alessandro Naso (UNINA, CAMNES) e la dott.ssa Martina Zinni (UNINA) saranno presentati i risultati delle prime tre campagne di scavo CAMNES effettuate nella necropoli etrusca di Sasso Pinzuto a Tuscania (Vt).

Reggio Calabria. Due giornate di approfondimento nell’ambito della mostra temporanea “Cyprea. La rete di Afrodite”. Ecco il programma

“Afrodite” esposta nella mostra “Cyprea. La rete di Afrodite” (foto giuseppe asciutto e sonia cogliandro)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ospita il 10 e l’11 aprile 2025 due giornate di approfondimento nell’ambito della mostra temporanea “Cyprea. La rete di Afrodite”, in esposizione in piazza Paolo Orsi del MArRC fino al 27 aprile 2025. Gli incontri – realizzati con il patrocinio del ministero dell’Istruzione di Cipro e del ministero della Cultura italiano – vedranno la partecipazione di studiosi, docenti e istituzioni internazionali. Le due giornate rappresentano un’occasione unica per approfondire il legame tra linguaggio, mito e arte, creando un ponte tra le antiche radici della cultura mediterranea e il dibattito contemporaneo. Attraverso studi interdisciplinari, laboratori e riflessioni, studiosi e professionisti offriranno nuove chiavi di lettura sulla figura di Afrodite, mettendo in luce la sua centralità nei processi di trasmissione culturale e artistica, dal passato ad oggi.

Il 10 aprile 2025, a partire dalle 9, si terrà la giornata di laboratori linguistici “Il gioco delle parole”, dedicata agli studenti delle scuole della provincia di Reggio Calabria, con approfondimenti sulla lingua greca, grecanica e greco-cipriota. L’iniziativa – organizzata e coordinata da Stefania Pennacchio, direttore artistico della mostra e Vassilis Vassiliades, artista cipriota, con il supporto di Claudia Ventura e Giuseppina Cassalia, funzionari del MArRC – si avvale della direzione scientifica di Daniele Macris, presidente dell’associazione culturale Ellenica dello Stretto. Saranno proposte attività laboratoriali mirate all’analisi dei rapporti culturali e dei testi antichi, con il supporto di reperti archeologici di straordinaria rilevanza e attraverso una visita alla mostra temporanea. Aprono i due giorni di lavoro i saluti istituzionali di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC, e del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, la cui presenza al Museo sottolinea l’impegno dell’amministrazione nel promuovere la conoscenza delle radici linguistiche e culturali del territorio. Un contributo importante, che rafforza il ruolo del MArRC come luogo di dialogo e crescita per la comunità scolastica e cittadina. Seguiranno gli interventi di Stefania Pennacchio e Daniele Macris, e i messaggi istituzionali del ministro dell’Istruzione di Cipro, Athena Michaelidou, e dell’ambasciatore di Cipro a Roma, Yiorgos Christofides. Tra i docenti coinvolti, Freedom Pentimalli, vicepresidente di Jalò tu Vua; Giovanna Carbone, docente di greco calabro; Spirios Antonellos, direttore del dipartimento Cultura ed Educazione del ministero di Cipro, e Maria Alexandrou, funzionario del dipartimento Culturale di Cipro.

L’11 aprile 2025, dalle 16, si terrà la giornata di studi dedicata alla figura di Afrodite e alla sua rappresentazione nella cultura e nell’arte, grazie anche al supporto dell’associazione Amici del Museo e ANMIG sezione Reggio Calabria. Dopo i saluti istituzionali di Fabrizio Sudano, Athena Michaelidou, Yiorgos Christofides e Stefania Pennacchio, interverranno esperti e studiosi per esplorare il mito della dea da diverse prospettive. Giorgio Calcara, curatore della mostra, aprirà i lavori con un intervento su “Cyprea: il guscio protettivo di un’idea”. Seguiranno le riflessioni di Stefania Pennacchio su “Incenso, latte e rose. Sul perché l’arte contemporanea ha bisogno di bellezza”, di Fulvia Toscano, Direttore di Naxos Legge, su “Dire Afrodite. La dea ‘tessitrice di inganni’ e i suoi cantori”, e di Domenica Galluso, vice direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, su “Afrodite nell’arte”. Approfondimenti archeologici saranno offerti da Martina D’Onofrio, che discuterà “Afrodite e il sacro: il culto della dea in età greca”, da Daniela Costanzo, che tratterà “Afrodite a Locri Epizefiri: spazi, iconografie e forme rituali”, e da Fabrizio Sudano, con un intervento sulla “Presenza di Afrodite nelle subcolonie locresi di Medma e Hipponion”. Concluderà la giornata Giorgia Tulumello, con uno studio su “Afrodite in Sicilia: la prostituzione sacra ad Erice”. I lavori saranno coordinati e moderati da Mariangela Preta, Direttore del Polo Museale di Soriano Calabro.

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del progetto “Space to Tree” per una gestione sostenibile e consapevole del patrimonio arboreo in contesti di straordinario valore storico-archeologico

Giovedì 10 aprile 2025, alle 9.30, in Curia Iulia presentazione ufficiale del progetto “Space to Tree”, un’iniziativa pionieristica che integra tecnologie satellitari, rilievi LiDAR e intelligenza artificiale per promuovere una gestione sostenibile e consapevole del patrimonio arboreo in contesti di straordinario valore storico-archeologico. Ingresso gratuito da largo della Salara Vecchia con prenotazione su eventbrite.it. Diretta streaming su www.facebook.com/parcocolosseo. Il progetto è finalizzato alla creazione di un sistema multiscala e multisensore di remote sensing per il monitoraggio dello stato della vegetazione in parchi storici ed archeologici con particolare attenzione agli alberi monumentali, copertura boschiva e sottobosco che costituiscono una componente essenziale dei valori culturali, naturalistici e paesaggistici dei parchi. Il sistema è concepito per essere riapplicato in aree verdi urbane. L’obiettivo è quello di sviluppare un sistema di supporto alle decisioni e monitoraggio di parchi naturali di interesse storico ed archeologico. L’attività di sviluppo metodologico e tecnologico è stata testata e applicata su due casi studio: il parco archeologico del Colosseo a Roma e la Pineta di Metaponto che include anche il sito archeologico di Metaponto.

L’incontro sarà aperto da Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, che illustrerà il percorso intrapreso verso una gestione sostenibile del verde, finalizzata alla tutela del patrimonio archeologico e alla valorizzazione della componente naturale del paesaggio storico, attraverso anche l’uso di tecnologiche osservazioni della terra. Seguirà l’intervento di Gabriella Strano, architetto paesaggista, che parlerà del patrimonio arboreo del parco archeologico del Colosseo quale elemento identitario di valore storico e botanico e risorsa viva che racconta la storia del luogo e custodisce biodiversità preziose. Il cuore dell’evento sarà la presentazione del progetto “Space to Tree” a cura di Nicola Masini, dirigente di ricerca del CNR-ISPC. Il progetto propone un nuovo paradigma per la gestione del verde monumentale, fondato sull’integrazione di tecnologie di remote sensing multiscala e Big data: ‘dal satellite all’albero’. A seguire, Rosa Lasaponara, dirigente di ricerca CNR-ISPC, illustrerà l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei dati satellitari per il monitoraggio dei parchi storici urbani, con un focus su resilienza, cambiamento climatico e supporto decisionale. Angelo Donvito, presidente di Digimat srl, presenterà l’architettura tecnologica della piattaforma “Space-to-Tree”, progettata per supportare operazioni di monitoraggio, gestione e valorizzazione in tempo reale. L’intervento di Nicodemo Abate, tecnologo del CNR-ISPC, sarà dedicato alle metodologie di indagine non invasiva alla scala dell’albero, utili per valutare la salute e la stabilità degli esemplari arborei senza arrecare danno.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale visita guidata nei depositi “#AltinoAperta. Luce nelle mani: le lucerne tra produzione, quotidianità e ritualità”

Lucerne romane conservate nel museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco altino)

Anche nel mese di aprile lo staff del Parco aprirà le porte dei depositi per farti conoscere dettagli e curiosità sui reperti del parco archeologico di Altino. Giovedì 10 aprile 2025, alle 15.30, la visita “#AltinoAperta. Luce nelle mani: le lucerne tra produzione, quotidianità e ritualità” sarà appunto dedicata alle lucerne: si parlerà della loro produzione e dell’uso nella quotidianità e nei riti. Info e prenotazioni a info.parcoaltino@cultura.gov.it. Mentre al calar del sole, all’aperto, si usavano torce e fiaccole, negli ambienti chiusi si usavano le lucerne, dei lumi portatili che potevano essere anche fissati a dei sostegni come lampadari, appliques o tripodi. Le lucerne erano piccoli contenitori in terracotta, spesso decorati e riempiti di olio o grasso vegetale, nel quale veniva immerso uno stoppino che fuoriusciva dal beccuccio; lo stoppino veniva acceso con una fiamma e bruciava a lungo, assicurando molte ore di illuminazione. Il museo di Altino ne conserva molte databili tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.

Chiusi (Si). Al museo nazionale Etrusco apre la mostra “Una donna tra le stelle: il mito di Andromeda” con due straordinari vasi del MArTa. Intanto all’Archeologico di Taranto c’è lo skyphos del Pittore di Penelope da Chiusi

Cratere a volute a figure rosse con il mito di Andromeda conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Al museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) in mostra due straordinari vasi del museo Archeologico nazionale di Taranto dal 9 aprile al 6 luglio 2025. Sono due donne a unire il museo Archeologico nazionale di Taranto e il museo nazionale Etrusco di Chiusi. Nel segno di Penelope e Andromeda, le direzioni dei rispettivi musei, hanno dato vita ad un accordo di scambio e reciproca promozione. Si inaugura infatti il 9 aprile 2025, alle 17, all’interno del museo nazionale Etrusco di Chiusi, la mostra “Una donna tra le stelle: il mito di Andromeda”, allestita anche grazie al contributo del gruppo Archeologico Città di Chiusi. Un focus che fino al 6 luglio 2025 porrà all’attenzione dei visitatori dell’importante museo toscano, due straordinari reperti di ceramica apula a figure rosse appartenenti alla collezione permanente del MArTA. Si tratta dell’imponente cratere (410-400 a.C.) con dipinta la liberazione di Andromeda, destinata ad essere sacrificata a Poseidone dai suoi stessi genitori, Cassiopea e Cefeo e di una pelike, attribuita al pittore di Dario e datata 340-330 a.C. con la rara scena della riconciliazione tra Andromeda e i suoi genitori.

Skyphos del Pittore di Penelope con Telemaco che convesra con Penelope conservato al museo nazionale Etrusco di Chiusi (foto museo chiusi)

A Taranto, in contemporanea, dall’8 marzo e fino al 6 luglio 2025, nell’ambito della mostra internazionale Penelope a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, e realizzata da Electa, rimarrà in esposizione lo skyphos del Pittore di Penelope: l’importante vaso attico a figure rosse risalente al 440 a.C., conservato a Chiusi e raffigurante un episodio del mito di Ulisse con una rara rappresentazione di Telemaco che conversa con la madre Penelope seduta davanti alla famosa tela. L’accordo interistituzionale di promozione e valorizzazione del patrimonio archeologico delle due regioni italiane è stato siglato tra il direttore regionale musei nazionali Toscana, Stefano Casciu, e la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone. La convenzione è stata curata da Fabrizio Vallelonga, direttore del museo Archeologico nazionale di Chiusi e la funzionaria archeologa del MArTA, Agnese Lojacono.