Un libro al giorno. “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino che affronta il tema delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli

È uscito per i tipi di Dario Cimorelli Editore il libro “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino. Il libro, parte della collana Scritti, affronta il tema, oggi centrale negli studi sulle civiltà del Mediterraneo antico, delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli. Creature capaci di camminare, volare e talvolta tuffarsi, i volatili occupano un posto unico nell’immaginario antico, anche per il loro legame con il ritmo delle stagioni, segnato dalle migrazioni. Se per il mondo greco-romano esistono studi d’insieme dedicati all’avifauna, un’analoga ricognizione mancava per l’Etruria, dove gli uccelli sono spesso associati alla sfera della divinazione. Attraverso l’analisi di un nucleo selezionato di immagini tratte dalle tombe tarquiniesi di età arcaica e classica, l’autrice identifica – quando possibile – le diverse specie rappresentate, ne esamina le abitudini e le peculiarità naturali, e ne ricostruisce le valenze simboliche, religiose e culturali. Ne emerge un quadro articolato, in cui il mondo aviario diventa chiave di lettura privilegiata per comprendere credenze, rituali e sensibilità dell’Etruria antica.
Grande Pompei. Nuove ricerche bioarcheologiche sulle vittime scoperte nella Villa B di Oplontis attestano una dieta prevalentemente composta da grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. Le nuove ricerche pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports

Un nuovo studio multidisciplinare sui resti umani rinvenuti a Oplontis (Torre Annunziata, Na) offre dati inediti sull’alimentazione e sulle condizioni di vita della popolazione vesuviana al momento dell’eruzione del 79 d.C. Attestato un maggior numero di vittime e una dieta prevalentemente composta da prodotti della terra. La ricerca, frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF – università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports. L’articolo A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources, a cura di Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel e Carmine Lubrito (disponibile in open access al link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X26004219), espone i risultati dello studio che ha riguardato i resti umani delle vittime rinvenute a Oplontis e che ha applicato un approccio bioarcheologico multidisciplinare per ricostruire alcuni aspetti della loro alimentazione.
“Ricostruire le pratiche alimentari del passato è fondamentale per comprendere i contesti culturali, economici e ambientali delle società antiche”, si legge nell’introduzione dell’articolo. “Tuttavia, gli studi sulla paleodieta sono spesso limitati dal recupero sporadico di materiali archeologici e dalla difficoltà di integrare diverse categorie di evidenze provenienti dal medesimo contesto deposizionale. Il sito vesuviano di Oplontis, nei pressi di Pompei, offre un potenziale analitico eccezionale grazie alla straordinaria conservazione di resti antropologici, archeobotanici e zooarcheologici sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Questo studio rappresenta la prima indagine interdisciplinare sul sito di Oplontis che utilizza l’analisi degli isotopi stabili (δ13C e δ15N) sul collagene osseo — condotta su 46 campioni umani e 3 di fauna — per determinare il contributo proporzionale delle diverse fonti alimentari alla dieta degli individui. I valori di δ13C per i campioni umani variano da −19,5 a −17,8‰ (media −18,7 ± 0,7‰), mentre i valori di δ15N oscillano tra 7,7 e 11,7‰ (media 10,1 ± 0,8‰). I risultati isotopici indicano una dieta basata prevalentemente su risorse terrestri di tipo C3 — verosimilmente cereali quali frumento e orzo, legumi e prodotti agricoli locali — integrata da proteine di origine animale, come carne e/o latticini. Integrati con le evidenze antropologiche e paleopatologiche, questi risultati contribuiscono a una ricostruzione più dettagliata delle pratiche alimentari e delle strategie di sussistenza della comunità che viveva a Oplontis poco prima dell’eruzione del 79 d.C.”.

L’indagine ha preso avvio da una revisione critica del contesto rinvenuto nell’ambiente 10 della cosiddetta “Villa B” di Oplontis, dove furono recuperati i resti di persone che cercavano di sfuggire all’eruzione del 79 d.C. e trovarono la morte in un ambiente antistante il porto. La nuova lettura del contesto, condotta attraverso analisi bioarcheologiche, ha permesso di stabilire che il numero delle vittime era maggiore rispetto a quanto identificato finora e ha rappresentato un primo passo verso uno studio complessivo dell’alimentazione della popolazione vesuviana in età romana. Le analisi isotopiche dei resti scheletrici hanno evidenziato differenze tra gli individui, ma anche una dieta tendenzialmente basata su risorse terrestri, in particolare alimenti vegetali integrati da una componente proteica di origine animale, e non su risorse marine, come invece ci si sarebbe potuti aspettare data la vicinanza al mare. In sintesi è emerso che nella dieta quotidiana rientravano soprattutto cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. A questi alimenti si aggiungeva una quantità moderata di proteine animali, probabilmente attraverso il consumo di carne e latticini. Il pesce era presente tra le possibili risorse alimentari, ma i dati hanno indicato un peso marginale nella dieta.

“Ciò conferma”, commenta il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “che quando il Vangelo dice dacci oggi il nostro pane quotidiano, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali”. Lo studio ha inoltre rilevato che le differenze alimentari tra uomini e donne non erano particolarmente marcate, mentre alcuni animali venivano probabilmente nutriti in modo diverso rispetto ad altre specie. Oplontis si configura, quindi, come un caso di studio fondamentale per comprendere l’alimentazione e le modalità di vita degli abitanti dell’area vesuviana, in un percorso di ricerca che in futuro includerà anche le vittime degli altri siti della Grande Pompei.
Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella di Forio la conferenza “La musica nel teatro greco” con Massimo Raffa (università del Salento), quinto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Sabato 8 agosto 2026, alle 19, ai Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “La musica nel teatro greco” con Massimo Raffa, professore associato di Musicologia e Storia della Musica al dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento., quinto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio”, che torna dopo una breve pausa, a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. Quest’anno, in cui ricorre il Centenario della nascita di Lady Walton e si celebra la sua opera di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella, il Progetto Kepos rende omaggio alla sua memoria e al costante sostegno che dedicò ai giovani talenti musicali con un appuntamento dedicato alla storia della musica. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, Alessandra Vinciguerra, il prof. Massimo Raffa presenterà il tema nella sala Museo dei Giardini La Mortella. L’incontro sarà moderato da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Nel teatro greco il canto e il suono degli strumenti musicali ricoprivano un ruolo fondamentale, tanto che l’esperienza teatrale antica è semplicemente inconcepibile senza la musica. Per noi moderni la perdita di questa dimensione ha trasformato lo spettacolo antico in un testo scritto da leggere e, nel migliore dei casi, da rivitalizzare con l’aggiunta di musiche adattate o espressamente composte allo scopo. La conferenza proverà a interrogare le fonti antiche e a fare il punto su quanto sia possibile farsi un’idea delle pratiche esecutive e del sound della musica che risuonava sulla scena antica e che contribuiva a rendere il theatron ateniese del V secolo avanti Cristo un luogo di visione, ascolto, catarsi estetica e riflessione politica.
Este (Pd). Apertura straordinaria serale del museo nazionale Atestino con vista guidata “Il cielo degli antichi: animali e astri tra Veneti e Romani”, visita guidata a cura dell’archeologa Francesca Tomei

Sabato 8 agosto 2026 il museo nazionale Atestino di Este (Pd) è aperto straordinariamente anche la sera, dalle 19.30 alle 23.30 (ultimo ingresso ore 23). Con un appuntamento speciale alle 21: “Il cielo degli antichi: animali e astri tra Veneti e Romani”, visita guidata a cura dell’archeologa Francesca Tomei. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso.
Un libro al giorno. “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua che ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro di “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua. Possono le pietre raccontare delle storie? A Gerusalemme sì. Il libro ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba, attraverso nove secoli di trasformazioni politiche, culturali e religiose. Integrando archeologia, fonti storiche ed epigrafiche, delinea un ritratto chiaro e aggiornato della Gerusalemme ellenistica, romana e tardoantica e mostra come templi, strade, mura e quartieri abbiano plasmato non solo lo spazio urbano, ma anche l’immaginario delle comunità che lo abitarono. Le stratificazioni del passato diventano così chiavi per leggere la città contemporanea, tra continuità e fratture ancora riconoscibili. Il libro offre dunque un’introduzione accessibile e al tempo stesso rigorosa, pensata per studiosi, studenti e lettori interessati alla storia del Medio Oriente.
Antonio Dell’Acqua è ricercatore in Archeologia classica all’università di Udine, dove insegna Archeologia romana. È direttore della missione archeologica italiana presso il ninfeo di Gerasa.
Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca

Venerdì 7 agosto 2026, alle 17.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt), l’incontro “Storia di un’amicizia. Dino Adamesteanu raccontato dagli amici”: un pomeriggio dedicato ai ricordi, alle testimonianze e agli aneddoti di chi ha condiviso con lui esperienze di vita e di ricerca. Ci sono persone che hanno lasciato un segno nella storia dell’archeologia italiana e della Basilicata. Tra queste, Dino Adamesteanu occupa un posto speciale: studioso, pioniere e protagonista della riscoperta del patrimonio archeologico della Magna Grecia. Dopo i saluti di Raffaella Bonaudo, direttrice dei musei nazionali di Matera, intervengono Angelo Bottini, già soprintendente della Basilicata; Salvatore Bianco, già direttore del museo della Siritide. Modera Carmelo Colelli, direttore del museo Archeologico nazionale della Siritide. Ingresso gratuito.

L’incontro sarà anche l’occasione per la presentazione del libro “Storia di un’amicizia. Dinu, Teresa e Ida” a cura di Teresa Armenti, Ida Iannella (EditricErmes), con la partecipazione degli autori, che illustra la mostra fotografico-documentaria a cura di Teresa Armenti e Ida Iannella (Castelsaraceno 28 maggio 2011).
Paestum (Sa). Al parco archeologico per la rassegna “Musica & Parole” Michele Ricciardi nello spettacolo “Viaggio nel Tempo”

Nuovo appuntamento con la rassegna “Musica & Parole” promossa dai parchi archeologici di Paestum e Velia: venerdì 7 agosto 2026, dalle 20 alle 24, “Viaggio nel Tempo”, lo spettacolo di Michele Ricciardi che accompagnerà il pubblico in un percorso emozionante tra narrazione, immagini e musica, nel suggestivo scenario del parco archeologico di Paestum. Un’occasione per lasciarsi trasportare in un racconto che attraversa epoche e memorie, dove il patrimonio archeologico diventa parte integrante dello spettacolo. Per gli eventi estivi serali è disponibile una navetta gratuita che collega Paestum e Velia. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il ticket navetta alle biglietterie dei Parchi entro le 18.30 del giorno dell’evento.
Torino. Al museo Egizio al via le visite guidate tematiche “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo”. Ecco il calendario

Come affrontavano il caldo gli antichi Egizi? Quest’estate si può scoprire il museo Egizio attraverso una visita guidata tematica “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo” che porterà i partecipanti a osservare la collezione da un punto di vista inedito. Accanto ai reperti più iconici, si esploreranno le soluzioni adottate dagli antichi Egizi per convivere con le alte temperature, mettendole a confronto con le nostre abitudini di oggi. Un percorso pensato sia per chi visita il Museo per la prima volta sia per chi desidera riscoprirlo con uno sguardo nuovo. Appuntamento il 7, 14, 21 e 28 agosto 2026, alle 16.10, al museo Egizio di Torino. La visita è disponibile con un supplemento di soli 7 euro rispetto al biglietto d’ingresso. Prenotazioni al link Visita guidata: “Sotto il disco solare. Come gli Egizi affrontavano il caldo” – Museo Egizio.






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