Pompei. Nuove scoperte dal cantiere di messa in sicurezza e restauro della Casa della Biblioteca nell’Insula Occidentalis: ritrovati i resti di una cassetta di legno con lastre di marmi preziosi pronte per il rifacimento di un pavimento della domus. Ci spiega la scoperta l’architetto Paolo Mighetto

Sono passate solo poche settimane dall’annuncio, da parte del parco archeologico di Pompei, di interessanti scoperte nella Casa della Biblioteca a Pompei, durante i lavori per la messa in sicurezza in sicurezza e il restauro delle domus nell’Insula Occidentalis (vedi Pompei. Con l’architetto Mighetto alla scoperta dei lavori di messa in sicurezza e restauro della Casa della Biblioteca nell’Insula Occidentalis: una sfida per offrire ai visitatori i segni delle distruzioni subite dalla città antica | archeologiavocidalpassato), che gli scavi in corso nel cantiere di restauro dell’Insula Occidentalis di Pompei hanno rivelato nuove sorprese. Dalla Casa della Biblioteca emergono altre tracce preziose dell’antico cantiere che, con ogni evidenza, doveva essere in corso al momento dell’eruzione. Durante gli scavi per liberare dalla coltre vulcanica e dai crolli un grande ambiente di rappresentanza posto al primo piano inferiore della Casa della Biblioteca (VI, 7, 44) è stata infatti rinvenuta una cassetta di legno, di cui si conserva in parte l’impronta nella cinerite, contenente lastre di marmo serpentino (porfido verde del Peloponneso) e giallo antico pronte per essere utilizzate per il rifacimento di un pavimento in uno degli ambienti comunicanti a nord. Al di sopra della cassetta le tracce di una cesta contengono elementi semilavorati dello stesso materiale. A raccontarci la scoperta è ancora una volta l’architetto Paolo Mighetto.
“Siamo di nuovo nel cantiere della Casa della Biblioteca nell’ambito dei lavori di restauro e messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis, tra i più importanti attivi a Pompei”, spiega Mighetto. “In particolare la Casa della Biblioteca ha già fatto emergere con la parte di scavo archeologico che stiamo portando avanti una serie di rinvenimenti – devo dire – eccezionali. Siamo in una parte mai scavata della domus: una delle case cosiddette sul pendio, caratterizzate da palazzi multipiano che inglobano le mura della città e si trasformano in residenza di lusso. E in effetti l’ambiente che stiamo liberando e riportando alla luce dimostra in tutti i suoi aspetti proprio il carattere del lusso, a partire dal pavimento a mosaico molto interessante e molto raffinato, con la greca laterale a meandri, raffinatezze che si trovano anche in altri ambienti delle domus di Pompei, il quadrato centrale, e l’alternanza di tesserine bianche e nere. Dobbiamo pensare che questa casa prima dell’eruzione del 79 d.C. deve aver subito uno sciame sismico che probabilmente ha preceduto proprio gli effetti devastanti dell’eruzione e magari qualche effetto forse ancora del terremoto avvenuto nel 62 d.C., quindi parecchi anni prima dell’eruzione: quel che è certo è che abbiamo trovato ambienti che erano oggetto di un restauro, una risistemazione, dove erano in corso dei lavori”.

“Gli scavi hanno fatto emergere una cassetta da lavoro, da lavoro ma molto raffinata”, continua Mighetto. “È una cassetta di legno che ovviamente col tempo si è in parte perduta, di cui è stato possibile recuperarne la memoria attraverso il calco delle pareti. Era una cassettina che conteneva delle lastre di marmi preziosi, marmi colorati, c’è del serpentino (porfido verde del Peloponneso), del giallo antico, ed erano evidentemente delle lastre di marmo che il restauratore – come lo chiameremmo oggi – stava utilizzando per andare a riparare dei danni, o sostituire degli elementi di arredo, degli elementi dei pavimenti delle stanze adiacenti. Sembra una sorta di campionario di marmi che magari era a disposizione del proprietario per poterli scegliere – ma questa è pura fantasia -: quel che è certo è che si tratta di una serie di lastre di marmo, anche molto sottili, molto ben lavorate, marmi pregiati di diverse parti del mondo antico. E al di sopra di questa cassetta era posata una cesta. La cesta si è perduta, ma anche in questo caso se ne è mantenuta la memoria perché nel blocco della cinerite si è conservato il “vano” occupato anticamente dalla cesta che poi si è decomposta, e colando il gesso è stato possibile andare a recuperarne la memoria. E ora la stiamo analizzando nei nostri laboratori per capire se c’era e quale materiale all’interno. Poteva anche essere vuota e semplicemente appoggiata lì per depositarci qualcosa. Comunque possiamo immaginarci l’artigiano che sta selezionando le proprie lastre per andare a intervenire in questa parte di casa che è ancora da scavare, e che sicuramente porterà a nuove scoperte e a nuove sorprese”.
Torino ospita la prima tappa del Giro d’Italia 2021, e al museo Egizio per i 90 anni della Maglia Rosa resta esposta tutto maggio una Maglia Rosa di Fausto Coppi all’interno della mostra “Archeologia invisibile”. Disponibile anche una mostra digitale con virtualtour


Sabato 8 maggio 2021 Torino, prima capitale d’Italia, è pronta a salutare la partenza della corsa rosa con la prima tappa a cronometro individuale Torino-Torino del 104.mo Giro d’Italia che si concluderà a Milano il 30 maggio 2021, dopo aver percorso quasi 3500 chilometri. E il Giro d’Italia a Torino farà tappa anche al museo Egizio con la “biografia” della Maglia Rosa. Il museo Egizio partecipa infatti ai festeggiamenti per i 90 anni della Maglia Rosa e ospita nel mese di maggio 2021 un cimelio nell’ambito della mostra “Archeologia Invisibile”: da venerdì 7 maggio, alla vigilia della partenza del Giro d’Italia 2021 proprio da Torino, e fino al 30 maggio una Maglia Rosa storica appartenente alla Collezione Chiapuzzo del Museo AcdB di Alessandria farà infatti tappa al Museo, allestita negli spazi della mostra temporanea Archeologia Invisibile. L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Giro d’Italia, offre l’occasione per mettere l’accento sulla storia della maglia e sulla sua “biografia”: è proprio questo il tema centrale dell’esposizione temporanea, che, partendo da alcuni manufatti contemporanei, illustra strumenti, esempi e risultati della meticolosa opera di ricomposizione di informazioni resa oggi possibile dall’applicazione delle scienze all’egittologia e, in particolare, allo studio dei reperti.

La Maglia rosa esposta risale agli anni ’50: è una maglia di lana, probabilmente una “maglia replica” – come si dice in gergo – ossia una delle tante a disposizione di Fausto Coppi e che il Campionissimo con generosità regalava agli amici più cari. Questa venne ricevuta in dono da Giovanni Chiapuzzo: tortonese, si formò al “Collegio”, vera e propria Accademia dei gregari del ciclismo che aveva base nella casa-cortile di Biagio Cavanna, famoso massaggiatore cieco di Coppi. Dopo l’esperienza del ciclismo Chiavanna fu uomo di sport a 360 gradi, e collezionista di cimeli. La maglia esposta proviene proprio dalla sua collezione di storici oggetti legati alla sua passione per le due ruote, custodita dal Museo AcdB (Alessandria città delle Biciclette) e dal Museo del Ghisallo di Magreglio. L’iniziativa fa parte un ricco programma di celebrazioni che comprende anche una mostra virtuale dedicata ai 9 decenni della Maglia Simbolo del Primato del Giro d’Italia, organizzata dai Musei del Ghisallo di Magreglio e AcdB di Alessandria, che valorizzando l’Archivio Digitale hanno allestito un progetto di rassegna virtuale già disponibile al pubblico. Qui link link per accedere alla mostra: https://virtualtour.linelab.net/virtuals/magliarosa90anni/
Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale: settima opera della Sezione Campania Romana, la statua della Concordia Augusta

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale con foto di Luigi Spina della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è giunto al settimo e ultimo giorno e propone la splendida statua femminile della Concordia Augusta (I sec. d.C.), proveniente dall’Edificio di Eumachia a Pompei.
Napoli. “Sette statue per sette giorni” al museo Archeologico nazionale: sesta opera della Sezione Campania Romana, la scultura di Olconio Rufo

Sette statue per sette giorni: il museo Archeologico nazionale di Napoli anticipa un suggestivo tour virtuale con foto di Luigi Spina della Sezione Campania Romana, che sarà nuovamente fruibile al pubblico da giugno 2021. Il viaggio online è giunto al sesto giorno e propone la scultura di Olconio Rufo (I sec.d.C.), che proviene dal quadrivio di via Stabiana a Pompei.
Museo nazionale Archeologico della Sibaritide (Cs): arrivano i reperti trafugati dal Timpone della Motta e restituiti dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen. È il terzo lotto, dopo quelli – nel 2001 – dal Paul Getty Museum di Malibù e dall’Istituto di Archeologia Classica di Berna
Mercoledì 22 gennaio 2020 è una data importante per il museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano all’Ionio (Cosenza): sarà il giorno della restituzione del terzo lotto di reperti, illegalmente trafugati dal sito Timpone della Motta di Francavilla Marittima (Cosenza) che segue a quelli già riconsegnati nel 2001 dal Paul Getty Museum di Malibù e dall’Istituto di Archeologia Classica di Berna attraverso il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Questa restituzione è il frutto di un accordo, sottoscritto il 5 luglio 2016, tra la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen e il ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo e della collaborazione del Segretariato Generale Musei e della Direzione Generale Musei. Il gruppo di materiali è costituito da 66 reperti (aryballoi, oinochoai, un’hydria, lekythoi, skyphoi, piatti e pissidi di ceramica protocorinzia e corinzia, greco-orientale, coloniale, oggetti in avorio e statuette fittili). L’annosa vicenda arriva a conclusione nel gennaio 2018 con il rimpatrio dei reperti, presentati in una mostra a Palazzo De Santis di Francavilla Marittima (Cosenza). Ora questo terzo lotto di reperti andrà a implementare e ad arricchire le collezioni del museo nazionale Archeologico della Sibaritide, attualmente oggetto di lavori di riallestimento per l’ampliamento dell’offerta espositiva, la valorizzazione e comunicazione del patrimonio anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie multimediali.
Ercolano. Nei venerdì di ottobre torna Close-Up: visita con esperti ai cantieri di restauro. Si inizia con la Casa dell’Albergo in attesa del grande cantiere della Casa del Bicentenario. Domenica ingresso gratuito
Sarà il cantiere della Casa dell’Albergo ad accogliere nei venerdì di ottobre 2019 i visitatori del parco archeologico di Ercolano nell’ambito del progetto “Close-Up”. Il parco archeologico di Ercolano prosegue il suo programma di inclusione del pubblico e di partecipazione nelle attività di restauro e manutenzione dell’eccezionale patrimonio archeologico dell’antica città. Nel mese di ottobre 2019 il pubblico potrà continuare ad assistere da protagonista al lavoro in diretta di restauratori e archeologi all’opera all’interno delle sito: si rinnoveranno infatti i fortunati appuntamenti del venerdì mattina “Close-Up”. Anche per il mese di ottobre il personale esperto del Parco incontrerà alle 11 e alle 11.30 i visitatori per condividere gli ultimi sviluppi e i risultati dei lavori sul campo per assicurare sempre migliori condizioni di conservazione dei beni archeologici. Un dietro le quinte da non perdere. Il programma di ottobre 2019 inizia dalla Casa dell’Albergo, ma intanto proseguono le attività che porteranno alla grande inaugurazione della Casa del Bicentenario, dimora chiusa dagli anni ’80 del secolo scorso che sarà finalmente restituita alla fruizione. Il progetto, che corona più di dieci anni di ricerche e attività di conservazione, sarà un punto di riferimento privilegiato del programma “Close up”, per un coinvolgimento del pubblico nel restauro del patrimonio del Parco. Torna intanto l’appuntamento con l’iniziativa ministeriale #iovadoalmuseo Domenica al Museo, ed il pubblico del Parco Archeologico di Ercolano potrà approfittare dell’ingresso gratuito domenica 6 ottobre 2019.
Al museo del Delta Antico di Comacchio per le Gep 2019 viaggio alla scoperta delle popolazioni del delta padano, dagli etruschi ai romani all’Alto Medioevo
“L’archeologia racconta: popoli, città, ambiente dell’Antico Delta”: in occasione delle Giornate europee del Patrimonio il museo del Delta Antico a Comacchio, d’intesa con la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, propone, alle 17 di sabato 21 e domenica 22 settembre 2019, due visite guidate senza alcun costo aggiuntivo rispetto al ticket d’ingresso (6 euro): un viaggio indietro nel tempo alla scoperta delle popolazioni che hanno impresso la loro cultura nell’antico territorio deltizio, un’occasione per dialogare con gli Etruschi e i Romani, fino a incontrare lo sviluppo della città di Comacchio nell’Alto Medioevo.
Al via il Festival dei Campi Flegrei: un mese di jazz con il Pozzuoli Jazz Festival che unisce musica, archeologia e cultura flegrea

Un mese di Jazz con il Pozzuoli Jazz Festival, il Festival Dei Campi Flegrei che unisce la musica, all’archeologia e alla cultura flegrea, ormai alla decima edizione. Dal 20 giugno al 27 luglio 2019, appuntamenti quasi ogni giorno con le eccellenze musicali del jazz nei suggestivi siti del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ma anche in tutto il territorio, attraverso il circuito “Club” che mette in scena giovani talenti. Enrico Pieranunzi, gigante del jazz mondiale in compagnia del suo trio e della voce “flegrea” di Valentina Ranalli al Castello Di Baia (5 luglio), il quartetto jazz Uneven Quartet di Stefania Tallini alle Terme Di Baia (10 luglio), il trombonista Filippo Vignati e il suo quartetto all’ Anfiteatro Flavio (22 luglio) e il pianista Giovanni Guidi all’Acropoli Di Cuma/ Antro Della Sibilla (23 luglio) amplificheranno con le loro note la suggestione dei siti archeologici flegrei. Il Festival di quest’anno, organizzato dall’A.P.S. Jazz and Conversation, conferma la straordinaria collaborazione già avviata lo scorso anno, con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, partner della manifestazione, che oltre a mettere a disposizione i siti archeologici per ospitare i concerti ne supporta anche le attività, a testimonianza di uno spirito innovativo di gestione dei beni culturali, di grande apertura e vicina ai cittadini. Scenari d’eccezione per i numerosi eventi musicali, saranno anche il panorama mozzafiato di Torrefumo a Monte di Procida, il verde della natura del Parco dei Fondi di Baia, del Lago Lucrino e del Lago d’Averno, oltre ad alcune incantevoli strutture private: Villa Edelweiss sul lago Fusaro, il Calamoresca affacciata sul golfo di Miseno, il Tempio di Nettuno o più propriamente le Terme adrianee a Pozzuoli, Villa Matarese a Monte di Procida, Maison Toledo, le vigne di Cantine Averno, del Gruccione e di Quarto (IV Miglio). La rassegna sostiene, inoltre, l’attività della Fondazione CASAMORE, fondazione solidale senza scopo di lucro, che si occupa di bambini e giovani adulti affetti da malattie genetiche e del neuro sviluppo. Nel corso degli appuntamenti la Fondazione sarà presente con un suo punto informativo e raccolta fondi. Il Festival, è organizzato dall’Associazione Jazz & Conversation, impegnata da anni a testimoniare il proprio ruolo nella cultura dei Campi Flegrei, attraverso un percorso in cui la musica incontra il territorio, la suggestione dei suoi paesaggi, la sua storia e le sue contraddizioni. Già dallo scorso anno, la rassegna è in particolare sostenuta dallo sponsor Faber Italia srl, azienda campana che produce macchine da caffè leader del settore per meccanica e design, attenta ai fermenti culturali e agli eventi che li caratterizzano. Oltre che della collaborazione del Parco archeologico dei Campi Flegrei, gode del patrocinio morale del Comune di Pozzuoli, del Comune di Monte di Procida e del Comune Città di Assisi, Pozzuoli, del contributo dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli e ha tra i suoi partner l’Associazione Nazionale I – Jazz.
Ha aperto il festival Gegè Munari con il suo New quartet il 20 giugno 2019 all’Akademia Cucina & more sul Lago Lucrino. Atmosfere “hot” per una vera leggenda del jazz italiano, che si presenta con un quartetto composto dal promettente sax soprano di Vittorio Cuculo, con Leonardo Borghi al pianoforte ed Enrico Mianulli al contrabbasso. Il 21 e 23 giugno il Festival inizia il suo viaggio nella terra del mito, in collaborazione con l’Ente Comune di Monte di Procida e l’Associazione Factotum, con due appuntamenti: a Villa Matarese per la Festa della Musica con Flo in concerto, cantautrice e attrice di teatro, una delle personalità più interessanti e versatili della “World music d’autore” e ad Acquamorta località Torrefumo, scenario mozzafiato, con la band Guappecartò, nata a Perugia come gruppo di artisti di strada e contraddistinta da un forte senso di libertà stilistica e una profonda poetica musicale. Ecco gli appuntamenti nei siti del parco archeologico dei Campi Flegrei.
Il 5 Luglio 2019 al Castello d Baia il grande Enrico Pieranunzi con il suo trio e la bellissima voce “flegrea” di Valentina Ranalli in “Valentina sings Pieranunzi”. Ad accompagnarli i musicisti Giuseppe Romagnoli al contrabbasso e Cesare Mangiocavallo alla batteria. Pieranunzi è l’unico musicista italiano di sempre ed uno dei pochissimi europei ad aver suonato e registrato più volte nello storico “Village Vanguard” di New York con Marc Johnson and Paul Motian (Camjazz, 2010). Proprio per il “Live at The Village Vanguard” con Marc Johnson e Paul Motian (Camjazz, 2010) gli è stato assegnato nel 2014 l‘Echo Jazz Award – equivalente tedesco dello statunitense Grammy – come Best International Piano Player. La prestigiosa rivista americana “Down Beat” ha incluso il suo CD “Live in Paris”, in trio con Hein Van de Geyn e André Ceccarelli (Challenge), tra i migliori CD del decennio 2000/2010. Ha composto diverse centinaia di brani, alcuni dei quali sono ormai veri e propri standard suonati e incisi da musicisti di tutto il mondo (“Night bird”, “Don’t forget the poet”, “Fellini’s waltz”) e inseriti nell’American Standard Book.
Il 10 luglio 2019 le Antiche Terme di Baia saranno scenario d’eccezione del quartetto stellare Uneven Quartet di Stefania Tallini con Greg Hutchinson alla batteria, Gabriele Mirabassi al clarinetto e Matteo Bortone al contrabbasso. Stefania Tallini è una delle più apprezzate pianiste, compositrici e arrangiatrici jazz italiane, il cui linguaggio originale ne fa una delle figure più interessanti e affermate nel panorama musicale internazionale di oggi. Il quartetto Uneven ospita due famosi musicisti internazionali: il batterista Greg Hutchinson, considerato tra i più grandi batteristi del mondo e lo straordinario clarinettista Gabriele Mirabassi, con il quale Stefania Tallini ha già registrato due album, uno dei quali è il tanto acclamato Maresìa (Alfa Music, 2008). Un nuovo progetto, questo, basato sulle originalissime musiche della pianista, con molti inediti nati per questo quartetto – Uneven – che andrà presto in sala d’incisione, per un nuovo album.
Il 22 luglio 2019 all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, luogo simbolo di Puteoli Città biblica, sarà di scena il quartetto del trombonista Filippo Vignato. Al suo fianco Giovanni Guidi al pianoforte, Luca Fattorini al contrabbasso e Emanuele Maniscalco alla batteria. Vignato, trombonista, compositore e arrangiatore nato a Thiene (VI) nel 1987 inizia lo studio del trombone a soli 10 anni. Svolge una intensa attività concertistica in Italia e tutta Europa come “sideman” e come leader di propri progetti artistici. Oggi è considerato come uno dei più interessanti musicisti italiani della sua generazione. Vignato sarà, anche, protagonista il giorno 21 luglio di un Workshop, aperto a musicisti e non, a Palazzo Migliaresi al Rione Terra.
Il 23 luglio 2019 conversazione speciale con la Sibilla con il pianista Giovanni Guidi all’Acropoli di Cuma davanti all’Antro della Sibilla. Giovanni Guidi , meraviglioso e affermato musicista, ha vinto vari premi tra cui il referendum Top Jazz indetto dalla rivista Musica Jazz, come miglior nuovo talento 2007. Si presenta, in un piano solo, con il suo nuovo lavoro, dedicato al grande Léo Ferré e intitolato Avec Le Temps – uno dei brani più toccanti del repertorio del grande cantautore francese – che sarà sicuramente affascinato e particolarmente ispirato dal luogo simbolo dei Campi Flegrei quello dell’Antro Virgiliano, della Sibilla cumana. Giovanni Guidi, quindi, con la sua musica che “mira dritto al cuore e che fa centro”. Tanti altri ancora, gli appuntamenti nei PJF club del territorio flegreo. Per il programma completo e i dettagli degli eventi: http://www.pozzuolijazzfestival.it
Ercolano, da aprile a luglio al venerdì mattina “Close-up Restauri Porte Aperte”: visite ai cantieri con i conservatori al lavoro. Si inizia con l’Augusteum, la sede degli Augustali
Con aprile a Ercolano il venerdì è il giorno “Close-up Restauri Porte Aperte”: a partire dal 19 aprile 2019 e fino al 19 luglio 2019, ogni venerdì mattina, dalle 11 alle ore 12, i visitatori del Parco archeologico di Ercolano potranno accedere ai cantieri di restauro in corso nell’area archeologica nell’ambito delle campagne di manutenzione sia programmata che straordinaria, e parlare con i conservatori per scoprire il loro lavoro. “L’apertura al pubblico dei cantieri di Manutenzione Programmata”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “corrisponde a una gestione partecipativa dei processi che vede da una parte anche la richiesta del nostro pubblico, sempre più appassionato e interessato, dall’altra il dovere di essere accessibili e trasparenti anche nella nostra pratica quotidiana in modo tale da rendere per tutti Ercolano laboratorio aperto. Il tutto avviene in coerenza con quanto voluto già dal grande studioso e soprintendente Amedeo Maiuri di rendere vivo un luogo in apparenza non vivo ma che invece ha tanto da trasmettere e tramandare attraverso una modalità di fruizione aperta”. Si tratta di un servizio offerto dal Parco senza alcun costo aggiuntivo per essendo già compreso all’interno del biglietto di ingresso al sito.

Modello tridimensionale dell’Augusteum di Ercolano: elaborazione dell’università L’Orientale di Napoli con la soprintendenza (foto Graziano Tavan)
Si parte venerdì 19 aprile 2019 con la visita del cantiere della sede degli Augustales, che si presenta come un’ampia sala con un sacello centrale riccamente decorato con affreschi parietali. Nella parte centrale della sala si conservano anche le grandi travi lignee, interamente carbonizzate, che servivano da supporto per il piano sovrastante. L’intervento conservativo prevede la mappatura, la pulizia e il consolidamento dei dipinti murali e degli intonaci. Per la pavimentazione è prevista la rimozione dei depositi incoerenti e coerenti, il trattamento biologico e il consolidamento della coesione e dell’adesione degli strati preparatori. In merito agli elementi di legno carbonizzato, è in corso lo smontaggio, la pulizia e il rimontaggio dei vassoi protettivi in plexiglass. Un’ulteriore operazione è prevista sui vetri protettivi posti a protezioni di frammenti lignei carbonizzati lungo la facciata nord, che, se facilmente asportabili, potranno essere rimossi e puliti adeguatamente o, altrimenti, verranno puliti in situ senza smontaggio.

Marmi e rilievi in stucco dell’arco quadrifornte orientale dell’Augusteum di Ercolano (foto Graziano Tavan)
“L’articolazione dell’Augusteum, ancora sepolto sotto la città moderna”, spiegano gli archeologi del Parco, “è nota grazie alle descrizioni e alle planimetrie delineate nel Settecento, quando fu esplorato attraverso gallerie sotterranee con contestuale asportazione di numerose pitture, sculture e iscrizioni ora conservate al museo Archeologico nazionale di Napoli. L’edificio, costruito negli anni centrali del I sec. d.C., si configurava come una grande piazza bordata da portici e con un’esedra rettangolare al centro del lato di fondo, inquadrata da due absidi laterali. Il lato di ingresso era preceduto da un portico ad arcate, compreso da due grandi quadrifronti rivestiti di marmi e di rilievi in stucco. Questo è l’unico settore attualmente in luce e si impone alla vista l’Arco quadrifronte orientale. Come tutti i grandi portici pubblici dell’Italia romana anche quello ercolanese poteva assolvere a molteplici funzioni, ma la grande quantità di sculture di imperatori e di personaggi delle loro famiglie e l’enfasi posta sull’esedra di fondo fanno propendere per l’identificazione con un edificio dedicato al culto imperiale (Augusteum)”.



















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