archivio | Scoperte archeologiche RSS per la sezione

Kurdistan iracheno. A Tell Zeyd scoperto un laboratorio per la produzione di pipe in terracotta (XVIII secolo) dalla missione archeologica dell’università Ca’ Foscari diretta da Cristina Tonghini

venezia_ca-foscari_scavi-tell-zeyd_kurdistan.iracheno_hasan_tonghini_lippiello_ali_foto-unive

Incontro a Ca’ Foscari: da sinistra, Bekas Hasan, direttore delle Antichità del governatorato di Dohuk; Cristina Tonghini, responsabile missione a Tell Zeyd; Tiziana Lippiello, rettrice Ca’ Foscari; Ali, direttore generale delle Antichità e del Patrimonio della Regione Autonoma del Kurdistan (foto unive)

A Tell Zeyd, nel Kurdistan iracheno, scoperto un laboratorio per la produzione di pipe in terracotta risalente al XVIII secolo dalla missione archeologica dell’università Ca’ Foscari, come informa il magazine on line dell’ateneo veneziano CFnews. Le indagini archeologiche sul sito di Tell Zeyd, nella regione del Kurdistan iracheno, si sono svolte tra settembre e ottobre 2022 sotto la direzione di Cristina Tonghini, specialista dell’archeologia del cosiddetto periodo islamico (VII-XIX secolo). Il progetto nasce grazie a un accordo con la Direzione generale delle Antichità e del Patrimonio del Kurdistan, è un programma di ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia, finanziato dalla stessa università col patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.

iraq_kurdistan_sito-tell-zeyd_veduta-da-drone_foto-unive

Veduta da drone del sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno (foto unive)

Il sito si trova nella valle del Tigri, in Kurdistan (Iraq), a Nord della diga di Mosul, ed è lambito da uno dei suoi affluenti a regime torrentizio. Oggi è visibile un tell (collinetta), formatasi con il susseguirsi delle varie fasi di occupazione a partire dal periodo Calcolitico. L’insediamento di periodo islamico è sorto ai piedi del tell. L’analisi del materiale di superficie, studiato in collaborazione con il progetto dell’università di Udine Land of Nineveh Archaeological Project, suggerisce che il sito sia stato occupato per l’intero periodo islamico, e possa dunque costituire uno straordinario osservatorio per studiare i caratteri dell’insediamento, la gestione delle risorse, l’economia, la cultura e la società dell’area fra VII e XIX secolo. I resti di un mulino ad acqua sono ancora visibili sulla sponda del corso d’acqua e questo fa di Tell Zeyd un sito chiave per l’avanzamento delle nostre conoscenze. Si tratta infatti di uno di quei rari casi in cui sia il mulino che l’insediamento che esso serviva si sono conservati; permettendoci di recuperare dati che consentano di comprendere l’intero processo produttivo e chiarire il rapporto con l’insediamento. Nel 2022 lo scavo ha riguardato l’area dell’abitato, ai piedi del tell, ed ha consentito di documentare tre macro-fasi: una fase di insediamento domestico, databile ad un periodo precedente il 1910 (l’abbandono è testimoniato da un discendente degli abitanti del villaggio antico e da una moneta individuata negli strati di abbandono); una fase relativa all’impianto del laboratorio di produzione delle pipe; una più antica fase occupazionale sul cui abbandono va ad impiantarsi il laboratorio. Il proseguimento degli scavi nelle prossime stagioni consentirà di completare la sequenza con lo studio delle fasi più antiche, ancora interrate.

iraq_kurdistan_sito-tell-zeyd_pipa-decorata_foto-unive

Una pipa decorata scoperta nel sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno dalla missione archeologica di Ca’ Foscari, diretta da Cristina Tonghini (foto unive)

Le pipe e il tabacco. L’utilizzo di pipe in terracotta è ampiamente attestato nei territori dell’Impero Ottomano, compresa l’Europa orientale (area balcanica, Grecia), testimoniato da un consistente volume di frammenti arrivati fino a noi e illustrato in dipinti ed incisioni. Tuttavia, fino ad oggi, rimangono molto scarse le informazioni relative al ciclo di produzione di questi oggetti nell’Impero Ottomano. Gli studi condotti sulle fonti scritte riferiscono dell’arrivo del tabacco in Medio Oriente nella seconda metà del XVI secolo, e ci raccontano dei vari tentativi di proibirne l’uso messi in atto dalle autorità ottomane nella prima metà del XVII soprattutto. Questa nuova pratica, che accanto all’uso del caffè costituisce una vera e propria rivoluzione dei costumi e delle pratiche sociali, non sembra risentire più di tanto di queste proibizioni. Si diffonde rapidamente in tutto l’Impero Ottomano ma il suo consumo viene autorizzato solo nel 1646 e definitivamente legalizzato nel 1720. Sui siti archeologici del Medio Oriente vengono frequentemente ritrovati frammenti di queste pipe; tuttavia, ad oggi risulta assai difficile collocare questi ritrovamenti entro un preciso arco cronologico. Per quel che riguarda i siti di produzione, gli studiosi hanno ipotizzato che questi dovessero collocarsi nelle grandi città dell’impero grazie ai resoconti di cronisti e viaggiatori e allo studio di una serie di marchi di fabbrica rinvenuti sulle pipe stesse. Con gli scavi a Tell Zeyd è stato possibile identificare per la prima volta nell’ambito di uno scavo archeologico un laboratorio di produzione, collocato non in una grande città, ma in un insediamento rurale.

iraq_kurdistan_sito-tell-zeyd_resti-fornaci_foto-unive

Resti delle fornaci nel sito di Tell Zeyd nel Kurdistan iracheno (foto unive)

La produzione di pipe e la scoperta delle fornaci. Estremamente rilevante è senza dubbio l’individuazione del laboratorio per la produzione di pipe in terracotta. L’elemento in terracotta, di varia forma, colore e decorazione, si utilizzava insieme ad una lunga cannula in legno – di rosa, di ciliegio, di nocciola. Il tipo più ampiamente attestato a Tell Zeyd si articola in una piccola camera di combustione nella parte inferiore separata da quella superiore da un filtro, dove poggiava il tabacco. In via preliminare, ed in attesa del conforto di altri elementi di datazione, è possibile collocare la fase di produzione nell’ambito del XVIII secolo. La superficie delle pipe veniva decorata con incisioni e stampigliature, e la superficie ricoperta di uno strato nero, marrone, o rosso. A Tell Zeyd sono state ritrovate alcune fornaci preposte alla cottura delle pipe, numerosi frammenti di prodotti che recano vistosi difetti di fabbricazione, probabilmente scarti di produzione, residui della materia prima utilizzata (argilla purissima), strumenti litici e metallici utilizzati per la forgiatura delle pipe. Uno straordinario tesoro, miniera di informazioni circa il ciclo di produzione. La continuazione degli scavi consentirà di documentare in dettaglio l’intero laboratorio, così come permetterà di fare luce sulle pratiche di produzione delle pipe, e anche, auspicabilmente, sulle ragioni che hanno portato a installare un laboratorio in questo contesto. Studi specialistici correlati. Le ricerche a Tell Zeyd comprendono anche studi specialistici, come quelli di archeo-botanica, al fine di identificare le colture dell’area ed acquisire dati sulle pratiche alimentari. Con il ritrovamento del laboratorio saranno anche indispensabili per individuare il tipo di combustibile utilizzato nelle fornaci ed esplorare la presenza di coltivazioni di tabacco nel territorio circostante. Il progetto sul sito di Tell Zeyd si avvale della collaborazione del gruppo di Geomatica del dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio (DIATI) e di Architettura e Design (DAD) del Politecnico di Torino, che ha sperimentato metodi di documentazione 3D integrata a supporto delle indagini archeologiche (tecnologie topografiche e fotogrammetriche da drone). Attraverso l’utilizzo di droni equipaggiati di macchine fotografiche, è stato possibile acquisire blocchi di immagini fotogrammetriche sia nello spettro del visibile e non visibile che hanno permesso di realizzare modelli in 3D dell’intera area archeologica. Nel caso di strutture non certo monumentali come quelle che si prevede di intercettare a Tell Zeyd, la documentazione di dettaglio con restituzione in 3D dell’intero deposito scavato sono fondamentali per una efficace disseminazione dei risultati.

Ferrara. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo”, culmine delle celebrazioni Spina100: racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica

ferrara_archeologico_mostra.spina-etruisca_Ricostruzione-di-unabitazione-di-Spina_foto-università-zurigo

Ricostruzione di un’abitazione di Spina (foto università di zurigo)


comacchio_antica-spina-archeologica

Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

“L’impresa archeologica più importante nell’ambito dell’Italia settentrionale preromana”: così Nereo Alfieri, primo direttore del museo Archeologico di Ferrara, chiosò nel 1960 l’epica vicenda degli scavi di Spina, che andavano allora chiudendosi dopo una stagione assai intensa di scoperte e ritrovamenti, campagne di scavo e trafugamenti, clamore mediatico e partecipazione popolare. Nella tarda primavera del 1922, durante le bonifiche dei bacini lagunari attorno a Comacchio, tra operai al lavoro e trincee colme di acque di risalita, riemerse dall’oblio la ricca città portuale degli Etruschi fondata in prossimità del delta del Po alla fine del sesto secolo a.C., sommersa per secoli dalle acque dolci e dal fango e perduta alla conoscenza diretta degli uomini. Solo le fonti antiche e i poeti (Boccaccio e Carducci, per fare qualche nome) ne conservarono memoria fino a cento anni fa.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_locandina

Locandina della mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara dal 22 dicembre 2022 al 23 aprile 2023

 

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_osanna-sgarbi-cozzolino_1_foto-drm-emilia-romagna

Presentazione della mostra “Spina etrusca”: da sinistra, Massimo Osanna, Vittorio Sgarbi e Giorgio Cozzolino (foto drm-emilia-romagna)

Dopo un secolo dall’impresa archeologica, il museo Archeologico nazionale di Ferrara, diretto da Tiziano Trocchi, nato per Spina e inaugurato nel 1935, intende celebrare questa ricorrenza con una mostra ospitata nei saloni di Palazzo Costabili, che – inaugurata il 22 dicembre 2022 – rimarrà aperta al pubblico fino al 23 aprile 2023: “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo” (nel video, la presentazione ufficiale con Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura; Giorgio Cozzolino, direttore regionale Musei Emilia-Romagna; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Monica Miari, soprintendente ABAP-BO reggente; Cristina Ambrosini, responsabile Cultura della Regione Emilia-Romagna; Marco Gulinelli, assessore alla Cultura del Comune di Ferrara; Giuseppe Sassatelli, presidente dell’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici e presidente del comitato scientifico della mostra). La mostra racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica, porto dalla strategia aggressiva a controllo delle rotte verso occidente. La mostra rappresenta il culmine delle iniziative per le celebrazioni del centenario, coordinate dalla direzione generale Musei in stretta collaborazione con la direzione regionale Musei Emilia-Romagna e il museo Archeologico nazionale di Ferrara, d’intesa con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e per le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, con la partecipazione di Regione Emilia-Romagna, delle amministrazioni comunali di Ferrara e Comacchio e delle università di Ferrara, Bologna e Zurigo.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_allestimento_1_foto-drm-emilia-romagna

Allestimento della mostra “Spina etrusca” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)

L’allestimento sceglie di affidarsi in modo consistente al linguaggio delle tecnologie di ricostruzione dei paesaggi e dei contesti antichi per dare vita a una narrazione di forte suggestione. Al di là dell’indubbio splendore materico dei reperti esposti – con importanti prestiti dai principali musei archeologici italiani e prestigiosi materiali provenienti dal Metropolitan Museum of Art di New York, alla cui presenza in mostra ha contribuito anche la Regione Emilia-Romagna -, la mostra intende suggerire ai visitatori il significato del grande porto di Spina per gli Etruschi del V secolo a.C. e per i cittadini “mediterranei” del 2022.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_allestimento_3_foto-drm-emilia-romagna

Ceramiche esposte nella mostra “Spina etrusca: un grande porto del Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)

Col tragitto per mare dal Pireo fino al delta del Po, su imbarcazioni percorse da marinai, cariche di contenitori di vino e profumi, ricche di raffigurazioni mitiche ben note agli Etruschi, comincia il percorso espositivo, accompagnato dalle narrazioni mitologiche che ambientavano qui, alla foce dell’Eridano (antico nome del fiume Po), le tristi vicende di Fetonte e di Icaro, degli eroi greci civilizzatori per antonomasia, Diomede ed Eracle. Il profilo di Spina, per chi vi approdava dal mare, si mostrava coi dossi e le depressioni delle sue necropoli, ancora evocati nella rappresentazione delle carte geografiche del Salone d’Onore del museo, e dichiarava nelle scelte del rituale funebre la complessità della comunità che vi abitava.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_allestimento_6_foto-drm-emilia-romagna

Corredi dalla necropoli di Spina (foto drm-emilia-romagna)

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_bronzetto_foto-drm-emilia-romagna

Bronzetto esposto nella mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)

Gli spineti si facevano seppellire con ricchi corredi di materiali ceramici e bronzei di provenienza eterogenea, che evocavano analoghe scelte nel rituale condivise con le élites aristocratiche degli altri grandi centri etruschi della Penisola. È una rete complessa di echi, di rimandi, somiglianze ed evocazioni quelle che si dipana tra gli oggetti delle tombe da Spina e da Pisa, Adria o Cerveteri. Ma la vita quotidiana degli spineti si muoveva tra l’abitato, con le sue costanti esigenze di manutenzione e adattamento all’ambiente lagunare, e il porto, fulcro dell’attività commerciale ed economica della città e dei suoi dintorni. Mercanti, anfore e marinai, rumori di sartie e di magazzini, prezzi e contrattazioni in più lingue. Anche testimonianze di culto, per pregare e ringraziare di un viaggio pericoloso giunto a destinazione. Il richiamo all’attualità, evocata con discrezione per associazione di funzioni e significati, senza mai sottintendere confronti impossibili, invita il visitatore a immaginare la storia “organica” che sfugge ai metodi di ricerca della disciplina archeologica: gli uomini, i rumori, gli odori che dovevano seguire il percorso dei bellissimi capolavori di ceramica attica oggi esposti in museo. Due mari, Tirreno e Adriatico, due porti, e lo stesso privilegio: come ci tramandano Dionigi e Strabone, entrambe le città etrusche di Spina e Pyrgi (Cerveteri), a cui la mostra dedica un’intera sezione, ebbero l’onore di costruire un donario nel santuario panellenico di Delfi.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_ceramiche_foto-drm-emilia-romagna

Preziose ceramiche a figure rosse dagli scavi di Spina (foto drm-emilia-romagna)

L’incredibile mobilità che connota la comunità spinete si riflette nella pluralità delle provenienze degli oggetti delle necropoli e nella molteplicità culturale ed etnica della compagine cittadina, frequentata da persone che parlavano e scrivevano in lingue differenti. La mostra non trascura di raccontare anche di una mobilità più recente, che testimonia i fenomeni di dispersione del patrimonio emerso dalle valli di Spina in diversi musei italiani e stranieri. Il prestigioso prestito dei vasi del Metropolitan Museum of Art di New York si fa portavoce di questo racconto e porta luce sulla presenza internazionale di Spina in numerose esposizioni museali. Il viaggio per mare dalle coste della Grecia si conclude con un percorso che termina a Ferrara, nel momento della scoperta della necropoli di Valle Trebba e nella conseguente decisione di dar vita al Regio Museo di Spina, oggi Museo archeologico nazionale di Ferrara. La mostra che celebra a Ferrara il centenario della scoperta di Spina segue dopo quasi vent’anni l’ultima grande esposizione dedicata alla città etrusca e vuole narrare il volto di un centro nodale nei traffici mediterranei e adriatici di età classica.

ferrara_archeologico_mostra-spina-etrusca_hydria-etrusca_foto-drm-emilia-romagna

Hydria etrusca a figure nere del Pittore del Vaticano 238 dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto drm-emilia-romagna)

Nella seconda metà del 2023 la mostra “Spina etrusca” sarà ospitata dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ultima tappa del suo viaggio. “Un grande motivo di orgoglio”, commenta il direttore Valentino Nizzo, “di cui dobbiamo ringraziare la direzione regionale musei dell’Emilia Romagna e la Direzione generale Musei del MiC. Cercheremo di onorare adeguatamente l’impegno rendendo omaggio a Spina e a ciò che rappresenta nell’archeologia, nell’arte, nella storia e nel mito”.

Napoli. “Un re, una capitale, un presepe”: nella sala della Villa dei Papiri, al museo Archeologico nazionale, il presepe continuum dell’Associazione Presepistica Napoletana dedicato a Carlo III di Borbone e ai primi scavi di Ercolano e Pompei

napoli_mann_presepe-continuum-2022_gli-scavi-archeologici-borbonici_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra la Natività inserita nella cronaca dei primi scavi borbonici a Ercolano e Pompei (foto graziano tavan)

napoli_mann_presepe-continuum-2022_trasporto-beni-archeologici-a-portici_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra il trasporto delle antichità alla Reggia di Portici con la creazione del Museo Ercolanese (foto graziano tavan)

napoli_mann_presepe-continuum-2022_l'archeologia-e-il-piano-interventi-borbonico_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra il re Carlo di Borbone che sfoglia il volume sulle Antichità Ercolanesi e affronta il piano di rinnovamento del regno di Napoli (foto graziano tavan)

napoli_mann_presepe-continuum-2022_paolo-giiulierini_foto-graziano-tavan

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti al presepe continuum 2022 (foto graziano tavan)

Un re, una capitale, un presepe: un continuum con l’antico. Nella sala della collezione Villa dei Papiri, al museo Archeologico nazionale di Napoli, nelle festività si può ammirare il presepe che l’Associazione Presepistica Napoletana ha dedicato, quest’anno, a Carlo III di Borbone: la suggestiva installazione si divide in tre scene diverse, che narrano i primi ritrovamenti archeologici nelle città vesuviane del Settecento. L’allestimento non è un presepe bensì lo storytelling presepiale dei primi scavi a Ercolano e Pompei durante il regno di Carlo di Borbone e del riflesso che le riscoperte ebbero sui presepi allestiti a corte e nelle case della nobiltà napoletana della seconda metà del Settecento in poi. A raccontarlo le trasposizioni presepiali di pitture, bronzi e sculture scelti tra le collezioni del Mann. Capolavori che rivivono nelle scene e nelle figure senza tempo del presepe napoletano, a testimonianza dei valori identitari straordinari. A questi si affiancano i personaggi della storia e primi tra tutti Carlo di Borbone, con gli uomini e le donne che lo accompagnarono nell’avventura archeologica e non solo. Dall’erudizione antiquaria alla divulgazione scientifica, l’allestimento è un focus sul piano del rinnovamento che Carlo di Borbone volle attuare per il regno di Napoli a partire dalla Capitale e di cui l’archeologia e la pubblicazione dei ritrovamenti divennero uno dei cardini più importanti.

“Il Mann ha sempre creduto che le identità della città non fossero solo quelle antiche ma anche quelle più recenti”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_riproduzione-oggetti-dagli-scavi_2_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: riproduzione frammento affresco delle Villa dei Misteri di Pompei (foto graziano tavan)

“Una di queste è sicuramente il presepe attorno al quale si incontrano tutti i napoletani ma che è anche oggetto di visione e di ricerca da parte di turisti e da parte di interessati. Quest’anno abbiamo presentato una ricostruzione eccezionale dei momenti degli scavi di Carlo di Borbone tra Ercolano e Pompei, e in particolare la villa dei Papiri. Ci sono dettagli incredibili come il sovrano che sfoglia il primo volume delle Antichità di Ercolano; citazioni colte con personaggi che hanno la stessa raffigurazione delle statue della villa dei Papiri; ma soprattutto tante antichità che vengono portate in giro e vengono messe dentro le casse dai personaggi. Quindi è una storia nella storia senza scordarsi naturalmente che il simbolo del presepio è un simbolo di rinascita e di vita nuova per tutti”.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_lavandaie_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: le lavandaie, che si ispirano alle Danzatrici dalla villa dei Papiri di Ercolano (foto graziano tavan)

“Il progetto di quest’anno”, illustra per archeologiavocidalpassato.com Enzo Nicolella, direttore artistico dell’Associazione Presepistica Napoletana, “nasce da un’esigenza, quella di aver avuto come disponibilità la sala della villa dei Papiri per allestire il nostro presepe annuale qui all’interno del museo Archeologico, come facciamo dal 2018. I nostri allestimenti hanno sempre un taglio archeologico, quindi le opere, i capolavori delle collezioni museali diventano la naturale trasposizione presepiale di pastori. E quindi ecco che bronzi affreschi mosaici e anche marmi diventano delle figure presepiali che raccontano storie che sono anche diverse da quelle che vengono poi direttamente dai canoni evangelici e che sono piuttosto storie legate a quella che è stata l’evoluzione del presepe attraverso il riflesso di tutto quello che è il mondo dell’Archeologia, in particolare stando all’interno del Mann.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_pozzo-di-enzechetta_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: il pozzo di Enzechetta (foto graziano tavan)

“Quindi si parte in questo allestimento dal Pozzo di Enzechetta che viene visitato nel 1738 da Roque Joaquín de Alcubierre, che era un colonnello dell’esercito borbonico, che era stato – come è noto – incaricato di fare i rilievi per la realizzazione della villa di Portici. Il Pozzo di Enzechetta insieme a quello di Spinetta danno poi l’avvio ufficiale allo scavo sistematico di Ercolano.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_riproduzione-oggetti-dagli-scavi_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: riproduzione di vasellame, lucerne e bronzi dagli scavi di Ercolano e Pompei (foto graziano tavan)

“Noi abbiamo riprodotto affreschi, elementi di minuterie, oggetti in bronzo, le lucerne, e tutto il vasellame realizzato in scala minuziosamente rispetto a quello in originale, e tutto quello che era poi il riflesso di queste riscoperte sul presepe.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_famiglia-reale-in-visita-agli-scavi_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: la famiglia reale in visita agli scavi (foto graziano tavan)

“C’è la famiglia reale in visita agli scavi, ci sono i personaggi che hanno contribuito alla realizzazione del piano di rinnovamento di Carlo di Borbone che pone per il nuovo regno a partire dalla capitale e che inizialmente non prevedeva ci fosse questa avventura archeologica. E che divenne poi uno dei cardini più importanti del piano di rinnovamento di Carlo per dargli anche una grande visibilità sulle altre corti d’Europa.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_carlo-di-borbone-e-il-libro-delle-antichità-ercolanesi_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: re Carlo di Borbone visiona il primo tomo delle Antichità di Ercolano (foto graziano tavan)

“Quindi c’è la presentazione del primo tomo delle Antichità di Ercolano esposte e c’è l’originale esposto ovviamente in vetrina. Quindi c’è una trasposizione non solo delle statue ma anche del libro in questo caso.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_corridori_ed_ermes-a-riposo_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: un personaggio con le movenze dei Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano, che si vedono sullo sfondo (foto graziano tavan)

“Abbiamo i Corridori della sala della Villa dei Papiri che diventano dei mandriani, abbiamo l’Ermes a riposo che è anch’egli un mandriano.

napoli_mann_presepe-continuum-2022_san-giuseppe_e_la_madonna_foto-graziano-tavan

Presepe continuum 2022 al Mann: la Natività ispirata a personaggi raffigurati negli affreschi pompeiani (foto graziano tavan)

“Quindi la Donna diventa l’Afrodite, il San Giuseppe diventa il vecchio saggio della Scuola Ellenistica, la Stefania questa giovane fanciulla che fa visita al Bambino Gesù appena nato diventa la ninfa Peithò che accompagna l’Eros punito alla madre Afrodite. Quindi – conclude Enzo Nicolella – c’è un doppio riferimento alla cultura classica che nello stesso tempo poi diventa tradizione popolare napoletana”.

Udine. Al museo Archeologico al Castello apre la mostra “Dal centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’università di Udine nell’antica Assiria”

iraq_kurdistan_TERRA_DI_NINIVE_ritratto-sennacherib-a-khinis_foto-LoNAP

Il ritratto di Sennacherib in un rilievo rupestre assiro di Khinis nel Kurdistan iracheno (foto LoNAP)

udine_castello_mostra-dal-centro-dell-impero_locandina

Dal 17 dicembre 2022 al 30 aprile 2023, al Castello di Udine, la nuova mostra archeologica “Dal centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’università di Udine nell’antica Assiria” porterà i visitatori nel cuore dell’antica Assiria, il primo impero globale della storia. Le ricerche condotte dall’ateneo friulano nella Regione del Kurdistan in Iraq, nel cuore dell’Assiria (vedi Svelato giallo archeologico. In Kurdistan iracheno la missione dell’università di Udine ha scoperto il luogo della battaglia di Gaugamela (330 a.C.) dove Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III. Evento cruciale che fece nascere l’Ellenismo. Col progetto “Terre di Ninive” in sette anni mappati 1100 siti archeologici | archeologiavocidalpassato), e le straordinarie scoperte effettuate nelle pianure dell’alta Mesopotamia (vedi Dieci imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano Sennacherib e i grandi dei d’Assiria: è l’ultima grande scoperta della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok nel Kurdistan iracheno con il progetto Terre di Ninive. La presentazione dei risultati a Roma | archeologiavocidalpassato; Grandi dei e sovrani scolpiti nella roccia lungo un imponente canale d’irrigazione: la grande scoperta dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno illustrata a Roma. Il team di Daniele Morandi Bonacossi impegnato in una missione dove l’archeologia diventa strumento di cooperazione internazionale per la protezione del patrimonio culturale minacciato dell’Iraq | archeologiavocidalpassato) hanno contribuito a gettare luce su aspetti fino ad oggi poco o per nulla noti del processo formativo dell’impero assiro, consentendo di comprendere come l’élite imperiale abbia gestito l’organizzazione territoriale dell’Assiria attraverso la creazione di una vasta rete d’infrastrutture imperiali (vedi Svelato giallo archeologico. In Kurdistan iracheno la missione dell’università di Udine ha scoperto il luogo della battaglia di Gaugamela (330 a.C.) dove Alessandro Magno sconfisse il re persiano Dario III. Evento cruciale che fece nascere l’Ellenismo. Col progetto “Terre di Ninive” in sette anni mappati 1100 siti archeologici | archeologiavocidalpassato). La mostra presenterà al grande pubblico i risultati scientifici e le scoperte archeologiche più importanti effettuate dagli archeologi friulani durante questa ricerca attraverso un serrato e innovativo dialogo fra materiali documentari, reperti archeologici, immagini fotografiche e materiali multimediali che renderà concretamente comprensibili le scoperte presentate.

Bologna. Nella sede Sabap il pomeriggio di studi “POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani”: un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica

bologna_sabap_post-mortem_pomeriggio-di-studi_locandina“POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani” è l’interessante titolo del pomeriggio di studi promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento venerdì 16 dicembre 2022, dalle 15.30 alle 18.30, nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Sabap, in via IV Novembre 5 a Bologna. Evento gratuito senza necessità di prenotazione, ingresso consentito fino ad esaurimento posti. Per info: siriana.zucchini@cultura.gov.it; annalisa.capurso@cultura.gov.it. Sarà un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica. Gli interventi in programma affrontano il tema in senso diacronico, attraverso un approccio multidisciplinare, tenendo conto sia del dato archeologico sia di quello relativo alle evidenze “biologiche”.

bologna_cimitero-ebraico_veduta_parziale_area_ scavo_foto-coop-archeologia

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione all’incontro da parte di Monica Miari (SABAP BO, Funzionario delegato) e di Annalisa Capurso (SABAP BO), intervengono: Valeria Acconcia (ICA Istituto Centrale per l’Archeologia) e Paola Francesca Rossi (parco archeologico Ostia Antica – ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) su “Introduzione alle Linee Guida ICA-ICCD I resti scheletrici umani: dallo scavo, al laboratorio, al museo, 2022”. La pubblicazione è scaricabile sul sito dell’ICA: https://bit.ly/3PsP5gC. Monica Miari (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro e Teresa Nicolosi (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Elementi di ritualità nella manipolazione dei resti umani in età preistorica”; Vanessa Poli (SABAP BO) e Claudio Cavazzuti (Dipartimento di Storie Culture Civiltà, DiSCi – UNIBO) su “Alcuni rituali nelle necropoli ad incinerazione dell’età del Bronzo in Italia settentrionale”; Sara Campagnari (SABAP BO), Lisa Manzoli (archeologa e collaboratrice SABAP BO) e Michael Allen Beck De Lotto (Dipartimento Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica – UNIPD) su “Analisi preliminare dei rituali del sepolcreto di fase orientalizzante di Via Montello a Bologna”; Annalisa Capurso (SABAP BO) e Mirko Mattia e Marta Mondellini (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof – UNIMI) su “Una sepoltura multipla presso la chiesa di sant’Apollonio sulla rupe di Canossa”; Valentina Di Stefano (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Restituzione dei resti umani e ricomposizione della memoria di una comunità: il caso del cimitero ebraico medievale di Bologna”.

Ferrara. Nel centenario della scoperta di Spina e nel 150.mo della pubblicazione del CIL, incontro di studio “Il delta antico del Po: processi geo-ambientali e dinamiche insediative”

ferrara_il-delta-antico-del-po_locandina“Il delta antico del Po: processi geo-ambientali e dinamiche insediative”: incontro di studio organizzato da Società Dante Alighieri – Comitato di Ferrara Aps, in collaborazione con Centro internazionale di studi sulla storia e l’archeologia dell’Adriatico e università di Ferrara, in occasione del centenario della scoperta del sepolcreto di Spina di Valle Trebba e del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione del volume del Corpus inscriptionum Latinarum dedicato all’epigrafia dell’Italia settentrionale, siamo lieti di presentare, nell’ambito delle Seconde Giornate Internazionali di Studi “Ambiente e società antica. Temi e problemi di geografia storica padano-adriatica”. Appuntamento il 9 e 10 dicembre 2022, dalle 9 alle 18.30, in sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea, in via delle Scienze 17 a Ferrara. Partecipazione libera senza necessità di prenotazione, fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Venerdì 9 dicembre 2022, dalle 9 alle 18.30. SESSIONE DI APERTURA. Alle 9, saluti istituzionali: Roberto Perna, Francis Tassaux, in rappresentanza del Centro internazionale di studi sulla storia e l’archeologia dell’Adriatico, e Franco Cazzola, in rappresentanza della Deputazione provinciale ferrarese di Storia patria. Introduzione ai lavori: Alberto Andreoli su “Angela Donati e Giovanni Uggeri, due protagonisti della ricerca sull’antico delta padano”; Silvia Patitucci Uggeri, Giovanni Uggeri su “Spina tra Greci ed Etruschi, 1. Le ceramiche di produzione locale, Galatina (Le)”, Mario Congedo Editore, 2022, 468 pp. (intervento di Stella Patitucci). SESSIONE TEMATICA: “Il delta antico del Po: processi geo-ambientali e dinamiche insediative”. Alessandro Bondesan su “Cartografia numerica e moderni strumenti di rilevazione per un territorio in continuo cambiamento”; Claudio Balista, Marco Bruni su “Nuove ipotesi di lettura geo-archeologica del territorio deltizio padano tra l’età del Ferro e l’età romana, con particolare riferimento all’areale spinetico”; Stefano Cremonini su “Ficarolo: dati e riflessioni sull’area della rotta avulsiva del Po e l’attuale direttrice di flusso”. Alle 11.15, pausa. Marco Marchesini, Silvia Marvelli su “L’evoluzione del paesaggio vegetale nel delta del Po antico”; Ursula Thun Hohenstein su “Economia e ambiente nell’Età del Bronzo nella pianura veneta sud-occidentale: il contributo dell’archeozoologia”; Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Michele Cupitò, Wieke De Neef, Cristiano Nicosia, Vincenzo Tiné su “La Protostoria del Medio Polesine (Campestrin, Frattesina, Villamarzana). Stato dell’arte e nuove ricerche”. Alle 13.30-15, pranzo. Maurizio Harari su “Presenze greche ed etrusche nel Delta e storia dell’ambiente: qualche punto fermo cronologico”; Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, in collaborazione con C. Balista, R. Deiana, C. Nicosia, N. Martinelli su “Progetto San Basilio di Ariano nel Polesine. Primi risultati dalle ricerche 2019-2022”; Alberta Facchi, Maria Cristina Vallicelli, Federica Wiel Marin su “Adria etrusca tra idrografia e topografia: un aggiornamento”. Alle 16.40, pausa. Caterina Cornelio, Luigi Malnati, Lorenzo Zamboni su “L’individuazione e lo studio dell’abitato di Spina tra ricerca e tutela. Un bilancio e prospettive per il futuro”; Sara Campagnari, Claudio Negrelli su “Katà potamòn. Un arsenale navale sulla via per Spina”. Discussione.

Sabato 10 dicembre 2022, dalle 9 alle 12.30. SESSIONE TEMATICA: “Il delta antico del Po: processi geo-ambientali e dinamiche insediative”. Fede Berti, Mario Cesarano, Serena Querzoli su “Risalendo il Padovetere: questioni aperte e nuovi ritrovamenti”; Flavia Amato, Marco Bruni, Chiara Guarnieri su “La terra tra i fiumi: il comprensorio copparese in età antica”; Giovanna Montevecchi su “Ravenna. Spunti per una geografia del territorio antico”; Mauro Calzolari su “Nel retroterra del delta padano: l’Oltrepò Mantovano e la Bassa Modenese in età romana”. Alle 11.20, pausa. SESSIONE TEMATICA: “Epigrafia e geografia storica” (in ricordo di Angela Donati). Andrea Gaucci su “L’epigrafia etrusca nel quadro del popolamento e dei contesti di area padana”; Alberto Andreoli su “Il contributo dell’epigrafia allo studio della geografia storica dell’antico delta padano a centocinquant’anni dalla pubblicazione del quinto volume del CIL”. Discussione e conclusioni. Alle 13, pausa pranzo. Visita del museo Archeologico nazionale e del civico Lapidario di Ferrara.

Roma. Scoperte due “sepolture di fulmine” (fulgur conditum) nello scavo archeologico del cantiere della Stazione di Amba Aradam della linea C della metropolitana

roma_metro-C_sepoltura-del-fulmine_foto-ssabap-roma

Lo scavo archeologico di una “sepoltura di fulmine” (FVLGVR CONDITVM) scoperta nel cantiere della Stazione di Amba Aradam della linea C della metropolitana di Roma (foto ssabap-roma)

Quando un fulmine colpiva qualcosa sulla terra, campo, casa, statua o altro, i Greci gli Etruschi e poi i Romani decidevano che quel qualcosa doveva essere sepolto, quasi a seppellire il fulmine stesso, e chiamavano infatti quel luogo fulgor conditum, cioè fulmine sepolto. La sepoltura consisteva in una fossa riempita con gli oggetti colpiti dalla folgore, che doveva rimanere a cielo aperto, con una iscrizione che ne indicasse il contenuto (appunto, FVLGVR CONDITVM o anche solo F.C. o altre varianti). Il rituale era complesso e presieduto dal pontefice massimo, la più alta carica religiosa. Durante lo scavo archeologico per la realizzazione della Stazione di Amba Aradam della linea C della metropolitana di Roma sono stati rinvenuti esempi di sepoltura di fulmine. Entrambi databili al I secolo d.C., contenevano macerie di edifici e una piccola lastra di marmo con l’iscrizione Fulgur Conditum in un caso e Fulgor Conditum nell’altro. “Nel mondo antico”, spiega l’archeologa della soprintendenza speciale, Simona Morretta, “i fulmini sono segni degli dei. La comunità dei cittadini incarica l’interprete dei fulmini (aruspex fulguratior) di studiare il fulmine, interpretarlo (poteva essere un segnale positivo o negativo) e indicare la forma di espiazione (expiatio) per placare le divinità. La disciplina di cui l’aruspice dei fulmini doveva essere esperto prevedeva innumerevoli casi diversi. Le caratteristiche del fulmine da tenere in considerazione erano il colore, la forma, il punto cardinale di provenienza, l’ora dell’evento (diurna o notturna), variamente combinate fra loro, tutte descritte dettagliatamente nei perduti libri fulgurales etruschi, di cui restano alcuni brani riportati da scrittori romani (in particolare Seneca)”.

Mazara del Vallo (Tp). Scoperte tre ancore romane nel fondale antistante la città: costituiranno un punto di interesse per un nuovo itinerario culturale sommerso

mazara_soprintendenza-del-mare_ceppi-di-ancore-romane_foto-soprintendenza-del-mare

I ceppi di ancore romane rinvenuti sui fondali marini davanti a Mazara del Vallo (Tp) (foto regione siciliana)

Rinvenute sui fondali davanti a Mazara del Vallo tre ancore di epoca romana che non saranno rimosse, ma andranno a costituire un punto di interesse per un nuovo itinerario culturale sommerso. Un’operazione congiunta tra soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, Guardia Costiera di Mazara del Vallo e 3° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera di Messina, ha portato al rinvenimento di tre ancore romane nel fondale antistante la città di Mazara del Vallo (Tp). L’individuazione è avvenuta grazie alla segnalazione da parte di un subacqueo mazarese, Walter Marino e dai subacquei della Lega Navale di Mazara, nel corso di una immersione ricreativa. La tempestiva segnalazione al Comandante della Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo, C.F. (CP) Enrico Arena, ha attivato le procedure di verifica del sito.

mazara_soprintendenza-del-mare_scoperte-tre-ancore-romane_team-di-intervento_foto-soprintendenza-del-mare

Il team che ha partecipato all’operazione congiunta tra soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, Guardia Costiera di Mazara del Vallo e 3° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera di Messina (foto regione siciliana)

Nel corso dell’immersione, effettuata dai sommozzatori del Nucleo Subacqueo della Soprintendenza del Mare e del 3° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera, sono stati documentati e rilevati due grandi ceppi d’ancora in piombo, di epoca romana, e un’ancora in ferro in corso di identificazione. Il rilievo 3D effettuato nel corso dell’immersione, consentirà di eseguire i primi approfondimenti sulla consistenza del ritrovamento.  “Nei giorni scorsi”, dichiara il Comandante della Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, Enrico Arena, “è stato raggiunto un rilevante obiettivo di tutela dei beni archeologici presenti nelle acque di nostra giurisdizione, reso possibile dal tempestivo intervento di Capitaneria di Porto e soprintendenza del Mare, con la fattiva partecipazione di una locale associazione di diving e con la preziosa collaborazione del 3° Nucleo Subacquei della Guardia Costiera, componente specialistica del Corpo sempre più impegnata in campagne di scoperta e di valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso”.

mazara_soprintendenza-del-mare_ancora-in-ferro_foto-soprintendenza-del-mare

Mazara del Vallo (Tp): l’ancora in ferro in corso di identificazione (foto regione siciliana)

“Ancora una volta – dichiara il soprintendente del Mare Ferdinando Maurici – la sinergia tra la Capitaneria di Porto e la Soprintendenza del Mare con l’attiva partecipazione dei segnalatori, ha consentito la scoperta di un sito archeologico che presenta, alla luce delle informazioni fino ad ora acquisite, le potenzialità per rivelarsi un futuro itinerario culturale sommerso fruibile da appassionati subacquei e turisti. È questa un’opportunità per un territorio che tanto ha già dato all’archeologia subacquea siciliana e che presenta buone prospettive di sviluppo con un turismo subacqueo culturale”.

Padova. A Palazzo Zuckermann la conferenza “La porta de pedra cotta da Piazza dei Frutti: restauro e nuovo allestimento”: presentazione al pubblico del raro manufatto del XII secolo dopo un complesso restauro e visita guidata alla nuova sistemazione museale

padova_palazzo-zuckermann_presentazione-restauro-porta-de-pedra-cotta_locandinaMartedì 6 dicembre 2022, alle 17.30: “La porta de pedra cotta da Piazza dei Frutti: restauro e nuovo allestimento”, appuntamento a Padova a Palazzo Zuckermann, che ospita il museo delle Arti applicate e decorative e il museo Bottacin, per la presentazione al pubblico del nuovo allestimento della porta “de pedra cotta”, in collaborazione tra soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della città metropolitana di Venezia e delle province di Padova Venezia Treviso e musei civici di Padova. Partecipano Francesca Veronese, direttore musei civici di Padova; Fabrizio Magani, soprintendente; Elisabetta Gastaldi, conservatore museo d’Arte medioevale e moderna; Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa, Soprintendenza; Federica Santinon, funzionaria restauratrice, Soprintendenza. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È prevista una visita guidata al nuovo allestimento. Il manufatto, di grande rarità ed eccezionale interesse storico-archeologico, fu rinvenuto nel 1998/1999 in piazza dei Frutti a Padova durante scavi regolari per i lavori di ristrutturazione di un edifico storico, e sottoposto a un complesso recupero e a un accurato restauro nel Laboratorio della Soprintendenza. Sull’anta, costituita da una struttura in legno oggi scomparsa e da una rifodera in sesquipedali romani di reimpiego, sono ancora conservati i chiodi in ferro di fissaggio delle formelle, insieme al sistema di chiusura costituito dalla serratura, un lungo chiavistello e un battente ad anello, che sono stati oggetto di un ulteriore recente intervento conservativo. La porta è stata datata, grazie alla lettura stratigrafica e ad analisi specialistiche, al XII secolo.

Padova. Al Liviano giornata di studi dedicata al progetto “La Prima Fonderia di Padova Preromana. The earliest foundry of Pre-roman Padua. I primi risultati”. Ecco il programma

padova_liviamo_prima-fonderia-di-padova-preromana_giornata-di-studi_locandinaRiscoprire i gesti degli antichi vasai. È quanto si propone il progetto “La prima fonderia di Padova preromana” che comprende un sistematico approfondimento delle tecniche usate dai vasai che, nell’VIII secolo a.C., operavano nella prima Padova. Martedì 6 dicembre 2022, dalle 9.30, in sala Sartori, al Palazzo Liviano, in piazza Capitaniato 7 a Padova, appuntamento con la prima giornata di studi dedicata al progetto “La Prima Fonderia di Padova Preromana. The earliest foundry of Pre-roman Padua. I primi risultati”, occasione di scambio e dibattito sul tema. La giornata è promossa dal dipartimento Beni culturali dell’università di Padova (scuola di specializzazione in beni archeologici, corso di dottorato in storia, critica e conservazione dei beni culturali) ed è aperta a dottorandi, specializzandi, studenti e a tutti gli interessati.

padova_prima-fonderia-di-padova-preromana_valentina-famari_foto-dbc-unipd

Valentina Famari sta sperimentando al LASeRT del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova diverse tecniche per la costruzione dei vasi trovati nella fonderia di Padova preromana (foto dbc-unipd)

Ricco il programma. Alle 9.30, i saluti istituzionali di Massimo Vidale. Quindi prima sessione con chairman Giovanni Leonardi. Alle 10, Marco Pacciarelli su “La prima siderurgia nel Mediterraneo centrale”; 10.50, Michele Cupitò e David Vincenzutto su “Padova pre e protourbana: processi formativi, trasformativi e riconsiderazione del problema dell’estensione e della demografia dell’abitato”. Dopo la pausa caffè, alle 12 riprende Mauro Rottoli su “L’alimentazione vegetale nell’età del Ferro dell’Italia settentrionale tra tradizione e innovazione”; 12.30, Gilberto Artioli su “Archaeometric evaluation of metallurgical activities”. Nel pomeriggio, dopo la pausa pranzo, seconda sessione con chairman Silvia Paltineri. Alle 14.30, Paolo Michelini, Mariangela Ruta Serafini su “Lo scavo di tutela presso la Questura di Padova (Riviera Ruzante), 2000-2001”; 15, Vanessa Baratella su “Microscavo in laboratorio di una sequenza di strutture produttive di VIII sec. a.C. dall’ambiente artigianale del sito della Questura di Padova (Riviera Ruzante)”; Andrea Giunto e Francesca Adesso su “Le tante facce della ceramica: analisi delle tecniche di realizzazione del vespaio fittile e ricostruzione 3D dei suoi vasi”; 16.10, Sofia Manfrin su “Il campione archeozoologico del sito della Questura di Padova (Riviera Ruzante)”; 16.40, Elena Mercedes Pérez Monserrat e Lara Maritan su “Analisi archeometriche della ceramica del sito della Questura di Padova (Riviera Ruzante)”; 17, Valentina Famari su “Repliche sperimentali del vaso del sole”.