Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Il Ninfeo e il grottino del Ninfeo: architettura e astrologia a Villa Giulia” con Mafalda Risoluti, secondo appuntamento del ciclo “Il trionfo dell’acqua: il Ninfeo di Villa Giulia”
Sabato 9 agosto 2025, alle 11, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, secondo appuntamento del ciclo “Il trionfo dell’acqua: il ninfeo di Villa Giulia”, dedicato al cuore delicato di Villa Giulia: il Ninfeo. La visita guidata “Il Ninfeo e il grottino del Ninfeo: architettura e astrologia a Villa Giulia” proposta da Mafalda Risoluti condurrà i partecipanti alla scoperta dei dettagli di questo luogo affascinante e senza tempo che, dopo il restauro, è tornato a risplendere. La visita guidata è compresa nel biglietto del Museo. Per partecipare è necessario prenotarsi all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Sarà possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo, salvo disponibilità. Il Ninfeo è il luogo caro a papa Giulio III, destinato ad accogliere e sorprendere i suoi ospiti al riparo dalla calura estiva, grazie agli spettacolari giochi d’acqua alimentati dal celebre acquedotto Vergine. Per il Ninfeo, Bartolomeo Ammannati immagina e realizza un ambiente scenografico, un teatro delle acque articolato su tre livelli e ornato di stucchi, marmi policromi e numerosissime statue, come quelle posizionate al livello intermedio, entro due grandi nicchie simmetriche, che sono le personificazioni di due fiumi, il Tevere e l’Arno. Al piano inferiore invece, testimonianza della raffinata cultura del Cinquecento, troviamo le figure sinuose e incantevoli delle Cariatidi, a sorreggere la balconata in travertino. Dal livello intermedio si accede alla Sala dello Zodiaco (nelle fonti denominata grottino del Ninfeo), un ambiente dalla volta affrescata che sviluppa un tema molto di moda nel Cinquecento: l’astrologia. Troviamo infatti la rappresentazione dei segni zodiacali e raffigurazioni che rimandano al ciclo delle Stagioni e del Giorno e della Notte, il tutto inserito in una raffinata cornice con motivi naturalistici e grottesche.
Ancona. Nei venerdì e sabato di agosto visiate guidate all’anfiteatro romano e ai resti archeologici degli edifici vicini
Anche per il mese di agosto 2025 sarà possibile visitare l’anfiteatro romano di Ancona e scoprire la lunga storia di quest’area del centro storico. Si potranno scoprire i resti archeologici di edifici vicino all’anfiteatro, visibili da via Pio II: si tratta dei balnea, le terme romane realizzate nel I secolo a.C., connesse e intrecciate alla struttura dell’anfiteatro, un caso davvero raro per il mondo romano. L’Anfiteatro romano di Ancona, che racconta la storia della città dall’età ellenistica ai giorni nostri, dalle terme romane al camminamento di marcia-ronda dell’ex carcere, è visitabile con guida il venerdì e il sabato, con partenza dal museo Archeologico nazionale delle Marche (via G. Ferretti, 6). Il venerdì visite guidate alle 14.30, 15.30, 16.30; il sabato visite guidate alle 17.30, 18.30, 19.30. Biglietti acquistabili alla biglietteria MAN Marche, fino a 15 minuti prima della partenza della visita. Biglietto intero (adulti) Anfiteatro + MAN Marche: 8 euro (con possibilità di visita al museo anche nel giorno successivo all’acquisto). Biglietto ridotto (18-25 anni): 2 euro. Gratuito per minorenni e categorie di legge. Posti limitati, info e prenotazioni al numero 071.202602.

Terme romane di Ancona: il pavimento del frigidarium con con l’iscrizione di dedica a Publio Hortorio Scauro (foto man-marche)
Balnea. I diversi spazi termali lasciano intuire le funzioni delle sale. Fra queste il grande frigidarium, pavimentato a mosaico bianco e nero con iscrizione di dedica a Publio Hortorio Scauro, che fece realizzare queste terme. In questa sala l’acqua fredda tracimava da una vasca (labrum), che doveva essere posizionata dove il pavimento è realizzato con lastre di trachite, una pietra vulcanica utilizzata ingegnosamente per un effetto antiscivolo.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la visita guidata “Altorilievo di Pyrgi: dialogo tra arte e scienza” con Roberta Mingione secondo appuntamento di “Agosto all’ETRU”
Venerdì 8 agosto 2025, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, per “Agosto all’Etru”, “Altorilievo di Pyrgi: dialogo tra arte e scienza” con Roberta Mingione, secondo appuntamento guidato e gratuito alla scoperta delle collezioni del Museo. La visita proposta da Roberta Mingione si concentrerà su un’opera identitaria del Museo: l’altorilievo di Pyrgi. Si tratta della decorazione frontonale del tempio A di Pyrgi che molti studiosi ritengono fosse consacrato alla dea Leucotea, la “dea bianca”, dai Romani assimilata a Mater Matuta, dea profondamente legata ai riti di passaggio e transizione, come la nascita e l’aurora. Il mito raffigurato è quello dei “Sette contro Tebe” e racconta la contesa per il trono di Tebe da parte dei due gemelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo. I due avrebbero dovuto alternarsi nel regnare, ma Eteocle non restituisce il regno al fratello e Polinice insieme a sette eroi attacca Tebe. Il visitatore sarà accompagnato a scoprire il legame tra espressione artistica e percezione estetica del manufatto. Ci interrogheremo sull’impatto emotivo di quest’opera, sulla percezione e gli stimoli che essa può generare nel visitatore e che vanno ben oltre la sua manifestazione artistica. La visita è compresa nel biglietto del Museo. Per partecipare è necessario prenotarsi all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Sarà possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo, salvo disponibilità.
Aquileia (Ud). “4.600 spettatori in piazza e 23.223 utenti unici da 13 Paesi in diretta streaming”: il presidente di Fondazione Aquileia dà i numeri della XVI edizione dell’Aquileia Film Festival. “L’AFF si conferma uno degli appuntamenti più attesi della programmazione culturale di Aquileia e dell’intero Friuli Venezia Giulia”

Aquileia Film Festival: suggestiva panoramica di piazza Capitolo gremita vista da drone (foto n.oleotto / fondazione aquileia)
Con la serata che ha visto protagonista Altan e con uno straordinario successo di pubblico in piazza e in streaming la XVI edizione dell’Aquileia Film Festival, “Strati di memoria”, la rassegna di cinema arte e archeologia, che ha animato Aquileia per 6 serate, con 9 film e 12 ospiti delle conversazioni, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva, Firenze Archeofilm con il sostegno di PromoTurismoFvg e di Cassa Rurale Fvg. E a dare i numeri che danno la misura di questo successo è lo stesso presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo.

Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, con Francesco Tullio Altan (foto n. oleotto / fondazione aquileia)
“La splendida piazza Capitolo con la Basilica dei Patriarchi illuminata scenograficamente per l’occasione sono state il palcoscenico naturale di un’edizione che ha visto una straordinaria partecipazione”, sottolinea Corciulo, “quasi tutti esauriti, spesso già in fase di prenotazione, ogni sera gli 800 posti a sedere in piazza per un totale di 4600 persone in presenza e 23.223 utenti unici collegati in diretta streaming dall’Italia e dall’estero (Italia, Francia, Belgio, Croazia, Inghilterra, Stati Uniti, Svizzera, Austria, Germania, Canada, Sud Africa, Thailandia, Argentina). Il 15% del pubblico in piazza appartiene alla fascia d’età 35-54, il 58% circa è over 55. Circa il 73% proviene dal Friuli Venezia Giulia, di cui poco meno della metà dalla provincia di Udine. Altre presenze dal Veneto, Lombardia e Lazio. L’Aquileia Film festival si conferma – continua Corciulo – uno degli appuntamenti più attesi della programmazione culturale di Aquileia e dell’intero Friuli Venezia Giulia. Un evento che unisce cinema, conoscenza e comunità e che ogni anno diventa occasione per riflettere sul valore della memoria come ponte tra passato e presente. Questa edizione è stata pensata per essere accessibile a tutti grazie a film sottotitolati, audiodescrizioni e trascrizioni in tempo reale delle conversazioni, permettendo a un pubblico sempre più ampio di partecipare e sentirsi coinvolto”.
Anche sul web e sui social il festival è stato molto seguito: il sito internet della Fondazione Aquileia ha avuto un incremento di utenti del 21.7% nell’ultimo trimestre con 21.2% di nuovi utenti concentrati prevalentemente a cavallo di luglio e agosto nelle giornate del Festival. Sui social il pubblico risulta essere al 60% circa declinato al femminile con 77.000 utenti raggiunti nell’ultimo mese su Facebook, un incremento del 33% delle visite alla pagina. “La prossima edizione – annuncia Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia – si terrà dal 28 luglio al 4 agosto 2026”.
Trento. “Un giro al Sas al tempo dei Romani”, visita guidata a ritroso nel tempo per conoscere i segreti dell’antica Tridentum
Giovedì 7 agosto 2025, alle 15.30, “Un giro al Sas al tempo dei Romani”, una visita guidata a ritroso nel tempo per conoscere i segreti dell’antica Tridentum. Il ritrovo è allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas in piazza C. Battisti a Trento. Partecipazione 3 euro previa prenotazione al numero di tel. 0461230171 entro le 13 del 7 agosto. La quota non comprende il biglietto d’ingresso ai siti.
Il percorso invita a scoprire i segreti dell’antica città romana camminando sui basoli del decumano minore che attraversava la città da Est a Ovest. Si potranno ammirare i raffinati mosaici dell’atrio e del triclinium di una ricca domus e scoprire le abitudini alimentari di chi viveva in Trentino duemila anni fa. La visita prosegue all’area archeologica di Palazzo Lodron dove si potrà ammirare un’antica vineria, vedere le mura meridionali della città e quanto è rimasto di una torre. Il percorso termina alla Villa romana di Orfeo, una ricca abitazione situata all’esterno della cinta muraria. Qui in un allestimento affascinante e suggestivo si potrà vedere lo straordinario mosaico pavimentale che raffigura il mitico cantore, oltre a numerosi vani, fra cui un impianto termale con lo spogliatoio e la stanza per il bagno caldo.
Tarquinia (Vt). Al parco Palombini “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi Romani Francescani e Templari” con Mario Mazzoli e Massimo D’Alessandro, ultimo incontro della rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS)
Giovedì 7 agosto 2025, alle 21.30, al Parco Palombini in via della Ripa 25 a Tarquinia (Vt), per la rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), l’incontro “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi, Romani, Francescani e Templari”, l’ultimo appuntamento per quest’anno, dedicato ad un altro santuario con culti legati alle acque, anzi il più importante santuario d’Etruria: il Fanum Voltumnae. Saranno ospiti due tecnici della Asso (Archeologia Subacquea, Speleologia, Speleologia), Mario Mazzoli, direttore generale, e Massimo D’Alessandro, regista e filmmaker. Parleranno del contesto e presenteranno il film pluripremiato “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”. A fine serata si chiuderà in bellezza quest’ultimo ciclo di conferenze con l’Azienda vitivinicola Terre Giorgini Santa Maria, l’Oleificio Olitar dei fratelli Scibilia, la chef e foodblogger Vittoria Tassoni.
I capienti depositi di Campo della Fiera, sito riconosciuto come sede del Fanum Voltumnae, santuario della confederazione etrusca dove periodicamente di riunivano i rappresentanti della dodecapoli, studiato da più di vent’anni dalla professoressa Simonetta Stopponi, sono stati ulteriormente affollati di reperti provenienti da questo pozzo che si datano dal VI sec. a.C. fino a centinaia di maioliche databili tra il XIII e il XV secolo, con i loro smalti ancora risplendenti, indagate con rigoroso metodo stratigrafico. Un vero e proprio “tesoro” di oggetti e di conoscenze, rinvenuto grazie a un gran lavoro di squadra che, proprio alla fine, ha voluto riservare un’altra grande sorpresa…
Pompei. Dai reperti organici nuovi dati sulla gestione e sfruttamento delle risorse animali (allevamento di pecore, capre e suini, pesci) e vegetali (coltivazione di cereali e legumi) per l’alimentazione degli antichi pompeiani: i risultati pubblicati dello studio sulla rivista Scientific Reports

Cacciagione e risorse ittiche: dettaglio di un affresco della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Come erano allevati pecore, capre e suini, ma anche come erano sfruttate le risorse acquatiche e coltivati i cereali e i legumi nell’antica Pompei. Lo studio di diversi prodotti che erano alla base dell’alimentazione della popolazione della città di Pompei, ma anche delle pratiche di coltivazione e gestione delle risorse alimentari, è oggetto di analisi dettagliate condotte nell’ambito della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate “Annamaria Ciarallo” del parco archeologico di Pompei e il Laboratorio DistaBiF dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, con il significativo apporto scientifico dell’università La Sapienza di Roma e il dipartimento di Archeologia dell’università di York. I risultati di questa ricerca sono riportati nell’articolo Open Access appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports “Variabilità isotopica basale in piante e animali e implicazioni per la ricostruzione della dieta umana nel I secolo d.C. Pompei”, pubblicato il 3 agosto 2025, con contributi di Silvia Soncin, Valeria Amoretti, Chiara Comegna, Chiara Assunta Corbino, Noemi Mantile, Simona Altieri, Maria Rosa Di Cicco, Valentina Giacometti, Jan Bakker, Marina Caso, Angela Trentacoste, Steven Ellis, Maria Anna Tafuri, Gabriel Zuchtriegel, Oliver Edward Craig, Carmine Lubritto (vedi https://www.nature.com/articles/s41598-025-12156-7).
“La ricerca continua anche dopo lo scavo; anzi, come mostra questo studio, un attento esame di testimonianze portate alla luce anche tempo fa, grazie all’uso di analisi e metodologie nuove, ci apre interi orizzonti di cui prima non avevamo idea”, sottolinea il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Se un terzo della città antica di Pompei è ancora non scavato, la mole di dati potenzialmente ricavabile da analisi come queste non è nemmeno quantificabile, perché dipende dal progresso tecnologico e metodologico in corso. Sicuramente investiremo ancora nello studio dei resti umani e dei materiali organici a Pompei che riservono ancora molti segreti da svelare”.

Animali domestici e selvatici: dettaglio di un affresco della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Mentre Pompei ha a lungo catturato l’immaginazione con la sua storia e la sua tragica fine”, scrivono gli autori nell’abstract del loro studio, “gli sforzi recenti si sono spostati verso la scoperta degli stili di vita quotidiana. Il nostro studio cerca di esplorare le pratiche agricole e di allevamento a Pompei, con l’obiettivo di esplorare la variabilità isotopica di diverse categorie di alimenti disponibili per i Romani all’interno di questa istantanea, scenario unico. A tal fine, utilizziamo l’analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto di piante e animali. I nostri risultati suggeriscono una diversità di pratiche, con variazioni isotopiche di carbonio in cereali e leguminose che indicano l’utilizzo di una maggiore varietà di tecniche colturali rispetto alle colture arboree. Evidenziamo i diversi regimi di gestione utilizzati per le diverse specie animali – continuano – e scopriamo uno spettro di ambienti acquatici, indicativi della diversità delle pratiche di pesca. Questi risultati forniscono un supporto diretto alle prove archeologiche e alle interpretazioni testuali dei sistemi alimentari romani a Pompei. Tuttavia, il nostro set di dati rivela anche i limiti degli approcci isotopici di massa nel rilevare questa diversità alimentare quando lo usiamo per interpretare la dieta umana locale attraverso modelli di miscelazione. Al contempo, i nostri risultati mostrano che una linea di base isotopica ampia e ben contestualizzata può aiutarci a comprendere gli antichi sistemi alimentari, rivelando anche le sfide per districare la complessità della dieta utilizzando solo i dati sugli isotopi stabili di massa”.
La ricerca riguarda le risorse alimentari di Pompei, partendo da una base scientifica – analisi degli isotopi (atomi che hanno numero atomico, ma massa atomica diversa) del carbonio e dell’azoto – al fine di indagare la dieta degli antichi pompeiani, l’accesso alle risorse vegetali e animali, le pratiche di agricoltura e allevamento. Pochi sono i siti archeologici che costantemente restituiscono una tale quantità e varietà di reperti organici come nel caso di Pompei. Dunque oltre alle informazioni che emergono circa l’alimentazione dei pompeiani, questo studio fornisce anche utili dati circa la diversificazione delle tecniche di allevamento e produzione delle specie animali e vegetali. Le conclusioni, che rimandano a un approfondimento scientifico relativo alla dieta degli esseri umani e degli stessi animali, evidenziano un apporto alimentare estremamente variabile nei suini, oltre a differenti pratiche di allevamento per capre e pecore. Le ricerche riguardano anche il consumo di legumi e cereali, alla base dell’alimentazione della popolazione della città. Si conferma inoltre la presenza nella dieta di risorse marine variegate, attestate nelle fonti letterarie, che riportano l’evidenza di uno sfruttamento intensivo delle risorse acquatiche. La dieta dei pompeiani e tali linee di ricerca sono già state oggetto di approfondimento nell’ambito della mostra “l’Altra Pompei” tenutasi nella Palestra Grande di Pompei (dicembre 2023 – dicembre 2024):
“La nostra analisi dei resti botanici e faunistici di Pompei e dintorni”, concludono gli autori dello studio, “fornisce una visione nuova e diretta delle pratiche agricole e di gestione animale prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I nostri dati isotopici suggeriscono varie condizioni di crescita di carbonio in cereali e legumi, comprendenti eventualmente materiale di importazione, come ipotizzato dagli studiosi dell’economia romana. Le differenze tra lenticchie e fave suggeriscono che sono state acquistate e coltivate in condizioni diverse, allineandosi con le osservazioni archeobotaniche e offrendo un supporto diretto. L’analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto informa anche sulle pratiche di allevamento: i suini probabilmente ricevevano una dieta varia, mentre gli ovini e i bovini erano probabilmente allevati in pascoli diversi e foraggiati distintamente dalle capre. I polli, in modo unico, mostrano un segnale coerente del consumo di piante indicando un sistema di approvvigionamento distinto dagli altri animali. I pesci presentano una vasta gamma di variazioni di carbonio e azoto, valori indicativi di vari ambienti e comportamenti acquatici, coerenti con le evidenze archeologiche e letterarie dello sfruttamento intensivo delle risorse acquatiche nell’area”.
Roma. I lavori per la Metro C in piazza Venezia rivelano una stratigrafia che consente di indagare la topografia del centro di Roma dall’età repubblicana al Novecento. La soprintendente Daniela Porro: “Ancora una volta la costruzione di una stazione della metropolitana ci fa riscoprire il passato della nostra città”
Ancora una volta l’opera della Metro C diventa un cantiere di archeologia: piazza Venezia restituisce un palinsesto complesso che consente di indagare la topografia del centro di Roma; una straordinaria stratigrafia che tramanda edifici risalenti al periodo tardo repubblicano, residenze di età imperiale, strutture medievali e quello che resta dei palazzi moderni abbattuti tra Ottocento e Novecento. L’intervento condotto sotto la direzione scientifica della soprintendenza speciale di Roma procede in piena sinergia con Metro C e Roma Metropolitane senza ritardi rispetto ai tempi previsti. I rinvenimenti di questa estate 2025 sono ancora oggetto di indagine e di studio da parte degli archeologi coordinati dalla responsabile scientifica dello scavo Marta Baumgartner.
“Ancora una volta la costruzione di una stazione della metropolitana ci fa riscoprire il passato della nostra città”, spiega Daniela Porro, soprintendente speciale. “È nel sontuoso palinsesto di varie epoche che torna sotto i nostri occhi e dovrà essere valorizzato al meglio nella futura stazione che risiede il grande fascino di questo scavo, che la Soprintendenza sta conducendo all’interno dei lavori per la realizzazione della Linea C, commissionati da Roma Metropolitane, per conto di Roma Capitale e realizzati dalla società Metro C, guidata da Webuild e Vianini Lavori”.
Arona (No). All’archeomuseo “Khaled al-Asaad” la conferenza “Alle origini di una bevanda di successo: la birra nella storia” con Cristiano Brandolini, terzo appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate”
Cosa c’è di meglio di una bella birra fresca in una calda giornata d’estate! Ma chi ha inventato la birra? Con quali ingredienti era fatta in origine? Quando e in quali culture avremmo potuto bere un bel boccale di birra? Se ne parla mercoledì 6 agosto 2025, alle 21, all’archeomuseo “Khaled al-Asaad” di Arona (No), nella conferenza “Alle origini di una bevanda di successo: la birra nella storia” con Cristiano Brandolini, conservatore del civico museo Archeologico e Paleontologico di Arsago Seprio (Va), terzo appuntamento del ciclo “Archeo-Vita, 5 sere di mezza estate per scoprire abiti, reperti e bevande dal profondo del tempo” nell’ambito della rassegna biennale “Viaggi nel tempo e nello spazio in una sera di mezza estate” realizzata con il contributo del ministero del Turismo – Fondo, nell’ambito del progetto Palafitte Unesco, in favore dei Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica, nei cui territori sono ubicati siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità.



















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