archivio | Roma e Italia RSS per la sezione

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentazione del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova con Scatola Cultura. Ecco il programma

Una nuova risorsa digitale per un turismo culturale sostenibile e di comunità nel territorio rodigino. È la piattaforma Patricom che sarà presentata domenica 16 novembre 2025, alle 16.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria, in via Badini 59 ad Adria (Ro), nell’ambito del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova in partenariato con l’impresa culturale Scatola Cultura. Il programma: I LUOGHI DEL CINEMA NEL POLESINE, nuove narrazioni per un turismo sostenibile. Presentazione pubblica dei testi e delle videointerviste sul cinema del Polesine realizzati nell’ambito della ricerca. A cura di Giulia Lavarone, Farah Polato e Martina Nisticò, con la collaborazione del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria. ARCHEOVENETO, il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto. Presentazione pubblica del portale web dedicato al patrimonio archeologico regionale, con particolare riferimento alla provincia di Rovigo. A cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto e Vittoria Scaroni, con la collaborazione della Regione del Veneto, la direzione regionale Musei nazionali del Veneto e le soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio con sede a Padova Verona e Venezia. Interverrà all’incontro Stefania Paiola, in rappresentanza dell’impresa culturale Scatola Cultura. Alle 18 verrà offerto un piccolo rinfresco a tutti i presenti. Sono invitati a partecipare tutti gli interessati.

Carsulae (Tr). Festa della Spremitura con rievocazioni storiche, banchi didattici e il convegno “Olio. Dall’antichità al contemporaneo: storie di produzione”. E presentazione del libro “Oleum. Storia e Archeologia dell’olio e dell’ulivo” di Martina Tapinassi

“Festa della spremitura” all’area archeologica di Carsulae (Tr), domenica 16 novembre 2025, dalle 10.30 alle 16.30, per una giornata ricca di eventi tra rievocazioni storiche, banchi didattici e il convegno “Olio. Dall’antichità al contemporaneo: storie di produzione” presso la chiesa dei Santi Cosma e Damiano dalle 10.30 alle 13. L’iniziativa è a cura dell’associazione culturale Ocriculum, con il contributo di Fondazione Carit e in collaborazione con i Musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei nazionali Umbria, il Comune di Terni e la Cooperativa L’Orologio. Evento gratuito con ingresso all’area archeologica a pagamento secondo la tariffazione ordinaria. Programma del convegno: alle 10.30, i saluti istituzionali; 11, Giuseppe Nocca, “La tecnologia olearia ieri e oggi, tra sentimentalismo e nutrizione”; 11.40, Fabrizio Frezza, “Le moderne tecniche di raccolta, molitura ed estrazione dell’olio”; 12.20, presentazione del libro “Oleum. Storia e Archeologia dell’olio e dell’ulivo” di Martina Tapinassi, a cura di Giuseppe Nocca, coautore. Modera Silvia Casciarri, direttore dell’area archeologica di Carsulae.

Copertina del libro “Oleum. Storia e Archeologia dell’olio e dell’ulivo” di Martina Tapinassi

OLEUM. Storia e Archeologia dell’olio e dell’ulivo (Arbor Sapientiae editore). La lunga storia dell’olio d’oliva raccontata attraverso le fonti scritte e le testimonianze materiali. L’autrice ricostruisce il ruolo fondamentale dell’olio nella vita quotidiana, nella cucina, nei commerci, nella medicina e nella sfera rituale delle grandi civiltà del Mediterraneo. La storia e l’archeologia del cibo si intrecciano restituendo un’immagine complessa e affascinante di quello che per millenni è stato molto più di un semplice condimento: un vero protagonista della cultura materiale e dell’identità mediterranea. Un saggio pensato per chi voglia capire come il passato lasci ancora tracce tangibili nei gesti quotidiani della nostra tavola.

Firenze. Il museo Archeologico nazionale, a pochi giorni dall’apertura al pubblico della nuova sala della Chimera, svela il progetto dell’allestimento che restituisce alla scultura etrusca la sua centralità. Noferi, curatrice del MAF, ricorda i vari allestimenti riservati alla Chimera fin dalla sua scoperta, nel 1553

La Chimera di Arezzo, scultura etrusca del IV sec. a.C., uno dei simboli del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Mercoledì 19 novembre 2025, alle 18, al museo Archeologico nazionale di Firenze apre al pubblico la nuova Sala della Chimera, a conclusione del progetto di allestimento che restituisce alla scultura etrusca la sua centralità e ridefinisce l’intero spazio espositivo. E per la Chimera di Arezzo si apre un nuovo capitolo. Simbolo delle collezioni medicee, esposta in una suggestiva sala interamente rinnovata, sarà ora di nuovo offerta alla pubblica fruizione, dopo un accurato intervento di conservazione insieme a tre bronzetti etruschi raccolti nel 1553 nello stesso contesto di ritrovamento (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale apre la nuova sala della Chimera, simbolo del Maf, primo intervento del più ampio progetto di valorizzazione e riallestimento del museo. Il direttore Maras spiega il mito e il ritrovamento della Chimera, e la restauratrice Basilissi il suo restauro | archeologiavocidalpassato).

L’allestimento completamente ripensato restituisce alla sala la sua unitarietà architettonica e una nuova centralità visiva. Il progetto realizzato dallo studio Guicciardini&Magni, che comprende un sapiente disegno di luci firmato dallo studio Iarussi, e supervisionato dagli architetti Luca Gullì, Luciana Linzalone e Francesca Bacci, della direzione regionale Musei nazionali della Toscana, nasce dall’idea di creare un dialogo continuo tra opera, spazio e luce. Un allestimento ambizioso che fonde rigore museografico e sensibilità progettuale per un nuovo modo di incontrare la Chimera. Tutto parte da un gesto semplice e potente: collocare la Chimera al centro. Da qui si sviluppa un impianto espositivo che guida la fruizione in modo circolare immersivo: la base come fulcro geometrico, la vetrina e la panca come elementi di continuità ed equilibrio, il tendaggio come filtro scenografico che accoglie e accompagna lo sguardo, e infine il restauro dei pavimenti ottocenteschi, decorazioni e impianti, che restituisce alla sala la sua coerenza originaria.

La Chimera di Arezzo esposta al museo Archeologico nazionale di Firenze prima del restauro in corso (foto maf)

Dalle collezioni medicee alle sale del museo Archeologico nazionale di Firenze, la Chimera, fin dal suo ritrovamento, è stata protagonista di mostre ed esposizioni quale simbolo dell’arte etrusca per eccellenza. In attesa di ammirare la nuova sala che la custodirà, Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze, ripercorre le tappe principali degli allestimenti di cui è stata protagonista.

Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

“La Chimera di Arezzo è da sempre, fin dalla sua scoperta, nel 1553, parte delle collezioni fiorentine”, spiega Noferi. “È stata nelle collezioni di Cosimo I il quale addirittura l’aveva posizionata nel suo studiolo e se ne occupava personalmente. È stata poi nella sala di Leone X, e dal 1718 è confluita nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Dal 1870 è stata esposta nel primo nucleo del museo Archeologico di Firenze. E successivamente, dalla fine degli anni ’70 dell’Ottocento nel Palazzo della Crocetta. Basti dire che la Chimera di Arezzo è il numero 1 dell’inventario degli oggetti del Museo. Fa parte del nucleo originario insieme ad altri due grandi bronzi sempre delle collezioni medicee: la Minerva d’Arezzo, che adesso è esposta al secondo piano, e l’Arringatore. È stata esposta per gran parte della sua storia all’interno del museo – continua Noferi -, proprio nel corridoio dei bronzi dove ci sono ancora le vetrine che fanno parte dell’antica esposizione, come fu voluta da Luigi Adriano Milani alla fine dell’Ottocento. Ed è stata anche protagonista di diverse mostre sui Medici, quindi sulle collezioni medicee e fiorentine per eccellenza, sia all’interno del museo nel 1992, per l’anniversario della morte di Lorenzo il Magnifico, per le commemorazioni, sia in altre esposizioni, in cui la Chimera è tornata a Palazzo Vecchio perché faceva parte proprio del Comune di Firenze e simbolo di Firenze. nell’ultima fase della sua vita espositiva era esposta dietro questa porta, insieme all’Arringatore, altro grande numero dei bronzi medicei delle nostre collezioni, e dietro questa porta tra poco sarà possibile vederla nella sua nuova veste e nella sua nuova esposizione. E questa sala – conclude – sarà dedicata tutta a lei”.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale visita guidata “Alla scoperta di Adria antica”

Sabato 15 novembre 2025, alle 15 e alle 17. Visita guidata “Alla scoperta di Adria antica” a cura dello staff del museo. Evento ricorrente ogni terzo sabato del mese. Attività compresa nel costo dell’ingresso, gratuito per gli abbonati. Prenotazione: 0426 21612; drm-ven.museoadria@cultura.gov.it

Roma. Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, ospita per la prima volta una mostra: “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione del card. Albani

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, il Palazzo Nuovo dei musei Capitolini a Roma ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”. Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea. Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection, saranno in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. La mostra, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger, dal sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è a cura di Sylvain Roca, con uno straordinario contributo creativo del Maestro Dante Ferretti.

Diadema, Cartier Paris, in platino, diamanti, perle naturali, eseguito su ordinazione (1907) per il matrimonio di Marie Bonaparte con il Principe Giorgio di Grecia e Danimarca (foto Nils Herrmann, Collection Cartier / Cartier)

Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno. “Cartier e il mito ai Musei Capitolini” è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma.

Statua seduta di Elena della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo. La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell’uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità.

Statua di Afrodite, Venere Capitolina, della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana. La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.

Pendente, Cartier Londra, 1920, in platino, diamanti, zaffiri, cristallo di rocca, pietra di luna, onice (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

Cartier ha tratto ispirazione dall’Arte Classica in vari modi, sia in modo diretto che attraverso il filtro di periodi storici evocativi profondamente influenzati dall’antichità, come il Rinascimento, la corte di Versailles e il Neoclassicismo.  La storia di Cartier si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica: dai revival storicisti della metà del XIX secolo allo stile a ghirlanda svolazzante della Belle Époque; dalla reinterpretazione delle forme antiche nello stile moderno dei primi del XX secolo, al ritorno dell’oro giallo negli anni Quaranta insieme alla libertà d’espressione femminile; dalla giocosa rivisitazione dei miti negli anni Settanta fino a un approccio contemporaneo all’antichità. I canoni classici rimangono una pietra angolare dell’eccellenza estetica grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto.

Mosaico delle Colombe che si abbeverano a un vaso (fine I sec. a.C.) da villa Adriana a Tivoli, consevato a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Ad introdurre la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar. Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra, degna della sua discendenza dal Sole. Una mitologia costantemente rivisitata, gioiosa e piena di sorprese, che parla al mondo di oggi: questo è ciò che Dante Ferretti riesce a creare nelle sue opere. È anche ciò che la Maison Cartier è riuscita a fare fin dalle sue origini attraverso il mito, reinterpretando costantemente un’antichità classica vivente, sempre rinnovata e pronta a fondersi con la modernità.

Spilla Stomacher, Cartier Parigi, in platino, diamanti, zaffiri, , eseguita su ordinazione, 1907 (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti. Fin dall’inizio del XX secolo, i disegnatori di Cartier si sono progressivamente allontanati dai riferimenti diretti all’antichità classica, che seguivano i fondamenti della geometria e della matematica dei filosofi greci, basandosi sul principio della sezione aurea. I miti greci compaiono in modo più indiretto e, al tempo stesso, più fedele allo spirito dell’ornamento antico, così come presentato dagli studiosi della religione greca. I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamano kosmos, una parola che indica sia la disposizione corretta degli abiti e dei gioielli, sia l’ordine imperscrutabile dell’universo. Nelle creazioni di Cartier, come nei miti antichi, i gioielli si presentano come riproduzioni in miniatura dell’universo e delle sue forze primordiali: la terra e i suoi minerali, l’oceano e le sue creature marine, il cielo stellato e il fuoco del sole. Efesto, il dio artigiano, riunisce questi elementi attraverso l’arte, proprio come fanno gli artigiani della Maison Cartier nei loro atelier, ispirati dal potere evocativo delle gemme. Il gioiello diventa così un discorso metafisico, oltre che un ornamento di prestigio.

Catania. Al Mondadori Bookstore presentazione del libro “Il leone e il cammello: Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia”, l’ultima opera dello storico Carlo Ruta

Venerdì 14 novembre 2025, alle 17.30, al Mondadori Bookstore di piazza Roma a Catania, in collaborazione con l’area multimediale del “Laboratorio degli Annali di storia”, presentazione del libro “Il leone e il cammello: Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia”, l’ultima opera dello storico Carlo Ruta (Edizioni Mediterranee). Modera Santa Sorbello. Il libro propone uno sguardo esplorativo del XII e del XIII secolo nel Regnum normanno e svevo e nei paesi che con il Regnum insulare e peninsulare meglio interagivano, colti da prospettive inconsuete, che più pongono in risalto fatti notevoli sotto il profilo dell’organizzazione dei saperi, dell’elaborazione delle lingue e delle arti letterarie, dei percorsi scientifici e dei contatti interculturali. Gli scenari sono quelli di una età di mezzo poco immaginata, che incubò strutture e risorse nodali lungo gli itinerari che condussero alla modernità, lanciando esperienze e messaggi che ancora oggi fanno riflettere.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il convegno “Prodotti Sostenibili per un Restauro di Qualità. Il Ninfeo di Villa Giulia come cantiere d’eccellenza”

Venerdì 14 novembre 2025, dalle 14.30 alle 18.30, in Sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il convegno “Prodotti Sostenibili per un Restauro di Qualità. Il Ninfeo di Villa Giulia come cantiere d’eccellenza”, che si propone di esplorare i prodotti sostenibili per il restauro, con un focus sul quadro normativo europeo e internazionale; e di presentare i benefici dei prodotti detergenti a base enzimatica per la rimozione selettiva di patine biologiche, attraverso il racconto del Ninfeo di Villa Giulia come cantiere di successo per qualità e impatto ambientale. Partecipazione gratuita in presenza previa iscrizione al link. Il programma. L’arch. Anna Turrina di Brenta S.r.l. introduce alla “Green Conservation” con l’intervento “Sicurezza e Qualità dei prodotti enzimatici per la pulitura delle superfici”; Miriam Lamonaca, funzionario restauratore di ETRU, parla di “ETRU Greener” con l’intervento “Il restauro e la gestione del piano di manutenzione del Ninfeo di Villa Giulia”; chiude la visita guidata al Ninfeo e racconto del cantiere di Villa Giulia a cura di Francesca Gioia e Maria Rosaria Esposito Piccolo, decoratrici e tecnici di restauro di De.Co.Re. Srl.

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del libro “Giacomo Boni nella memoria del Novecento” a cura di Sandro Consolato, Tommaso Alessandroni, Christian Scimiterna (L’Erma di Bretschneider)

Venerdì 14 novembre 2025, in Curia Iulia, alle 17.30, per iniziativa del parco archeologico del Colosseo, presentazione del libro “Giacomo Boni nella memoria del Novecento” a cura di Sandro Consolato, Tommaso Alessandroni, Christian Scimiterna (L’Erma di Bretschneider) che inaugura la collana “Foro Romano Palatino – Scavi e Ricerche. Supplementi e monografie” della Rivista del Parco Archeologico del Colosseo (1-2025) e rende omaggio a una delle figure più emblematiche dell’archeologia italiana del Novecento, Giacomo Boni, esplorando la sua eredità scientifica e culturale nel contesto della memoria del secolo scorso. Ingresso libero da largo della Salara Vecchia con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti al link https://boni14novembre.eventbrite.it. Diretta streaming sulla pagina Facebook del parco archeologico del Colosseo. Dopo i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale; e di Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo; presentano il libro, alla presenza degli autori, Domenico Palombi e Massimo De Vico Fallani.

Copertina Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del libro “Giacomo Boni nella memoria del Novecento” a cura di Sandro Consolato, Tommaso Alessandroni, Christian Scimiterna (L’Erma di Bretschneider)

Giacomo Boni nella memoria del Novecento. Il libro, arricchito da 189 illustrazioni d’archivio, si propone come un’ampia ricostruzione della memoria e della figura dello studioso veneziano Giacomo Boni (1859–1925). L’opera offre una selezione di testi scritti da archeologi, storici, artisti, scrittori e giornalisti italiani e stranieri che conobbero Boni o ne analizzarono l’attività, testimoniando il lascito culturale e scientifico lungo il Novecento: testi raccolti e commentati criticamente da Sandro Consolato, tra i maggiori conoscitori odierni di Giacomo Boni, Tommaso Alessandroni e Christian Scimiterna. Una raccolta che documenta la ricezione e la fortuna di Boni nella cultura italiana ed europea nei primi due terzi circa del Novecento, attraverso le voci e le testimonianze di gran parte di quelli che lo conobbero o in qualche modo ebbero a che fare con lui: scrittori, artisti, filosofi, giornalisti, viaggiatori, archeologi e architetti. Un’opera di notevole importanza scientifica, che per la prima volta consentirà agli storici e agli appassionati di contestualizzare correttamente la figura di Giacomo Boni e di comprenderne appieno la posizione e il ruolo svolto nel più ampio contesto della storia culturale italiana ed europea.

Isera (Tn). Al via a Palazzo de Probizer la “Rassegna di Film archeologici” promosso dall’Associazione Lagarina di Storia Antica: tre giovedì per altrettante proiezioni in collaborazione con RAM film festival

Torna l’appuntamento con la “Rassegna di Film archeologici” a Isera promosso dall’Associazione Lagarina di Storia Antica in collaborazione con il RAM film festival di Rovereto, il Comune di Isera (Tn) e la sponsorizzazione di Cassa Rurale Vallagarina e Cantina d’Isera. Con una novità: per l’edizione 2025 le proiezioni si terranno all’interno del bellissimo Palazzo de Probizer, sopra la Casa del Vino, in piazza San Vincenzo a Isera. Ingresso libero. Per info: ass.lagarina.storia@gmail.com. In programma tre proiezioni in altrettanti giovedì, sempre alle 20.45.

Si inizia giovedì 13 novembre 2025, con il film Pompeii: The New Dig | Pompei: le nuove verità. I Corpi” di Elena Mortelliti (Regno Unito 2024, 60’), prodotto da Lion Television con la consulenza scientifica del parco archeologico di Pompei. Il primo film di una serie che ha seguito dal vivo uno dei più grandi scavi degli ultimi decenni nell’antica città sepolta dal Vesuvio. Le riprese hanno catturato in tempo reale scoperte che hanno fatto il giro del mondo. Tra quelle documentate nell’episodio, l’affresco di 2.000 anni fa sulla parete di un’antica casa, in cui è raffigurata una natura morta con focaccia, frutta e spezie, lontano antenato della pizza moderna, ma anche il rinvenimento dei resti di alcune vittime dell’eruzione, due donne e un bambino. L’intero cantiere di scavo – che ha portato in luce diversi ambienti, tra i quali sale di rappresentanza riccamente decorate e grandi terme private – ha interessato un’area di circa 3.200 metri quadrati, quasi un intero isolato della città sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio e si inserisce in un più ampio approccio, sviluppato durante l’ultimo decennio e teso a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica: 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

Frame del film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling

Si continua giovedì 20 novembre 2025, con il film “Il mondo perduto dei Giardini Pensili / Lost world of the Hanging Gardens” di Duncan Bulling (Regno Unito, 54’). Per tre anni lo Stato islamico ha terrorizzato Mosul, l’antica capitale degli Assiri, Ninive, e distrutto inestimabili reperti. Ora gli archeologi stanno portando alla luce nuove testimonianze, risolvendo alcuni enigmi di questa civiltà: come è stato forgiato il primo impero dell’umanità? Quali progressi hanno permesso loro di costruire una città di oltre 100.000 abitanti? Ninive potrebbe essere la sede di una delle sette meraviglie del mondo ovvero i Giardini Pensili di Babilonia?

Frame del film “Secret Sardinia, mysteries of the Nuraghi – Sardegna segreta, i misteri dei Nuraghi” di Thomas Marlier

Chiude il ciclo giovedì 27 novembre 2025 il film “Sardegna segreta. I misteri dei Nuraghi / Secret Sardinia. Mysteries Of The Nuraghi di Thomas Marlier (Francia 2024, 53’). La Sardegna, una piccola isola del Mediterraneo – poco più grande delle Hawaii – custodisce i resti di un’antica civiltà comparsa quasi 4.000 anni fa. Mentre i faraoni d’Egitto costruivano le loro ultime piramidi, questa potente civiltà dava vita a torri-fortezza chiamate nuraghi, a santuari religiosi e a straordinarie tombe dalla forma geometrica. Chi era il popolo nuragico, costruttore di questi monumenti? Negli ultimi cinque anni, un’équipe internazionale di archeologi e scienziati studia questi resti come mai prima, contribuendo a svelare i segreti di una delle più straordinarie civiltà dell’Età del Bronzo del Mediterraneo.

Pordenone. Al museo Archeologico del Friuli Orientale presentazione del libro “Anche le statue parlano” con l’autore Edoardo De Angelis, tratto dalle visite teatralizzate nei musei di A.C. CulturArti

Giovedì 13 novembre 2025, alle 18, in sala conferenze del museo Archeologico del Friuli Orientale, Bastia di Torre, in via Vittorio Veneto 21 a Pordenone, presentazione del libro “Anche le statue parlano” con l’autore Edoardo De Angelis tratto dalle visite teatralizzate nei musei. Coordina l’incontro Andrea Giunto, conservatore del museo Archeologico del Friuli Occidentale. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Il libro, nato da un progetto dell’A.C. CulturArti ed edito da Readaction Editrice (2025), è la cronaca di un’avventura iniziata per caso, che prosegue con crescente successo nelle sale di molti straordinari musei, tra impalcature di Fantasia, pagine di Storia, elementi di Cultura, slanci d’Amore, frammenti di Bellezza, respiri d’Arte e una piccola quota di sorriso. Le statue parlano, se impariamo ad ascoltarle. E ogni pietra, come ogni parola, può custodire una storia. Nel dialogo tra passato e presente, De Angelis intreccia la forza evocativa della parola con il fascino dell’archeologia, dell’arte e della storia, dando voce a opere che hanno attraversato i secoli per parlare ancora oggi all’uomo contemporaneo. Un racconto che unisce sensibilità artistica, profondità storica e una rara capacità poetica e narrativa.