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Ercolano. Con gli auguri del direttore Sirano, il parco archeologico si prepara a rafforzare la rete col territorio, rinnova l’abbonamento annuale, e include la tutela di Villa Sora a Torre del Greco

L’ingresso del parco archeologico di Ercolano illuminato per le festività (foto paerco)
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Il nodo di Ercole, nuovo logo del parco archeologico di Ercolano

Il parco archeologico di Ercolano si prepara ad accogliere in sicurezza i propri visitatori durante le festività natalizie e per richiamare il clima di festa su corso Resina l’ingresso è illuminato di rosso. Un’ iniziativa che rientra nella programmazione annuale congiunta del Parco con il Comune di Ercolano e gli stakeholders territoriali. Il Parco si fa promotore del ruolo del corso Resina come “membrana permeabile” tra la città antica e la città moderna. Questa, come altre iniziative che si preparano per il 2022, rafforza la rete che il Parco sta supportando attraverso un costante confronto partecipato orientato allo sviluppo per l’intero territorio. Non a caso il segno grafico scelto a rappresentare il Parco, il nodo di Ercole, allude proprio alle molteplici connessioni tra significati, persone, attività attingendo al simbolismo molto denso richiamato dalla figura eroica, la forza, la resilienza, la capacità di superare le prove e gli ostacoli e di scrivere il proprio cammino a metà tra il divino e l’umano. Un segno grafico che interpreta con forza la mission UNESCO del Parco a svolgere nei confronti del proprio territorio di riferimento un ruolo di catalizzatore ed attivatore di forze positive e dunque di volano di sviluppo territoriale. 

Tracce di affreschi antichi negli ambienti di Villa Sora, area archeologica a Torre del Greco (foto mic)

Questa azione di hub territoriale è peraltro in questi giorni stata confermata anche a livello istituzionale dell’estensione dell’area di competenza di tutela da parte del parco archeologico di Ercolano, all’importante sito archeologico di Villa Sora, Torre del Greco. La costruzione di connessioni territoriali è attiva da anni anche grazie al partenariato con il Packard Humanities Institute. L’ultimo risultato di questa visione è un nuovo strumento web di orientamento per i visitatori: una mappa dei principali luoghi da visitare sul territorio, accessibile dal sito web ufficiale del Parco, stimolerà nei naviganti della rete web la curiosità ad esplorare il territorio in tutta la sua ricchezza culturale, ricco di punti di interesse paesaggistico, naturalistico, storico e artistico. La mappa è già attiva a partire dalle festività natalizie e continuerà ad essere riecheggiata nel nuovo anno attraverso una campagna social dedicata alla community virtuale, sempre più affettuosamente attiva e coinvolta nella vita del Parco. 

Il supporto al turismo territoriale non poteva che rispecchiarsi anche sul piano economico con una iniziativa estremamente vantaggiosa per favorire l’ingresso al Parco ed una nuova visione della sua fruizione: “Anche per il 2022 si rinnova il nostro impegno per il territorio”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “riproponiamo, dopo il successo riscontrato durante questo anno, l’abbonamento ‘Un giorno=un anno’, continuando ad andare incontro alle richieste del territorio, per garantire la più ampia partecipazione e inclusione di tutta la cittadinanza, per allargarci poi verso la rete di contatti e interazioni intessuta con i visitatori, gli esperti, gli studiosi e l’intero mondo che ama Ercolano e la cultura. Il nuovo anno sarà ricco di sfide ma anche di iniziative ed eventi virtuali e in presenza dedicati incessantemente alla community che con affetto ci segue, identificandosi nei valori rappresentati dal nodo di Ercole e rendendosene portavoce in tutto il mondo”. 

Roma. Il direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia un appello alla community per finanziare il restauro del busto in bronzo di Felice Barnabei, padre fondatore dell’Etru, del quale nel 2022 ricorre il primo centenario della morte

“Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è la casa di coloro che amano la cultura etrusca, l’arte e la bellezza”, esordisce il direttore Valentino Nizzo che lancia un appello-progetto. “Vogliamo continuare concretamente a proteggere il patrimonio culturale che abbiamo l’onore di custodire e la missione di far conoscere. Per questo ci teniamo a coinvolgervi nei nuovi progetti su cui stiamo lavorando. Un esempio, è la mostra temporanea dedicata a Felice Barnabei, padre fondatore del Museo di Villa Giulia, di cui ricorre il primo centenario della morte proprio nel 2022. Vogliamo celebrare questa ricorrenza rilanciando il progetto di restauro del busto in bronzo che lo raffigura e che si trova nei giardini della Villa. Anche voi potete sostenere questo progetto, contribuendo con una donazione sul portale Artbonus. Visitate la pagina https://bit.ly/3pk2En3 e diventate anche voi Ambasciatori della cultura! Lo sapete che grazie all’Artbonus si può recuperare fino al 65% della donazione?”. E così Nizzo racconta l’antefatto, perché in realtà il progetto era nato più di un anno fa: “L’anno scorso abbiamo chiesto a tutti quelli che ci seguono e ci vogliono bene di dare un piccolo contributo per un obiettivo molto importante dal punto di vista simbolico, il restauro del busto in bronzo di Felice Barnabei, realizzato dopo la sua scomparsa alla fine di ottobre del 1922. Il prossimo anno – ricorda – saranno infatti 100 anni dalla scomparsa del fondatore, e vogliamo celebrarne la memoria attraverso tanti oggetti inediti donati dai suoi eredi. Sarà un modo per riflettere sulla sua storia personale, sulla storia del museo ma anche sulla storia dell’archeologia nel momento in cui è diventata una disciplina scientifica grazie anche a persone come Barnabei tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. La risposta l’anno scorso fu immediata. Cioè il giorno dopo ci hanno contattato per chiederci di poter finanziare l’opera purché il donatore fosse l’unico responsabile della donazione e noi abbiamo rispettato questa volontà e l’abbiamo coltivata nell’arco di un anno, poi una serie di situazioni contingenti, legate forse anche a quello cui tutti stiamo assistendo, ha portato il donatore a tirarsi indietro, e in quest’anno non abbiamo più promosso questo restauro, e quindi torniamo a farlo per lanciare questo messaggio di partecipazione. La cifra è davvero modesta. Si tratta solo di 3mila euro. Per il museo non sarebbe un problema destinare una parte di fondi, ma noi stiamo concentrando le nostre risorse su tanti interventi di recupero delle collezioni del complesso architettonico. Pensare che ci possa essere qualcuno di quelli che ci seguono che vuole contribuire attivamente aiutandoci nel sostenere questo progetto per noi vuol dire anche qualcosa di simbolico e sicuramente mostreremo la riconoscenza per tutti quelli che vorranno contribuire in occasione dell’inaugurazione di questa mostra il prossimo ottobre o novembre dell’anno prossimo. Aspettando il 2022 conclude Nizzo – sostieni Museo ETRU e diventa Ambasciatore della Cultura!”.

“A Natale regala arte e cultura!”: da RavennAntica al museo Egizio, dal MArTa al Mann, dal parco archeologico del Colosseo alla Regione Campania. Ecco alcune opportunità

“A Natale regala arte e cultura!”. È lo slogan lanciato dalla Fondazione RavennAntica, presieduta da Giuseppe Sassatelli, ma può essere esteso a molti altri musei che in questi giorni promuovono abbonamenti e regali a tema. Ne vediamo qualcuno. Cominciamo da RavennAntica. “Il Natale si avvicina! Regala ai tuoi cari e ai tuoi amici un’esperienza unica alla scoperta del patrimonio culturale di Ravenna e Classe con il nostro Buono Regalo! Grazie a questa opportunità è possibile ammirare la Domus dei Tappeti di Pietra, il Museo Tamo Mosaico, la Cripta Rasponi e Giardini pensili della Provincia, il Mausoleo di Teodorico, il Museo Nazionale di Ravenna, il Battistero degli Ariani, il Palazzo di Teodorico, il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Museo Classis Ravenna e l’Antico Porto di Classe. Regalarlo è semplice: scegli l’importo del Buono Regalo e procedi all’acquisto. Il gioco è fatto!”. Il Buono Regalo è un credito spendibile nell’acquisto di ingressi ai monumenti, audioguide e visite guidate: a ogni Buono Regalo corrisponde un codice che funziona come sconto al momento dell’acquisto di biglietti e servizi, online oppure di persona alle biglietterie. Il Buono Regalo è un file scaricabile e stampabile. Il valore del Buono Regalo può essere personalizzato, da un minimo di 5 euro a un massimo di 500 euro. Il Buono Regalo funziona come un codice sconto da utilizzare al momento dell’acquisto di biglietti o servizi, l’importo del buono regalo viene scalato dal costo totale degli acquisti effettuati. Chi riceve il Buono Regalo può decidere come utilizzarlo: può prenotare online l’ingresso ai monumenti che preferisce oppure andare fisicamente alle biglietterie. Ha validità 18 mesi, non è nominale e può essere personalizzato: potete scegliere voi l’importo! Per tutte le info e per l’acquisto: + 39 320 9539916 oppure clicca qui

Parco archeologico del Colosseo. “Regali dell’ultimo istante? Nulla di meglio della nostra Membership Card! La card è una tessera annuale che consente ai suoi possessori l’ingresso illimitato e gratuito alle aree archeologiche e ai monumenti, nonché l’accesso a interessanti appuntamenti mensili proposti in esclusiva quali visite dedicate, incontri e convegni, anteprime e iniziative speciali. È disponibile in 3 tagli differenti (Individual, Young, Family & Friends) e può essere acquistata presso le biglietterie del Parco archeologico del Colosseo oppure online (https://parcocolosseo.it/sostieni-e-partecipa/membership/). L’offerta esclusiva per i possessori della Membership Card, con l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, al Foro Romano e al Colosseo, include eventi dedicati che vengono segnalati in un calendario aggiornato settimanalmente con tutte le attività organizzate. Per i  membri della community ogni giorno sarà inoltre possibile praticare al PArCo discipline come Yoga, Tai Chi e meditazione, da soli o con un gruppo di altri membri della community. 

taranto_MArTa_Christmas-card_foto-martaMuseo Archeologico nazionale di Taranto. La Gift Card del MArTA per donare cultura con un viaggio nel tempo: la MArTA Christmas Card contiene un codice che consentirà di viaggiare lungo la storia dei reperti del MArTA. In cambio, chi donerà cultura riceverà l’attestato di MArTA Ambassador, diventando così un vero e proprio mecenate della cultura e contribuendo alla realizzazione di progetti scientifico-culturali e di formazione. La gift card del MArTA si ottiene a seguito di una semplice donazione volontaria ed è acquistabile anche dai possessori di 18app.

Museo Egizio di Torino. “Non è mai troppo presto per entrare a far parte della nostra community! Con You&ME anche i più giovani possono vivere un anno alla scoperta del museo Egizio e di tutti i suoi segreti in compagnia di una guida di eccezione: la potente dea Sekhmet. Insieme alla membership card, che consente accessi illimitati in museo, i giovani Member Under 14 riceveranno a casa un passaporto da completare con timbri speciali, rilasciati dalla dea leonessa in persona. Diventare Member Under 14 significa coltivare una passione, approfondire la conoscenza della civiltà egizia e sostenere fin da piccoli un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità! Scopri i benefit che abbiamo pensato per i Member Under 14 e per regalare 365 giorni di ricerca, scoperta e passione: https://museoegizio.it/sostieni/membership/”.

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Il gioco RischiaThot del museo Egizio di Torino

“Stai cercando gli ultimi regali di Natale? Regala RischiaThot – Il GiocaQuiz sull’Antico Egitto! Chi erano i faraoni? Come sono state costruite le piramidi? Chi fu la prima mummia? Da che lato si leggevano i geroglifici? Divertiti a sfidare i tuoi amici sulla storia e i misteri dell’Antico Egitto, con le 150 domande del RischiaThot, il gioco di carte realizzato in collaborazione con il Museo Egizio! Ogni carta è arricchita da spassose illustrazioni che renderanno la battaglia di enigmi ancora più irresistibile. https://shop.museoegizio.it/…/rischiathot-antico-egitto…”.

Museo Archeologico nazionale di Napoli. “Dona cultura, dona un abbonamento Openmann family e…a dicembre partecipi gratis alle attività didattiche promosse da CoopCulture!”. Ne avevamo già parlato (vedi Natale 2021 al museo Archeologico nazionale di Napoli: Presepe continuum, nuove mostre (da Dante al giocattolo nel mondo antico) e una nuova campagna di abbonamento OpenMANN per essere protagonisti nel 2022 con tre nuove sezioni, la Campania Romana, e grandi mostre, dalla Sardegna Megalitica e alla civiltà bizantina | archeologiavocidalpassato): dal 6 dicembre 2021 è ripartita la campagna di abbonamento all’Istituto. Il claim scelto è “Vieni al Mann a dicembre e torna per tutto il 2022”.  Da lunedì 6, in biglietteria e on-line, è possibile acquistare la card annuale a prezzi promo: 16 euro per un adulto, 28 euro per due over 25 anni (opzione family), 3 euro per ragazzi dai 18 ai 24 anni e per tutti gli studenti universitari, senza limiti di età. L’abbonamento OpenMann ha la validità di 365 giorni dalla data di attivazione e consente accessi illimitati al Museo, per visitare mostre temporanee e collezioni permanenti. Dal 4 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022, chi sottoscriverà una card family potrà partecipare gratuitamente, sino ad esaurimento posti, ai laboratori didattici per bambini proposti da Coopculture. Inoltre, l’abbonamento garantisce di visitare con il 25% di sconto gli oltre trenta siti culturali della rete Extramann, ricevendo una newsletter mensile con le offerte dedicate. Tra le strenne natalizie prodotte dal Museo anche il volume a fumetti “Nico e l’elmo del Gladiatore” (Electa) e il calendario della Scuola Italiana di Comix.

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Mercante in fiera: la carta con l’Ercole Farnese al Mann (foto scabec)

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Mercante in fiera: la carta con il trono a Palazzo Reale di Napoli (foto scabec)

Regione Campania. “Quest’anno le festività natalizie avranno un fascino ancora più speciale! Fino al 6 gennaio 2022, acquistando un pass 365 Campania Artecard riceverete in regalo un’edizione speciale del “Mercante in Fiera” dedicato alle bellezze artistiche della nostra regione”. Ideato e progettato da Scabec – Regione Campania nell’ambito di Campania Artecard, in collaborazione con Dal Negro, con il supporto di UniCredit – Official Sponsor di Campania Artecard e in partnership con Temi Spa – GLS. Tutte le info https://www.scabec.it/attivita/mercante-in-fiera-edizione-campania. Ecco la special edition del Mercante in Fiera in una versione illustrata della Campania in omaggio per Natale. Non più l’ancella, lo stambecco e la pagoda, ma l’abbazia, l’arco, le catacombe, l’anfiteatro, i templi, ovvero l’Abbazia del Goleto, l’Arco di Traiano di Benevento, le Catacombe di Napoli, l’Anfiteatro Campano di Capua, il Parco archeologico di Velia e molti altri. Il cofanetto del Mercante in Fiera edizione Campania, include 40 carte ed ognuna rappresenta uno dei luoghi della cultura campana, in una combinazione in cui si esaltano siti molto noti alternati a quelli meno conosciuti e non sempre inseriti nei tradizionali circuiti turistici.

Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino

Gli antichi altinati prendono la parola. Si fanno sentire lungo la via consolare che entra nella città di Altino. A loro modo danno il benvenuto al viandante raccontando la loro storia, chi sono, da dove vengono, cosa hanno fatto, le persone amate. Succede al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve) dove la mostra “Antenati, Altinati”, curata da Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, a due anni dalla sua inaugurazione, si è arricchita di una installazione sonora e visiva, “Stratigrafie sonore”, opera di Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (vedi Altino (Ve). A due anni dall’inaugurazione di “Antenati altinati” la mostra si arricchisce di una installazione sonora e visiva “Stratigrafie sonore” che dà voce a quella folla muta che dava il benvenuto a chi giungeva nella città romana immedesimando il visitatore moderno in un passato ormai remotissimo. Piccola guida alla mostra | archeologiavocidalpassato). Questa installazione introduce nel percorso della mostra la stratigrafia sonora, per spingere a una maggiore immedesimazione in un passato ormai remotissimo. In tal senso, il lavoro artistico si pone in armonia con quanto le scelte allestitive provano a ricreare: la percezione degli spazi della necropoli romana, attraverso la distribuzione delle sculture, e il contatto con le persone cui erano dedicati i monumenti funerari, attraverso la prospettiva soggettiva di presentazione degli stessi. 

Frame del reperto 3 dell’installazione “Stratigrafie Sonore” nella mostra “Antenati Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm veneto)

Purtroppo non è stato possibile rendere in questo articolo le voci, i sospiri, le parole e le musiche, che avvolgono e coinvolgono il visitatore che percorre la via Annia ricostruita idealmente al museo di Altino, affiancata su entrambi i lati dai sepolcri degli altinati: l’installazione è stata pensata e tarata, anche nelle sonorità, per la sala del museo che ospita la mostra, e non può essere riprodotta con gli stessi effetti speciali su un video altro. Ma si può avere un’idea delle potenzialità espressive degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia guardando il video-promo realizzato per la riapertura del museo il 4 luglio 2020, dopo il duro lockdown

Il percorso espositivo della mostra “Antenati altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto graziano tavan)

“Gli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Samir Sayed Abdellattef e Giacomo Vidoni, con i docenti Stefano Marotta e Roberto Russo”, spiega la direttrice del Museo, Marianna Bressan, “hanno interpretato con originalità ed eleganza il senso dell’antico che le sculture comunicano. L’installazione contribuisce a sperimentare un approccio diverso alle sculture in mostra, con un coinvolgimento di un senso, l’udito, che normalmente non viene coinvolto nelle situazioni espositive di archeologia”. Alla mostra “Antenati altinati” di Altino, dunque, si abbatte un altro tabù. “Dopo aver scelto un tipo di comunicazione diretta, diversa da quella più tradizionale in opera nel Museo, lasciando la parola alle sculture; dopo aver organizzato il percorso con l’intento esplicito di evocare la disposizione dei monumenti funerari lungo una delle strade romane in uscita dalla città antica di Altino; ora si sfida il silenzio contemplativo della fruizione museale, aggiungendo suoni in un luogo dove di solito bisogna tacere. Il suono, però, non è rumore molesto, ma – appunto – una stratificazione sonora, che accompagna chi si lascerà guidare dall’immaginazione verso una più profonda immedesimazione negli spazi, nei linguaggi visivi e nelle evocazioni sonore del passato”.

Frame della video-performance ArcheoAlive realizzato dagli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia nei depositi del museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

“Stratigrafie sonore” non rappresenta la prima collaborazione degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia con il museo Archeologico di Altino. È successo il 30 marzo 2021 con ArcheoAlive, spazio creativo e deposito del museo Archeologico, che diventa fonte di ispirazione artistica e si espande attraverso una performance audiovisiva trasmessa i streaming (vedi https://www.facebook.com/watch/?v=1206634883085028&ref=sharing). Magazzini e archivi storici custodiscono migliaia di reperti, grazie ai quali conosciamo la storia millenaria delle nostre comunità, nel caso specifico, di Altino. Il progetto artistico è stato a cura di Giacomo Vidoni, Paolo Pandin, Samir Sayed Abdellattef e Valentina Zanrosso. Nell’ambito del progetto interreg Historic.

 

“Stanotte a Napoli” con Alberto Angela in prima serata a Natale su Rai1: la Tv pubblica rinuncia a tradizionali film e cartoon e propone una serata di cultura “spettacolare”. Tra le tappe, il museo Archeologico nazionale con i pavimenti musivi della Magna Grecia

“Stanotte a Napoli” di Alberto Angela su Rai1 in prima serata il 25 dicembre (foto rai)

Dalla grande piazza Plebiscito chiusa dal Palazzo Reale, dove ci sarà Giancarlo Giannini nei panni di Carlo di Borbone, al Tesoro di San Gennaro accanto al duomo, dalle meraviglie del museo Archeologico nazionale  alla magia della Cappella Sansevero e alle atmosfere natalizie di San Gregorio Armeno con le botteghe dei pastori, fino a luoghi meno conosciuti come Santa Luciella e il suo teschio con le orecchie o il tunnel borbonico: sono alcune delle tappe che Alberto Angela toccherà in “Stanotte a Napoli”, proposto su Rai1 in prima serata proprio la sera di Natale (vedi il teaser Il teaser di “Stanotte a Napoli” – RAI Ufficio Stampa). Una novità assoluta per questo spazio televisivo, dopo anni di film o cartoon. Una scommessa che la Rai lancia affidando alla cultura per la serata del 25 dicembre. Ne è convinto il direttore di Rai1 Stefano Coletta: ”Non si tratta di semplice divulgazione in prima serata, ma anche della costruzione di emozioni, con immagini, parole e musica”. Ma anche un grande regalo per Napoli e l’Italia, come sottolinea il sindaco Gaetano Manfredi: “La trasmissione è un grande dono di Alberto e della Rai a Napoli, ma anche un regalo che Napoli vuole fare agli italiani: l’energia di questa città può essere simbolo della ripartenza”.

La presentazione del programma “Stanotte a Napoli” nella sala del Toro Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli: da sinistra, Alberto Angela, il sindaco Gaetano Manfredi, e il direttore del Mann Paolo Giulierini (foto agi / ufficio stampa rai)

Momento importante sarà la tappa al museo Archeologico nazionale, dove il programma è stato presentato “all’ombra” del Toro Farnese il più grande gruppo marmoreo giuntoci dell’antichità, e dove il noto divulgatore scientifico è già stato per “Una notte al museo”. Questa volta l’autore passeggerà sui mosaici della sezione Magna Grecia. “Siamo orgogliosi e grati alla Rai e ad Alberto Angela”, interviene il direttore Paolo Giulierini. “Con lui abbiamo raccontato i nostri depositi chiamati Sing Sing per le loro sbarre, con reperti che però ‘liberiamo’ e viaggiando portano la bellezza nel mondo”. Conclude Angela: “Ce ne sono tanti di luoghi belli, ma il museo archeologico di Napoli è certamente uno dei miei preferiti perché qui troverete degli oggetti che raccontano tutta la storia di Napoli e la maggior parte della collezione – a differenza di altri grandi musei che raccolgono reperti di tutto il mondo – ha una provenienza locale, a km zero, a cui si aggiungono splendide collezione come quella Farnese. Quando si viene, di solito, questo non lo si vede e invece noi lo mostreremo nella nostra puntata: è un modo per conoscere una Napoli inaspettata”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia due giorni di seminario internazionale di studi – in presenza e on line – “Vigna Iulia, che egli fece con spese incredibili”: nuove ricerche sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia e le sue trasformazioni nei secoli

La locandina del seminario internazionale di studi sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia

Nelle Vite, Vasari rivendica di essere stato il primo ideatore della villa che Giulio III fece edificare alla metà del Cinquecento. L’intricata trama di figure coinvolte è però ben più fitta di quanto l’aretino non lasci intendere, rendendo Villa Giulia un caso esemplare per affrontare il funzionamento di un cantiere. Se ne parla martedì 21 e mercoledì 22 dicembre 2021, in presenza in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, e on line sulla piattaforma Zoom, nel seminario internazionale di studi “Vigna Iulia, che egli fece con spese incredibili”: nuove ricerche sul cantiere architettonico e decorativo di Villa Giulia e le sue trasformazioni nei secoli, a cura di Valentina Balzarotti (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte), Serena Quagliaroli (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana), Giulia Spoltore (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana). Comitato scientifico: Barbara Agosti (università di Roma “Tor Vergata”), Maria Beltramini (università di Torino), Francesco Benelli (Alma Mater Studiorum – università di Bologna), Antonio Buitoni (comitato per Bologna Storica e Artistica), Carlo De Angelis (comitato per Bologna Storica e Artistica), Silvia Ginzburg (università di Roma Tre), Francesco Grisolia (università di Roma “Tor Vergata”), Tanja Michalsky (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte), Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Maurizio Ricci (Sapienza – Università di Roma), Francesca Sinigaglia (comitato per Bologna Storica e Artistica), Letizia Tedeschi (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana), Patrizia Tosini (università di Roma Tre). Per partecipare è necessario prenotarsi all’indirizzo giulia.spoltore@usi.ch. Per l’accesso sono richiesti Green Pass e mascherina. Sarà possibile seguire il seminario via Zoom, per iscrizioni: LINK. Il convegno è realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali e grazie all’Accordo Quadro stipulato fra il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di storia dell’arte dell’università di Roma “Tor Vergata”, il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Roma Tre e la Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte. Ente promotore dell’iniziativa è il Comitato per Bologna Storica e Artistica, fondato da Alfonso Rubbiani nel 1899. Nato con lo scopo di conservare e far conoscere l’arte e la cultura bolognese, il Comitato promuove lo studio del patrimonio storico-artistico felsineo e sostiene iniziative scientifiche di studio dedicate agli artisti bolognesi. 

Un suggestivo scorcio architettonico di Villa Giulia a Roma, sede del museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, raccontano all’Etru, “ha enormi potenzialità e tra queste rientra certamente lo straordinario valore architettonico e artistico del luogo che dal 1889 lo ospita. In questi 130 e passa anni questo aspetto è rimasto un po’ schiacciato rispetto alla componente archeologica delle sue collezioni. Stiamo cercando di rimediare promuovendo lo studio, la conoscenza e la divulgazione di quello che il nostro patrimonio rinascimentale rappresenta. La due giorni di convegno è un primo importante segnale anche perché a promuoverlo sono giovani ricercatrici”. Il seminario di studi si propone infatti di riflettere sulla villa, oggi sede del museo nazionale Etrusco, considerandone l’architettura e le decorazioni tanto nella loro specificità quanto soprattutto come componenti essenziali di un sistema organico di progettazione, concepito sin dall’origine come un’entità complessa corrispondente alla “vigna” del pontefice. L’indagine sull’evoluzione della villa e i suoi materiali, sulla sua topografia e sulle sue pertinenze nel corso dei secoli, i dati offerti dai restauri, le informazioni trasmesse da fotografie storiche e dalla nuova campagna ad hoc eseguita dalla Fototeca Hertziana, offrono l’occasione di interrogarsi attraverso una pluralità di strumenti in modo interdisciplinare su questo peculiare complesso che oggi ospita una collezione antica connotata da una spiccata specificità. Ci saranno molte novità importanti anche riguardo la storia del Museo che compone una parte significativa del racconto.

Un’immagine delle decorazioni pittoriche di Villa Giulia conservata alla Biblioteca Hertziana di Roma (foto Enrico Fontolan)

PROGRAMMA MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2021. Alle 14, saluti iniziali: Valentino Nizzo, Carlo De Angelis; Valentina Balzarotti e Serena Quagliaroli su “Villa Giulia nel panorama artistico della metà del Cinquecento: un’introduzione critica”. Alle 14.40, “Il cantiere architettonico”. Presiede: Maria Beltramini (università di Torino). Interventi: Eliana Carrara (università di Genova), Emanuela Ferretti (università di Firenze) su “Vasari a Villa Giulia: la committenza Ciocchi del Monte e la pratica dell’architettura”; Maurizio Ricci (Sapienza – università di Roma) su “Tema con variazioni. A proposito di due disegni cinquecenteschi per Villa Giulia”. Alle 15.30, “Il cantiere plastico-pittorico”. Presiede: Barbara Agosti (università di Roma “Tor Vergata”). Interventi: Giulia Spoltore (Archivio del Moderno, università della Svizzera italiana) su “Lo stucco a Villa Giulia e la decorazione della neviera”; Giulia Daniele (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Prospero Fontana e il cantiere di Villa Giulia (1553-1555)”. Coffee Break. Alle 16.40, “Il cantiere scultoreo”. Presiede: Fernando Loffredo (State University of New York at Stony Brook). Interventi: Livia Nocchi (Fondazione Marignoli di Montecorona) su “Gli scultori e il sistema cantiere a Villa Giulia”; Grégoire Extermann (universidad de Sevilla) su “Tavole, pavimenti, colonne. I marmi colorati della vigna del papa”. Alle 17.30, “Invenzioni per Villa Giulia”. Presiede: Silvia Ginzburg (università di Roma Tre). Interventi: Francesca Montuori (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Simboli, emblemi, allegorie: nuove proposte per le decorazioni di Villa Giulia”; Maria Paola Guidobaldi (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Paesaggi mitologici e della Roma Antica nella decorazione parietale di Villa Giulia”; Antonietta Simonelli (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “La lex hortorum della Villa di papa Giulio: alcune considerazioni”. Alle 18.40, Discussione. Modera: Vitale Zanchettin (Musei Vaticani; IUAV Venezia).

Particolare della decorazione pittorica di una delle stanze di Villa Giulia a Roma (foto etru)

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 22 DICEMBRE 2021. Alle 9.30, “Attorno a Villa Giulia: committenza papale e cardinalizia”. Presiede: Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut). Interventi: Sara Bova (Sapienza – università di Roma; università di Roma “Tor Vergata”) su “La committenza di Giulio III nei Palazzi Vaticani”; Francesco Guidi (università di Roma “Tor Vergata”; EPHE-PSL) su “La vigna Poggi a Roma”; Patrizia Tosini (università di Roma Tre) su “Un porporato all’ombra di Giulio III: prime indagini sulla committenza artistica del cardinale Marcello Crescenzi”. Alle 10.45, “Considerazioni e dibattito sul cantiere di Villa Giulia”. Modera: Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut). Alle 11.30, Visita a Villa Giulia. Alle 14, “La Villa attraverso la lente della fotografia”. Presiede: Francesco Benelli (Alma Mater Studiorum – università di Bologna). Interventi: Johannes Röll (direttore Fototeca, Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte) su “Alla ricerca del filo rosso – Ricerca e fotografia a Villa Giulia”; Viviana Costagliola (Bibliotheca Hertziana – Max-Planck Institut für Kunstgeschichte) su “Le fotografie di Villa Giulia nella fototeca della Bibliotheca Hertziana”. Alle 14.50, “La Villa-Museo, passato e futuro”. Presiede: Valentino Nizzo (direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia). Interventi: Luca Mazzocco (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Dalla Villa al Museo: destinazioni d’uso di Villa Giulia durante i secoli”; Orfeo Cellura (università  di Roma “Tor Vergata”; università di Roma Tre; università della Svizzera italiana) su “Villa Giulia nelle raffigurazioni tra Sette e Ottocento”; Alessia Argento (soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma), Laura D’Erme (già museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Villa Giulia e le trasformazioni della città tra Ottocento e Novecento (1889-1918)”; Romina Laurito (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia) su “Il tempio di Alatri a Villa Giulia: il tempio dei primati, dall’archeologia sperimentale a fulcro di un nuovo percorso multimediale”. Dalle 16.10 alle 17, Discussione finale e chiusura dei lavori.

Castelfranco Emilia. Inaugurato il nuovo allestimento del museo civico Archeologico “Simonini” per rendere immersiva l’esperienza di visita e maggiormente coinvolgente per gli studenti con opere multimediali per la divulgazione dei temi storico archeologici

Il museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” di Castelfranco Emilia

Fin dalla sua costituzione nel 1999, il museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” di Castelfranco Emilia, il romano Forum Gallorum, sulla via Emilia, insieme alla soprintendenza per i Beni archeologici (oggi Sabap per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara) e l’Istituto per i Beni Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna (oggi Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna) ha cercato un costante interscambio con il suo territorio di riferimento, molteplici iniziative sia per il pubblico di addetti ai lavori, sia per quello meno esperto: attraverso le esposizioni, ma anche con l’organizzazione di giornate di studio, conferenze, oltre che iniziative didattiche rivolte alle scuole (vedi A Castelfranco Emilia nel rinnovato museo Archeologico “Simonini” apre la mostra “Alle soglie della romanizzazione: storia e archeologia di Forum Gallorum”: viaggio in più di otto secoli di storia del territorio tra Mutina e Bononia lungo la via Emilia con reperti inediti | archeologiavocidalpassato). Proprio per valorizzare tutte le fasi cronologiche attestate nel territorio e contemporaneamente offrire un apparato comunicativo innovativo, rivolto ai diversi tipi di pubblico, è nata l’idea di ampliare il museo realizzando innanzitutto opere multimediali per la divulgazione dei temi storico archeologici allo scopo di rendere immersiva l’esperienza fruitiva del museo e maggiormente coinvolgente per gli studenti. castelfranco-emilia_archeologico_logoSabato 18 dicembre 2021, è stato presentato e inaugurato il nuovo allestimento alla presenza di Giovanni Gargano, sindaco; Leonardo Pastore, assessore alla Cultura; Monica Miari, funzionario Sabap; Anna Lina Morelli, università di Bologna; Luigi Malnati, già soprintendente e direttore della Direzione generale antichità del Ministero. E con collegamenti in videoconferenza di Cristina Ambrosini, dirigente Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia Romagna; Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Filippo Demma, direttore parco archeologico di Sibari; Raffaella Da Vela, ricercatrice Eberhand Karls Universität Tübingen; gen. Roberto Riccardi, capo Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Dettaglio della Tabula Peuntingeriana con la via Emilia e il vicus di Forum Gallorum
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La sala dedicata ai reperti di età romana nel museo civico Archeologico “Celeste Simonini” a Castelfranco Emila (foto comune castelfranco emilia)

Il Museo espone una collezione archeologica che per importanza supera i confini locali per collocarsi tra i patrimoni archeologici più rilevanti della Regione Emilia-Romagna. Arricchito negli ultimi anni dai risultati delle ricerche e degli scavi condotti sul territorio comunale, racconta la storia del territorio e della città dal Neolitico al Medioevo, senza soluzione di continuità. Tra i numerosi reperti, tre sono le attestazioni archeologiche che rappresentano il fiore all’occhiello della collezione castelfranchese e che sono frutto di recenti scoperte e di studi approfonditi: l’insediamento di Piumazzo ascrivibile al Neolitico, il deposito di lingotti metallici di Aes signatum e la mansio romana sulla via Emilia. I ritrovamenti del periodo Neolitico risultano fondamentali in quanto attestano non solo l’occupazione dell’Alta pianura emiliana prima dell’età del Bronzo, ma anche la presenza e la diffusione della popolazione che prende il nome di “Cultura dei vasi a bocca quadrata”. Dagli scavi del 2012 di Cava Rondine a Piumazzo provengono ceramiche, resti faunistici ed oggetti quotidiani, oltre ad una pietra lavorata realizzata in selce alpina, manufatti in ossidiana, in cristallo di rocca e un frammento di ascia in pietra verde levigata. Le ceramiche, spesso in frammenti, sono decorate con forme geometriche e dinamiche, mentre vengono incise sulla bocca.

Un lingotto in bronzo fuso con il marchio “ramo secco” (aes signatum) dal ripostiglio di Riolo a Castelfranco Emilia (foto bbcc-ibc-emilia-romagna)

Eccezionale è la scoperta nel 1897, avvenuta nella frazione di Riolo, di un grande vaso in ceramica contenente un ripostiglio di lingotti. I lingotti in bronzo fuso, alcuni recanti il marchio a forma di “ramo secco” e denominati quindi “aes signatum”, hanno ancora una funzione incerta. L’ipotesi proposta più accreditata li vede come una forma di scambio, mentre il simbolo del ramo secco è interpretato come il marchio di una officina metallurgica. Il deposito di Castelfranco Emilia, con i suoi 99 frammenti di ferro e rame per un peso di 90 kg, è ad oggi il più il più cospicuo in Italia.

Lo scavo nel 2017 della mansio lungo la via Emilia a Castelfranco Emilia (la romana Forum Gallorum) (foto Sabap-Bo)
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La copertina della guida del Museo civico Archeologico di Castelfranco Emilia “A.C. Simonini”

All’interno della sala romana, la via Emilia e la mansio rappresentano il fulcro della collezione. Gli studi più recenti su Castelfranco e il suo territorio hanno portato a definire i limiti dell’insediamento romano con la recente scoperta di una mansio all’incrocio di via Valletta/Via Emilia, una stazione di sosta posta lungo le vie principali, scoperta tra il 2017 e il 2018 a nord della via Emilia (vedi Com’era organizzata una mansio romana? Come ci si viveva? La risposta dall’eccezionale scoperta a Castelfranco Emilia nella mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” | archeologiavocidalpassato). La frequente pratica di riutilizzare il materiale edilizio ci priva degli alzati della mansio, mentre dalle fondamenta è possibile datare il primo impianto, di forma quadrangolare con cortile interno, al II secolo a.C. Erano presenti stalle ed aree ad uso abitativo. I reperti rinvenuti sono costituiti da oggetti quotidiani di ottima fattura, come vasellame in vetro e in ceramica da tavola, oltre ad un unicum nel suo genere, una coppa in vetro blu databile al I secolo a.C. La campagna di scavo del 2017, inoltre, ha restituito ventidue monete romane, inquadrabili in un arco di tempo compreso tra il II secolo a.C. e il IV-V secolo d.C. che segnalano la vita della mansio. È oggi disponibile una Guida al Museo.

Firenze. A TourismA 2021 la cerimonia di consegna del Premio Francovich: il pubblico ha indicato il Classis Ravenna- Museo della città e del territorio. La Sami all’autore-conduttore televisivo Cristoforo Gorno

La giuria SAMI consegnano il premio Francovich al prof. Giuseppe Sassatelli e all’assessore Fabio Sbaraglia per il Classis Ravenna- Museo della città e del territorio (foto graziano tavan)

Un museo romagnolo e un autore-conduttore televisivo: sono loro i destinatari del Premio Francovich, il prestigioso riconoscimento che la SAMI (Società Archeologi Medievisti Italiani) conferisce al museo, parco o complesso archeologico che si sia distinto nelle modalità di comunicazione al grande pubblico dei propri contenuti. La cerimonia di proclamazione sabato 18 dicembre 2021 all’auditorium del centro congressi di Firenze, nell’ambito di TourismA, il salone dell’archeologia e del turismo culturale. A rendere noti i vincitori è stato il presidente di Sami, Paul Arthur, docente Archeologia medievale all’università del Salento, che ha ricordato come la cultura italiana stia riscuotendo riconoscimenti e attenzione a livello mondiale.

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Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Il Premio Francovich è nato nel 2013, e viene assegnato annualmente dalla SAMI per ricordare l’archeologo medievista Riccardo Francovich (1946-2007), fondatore della rivista Archeologia Medievale e ritenuto il principale esponente del gruppo di studiosi che in Italia hanno contribuito alla nascita di questa disciplina. Oltre al presidente Paul Arthur, fanno parte della Commissione giudicatrice del Premio Francovich: Eva Degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (responsabile Servizio collezioni e aree archeologiche dei musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direttore Parco archeologico dei Campi Flegrei) – unico assente -, Piero Pruneti (direttore Archeologia Viva), Giuliano Volpe (docente Archeologia medievale all’università di Bari, già presidente SAMI), Anna Maria Visser (docente Museologia all’università di Ferrara). Una volta salita sul palco tutta la commissione, chiamata dal presidente Arthur, si è proceduto alla proclamazione dei vincitori.

Il presidente Paul Arthur legge la motivazione per l’assegnazione di una targa speciale all’autore-conduttore televisivo Cristoforo Gorno (foto graziano tavan)

Il premio del pubblico, su una rosa scelta e proposta dalla commissione giudicatrice, è andato al Classis Ravenna- Museo della città e del territorio (col 38,73 per cento delle preferenze dei 6852 votanti), come recita la motivazione, “per le innovative soluzioni espositive e comunicative adottate per favorire la conoscenza della straordinaria storia di Ravenna e del suo Porto di Classe dalla Preistoria al Medioevo e per il curato recupero dell’ex zuccherificio di Classe”. A ricevere la targa dalle mani del presidente Arthur il presidente della Fondazione RavennAntica, prof. Giuseppe Sassatelli, insieme all’assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, Fabio Sbaraglia. “Mi fa piacere siano state apprezzate le soluzioni espositive e comunicative che abbiamo adottato: sono contento di questo premio e stimolato a miglioraci ancora”, ha commentato Sassatelli, annunciando che per il 2022 sono previste due nuove sezioni del museo Classis Ravenna: “Abitare a Ravenna”, dedicata all’architettura-urbanistica civile; e “Pregare a Ravenna”, dedicata all’architettura religiosa. E l’assessore Sbaraglia, visibilmente emozionato: “La storia di questo museo è lunga, frutto di uno sforzo e di un impegno condivisi, per trasformare una testimonianza di archeologia industriale nel racconto di una storia eccezionale del territorio rendendolo accessibile a molti visitatori. Di qui il grazie all’assessore Elsa Signorino, che mi ha preceduto, e soprattutto a tutti i lavoratori della Fondazione RavennAntica che hanno assicurato e assicurano questa offerta culturale”.

Una sala di Classis Ravenna museo della Città e del Territorio (foto Graziano Tavan)

A Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio, inaugurato il 1° dicembre 2018 (vedi L’attesa è finita: sabato 1° dicembre Classis Ravenna – Museo della Città e del Terrirorio, scrigno della memoria del territorio, apre le porte nell’ex Zuccherificio, importante recupero di archeologia industriale. Oltre 600 reperti in 2600 metri quadrati | archeologiavocidalpassato), lo straordinario racconto di una città attraverso i suoi snodi principali, dalle origini etrusco-umbre all’antichità romana, dalle fasi gota e bizantina all’alto Medio Evo, è sviluppato attraverso materiali archeologici il cui valore viene esaltato dall’essere proposto in un’ottica unitaria, nonché supportato da moderni ausili tecnologici. Un museo aperto, pronto ad arricchire la sua narrazione di nuove acquisizioni, sempre attivo sul fronte della ricerca e flessibile nella struttura espositiva, in rispondenza ai criteri museologici contemporanei. Un museo, infine, concepito per suggerire e sollecitare ulteriori itinerari e approfondimenti, creando una reale e virtuosa collaborazione con altri centri espositivi e monumenti del territorio.

Il presidente Paul Arthur legge la motivazione per l’assegnazione della targa a Cristoforo Gorno (foto graziano tavan)

La giuria del Premio “Francovich” ha poi assegnato un riconoscimento speciale a Cristoforo Gorno autore e conduttore televisivo con la seguente motivazione: “per la sua opera di divulgazione scientifica della storia, dall’antichità all’epoca moderna, attraverso documentari e programmi quali le serie di Cronache per RaiStoria”. “Un non specialista premiato da specialisti”, le prime parole di Gorno. “È stato premiato un modo di narrare fatto di passione, senza intervistati né effetti speciali, che mostra l’archeologia come si vede oggi. E il pubblico ci ha apprezzato”.

Firenze. TourismA ’21 apre con una coinvolgente presentazione della musica etrusca perduta. L’etruscologa Rafanelli e il sassofonista Cocco Cantini non solo hanno ripercorso dieci anni di Progetto musica etrusca, ma hanno portato nuove scoperte: gli Etruschi accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento

L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Accordavano gli strumenti come Mozart ed erano capaci di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. Chi? Gli Etruschi 2600 anni fa. Se l’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista  e musicista Stefano “Cocco” Cantini volevano stupire il pubblico selezionato e preparato del Palacongressi di Firenze, ci sono riusciti perfettamente. E Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, con tutto lo staff della Giunti Editore non poteva trovare argomento migliore, la musica perduta degli Etruschi, per aprire ufficialmente e alla grande la settima edizione di Tourisma, il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale. Alle 9.30, di questa mattina, venerdì 17 dicembre 2021, nel grande auditorium che si riempiva alla spicciolata mentre fuori una lunga coda affrontava i rigorosi controlli secondo le normative anti Covid, è stata Simona Rafanelli, direttore del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, a introdurre il Progetto Musica etrusca, nato nell’ambito della Rete Museale della Maremma di Grosseto e con il sostegno della Regione Toscana. “Sono passati dieci anni da quando è iniziato il nostro “viaggio” alla ricerca di quelle sonorità, e siamo ancora i più apprezzati in questo particolare campo di ricerca”, ha ricordato con un certo orgoglio: “Molti sono i progetti, infatti, dedicati al recupero della musica etrusca, ma noi siamo gli unici che ci basiamo su dati archeologici e non su ricostruzioni di strumenti realizzati osservando le pitture di Tarquinia o i rilievi di Chiusi. I nostri strumenti sono invece la riproduzione perfetta di quegli strumenti è stata possibile grazie al piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperato nelle acque della Baia del Campese, dal relitto di una nave affondata circa duemilaseicento anni orsono, attualmente esposto nell’Antiquarium della Fortezza spagnola di Porto Santo Stefano, che costituisce ad oggi la principale fonte documentaria archeologica”.

Il suplu (suonatore di strumenti): particolare della Tomba dei Leopardi a Tarquinia (foto archeologia viva)

Del resto che la musica facesse parte integrante anche della vita degli Etruschi ce lo ricorda, ad esempio, Aristotele (“Gli Etruschi praticavano il pugilato, fustigavano i servi e impastavano il pane a suon di musica”) e trova puntuale conferma nelle immagini raffigurate sulla superficie dipinta dei vasi o delle tombe di Chiusi, Tarquinia e Orvieto. “Ma una volta riprodotti i flauti, non sapevamo come gli Etruschi riuscissero a usarli”, spiega Cantini: “se si soffia in un tubicino l’aria esce dalla parte opposta silenziosamente. Bisogna creare una vibrazione che produca un suono nella canna”. Purtroppo tutti gli affreschi, se pur bellissimi, mostrano tutti i suonatori col flauto in bocca, impedendo di capire come era il bocchino. Tutti, eccetto uno. “Si tratta della suonatrice sulla parete di fondo della tomba Francesca Giustiniani”, ha annunciato Rafanelli. E Cantini: “Qui il pittore di 2600 anni fa ha dipinto il flauto che si sta avvicinando alla bocca. Così ho capito che gli Etruschi usavano un’ancia semplice. E una volta realizzata, siamo riusciti a riprodurre gli stessi suoni che percepivano gli Etruschi. È fantastico!”.

Ma non è finita. Accordavano come Mozart. Tra le “deduzioni” più straordinarie a cui sono giunti i due studiosi, Cantini e Rafanelli, vi è che l’accordatura dei suoni, avveniva esattamente come facevano i grandi della Musica, Mozart ad esempio per citarne il massimo genio. “Cioè”, continua Cantini, “anche senza il diapason, ma andando solo con la sensibilità dell’orecchio, riuscivano a riprodurre il suono a una frequenza di 432 Hertz, come sappiamo noi oggi con strumenti di misurazione. E quello che è clamoroso è che anche gli auloi trovati a Paestum, pur producendo un suono diverso perché sono più lunghi, rispettano la stessa frequenza di 432 Hertz”. Cantini è andato anche più in là. Melodia e accompagnamento tutto in uno. Dalla gestualità stessa del suonatore sugli affreschi, il posizionamento delle sue mani a coprire i fori sulle due canne che compongono il doppio strumento a fiato, la novità più strabiliante: gli Etruschi suonavano l’unico strumento al mondo capace di eseguire al contempo melodia e accompagnamento. E dal palco di TourismA Cantini ne ha dato una dimostrazione coinvolgente. “Se è ancora evidentemente impossibile comprendere, in assenza di “spartiti” dell’epoca, quali fossero le melodie intonate dai fiatisti nelle diverse occasioni del vivere sociale, laico e religioso”, concludono Cantini e Rafanelli, “questo Progetto ha consentito di ritrovare la voce reale – ed unica – degli strumenti rimasti ad oggi muti. Rompendo di fatto un silenzio durato almeno duemilaseicento anni”.

Roma. AstroPArCo: tre eventi on line per la Giornata Nazionale dello Spazio al parco archeologico del Colosseo per conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, assistere al passaggio della Stazione Spaziale Internazionale sopra il Colosseo

Manca pochissimo all’inizio degli eventi al parco archeologico del Colosseo in occasione della Giornata Nazionale dello Spazio promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. Oggi, infatti, 16 dicembre 2021, è istituita, con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, la prima Giornata Nazionale dello Spazio, allo scopo di ricordare e celebrare il lancio del primo satellite italiano, il San Marco 1, avvenuto il 15 dicembre del 1964, grazie al quale l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a superare l’atmosfera terrestre. L’obiettivo – come si legge sul sito dedicato dell’Agenzia Spaziale Italiana www.giornatadellospazio.it e www.giornatadellospazio.com – è quello di far comprendere come le tecnologie spaziali siano più vicine ai cittadini e alla nostra vita quotidiana più di quanto non si immagini.

AstroPArCo: la Giornata nazionale dello Spazio al parco archeologico del Colosseo

Il parco archeologico del Colosseo propone tre appuntamenti online sui canali social @parcocolosseo, che permetteranno al pubblico di conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, di scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, statua marmorea del II secolo d.C. attualmente in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” e di assistere all’emozionante passaggio della stazione spaziale internazionale sopra il Colosseo. “Il parco archeologico del Colosseo”, interviene Alfonsina Russo, direttore del PArCo, “partecipa alla prima Giornata Nazionale dello Spazio proponendo tre appuntamenti disponibili online proprio per poter raggiungere grazie al web il maggior numero di persone in tutto il mondo. Grazie all’intervento di esperti, uniremo lo studio dello spazio al mondo dell’archeologia, mostrando come i due ambiti non siano in realtà così distanti. Già nell’antichità – prosegue – lo studio degli astri e del loro posizionamento nella volta celeste era imprescindibile per numerose attività. Il globo dell’Atlante Farnese – oggi in prestito alla Domus Aurea ma normalmente esposto nella sala della meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli -, con le sue meravigliose costellazioni costituisce una delle più antiche raffigurazioni del firmamento ed è una testimonianza delle profonde e dettagliate conoscenze astronomiche acquisite dagli antichi. Altra convergenza di questi mondi si ha nel monitoraggio satellitare dei siti archeologici, uno strumento fondamentale per garantire la salvaguardia dei monumenti, oggi sempre più compromessi a causa dei cambiamenti climatici. Il PArCo utilizza i preziosi dati provenienti da queste rilevazioni per programmare le attività di manutenzione e tutela”.

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L’archeologa Irma Della Giovampaola (foto PArCo)

Il primo appuntamento, “Il ruolo dei satelliti per la tutela dei beni culturali: l’esempio del Parco archeologico del Colosseo”, è giovedì 16 dicembre 2021, alle 11, con Irma Della Giovampaola, archeologa, responsabile dell’Ufficio Monitoraggio delle aree archeologiche e dei monumenti del PArCo e della manutenzione programmata, e Alessandro Coletta astrofisico, direttore di Missione della Costellazione di satelliti COSMO-SkyMed e responsabile ASI dell’Unità Downstream e Servizi Applicativi, che discuteranno di come l’osservazione della Terra sia in grado di contribuire alla definizione della vulnerabilità dei siti e dell’analisi dei rischi e degli effetti dei cambiamenti climatici a cui i beni culturali, in particolare quelli archeologici.  La questione è alla base del progetto di monitoraggio del PArCo e dell’attività svolta da ASI in questo ambito.

L’astrofisico Gianluca Masi con l’Atlante Farnese nella sala Ottagona della Domus Aurea (foto PArCo)

Il secondo eccezionale appuntamento nel pomeriggio del 16 dicembre 2021, alle 17: “Il Firmamento dell’Atlante Farnese”. L’astrofisico e dottore di ricerca in Astronomia Gianluca Masi illustrerà, dalla Sala Ottagona della Domus Aurea, le costellazioni raffigurate sul globo celeste del celebre Atlante Farnese, unica e preziosissima testimonianza sulle conoscenze astronomiche del passato (https://youtu.be/KuSFc75_8lk). In occasione della Giornata Nazionale dello Spazio, le sue costellazioni raccontano la propria storia millenaria, svelando quelle sorprese e meraviglie che da sempre catturano la curiosità e l’immaginazione dell’uomo.

Il transito della Stazione spaziale internazionale sopra il Colosseo (foto PArCo)

La giornata del 16 dicembre 2021 si conclude alle 21: “Colosseo chiama Spazio: il transito della Stazione Spaziale Internazionale sull’Anfiteatro Flavio”.  Le riprese del transito della Stazione Spaziale Internazionale sul Colosseo tra il 6 e il 7 dicembre 2021, effettuate e commentate da Gianluca Masi, astrofisico e dottore di Ricerca in Astronomia, sono il gran finale della ricca programmazione del Parco archeologico del Colosseo per la giornata promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. L’esperienza degli astronauti non è poi così inaccessibile, almeno allo sguardo: i satelliti più brillanti solcano regolarmente il cielo e tutti possono osservarli. Tra essi spicca la Stazione Spaziale Internazionale, simbolo della presenza in orbita dell’uomo.  Osservare le immagini immortalate da un luogo unico come l’Anfiteatro Flavio sarà un’esperienza emotiva ed estetica straordinaria (https://youtu.be/Cdxsf_0PvLc).