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Dal 1° aprile al 4 luglio, riparte POMPEII ARTEBUS, la navetta promossa da campania>artecard che collega i siti del parco archeologico di Pompei: da Pompei alle ville romane di Boscoreale, Oplontis, Stabia e al museo Archeologico di Stabia Libero D’orsi – Reggia di Quisisana

Il servizio navetta “Pompeii ArteBus” da Pompei ai siti archeologici del parco (foto parco archeologico pompei)

Da Pompei alla villa rustica di Boscoreale, Villa Regina, alle ville nobiliari di Oplontis, Villa di Poppea, e di Stabia, Villa Arianna e Villa San Marco, fino al Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana: riparte dal 1° aprile 2022 POMPEII ARTEBUS, la navetta per tutti i visitatori del parco archeologico di Pompei che renderà più agevole il collegamento tra i vari siti archeologici del Parco. Dopo il positivo riscontro durante il periodo natalizio, con oltre 1000 visitatori che hanno usufruito della navetta per raggiungere da Pompei gli altri siti del Parco, il servizio riprende dal 1° aprile 2022 al 4 luglio 2022 sei giorni a settimana, escluso il martedì (giorno di chiusura dei siti esterni). L’iniziativa è realizzata dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’EAV e con la SCABEC, società in house della Regione Campania, e il suo progetto campania>artecard, il pass culturale – con UniCredit come Official Sponsor – che da oltre 20 anni offre a turisti ed appassionati la possibilità di fruire del patrimonio culturale campano e di viaggiare comodamente a bordo del trasporto pubblico locale.

Pompeii Artebus: due navette gratuite partono da piazza Esedra a Pompei con due diversi percorsi (foto parco archeologico pompei)

Due minibus gratuiti per 25 persone partiranno da piazza Esedra a Pompei con due diversi percorsi. Il primo accompagnerà i visitatori a Villa Regina a Boscoreale e alla Villa di Poppea nel sito di Oplontis a Torre Annunziata, con 9 corse giornaliere a partire dalle 9.30. Il secondo bus sempre con partenza alle 9.30, avrà come destinazione Villa San Marco e Villa Arianna e la Reggia di Quisisana con 6 partenze scaglionate. I bus sono facilmente riconoscibili per la loro veste grafica che richiama le iniziative Artecard. Il servizio è realizzato su iniziativa della Direzione Generale del Parco archeologico di Pompei attraverso i fondi di compensazione di campania>artecard e potrà essere utilizzato gratuitamente da chiunque sia in possesso del biglietto di ingresso ai siti del circuito di Pompei, incluso l’abbonamento MyPompeii Card o di un pass campania>artecard.

Il servizio “Pompeii ArteBus” è valido anche con l’abbonamento MyPompeii Card o il pass Campania>Artecard (foto parco archeologico pompei)

L’accesso ai siti oltre che agevole è oggi anche più conveniente con la tessera di abbonamento annuale MyPompeii card che al costo di 35 euro (8 euro per gli under 25), consente un accesso illimitato per tutto l’anno a tutti i siti (Pompei, Villa di Poppea/Oplontis, e Villa Regina/Boscoreale, Ville di Stabia e Museo archeologico di Stabia Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana). A bordo i passeggeri del Pompeii Artebus troveranno un codice sconto riservato per l’acquisto di campania>artecard; tra i pass che gli utenti potranno acquistare a un prezzo dedicato, oltre alla Campania 3 Giorni e alla Campania 7 Giorni, figura anche l’abbonamento Gold 365, la card che consente di visitare oltre 50 siti culturali campani in un anno.

Primavera al parco archeologico di Ercolano: dal 1° aprile riparte l’appuntamento settimanale con i “Close up Cantieri” e tornano le Domeniche Gratuite in sicurezza

Locandina di “Close-up Cantiere”, l’appuntamento del venerdì al parco archeologico di Ercolano

Al parco archeologico di Ercolano dal 1° aprile 2022 riparte l’appuntamento con i “Close up” Cantieri. E, per accogliere a pieno la primavera e per un ulteriore passo verso la normalità, torna l’iniziativa istituita dal ministero per la Cultura “Domenica al museo”, interrotta a causa dell’emergenza sanitaria.  Domenica 3 aprile 2022 il primo appuntamento tanto gradito dal pubblico: ingresso gratuito al sito archeologico, al Padiglione della Barca, all’Antiquarium con la mostra SplendOri il lusso degli ornamenti a Ercolano. Le visite avverranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid-19. Il clima di ritorno all’ordinario anche nel nuovo protocollo di ingresso ai luoghi della cultura, per cui dal 1° aprile 2022, per l’accesso a musei, parchi archeologici, mostre, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura non è più richiesto il possesso del green pass rafforzato, né di quello base. Resta l’obbligo di utilizzo di mascherine chirurgiche.

Un cantiere di restauro di un pavimento musivo a Ercolano (foto paerco)

A grande richiesta dei visitatori e per proseguire nel progetto di sensibilizzazione dei visitatori del parco archeologico di Ercolano, torna dunque l’appuntamento “Close up cantieri”. Partito nel 2018 e divenuto un evento attesissimo, l’iniziativa coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco, in una fruizione sempre più consapevole. I visitatori interessati a partecipare alla visita immersiva nei cantieri del Parco verranno condotti presso i siti accessibili coinvolti nel progetto dove incontreranno i restauratori responsabili del cantiere, con possibilità di guida in lingua inglese. Il primo “Close up” partirà venerdì 1° aprile 2022, per un totale di 15 appuntamenti che si ripeteranno ogni venerdì mattina, fino all’8 luglio 2022. I turni di visita saranno tre, a partire dalle 11. “Close up cantieri è diventato ormai un format del Parco di Ercolano”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “il venerdì mattina i visitatori, attraverso il programma di inclusione e di partecipazione alle attività di restauro e manutenzione del patrimonio archeologico dell’antica città, saranno condotti all’interno delle domus, potendo avvicinare e toccare con mano il lavoro che si svolge dietro le quinte dei cantieri di restauro. L’intento è arrivare ad una fruizione sempre più consapevole e partecipata”.

Roma. All’auditorium dell’Ara Pacis e in streaming il convegno “40 anni di Casal de’ Pazzi. Il sito nel contesto archeo-paleontologico del Pleistocene tra 400.000 e 40.000 BP”: tre giorni di incontri, dibattiti e approfondimenti dedicati a uno primi siti pleistocenici scavati scientificamente nell’agro romano nel quarantennale della scoperta

Era il 1981 quando fu scoperto il giacimento pleistocenico di Casal de’ Pazzi, che venne indagato sistematicamente fino al 1985 e nuovamente nel 2013. Tra i primi siti pleistocenici scavati scientificamente nell’agro romano, assieme a Castel di Guido e alla Polledrara di Cecanibbio, Casal de’ Pazzi si affianca alle già numerose evidenze affini individuate a partire dalla metà dell’800. L’area laziale si riconferma, come ormai noto da quasi due secoli, un territorio ricco di testimonianze relative ad una fase cruciale della preistoria umana, continuando ancora oggi a riservare sorprese. In occasione del quarantennale della scoperta del sito archeologico di Casal de’ Pazzi, dal 30 marzo al 1° aprile 2022 si tiene a Roma, all’auditorium dell’Ara Pacis, un’importante conferenza in cui studiosi italiani e stranieri fanno il punto della situazione sullo stato dell’arte e sugli sviluppi della ricerca sul Pleistocene euroasiatico. Tre giorni di incontri, dibattiti e approfondimenti dedicati a “40 anni di Casal de’ Pazzi. Il sito nel contesto archeo-paleontologico del Pleistocene tra 400.000 e 40.000 BP”. La conferenza di livello internazionale è l’occasione per rivolgere uno sguardo verso nuovi obiettivi e progetti, in un momento storico denso di nuove scoperte archeologiche e innovazioni scientifiche nell’ambito delle metodologie di ricerca sul Pleistocene euroasiatico che sarà possibile seguire on line a questo link https://youtu.be/LTDSA3RV31w.

Sito di Casal de’ Pazzi a Roma: ricostruzione dell’ambiente pleistocenico (foto ssabap-roma)

Quattro le sessioni. Mercoledì 30 marzo 2022. Prima sessione: “Casal de’ Pazzi a 40 anni dalla scoperta: storia e prospettive di ricerca”. Uno degli obiettivi della sessione è fare il punto sugli studi avviati negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. Scopo altrettanto importante è stimolare una discussione sul potenziale scientifico ancora inespresso del sito al fine di elaborare progetti di ricerca basati su nuovi approcci metodologici multidisciplinari, anche alla luce dei dati emersi durante la campagna di scavi svolta nel 2013. Seconda sessione: “Il mondo al tempo dei Neanderthal: uno sguardo sui siti del Pleistocene euroasiatico” Recenti studi hanno dimostrato come variabilità, distribuzione e caratteristiche culturali delle specie umane che si sono evolute e hanno vissuto in Eurasia tra 400.000 e 40.000 anni fa circa furono molto più complesse di quanto non si fosse pensato precedentemente, rendendo ogni sito archeologico una risorsa inestimabile per nuove ricerche e riflessioni. Questa sessione si propone di mettere a confronto la notevole mole di informazioni ricavabili dai siti archeologici euroasiatici databili tra MIS11 e MIS3, con una particolare attenzione a quelli italiani. Giovedì 31 marzo 2022. Terza sessione: “Le nuove frontiere della ricerca sul Pleistocene: teorie, metodi e discipline” La ricostruzione dei modi di vita delle comunità preistoriche richiede competenze multidisciplinari. I più aggiornati approcci interpretativi combinano l’archeologia “tradizionale”, le scienze naturali, biologiche, chimiche e fisiche, le scienze sociali e quelle cognitive. Nuove prospettive di ricerca riguardano anche l’archeometria, la tafonomia e la formazione dei depositi, nonché le applicazioni delle tecnologie digitali, delle analisi spaziali e geostatistiche. I recenti progressi degli studi in ambito molecolare (proteine, DNA) e isotopico costituiscono ulteriori nuove frontiere per la scienza archeologica. Questa sessione si propone di raccogliere esperienze di applicazione concreta di metodi di ricerca innovativi su siti e/o materiali del Pleistocene, applicabili anche allo studio di altri contesti sia già studiati, sia recentemente scoperti. Venerdì 1° aprile 2022. Quarta sessione: “Comunicare il Pleistocene: esperimenti ed innovazione in Italia e nel mondo”. Quello della preistoria è un tema particolarmente difficile da proporre ad un pubblico di non addetti ai lavori, sia a causa delle grandi differenze esistenti tra la realtà attuale e quella di un periodo tanto variegato e remoto, sia per la scarsità di resti materiali ben conservati. In questo contesto, è dunque spesso necessario individuare strumenti comunicativi efficaci. Questa sessione si propone di presentare esperimenti di musealizzazione e comunicazione innovativa in ambito preistorico, con particolare riferimento al Pleistocene.

Roma. Domus dell’Aventino: apre alle visite la Scatola archeologica, un tappeto di mosaici realizzati nell’arco di duecento anni ora narrati con nuove tecnologie

Domus dell’Aventino: la narrazione con le nuove tecnologie della Scatola archeologica (foto ssabap-roma)

Un tappeto di mosaici che lascia senza fiato: la Scatola archeologica dell’Aventino è uno scrigno di storia a cui la tecnologia regala una narrazione innovativa e avvincente. Così è possibile stupirsi della raffinatezza dei mosaici di viale Aventino a Roma, realizzati nell’arco di quasi duecento anni dalla fine del I a.C. all’età antonina (150-175 d.C.) testimoniano la ricchezza dei proprietari e le continue trasformazioni del complesso, in parte legate all’instabilità del sottosuolo attraversato da cavità e gallerie. La Scatola Archeologica sarà aperta il 1° e il 22 aprile 2022, con turni di visita alle 14, 15, 16 e 17, per un massimo di 15 partecipanti alla volta.

Il tappeto di mosaici della Scatola archeologica dell’Aventino (foto ssabap-roma)

In epoca traianea 98-117 d.C. un’iscrizione su mosaico, della quale si conserva solo un frammento, riflette l’uso semipubblico di un ambiente del complesso, riservato ai membri di un collegium. Successivamente in epoca adrianea (117-138 d. C.) vengono realizzati mosaici bianco e nero con decorazioni geometriche mentre nell’età antonina ( 150-175 d.C. ) vengono realizzati mosaici bianco e nero a motivi geometrici o vegetali su quattro vani contigui con al centro uno pseudo émblema policromo con un pappagallo con tessere verdi gialle e rosse e in un altro un kantharos con tralci di vite carichi di foglie e grappoli d’uva con utilizzo di tessere in vetro colorato dal grigio al verde intenso. Per vedere tutto questo, valorizzato dall’allestimento di Paco Lanciano con la voce narrante di Piero Angela, è possibile prenotare la visita su www.scatolaarcheologica.it. Riservando sul sito web un intero turno di visita di 15 posti e inoltrando una richiesta all’indirizzo in calce, è possibile effettuare la proiezione in: inglese, francese, tedesco, spagnolo, cinese, russo, giapponese.

Ercolano. Terzo appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Varriale scopriamo le ricerche nel giardino pensile della Casa del rilievo di Telefo

L’archeologo Ivan Varriale e il direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano nel cantiere dell’antica spiaggia (foto paerco)

Per il terzo appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia nei pressi delle Terme Suburbane dell’antica Herculaneum nel giardino pensile della Casa del rilievo di Telefo. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo Ivan Varriale ci fanno conoscere le ricerche e i progetti che rendono ancora più interessante questa zona della città antica.

“Procedendo lungo l’antica spiaggia”, esordisce Sirano, “siamo ora arrivati nell’angolo dove un tempo sorgeva una torre poi utilizzata per realizzare il gran salone decorato in marmi della Casa del Rilievo di Telefo che si trova proprio sopra di noi. Qui furono trovati anche tutti gli elementi del tetto e del soffitto di questo salone, alcuni dei quali hanno conservato anche splendidamente i loro colori. E in questa posizione si trovava anche una scaletta attraverso la quale si saliva a un giardino pensile che caratterizzava l’affaccio a mare sempre della Casa del Rilievo di Telefo”. Da questa posizione si vede bene il fronte della Casa del Rilievo di Telefo articolato su più piani con semicolonne ancora in vista, “C’è anche la presenza di aperture più antiche – continua Sirano – appartenenti a una prima fase della vita della casa che poi in un secondo momento sono state chiuse e murate per creare lo spazio dove ci troviamo che è un vero e proprio giardino pensile che affacciava direttamente sulla scogliera e aveva la vista sul mare. Sul fondo c’era un piccolo porticato e degli ambienti coperti a volte”.

In sezione il crollo dei piani superiori sull’antica spiaggia di Ercolano: si vede una colonna capovolta dalla furia dell’eruzione (foto paerco)

“In quest’area abbiamo appena cominciato l’intervento”, spiega Varriale. “E sono cominciate a uscire fuori tutta una serie di evidenze come si vede bene qui in sezione: i crolli dei piani superiori di ambienti. Si vede proprio una colonna capovolta dalla furia dell’eruzione, con tutti gli elementi delle travature di legno che sostanzialmente facevano parte probabilmente delle strutture che sorreggevano i piani superiori. E all’interno c’è un corridoio coperto, un criptoportico: si apriva un ambiente che adesso è quasi completamente sommerso di materiale vulcanico. Quindi c’è solo la sezione: si intravede la struttura di un triclinio estivo, cioè di una sala da pranzo che affaccia sul giardino con i divani per mangiare, sui quali erano posti dei cuscini. C’era anche uno spazio centrale dove veniva posta la mensa alla quale si servano gli ospiti. Simili strutture non ci sorprendono perché chiaramente traevano beneficio dal belvedere e la vista che si poteva godere da quest’area. Questo ci fa capire quanto doveva essere stata spettacolare la Casa del Rilievo di Telefo”.

Pompei. Si sperimentano nuove soluzioni tecnologiche al servizio dell’archeologia: SPOT, un robot quadrupede per ispezionare in condizioni di sicurezza. Zuchtriegel: “Lo testeremo anche nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini”

Uno strano quadrupede meccanico, dai vistosi colori giallo nero, procede tra i basoli dei decumani e dei cardi dell’antica Pompei. È lo SPOT di Boston Dynamics, il robot quadrupede che con agilità e autonomia si muove su diversi tipi di terreni, consentendo di automatizzare le attività di ispezione di routine e l’acquisizione dei dati in modo sicuro. SPOT è stato equipaggiato in due modalità rispettivamente con Leica BLKARC e con il sensore Spot CAM+. Con SPOT sono state eseguite le ultime prove di monitoraggio delle strutture archeologiche perché è in grado di ispezionare luoghi anche di piccole dimensioni in tutta sicurezza, acquisendo e registrando dati utili allo studio e alla progettazione di interventi.

La sperimentazione in notturna di SPOT, robot quadrupede, a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“I progressi tecnologici nel mondo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi cosiddetti autonomi, hanno prodotto soluzioni e innovazioni più facilmente associate al mondo industriale e manifatturiero, che finora non avevano trovato applicazione all’interno dei siti archeologici a causa dell’eterogeneità delle condizioni ambientali, dell’estensione del sito”, dichiara il direttore generale, Gabriel Zuchtriegel. “Oggi, grazie alla collaborazione con aziende di alta tecnologia e  a seguito di queste riuscite sperimentazioni,  vogliamo testare l’impiego di questi robot nei cunicoli sotterranei degli scavatori clandestini che stiamo rilevando nel territorio intorno a Pompei, nell’ambito di un protocollo d’intesa con la Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso. Spesso le condizioni di sicurezza nelle gallerie scavate dai tombaroli sono molto critiche, per cui l’uso di un robot potrebbe rappresentare una svolta che ci consentirebbe di procedere con maggiore rapidità e in totale sicurezza”.

SPOT, un robot quadrupede al servizio dell’archeologia per ispezionare in condizioni di sicurezza (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo dell’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative è proprio quello di migliorare il monitoraggio dell’esistente e la conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori delle aree oggetto di recupero o restauro e dunque gestire la sicurezza del sito, oltre che dei lavoratori. Tali sperimentazioni si inseriscono nel più ampio progetto del parco archeologico di Pompei  Smart@POMPEI, finalizzato a una gestione intelligente, sostenibile e inclusiva del Parco, attraverso una soluzione tecnologica integrata, e che fa di Pompei uno Smart Archaeological Park.

Il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia (foto parco archeologico di pompei)

Per queste attività il Parco si sta avvalendo della collaborazione di aziende di Information Technology in continua ricerca e innovazione, come Leica Geosystems (part of Hexagon) e Sprint Reply, società del Gruppo Reply specializzata in robotica e process automation. In questa prima fase di sperimentazione è stato utilizzato anche il Leica BLK2FLY, il primo laser scanner volante in grado di effettuare scansioni 3D in autonomia. Queste piattaforme intelligenti per l’analisi dei dati, come quella realizzata da Sprint Reply, sono la necessaria base per rendere i dati, acquisiti durante le ispezioni dei robot, fruibili e utili per le applicazioni del parco archeologico di Pompei.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano. Veduta d’insieme del sacello dedicato al genius horreorum (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo settimo appuntamento, la passeggiata virtuale lascia il Foro Romano alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana, un complesso di magazzini edificati da Marco Vipsanio Agrippa che da lui prese il nome. “L’edificio, accessibile dal vicus Tuscus lungo il lato nord-occidentale del colle”, ricordano gli archeologi del PArCo, “era originariamente a tre piani con pianta rettangolare e presenta, lungo tutti e quattro i lati, tabernae affacciate su un cortile centrale. La prima fase degli Horrea è da comprendere tra il 33 e il 12 a.C., con ristrutturazioni successive documentabili alla fine del II d.C., epoca a cui risale la risistemazione del sacello centrale, e ancora fino al IV-V secolo d.C. Al centro della corte si imposta un’edicola centrale con il sacello dedicato al genius horreorum, come documenta l’iscrizione sul piedistallo che si è conservato. Il pavimento è in tessellato con raffigurazione del volto del dio Oceano”.

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Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano, particolare in una foto d’Archivio. Da notare le corna e le chele sulla sommità del capo e la barba terminante con due teste a forma di pesce (foto Archivi PArCo, 30 FR-HA-asf015459)

“Il mosaico a tessere bianche e nere dell’edicola centrale”, continuano gli archeologi del PArCo, “raffigura una maschera maschile inserita entro un ottagono curvilineo i cui vertici sono generati da sei candelabri filiformi e due vasi panciuti. I candelabri a loro volta si sviluppano a partire da elementi vegetalizzati che danno all’insieme un effetto arabescante. Il punto focale del disegno è il volto maschile al centro della composizione: spiccano le corna e le chele sulla sommità del capo e la folta barba terminante con due teste a forma di pesce. Gli attributi caratterizzano inequivocabilmente il volto come quello del dio Oceano, presentato frontalmente e con fattezze piuttosto giovani. È importante sottolineare che la rappresentazione del dio non ha alcuna relazione con il decoro vegetale del pavimento ma ha sola funzione decorativa e di riempimento dell’intero disegno”.

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Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme: mosaico con raffigurazione del dio Oceano tra pesci ed uccelli acquatici (foto da Cercone G., Mosaico da via delle Mura Portuensi, in Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, a cura di R. Paris e M.T. Di Sarcina, Milano 2012, n. 26 p. 289)

“Il soggetto non è diffusissimo e compare solo a partire dall’età adrianeo-antonina (seconda metà del II secolo d.C.), sia nella versione in bianco e nero, attestata qui negli Horrea Agrippiana e in un mosaico di via delle Mura Portuensi a Roma, sia nella versione policroma, come nel celebre esempio della villa di Baccano. Tutti i confronti citati sono conservati presso il museo nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo. L’iconografia – concludono – conosce ampia attestazione nel corso del III secolo d.C., soprattutto in ambito nord-africano e la sua presenza all’interno del complesso degli Horrea può essere riconducibile al legame con il mare e genericamente con il commercio, anche se non sono mancate altre interpretazioni”.

Gruppo archeologico dei Campi Flegrei. Visite guidate alla Villa rustica del Torchio di via Masullo e alla necropoli Fescina di via Brindisi

Visite guidate domenica 27 marzo 2022, alle 16, alla Villa rustica del Torchio di via Masullo a Quarto (Na) e domenica 3 aprile 2022 alla necropoli Fescina di via Brindisi sempre nel comune di Quarto a Nord-Ovest di Napoli: è la proposta culturale per cittadini e turisti del Gruppo archeologico dei Campi Flegrei, patrocinata dal Comune di Quarto e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.

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Alcuni ambienti della Villa rustica del Torchio a Quarto (Na) (foto gruppo archeologico campi flegrei)

La Villa rustica del Torchio di via Masullo è stata portata alla luce nel 2006 ed è una delle poche che si conserva nei Campi Flegrei. L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con porticato su pilastri. Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a.C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche, che testimoniano una continuità di vita fino al IV-V sec. d.C. Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino che aveva permesso ai proprietari di arricchirsi, ipotesi sostenuta dalla presenza di un consistente numero di monete rinvenute.

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Il mausoleo a cuspide, comunemente indicato come “Fescina”, nell’omonima necropoli a Quarto (Na) (foto gruppo archeologico campi flegrei)

La necropoli Fescina si trova lungo il tracciato di uno dei diverticoli della via Campana, l’odierna via Brindisi. Fu scavata nel corso degli anni Settanta ed Ottanta del ‘900, quando era visibile solo il famoso mausoleo a cuspide, al tempo utilizzato come deposito di attrezzi agricoli. Si tratta di un’area sepolcrale recintata al cui interno si trovano alcuni monumenti funebri. Il mausoleo a cuspide, comunemente indicato come “Fescina”, è la struttura più antica del complesso. Essa si presenta in opera reticolata, si compone di un alto tamburo circolare sormontato da una guglia piramidale a pianta esagonale, copertura rara nella zona flegrea ma molto diffusa nel Mediterraneo orientale durante l’età ellenistica.

 

Napoli. “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”: lunedì presentazione in auditorium del libro di Paolo Giulierini su percorsi, progetti e visioni dell’Archeologico con contributi di firme autorevoli, e messaggio del ministro Franceschini. Il libro giovedì in allegato con “La Repubblica Napoli”

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La copertina del libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini con un’immagine di Mimmo Jodice dei corridori della Villa dei Papiri

Il Museo come custode di uno straordinario patrimonio archeologico, che si riflette non soltanto nelle celebri sezioni museali (dalla statuaria Farnese alla sezione Egizia, dai mosaici agli affreschi, dalla Collezione Magna Grecia alla Preistoria), ma anche nei nuovi allestimenti che saranno presto restituiti alla fruizione del pubblico (Campania romana, Sezione tecnologica, Antichità orientali, sezione del Mediterraneo); i progetti del Museo, con focus sulle strategie di promozione digitale dopo l’emergenza Covid; il quartiere della cultura, in cui l’Archeologico è centro simbolico di una rete virtuosa per promuovere il territorio. Simbolo dell’incessante lavoro di rilancio del Mann è, forse, uno dei tanti protagonisti dei capolavori del Museo: si racconta che Alessandro Magno, sino agli ultimi istanti della propria vita, abbia inseguito il miraggio della tigre blu che, alle soglie del terzo millennio, è un invito sempre valido a non tradire sogni e attese. Sono questi i tre sentieri tematici in cui si muove Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, nel libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, che fa parte della collana “Novanta-Venti”, nata in occasione dei trent’anni della redazione de “La Repubblica Napoli”: il libro, che verrà distribuito gratuitamente in edicola giovedì 31 marzo 2022 come supplemento al giornale, sarà presentato lunedì 28 marzo 2022, alle 17, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli.

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Un’immagine di Riccardo Siano (La Repubblica) dal libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini

Ѐ il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ad inaugurare, con il proprio messaggio, il viaggio culturale del libro: l’attenzione è rivolta non soltanto ai risultati dell’autonomia degli istituti culturali nel sistema museale nazionale, ma anche alla ricchezza delle collezioni del Mann. Il direttore de “La Repubblica”, Maurizio Molinari, dedica la prefazione alle caratteristiche  ontologiche della collana “Novanta-Venti”, pubblicata da Guida editore: l’intelligenza divulgativa, tra archeologia e giornalismo, è il filo conduttore della narrazione sul Mann. Nella sua introduzione, ancora, il responsabile della redazione partenopea de “La Repubblica”, Ottavio Ragone, descrive il dialogo empatico che nasce tra i visitatori e i capolavori del Museo. Il libro “Mann, che storia” è corredato da un ricco apparato di immagini, scattate da Riccardo Siano (“La Repubblica”) o fornite dall’Archivio Fotografico del MANN; il volume è realizzato anche con il contributo di: università di Napoli Federico II, Metropolitana di Napoli SpA, Protom,  Studio Trisorio,  D’Orta, Sophia Loren Restaurant- Firenze e Milano.

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Il direttore Paolo Giulierini con un piccolo visitatore alla riapertura del Mann (foto giorgio albano)

Paolo Giulierini descrive il Museo che cambia, tra i la valorizzazione delle collezioni più celebri, i progetti di riallestimento delle sezioni e le iniziative di promozione del territorio. “Mann, che storia” contiene numerose finestre di approfondimento: Antonella Carlo (responsabile ufficio Comunicazione del Museo) descrive il metodo per valorizzare il patrimonio culturale, unendo tagli divulgativi diversi in un racconto armonico che non perde unità; Antonio Ferrara (giornalista de “La Repubblica”) seleziona alcuni capolavori dell’Archeologico, per un’analisi che parte dal valore emozionale  dello sguardo e giunge alla storia delle opere e delle collezioni; Paolo De Luca (giornalista de La Repubblica) si sofferma sugli itinerari sperimentali del Mann, dal progetto sulla cromia delle statue antiche al videogame “Father and son”, dal lavoro di scavo nei depositi al riallestimento degli spazi aperti al pubblico, come la caffetteria.

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I depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli fotografati da Riccardo Siano (La Repubblica) per il libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini

Il Museo come patrimonio di tutti: il libro si chiude con le pagine di voci autorevoli che raccontano il “loro” Mann. Mimmo Jodice, che dona anche l’immagine di copertina del volume con un suggestivo ritratto fotografico di un corridore proveniente dalla Villa dei Papiri, esprime le emozioni per un luogo del cuore, motivo di appartenenza alla città e al suo patrimonio. Non può mancare il racconto di Alberto Angela, divulgatore d’eccellenza dei tesori dell’Archeologico e delle scoperte svelate dai depositi; storia e attualità si combinano nel ritratto dei Tirannicidi di Luciano Canfora, mentre Camila Raznovich e Mario Tozzi, che hanno raccontato il Museo nelle loro seguitissime trasmissioni, parlano rispettivamente di un istituto dai mille volti e di uno scrigno in cui scoprire la vita intima dei nostri antenati. Il Museo è guardato con la curiosità degli antropologi da Elisabetta Moro e Marino Niola, mentre Sara Bilotti, Lorenzo Marone, Maurizio Braucci, Alessandro Rak e Giuseppe Miale di Mauro privilegiano un taglio letterario per vivere, con le parole, le sale del Mann; Benedetta Craveri e Ippolita di Majo, ancora, dedicano un’attenzione privilegiata ad alcune opere-simbolo dell’Istituto; Marisa Laurito rappresenta l’Archeologico come spazio di riconoscimento dello spirito partenopeo e Matteo Lorito, infine, traccia un cammino di valorizzazione che parte dalle sinergie interistituzionali.