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Marano di Valpolicella (Vr). Riapre al pubblico l’area archeologica del Tempio di Minerva: ecco orari e visite guidate da aprile a ottobre

L’area archeologica Tempio di Minerva a Marano di Valpolicella (Vr) riapre al pubblico da domenica 27 marzo 2022: alle 17 la prima visita guidata dell’anno! I volontari del Ctg Valpolicella – Genius Loci aspettano visitatori e appassionati tutti i sabati, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 19 per accoglierli nella visita di uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del nord Italia. Da aprile, ogni sabato alle 18 (alle 16 nel mese di ottobre) visita guidata con un esperto volontario del CTG che intratterrà gli intervenuti per 45 minuti circa raccontando tutto ciò che c’è da sapere su questo meraviglioso sito, descrivendo le sue origini, i suoi misteri e rispondendo alle vostre domande, lasciandovi poi liberi di assaporare uno splendido tramonto sui vigneti. Per prenotare una visita guidata basta chiamare o scrivere al 349-5923868. Per poter accedere liberamente all’area archeologica non è necessario prenotare. Per la prevenzione del contagio da COVID-19 la normativa vigente richiede per l’accesso all’area il possesso del certificato verde – Green Pass. Inoltre, oltre alla visita guidata, ogni sabato, sempre chiamando al 349-5923868, sarà possibile richiedere una visita guidata speciale fuori dagli orari previsti, anche in inglese, tedesco o francese.

Dantedì. Speciale visita guidata al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann” con la curatrice Valentina Cosentino

“Perché Dante al museo Archeologico nazionale di Napoli? Il Sommo Poeta fu tra i primi che, nel Medioevo, fece una riflessione sulla cultura antica, basandosi sulle fonti letterarie, quando ancora non esisteva una ‘coscienza archeologica’. Come Maestro e accompagnatore, tra Inferno e Purgatorio, Dante scelse Virgilio che, peraltro, è fortemente legato alla città di Napoli: l’autore dell’Eneide ha ispirato anche numerose leggende, entrate nella nostra tradizione culturale. Il Mann, ancora, ha uno straordinario patrimonio che consente di allestire un vero e proprio repertorio di personaggi, reali e fantastici, che compaiono nel racconto della Divina Commedia”, così il direttore del Museo, Paolo Giulierini. Nel giorno del Dantedì, 25 marzo 2022, niente di meglio che, accompagnati dalla curatrice Valentina Cosentino, andare a visitare la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann”, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 2 maggio 2022, nell’ambito delle celebrazioni di Dante700 promosse dal ministero della Cultura, e allestita in uno spazio non casuale del museo: le sale degli Affreschi.

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Il ritratto di Dante Alighieri dipinto da Paolo Vetri nelle volte delle Sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Tra le decorazioni delle volte, c’è anche un celebre ritratto dell’Alighieri (1888) firmato dal pittore Paolo Vetri (1855-1937). È questo sguardo che, dalla sala dei Culti Orientali del Museo, sembra quasi accompagnare il visitatore attraverso due sezioni espositive: i racconti del mito; i personaggi del mito e della storia. La mostra “Divina archeologia” lega il Sommo Poeta agli autori antichi che, con il linguaggio dell’arte, narrarono le figure leggendarie presenti nel poema dell’Alighieri. Come i suoi contemporanei, Dante conosceva la mitologia classica quasi esclusivamente attraverso le fonti letterarie: in un certo senso, i cinquantasei reperti dell’esposizione “Divina Archeologia” ci lasciano immaginare lo scrittore fiorentino accanto a vasi, statue, rilievi, monete, che egli certamente non vide con i suoi occhi, anche se, con la forza della parola, riuscì a ricrearne la suggestione visiva.

L’archeologa Valentina Cosentino curatrice della mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Curata da Valentina Cosentino (archeologa/ Segreteria Scientifica del MANN), realizzata con il contributo della Regione Campania, la mostra si avvale della collaborazione scientifica e organizzativa del prof. Gennaro Ferrante e delle dott.sse Fara Autiero e Serena Picarelli (Illuminated Dante Project, Università degli Studi di Napoli “Federico II”). Grazie alla rete con l’Ateneo Federiciano, si è scelto di presentare in mostra le immagini fotografiche ad alta risoluzione delle miniature presenti in alcuni manoscritti medioevali del poema dantesco: i codici, che entrano nella banca dati internazionale dell’Illuminated Dante Project, permettono di confrontare i reperti con la rilettura trecentesca della cultura classica. Tramite QR code, posto accanto alle digitalizzazioni delle miniature, si può sfogliare l’intero testimone da cui è tratta la decorazione. Inoltre, a complemento del percorso espositivo, disponibile sempre tramite QR-code un video-racconto, a cura del prof. Ferrante e della dott.ssa Autiero, del viaggio di Dante nell’aldilà attraverso le più belle miniature medievali della Commedia.

Ad accogliere i visitatori ci sono le statue di due personaggi emblematici: Diomede, il compagno di Ulisse in tutte le sue fatiche (in marmo bianco, del I sec. d.C., dal cosiddetto Antro della Sibilla a Cuma) e Traiano, l’optimus princeps con la lorica (in marmo bianco, del II sec. d.C., da Minturno): “Da un lato quindi – spiega Cosentino – c’è un imperatore, Traiano, noto per la sua eccezionalità in vita, per essere l’eroe di tante guerre, durante il cui regno l’impero romano raggiunse la massima espansione- Dall’altro c’è Diomede, un eroe discutibile, che ha compiuto del bene. E in quanto eroe e quindi è sicuramente un uomo buono. Eppure per motivi sottili e a noi anche poco comprensibili, Dante ha scelto di delegare uno all’Inferno – Diomede – perché artefice di tanti inganni, e quindi ha messo l’accento sulla parte negativa della vita di Diomede; e uno in Paradiso – Traiano – pur essendo vissuto prima della nascita di Cristo”.

Prima sezione della mostra- i racconti del mito. “Divina Archeologia” parte da un focus sul mito nella cultura medioevale e nelle terzine della Commedia: il poema enciclopedico di Dante raramente ospita lunghe dissertazioni mitologiche; piuttosto, nel racconto, si aprono vere e proprie finestre narrative, in cui personaggi, anche minori, alludono con perifrasi agli eroi dell’antichità. Ancora lontano dal gusto emulativo della classicità in voga con l’Umanesimo, Dante non soltanto avvicina, nell’aldilà, i suoi contemporanei ai personaggi del passato, ma per la prima volta introduce nel mondo ultraterreno figure e ambientazioni derivanti dalla cultura classica. Alcuni esempi sono segni tangibili dell’osmosi culturale della Commedia: i poeti pagani Virgilio e Stazio sono al fianco di san Bernardo di Chiaravalle e Beatrice come guide oltremondane; i fiumi dell’Ade classico scorrono nell’Inferno cristiano; nel limbo dei teologi appaiono figure mitiche e storiche dell’antichità greco-romana; Caronte, Cerbero, Minosse, le Arpie, Gerione, i Giganti e Catone sono guardiani dei confini dell’aldilà; il Paradiso è rotazione armonica delle sfere celesti proprio come nel Sogno di Scipione. Dante, così, sfoggia curiosità filologica e spiccata inventiva, mescolando fonti cristiane, popolari, classiche e colte. Nella prima sezione del percorso espositivo del Mann, sono così narrati cinque personaggi: Achille, Ercole, Teseo, Enea, Ulisse.

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Achille e Chirone, affresco del I sec. d.C. dalla cosiddetta Basilica di Ercolano, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Achille, l’eroe dall’ineluttabile destino: nominato più volte nella Commedia, non ha, nei versi danteschi, una narrazione dedicata. Divagando dalla tradizione classica, che aveva celebrato il Pelide per le sue imprese e per la sua unica (e paradossale) vulnerabilità nel tallone, il poeta fiorentino scorge Achille nel girone dei lussuriosi, dove è condannato per i suoi molteplici amori (Deidamia, Briseide, Pentesiliea, Patroclo). In allestimento si completa quanto Dante lasciò sotteso al suo accenno letterario, legato all’aspetto più umano di Achille: possibile ammirare, in mostra, l’affresco di IV stile in cui l’eroe greco viene educato dal centauro Chirone; un’anfora (550-500 a.C.) con raffigurazione di Achille e del cugino Aiace mentre giocano a dadi, forse interrogando il destino; la pelike (vaso dall’imboccatura larga/375-350 a.C.- da Ruvo) con Achille che, in una grotta marina, incontra la madre Teti dopo la morte di Patroclo; la pelike (510-500 a.C.) in cui è rappresentata la contesa per l’attribuzione delle armi del Pelide.

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Skyphos in argento del I sec. a.C. con le 12 fatiche di Ercole, dalla Casa del Menandro di Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Eracle, l’invincibile: come Achille, anche Eracle è nominato più volte da Dante che ne cita, anche indirettamente, le dodici fatiche. I reperti raccontano ogni aspetto del mito e delle sue varianti: al proposito, sono noti oltre settanta schemi iconografici, che vanno dall’età arcaica alla tarda età romana. In allestimento, sono selezionati alcuni splendidi manufatti: tra questi, merita ricordare le due tazze in argento (dalla casa del Menadro di Pompei, seconda metà I sec. a.C.) con la rappresentazione di tutte le dodici fatiche; il cratere a figure rosse (490-480 a.C., già collezione Shelby White) con Ercole che indossa la pelle del leone Nemeo; le tre anfore a figure nere, databili tra 575 e 500 a.C., con Eracle e Gerione; l’hydria (530-510 a.C., attribuita al pittore di Priamo) con apoteosi di Eracle. In allestimento, grazie alle immagini di un manoscritto medioevale (secondo quarto del XIV sec.) conservato ad Amburgo, vi è la presentazione della miniatura en bas de page con l’approdo di Gerione sull’orlo delle Malebolge.

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Teseo e il Minotauro su anfora del pittore di Pescia da Cuma, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Teseo liberatore: Minosse, il re di Creta, costruisce un labirinto, rinchiudendovi il figlio, metà uomo e metà toro. Per nutrirlo il sovrano impone ad Atene un tributo di quattordici giovani, maschi e femmine. Teseo, stanco di questa angheria, giunge nell’isola; con uno stratagemma riesce a uccidere il Minotauro, uscendo dal labirinto. Da vincitore, parte da Creta e porta con sé l’innamorata Arianna, per poi abbandonarla a Nasso. Nella Commedia, più che le imprese dell’eroe, ricordate solo di sfuggita, acquisiscono maggior rilievo i personaggi a lui collegati: Minosse e il Minotauro. L’arte antica, al contrario, illustra quasi tutti i momenti del mito in una sorta di story board: così, la vita di Teseo, come un film, delinea le luci e le ombre del personaggio. In allestimento, da non perdere l’affresco in IV stile con Arianna che porge il filo a Teseo (il reperto appartiene alle collezioni del MANN e proviene dalla Casa della caccia antica a Pompei); le due anfore a figure nere, così come l’oinochoe, con Teseo e il Minotauro (i tre manufatti risalgono al 550-500 a.C.); il dipinto su marmo (inizi I sec. d.C.) che ritrae Teseo con un centauro (l’opera è parte del patrimonio del MANN e proviene da Ercolano). Il raffronto iconografico con i manoscritti medioevali è rappresentato dalle digitalizzazioni di due miniature: la prima con il Minotauro che si morde le mani all’arrivo di Dante e Virgilio e la seconda con i due poeti dinanzi a Minosse che giudica le anime. I testimoni che presentano queste splendide decorazioni provengono, rispettivamente, dalla Bodleian Library di Oxford e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

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Enea con Anchise e Ascanio: terracotta del I sec. d.C. da Pompei, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Il “pio” Enea: personaggio minore nella narrazione omerica, Enea diventa immortale grazie all’elaborazione romana del mito. La pietas, la sua virtù principale, è per gli antichi non la compassione o la misericordia, ma la devozione religiosa, l’amore per i valori della patria e della famiglia. Ed è proprio la pietas che gli renderà possibile non solo la fondazione di Roma, ma anche la definizione di una nuova stirpe capace di cambiare il volto alla storia. In mostra, alcuni reperti raccontano il mito di Enea, intrecciando la rappresentazione figurativa ai versi di Dante: l’anfora a figure nere (510-490 a.C.) e la terracotta (prima metà I sec. d.C.) con Enea e Anchise, così come l’iscrizione onoraria con elogio di Enea (prima metà I sec. a.C.).

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L’inganno del cavallo di Troia: affresco del I sec. d.C. da Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Il multiforme ingegno di Ulisse: “Io sono Nessuno”. In questa celebre frase si può riassumere una delle principali caratteristiche di Ulisse, che non solo è l’eroe dai mille inganni, ma è soprattutto il guerriero risolutivo nel conflitto decennale contro Troia. Ulisse è quasi più simile al Loki disegnato dal Marvel Cinematic Universe che ad un valoroso eroe greco. Ma è solo questo? Ulisse parte da Itaca dove lascia moglie e figlio per combattere al fianco Agamennone a Troia. Le sue tante avventure comprendono episodi celebri come il furto del Palladio (la statua sacra di Atena) e lo smascheramento di Achille a Sciro; insieme a lui, vi è spesso il fido Diomede, che lo accompagna anche, come seconda lingua di un’unica fiamma, tra i consiglieri fraudolenti in Inferno, XXVI, secondo la revisione dantesca del mito. Una splendida miniatura, digitalizzata da un manoscritto conservato presso la Biblioteca del Castello di Chantilly, apre questo segmento della mostra dedicato all’eroe che superò le colonne d’Ercole: qui Francesco Traini e bottega raffigurano l’incontro di Dante e Virgilio con Ulisse e Diomede avvolti tra le fiamme. Non solo: da non perdere il disegno en bas de page che compare in un altro testimone medioevale, custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. In questo caso, vi è la raffigurazione del naufragio di Ulisse al di fuori delle Colonne d’Ercole. Ricca, naturalmente, anche la scelta di reperti presentati al pubblico: tra questi, la celebre statua marmorea di Diomede (I sec. d.C.), che appartiene alle Collezioni del MANN e proviene da Cuma; l’intonaco dipinto in III stile con il cavallo di Troia (da Pompei, prima metà I sec. d.C., appartiene alle collezioni del Museo); l’anfora panatenaica con ratto di Palladio (450- 400 a.C.)

Seconda sezione della mostra – i personaggi del mito e della storia. Una galleria di ritratti, reali e immaginari: nel viaggio ultraterreno, Dante e Virgilio incontrano tantissimi personaggi, che riflettono la sapiente operazione di sincretismo culturale del Sommo Poeta. L’esposizione, così, segue un itinerario della fantasia, con incursioni nel presente di Dante, ripercorrendo volti e caratteristiche di mostri, dei, figure della storia antica, scrittori e poeti, che l’Alighieri scolpisce per sempre nel proprio racconto.

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La Topografia dell’Inferno: digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto conservato alla Bibliothèque Nationale de France della prima metà del XV sec. (foto graziano tavan)

Si parte, naturalmente, dall’aspetto più scenografico della narrazione e, dunque, dalle creature mostruose: la digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto (Bibliothèque Nationale de France/prima metà del XV sec.), presenta al visitatore la topografia dell’Inferno. In una combinazione di linguaggi espressivi, i reperti del MANN offrono “evidenza visiva” ai celebri protagonisti dell’Inferno dantesco: ecco placche bronzee con Centauro e centauressa (I sec. d.C.), in dialogo sia con l’immagine di una miniatura tabellare che raffigura i centauri mentre minacciano Dante e Virgilio (il testimone proviene da Budapest e risale al quarto decennio del XIV sec.), sia con una miniatura dal soggetto analogo presente in un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana; da non perdere, ancora, l’intonaco dipinto ad affresco con testa di Medusa (il manufatto proviene dalla Villa dei Papiri di Ercolano e appartiene alle nostre collezioni), in raffronto con tema analogo in una miniatura en bas de page digitalizzata da un manoscritto conservato ad Amburgo.

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Arpie alla corte di Fineo: kelpis a figure rosse del Pittore di Kleophrades del 480-470 a.C. già collezione Paul Getty Museum, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Non manca un focus sulle Arpie, grazie al rimando tra una kalpis a figure rosse (480-470 a.C., pittore di Kleophrades) e la miniatura tratta da un testimone della Bodleian Library di Londra. Infine, la curiosità: sono esposte alcune monete greche e romane in bronzo (IV-II sec. a.C.), che provengono dalla Necropoli di Santa Teresa; nel rituale funerario greco-romano, non era insolito lasciare alcuni spiccioli accanto al corpo del defunto, per compensare Caronte del traghettaggio nell’aldilà. Questi reperti sono “accompagnati” da una miniatura tabellare di un manoscritto conservato presso la Bibliothèque Nationale de France: nella raffigurazione, Dante e Virgilio osservano l’arrivo di Caronte.

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Fortuna stante: bronzo del I sec. d.C. dalla cosiddetta villa di Cneus Domizius Actus di Scafati, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Dalle creature mostruose alle divinità: anche gli dei, “adattati” alla filosofia medioevale e in alcuni casi anticipatori del messaggio cristiano, trovano posto nella Commedia. Le divinità pagane, nel mondo dantesco, possono anche fungere da correlativo oggettivo delle passioni umane. In esposizione al MANN, possibile ammirare lo splendido Apollo in bronzo, che proviene dall’omonima domus di Pompei e appartiene alle Collezioni del Museo, messo in dialogo con il fregio miniato di Dante incoronato poeta da Apollo (la raffigurazione è digitalizzata da un manoscritto custodito presso l’Archivio Storico e Civico/ Bilbioteca Trivulziana); la Fortuna Stante in bronzo (I sec. d.C.) è legata alla miniatura tabellare con la Ruota della Fortuna in un codice medioevale custodito a Budapest. Ancora, presenti in allestimento focus tematici su Muse, Marte, Venere e, naturalmente, Ade, sempre con rimando alla fortuna medioevale dei personaggi danteschi nei manoscritti miniati della Commedia.

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Moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), un solido di Costantino (IV sec. d.C. ) e uno solido di Giustiniano (VI sec. d.C.), conservati al Mann (foto graziano tavan)

Dal mito alla storia: i personaggi del passato sono inseriti da Dante in un disegno provvidenziale che collega l’Impero romano alla figura di Cristo. Le origini della società medioevale risalgono alla caduta di Troia: grazie alla distruzione della città, infatti, i discendenti di Enea fonderanno Roma, quel “centro del mondo” sotto il cui impero nascerà Cristo. In questa visione, risulta fondamentale la figura di Cesare. Nonostante nelle fonti di Dante il giudizio su Cesare era stato generalmente sfavorevole, il poeta associa la nascita di Cristo alla sua attività politica, consacrandolo come il primo vero imperatore e ponendolo nel “nobile castello” del limbo dove si trovano gli spiriti promotori di quella magnanimità e nobiltà d’animo che va oltre la divisione tra cristiani e pagani. I pagani possono trovare posto in paradiso: nel Cielo di Giove, all’interno dell’occhio dell’aquila formata dagli spiriti giusti, il poeta pone tra gli altri, oltre a Costantino, il pagano Traiano che, secondo una leggenda molto diffusa nel Medioevo, si salvò dalla dannazione grazie all’alto senso di giustizia da cui era mosso. Tra i reperti in esposizione, dunque, troviamo una moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), in dialogo con il trionfo di Cesare in una miniatura digitalizzata da un manoscritto della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi; ancora, una statua loricata di Traiano (inizio II sec. d.C.) che si lega alla decorazione di un codice che proviene dalla Schulbibliothek des Christianeum di Amburgo; infine, un solido di Costantino ed uno di Giustiniano (il primo risale al IV, il secondo al VI sec. d.C.).

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I busti marmorei di filosofi e poeti antichi chiudono la mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

La mostra si chiude con un omaggio al valore della filosofia e della poesia, come perenne trait d’union fra le arti: inseriti in allestimento i busti marmorei di Omero (II sec. d.C.), Socrate (I sec. d.C.), Pseudo-Seneca (I sec. d.C.), il busto bronzeo di Democrito (I sec. a.C.) e il celebre rilievo con Orfeo e Euridice (fine I sec. a.C./ inizi I sec. d.C.). La splendida miniatura con Dante nella schiera dei poeti, digitalizzata da un manoscritto (XIV sec.) della Biblioteca dei Girolamini, “canonizza” questo consesso di sapienza tra passato antico e cultura medioevale.

Archeologia in lutto. Si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. Il ricordo del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Roma Tre

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Il professor Fabrizio Bisconti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dell’università Roma Tre (foto piac)

Martedì 22 marzo 2022 si è spento improvvisamente, a 66 anni, il prof. Fabrizio Bisconti, uno dei massimi esperti di Archeologia cristiana. A darne notizia sono stati il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC) e la Pontificia Accademia Cultorum Martyrum. Le esequie del professore si sono tenute giovedì 24 marzo 2022, a Roma, nella Basilica di S. Sebastiano fuori le mura. Bisconti era nato a Orbetello (GR) il 23 ottobre 1955. Si era laureato in Materie Letterarie all’università di Roma “La Sapienza”, nel 1978, con una tesi in Letteratura Cristiana Antica dal titolo “Il De ave Phoenice dello Pseudo Lattanzio” con 110/110 e lode. E nel 1993 si era laureato  in  Archeologia  Cristiana  al  Pontificio  Istituto  di  Archeologia  Cristiana con una tesi in Iconografia paleocristiana “Artigianato, mestieri ed altre piccole professioni nella Roma cristiana. La testimonianza iconografica delle catacombe”. Con “summa cum laude”. Ha perfezionato la conoscenza delle antichità cristiane, sostenendo altri esami alla Facoltà di Lettere all’università di Roma “La Sapienza”.

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Catacombe di santa Sofia: la consegna delle chiavi di accesso da parte del sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, al soprintendente archeologico delle Catacombe, Fabrizio Bisconti

Una vita professionale densa, come ricorda Maria Milva Morciano su Vatican News. Gli incarichi ricoperti da Fabrizio Bisconti sono stati molti e prestigiosi:  professore ordinario di iconografia cristiana presso il Pontificio istituto di Archeologia Cristiana e di Archeologia Tardoantica e Iconografia Cristiana e Medievale all’università Roma Tre; dal 2001, ordinato da San Giovanni Paolo II magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum; sovrintendente delle catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra;  socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio Corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico (Deutsches Archäologisches Institut Rom); membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana; membro dal 2018 del Comitato tecnico-scientifico per l’Archeologia del ministero dei Beni Culturali.  “Una voce inconfondibile dall’accento toscano, quella del professor Fabrizio Bisconti, che è viva in chiunque lo abbia conosciuto o abbia ascoltato una delle sue indimenticabili e sempre appassionanti lezioni o conferenze”, scrive Morciano. “L’accademico è stato una delle massime autorità nel campo della ricerca archeologica dei primi cristiani e del periodo tardo antico, in Italia e all’estero, una vita dedicata alla ricerca, uomo di fede, ma capace di coniugarla perfettamente al rigore dello studioso. Non è un caso che si occupasse di iconografia, la materia che più di ogni altra dà vita alle immagini, che rende chiari i gesti, gli intenti e i simboli della storia e degli uomini. La sua era una profonda e contagiosa  umanità,  ravvisabile in ogni parola e in ogni suo sguardo, con il sorriso e gli occhi sempre luminosi, che trasmettevano  passione sconfinata e  grande amore per il suo lavoro,  caratteristiche che non sfuggivano ai suoi allievi e a tutte le persone che lo incontravano”.

Università Roma Tre. Il direttore del Dipartimento di Studi umanistici, le colleghe e i colleghi, il personale tecnico e amministrativo comunicano con grande dolore e profonda partecipazione che questa notte è venuto a mancare prematuramente Fabrizio Bisconti, professore ordinario di Archeologia Cristiana dell’Università Roma Tre, soprintendente delle Catacombe d’Italia presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Magister della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum, socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico e membro del Comitato Promotore Permanente del Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana. Il dipartimento tutto si stringe alla famiglia di Fabrizio, illustre studioso, appassionato insegnante, affettuoso amico.

La copertina del libro “Primi cristiani. Le storie, i monumenti, le figure” di Fabrizio Bisconti

Un ricercatore senza confini. “Sono oltre duecento le sue pubblicazioni, tra monografie e articoli”, scrive ancora Morciano. “Direttore della Collana Ricerche di Archeologia e Antichità Cristiane per la Tau Editrice, aveva anche la capacità di saper tradurre il linguaggio scientifico e tecnico in una divulgazione al contempo rigorosa e chiara. Ha collaborato per molti anni con “L’Osservatore Romano” e una parte degli articoli sono stati raccolti e pubblicati nel volume Primi Cristiani. Le storie, i monumenti, le figure dalla Libreria Editrice Vaticana (2013).  L’ambito di ricerca è stato soprattutto quello delle pitture delle catacombe romane. Il chiuso degli ipogei era disvelato e ci parlava di cieli stellati e di ambienti paradisiaci, di colori e di speranza. L’arte dei primi cristiani è “arte della gioia e della luce” raccontava.  Ha promosso, diretto e coordinato campagne di scavo e di restauro di numerose unità pittoriche conservate nelle catacombe romane, ricorrendo a tecniche innovative, prima fra tutte l’ablazione laser, sperimentata fin dal 2008 nella catacomba di Santa Tecla.  Proprio in questo periodo partecipava alle grandi celebrazioni dedicate al bicentenario dalla nascita di Giovanni Battista de Rossi”. 

Napoli. Presentato il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone: 700 pagine e 54 contributi per raccontare una ricerca interdisciplinare nell’area extraurbana della città antica di Pompei

Panoramica dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Presentato nel centro congressi Federico II di Napoli il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone, edito dall’Erma di Bretschneider, Roma. Il libro, di oltre 700 pagine, raccoglie gli esiti di una ricerca interdisciplinare condotta sull’area extraurbana della città antica di Pompei da cinquantaquattro tra funzionari del Parco archeologico, docenti e giovani studiosi di cinque Dipartimenti dell’Ateneo fridericiano di Napoli; quelli di Architettura, di Strutture per l’ingegneria e l’architettura, di Scienze umanistiche, di Scienze della terra e di Agraria. Il volume raccoglie i saggi di Raffaele Amore, Consuelo Isabel Astrella, Aldo Aveta, Claudia Aveta, Serena Borea, Domenico Caputo, Luigi Cicala, Anna G. Cicchella, Chiara Comegna, Francesco Cona, Sabrina Coppola, Francesca Coppolino, Alessia D’Auria, Pantaleone De Vita, Bruna Di Palma, Gaetano Di Pasquale, Maurizio Fedi, Ersilia Fiore, Giovanni Florio, Rosa Anna Genovese, Paolo Giardiello, Giovanna Greco, Mauro La Manna, Gian Piero Lignola, Barbara Liguori, Bianca Gioia Marino, Giovanni Menna, Pasquale Miano, Vincenzo Morra, Iole Nocerino, Massimo Osanna, Andrea Pane, Valeria Paoletti, Annamaria Perrotta, Renata Picone, Ivano Pierri, Stefania Pollone, Andrea Prota, Giancarlo Ramaglia, Lia Romano, Valentina Russo, Giovanna Russo Krauss, Viviana Saitto, Claudio Scarpati, Domenico Sparice, Angela Spinelli, Teresa Tescione, Maria Pia Testa, Luana Toniolo, Damiana Treccozzi, Luigi Veronese, Mariarosaria Villani, Gian Paolo Vitelli. La ricerca è stata condotta all’interno della cornice istituzionale dell’Accordo quadro siglato tra l’università “Federico II” di Napoli e il parco archeologico di Pompei, per lo svolgimento di attività di ricerche e didattica finalizzata alla valorizzazione, fruizione e divulgazione del sito di Pompei, nel 2015, con la responsabilità scientifica di Giovanna Greco e Vincenzo Morra, e rinnovato nel 2019 con la responsabilità scientifica di Renata Picone e Vincenzo Morra. Un accordo che ha favorito, dopo un periodo di minore attenzione, il ritorno dell’Ateneo federiciano con le proprie competenze multidisciplinari sul sito di Pompei e che ha visto i curatori di questo volume coinvolti sin dal primo momento in un’attività di coordinamento delle plurime ricerche svolte.

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Copertina del libro “Pompei. Insula Occidentalis. Conoscenza scavo restauro e valorizzazione”

Lo studio multidisciplinare i cui esiti sono esposti all’interno del volume, ha affrontato gli aspetti legati alla conoscenza, messa in sicurezza, paleobotanica, archeologia e geofisica, nonché al restauro, alla conservazione e al miglioramento della fruizione dell’Insula Occidentalis di Pompei, alla scala urbana e architettonica. Lo sguardo intrecciato dei diversi saperi ha consentito di guardare al sito archeologico sotto diverse angolazioni, concorrendo ad un significativo avanzamento del quadro conoscitivo sull’area del Suburbio occidentale pompeiano e ad una strategia per la sua trasmissione al futuro e per una sua piena e consapevole valorizzazione. L’Insula Occidentalis di Pompei rappresenta oggi un’area strategica per il miglioramento dell’accessibilità e della fruizione al sito archeologico: essa include alcuni dei principali ingressi attuali alla città antica e costituisce la principale interfaccia tra l’area archeologica e la città contemporanea, contenuta nella Buffer zone perimetrata dall’UNESCO. A partire dall’analisi di queste specificità, gli studiosi coinvolti nella ricerca hanno previsto una fruizione diversificata del sito, alleggerendo anche la pressione antropica sui percorsi più frequentati, avviando una riflessione globale su questo comparto della città antica, che dalle Terme Suburbane arriva fino alla Villa dei Misteri. Il risultato, che possiamo vedere nelle pagine di questo volume, è un progetto organico e coerente che sulla base di analisi diagnostiche avanzate e ricerche archeologiche, propone un piano strategico per il restauro, la valorizzazione e l’accessibilità di una zona di Pompei a lungo dimenticata, potenziandone le possibilità di comprensione anche per il pubblico, nel rispetto dei suoi significati storici.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Attilio Mastrocinque dell’università di Verona su “La profezia di Mithra”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 24 marzo 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Attilio Mastrocinque, professore di Storia romana all’università di Verona, sul tema “La profezia di Mitra”, che approfondisce il culto di Mitra tra testimonianze materiali e fonti letterarie.  Attilio Mastrocinque dirige le indagini archeologiche nell’area della “Domus del Mitreo” di Tarquinia. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Firmico Materno conosceva un testo attribuito a un profeta del Mitraismo e ne cita qualche frase. Le scene raffigurate sui pannelli a sinistra nei rilievi mitraici ricordano la Gigantomachia, Saturno, la nascita di Mitra e la mietitura del grano, i pannelli superiori mostrano il miracolo del miele che sgorga dalla roccia, la nave, gli dei, un bovino in riposo, capre, pecore e un pastore. Tutti questi elementi ritornano nella profezia della IV Ecloga di Virgilio, che doveva avere ispirato il profeta di Mitra. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Montebelluna. Il museo di Storia naturale e Archeologia organizza sulla piattaforma Zoom il corso di approfondimento on line “Storie di Veneti antichi” con l’archeologo Luca Zaghetto sulle nuove scoperte e i più recenti studi

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L’archeologo Luca Zaghetto

I Veneti antichi a portata di click. Il museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna due incontri di approfondimento on line dedicato ai Veneti antichi, descritti e raccontati da Luca Zaghetto alla luce delle nuove scoperte e dei più recenti studi. Il corso di approfondimento “Storie di Veneti antichi”, organizzato dal museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna nell’ambito dei suoi servizi educativi rivolti al mondo della scuola e a tutti gli interessati, è articolato in due incontri online su piattaforma Zoom: giovedì 24 marzo 2022, dalle 17.30 alle 18.30, e martedì 29 marzo 2022, sempre dalle 17.30 alle 18.30. Il corso è gratuito e su prenotazione. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0423300465, didattica@museomontebelluna.it. Nell’ambito delle collezioni archeologiche del museo civico di Montebelluna, la sezione dei Veneti antichi sta infatti assumendo un’importanza crescente grazie all’arrivo di importanti esemplari dell’Arte delle situle dalla necropoli di Posmon (Montebelluna). Tra questi il più noto e significativo è la situla in bronzo figurata della tomba n. 244 che troverà spazio nell’aggiornamento proposto da Luca Zaghetto, archeologo specializzato in protostoria europea. Oltre ad aver pubblicati alcuni libri e articoli scientifici sull’Arte delle situle e sui Veneti antichi, Zaghetto collabora con varie università italiane ed europee su progetti riguardanti i linguaggi figurati e l’antico DNA delle popolazioni protostoriche. È stato recente co-organizzatore della giornata Internazionale di Studi “Rhaeti & co.” (2021) dedicata ai più recenti risultati in campo genetico, linguistico ed archeologico sul tema delle origini delle popolazioni alpine. Il primo incontro (il 24 marzo 2022) servirà a prendere conoscenza del quadro generale del veneto preromano e delle relazioni fra i Veneti e le altre grandi culture europee e mediterranee del II e soprattutto del I millennio a.C. (Etruschi, Italici, Celti, Latini, Greci, ecc.). Il secondo incontro (il 29 marzo 2022) sarà invece dedicato all’Arte delle situle, una forma d’arte tipica dei Veneti e dei loro vicini, che fra 600 e 400 a.C., fornisce inestimabili immagini di vita reale in un periodo altrimenti largamente sconosciuto. Oltre a presentare i più rilevanti e aggiornati dati archeologici, il corso è dunque anche un’occasione per prendere contatto con altri aspetti tipici della civiltà veneta, come appunto quelli iconografici, artistici e linguistici.

Dantedì al museo Archeologico nazionale di Napoli: presentazione della guida della mostra “Divina Archeologia” e itinerari per scoprire l’esposizione. Anteprima del docufilm “Napoli, l’aldilà di tutto”. Dal Mann a Palazzo Reale con le mostre ispirate alla Divina Commedia. Special edition Campania Artecard

L’archeologo Valentina Cosentino curatrice della mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Giornata “a tutto Dante” al museo Archeologico nazionale di Napoli per il 25 marzo 2022: alle 12.30, proprio tra gli splendidi reperti in mostra, il direttore Paolo Giulierini presenterà la guida breve (Naŭs editoria) della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN”; a fine incontro, la curatrice del percorso, Valentina Cosentino, dedicherà al pubblico itinerari di visita per conoscere le suggestioni dell’esposizione. Speciale Dantedì per i più giovani: dalle 14.30, lezione a tema con gli allievi di fotografia dei corsi di Grafica per l’Arte e Decorazione  dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Gli studenti, guidati dal docente Mario Laporta, saranno accolti da Antonella Carlo (Responsabile Ufficio Comunicazione MANN) e Valentina Cosentino. A seguire (ore 16.30), ulteriori visite guidate con la curatrice Cosentino per raccontare la mostra su Dante grazie all’accompagnamento simbolico di alcuni episodi del Divina Archeologia Podcast, realizzato da Archeostorie e NW Factory Media con il contributo di Scabec. 

Locandina del docufilm “Napoli. L’aldilà di tutto” di Gualtiero Peirce in anteprima al museo Archeologico nazionale di Napoli

Il tema dell’oltretomba sarà raccontato con uno sguardo alla tradizione culturale napoletana: alle 17, anteprima del docufilm “Napoli. L’aldilà di tutto” di  Gualtiero Peirce, prodotto da Cyrano New Media e realizzato con il contributo del ministero della Cultura e il sostegno di Film Commission Regione Campania. Partendo dalle parole di Erri De Luca, il film ripercorre la vera a propria filosofia del culto dei morti nella nostra città. Alla proiezione, previsti gli interventi del regista e del direttore di Rai3, Franco Di Mare. Per partecipare, necessaria la prenotazione scrivendo a info@cyranonewmedia.it. In viaggio con il Sommo Poeta, non soltanto al MANN. Le istituzioni faranno rete per promuovere le attività realizzate in occasione del 700esimo anniversario dalla morte dell’Alighieri: si partirà, dunque, dal museo Archeologico nazionale di Napoli e da Palazzo Reale per scoprire le mostre ispirate alla Divina Commedia. 

Locandina di campania>artecard speciale Dantedì

Sino al 25 marzo 2022, Scabec lancia la Campania>Dantecard con due opzioni dell’offerta: la tessera potrà avere la durata di tre giorni (costo 21 euro per adulti e 12 euro dai 18 ai 24 anni) e consentirà di visitare il MANN e Palazzo Reale per tre giorni dalla prima validazione; inclusi anche gli accessi ai principali siti partenopei (Capodimonte, Museo Madre, Castel Sant’Elmo) e i viaggi sui mezzi del circuito pubblico locale (tram, bus, metropolitane, funicolari). Con la Dantecard annuale, utilizzabile per 365 giorni dal primo ingresso in un istituto culturale partner, oltre alle opzioni già previste, il circuito delle attrazioni visitabili si estenderà a Pompei, Ercolano, Reggia di Caserta e Paestum: il costo sarà di 20 euro per adulti e 10 per ragazzi dai 18 ai 24 anni. Le tessere saranno acquistabili nei punti vendita fisici di Artecard e sui canali online (campaniartecard.it). Il catalogo dell’esposizione su Dante sarà donato, sino ad esaurimento scorte, a tutti i partecipanti agli eventi del Dantedì e ai titolari della Campania Artecard dedicata. E una visita digitale sarà promossa proprio da Scabec il 25 marzo 2022, alle 19: in tour, anche online, con la curatrice della mostra “Divina Archeologia” per vivere insieme la perenne attualità dell’opera dantesca.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Manuela De Giorgi, dell’università del Salento, su “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”

Locandina dell’incontro on line “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”

Il 23 marzo 2022, alle 18, al museo Archeologico nazionale di Taranto, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, si torna in Sicilia. Questa volta nel Medioevo. Sarebbe sufficiente la ben nota testimonianza del geografo arabo Muhammad al-Idrisi – contemporaneo di re Ruggero II, metà XII sec. – per comprendere la fama di cui Palermo (e la Sicilia tutta) godeva nel Mediterraneo medievale: “La più grande e la più bella metropoli del mondo e le sue bellezze sono infinite […] i suoi edifici abbagliano lo sguardo […]”. È la convivenza di più “anime” e di più culture che appassiona ancora oggi i visitatori dell’antica Trinachia e a cui mercoledì il MArTA ha deciso di dare risalto grazie alla conferenza on line della prof.ssa Manuela De Giorgi, dell’università del Salento, su “Le identità di un’isola: cultura artistica nella Sicilia medievale (secc. VI-XIII)”. La conferenza sarà in diretta streaming sui canali Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto.

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Esempio di arte medievale in Sicilia (foto MArTa)

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La professoressa Manuela De Giorgi dell’università del Salento

La conferenza intende approfondire, attraverso una serie di monumenti, testimonianze materiali e personaggi storici di particolare rilievo nel panorama siciliano medievale, il lungo rapporto che la Sicilia intrattenne nei secoli in primo luogo con Bisanzio, per ragioni storiche, politiche e culturali. “Un’eredità bizantina”, spiega la professoressa De Giorgi, “che oltrepassa gli anni del diretto dominio dell’Impero d’Oriente sull’isola (VI-IX secc.) di cui saranno considerati alcuni casi interessanti sia di cultura materiale, sia di decorazione monumentale, e che passa quasi indenne anche alla breve parentesi della dominazione araba, arrivando a fondersi mirabilmente con le istanze ideologiche e autocelebrative della dinastia normanna (XI-XII secc.), che della Sicilia fece il proprio manifesto culturale”. Lo stretto legame con Bisanzio da una parte e con il mondo islamico dall’altro (in particolar modo con l’Ifriqiya e l’Egitto fatimide) sono le coordinate necessarie per comprendere appieno la portata storica di un’importante pagina del multiculturalismo nel Mediterraneo medievale, che la conferenza metterà in luce attraverso i monumenti e gli oggetti della cultura artistica della Sicilia fino all’epoca sveva: dalle grandi cattedrali agli straordinari cicli musivi, dalla produzione delle nobiles officinae di Palazzo ai muqarnas e al Tesoro della Cappella Palatina. Tutto riconduce ad un’ideologia dell’arte come strumento d’incontro e di condivisione, come testimonia anche il revival di epoca aragonese (tardo XIII-inizio XIV sec.) di modelli precedenti. 

Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre l’esposizione “Munera. Spirito gladiatorio” con i monili in bronzo e pietre dure realizzati da Antonio Lucio Correale ispirati alla grande mostra “Gladiatori”

La locandina della mostra “Munera. Spirito gladiatorio” di Antonio Lucio Camerale al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 23 marzo al 25 aprile 2022

I gladiatori diventano motivo di ispirazione. Al museo Archeologico nazionale di Napoli dove, fino al 18 aprile 2022, è aperta la grande mostra “Gladiatori”, si inaugura nella sala CXLIV, adiacente il salone della Meridiana e a un passo proprio dalla mostra Gladiatori, la proposta artistica “Munera. Spirito gladiatorio” con i monili in bronzo e pietre dure realizzati da Antonio Lucio Correale: la mostra si può visitare dal 23 marzo al 25 aprile 2022. “La creazione di monili ispirati a quel mondo mira”, spiega l’artista, “a riportare ed equiparare ai giorni nostri gli eroi del passato. Indossare un simbolo, un elemento che soddisfi la voglia di appartenenza o contrapposizione o semplicemente lasciarsi affascinare dal passato, riscoprendo le bellezze e le memorie di un tempo. Il museo resta un bacino infinito di spunti per rivivere e accrescere i segni del tempo nella nostra quotidianità. La presente proposta rappresenta uno spunto per la creazione di un format da ripetere nel tempo, coinvolgendo una rete di artisti e artigiani in grado di interpretare il nostro tempo lasciandosi ispirare e reinterpretando le opere del passato”.

Un anello a forma di elmo gladiatorio dell’artista Antonio Lucio Correale in mostra al Mann (foto mann)

In mostra una serie di monili realizzati in bronzo e pietre naturali. Ciascuna opera è stata modellata in cera e ottenuta per fusione tramite il procedimento “a cera persa”. L’intera collezione è costituita da 19 pezzi, di cui 3 pendenti, 1 collana, un bracciale e un paio di orecchini ispirati alle cuspidi, 7 anelli ispirati agli elmi, un bracciale, un anello e un paio di orecchini ispirati ai corni, un pendente ispirato al galerus, un anello sigillo con pietra e guerriero intagliato a mano, un anello ispirato all’arena di Pompei.

Negrar. La nuova campagna di scavo ha interessato il settore Ovest della Villa dei Mosaici: emersi mosaici con raffigurazioni di animali che hanno riscontri in Oriente. Ma ora servono nuovi finanziamenti per proseguire le ricerche e indagare sull’area produttiva della villa: olio e, forse, vino

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I mosaici con raffigurazioni di animali emersi dallo scavo archeologico nel peristilio Ovest della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto sabap-vr)

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Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza di Verona, sullo scavo della Villa dei Mosaici di Negrar (foto Comune di Negrar)

Di trovare nuove porzioni di mosaici in soprintendenza ne erano sicuri. Ma certo non di trovare dei mosaici con raffigurazioni così belle da richiamare “altre iconografie molto più famose come la Villa degli Uccelli di Alessandria d’Egitto”. Parola dell’archeologo Gianni De Zuccato, direttore dello scavo alla Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). E questo è solo un dettaglio dei risultati raggiunti in questa nuova fase di ricerca su cui è stato fatto il punto nei giorni scorsi da parte del soprintendente Vincenzo Tinè. Lo scavo è infatti ripreso a gennaio 2022. Questa volta è stata interessata la nuova area di proprietà della Società Agricola Franchini che, come già l’Azienda Benedetti, ha generosamente messo a disposizione i mezzi e sostenuto le spese per le operazioni preliminari allo scavo nel quadro di uno specifico accordo di valorizzazione pubblico-privato tra la soprintendenza e i proprietari. Ma ora per la prosecuzione degli scavi necessita urgentemente di ulteriori contributi finanziari per consentirne il completamento.

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Una fase degli scavi del marzo 2022 nel peristilio Ovest della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto sabap-vr)

Anche questo nuovo intervento è realizzato dalla SAP – Società Archeologica, sotto la direzione scientifica di Gianni De Zuccato della Soprintendenza. Il finanziamento è stato concesso dal Bacino Imbrifero Montano dell’Adige, grazie all’intervento del Comune di Negrar di Valpolicella, che fin dall’inizio ha affiancato la soprintendenza nelle nuove ricerche nel sito. L’università di Verona – Dipartimento Culture e Civiltà collabora agli scavi e agli studi, mentre l’Accademia di Belle Arti di Verona al restauro conservativo dei mosaici e dei materiali rinvenuti, con cui il Comune di Negrar di Valpolicella ha già attivato un protocollo d’intesa per la valorizzazione culturale del territorio.

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L’ampia area di scavo della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella (foto Comune di Negrar)

Lo scavo archeologico della Villa romana dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, intrapreso negli anni ’20 del secolo scorso è stato riavviato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio nel 2019, mettendo in luce su un’ampia area di proprietà dell’Azienda Agricola Benedetti le strutture residenziali della villa. Particolare rilievo mediatico hanno avuto l’anno scorso i pavimenti mosaicati, ancora straordinariamente conservati di questa villa, che sono ora in corso di restauro e valorizzazione. L’Azienda Agricola Benedetti è fatta carico delle prime coperture provvisorie della parte residenziale scavata lo scorso anno che, oltre alla protezione, renderanno possibile il restauro e la visione pubblica dei mosaici in attesa del completamento dello scavo e della musealizzazione di tutta l’ampia area archeologica messa in luce, la cui progettazione è affidata al Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Mantova (vedi Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare” | archeologiavocidalpassato).

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Lo scavo archeologico alla Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicella è realizzato dalla SAP – Società Archeologica, sotto la direzione scientifica di Gianni De Zuccato della Soprintendenza di Verona (foto sabap-vr)

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Alberto Manicardi, archeologo della Sap (foto sap)

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Il soprintendente di Verona Vincenzo Tinè (foto mic)

L’intervento di questi primi mesi del 2022 si è concentrato sul peristilio Ovest della villa. “Diversamente dagli altri lati del peristilio che hanno restituito bei mosaici geometrici”, spiega De Zuccato, “qui abbiamo trovato raffigurazioni di animali, e di altri soggetti, di una certa qualità, con l’uso di tessere dai colori vistosi. A prima vista queste raffigurazioni guardano a Oriente. La qualità sembra superiore a quella delle altre parti del peristilio: le tessere sono più piccole. Il disegno sembra molto più curato. Anche la parte geometrica sembra più complessa e più curata. Con il settore Ovest della villa abbiamo individuato quello che potrebbe essere il muro limite Ovest, ma vediamo che ci sono dei muri che continuano ancora. Quindi non abbiamo al certezza assoluta”. E Alberto Manicardi, archeologo Sap, ricorda che è stato tolto tutto lo strato che seppelliva la stratigrafia archeologica e anche il livello agricolo che copriva direttamente le strutture residuali. “Dalla strada romana – spiega – si scendeva a gradoni e ci si immetteva direttamente all’interno di un lungo cortile tutto lastricato, con una sorta di canaletta che lo perimetra e costituiva l’impluvium. Il lastricato è integro. Un lungo corridoio sicuramente scoperto, e poi due grandi ambienti molto lunghi, uno a destra e uno a sinistra, a Ovest e a Est, che costituivano questi lunghi ambienti a fianco di questo grande cortile”. Riprende De Zuccato: “Di questo settore non sappiamo nulla, sappiamo solo che è molto più ampio rispetto al settore Est della villa, dove c’erano solo una fila di stanze larghe circa un 5 metri. Qui invece lo spazio è molto più ampio. Potrebbero essere stanze ad uso agricolo come magazzini o forse anche alla lavorazione dei prodotti agricoli. Speriamo che si trovi qualche prova della lavorazione del vino”. Il soprintendente Vincenzo Tinè è prudente: “Siamo in fase di scavo, e quindi è presto per un’interpretazione finalmente complessiva della villa nelle sue due parti residenziale e produttiva. Dobbiamo capire bene anche queste strutture che stanno emergendo di tipo chiaramente produttivo funzionale alla produzione dell’olio e forse del vino: che cosa sono? Lo vedremo nelle prossime settimane”.