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Milano. A Palazzo Moriggia presentazione del progetto di valorizzazione culturale “La Storia di Milano lungo la Linea Blu” con incontri e visite guidate gratuite tra archeologia, tutela del patrimonio e riqualificazione urbana, promosso da M4 S.p.A., Comune di Milano e soprintendenza, in collaborazione con l’università di Milano. Ecco il programma

Nasce “La Storia di Milano lungo la Linea Blu”: incontri e visite guidate gratuite tra archeologia, tutela del patrimonio e riqualificazione urbana. La realizzazione della nuova linea metropolitana M4 di Milano non è stata soltanto una grande opera infrastrutturale, ma anche un’occasione straordinaria per esplorare, documentare e valorizzare la storia della città, strato dopo strato, dalla profondità del sottosuolo fino alla superficie delle sue strade e piazze. Con l’obiettivo di raccontare questo lungo percorso di ricerca, studio e lavoro sul campo nasce “La Storia di Milano lungo la Linea Blu”, un progetto di valorizzazione culturale promosso da M4 S.p.A., Comune di Milano e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, in collaborazione con l’università di Milano. L’iniziativa vuole restituire alla cittadinanza il patrimonio di conoscenze, scoperte e trasformazioni urbane emerse durante la realizzazione della Linea Blu, mettendo in luce il valore pubblico di un’opera che ha saputo coniugare mobilità, tutela del patrimonio e riqualificazione dello spazio urbano. Il progetto si articolerà in due momenti: un primo ciclo di incontri aperti al pubblico e, a seguire, una serie di visite guidate nei luoghi più significativi toccati dai lavori. Martedì 24 marzo 2026, alle 15, a Palazzo Moriggia a Milano, presentazione del calendario di incontri e visite guidate aperti alla cittadinanza, dedicati alla scoperta dei beni culturali – archeologici, architettonici e storico-artistici – emersi, tutelati e valorizzati nel corso dei lavori di realizzazione della Linea Blu della metropolitana di Milano. Alla presentazione interverranno i rappresentanti degli enti coinvolti, che racconteranno il lavoro svolto in questi anni e il valore culturale delle scoperte e delle attività di valorizzazione nate grazie alla realizzazione della linea M4. Tutti gli appuntamenti — conferenze e visite guidate — sono gratuiti e aperti alla cittadinanza, con iscrizione attraverso il sito della Soprintendenza:
https://www.architettonicimilano.lombardia.beniculturali.it/category/eventi/.

Ritrovamenti archeologici nel cantiere della Linea Blu della metro di Milano (foto sabap-met-mi)

Il primo dei quattro incontri, aperto ai cittadini e alle cittadine, si svolgerà il 25 marzo 2026, nella sede della Soprintendenza e sarà dedicato alle scoperte archeologiche emerse grazie agli scavi della M4, tra cui strutture monumentali della fortificazione medievale della città e una necropoli frequentata dall’età romana fino a quella medievale nei pressi di Sant’Ambrogio.

Il secondo incontro, in programma il 18 aprile 2026, illustrerà gli approfondimenti antropologici sui resti umani rinvenuti nelle necropoli antiche, affidati al LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’università di Milano. L’appuntamento si terrà nella sede di via Mangiagalli 37 a Milano.

Ritrovamenti archeologici nel cantiere della Linea Blu della metro di Milano (foto sabap-met-mi)

Il 13 maggio 2026 si terrà il terzo incontro, alla Soprintendenza di Milano, dedicato all’attento lavoro di salvaguardia messo in campo durante i lavori per proteggere e valorizzare il patrimonio monumentale incontrato lungo il percorso della M4 in città: le basiliche di San Nazaro, San Lorenzo, Sant’Ambrogio e San Vittore al Corpo, la Ca’ Granda, oltre ad alcuni elementi storici dello spazio pubblico milanese, come la colonna del Verziere e il busto di Cesare Correnti.

L’ultimo appuntamento, in calendario a settembre, sarà invece dedicato ai progetti di sistemazione superficiale, con un focus sulle scelte architettoniche e materiche che hanno ridisegnato strade, piazze e spazi pubblici nel segno della qualità urbana e della sostenibilità.

Ritrovamenti archeologici nel cantiere della Linea Blu della metro di Milano (foto sabap-met-mi)

A questo ciclo di incontri si affiancheranno, da maggio a ottobre, visite guidate gratuite condotte da esperti di archeologia, architettura e storia dell’arte, che accompagneranno i cittadini nei luoghi storicamente e archeologicamente più rilevanti lungo il tracciato della M4. Ogni tappa racconterà una stazione e la storia che la circonda. Si partirà il 21 maggio 2026 con la stazione di Sant’Ambrogio, con la visita ai resti dell’argine monumentale del Fossato medievale, emerso durante i lavori e oggi musealizzato nel corridoio di collegamento tra M4 e M2, oltre alla nuova uscita della stazione verso la basilica, che ha consentito la riqualificazione dello spazio già esistente intorno alla Pusterla di Sant’Ambrogio. A giugno sarà la volta della stazione De Amicis, dove sono stati rinvenuti tratti degli argini del fossato collegati alla Pusterla dei Fabbri, oggi conservati nella stazione, e i resti di una torre medievale, recuperata ed esposta nel nuovo Parco dell’Anfiteatro. All’esterno della stazione è stato inoltre restaurato e ricollocato nel paesaggio urbano rinnovato il busto di Cesare Correnti. Le tappe successive, tra giugno e ottobre, interesseranno la Basilica di San Vittore al Corpo, la stazione Vetra e la Basilica di San Lorenzo, l’area di piazza San Babila, il tratto compreso tra la stazione Sforza-Policlinico e la Ca’ Granda, fino a concludersi a San Cristoforo, percorrendo la nuova passerella ciclopedonale.

Alessandro Lamberti, presidente M4

“La M4 è nata per migliorare in modo concreto la vita quotidiana delle persone, rendendo Milano più accessibile, sostenibile e connessa”, spiega Alessandro Lamberti, presidente M4. “Lungo il tracciato della Linea Blu, insieme al Comune di Milano, alla Soprintendenza e all’Università, abbiamo avuto anche l’opportunità di contribuire a restituire alla città un patrimonio prezioso di conoscenze, luoghi e memorie. Questa iniziativa racconta il senso più profondo di una grande infrastruttura pubblica: non solo mobilità efficiente, ma anche tutela del patrimonio, qualità urbana e nuove occasioni di partecipazione e conoscenza per i cittadini. È questo il contributo che M4 vuole lasciare a Milano: un’opera utile ogni giorno e capace di generare valore duraturo per la comunità”.

Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano

“La Soprintendenza – ricorda Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano – ha seguito la realizzazione della nuova linea metropolitana milanese per diversi ambiti di competenza, sia quello archeologico sia quello architettonico-paesaggistico. Dopo l’esperienza di tanti anni è doveroso raccontare alla comunità il percorso condiviso con i principali attori dell’opera e valorizzare i risultati culturali di questa avventura”.

Marina Brambilla, rettrice dell’università di Milano

“La partecipazione del LABANOF al progetto La storia di Milano lungo la Linea Blu – interviene Marina Brambilla, rettrice dell’università di Milano – rappresenta un elemento strategico per la piena valorizzazione scientifica e culturale degli scavi della M4, grazie alle competenze consolidate del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense della Statale che, esaminando i resti umani attraverso gli strumenti della medicina e dell’antropologia, hanno restituito testimonianze capaci di modificare profondamente la narrazione della storia di Milano lungo un arco di circa duemila anni. Ma il lavoro che la Statale ha condotto va oltre la ricerca: i reperti confluiscono nella sua Collezione Antropologica, arricchendo un patrimonio unico che supporta studio e formazione, e sono accessibili al pubblico grazie alla loro esposizione al MUSA – il Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani, favorendo una riflessione condivisa sul loro valore umano, storico e sociale”.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo ETRUlegge presentazione del libro “Papa Leone XIV. La biografia” di Elise Ann Allen (Mondadori)

Per il ciclo ETRUlegge, martedì 24 marzo 2026, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Papa Leone XIV. La biografia” di Elise Ann Allen (Mondadori). L’Autrice dialoga con Padre Giuseppe Pagano e Emilce Cuda. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com.

Copertina del libro “Papa Leone XIV. La biografia” di Elise Ann Allen

Robert Francis Prevost è il primo papa americano della storia. Quando, l’8 maggio 2025, il suo nome risuona in un’affollata piazza San Pietro, sono in molti a restare sorpresi. La sua elezione come Leone XIV inaugura una nuova fase per la Chiesa cattolica. Ma chi è il nuovo pontefice? E quali sono i temi che ne orienteranno il cammino? In questa bella e accurata biografia, Elise Ann Allen, corrispondente vaticana, traccia un ritratto inedito dell’uomo che oggi siede sulla Cattedra di San Pietro. Lo fa attraverso i racconti delle persone a lui vicine, amici intimi e collaboratori che hanno avuto l’occasione di incontrarlo negli Stati Uniti, in Perú e a Roma, ma soprattutto attraverso le esclusive interviste che ha condotto con il Santo Padre. Ne emerge l’immagine di un uomo che, prima come priore agostiniano e poi come vescovo della diocesi peruviana di Chiclayo, povera e segnata da mille difficoltà, ha saputo svolgere pienamente il suo ruolo di pastore, capace di ascoltare i fedeli, di star loro accanto come una guida e come un fratello, senza paura di «sporcarsi le mani» per aiutare il popolo ad affrontare le prove quotidiane. Ed è lo stesso pontefice, con parole semplici e dirette, a ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita, dall’infanzia a Chicago alla formazione nell’Ordine di Sant’Agostino, dall’esperienza missionaria in America Latina, fino all’arrivo nel cuore della Città del Vaticano. Ma Leone XIV guarda anche avanti e apre più di uno spiraglio sul cammino di “costruttore di ponti” che sta intraprendendo, ben consapevole delle sfide poste da un mondo polarizzato e bellicoso, sempre più dominato dall’intelligenza artificiale. Un documento eccezionale, in cui il nuovo papa condivide le sue priorità, le sue profonde convinzioni e la sua visione per il futuro della Chiesa e dell’umanità.

La giornalista Elise Ann Allen

Elise Ann Allen è una giornalista americana e corrispondente vaticana per Crux Now, nota per aver scritto la biografia autorizzata di Papa Leone XIV, Leo XIV Citizen of the World Missionary of the 21st Century (2025). Originaria di Denver, Colorado, si è laureata alla University of Northern Colorado nel 2010 e ha coperto ampiamente il Vaticano.

 

Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Quando l’attività tettonica modella la superficie terrestre: il paesaggio come archivio di processi geologici di breve e lungo periodo”con Pierfrancesco Burrato (INGV di Roma) nuovo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025-2026

Martedì 24 marzo 2026, alle 17, nella sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, nuovo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025-2026, l’incontro “Quando l’attività tettonica modella la superficie terrestre: il paesaggio come archivio di processi geologici di breve e lungo periodo” con Pierfrancesco Burrato dell’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’attività tettonica è un fattore fondamentale nel modellare la superficie terrestre, creando montagne, valli e altri paesaggi attraverso l’interazione tra forze interne ed esterne. Il paesaggio conserva tracce di deformazioni passate che possono aiutarci a comprendere i processi in corso, come la presenza di faglie attive e le potenziali sorgenti di pericoli naturali. Tecniche avanzate come l’interferometria radar satellitare (InSAR) permettono di monitorare i movimenti della crosta terrestre con grande precisione. Inoltre, elementi naturali come rocce sedimentarie deformate e terrazzi marini registrano la storia geologica del passato. Analizzando questi dati, è possibile ricostruire l’evoluzione della crosta terrestre e migliorare le valutazioni di pericolosità sismica e vulcanica. Questi studi, che integrano geologia e geomorfologia, sono essenziali per ridurre i rischi naturali e aumentare la sicurezza delle aree abitate.

Aquileia (Ud). A Palazzo Brunner-Segré l’incontro “Patrimoni immateriali, tradizioni e fonti storiche: prospettive metodologiche a confronto”, prima iniziativa del progetto “Dal Salento ad Aquileia”

Pizzica e furlana, al via ad Aquileia il laboratorio di ricerca. Martedì 24 marzo 2026, alle 15.30, nella sala conferenze di Palazzo Brunner-Segré ad Aquileia (Ud), il primo appuntamento pubblico del progetto “Dal Salento ad Aquileia”, promosso dalla Fondazione La Notte della Taranta e dalla Fondazione Aquileia, in collaborazione con Regione Puglia, Regione Friuli Venezia Giulia e Unione Gruppi Folcloristici FVG. L’incontro “Patrimoni immateriali, tradizioni e fonti storiche: prospettive metodologiche a confronto” rappresenta la prima iniziativa pubblica del progetto ed è concepito come un laboratorio di idee volto ad avviare un confronto critico tra studiosi e operatori su temi metodologici e interpretativi. Il pomeriggio di studi delinea il perimetro di ricerca entro cui si colloca l’iniziativa, proponendosi di interrogare le condizioni attraverso cui patrimoni culturali differenti – come la pizzica-pizzica e la furlana – possano essere messi in relazione in modo scientificamente fondato. Il laboratorio si concentra quindi sul rapporto tra fonti storiche e patrimoni immateriali, sulla pluralità dei piani di analisi (tra rito, pratica coreutica, tradizione folklorica e processi contemporanei di trasmissione) e sul confronto tra contesti territoriali diversi, come il Salento e il Friuli, caratterizzati da differenti disponibilità documentarie, pratiche culturali e modelli di tutela.

Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali del sindaco del Comune di Aquileia, Emanuele Zorino; del presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo; dell’assessore alle Finanze Regione Friuli Venezia, Giulia Barbara Zilli; del vice presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e assessore alla Cultura, Mario Anzil; del componente del CdA della Fondazione La Notte della Taranta, Simone Silvi; del presidente Unione Gruppi Folcloristici FVG Claudio Degano. L’introduzione del progetto è affidata dalla Fondazione La Notte della Taranta a Fanny Bortone, dottoranda in governance dello sviluppo locale all’università del Salento.

La prima sessione, coordinata dalla professoressa Daniela Castaldo, ordinaria di Storia della Musica dell’università del Salento e presidente del Comitato scientifico della Fondazione La Notte della Taranta, è dedicata a una tavola rotonda sulle ipotesi e le prospettive di ricerca e vede gli interventi di studiosi ed esperti provenienti da ambiti disciplinari differenti. Intervengono Gabriele Pelizzari, filologo e teologo (università di Milano) su “Le origini del cristianesimo nell’Adriatico antico, nuove prospettive di ricerca tra innovazione storiografica e dibattito metodologico”; Alessio Screm, dottore di ricerca in musicologia (università di Udine) su “Breve storia della furlana: forma o maniera?”; Valter Colle, antropologo visuale su “Prospettive furlane”; Luisa Cossio, danzerina del Gruppo Folcloristico “Danzerini Udinesi” su “I gruppi folcloristici e le associazioni culturali come mediatori tra ricerca accademica e giovani generazioni”; Placida Staro, etnomusicologa ed etnocoreologa su “L’aggraziata danza. Elementi iconici e simbologie delle ‘Furlane’ dal ballo in strada alla rappresentazione di danza”; Fredy Franzutti, coreografo della Fondazione La Notte della Taranta, su “Danze, riti ed evoluzioni: trasformazioni e trasmissione delle pratiche coreutiche popolari”.

La seconda sessione, moderata dall’etnomusicologa ed etnocoreologa Placida Staro, è dedicata al dibattito e alla discussione delle questioni emerse, con l’obiettivo di avviare un percorso di ricerca condiviso e di individuare possibili linee di sviluppo future, tra attività laboratoriali e ricerca applicata.

 

 

Sepino (Cb). Nel parco archeologico scoperta una domus di età imperiale caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo. Osanna: “Restituiti aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nei secoli”

La domus di età imperiale scoperta lungo il decumano dell’antica Sepino (foto mic)

Scoperta una domus imperiale nel parco di Sepino in Molise. Le indagini condotte tra il 2023 e il 2025 stanno portando alla luce nuovi contesti urbanistici e monumentali, fondamentali per ricostruire la storia e l’evoluzione della città nel corso dei secoli, restituendo un’immagine più articolata e dinamica dell’antica Saepinum, l’area situata nella località di Altilia in provincia di Campobasso, tra i più suggestivi parchi del Sistema museale nazionale. Gli scavi, effettuati grazie sia ai fondi di Sviluppo e Coesione, sia ai finanziamenti del ministero della Cultura, tramite la direzione generale Musei, si sono concentrati innanzi tutto nel settore urbano di Porta Bojano, dove a metà degli anni Cinquanta il soprintendente Valerio Cianfarani aveva condotto le prime indagini sistematiche. Le nuove ricerche hanno permesso di riprendere lo studio di questo settore della città, riportando alla luce una domus di eccezionale rilievo, caratterizzata da un ingresso monumentale affacciato sul decumano – una delle principali strade della città romana, orientata in direzione est-ovest – e interessata da numerose trasformazioni nel corso del tempo.

Veduta zenitale dell’area archeologica di Sepino (Altilia, Cb) (foto mic)

L’edificio restituisce un articolato palinsesto architettonico che documenta una lunga continuità di vita, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C., ampliando in modo significativo le prospettive di ricerca sulla città. I limiti della struttura si estendono oltre l’attuale area di scavo, confermando le dimensioni monumentali già suggerite dalle indagini geofisiche. Proprio per questo il settore sarà oggetto di ulteriori indagini nella prossima campagna di scavo, con l’obiettivo di definire con maggiore precisione l’estensione della dimora e la sua organizzazione. La dimora testimonia l’adozione di modelli abitativi di alto livello, analoghi a quelli documentati nelle principali città romane dell’Italia centrale. Le fasi più antiche del complesso sono documentate da antefisse architettoniche e ceramiche di età augustea e tiberiana, che indicano l’alto livello della residenza nel I secolo d.C. Nella piena età imperiale e fino al III secolo d.C. prevalgono invece ceramiche comuni e sigillate africane d’importazione, a conferma dell’inserimento di Saepinum nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra IV e VI secolo d.C., i materiali segnalano un cambiamento nell’uso degli ambienti, destinati ora ad attività produttive o di stoccaggio.

Enrico Rinaldi, direttore del Parco archeologico di Sepino (foto parco archeologico sepino)

Massimo Osanna, direttore generale Musei, commenta: “I risultati delle ricerche a Saepinum confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento fondamentale di conoscenza. Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti sulla storia della città, ma anche di restituire aspetti concreti della vita quotidiana e delle trasformazioni del paesaggio urbano nel corso dei secoli. Interventi come questo sono resi possibili anche grazie ai finanziamenti destinati alle campagne di scavo archeologico sul territorio nazionale, che permettono di sostenere in modo continuativo la ricerca e di ampliare le conoscenze sul nostro patrimonio. Questo avanzamento degli studi offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere sempre più consapevole e articolato il racconto di uno dei luoghi più significativi dell’archeologia italiana”. Per Enrico Rinaldi, direttore del Parco archeologico di Sepino: “Le recenti campagne di scavo stanno restituendo risultati di grande rilievo scientifico, permettendo di approfondire la conoscenza della città antica e delle sue trasformazioni nel lungo periodo. Le nuove scoperte confermano il ruolo centrale di Saepinum nella rete urbana dell’Italia romana e aprono nuove prospettive per lo studio e la valorizzazione del sito”.

Elementi architettonici presenti nell’area retrostante il cosiddetto Arco dei Nerazi (foto mic)

Grazie ai fondi stanziati dal ministero della Cultura, attraverso la direzione generale Musei, per le campagne di scavo archeologico su tutto il territorio nazionale, sono inoltre ripresi, dopo oltre venti anni, gli scavi nel Foro, nell’area retrostante il cosiddetto Arco dei Nerazi. Le indagini e lo studio tridimensionale dei numerosi elementi architettonici presenti nell’area – circa quattrocento blocchi lapidei – stanno permettendo di approfondire la conoscenza del complesso monumentale di età imperiale e delle strutture più antiche. Le ricerche stanno facendo luce sul passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica (II-I secolo a.C.) alla progressiva formazione della città romana. Accanto alle canalizzazioni della rete fognaria sono emersi ambienti e vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente destinato alla lavorazione della lana. Accanto alle monete, il repertorio dei piccoli oggetti restituisce uno spaccato concreto della vita quotidiana: lucerne in terracotta, un raro bruciaprofumi anch’esso in terracotta, piccoli contenitori ceramici e oggetti personali in bronzo, tra cui anelli e una piccola chiave di scrigno.

Parco archeologico di Sepino: rinvenuto un grande contenitore in piombo appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua (foto mic)

Di particolare rilievo è inoltre il recupero di un grande contenitore in piombo appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua. Il recipiente, di forma cilindrica, è decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone. La scoperta, insieme ai frammenti di tubature e valvole rinvenuti nello scavo, offre una rara testimonianza delle tecnologie idrauliche utilizzate nelle residenze di alto livello del mondo romano.

Frammento di iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell’imperatore Antonino Pio, rinvenuto a Sepino (foot mic)

Il quadro storico si è ulteriormente arricchito durante la campagna del 2025 con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un’importante iscrizione onoraria risalente al 139 d.C., durante il regno dell’imperatore Antonino Pio. L’epigrafe testimonia un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l’amministrazione centrale dell’Impero.

Cardo massimo presso Porta Terravecchia dell’antica Sepino (foto parco archeologico sepino)

Moneta recuperata nelle indagini archeologiche a Sepino (foto mic)

Ulteriori risultati provengono infine dalle indagini archeologiche condotte nell’ambito dei lavori del PNRR per lo scavo e il ripristino dell’accessibilità del cardo massimo presso Porta Terravecchia. Il cardo era la principale strada della città romana orientata in direzione nord-sud. Le ricerche hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica dell’asse viario, documentandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età antica. Una testimonianza particolarmente significativa è rappresentata dal rinvenimento di un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., scoperto in un livello riferibile alla fase di occupazione bizantina della città. Queste nuove scoperte restituiscono un’immagine sempre più articolata della città antica e aprono nuove prospettive di ricerca su uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia centro-meridionale.

 

 

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la visita guidata “Paesaggio in movimento: risorse e viabilità nell’antica Altino” per #altinoapuntate

Dettaglio del bassorilievo con grande nave oneraria (I secolo d.C.) da Altino conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)

Il nuovo logo del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve)

Domenica 22 marzo 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve), per il ciclo #altinoapuntate, la visita guidata “Paesaggio in movimento: risorse e viabilità nell’antica Altino” a cura dello staff del Parco, su prenotazione, gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Pietra, legname, cibo e altre materie prime giungevano ad Altino, anche da terre lontane, attraverso un’estesa ed efficiente rete viaria e “sicure” rotte marittime. Durante la visita si proverà a ricostruire il legame fra l’antica Altino e il Mediterraneo attraverso i reperti esposti. Info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi, che apre “Visto, si stampi!”, un ciclo di quattro incontri sulle ultime pubblicazioni del museo

Copertina della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi

Il museo civico Archeologico di Bologna inaugura “Visto, si stampi!”, un ciclo di quattro incontri a ingresso libero che presenta al pubblico le ultime pubblicazioni del museo, con “Dalle pagine alle sale”, l’appuntamento dedicato alla nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi ed edita da Franco Cosimo Panini Editore, in programma sabato 21 marzo 2026, alle 17, nella sala conferenze del museo (via dell’Archiginnasio 2). A introdurre l’incontro sarà Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di Bologna, a presentare il volume Tiziano Trocchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara. A seguire, le curatrici delle diverse sezioni del museo saranno a disposizione del pubblico per una passeggiata nelle sale. “Visto, si stampi!”, il ciclo di quattro appuntamenti dedicato alle presentazioni delle ultime novità editoriali relative al museo civico Archeologico, caratterizzate da linguaggi e approcci differenti verso pubblici in continua evoluzione, rientra nel programma della XXII edizione della Festa internazionale della Storia, manifestazione organizzata dal Centro internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio (DiPaSt) del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, dal Laboratorio Multidisciplinare di Ricerca Storica (LMRS), in collaborazione con l’università di Bologna, associazioni, scuole e istituzioni.

Copertina dell’edizione inglese della nuova “Guida Museo Civico Archeologico di Bologna”, curata da Paola Giovetti e Marinella Marchesi

Sono passati diciassette anni dalla pubblicazione della precedente “Guida al Museo Civico Archeologico” (Editrice Compositori, 2009) e i tempi erano ormai maturi per la realizzazione di un nuovo volume che raccontasse i cambiamenti intercorsi in questo lasso temporale: alcuni allestimenti sono stati rinnovati, oggetti un tempo conservati nei depositi sono ora in esposizione, nuove conoscenze hanno dato linfa vitale agli studi, permettendo di narrare al pubblico con differenti chiavi di lettura il patrimonio custodito nel museo. Tra i diversi mutamenti da annoverare, vi è quello che riguarda i pubblici che ogni giorno frequentano il museo: bambine e bambini, ragazze e ragazzi delle scuole del territorio, e non solo, continuano incessantemente a popolare gli spazi museali portando nuove visioni e nuovi linguaggi, mentre il turismo, attore sempre più centrale nella vita culturale cittadina, sta producendo un incremento di pubblico in tutti i Musei Civici bolognesi e in particolare al museo civico Archeologico che, tra questi, risulta il più visitato, con 173.100 presenze rilevate nel 2025. La nuova guida si fa, dunque, portavoce dei mutamenti intercorsi negli ultimi anni, incluso quello di aver adottato un approccio divulgativo che coniuga il linguaggio tecnico con quello maggiormente accessibile a un pubblico non strettamente specialistico, proponendo un’edizione italiana e una inglese con testi agili da consultare, schede che accompagnano il lettore in una narrazione arricchita da immagini e un nuovo formato che possa agevolare la consultazione anche durante la visita in loco.

Verona. Riapre al pubblico l’anfiteatro Arena dopo lo stop per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026

L’anfiteatro Arena di Verona riapre al pubblico dopo lo stop per i Giochi invernali di Milano-Cortna 2026 (foto i-muv)

Sabato 21 marzo 2026 l’anfiteatro Arena riapre al pubblico, dopo essere stata chiusa dal 7 gennaio al 20 marzo 2026 per ospitare la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali (22 febbraio) e l’apertura delle Paralimpiadi (6 marzo). L’anfiteatro romano apre da martedì a domenica, dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.30 (eccetto nelle giornate in cui sono previsti spettacoli). Chiuso il lunedì. Apertura straordinaria lunedì 6 aprile 2026. Dal 21 al 31 marzo 2026 i biglietti d’ingresso possono essere acquistati solo presso la biglietteria fisica in loco, dal mese di aprile anche online su museiverona.com. Gli orari di apertura possono subire variazioni in base alle esigenze degli allestimenti per gli spettacoli in calendario che iniziano il 23 marzo: i percorsi di visita potrebbero subire alcune modifiche, che saranno segnalate in loco dal personale di accoglienza.

Bologna. In occasione delle Giornate FAI di Primavera la soprintendenza apre la sede di Palazzo Marescalchi con i ragazzi “apprendisti ciceroni”

Il 21 marzo 2026, in occasione della 34ma edizione delle “Giornate FAI di Primavera”, le SABAP-MET-BO e SABAP-MO-RE-FE apriranno al pubblico la sede di Palazzo Marescalchi a Bologna partecipando al progetto “Apprendisti ciceroni” promosso dal FAI in collaborazione con i ragazzi del liceo Linguistico e Scientifico Scienze applicate dell’istituto Majorana di San Lazzaro di Savena (Bo). Grazie all’iniziativa, i cittadini potranno visitare alcune stanze del piano nobile che conservano affreschi di Guido Reni e della scuola dei Carracci e la raffinata sala ovale con la volta decorata dal celebre pittore neoclassico Felice Giani raffigurante episodi del primo libro dell’Eneide con al centro il banchetto di Enea e Didone. Le visite guidate si terranno durante tutto l’arco della giornata, dalle 10 alle 17.30, con ultima visita in partenza alle 17. Sono previste anche due visite in lingua: alle 11.40 in lingua georgiana e alle 15.20 in lingua russa. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Tutte le visite sono a contributo gratuito per sostenere la missione del FAI. Per informazioni: 051 233881 – bologna@delegazionefai.fondoambiente.it

Cerveteri. Apertura straordinaria con visita guidata alla Tomba dei Rilievi con l’archeologo Patrizio Fileri nella Necropoli della Banditaccia

Sabato 21 marzo 2026, occasione imperdibile per entrare nel cuore della Necropoli della Banditaccia: alle 10 e alle 11.30, il sito UNESCO di Cerveteri apre nuovamente le porte dell’ipogeo del IV secolo a.C., la Tomba dei Rilievi, permettendo ai visitatori di varcare la soglia di un luogo di solito ammirabile solo dall’esterno. Superando la barriera del vetro, si potranno osservare da vicino i celebri stucchi della famiglia Matuna. L’ingresso è consentito a un massimo di 40 persone, divisi in due gruppi da 20. Prenotazione obbligatoria: pa-certa.info@cultura.gov.it. Ingresso con biglietto ordinario e visita guidata gratuita. Appuntamento in biglietteria 15 minuti prima della visita. A guidare le visita sarà il funzionario archeologo Patrizio Fileri insieme al personale del Parco, pronti a svelare segreti e dettagli della vita quotidiana etrusca. Un viaggio ravvicinato tra utensili, armi e simboli sacri riprodotti con un realismo straordinario che ha reso questa tomba famosa in tutto il mondo.