Padova. Al DFA dell’università incontro “La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia” con Francesca Veronese: la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo civico Archeologico
“La lunga storia del vetro. Il punto di vista dell’archeologia”: è il titolo dell’incontro promosso dal dipartimento di Fisica e Astronomia “Galilei” – DFA dell’università di Padova focalizza la storia millenaria del vetro, attraverso la lettura di alcuni reperti conservati al museo Archeologico di Padova. Appuntamento mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 17.30 alle 19, in aula Rostagni, via Paolotti 9, a Padova. Conferenza a cura dell’archeologa Francesca Veronese, direttrice Musei Civici di Padova. Ingresso libero. Prenotazioni qui. L’evento è inserito nel progetto “Scienza dal mondo islamico all’Europa di oggi. Arricchimenti incrociati tra passato e futuro”, proposto dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’università di Padova, che intende far conoscere al grande pubblico elementi di storia della scienza, focalizzando l’attenzione sugli scambi e gli arricchimenti incrociati fra il mondo islamico e l’Europa di ieri e di oggi. Materia dura e al contempo fragilissima, dai mille cromatismi ma anche incolore, il vetro ha una storia lunghissima, le cui origini affondano nelle terre della Mesopotamia e della Siria settentrionale del II millennio a.C. Qui vennero elaborati i primi manufatti vitrei – esito di sperimentazioni e di graduali raffinamenti nella lavorazione della faïance – caratterizzati da vivaci policromie ottenute con ossidi metallici. In vetro venivano realizzati coppe, bicchieri, bottiglie, ma anche piccoli oggetti decorativi i cui colori sgargianti lasciano pensare a intenzionali imitazioni delle pietre dure, ben più costose e pregiate. La duttilità nella lavorazione, la molteplicità di tecniche per ottenere gli oggetti più diversi, la possibilità di conferire ai manufatti una gamma cromatica dalle infinite combinazioni hanno fatto del vetro uno dei materiali più versatili e più diffusi dell’antichità, la cui storia sarà ripercorsa attraverso la lettura dei più rilevanti reperti oggi conservati al museo Archeologico cittadino.
Torre Annunziata. Alla Villa di Poppea (villa A di Oplontis) tornano in situ statue e reperti conservate a Palazzo Criscuolo: nasce un museo diffuso per raccontare, conservare e valorizzare il patrimonio statuario di Oplontis

Il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino della villa di Poppea (villa A) di Oplontis (foto parco archeologico pompei)
A Palazzo Criscuolo di Torre Annunziata (Na), sede del “Museo dell’Identità”, una passeggiata nel tempo alla scoperta delle bellezze e dei tesori oplontini, c’era una sala delle Sculture e degli oggetti ornamentali provenienti dalla “Villa di Poppea” e in parte provenienti dai depositi del Parco archeologico di Pompei- Ora quelle opere sono state riposizionate in alcuni ambienti della villa, regalando un imprevisto colpo d’occhio nel delicato contrasto tra il marmo delle statue, le linee eleganti dei bassorilievi e dei busti, e gli affreschi delle stanze che risaltano dei loro vivaci colori.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, davanti al gruppo del Satiro con Ermafrodito proveniente dalla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
Non si tratta solo della proposta di un nuovo percorso visita, con inediti scorci, ma di un invito al sentire, a lasciarsi sorprendere dall’impressione che la vista di tanta bellezza solleva. Emozioni che prendono corpo alla Villa di Poppea, attraverso la ricollocazione di statue e reperti originari, mai prima esposti nel sito. Un progetto di Museo diffuso permanente che consente di raccontare, conservare e valorizzare l’eccezionale patrimonio statuario di Oplontis. “Riportare questi reperti nel luogo originario di provenienza è stata un’operazione di tutela finalizzata a garantirne un’adeguata conservazione in ambienti monitorati, da un punto di vista della sicurezza e delle condizioni conservative”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “Ma anche di valorizzazione sia delle opere sia della villa in quanto l’esposizione in loco consente un racconto diretto e suggestivo del contesto reale”.

La statua dell’Efebo inserita nel percorso di visita della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Il Bambino con oca: la statua è ritornata alla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
Quindici i reperti ricollocati, che un tempo adornavano la maestosa Villa, tra i quali un grande cratere in marmo pentelico a bassorilievi, ad aprire il percorso e grandi statue. La Nike, l’Artemide e l’Efebo, e poi il busto di Eracle, il bambino con l’oca, e ancora una testa di Afrodite e ritratti di bambini. A questi reperti già posizionati si aggiungeranno i centauri e il gruppo scultoreo del Satiro con Ermafrodito, al termine della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” presso la palestra grande di Pompei, dove sono attualmente esposti. Progetto e realizzazione allestimento a cura di: arch. Arianna Spinosa, responsabile unico del procedimento; dott. Giuseppe Scarpati, progettista archeologo; dott.ssa Raffaella Guarino, progettista restauratore; dott.ssa Silvia Bertesago, responsabile Ufficio Mostre; dott.ssa Tiziana Rocco, supporto Ufficio Mostre; arch. Maria Pia Amore, supporto progetto allestimento; arch. Vincenzo De Luce, progetto allestimento. Operatori: Montenovi srl, Caditec srl.

Ritratti di bambini riposizionati nella Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

La statua della Nike della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
L’itinerario ha inizio con il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino, oggi esposto nel grande salone di rappresentanza colonnato. Raffigurati in bassorilievo i gruppi di guerrieri di Pirro, disposti in coppia. Ognuno batte lo scudo con il braccio sinistro e tiene la spada con il destro. Un terzo uomo danza a destra. I guerrieri danzano in punta di piedi con le gambe incrociate e i corpi allungati. Non di minore impatto è la Nike, la donna alata, con il leggero piede nudo, che emerge dalla veste sollevata, teso verso il suolo nell’atto di atterrare, e collocata in uno degli ambienti che affacciano sulla piscina. E ancora l’Artemide, la dea, rappresentata in piena falcata, con il peso del corpo che poggia sulla gamba sinistra, e la destra sollevata. Particolare anche la scultura del bambino che gioca con l’oca. Gruppi di fontane con ragazzi che tengono in mano un uccello acquatico erano molto popolari nella scultura da giardino. Nella maggior parte dei casi il ragazzo era visto come Eros.

La ricca decorazione parietale della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)
La Villa di Poppea (nota anche come Villa A per distinguerla dalla villa B rinvenuta poco lontano) era una delle più importanti ville d’otium della costa del Golfo di Napoli. Per la grandiosità dell’impianto e la ricchezza degli apparati decorativi la villa A, nella quale è stata rinvenuta un’anfora in cui è menzionato il nome di Poppea, è attribuita alla seconda moglie di Nerone. Al pari delle lussuose ville di Stabia, presentava un accesso principale orientato verso la campagna retrostante, sviluppandosi poi in una ricca ed articolata distribuzione di sale di soggiorno e giardini aperti sul golfo e le sue bellezze paesaggistiche.

La villa di Poppea by night a Oplontis (Torre Annunziata) (foto parco archeologico di Pompei)
I colonnati dell’affaccio sud, i giardini e le terrazze, visti dal mare, costituivano parte integrante del panorama con il Vesuvio, la campagna circostante, le colline boscose e ricoperte di vigneti. Attorno alla metà del I secolo d.C. il complesso si ampliò con l’aggiunta dell’enorme piscina, 61×17 metri, lungo la quale si disposero le stanze da pranzo, il soggiorno, gli alloggi per gli ospiti e dei piccoli giardini d’inverno. La villa aveva inglobato anche i resti di un più antico complesso produttivo, posti a sud del quartiere della piscina, di cui è stato possibile indagare solo l’ambiente del torchio. Attorno alla piscina, nella ricca vegetazione, era collocata parte delle sculture che decoravano il lussuoso edificio.

La Villa di Poppea nel sito di Oplontis a Torre Annunziata con i giardini (foto parco archeologico pompei)
Tra le molte ville vesuviane questa è l’unica che offre la possibilità di ricostruire, sulla base degli scavi archeologici, la composizione dei giardini interni, luoghi di riposo e meditazione, che rivestivano una grande importanza nella vita dell’aristocrazia romana. Studi paleobotanici, inoltre, hanno consentito di ricostruire la vegetazione originaria in essi presente: siepi di bosso, oleandri, limoni, platani, olivi, cipressi, edere rampicanti e rose erano disposti a complemento della decorazione scultorea e architettonica. Al momento dell’eruzione l’edificio doveva essere in gran parte disabitato a causa di lavori incorso, forse avviati in occasione di un passaggio di proprietà, che comportarono la rimozione di molti elementi architettonici e decorativi. All’interno delle azioni di miglioramento dei livelli di accessibilità della villa di Poppea, oltre all’inserimento di un nuovo percorso in LIS, nel mese di gennaio si sono conclusi i lavori di messa in sicurezza e sistemazione della rampa di ingresso. Quest’ultimo intervento consentirà anche alle persone con disabilità di accedere alla villa dal lato piscina e riconnettersi al percorso fruito da tutti i visitatori.
Roma. Nel 2022 ottomila visitatori al Mausoleo di Sant’Elena e le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro: “Un anno davvero ricco di soddisfazioni e di traguardi”

L’Antiquarium al mausoleo di Sant’Elena a Roma (foto ssabap roma)

La chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a Roma (foto ssabap roma)
Ottomila visitatori in dodici mesi di visite guidate, iniziative, eventi teatralizzati e progetti in cantiere. È il bilancio più che lusinghiero dell’anno appena trascorso per il Mausoleo di Sant’Elena e le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro a Roma: il 2022 è stato davvero ricco di soddisfazioni e di traguardi. “Abbiamo condiviso esperienze importanti come Letture al Mausoleo, la prima rassegna letteraria realizzata in occasione del Maggio dei Libri al Mausoleo di Sant’Elena e le visite guidate teatralizzati di Sguardi di Storia”, spiegano alla soprintendenza speciale di Roma. Nel 2014 le Catacombe sono state aperte al pubblico e poi nel 2019 il percorso di visita si è arricchito con l’apertura del Mausoleo e del suo Antiquarium. “Superato il periodo duro della pandemia, durante il quale come tutti siamo stati chiusi e limitati negli ingressi”, ricordano in Ssabap, “siamo ripartiti guidati sempre dalla passione di far conoscere ai nostri visitatori il tesoro archeologico custodito lungo la via Casilina moderna”. Un impegno congiunto della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e della Soprintendenza Speciale di Roma che quotidianamente in collaborazione con la Parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro, gestita dalla congregazione dei Padri Cavanis, rende possibili le visite e i diversi eventi all’interno del complesso “Ad Duas Lauros”.
Roma. In Curia Iulia l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” nell’ambito del progetto “Paesaggi di confine”: momento di condivisione e confronto tra il mondo della cultura e il mondo dell’accoglienza
Appuntamento in Curia Iulia mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 14.30 alle 16.30, per l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” pensato come momento di condivisione e confronto tra le istituzioni del mondo della cultura in senso lato e chi sul territorio concretamente e quotidianamente si adopera nell’accoglienza, nella cura, nel sostegno e nell’accompagnamento nel percorso di integrazione di migranti e rifugiati o comunque di persone provenienti da realtà ben diverse dalla nostra. L’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” rientra nelle attività del progetto “Paesaggi di confine” ed è curato dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza-Università di Roma e a cui il parco archeologico del Colosseo partecipa come partner insieme ad altri 11 enti e istituti (associazione Italia Nostra, associazione italiana di Storia Orale, museo MAXXI di Roma, parco archeologico del Colosseo, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Biblioteche di Roma, associazione di Storia della Scienza, Ecomuseo Casilino, associazione Presidi del Lazio, ANP Lazio, associazione Esquilino chiama Roma, Circuito Necropoli Portuense, Drugstore Museum). Ingresso gratuito con prenotazione al seguente link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLSdVrJsP21TGE…/viewform. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo.
PROGRAMMA. Dopo i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e di Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma, introducono Irene Baldriga (Sapienza Università di Roma) e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo). Modera Carmelo Russo, Sapienza Università di Roma. Intervengono: Francesca Cuomo, Centro Astalli; Daniela Moretti, Comunità di Sant’Egidio; Alessandro Baldo, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Claudio Gnessi, Ecomuseo Casilino; Francesca Boldrighini, parco archeologico del Colosseo; Michela Nocita, liceo Classico Pilo Albertelli; Pino Pecorelli, Orchestra di Piazza Vittorio; Augusto Venanzetti, Casa dei Diritti Sociali; Clara Lopez, Associazione Nonna Roma; Marco Stefanelli e Marwa Al Husseini, Guide invisibili.
Roma. Prorogata la mostra “Armonie di pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani” tra Basilica Emilia, Foro Romano e Basilica Giulia: le sculture entrano in dialogo con le monumentali architetture romane, creando un fil rouge tra archeologia e arte
Lacerti di travertino affiorano dai resti della Basilica Emilia; nella piazza del Foro Romano sono ancora visibili i lastroni in lapis Tiburtinus – estratto dalle cave di Tivoli – della pavimentazione antica; della stessa pietra sono i gradini della Basilica Giulia. Le forme morbide e fluttuanti delle sculture entrano in dialogo con le monumentali architetture romane, creando un fil rouge tra archeologia e arte. Sono le “Armonie di pietra” di Giuliano Giuliani: la mostra, allestita appunto tra la Basilica Emilia e la Basilica Iulia nel Foro Romano in collaborazione con la Regione Marche e il Comune di Ascoli Piceno, che doveva chiudere l’8 gennaio 2023, è stata prorogata fino al 29 gennaio. Compresa nel biglietto di ingresso al parco archeologico del Colosseo, è visitabile durante il normale orario di apertura del PArCo. La mostra “Armonie di pietra. Il paesaggio delle Marche nelle sculture di Giuliano Giuliani”, curata da Daniele Fortuna, dopo la tappa nel cuore pulsante dell’Antica Roma, passerà ad Ascoli Piceno dal 7 aprile al 28 giugno 2023 nel Chiostro di Sant’Agostino con la curatela di Carlo Bachetti.
Il percorso espositivo all’interno del Parco archeologico del Colosseo, composto da 20 opere in travertino, si snoda dalla Basilica Emilia alla Basilica Giulia passando per la piazza del Foro Romano e attraversando alcuni tra gli edifici più importanti di quello che era il centro politico, amministrativo, religioso, giudiziario e commerciale della città. Giuliano Giuliani, scultore del bianco, lavora il travertino, ovvero la roccia sedimentaria calcarea che, per le sue caratteristiche di resistenza e durata nel tempo, è stata la pietra elettiva dell’architettura romana. Lo scultore estrae direttamente dal grembo delle Marche la pietra e la lavora nella cava di famiglia a Colle San Marco, oggi trasformata nel suo studio a cielo aperto.

Un’opera di Giuliano Giuliani esposta nel Foro Romano per la mostra “Armonie di pietra” (foto PArCo)
Quelle stesse opere che sembrano dialogare con l’essenza del paesaggio marchigiano sono ora chiamate a confrontarsi con la storia della civiltà nell’area centrale del Foro Romano. Ma allo stesso tempo le sculture di Giuliani rappresentano veri e propri luoghi della sua terra: esprimono tratti formali e teorici che corrispondono al paesaggio e alle caratteristiche immateriali della regione Marche, all’interiorità che si esprime nel rigore del suo lavoro. Quello che ne viene fuori sono corpi pieni e compatti ma anche depressioni d’ombra che diventano parte integrante dell’espressività dell’opera: le armonie di pietra sono come rovine che l’artista – guidato dalla materia della sua terra e dal flusso del tempo – riporta alla luce ricercando le radici della civiltà e del nostro essere.
Venezia. Alla Scoletta dei Callegheri incontro “Prima di Venezia. Produrre e abitare nelle lagune e presso la costa di età romana. Gli scavi di Lio Piccolo 2021/2022” nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua. Archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari
Archeologia e comunità: lo scavo della villa marittima di età romana di Lio Piccolo, progetto “Vivere d’acqua. Archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Stavolta Lio Piccolo incontra Rialto. Il comitato cittadino Rialto Novo e adiacenze ha infatti invitato l’équipe di Lio Piccolo per una chiacchierata sulla costa antica di Venezia. Appuntamento sabato 14 gennaio 2023, alle 18, alla Scoletta dei Callegheri in Campo San Tomà a Venezia. Tema dell’incontro “Prima di Venezia. Produrre e abitare nelle lagune e presso la costa di età romana. Gli scavi di Lio Piccolo 2021/2022”. Sarà presente l’equipe di Lio Piccolo 2022 e l’assessore Alberto Ballarin del Comune di Cavalllino Treporti. Per info e prenotazioni: 3294961292 (G. Giarretta o via mail a comitatorialtonovo@gmail.com).
Marzabotto. Domenica visita guidata al museo nazionale Etrusco e all’area archeologica di Kainua con un archeologo dell’università di Bologna. E una novità: visita speciale alla necropoli Nord, solitamente non visitabile

La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) (foto drm-er)
Domenica 15 gennaio 2023 visita speciale al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) e all’area archeologica di Kainua accompagnati da un archeologo dell’università di Bologna. Previsti due turni: alle 10 e alle 14.30. Con una super novità 2023: visita speciale alla necropoli nord! In occasione di questo appuntamento, nel solo turno delle 10, il gruppo di visita verrà fatto accedere alla famosa necropoli nord dell’area archeologica di Kainua: un angolo nascosto, solitamente non visitabile, una testimonianza di giardino archeologico di stampo ottocentesco.

La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) aperta eccezionalmente al pubblico (foto drm-er)
Durante le visite guidate al museo nazionale Etrusco di Marzabotto e al sito archeologico di Kainua c’è la possibilità di scoprire una vera città etrusca. A condure i visitatori in questo viaggio nel tempo sarà un archeologo del Dipartimento di Storia Culture Civiltà – Università di Bologna, direttamente impegnato negli scavi archeologici del sito. Il costo della visita guidata è 10 euro a persona (sono previste riduzioni e gratuità per bambini e ragazzi) + biglietto di ingresso di 3 euro. I gruppi di visita saranno di massimo 30 persone, per questo è consigliata la prenotazione scrivendo a drm-ero.prenotazionikainua@cultura.gov.it.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale terza visita guidata con Menotti Passarella alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”
Terza visita guidata alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, che celebra i cent’anni della scoperta della città etrusca sorta sul delta del Po. Appuntamento sabato 14 gennaio 2023 con Menotti Passarella all’entrata del museo Archeologico nazionale di Ferrara, Palazzo Costabili, alle 14.50-15. Il termine della visita è previsto per le 17: Costo della visita guidata 10 Euro adulti, bambini fino a 10 anni gratuito, minorenni ridotto 5 euro. Chi fosse interessato contatti il 348.3963900 (anche Whatsapp e Telegram). La visita sarà effettuata con qualunque numero di partecipanti. Il biglietto per l’ingresso da fare al momento, costa 8 euro, e consentirà l’accesso al museo nazionale di Ferrara, alla mostra “Spina Etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” e al museo nazionale Etrusco di Marzabotto.

Ceramiche esposte nella mostra “Spina etrusca: un grande porto del Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)
La mostra racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica, porto dalla strategia aggressiva a controllo delle rotte verso occidente (vedi Ferrara. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo”, culmine delle celebrazioni Spina100: racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica | archeologiavocidalpassato). Come il tragitto per mare dal Pireo fino al Delta del Po, su imbarcazioni percorse da marinai, cariche di contenitori di vino e profumi, ricche di raffigurazioni mitiche ben note agli Etruschi: così comincia il percorso espositivo, accompagnato dalle narrazioni mitologiche che ambientavano qui, alla foce dell’Eridano (antico nome del fiume Po), le tristi vicende di Fetonte e di Icaro, degli eroi greci civilizzatori per antonomasia, Diomede ed Eracle. Gli spineti si facevano seppellire con ricchi corredi di materiali ceramici e bronzei di provenienza eterogenea, che evocavano analoghe scelte nel rituale condivise con le élites aristocratiche degli altri grandi centri etruschi della Penisola. È una rete complessa di echi, di rimandi, somiglianze ed evocazioni quelle che si dipana tra gli oggetti delle tombe da Spina e da Pisa, Adria o Cerveteri. Due mari, Tirreno e Adriatico, due porti, e lo stesso privilegio: come ci tramandano Dionigi e Strabone, entrambe le città etrusche di Spina e Pyrgi (Cerveteri), a cui la mostra dedica un’intera sezione, ebbero l’onore di costruire un donario nel santuario panellenico di Delfi. Sono esposti, tra gli altri, materiali provenienti dal Metropolitan Museum di New York.
Roma. “La Luna sul Colosseo”: a grande richiesta aggiunti tre sabati a gennaio per le visite notturne dell’Anfiteatro Flavio
“La Luna sul Colosseo” non chiude. A grande richiesta le visite proseguono nel mese di gennaio 2023: sabato 14, sabato 21 e sabato 28, dalle 18 alle 22. Così il parco archeologico del Colosseo “regala” un’appendice alla fortunata iniziativa di visite notturne dell’Anfiteatro Flavio, in collaborazione con Electa e Coopculture, iniziate il 20 maggio 2022 (vedi Roma. “La luna sul Colosseo”: il parco archeologico del Colosseo riprende le visite notturne dell’anfiteatro flavio con Electa e CoopCulture. Nuovo percorso: dall’antica Roma (piano dell’arena e sotterranei) a quella cristiana. Novità: la veduta ideale della città di Gerusalemme con videomapping | archeologiavocidalpassato). Prenotazione obbligatoria (www.coopculture.it) per un massimo di 25 persone a turno di visita.

Il percorso illuminato degli ipogei per le visite notturne nei sotterranei del Colosseo nell’ambito de “La luna sul Colosseo” (foto PArCo)
Per questa edizione 2022 de “La Luna sul Colosseo” è stato messo a punto un nuovo percorso. La visita guidata affronta sia la storia più nota del monumento, quella dell’Anfiteatro nell’antica Roma raccontata attraversando il piano dell’arena e i sotterranei, sia quella cristiana a partire dal dipinto murario del XVII secolo raffigurante una veduta ideale della città di Gerusalemme: grande novità del percorso di quest’anno. L’itinerario attraversa le gallerie e passaggi in cui si svolgevano i preparativi degli spettacoli, dove erano stoccati i materiali scenici e dove gli animali, chiusi in gabbie, venivano poi caricati sui montacarichi per raggiungere il piano dell’arena per le venationes, le famose scene di caccia. L’arena era anche teatro dei combattimenti tra gladiatori. Attraversando una passerella di più di 160 metri le viscere del monumento non avranno più segreti e, con il favore della notte, si potrà rivivere appieno l’atmosfera che avvolgeva quegli spazi.

Il videomapping della veduta ideale – a volo d’uccello – della città di Gerusalemme sull’arco di fondo del fornice occidentale, la cosiddetta Porta Trionfale del Colosseo (foto PArCo)
La video installazione “Il dipinto di Gerusalemme”. Nel percorso di visita si inserisce per la prima volta la lettura multimediale del dipinto che raffigura una veduta ideale – a volo d’uccello – della città di Gerusalemme, posto sull’arco di fondo del fornice occidentale, la cosiddetta Porta Trionfale: la stessa dalla quale entravano i gladiatori e le belve che si affrontavano sull’arena. Della durata di 7 minuti, le videoproiezioni, ideate e curate dal parco archeologico del Colosseo e realizzate da Karmachina con Electa, occupano lo spazio delle due lunette del fornice occidentale: da un lato una selezione di 22 scene rappresentate nel dipinto, posto a 8 metri d’altezza, dall’altra l’incisione con la stessa iconografia di Antonio Tempesta del 1601. La narrazione immersiva, favorita dalla luce fioca della sera, consente di mettere a fuoco i racconti del Vecchio e Nuovo Testamento contenuti nel dipinto: le vicende della Passione e Resurrezione di Gesù con le croci che rappresentano il Gòlgota; la stella cometa premonitrice della distruzione di Gerusalemme, al di sotto della quale sfilano figure di profeti, e dove si riconoscono l’adorazione di Moloch e il martirio di Isaia. Il dipinto ricorda che il Colosseo ha continuato a vivere anche dopo la fine dell’impero romano. In particolare, nel 1750 per volontà di Papa Benedetto XIV è diventato sede dell’ormai tradizionale via Crucis, allo scopo di rafforzare il senso della missione storica del papato. La visita prosegue, infatti, passando davanti a una delle edicole della via Crucis e alla croce, entrambe poste lungo il perimetro dell’arena. Qui termina l’itinerario con lo straordinario affaccio sulla complessa ossatura dei sotterranei e sulla vastità degli spalti della cavea, scavati dalle ombre della notte e che ospitavano oltre 60mila spettatori.



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