Roma. Riaperta al pubblico la Domus Tiberiana, a 50 anni dalla chiusura per gravi problemi strutturali, 4 ettari sul Colle Palatino con uno speciale allestimento museale “Imago imperii”

La Domus Tiberiana, sul Palatino, riaperta al pubblico e illuminata in modo spettacolare da Acea (foto PArCo)

Le ardite volte della Domus Tiberiana sul Palatino (foto PArCo)
Il 21 settembre 2023 il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico la Domus Tiberiana, a distanza di quasi 50 anni dall’insorgere dei gravi problemi strutturali che ne avevano determinato la chiusura e a seguito di importanti interventi di restauro. La grandiosa residenza imperiale, estesa per circa 4 ettari sul colle Palatino, si affaccia sulla valle del Foro Romano con poderose arcate su più livelli, immagine iconica di quest’angolo della città antica. E di sera resterà illuminata grazie ad un progetto di Acea e si potrà così ammirare da via dei Fori Imperiali.

All’interno della Domus Tiberiana sul Palatino l’allestimento museale “Imago imperii” (foto PArCo)
“Imago imperii” è il titolo dell’allestimento museale, a cura di Alfonsina Russo, Maria Grazia Filetici, Martina Almonte e Fulvio Coletti, con l’organizzazione di Electa editore, che si articola nei 13 ambienti che si aprono lungo il percorso, con l’ambizione di raccontare la storia del monumento nei secoli. Alla riapertura si accompagna il volume, pubblicato da Electa, che guida alla storia della Domus Tiberiana, oltre a render conto dei restauri e dei ritrovamenti degli ultimi decenni nell’area del palazzo imperiale.

Ambienti interni della Domus Tiberiana sul Palatino (foto PArCo)
La Domus Tiberiana è stata riaperta mercoledì 20 settembre 2023 alla presenza del ministro Gennaro Sangiuliano. Con l’apertura del palazzo viene ripristinata la circolarità dei percorsi tra Foro Romano e Palatino, attraverso la rampa di Domiziano e gli horti farnesiani: il visitatore, che entra nel palazzo percorrendo la via coperta nota come Clivo della Vittoria, avrà così la percezione dell’antico cammino percorso dall’imperatore e dalla corte per raggiungere la grandiosa residenza privata, che dal colle Palatino ha dato origine al moderno significato della parola “palazzo”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia “Acqua Virgo tra campagna e città: un viaggio di oltre duemila anni”: quinto incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”
“Acqua Virgo tra campagna e città: un viaggio di oltre duemila anni”: quinto incontro del ciclo “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: 8 conferenze tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 22 settembre 2023, alle 16, l’archeologa Maria Elisa Amadasi ci accompagna in un viaggio attraverso lo spazio e il tempo. Quando si parla di acquedotti romani, solitamente si pensa alle maestose arcuazioni che ancora oggi caratterizzano i dintorni di Roma, senza immaginare che esse rappresentano solo una piccolissima parte del sistema acquedottistico. Gli acquedotti romani correvano infatti per la maggior parte in sotterranea. In compagnia dell’archeologa Maria Elisa Amadasi viaggeremo nel tempo alla scoperta dell’Aqua Virgo: il più antico acquedotto ancora in funzione a Roma. Partendo dalla campagna romana percorreremo il canale ipogeo e raggiungeremo i sotterranei di Villa Giulia, dove tuttora corre un tratto di acquedotto. Recenti indagini archeo speleologiche, condotte in collaborazione con Sotterranei di Roma, stanno restituendo interessanti dati sull’articolato sistema di canali che sottopassa il Museo. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it.

L’archeologa Maria Elisa Amadasi
Maria Elisa Amadasi ha conseguito un dottorato di ricerca in Archeologia classica alla Sapienza, università di Roma. Durante il percorso universitario presso il medesimo Ateneo, ha maturato grande interesse nello studio degli acquedotti romani. Dapprima si è occupata dello studio dell’Aqua Traiana e successivamente dell’Aqua Virgo, argomento della sua tesi di dottorato.
Roma. Al via il progetto “To BE: conversazioni sul Futuro Digitale della Cultura”. Il primo incontro, in presenza e on line, “Le nuove forme e funzioni della conoscenza nel Web3” all’associazione Civita
“Università, scuola, musei, biblioteche e in generale tutte le organizzazioni culturali e i professionisti del settore sono chiamati a riflettere per poter rispondere in maniera efficace alle nuove istanze relative alle competenze necessarie al nuovo scenario globale. È forte l’eco mediatica delle considerazioni sull’impatto dell’automazione sui lavori culturali e creativi, che rischia di cancellare molte professionalità, ma altrettanto importante è riuscire a ricalibrare l’evoluzione di educazione e formazione per riuscire ad interpretare il contesto”. Sono le parole di Claudio Calveri, curatore del progetto “To BE: conversazioni sul Futuro Digitale della Cultura”, ideato da Fondazione Kainòn in collaborazione con Associazione Civita e Pts SpA, e con il sostegno di ICOM Italia. Un programma di 6 talk, ciascuno verticale su un tema specifico. Ogni incontro fornirà visioni accompagnate da buone pratiche e progetti per riflettere attorno all’idea di futuri possibili, assieme a rappresentanti di istituzioni culturali nazionali ed internazionali e dell’innovazione. Tanti gli argomenti che saranno trattati: nuove forme e funzioni della conoscenza nel Web3, VR, realtà mista e dimensione phygital, blockchain, NFT e Intelligenza Artificiale, digital trust ed etica digitale. Gli incontri avranno luogo tra settembre 2023 e febbraio 2024, ospitati alternativamente nella sala convegni “Gianfranco Imperatori” dell’associazione Civita e nella sede romana di PTS SpA.
Le parole di Calveri anticipano i tempi della prima conversazione sul futuro digitale della cultura “Le nuove forme e funzioni della conoscenza nel Web3”, in programma giovedì 21 settembre 2023, alle 18, nella sala “Gianfranco Imperatori di associazione Civita, in piazza Venezia 11 a Roma. Intervengono Giorgio Scura, fondatore e direttore responsabile di Descripto.org; Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Emiliano Paoletti, direttore del Polo del ‘900 di Torino; Adriana Versino, presidente di Fondazione Vodafone. Per partecipare bisogna iscriversi (https://bit.ly/3YPEYah). L’ingresso è libero fino all’esaurimento dei posti: la registrazione è necessaria ma potrebbe non essere sufficiente a garantire un posto in sala. Si può seguire l’incontro in diretta sul canale YouTube di Fondazione Kainòn: https://bit.ly/44ryG1Z.
Palermo. Al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” la rassegna di Musica Antica: cinque concerti con il conservatorio “Alessandro Scarlatti”
Dal 20 settembre al 1° ottobre 2023 appuntamento al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” con la rassegna di Musica Antica promossa dal conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo. Cinque concerti nell’agorà del Salinas con ingresso libero fino a esaurimento dei posti: i primi quattro con inizio alle 21, l’ultimo alle 11.
Si inizia il 20 settembre 2023, con il concerto “Les Goûts réunis. Stile francese e influssi italiani nella musica di François Couperin” con Rossella Croce, violino barocco; Gioacchino Comparetto, oboe barocco e flauto dolce; Marco Lo Cicero, pardessus de viole; Diana Fazzini, viola da gamba; Alessandro Nasello, fagotto barocco e flauto dolce; Basilio Timpanaro, clavicembalo. Programma: Huitiéme Concert, dans le gout théatral (da Les Goûts Réunis ou nouveaux concerts, 1724); L’Apothéose de Lully (Concert instrumental sous le titre d’Apothéose composé à la mémoire Immortelle de l’incomparable Monsieur de Lully) (1725); Apollon persuade Lully, et Corelli, que la réunion des Goûts François et Italien[s] doit faire la perfection de la Musique. Essai en forme d’Ouverture. Lulli et les Muses Françoises – Corelli et les Muses italiénes; La Paix du Parnasse, faite aux conditions, sur la Remontrance des Muses Françoises, que lorsqu’on y parleroit leur langue, on diroit dorénavant Sonade, Cantade, ainsi qu’on prononce Ballade, Sérénade, & C. Sonade en Trio; La Françoise (Premier Ordre, da Les Nationes, Sonades et Suites de Simphonies en Trio, 1726).
Secondo appuntamento il 23 settembre 2023 con il concerto “Suonate à violino solo e cembalo certato. Sonate del Settecento tedesco per violino e clavicembalo obbligato” con Boris Begelman, violino; Rossella Policardo, clavicembalo. Il programma: Johann Ernst Bach: Sonate n. 4 in g-Moll; Johann Philipp Kirnberger: Trio 6 in E-Dur; Carl Philipp Emanuel Bach: Sonate in g-Moll H. 542.5; Wolfgang Amadeus Mozart: Sonate in C KV 296.
Terzo appuntamento il 27 settembre 2023 con il concerto “Grandiosità e descrittivismo nella musica per clavicembalo di Couperin le Grand (1668 – 1733)”. Il programma: Premier Ordre; Trosième Prélude (da L’Art de toucher le Clavecin); Troisiême Ordre; Quatriême Prélude (da L’Art de toucher le Clavecin); Quatriême Ordre; Huitiême Ordre.
Quarto appuntamento il 30 settembre 2023 con il concerto “The baroc storm” con Filippo Mineccia, controtenore; Rossella Croce, violino; Boris Begelman, violino; Andrea Beatriz Lizàrraga, viola; Alessandro Palmeri, violoncello; Marco Lo Cicero, contrabbasso; Guido Morini, clavicembalo. Il programma: Attiio Ariosti (1666–1729): CantataIlnaufragio (13min); Leonardo Vinci (1690-1730): da Eraclea aria In questa mia tempesta; A. Vivaldi (1678-1741): Concerto in re minore per archi RV127; Matteo Bisso (1706–1770ca): da S. Atanasio aria Se volgi al ciel turbato; Johann Adol fHasse (1699-1783) Sinfonia in sol minore Op.5N.6; Francesco Gasparini (1661–1727): da Sesostriaria Risvegliata d più ven; Nicolò Jommelli (1714–1774): da Il Bajazee aria Fra il mar turbato.
Quinto e ultimo appuntamento il 1° ottobre 2023 con il concerto “Punto e basta” con Ermes Pecchinini, corno naturale; Rossella Croce, violino; Gabriele Politi, violino/viola; Giuliana Garda, violoncello. Il programma: Giovanni Punto: Quartetto in Fa op 2 (Allegro-Andante cantabile-Rondeau); Josef Mysliveček: Trio per violino viola e violoncello n 3 in Do; Giovanni Punto: quartetto in Fa op18/1; Josef Mysliveček: Trio Trio per violino viola e violoncello n 4 in Fa.
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, su “Antico teatro greco e romano. Dal dramma all’opera” con Polyxeni Adam-Veleni e Asterios Peltekis
Per “Dialoghi in Curia” promossi dal parco archeologico del Colosseo, martedì 19 settembre 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita una interessante conferenza sul teatro antico dal titolo “Antico teatro greco e romano. Dal dramma all’opera” con Polyxeni Adam-Veleni, archeologa e direttore generale Antichità e Patrimonio culturale del ministero della Cultura greco, e Asterios Peltekis, attore e direttore artistico del Teatro statale della Grecia Settentrionale. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. La conferenza sarà tenuta in italiano. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite: https://19settembreteatroantico.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina FB del PArCo. Uno dei contributi più importanti dell’antica civiltà greca alla cultura europea e occidentale è il teatro, conquista della democrazia ateniese e prodotto delle dimensioni limitate della società e della città-stato. Non esisterebbe il teatro come oggi lo conosciamo nel mondo occidentale, almeno nella sua struttura, forma e contenuto, se questa una brillante conquista greca non lo avesse preceduto. Il culmine di questo fenomeno che portò allo zenit dell’arte teatrale avvenne nel periodo di massimo splendore di Atene tra il V e il IV secolo a.C.
Roma. All’Academia Belgica la giornata di studi “Ostia in guerra. Tracce del secondo conflitto mondiale alla foce del Tevere”: le vicende della guerra, a lungo dimenticate, verranno evocate grazie ai documenti d’archivio e alle tracce fisiche ancora visibili sul territorio
Al debutto degli anni ’40 del Novecento gli Scavi di Ostia stavano vivendo un’intensa stagione di scavi finanziati in vista dell’Esposizione Universale di Roma del 1942. Lavori febbrili, che stavano portando in luce un’ampia fetta della città antica, sotto la direzione di Guido Calza. Ma nel 1940 l’Italia entra in guerra: da quel momento niente fu più lo stesso e gli Scavi di Ostia furono coinvolti nel conflitto militare. Gli scavi vennero evacuati di tutto il personale, occupati da contingenti militari e parzialmente devastati da furti e atti di vandalismo, mentre il direttore e gli ispettori si adoperavano per la salvezza dei reperti archeologici e della documentazione d’archivio. Tracce materiali della Guerra sono rimaste a Ostia nelle carte d’archivio, nelle fotografie, nei reperti bellici rinvenuti in corso di scavo. Materiale eterogeneo che messo insieme consente di ricostruire la storia di Ostia antica durante il conflitto. Le vicende della guerra, a lungo dimenticate, verranno evocate grazie ai documenti d’archivio e alle tracce fisiche ancora visibili sul territorio nel corso della Giornata di studi “Ostia in guerra. Tracce del secondo conflitto mondiale alla foce del Tevere”, che si terrà a Roma, all’Academia Belgica, in via Omero 8 a Roma, il 19 settembre 2023, a cura di Dario Daffara, Marina Lo Blundo, Martina Marano. Il convegno “Ostia in Guerra” vuole pertanto mettere in fila le informazioni e i dati eterogenei che possediamo per il periodo della II Guerra Mondiale: un periodo molto vicino cronologicamente a noi, ma poco affrontato negli studi dal punto di vista della gestione di un sito archeologico.
IL PROGRAMMA. Si inizia alle 9.15 con i saluti istituzionali di Sabine van Sprang (direttrice dell’Academia Belgica), cui seguono gli interventi. Alle 9.30, Alessandro D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica) e Giulio Sinan (università Roma Tre) su “La guerra a Ostia: documenti e testimonianze del secondo conflitto mondiale”; 10, Dario Daffara (parco archeologico di Ostia antica) su “Prima della catastrofe: la difesa e l’evacuazione degli scavi”; 10.30, Grégory Mainet (université de Liège) su “I danni di guerra a Ostia antica”; 11, pausa caffè. Alle 11.30, Lorenzo Grassi (giornalista) e Andrea Grazzini (geologo) su “Vestigia belliche nel territorio e negli scavi”; 12, Marina Lo Blundo (parco archeologico di Ostia antica) su “La difesa delle opere d’arte nelle fotografie dell’archivio fotografico”; 12.30, Francesca Galanti (Sapienza università di Roma), Martina Marano (université catholique de Louvain) e Paolo Tomassini (université de Namur) su “Bello ardet… Ostia. Materiale bellico dalla parcella IV, VI, 1”; 13, pausa pranzo. Alle 14, Elizabeth Jane Shepherd (già direttore dell’Aerofototeca nazionale) su “Il territorio ostiense visto dai ricognitori Alleati”; 14.30, Simone Bucri (Ecomuseo del Territorio) su “La guerra nei ricordi degli ostiensi”. Alle 15, discussione finale e chiusura dei lavori: modera Alessandro D’Alessio.
Rovereto. Presentata la 34.ma edizione del RAM film festival: 62 film in concorso, 31 première, 29 documentari ed eventi sul focus “Sguardi sul clima”. Gli interventi esclusivi della direttrice Cattoi e della coordinatrice Beretta
Il conto alla rovescia è cominciato. Mancano poco più di due settimane all’apertura della 34.ma edizione del RAM film festival di Rovereto, in programma dal 4 all’8 ottobre 2023. Con un nuovo focus di grande attualità “Sguardi sul clima”: nelle cinque giornate il festival darà spazio dedicherà spazio con alcuni dei film in concorso e importanti momenti di approfondimento proprio al tema sempre più urgente dell’emergenza climatica. I siti archeologici a rischio, le aree costiere che non potranno rimanere indenni all’innalzamento dei mari, monumenti e città, come la stessa Venezia, sul cui futuro va posta la giusta e urgente attenzione. Prima che sia troppo tardi. Si parlerà di tutto questo a Rovereto con incontri dedicati, momenti di approfondimento, presentazioni di libri, ma soprattutto attraverso i film. E i numeri sono significativi: 62 documentari in concorso suddivisi in quattro sezioni, Cinema Archeologico, l’Italia si racconta, Sguardi dal mondo e Cultura Animata, con giurie suddivise per ogni sezione; 23 nazioni, 31 première, 29 documentari e/o eventi sul Focus “Sguardi sul clima”, 4 Aperitivi al Giardino nascosto, 1 Colazione climatica, 2 Eventi speciali a teatro, 3 Mattine per le scuole. In più quest’anno verrà attribuito il Premio Paolo Orsi, dedicato al famoso archeologo di origini roveretane in onore del quale nel 1990 nacque il Festival. Il premio sarà attribuito da una giuria internazionale al miglior film di ambito archeologico, e sono proprio i film di questa sezione a rappresentare il corpo più numeroso del RAM Film Festival 2023, complessivamente ventitré titoli, molte le produzioni francesi, Paese che come ogni anno si impone per qualità e varietà dei temi documentati. Il RAM film festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, promosso da Comune di Rovereto, ministero della Cultura, Provincia Autonoma di Trento, APT Rovereto Vallagarina Monte Baldo, con il sostegno della Fondazione Caritro e della Cassa Rurale Alto Garda – Rovereto
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Presentazione del RAM film festival 2023: da sinistra, la coordinatrice Claudia Beretta, la direttrice Alessandra Cattoi; poi tre membri del comitato scientifico: l’antropologo Duccio canestrini, l’archeologa Barbara Maurina, e la giornalista scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti; chiude il presidente Giovanni Laezza (foto graziano tavan)
L’edizione 2023 del RAM film festival è stato presentato ufficialmente al museo della Città di Rovereto presenti il presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto, Giovanni Laezza; la direttrice, Alessandra Cattoi; l’assessore alla Cultura del Comune di Rovereto, Mikol Cossali; Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, presidente del comitato scientifico del RAM film festival, e presidente della giuria per il premio “L’Italia si racconta”; e Claudia Beretta, responsabile del coordinamento festival e ufficio stampa. “Il Museo Civico di Rovereto”, ha ricordato Cossali, “ha saputo, nel tempo, farsi interprete della contemporaneità e della trasformazione del ruolo del museo stesso, non un luogo dove si conserva solo la memoria del passato e dove si racconta il presente attraverso l’oggetto o l’immagine, ma un centro di diffusione del sapere, luogo di ricerca e di conoscenza, capace di guardare alle sfide del futuro. E anche in questa occasione, con l’edizione 2023 del RAM film festival, si fa portavoce di una delle tematiche più importanti per la nostra generazione, affrontando temi di grande attualità attraverso la contaminazione tra le diverse scienze, dall’archeologia alla climatologia, con il linguaggio immediato del cinema e il racconto di esperti che sanno coinvolgere il pubblico e portare alla riflessione. La lotta al cambiamento climatico è una sfida che dobbiamo vincere tutti insieme”. E il presidente Laezza: “Il RAM film festival, Rovereto archeologia memorie, arriva alla sua trentaquattresima edizione, un traguardo ragguardevole. È una manifestazione ormai storica per il nostro territorio, che raccoglie le più importanti produzioni cinematografiche per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale mondiale. Ma negli anni il festival è diventato molto di più. Ha saputo rinnovarsi e reinventarsi, affrontando tematiche attuali. E si è rinnovato proponendo anche un festival diffuso, valorizzando le realtà territoriali, promuovendo al suo interno spettacoli, incontri con gli esperti in location informali, visite guidate alle ricchezze storico artistiche, anche poco conosciute, della nostra terra, coinvolgendo in modo massiccio il pubblico scolastico, le realtà commerciali ed economiche”.
È la direttrice Alessandra Cattoi a introdurre al festival. “Dal 4 all’8 ottobre la 34.ma edizione del RAM film festival a Rovereto: cinque giornate dove avremo moltissimi film, 62 film in concorso, e una serie di eventi collegati alle tematiche di quest’anno. Quest’anno abbiamo voluto concentrare il tema sul titolo Sguardi sul clima. Perché? Perché il clima non è soltanto una questione generale, ma una questione che riguarda molto da vicino l’archeologia e molto da vicino la tutela del nostro patrimonio. Lo vedremo questa necessità di tutela sia attraverso i documentari in concorso sia attraverso incontri con molti esperti e anche con attività di formazione rivolte agli insegnanti, ai giornalisti, a gruppi insomma che sono sensibili a queste tematiche”.
La coordinatrice del festival Claudia Beretta entra nel merito dei film: “Anche quest’anno RAM film festival si presenta con uno sguardo speciale che è lo sguardo del cinema. E quest’anno è uno sguardo sul clima. Quindi i nostri film avranno un focus in particolare che si occupa di valutare tutte le sfide che il patrimonio culturale deve affrontare. Sfide che riguardano non solo il cambiamento climatico, ma anche le zone di guerra o anche semplicemente l’erosione delle rocce… quindi abbiamo tutta una serie di film molto belli. Abbiamo 62 film provenienti da 23 Paesi che è quasi un record per il nostro festival; 31 première; 29 film o eventi che riguardano il focus Sguardi sul clima. Fortissima quest’anno, e siamo contenti perché recuperiamo un po’ della nostra tradizione, la sezione dedicata al cinema archeologico che poi è anche quella che vedrà la premiazione attribuita in memoria di Paolo Orsi. Ma anche le altre tre sezioni sono veramente interessanti. E sono Sguardi dal mondo, tutto ciò che non è strettamente archeologico e che riguarda le tradizioni in giro per il mondo. E poi L’Italia si racconta. E, infine, una bellissima, piccola, una chicca, la sezione Cultura animata, con animazioni che fanno veramente riflettere anche questo e molto spesso in tema. Quindi con pochi minuti riescono a farci riflettere molto su quello che sarà il futuro del nostro passato”.

Tanto pubblico in platea al teatro Zandonai di Rovereto per le proiezioni del RAM film festival (foto fmcr)
E allora vediamo un po’ meglio i film in concorso e i contenuti proposti. Tanti i popoli e le culture antiche esplorate dai documentari in concorso, espressione sia di grandi produzioni che di autori indipendenti. Tutti però sono accomunati dallo scopo di approfondire aspetti del patrimonio mondiale, di farne scoprire piccole e grandi storie in una narrazione che permetterà al pubblico di godere di straordinarie immagini nell’atmosfera unica del Teatro Zandonai che in occasione del RAM diventa eccezionalmente sala di proiezioni, nella dimensione collettiva del cinema e con la possibilità del dibattito e del confronto. In programma le più recenti produzioni che spaziano dai Tesori dei faraoni, alla Preistoria, agli Etruschi, dall’archeologia subacquea a Petra, alla Grecia e ai banchetti nella Roma antica, alla musica nell’antichità, alle nuove tecnologie e alla robotica applicate alla ricerca, a Venezia, ai nativi americani, al ruolo delle donne nel passato remoto, alla speciale task force italiana dedicata alla tutela del patrimonio. Ma anche documentari su epoche più recenti o grandi personaggi, come quello dedicato alla vera storia dei pirati, o alla straordinaria figura dell’archeologo Champollion e al meno noto sia pur geniale fratello. Importante l’apporto delle altre sezioni, “Sguardi dal Mondo” e “L’Italia si racconta”, dedicate a film che narrano di un patrimonio fatto di antiche tradizioni e stili di vita, che creano l’identità dei popoli. Particolarissima anche la sezione dedicata alle animazioni, che sorprendono per la capacità di stimolare la riflessione con corti di grande impatto.
Non solo film. Ma anche eventi. Ce ne parla la direttrice Alessandra Cattoi. “Due serate speciali sono dedicate proprio al focus di quest’anno. Una in particolare a Venezia attraverso uno straordinario documentario inglese dal titolo Saving Venice accompagnato da un racconto delle problematiche attuali di Venezia con due protagonisti: Gian Antonio Stella, il giornalista che tutti conosciamo, e il professor Francesco Trovò dell’università di Venezia che da molti anni approfondisce queste tematiche con molti dati che ci aiuteranno a comprendere davvero qual è il pericolo che corre questa straordinaria città. Il secondo evento lo avremo domenica sera, che è l’ultima sera del festival, in cui ci saranno anche le premiazioni dei film in concorso, avremo come compagno di questa serata Neri Marcorè che ci racconterà anche lui una straordinaria esperienza di tutela del patrimonio nel suo territorio, quello delle Marche, dopo la catastrofe del terremoto del 2016. A questi si aggiungono una serie di altri momenti di approfondimento che vi invito a vedere sul nostro sito www.ramfilmfestival.it”.
Momento peculiare e caratterizzante del RAM film festival sono gli Aperitivi, incontri informali tanto graditi al pubblico del festival dove si possono incontrare archeologi, scrittori, giornalisti, e porre domande, esprimere curiosità e discutere con gli specialisti del settore. Ce ne parla Claudia Beretta. “Un’altra iniziativa che è ormai una tradizione ormai consolidata nel nostro festival è quello di scendere in città e cercare di creare dei momenti di aggregazione e di incontro tra gli addetti ai lavori e il pubblico: i nostri Aperitivi. E quest’anno l’Aperitivo non sarà nei soliti bar, nei luoghi dedicati, ma andiamo a scoprire un luogo che è veramente magico che è il giardino Fedrigotti. I nostri Aperitivi si svolgeranno lì e sarà anche un modo per conoscere un luogo bellissimo della nostra città che di solito è chiuso. Infatti li chiamiamo quest’anno gli Aperitivi nel giardino nascosto. E qui avremo modo di incontrare veramente diverse personalità del mondo dell’Archeologia ma non solo e parlare dei temi di interesse. Non soltanto quindi dei cambiamenti climatici ma anche proprio della tutela del patrimonio. Basta guardare sul nostro sito www.ramfestival.it per scoprire tutti gli appuntamenti”.

L’archeologo Umberto Tecchiati sarà uno dei protagonisti dell’Aperitivo al Ram film festival 2023
Anche gli Aperitivi con gli esperti saranno dunque dedicati alle sfide che il patrimonio culturale e chi lo tutela devono affrontare guardando al futuro che cambia, ma anche sul lavoro degli archeologi. Gli incontri saranno ospitati al Giardino Fedrigotti, in Corso Bettini, un luogo speciale che si apre alla città per l’occasione. L’archeologo Umberto Tecchiati, docente dell’università di Milano, parlerà dei cambiamenti climatici nella preistoria, giovedì 5 ottobre 2023; lo scrittore e giornalista Giuseppe Caporale tratterà i temi del suo ultimo libro “Ecoshock. Come cambiare il destino dell’Italia al centro della crisi climatica”, sabato 7 ottobre 2023; le archeologhe Maria Concetta Parello, del parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e Marta Coccoluto, del parco archeologico di Baratti e Populonia, racconteranno delle ultime scoperte e della vita dei parchi archeologici, venerdì 6 ottobre 2023; Barbara Caranza, restauratrice e presidente della onlus CHIEFS (Cultural Heritage International Emergency) parlerà con il pubblico della tutela dei beni culturali in aree di crisi, mercoledì 4 ottobre 2023. Questo e molto altro ancora, tra aperitivi al Giardino, colazioni al Bar Diverso, (s)conferenze climatiche con Sara Segantin, scrittrice e divulgatrice scientifica. Non mancherà la possibilità di fare nuove “scoperte” a Rovereto, con l’apertura di spazi originali con patrimoni inediti, come il book corner in collaborazione con Aboca Edizioni e le rievocazioni storiche al Giardino di Palazzo Fedrigotti, o la visita guidata con il geologo per conoscere i monumenti funebri del cimitero cittadino.
Pratica di Mare (Pomezia, RM). Per il ciclo “Lavinium: archeologia e territorio” visite guidate ai XIII Altari e all’Heroon di Enea, dialogo sul vino nell’antichità e degustazioni
Archeologia e territorio nell’antica Lavinium: domenica 17 settembre 2023, dalle 16.30, torna l’appuntamento del ciclo “Lavinium: archeologia e territorio” con un’apertura straordinaria dell’area archeologica dei XIII Altari e dell’Heroon di Enea (Pratica di Mare, Pomezia), che prevede visite guidate a cura dei funzionari della soprintendenza per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, Francesca Licordari e l’arch. Anna Paola Briganti. Ad arricchire questo appuntamento, che come ogni anno è possibile grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e il museo civico Archeologico Lavinium, sarà la chiusura della serata, dedicata a un dialogo sul vino nell’antichità, a cura di Federica Colaiacomo, direttore del Museo. Seguirà, infine, una degustazione di vini a cura della cantina Marco Carpineti di Cori. Ingresso gratuito senza necessità di prenotazione.
Fano. Giornata di cantiere aperto agli scavi di via Vitruvio dove è stato ritrovato un imponente edificio pubblico di epoca romana che potrebbe essere la famosa Basilica di Vitruvio. Ultimi aggiornamenti. Sul sito anche Vittorio Sgarbi

Dettaglio dello scavo del vano A aperto in via Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)

L’archeologa Ilaria Venanzoni nel cantiere di scavo di Fano (foto sabap-an-pu)
Una giornata di cantiere aperto agli scavi di via Vitruvio a Fano dove in primavera è stato scoperto un imponente edificio pubblico di epoca romana che potrebbe essere la famosa Basilica di Vitruvio (vedi Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti” | archeologiavocidalpassato). Sarà possibile visitare l’area domenica 17 settembre 2023, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, a cura della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro-Urbino: le visite dureranno 20 minuti circa e potranno entrare solo 7 persone alla volta. Si raccomanda di presentarsi con scarpe chiuse e consone al luogo. Per prenotare, occorre inviare una mail all’indirizzo: ilaria.venanzoni@cultura.gov.it, indicando se si preferisce l’orario mattutino o pomeridiano. In risposta, sarà comunicata la conferma e l’orario presunto di accesso. L’accesso è gratuito e disponibile fino a esaurimento dei posti. Si rammenta che l’area non è musealizzata, dunque l’apertura è da intendersi a carattere straordinario e sarà necessario prestare particolare attenzione alle raccomandazioni che saranno fornite dal personale all’inizio del percorso.

Il vano A portato alla luce nello scavo di via Vitruvio a Fano (foto sabap-an-pu)
Gli ultimi aggiornamenti allo scavo in luglio 2023. “Negli ultimi giorni abbiamo concentrato i nostri scavi all’interno del vano A, per verificare lo stato di conservazione del nostro muro USM 9. La struttura, in effetti, è conservata per almeno 8 metri ed è caratterizzata dalla presenza di un podio (una sorta di “mensola”), su cui sembrano poggiare una serie di semicolonne, purtroppo resecate (ovvero: tagliate) in epoca medievale o successiva. Oltre a questi elementi, forse con funzione principalmente decorativa, il muro inglobava anche almeno un pilastro di notevole dimensione (diametro 90 cm circa), probabilmente con funzione più propriamente strutturale. Le ricerche comunque stanno proseguendo, per capire meglio l’assetto complessivo di questa struttura”.
Sempre in luglio 2023 gli scavi in via Vitruvio sono proseguiti sempre con la collaborazione fra la soprintendenza di Ancona e Pesaro-Urbino e il nucleo di Ancona dei Carabinieri Tpc. Nel video, realizzato grazie al drone, è possibile notare la presenza di un nuovo vano (che abbiamo denominato “vano C”), a pianta rettangolare e di ridotte dimensioni, purtroppo privo di pavimento, probabilmente asportato in epoca tardoantica o medievale. I muri conservano tracce di intonaco parietale, ma l’assenza di bucature nel paramento lascerebbe pensare che questa stanza non avesse le pareti rivestite in marmo, a differenza dei due vani A e B.
In agosto 2023 il sito è stato visitato da Vittorio Sgarbi, sottosegretario al ministero della Cultura, ministero che già in aprile 2023 ha stanziato 45mila euro per approfondire le ricerche (vedi Fano. Il ministero della Cultura stanzia 45mila euro per ampliare lo scavo in centro e capire se si stratta proprio della Basilica di Vitruvio. Intanto ritrovati reperti anche di età medievale | archeologiavocidalpassato). “Mi aspettavo di vedere pochi frammenti”, ha commentato Sgarbi, “invece mi sono reso conto che si tratta di un ritrovamento di particolare importanza, esteso e di cui si comprende la continuità: ho capito che bisogna andare avanti con gli scavi”.

Ad Aquileia, promosse dalla Fondazione Aquileia, le Giornate Europee del Patrimonio in programma il 23 e 24 settembre 2023, che vedrà il momento clou con l’Archeo Open Day dei cantieri di scavo (solo sabato 23, 10-13 e 15.30-18), iniziano il giorno prima, venerdì 22 settembre, con tre imperdibili appuntamenti di anteprima di questo ricco weekend: visita all’idrovora Ca’ Viola, visita al cantiere di Palazzo Brunner e presentazione del libro “Il cammino di San Martino”. Le attività sono realizzate grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, Comune di Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, direzione regionale musei del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, PromoTurismoFVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, Fondazione Radio Magica, Consorzio di Bonifica Pianura Friulana.








“Aquileia Città Frontiera”, la nuova serie podcast. In occasione dell’Archeo Open Day in programma per sabato 23 settembre, mentre passeggi tra le aree archeologiche di Aquileia, percorri un viaggio indimenticabile DENTRO una città, ATTRAVERSO le sue STORIE DALLA STORIA. “Aquileia Città Frontiera” è il podcast che racconta 2000 anni di glorie, speranze e cultura. La serie è realizzata grazie a un progetto della Fondazione Aquileia finanziato dalla legge 77/2006 dedicata ai siti Unesco. ASCOLTA LA SERIE
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