Ferrara. Nella #domenicalmuseo la Befana si ferma prima al museo Archeologico nazionale con il Gruppo Archeologico Ferrarese
La Befana si ferma prima al museo Archeologico nazionale di Ferrara grazie all’iniziativa curata dai volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese. Domenica 4 gennaio 2026, alle 15, la Befana accompagnerà i piccoli visitatori e le loro famiglie lungo il percorso museale durante il quale accennerà alla scoperta dei doni che gli Dei fecero agli uomini, alla nascita di questa tradizione e ad alcuni riti propiziatori nel mondo antico. Il pomeriggio sarà ulteriormente animato da una simpatica baruffa tra una donna etrusca e la Befana e terminerà con la distribuzione dei doni a tutti i bambini presenti. L’iniziativa è gratuita e, coincidendo con la prima domenica del mese, anche l’ingresso al Museo è gratuito per tutti. A causa di un problema tecnico il Museo è temporaneamente senza riscaldamento. Sarà dedicata una sala riscaldata per l’evento per un massimo di 20 bambini. Prenotazione obbligatoria 0532 66299.
Un libro al giorno. “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini

Copertina del libro “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini
È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini. I dati raccolti dalle indagini più recenti dimostrano senza ombra di dubbio che l’area del futuro Comizio, un altopiano digradante verso la piana del Foro Romano alle pendici del Campidoglio, fu occupata fin dall’età del Ferro. Un attento riesame delle indagini e della documentazione emersa dagli scavi più recenti indica che, a partire dal VII a.C., il sito ospita strutture funzionali all’attività politica, amministrativa e religiosa che ritroveremo poi nel Comizio di età repubblicana: la piazza, le tribune gradonate e l’area sacra a cui si riferisce l’iscrizione latina arcaica C.I.L., I2.1, o Cippo del Foro (o iscrizione Niger Lapis). Quest’ultima è stata rilevata accuratamente per la prima volta con l’impiego di moderne tecniche di rilievo e restituzione tridimensionale (Laser Scanner). I risultati hanno portato alla definizione di nuove considerazioni sulla lettura del testo e sul contenuto normativo dell’iscrizione stessa.
#domenicalmuseo: il 4 gennaio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali
Domenica 4 gennaio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 7 dicembre 2025, ha registrato 247.108 ingressi.
Paestum (Sa). Il 2026 porta al parco archeologico la mostra “La città nel tempio” che prende le mosse dalla scoperta del tempietto arcaico e aggiorna la ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. Prime anticipazioni
I parchi archeologici di Paestum e Velia annunciano la realizzazione della mostra “La città nel tempio”, nel corso del 2026, anche grazie al cofinanziamento della Regione Campania. L’esposizione è ispirata alla recente scoperta di un santuario magno-greco ai margini occidentali dell’antica Poseidonia-Paestum e si propone come uno dei progetti scientifici ed espositivi più rilevanti degli ultimi anni puntando a condividere con il grande pubblico gli aggiornamenti della ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. La mostra si articolerà tra il museo Archeologico nazionale di Paestum e l’area dove sorge il tempietto dorico, configurandosi come un percorso diffuso capace di mettere in dialogo reperti, contesto archeologico, ricostruzioni, nuove tecnologie. L’allestimento presenterà una selezione di materiali, riportati alla luce durante lo scavo (ancora in corso) – principalmente elementi architettonici in pietra locale (travertino e arenaria) ed ex voto in terracotta- accostati ad altri reperti provenienti da altri musei della Magna Grecia e della Sicilia, per offrire un confronto più ampio sul tema dei santuari e delle fondazioni coloniali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione fotografica d’autore, ideata per integrare la narrazione archeologica con lo sguardo dell’arte contemporanea. A guidare il progetto espositivo è un Comitato Scientifico composto da studiosi di rilievo internazionale, a testimonianza del valore e dell’ambizione dell’iniziativa. Ne fanno parte Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Mehrdad Hejazi, dell’University of Isfahan; Clemente Marconi, professore all’università di Milano; Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Valeria Parisi, dell’università della Campania Luigi Vanvitelli; Carlo Rescigno, professore all’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Tiziana D’Angelo, direttrice dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)
Il percorso espositivo. La mostra sarà articolata in diverse sezioni. Una prima parte, dedicata alla scoperta e allo scavo, racconterà il percorso di ricerca dal presente alle origini del santuario, attraverso fotografie, rilievi, piante, disegni, filmati e approfondimenti geomorfologici e topografici. Una seconda sezione, “Il santuario e la città”, sarà dedicata alla ricostruzione del tempio nelle sue diverse fasi edilizie, all’evoluzione dello stile dorico a Paestum e alla rilettura dell’assetto urbanistico e del paesaggio antico. Seguirà una sezione dedicata al rito, al culto e alle divinità, in cui i materiali votivi permetteranno di ricostruire l’evoluzione delle pratiche cultuali dall’età greco-lucana fino all’età romana. Accanto all’esposizione archeologica, il progetto prevede una mostra fotografica affidata a un autore di fama internazionale, chiamato a interpretare lo scavo, il paesaggio e la scoperta attraverso il linguaggio dell’immagine. L’area dello scavo sarà parte integrante del percorso: grazie all’utilizzo di tecnologie immersive saranno proposte ricostruzioni virtuali del tempietto nelle diverse fasi della sua vita e installazioni contemporanee che permettono di restituirne l’alzato e la decorazione. Saranno, inoltre, previste visite guidate curate dal personale dei Parchi, comprese nel biglietto di ingresso e importanti progetti didattici orientati all’accessibilità cognitiva.

Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)
Una scoperta che riscrive la storia urbana di Paestum. La scoperta di un nuovo edificio templare collocato a ridosso del circuito murario occidentale, nei pressi della torre 12 e a poca distanza dall’antica linea di costa risale al 2019 durante i lavori di restauro e messa in sicurezza delle mura urbane. È emersa, inoltre, una notevole quantità di materiali architettonici lapidei – blocchi di basamento, rocchi di colonne, metope, triglifi, sime e gocciolatoi, riconducibili a un edificio sacro di ordine dorico. Le successive indagini aerofotografiche e geofisiche hanno permesso di individuare con precisione il perimetro della struttura.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum nel 2019 (foto parco archeologico Paestum)
Tra il 2022 e il 2024 sono state condotte le prime campagne di scavo sistematiche, che hanno restituito una stratigrafia complessa, estesa dalla prima età imperiale fino alle fasi più antiche della colonia greca, con evidenze che in alcuni punti risalgono addirittura all’epoca preistorica. Nell’estate del 2025 l’area è stata acquisita dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e le indagini stanno proseguendo su una superficie di circa 480 mq, con l’obiettivo di comprendere meglio la funzione del santuario, il suo rapporto con le mura urbane e il territorio circostante, nonché di individuare la divinità titolare del culto.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)
Il tempio, il paesaggio, il culto. La campagna di scavo 2022-2024 ha riportato alla luce un tempio dorico di modeste dimensioni (11,60 x 7,60 m), orientato est-ovest e databile alle fasi finali dell’epoca arcaica, agli inizi del V secolo a.C. L’edificio presenta una peristasi con 4 colonne sui lati brevi e 6 su quelli lunghi, una cella chiusa sul fondo e un altare collocato in asse a circa 9 metri di distanza. Al di sotto della struttura sono stati individuati frammenti pertinenti a un edificio ancora più antico, databile alla prima metà del VI secolo a.C., oltre a testimonianze di frequentazioni preistoriche, tra cui un recinto di pietre inglobato nella costruzione sacra. Il santuario si inserisce in un’area già compresa nella prima pianificazione urbanistica della colonia e si colloca lungo un limite naturale della città, sulla falesia che segna la placca di travertino su cui sorge Paestum. Come avviene in altri contesti del mondo greco, la presenza di uno spazio sacro al confine contribuisce a definire un’idea di limite permeabile, luogo di passaggio tra città e mare, tra cittadini e stranieri, tra dimensione religiosa, politica ed economica. Un’interpretazione che apre nuove prospettive sul ruolo del santuario come presidio simbolico e territoriale della polis. Dallo scavo proviene un numero eccezionale di reperti: oltre 10.000 oggetti, attualmente conservati nei depositi del museo. Particolarmente abbondanti sono la coroplastica e la ceramica miniaturistica, accanto a ceramiche d’impasto, ceramica corinzia, ceramica a vernice nera, metalli, ambra, osso lavorato ed elementi architettonici che in alcuni casi conservano tracce di decorazione policroma.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)
Un progetto scientifico ampio. Dal punto di vista strategico, la mostra intende rafforzare il posizionamento dei parchi archeologici di Paestum e Velia come luogo di ricerca, sperimentazione e divulgazione, capace di intercettare un pubblico non solo regionale ma internazionale. Il progetto garantirà piena accessibilità e sarà sviluppato in collaborazione con università, enti di ricerca e partner culturali, per favorire una partecipazione ampia e consapevole alla fruizione del patrimonio.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)
Giornata di studi. “La città nel tempio” nasce anche con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica una base aggiornata di dati su cui avviare nuove riflessioni sull’architettura sacra e sull’urbanistica della Magna Grecia. In quest’ottica, il progetto sarà accompagnato da una giornata di studi dal titolo (provvisorio): “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, preliminare all’inaugurazione della mostra e alla pubblicazione del catalogo scientifico.
Marina di Ognina (Sr). Nuove informazioni dal Relitto delle Olle: individuato l’orientamento dell’imbarcazione tardo-antica e del suo carico dalla missione della Soprintendenza del Mare. Prossimi obiettivi: delimitare il carico per stimare le dimensioni reali del relitto

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)
Nuove informazioni dal Relitto delle Olle, dalla tipologia di alcune ceramiche trovate a bordo, scoperto nel 2019 sui fondali di Marina di Ognina, nel Siracusano, grazie alla missione scientifica di studio – coordinata dalla soprintendenza del Mare – sul sito il relitto di epoca tardo antica che ha individuato l’orientamento dell’imbarcazione e del suo carico ipotizzando le sue dimensioni di massima. Attraverso una documentazione tridimensionale del sito e una successiva prima fase di pulizia dei sedimenti, è stato possibile mettere in luce una grande quantità di materiale e di informazioni. Con ogni probabilità, si tratta di una nave oneraria di medie dimensioni la cui lunghezza doveva aggirarsi tra i 15 e i 18 metri, per una larghezza compresa tra i 5 e i 6 metri. Nel corso delle ultime immersioni, inoltre, sono stati recuperati un secondo vaso monoansato acromo con funzione di bollitore e una olla acroma biansata con coperchio.

Olla acroma biansata con coperchio recuperata dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)
Il coordinamento e la direzione scientifica delle immersioni sono state curate dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana; i subacquei del Capo Murro diving center di Siracusa hanno assicurato l’assistenza e i mezzi nautici con il supporto dei sommozzatori altofondalisti dell’organizzazione Global Underwater Explorers (Gue), la documentazione fotogrammetrica è stata realizzata da Luca Palezza, Eduardo Salaj e Alessio Calantropio con l’assistenza di Andrea D’Ambrosi; Linda Pasolli ha assicurato il suo contributo alle osservazioni biologiche, mentre Cristiano Rosa ha realizzato anche la progettazione e realizzazione delle attrezzature operative. Le operazioni subacquee sono state organizzate e coordinate da Fabio Portella. L’assistenza in superficie è stata assicurata da Ninny Di Grazia.

Vaso monoansato acromo con funzione di bollitore recuperato dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)
“Il Relitto delle Olle si presenta come un sito di straordinario potenziale, ancora ricco di informazioni non immediatamente percepibili”, spiegano alla soprintendenza. “Il carico, estremamente omogeneo, è fortunatamente giunto fino ai giorni nostri in condizioni ottimali, non avendo subito significative alterazioni, né danni dovuti al passaggio di reti a strascico o interventi clandestini. I prossimi obiettivi della ricerca saranno indirizzati verso una completa delimitazione del carico, al fine di stimare in maniera più precisa le dimensioni originarie dell’imbarcazione. Le pochissime tracce lignee individuate fino a questo momento lasciano ipotizzare che al di sotto del carico possa essersi conservata parte della struttura dello scafo”.

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)
La storia. Le prime tracce del relitto furono individuate 6 anni fa a circa un miglio dalla costa siracusana, alla profondità di 70 metri, dall’ispettore onorario per il patrimonio culturale sommerso Fabio Portella, insieme a Stefano Gualtieri, nel corso di un’immersione subacquea per la mappatura dei cavi telegrafici della Pirelli posati alla fine dell’800. Nel 2021 fu individuato il vero e proprio nucleo del sito, databile in via preliminare tra il V e il VI secolo d.C., e costituito da una grande quantità di contenitori ceramici, articolati in quattro moduli di differenti grandezze e da coperchi appartenenti a tre varianti morfologiche. Dopo la segnalazione alla Soprintendenza del Mare, fu autorizzato da quest’ultima il recupero di alcuni reperti ritenuti utili per la caratterizzazione dei materiali: due olle, tre coperchi e un bollitore monoansato.
Napoli. Messaggio augurale del direttore del museo Archeologico nazionale, Francesco Sirano: “Il 2026 sarà un anno di grandi eventi e di iniziative: un anno da vivere al Mann”. Ecco le novità in arrivo
“Il Mann che sogniamo con tutto lo staff è un museo aperto, accogliente, innovativo e desideroso di condividere le proprie ricerche con tutta la comunità dei visitatori”. Comincia così il messaggio augurale del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. E continua tratteggiando cosa ha in serbo il futuro per il Mann: “Il 2026 sarà un anno di grandi eventi e di iniziative di animazione per vivere e condividere i valori di questo eccezionale luogo che non esiterei a definire un ecosistema della cultura antica. Nel 2026 avremo l’apertura, in primavera, della mostra sulla Sirena Parthenope, la riapertura della sezione Numismatica, il riallestimento della Villa dei Papiri, la conclusione del restauro del mosaico di Alessandro. Nel frattempo – continua – andremo avanti con le mostre all’estero per le quali vogliamo che i nostri materiali, soprattutto quelli oggi nei depositi e praticamente sconosciuti, e le nostre conoscenze diventino ambasciatori dell’intera cultura nazionale. Sullo sfondo il progetto del Mann 2 all’Albergo dei Poveri che non sarà un doppione, ma un nuovo entusiasmante capitolo delle tante storie che il museo Archeologico nazionale di Napoli può e deve raccontare con i suoi oltre 250.000 reperti. In questo percorso – conclude -, agiremo con impegno e, allo stesso tempo, con spirito di servizio, dialogando con il nostro pubblico e le comunità e considerando che quanto facciamo è la risposta doverosa al diritto di tutti di vivere il patrimonio culturale”.













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