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Pompei. Nella Regio IX scoperto un affresco con un vassoio di benvenuto, del tipo xenia (doni ospitali), tra cui una “pizza”, una focaccia lontano antenato del piatto napoletano per eccellenza. L’intervento del direttore Zuchtriegel

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L’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto in una domus dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

A un primo sguardo non hai dubbi: è una pizza quella che si riconosce nella Natura morta, in realtà un vassoio di benvenuto (del tipo xenia, doni ospitali) per gli ospiti, disegnata con dovizia di particolari scoperta sulle pareti affrescate di una domus della Regio IX di Pompei. Poi ci pensi: non può essere. La mozzarella ha origini campane, è vero, ma si parla del 1300: quindi 13 secoli più tardi. E comunque sarà solo con i Borboni nel 1700 che diventerà un prodotto di successo. Per il pomodoro, invece, bisogna aspettare la scoperta delle Americhe. Ma in Europa arriva come pianta ornamentale, perché ritenuta tossica. E solo nel ‘700 inizierà la sua sperimentazione gastronomica. Eppure quest’ultima eccezionale scoperta fatta a Pompei, nell’ambito dei nuovi scavi nell’insula 10 della Regio IX, sulla parete di un’antica casa pompeiana, e annunciata dal direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, è intrigante: potrebbe essere un lontano antenato della pietanza moderna, elevata a patrimonio dell’umanità nel 2017 in quanto “arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano”.

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Una fase degli scavi archeologici nell’insula 10 della Regio IX di Pompei: sullo sfondo l’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto (foto parco archeologico pompei)

È proprio il direttore Zuchtriegel a descrivere l’ultima scoperta a Pompei. “Siamo nell’atrio di una casa scavata parzialmente già più di cento anni fa. Adesso lo scavo continua nell’ambito di un progetto di sistemazione dei fronti di scavo per migliorare le condizioni di conservazione qui nell’insula 10 della Regio IX a Pompei. E durante questi lavori è venuto fuori un affresco di una tipologia molto diffusa, quella degli xenia, dunque dei doni ospitali, frutta, una focaccia, un calice di vino, che troviamo a Pompei Ercolano e negli altri siti. Questa è particolare, perché quello che vediamo supponiamo che sia una specie di focaccia sacrificale, un’offerta con sopra forse un condimento, delle spezie, un tipo di condimento, ma soprattutto anche melograni, datteri, altri cibi; davanti forse delle noci, e una ghirlanda di corbezzoli. Dunque un’immagine dunque che l’osservatore moderno fa subito tornare in mente una pizza, soprattutto in terra napoletana. Ovviamente non è così. Però potrebbe essere un lontano antenato di questo cibo, anche qui giocato sul fatto della semplicità. Ritroviamo in questo affresco alcuni temi della tradizione ellenistica, elaborata poi da autori di epoca romana-imperiale come Virgilio, Marziale e Filostrato. Penso al contrasto tra un pasto frugale e semplice, che rimanda a una sfera tra il bucolico e il sacro, da un lato, e il lusso dei vassoi d’argento e la raffinatezza delle rappresentazioni artistiche e letterarie dall’altro. Come non pensare, a tal proposito, alla pizza, anch’essa nata come un piatto ‘povero’ nell’Italia meridionale, che ormai ha conquistato il mondo e viene servito anche in ristoranti stellati”.

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in una visita al sito archeologico (foto parco archeologico pompei)

“Pompei non finisce mai di stupire, è uno scrigno che rivela sempre nuovi tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Al di là della questione di merito su cui parleranno gli studiosi, va sottolineato il valore globale di questo sito al quale stiamo dedicando le nostre cure, con la chiusura del Grande Progetto Pompei ma anche con l’avvio di nuove iniziative. La tutela e lo sviluppo del patrimonio, in ossequio all’art. 9 della Costituzione, sono una priorità assoluta”.

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L’affresco con Natura morta, del tipo xenia (doni ospitali) scoperto in una domus dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Come spiegano gli archeologi del parco archeologico di Pompei, si suppone che accanto a un calice di vino, posato su un vassoio di argento, sia raffigurata una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Inoltre, presenti sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Tale genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.). Dalle città vesuviane si conoscono circa trecento di queste raffigurazioni, che spesso alludono anche alla sfera sacra, oltre a quella dell’ospitalità, senza che tra le attestazioni rinvenute finora ci sia un confronto puntuale per l’affresco recentemente scoperto, che colpisce anche per la sua notevole qualità di esecuzione. Da un passo nell’Eneide di Virgilio (libro VII, v. 128 sgg.), si può dedurre il posizionamento di frutta e altri prodotti dei campi su pani sacrificali che fungono da “mense”: nel momento in cui gli eroi troiani mangiano dopo la frutta, anche i pani usati come contenitori (mense) , si accorgono nell’epos virgiliano, che si è verificata la profezia secondo la quale avrebbero trovato una nuova patria, quando “spinto a lidi sconosciuti, esaurito ogni cibo,” la fame li avrebbe portati a “divorare anche le mense”.

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Lo scavo archeologico in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’affresco è stato rinvenuto nell’atrio di una casa dell’Insula 10 della Regio IX in corso di scavo, a cui era annesso un panificio, già esplorato in parte tra il 1888 ed il 1891 e le cui indagini sono state riprese a gennaio scorso. Le strutture scavate nell’800 e parzialmente a vista facevano già supporre la presenza di un ampio atrio con la classica successione degli ambienti sul lato orientale e, sul lato opposto, l’ingresso al settore produttivo del forno. L’atrio è stato liberato dal materiale di risulta degli scavi ottocenteschi rivelando il crollo delle coperture, all’interno dello strato di pomici bianche e una porzione residuale degli strati vulcanici da flusso (cineriti) nel settore meridionale. Negli ambienti di lavorazione vicini al forno, nelle settimane passate, sono stati rinvenuti gli scheletri di tre vittime. L’intero cantiere di scavo dell’insula 9 interessa un’area di circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio e si inserisce in un più ampio approccio, sviluppato durante l’ultimo decennio e teso a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammontante a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

Roma. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali apre la mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” con le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, alle mura urbiche lungo via Occidentale

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I due ritratti di Augusto, scoperti rispettivamente a Roma e Isernia, protagonisti della mostra “Imago Augusti” ai Mercati di Traiano a Roma (foto roma capitale)

Anteprima mercoledì 28 giugno 2023, alle 11, ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori imperiali a Roma, della mostra “Imago Augusti. Due nuovi ritratti di Augusto da Roma e Isernia” che, dal 29 giugno al 26 novembre 2023, presenta le due inedite teste-ritratto dell’imperatore Augusto scoperte recentemente durante le indagini archeologiche condotte a Roma, nell’area del Foro di Traiano, e a Isernia, nel corso dei lavori di ripristino di un tratto di mura urbiche lungo via Occidentale. Intervengono Claudio Parisi Presicce, curatore della mostra, sovrintendente della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; e Dora Catalano, curatrice della mostra, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Molise. Saranno presenti le curatrici Beatrice Pinna Caboni e Maria Diletta Colombo. La mostra è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura; sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dal ministero della Cultura, soprintendenza ABAP Molise ed è curata da Claudio Parisi Presicce, Beatrice Pinna Caboni, Dora Catalano e Maria Diletta Colombo. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. I due ritratti rappresentano Augusto in due momenti della vita: in età giovanile il ritratto di Roma e nella piena maturità quello di Isernia. La mostra presenta i contesti di rinvenimento, straordinari sia per la collocazione urbana sia per le modalità di reimpiego delle due pregevoli opere in marmo, esemplificative dell’importanza e della diffusione dei ritratti ufficiali di Augusto a Roma e nelle zone periferiche della penisola italica.

Pompei. Al Real Polverificio di Scafati partito il progetto del parco archeologico “Coltiviamo agricoltura sociale”: i Ragazzi di Plinio coltiveranno ad orto produttivo una serie di appezzamenti di terreno per complessivi 400 mq.

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I Ragazzi di Plinio con la coop Il Tulipani nell’orto produttivo del Real Polverificio Borbonico di Scafati nel progetto “Coltiviamo agricoltura sociale” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

È partito lunedì 26 giugno 2023 il progetto del parco archeologico di Pompei “Coltiviamo agricoltura sociale” al Real Polverificio Borbonico di Scafati. Il progetto è sostenuto da Confagricoltura in collaborazione con l’azienda agricola Di Landro e la cooperativa sociale Il Tulipano cooperativa sociale, con la partecipazione dei Ragazzi di Plinio del centro medico riabilitativo di Pompei, degli operatori e dei neuropsichiatri infantili dell’Università Federico II di Napoli. I Ragazzi di Plinio coltiveranno ad orto produttivo una serie di appezzamenti di terreno per complessivi 400 mq.

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I Ragazzi di Plinio con la coop Il Tulipani nell’orto produttivo del Real Polverificio Borbonico di Scafati nel progetto “Coltiviamo agricoltura sociale” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, al momento della premiazione dei vincitori della settima edizione del bando “Coltiviamo Agricoltura Sociale” (foto parco archeologico pompei)

Del progetto se n’era parlato il 24 gennaio 2023 a Palazzo Della Valle, sede di Confagricoltura, in occasione della cerimonia di premiazione dei vincitori della settima edizione del bando “Coltiviamo Agricoltura Sociale”, realizzato da Confagricoltura. Il parco archeologico di Pompei era infatti risultato tra i quattro vincitori con il progetto “Parco Archeologico di Pompei: storia di una rinascita”: la storia di un mondo perduto che rinasce grazie ai giovani ed al sociale, in continuità con iniziative similari già avviate presso il sito di Pompei (vedi Pompei. Il parco archeologico tra i quattro vincitori con il progetto “Parco Archeologico di Pompei, storia di una rinascita”: storia di un mondo perduto che rinasce grazie ai giovani ed al sociale | archeologiavocidalpassato).

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Tutti insieme: i Ragazzi di Plinio con la coop Il Tulipani nell’orto produttivo del Real Polverificio Borbonico di Scafati nel progetto “Coltiviamo agricoltura sociale” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il parco archeologico di Pompei diviene così luogo di valorizzazione della storia di ciascuna persona attraverso l’Agricoltura Sociale, fonte di benessere individuale e comunitario di ri-scoperta dell’identità personale e territoriale che nell’ambito di un contesto storico unico al mondo realizza, in collaborazione con Il Tulipano cooperativa sociale e l’azienda agricola Di Landro, un modello sostenibile di cittadinanza attiva e di inclusione per e con ragazzi con autismi e/o disabilità cognitiva incentrato sul prendersi cura della terra come strumento di riconoscimento di se stesso e dell’altro: cammino comune verso la Bellezza della natura che affonda le sue radici nella storia dell’uomo generando Armonia e Pace.

Vieste. Al Castello Svevo al via la terza edizione del Vieste Archeofilm, tre serate col cinema di archeologia arte e ambiente. In palio il premio del pubblico “Venere Sosandra”

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Il Castello Svevo di Vieste (Fg) ospita il Vieste Archeofilm 2023 (foto firenze archeofilm)

Con il film “Jurassic Cash” si apre lunedì 26 giugno 2023, alle 21.15, al Castello Svevo di Vieste la terza edizione di Vieste Archeofilm, il festival internazionale del cinema di archeologia arte e ambiente, organizzato dal Comune di Vieste, in collaborazione con Archeologia Viva (Giunti Editore) e Firenze Archeofilm, che si concluderà mercoledì 28 giugno 2023 con la premiazione in cui sarà consegnata una scultura come “Premio Venere Sosandra”.

vieste_archeofilm_2023_locandinaLa manifestazione propone tre serate – tutte a ingresso gratuito – all’insegna del grande cinema di documentazione. Tanti i temi che permetteranno al pubblico di viaggiare indietro nel tempo a partire dai fossili di dinosauro (raccontati attraverso lo spericolato business delle ossa) passando per la vera storia dei pirati lontano dalle fantasie hollywoodiane, fino all’eccezionale rinvenimento di alcune stele-menhir dal misterioso significato in Portogallo. Due film-capolavoro arricchiscono il programma di Vieste Archeofilm 2023: quello dedicato alla spettacolare cattedrale voluta da Gaudì ovvero la Sagrada Familia di Barcellona e, spostandosi in Egitto, il documentario sulla città d’oro di Luxor con uno sguardo alle ultime novità sulla vita dei grandi faraoni e del loro popolo. Tanta Puglia. Occhi puntati in questa edizione sulla storia della Puglia più antica. Ecco allora il film sulla Villa di Faragola (nel territorio di Ascoli Satriano – FG) una tra le più lussuose dimore romane erette tra III e IV sec. d.C. ripercorsa attraverso i fasti dei suoi ambienti e le sue peculiarità architettoniche. Mentre, una pellicola ad hoc è incentrata proprio sulla storia, lunga 2500 anni, dell’Isola di Sant’Eufemia, esattamente davanti a Vieste che nel corso del tempo ha ospitato il santuario-grotta intitolato a Venere Sosandra (salvatrice degli uomini). Attesa per i grandi nomi. Molti gli ospiti attesi per le consuete conversazioni /interviste a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, tra un film e l’altro, tra cui l’archeologo Giuliano Volpe che conduce gli scavi nel già citato Santuario di Venere Sosandra a Vieste (cui è dedicato peraltro il numero speciale di Archeologia Viva che verrà distribuito in omaggio nelle serate del festival), Rita Auriemma archeologa subacquea dell’università del Salento, e il noto filologo e saggista Luciano Canfora che chiuderà la kermesse.

PROGRAMMA DI LUNEDÌ 26 GIUGNO 2023. Alle 21.15, apre il film “Jurassic Cash” di Xavier Lefebvre (Francia, 52’). Segue l’incontro/intervista con Giuliano Volpe ordinario di Archeologia all’università di Bari. La seconda parte della serata prevede il film “Faragola. Un mondo ritrovato” di Claudio D’Elia (Italia, 17′). Chiude il film fuori concorso “Sosandra, una storia lunga 2500 anni” di Lorenzo Scaraggi (Italia, 19’).

PROGRAMMA DI MARTEDÌ 27 GIUGNO 2023. Alle 21.15, apre il film “La vera storia dei pirati” di Stéphane Bégoin (Francia, 52′). Segie l’incontro/intervista con Rita Auriemma, archeologa subacquea, università del Salento. Chiude la serata il film “I misteri di Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 27’).

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 28 GIUGNO 2023. Alle 21.15, apre il film “Sagrada Familia, la rivoluzione di Gaudì” di Marc Jampolsky (Francia, 52’). Segue l’incontro/intervista con Luciano Canfora filologo classico, storico e saggista, docente emerito dell’università di Bari. Quindi la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Premio Venere Sosandra – Vieste 2023”. Chiude il Vieste Archeofilm 2023 il film “Morte sul Nilo” di Manuel Pimentel Siles, Manuel Navarro Espinosa (Spagna, 29’).

Teatri di Pietra: 130 spettacoli in 23 siti archeologici tra Lazio, Toscana, Sicilia, Campania e Basilicata. Si inizia da Roma (Villa di Livia e Malborghetto)

roma_malborghetto-villa-di-livia_teatri-di-pieta_locandinaTorna la Rete dei Teatri di Pietra, l’iniziativa che da oltre vent’anni porta lo spettacolo dal vivo in alcuni dei più suggestivi siti archeologici e monumentali italiani. La stagione 2023, che coinvolge Lazio, Toscana, Sicilia, Campania e Basilicata, ha inizio dalla Capitale, grazie alla collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma, con un ricco programma di danza, musica, teatro e scritture drammaturgiche inedite che raccontano il presente in luoghi dalla storia straordinaria, attraverso opere classiche e contemporanee. 130 le manifestazioni in cui Teatri di Pietra porterà 38 diversi opere originali che andranno in scena in 23 siti archeologici; danza, musica, teatro e scritture drammaturgiche inedite compongono il programma, pensato per raccontare il presente in luoghi ricchi di storia – noti e meno noti – attraverso opere classiche e contemporanee. La lunga stagione inizia dunque nel Lazio, a Roma nella Villa di Livia (26-29 giugno 2023), per poi proseguire nel sito di Malborghetto (6-13 luglio 203) e nell’anfiteatro di Sutri (8 luglio – 5 agosto 2033). In contemporanea partono gli spettacoli in diversi siti della Sicilia – tra i primi Solunto, Himera, l’Acropoli di Selinunte (14 luglio) – e in Toscana (teatro romano di Volterra, 7 luglio). A seguire il tour toccherà la Campania e la Basilicata, fino alla fine dell’estate.

roma_villa-di-livia_teatri-di-pietra_locandinaIl tour parte il 26 giugno 2023, alle 18, nella Villa di Livia con Opra prima, la rassegna di inediti per il teatro, che si apre con “Sulle ginocchia di Ananke”, storie di donne reali e contemporanee, di Evelina Barone; adattamento e drammaturgia Isabella Moroni e Argillateatri, regia di Ivan Vincenzo Cozzi; con Brunella Petrini, Manuela Boccanera, Ileana de Gregorio, Susanna Lauletta. Segue il 27 giugno 2023 “Guerriere in nome di…”, dialogo tra Eris, dea della guerra, e tre figure femminili, una madre, una figlia e Giovanna D’Arco: testo Luisa Stagni, con Michele Belsanti, Giorgia Palmucci, Virginia Veludo, Luisa Stagni; regia Luisa Stagni. Il 28 giugno 2023 va in scena Kairos, spettacolo con cui l’attore racconta i momenti in cui la vita ci concede di cogliere un’occasione o di perderla per un soffio: di Gipeto con Gipeto e Cecilia Casini, danza Elisa Carta Carosi. Si chiude il 29 giugno 2023 con “L’aquila e l’alabastro”, dialogo tra l’imperatore Tiberio e Maria di Màgdala, di Cinzia Giorgio, regia di Filippo Carrozzo, con Veronica Cinque e Massimo Napoli. Ingresso con prenotazione online obbligatoria: online www.liveticket.it, whatsapp 351 907 2781, www.teatridipietra.it / fb teatridipietra.

roma_arco-di-malborghetto_teatri-di-pietra_locandinaA partire dal 6 luglio 2023, alle 21, l’evento prosegue nel sito di Malborghetto con “Erathostenes”, il primo appuntamento che fonde danza, teatro e canto e invita alla riflessione sui concetti di comunità, convivenza, libertà e confronto: contributo letterario e ricerca storico-scientifica della prof.ssa Michela Costanzi e del prof. Fabio Pallotta, drammaturgia Sebastiano Tringali, regia e coreografia Aurelio Gatti, costumi Marina Sciarelli Genovese; con Carlotta Bruni, Lucia Cinquegrana, Elisa Carta Carosi, Matteo Gentiluomo, Rosa Merlino, Paola Saribas e Gipeto, Chiara Meschini, Sebastiano Tringali. Il 7 luglio 2023, “Acarnesi” di Aristofane vede in scena quattro attori che, in un alternarsi di giochi di identità e ruoli, celebrano la commedia classica: adattamento Anton Giulio Calenda e Alessandro Di Murro, regia Alessandro Di Murro; con Matteo Baronchelli, Alessio Esposito, Amedeo Monda, Laura Pannia. Il 12 luglio 2023, debutto per “Gaius Plinius Secundus – L’ultimo viaggio di Plinio il Vecchio”, un viaggio immaginario, attraverso le allucinazioni, le speranze, le proiezioni e gli ultimi respiri dello scrittore e filosofo in occasione del bimillenario della sua nascita: drammaturgia Diego Sommaripa e Noemi Giulia Fabiano, musica Marco Schiavoni, danza Luca Piomponi, Lucia Cinquegrana, Elisa Carta Carosi, con Rino Di Martino. La rassegna si chiude il 13 luglio 2023 con “Dante, Sommo Poeta”, la creazione coreografica originale della compagnia Astra Roma Ballet: un suggestivo viaggio in danza attraverso i sonetti giovanili della Vita Nova e le celebri terzine della Divina Commedia. Direzione artistica Diana Ferrara, coreografie G. Primiano, F. Paparozzi, musica Marco Schiavoni; con Giada Primiano, Giorgia Montepaone, Federica Bisceglia, Alex Provinciali, Alessandro Scavello, Fausto Paparozzi e la partecipazione dell’attore Graziano Sirci​. Prenotazione obbligatoria online www.liveticket.it; info www.teatridipietra.it; whatsapp 351 907 2781.

sutri_anfiteatro_teatri-di-pietra_locandina“Teatri di Pietra” si sposta poi nell’anfiteatro romano di Sutri (Vt), dall’8 luglio al 5 agosto 2023, alle 21; ingresso posto unico 12 euro / ridotto 10; concerto del 29 e 30 luglio : 15 euro. Prenotazioni online: www.archeoares.it, www.liveticket.it; info&prenotazioni: info www.teatridipietra.it whatsapp 351 907 2781. Si inizia sabato 8 luglio 2023, con “La lupa” da Giovanni Verga, coreografia Carlotta Bruni, musica Marco Schiavoni, narrazione Sebastiano Tringali; con Lucia Cinquegrana, Paola Saribas, Matteo Gentiluomo. Quindi, domenica 9 luglio 2023, in scena “Menecmi” da Tito Maccio Plauto, regia Collettivo VAN; con Andrea Pacelli, Ivan Graziano, Gabriele Manfredi, Andrea Palermo, Federica Cinque, Riccardo Rizzo, Gabriele Rametta e Andrea Di Falco; musiche Andrea di Falco e Gabriele Rametta. Terzo appuntamento giovedì 13 luglio 2023, con “Caruso”, regia e coreografie Mvula Sungani; musiche Lucio Dalla, Enrico Caruso, Autori Vari; costumi Giuseppe Tramontano; con Emanuela Bianchini e i solisti della compagnia Mvula Sungani Physical Dance. Segue sabato 15 luglio 2023 con “Ifigenia in Aulide” di Euripide, adattamento Fabrizio Sinisi, regia di Alessandro Machìa; con Andrea Tidona, Alessandra Fallucchi, Roberto Turchetta, Carolina Vecchia e con Lorenza Molina, Irene Mori; con la partecipazione di Paolo Lorimer nel ruolo di Menelao. Il giorno dopo, domenica 16 luglio 2023, va in scena “Gaius Plinius Secundus – L’ultimo viaggio di Plinio il Vecchio”, drammaturgia Diego Sommaripa e Noemi Giulia Fabiano; musica Marco Schiavoni; danza Lucia Cinquegrana, Elisa Carta Carosi, Luca Piomponi; con Rino Di Martino. Sesto appuntamento martedì 18 luglio 2023: “Kairos”, ideazione e drammaturgia Gipeto; musiche a cura di Marco Schiavoni; con Gipeto e Cecilia Casini. Due giorni dopo, giovedì 20 luglio 2023, ecco “Elena o della passione amorosa” di e regia Salvo Bitonti; musiche a cura di Dario Arcidiacono; scena Scuola Scenografia Accademia Albertina di Torino; con Mita Medici. Ottavo appuntamento venerdì 21 luglio 2023, con “Castalia. Le Nuvole” di Aristofane, adattamento e regia Vincenzo Zingaro; musiche: Giovanni Zappalorto; con Fabrizio Passerini, Piero Sarpa, Riccardo Graziosi, Rocco Militano, Laura De Angelis, Sina Sebastiani, Valeria Spada. Quindi sabato 22 luglio 2023, c’è “Devī viaggio nel tempio della Dea. The Divine Feminine through Odissi Dance”, danza indiana diretta da Ganga Sheth e interpretata da Revital Carroll, Vidisha Mishra, Ganga Sheth. Decimo spettacolo in cartellone, giovedì 27 luglio 2023, “Grandi processi dell’antichità” da Cicerone a cura di Gian Mesturino e Elia Tedesco, con la Compagnia Torino Spettacoli. Il week end si apre venerdì 28 luglio 2023, con “Ulisse racconta Ulisse” di Beatrice Monroy e Sergio Vespertino, musiche dal vivo Pierpaolo Petta; con Sergio Vespertino. Continua sabato 29 luglio 2023, con “Prog Symphony”, concerto per coro, soli, quintetto di ottoni, quartetto di sax, 2 chitarre elettriche, sintetizzatore basso e batteria; direzione e composizione M° Vincenzo De Filippo. E domenica 30 luglio 2023, “Mare Nostrum”, concerto per Voci, pianoforte, violoncello, clarinetto e canto a cappella, direzione e composizione M° Vincenzo De Filippo. Ultimi due spettacoli la settimana successiva: venerdì 4 agosto 2023, in scena “Parola di donne” da Omero, adattamento Stefano Sarra e Ornella Marcucci, regia Stefano Sarra; con Daniela Babini, Katia Francescon, Stefania Grano, Ornella Marcucci, Melania Mastrangelo, Cristina Palma, Liliana Scaffa, Donatella Vinotti, Francesca Zamparelli. Chiude la stagione, sabato 5 agosto 2023, “Carmen”, coreografie Luigi Martelletta musiche Bizet, autori vari; con i solisti della Compagnia Almatanz.

Torino. Al museo Egizio incontro con Massimo Osanna, direttore generale Musei, secondo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_locandinaCome possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea.

torino_egizio_what-is-a-museum_massimo-osanna_locandinaLunedì 26 giugno 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, ci sarà il secondo appuntamento della serie “What is a museum”, per riflettere sui musei di oggi e su quelli di domani. Il direttore del museo Egizio Christian Greco dialogherà con Massimo Osanna, direttore generale Musei del Mic. Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione tramite Eventbrite (il posto in sala verrà riservato fino alle 18) al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-what-is-a-museum…. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Al centro del confronto tra Christian Greco e Massimo Osanna di lunedì 26 giugno 2023 ci sarà la necessità di rafforzare la rete del sistema museale nazionale, con una particolare attenzione alle multiformi realtà che lo compongono, molto diverse e lontane fra loro, non solo dal punto di vista geografico. Conservare e valorizzare il patrimonio culturale custodito negli istituti museali non può prescindere dai nuovi allestimenti e dalle acquisizioni, dalla ricerca archeologica, dalla valorizzazione dei depositi, dall’innovazione digitale e, non da ultimo, dall’accessibilità. Un accenno, inoltre, sarà rivolto alle enormi potenzialità del patrimonio culturale che, attraverso azioni quali la comunicazione e le grandi mostre, realizzate con opere provenienti da tutto il territorio nazionale, si propone come veicolo di riflessione sui grandi temi e i valori centrali dell’umanità.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

Massimo Osanna, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”, è direttore generale per i Musei del ministero della Cultura da settembre 2020. Ha conseguito il suo primo dottorato in Archeologia all’università di Perugia, dove ha studiato la colonizzazione greca in Italia e il suo secondo dottorato in Storia all’università di San Marino, studiando la religione dell’antico Peloponneso. Ha svolto ricerche presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e l’università di Heidelberg (borsista Alexander von Humboldt).

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Massimo Osanna osserva lo scheletro schiacciato del pompeiano fuggiasco (foto parco archeologico pompei)

Ha svolto la sua attività professionale all’università della Basilicata dove è stato professore di Archeologia classica (dal 1994), professore associato (dal 2000) e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Matera (2002-2014). È stato anche soprintendente per i Beni archeologici della Basilicata (2007-2008); directeur d’études all’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi (2007); professore di Archeologia classica all’università di Heidelberg (2010); Research Fellow Alexander von Humboldt alla Humboldt-Universität di Berlino (2011); Visiting Professor all’École Normale Supérieure di Parigi (2013). Tra il 2014 e il 2020 è stato direttore del Parco archeologico di Pompei, guidando il “Grande Progetto Pompei”. È autore di un centinaio di saggi e monografie dedicati all’archeologia della Grecia e dell’Italia antica.

torino_egizio_what-is-a-museum_incontri_locandina“What is a Museum?” tornerà dopo la pausa estiva. In autunno approderanno a Torino i direttori dei musei stranieri: il 26 settembre 2023 sarà la volta Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino, il 9 novembre 2023 è atteso a Torino Miguel Falomir Faus, direttore del Museo Nacional del Prado di Madrid. I protagonisti del 2024 saranno: Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice del National Archaeological Museum di Atene, Tristram Hunt, alla testa di Victoria and Albert Museum di Londra. Sempre da Londra è atteso Hartwig Fischer, direttore del British Museum. Mentre gli ultimi due appuntamenti del 2024 saranno dedicati a Laurence des Cars, direttrice del Musée du Louvre di Parigi e a Hartmut Dorgerloh, direttore dell’Humboldt Forum di Berlino.

Sperlonga (Lt). Archeoastronomia: la magia del tramonto dentro la Grotta di Tiberio nel solstizio d’estate. Visita guidata con l’archeo-astronoma De Franceschini. E al calar del sole i giochi di luce sul Gruppo di Polifemo

sperlonga_archeologico_il-mito-e-la-luce_archeoastronomia-nella-grotta_locandinaArcheoastronomia: la magia del tramonto dentro la Grotta di Tiberio a Sperlonga (Lt). Dopo il grande successo dello scorso anno, in occasione del solstizio d’estate, il museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga torna a proporre sabato 24 giugno 2023 un particolare incontro “Il Mito e la Luce – Archeoastronomia nella grotta di Tiberio a Sperlonga”, un evento eccezionale per ammirare le magie luminose della Grotta che si vedono solo al Solstizio d’Estate. Appuntamento alle 18.30. Introduce Cristiana Ruggini, direttrice del museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga. Quindi l’archeo-astronoma Marina De Franceschini illustrerà le sue ricerche di archeoastronomia nella Grotta di Tiberio a Sperlonga e il significato simbolico della decorazione e delle illuminazioni che si verificano nella Grotta. È lei che ha scoperto l’orientamento astronomico della Grotta di Tiberio verso il tramonto del solstizio estivo. Segue la visita guidata all’interno della Grotta per scoprirne i tesori nascosti, in particolare il cubicolo con preziosi rivestimenti di mosaico e conchiglie. Saranno rievocati gli antichi miti omerici dell’Iliade e dell’Odissea: Ulisse, la Maga Circe, l’accecamento del gigante Polifemo. L’incontro culminerà con lo splendido panorama della grotta inondata della luce del tramonto nei giorni più lunghi dell’anno. I raggi del sole illumineranno il Gruppo di Polifemo: una riproduzione fotografica verrà sistemata nella Grotta per ricostruirne in parte l’antica decorazione.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale il laboratorio gratuito “Dimmi cosa mangi(avano)” alla scoperta dell’alimentazione nell’antica Roma e della sua influenza sulle abitudini contemporanee

napoli_mann_laboratorio-dimmi-come-mangi-avano_locandinaL’alimentazione nell’antica Roma ha sempre affascinato gli studiosi e i curiosi che cercano di comprendere le abitudini e le pratiche alimentari di questa civiltà antica. Al museo Archeologico nazionale di Napoli due nuovi laboratori dedicati all’alimentazione nell’antica Roma offrono un’opportunità unica di esplorare i gusti, le pratiche culinarie e le credenze legate all’alimentazione dei Romani, mettendole a confronto con le abitudini contemporanee. Il primo laboratorio, “Dimmi cosa mangi(avano)”, sabato 24 giugno 2023, alle 16.30: il Mann in collaborazione con i supermercati Sole365 ospita un laboratorio gratuito alla scoperta dell’alimentazione in età romana e della sua influenza sulle abitudini contemporanee. I partecipanti sono guidati in un viaggio multisensoriale attraverso il Museo, dalla sezione Preistoria e Protostoria alle collezioni di suppellettili da mensa e agli affreschi con nature morte, imparando a conoscere i gusti, le pratiche culinarie e le credenze alimentari dei nostri avi. Attività gratuita, biglietto di ingresso al Museo per il bambino e per un genitore accompagnatore. Prenotazione consigliata, solo pochi posti ancora disponibili. Informazioni e prenotazioni al link: https://www.coopculture.it/it/prodotti/dieta-mediterranea/. In una lezione frontale, un archeologo, servendosi di cibi e riproduzioni di suppellettili antiche, accennerà al valore socio economico e nutritivo di alimenti, ad argomenti legati alla stagionalità dei prodotti ed illustrerà alcune preparazioni esaltando l’aspetto sensoriale: colori, profumi e texture.

Farra d’Isonzo (Go). Al museo di Documentazione della Civiltà contadina friulana esposti per la prima volta alcuni blocchi del ponte romano alla Mainizza nella mostra “Percorsi di Pietra”, primo passo verso la realizzazione di un vero e proprio museo archeologico

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I blocchi in pietra del basamento del ponte romano della Mainizza a Farra d’Isonzo (Go) affiorano quando il fiume è in secca (foto società archeologica friulana)

farra-d-isonzo_mostra-percorsi-di-pietra_locandinaIn località Mainizza di Farra d’Isonzo (Go) un grande ponte attraversava il fiume Isonzo in età romana. Il ponte si trovava sull’antica via di collegamento tra Aquileia ed Emona (attuale Ljubljana) e i suoi resti emergono periodicamente dalle ghiaie del fiume. Presso il ponte doveva sorgere anche una “mansio” (stazione di posta) e un piccolo centro abitato. Dal 24 giugno al 17 dicembre 2023 alcune delle pietre che componevano questo ponte, conservate da molti anni a Farra d’Isonzo, saranno esposte per la prima volta nella mostra archeologica “Percorsi di Pietra – Verso il museo Archeologico di Farra d’Isonzo”, realizzata dall’associazione culturale Lacus Timavi di Monfalcone al museo di Documentazione della Civiltà contadina friulana di Farra d’Isonzo , nell’ambito del progetto Strade & Incanti, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Anche Fondazione Aquileia ha collaborato per la realizzazione dell’inedito percorso espositivo, fornendo le ricostruzioni 3D del ponte e della stazione di sosta, importanti tasselli di storia che si intrecciano con quella di Aquileia. Grazie ad alcuni pannelli esplicativi il visitatore può ottenere informazioni sulle principali evidenze archeologiche dell’area. Si tratta del primo passo verso la realizzazione di un vero e proprio museo archeologico che saprà raccogliere e valorizzare tutto il ricco patrimonio antico di questo territorio. L’inaugurazione della mostra è prevista per sabato 24 giugno 2023, alle 18, al museo di Documentazione della Civiltà contadina friulana di Farra d’Isonzo, in strada della Grotta 8.

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Ricostruzione del ponte romano sull’Isonzo alla Mainizza (foto fondazione aquileia)

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Ricostruzione del ponte romano sull’Isonzo alla Mainizza (foto fondazione aquileia)

Se proviamo a immaginare il territorio di Farra d’Isonzo in età romana, 2000 anni fa”, spiegano all’associazione Lacus Timavi, “dobbiamo pensare a un paesaggio umano e naturale molto diverso da quello odierno. Un elemento soltanto, oggi come allora, non ha mutato il suo impatto sull’ambiente intorno a noi: l’Isonzo con le sue acque turchesi, un tempo forse più tumultuose, lambisce le opere della natura e dell’uomo e ci racconta una storia affascinante. Durante il periodo romano per permettere ad una importante strada di superare la sua corrente impetuosa e il suo largo alveo qui venne realizzato un grande ponte, che più volte andò in rovina e fu ricostruito. In uno dei restauri vennero riutilizzate le lapidi di un’area funeraria, ormai in disuso, posta nelle vicinanze. Accanto al ponte sorgeva una stazione di sosta, indispensabile per chi affrontava il lungo viaggio sul percorso che da Aquileia portava all’antica Lubiana (Emona) e nei dintorni, probabilmente, si estendeva un piccolo abitato”.

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Ricostruzione della mansio nei pressi del ponte romano sull’Isonzo alla Mainizza (foto fondazione aquileia)

“Tutto quel brulicare di vita – continuano – oggi non lo percepiamo più, ma è proprio per questo che è stata allestita la mostra Percorsi di Pietra. Al centro della sala, infatti, è ricostruito un piccolo segmento di strada con fondo in ghiaia su cui si affacciano alcuni monumenti sepolcrali in pietra, decorati o iscritti. Davanti ad essi ci trasformiamo nei viandanti che transitavano lungo la strada, passando attraverso la necropoli che era ubicata, come di norma, fuori dal contesto abitato. Ognuna di queste lapidi ci racconta una storia, ci narra qualcosa del defunto a cui era stata dedicata e ci aiuta a far rivivere vicende così lontane e così vicine a noi. L’esposizione è intesa come prima tappa verso la realizzazione dei un museo dedicato allo straordinario complesso archeologico della Mainizza in Farra d’Isonzo”.

Castagneto Carducci (Li). A Palazzo Espinassi Moratti apre la mostra “Nel segno di Fufluns. Il vino degli Etruschi” sul rapporto tra gli Etruschi e il vino, raccontato attraverso i reperti della vitaquotidiana da Populonia, Volterra e Vetulonia. Video dell’archeologa Carolina Megale approfondisce il tema e introduce alla mostra

castagneto-carducci_palazzo-espinassi-moratti_mostra-nel-segno-di-fufluns_locandina-inaugurazioneA Palazzo Espinassi Moratti, a Castagneto Carducci (Li), fervono i lavori perché tutto sia pronto sabato 24 giugno 2023 per l’inaugurazione, alle 18, della mostra “Nel segno di Fufluns. Il vino degli Etruschi”, promossa da Past Experience con La Strrda del Vino e dell’Olio – Costa degli Etruschi, dedicata al rapporto tra gli Etruschi e il vino, raccontato attraverso i reperti della vita quotidiana provenienti dai territori delle antiche città di Populonia, Volterra e Vetulonia. Curata dalla Fondazione Aglaia con la soprintendenza ABAP di Pisa e Livorno, e la soprintendenza ABAP di Siena Grosseto e Arezzo, è la mostra dell’estate 2023: si potrà visitare fino al 5 novembre 2023. “Il vino! Ecco il dono d’oblio di Semele e Zeus”, si legge sul manifesto della mostra. “E tu versa, mescendo con un terzo due terzi, e le coppe trabocchino, e l’una l’altra spingano”. Flufluns, come ci ricorda Valentino Nizzo nel suo appuntamento mensile dedicato agli dei etruschi, “aveva una origine umbro-sabina e doveva essere legata alla vegetazione: infatti nel nome si riconosce la stessa radice di flora e flos (fiore). Gli Etruschi assimilarono Fufluns a Dioniso, giunto in Etruria insieme con il vino di produzione greca e le relative pratiche culturali e sociali. Di fatto, il simposio diventò un segno distintivo delle aristocrazie etrusche. Immagini, simboli e miti dionisiaci erano riprodotti sul vasellame greco di importazione e vennero utilizzati per caratterizzare le rappresentazioni di Fufluns”.

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L’archeologa Carolina Megale nelle fasi di allestimento della mostra “Nel segno di Fufluns. Il vino degli Etruschi” (foto past experience)

In un lungo e interessante video realizzato da ArcheoReporter per Past Experience, l’archeologa Carolina Megale, alternata a una voce narrante, approfondisce il rapporto tra gli Etruschi e il vino, l’ideologia del vino come emerge dai corredi delle tombe aristocratiche, il rapporto tra la coltivazione della vite e la Toscana costiera e la sua evoluzione nei millenni. E così introduce e prepara il visitatore alla mostra “Nel segno di Fufluns. Il vino degli Etruschi” a Castagneto Carducci.

Il vino sente le radici della terra e si avvinghia come la vite al territorio da cui nasce. In questa parte della Toscana marittima ha radici profonde. Tutto parla di vino, anche i muri dei palazzi comunali con misure incise nella pietra, antiche e moderne. La storia del vino accompagna la storia degli esseri umani e lo fa almeno dalla fine del Neolitico. È certamente espressione dell’evoluzione della produzione agricola, ma anche indicatore di cultura credenze economia e struttura sociale degli antichi popoli del Mediterraneo. Gli Etruschi legarono al vino molti aspetti della società. C’era l’ostentazione, la ritualità funeraria, una forte componente sacrale. E poi, non disgiunto da tutto questo, il vino era l’elemento principale del Convivio.

“Si tratta di una mostra archeologica, ovvero raccontata attraverso gli oggetti della vita quotidiana che gli Etruschi utilizzavano e che noi abbiamo raccolto in questa mostra per raccontare un territorio: il territorio dell’antica città di Populonia, il territorio dell’antica città di Vetulonia, il territorio dell’antica città di Volterra, che appunto insistevano nell’Etruria marittima”.

Nella prima Età del Ferro, tra il X e il IX secolo a.C., si assiste a processi di profonda trasformazione dell’élite della penisola italiana, soprattutto quelle dell’rea centro-tirrenica e meridionale. Queste trasformazioni derivano da nuovi modelli di gestione delle risorse e naturalmente dal potere che le controllava. Nascono quindi nuovi codici e forme di autorappresentazione nelle quali si inquadra anche l’uso del vino e in generale delle bevande alcoliche.

“Il vino compare nella società etrusca in un momento cruciale, quando stavano nascendo le aristocrazie etrusche agli inizi del I millennio a.C. E i guerrieri, i capi tribù, avevano bisogno di riconoscersi in qualcosa e la loro ideologia, la loro necessità di raccontare se stessi, passa proprio attraverso la rappresentazione del vino. Nelle tombe, nelle necropoli del I millennio a.C., tra IX-VIII-VII sec. a.C., avviene un passaggio importante, ovvero si passa dall’urna cineraria cosiddetta biconica all’utilizzo di crateri o di contenitori per il vino per manifestare il proprio ruolo sociale. Quindi troviamo delle tombe a pozzetto, ad esempio, scavate nel terreno dove l’urna cineraria è costituita da crateri o olle, che vogliono significare lo status symbol del proprietario, del defunto, legato al vino. Le fonti scritte ci trasmettono l’uso di una bevanda alcolica che utilizzavano gli Etruschi, il temetum. Non è certo però se questa bevanda fosse ottenuta dalla Vitis vinifera, dall’uva, oppure da altri frutti. È stato anche identificato un set per il temetum, costituito da una piccola olla con due anse prodotte in ceramica d’impasto che faceva appunto set con una piccola tazza attingitoio anch’essa in ceramica che veniva utilizzata sia per prendere il vino sia per berlo. Ben presto il vino diventò elemento sociale. Non si beveva da soli, si beveva nella comunità. La comunità degli aristocratici sigillava i propri rapporti bevendo insieme. Il vino entra a far parte dei rituali di fondazione, dei rituali sociali, delle relazioni economiche tra le aristocrazie”.

Il ritrovamento di cento tazze in ceramica di impasto depurato sull’acropoli di Populonia dimostra proprio un rituale. In questo caso la fossa con le tazze indica probabilmente una libagione che accompagnò la dismissione di una dimora di alto rango.

“Dalla necropoli di Poggio Tondo dove sono state scavate delle meravigliose tombe a tumulo proviene un corredo funerario di straordinaria bellezza”.

Ecco comparire un grande cratere che ha la forma di un kantharos ossia una coppa da vino accompagnata da coppe su alto piede sia di ceramica d’impasto che di bucchero. Sono oltre 20 queste coppe a rappresentare una mensa condivisa, un momento rituale della comunità aristocratica di Vetulonia nell’attuale territorio di Scarlino.

“Al VII secolo a.C. risalgono le monumentali tombe a tumulo delle aristocrazie etrusche del nostro territorio. Si trovano nella necropoli di Baratti e Populonia, si trovano nella necropoli di Poggio Tondo a Pian di Alma. Sono strutture circolari all’esterno monumentali che rappresentano la ricchezza della famiglia che le possiede, al cui interno si sono trovati straordinari corredi costituiti da coppe e crateri legati appunto al consumo del vino.  L’ideologia del vino rappresenta fortemente i principi etruschi. In un periodo in cui ancora non veniva utilizzata la monetazione gli Etruschi per fare affari e per gli scambi commerciali utilizzavano il dono. Si scambiavano oggetti preziosi. Tra questi doni è stata riconosciuta una tazza, un kyathos, in bucchero fine, raffinatissimo, bellissimo, decorato con stampigli e incisioni, che riporta l’iscrizione in cui il vaso è lui stesso a parlare: io sono stato donato da e il nome della famiglia che ha donato la coppa a un’altra famiglia che poi se l’è portata nella tomba come parte del corredo, proprio per siglare un accordo commerciale e un legame sociale tra le aristocrazie. Gli Etruschi consumavano il vino durante il rituale funerario seduti su una sedia di fronte a un tavolo con un grande cratere che serviva appunto per contenere il vino. Come si vede ad esempio in un meraviglioso coperchio del cinerario di Montescudaio, conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze. È un’acquisizione successiva quella del banchetto semisdraiati alla greca appunto, che si acquisisce dopo i contatti con i Greci che avevano colonizzato l’Italia meridionale e la Sicilia”.

Un piccolo Sileno in bronzo danza in equilibrio instabile e con una mano invita i presenti a lanciarsi nel gioco. È la parte superiore di un cottabus dall’acropoli di Vetulonia. Il contesto è quello di importanti depositi votivi, uno con più di 100 elmi votivi, offerta agli dei per un evidente trionfo sugli avversari nelle guerre tra clan famigliari degli Etruschi. Da un altro deposito arriva proprio il cottabus, oggetto di prestigio senz’altro, ma anche un gioco verso cui si lanciavano in una sorta di tiro a segno le ultime gocce di vino rimaste nelle coppe.

“Non bevevano mai il vino puro. Il vino era sempre mescolato secondo quantità che venivano decise dal cerimoniere del simposio. In genere un terzo di vino e due terzi di acqua che venivano mescolati nei grandi crateri. A questi poi venivano aggiunte delle spezie, ma il tocco finale era dato dal formaggio, generalmente di capra, che veniva grattugiato all’interno del cratere. Il vino veniva attinto con dei mestoli o con degli attingitoi o delle brocche e versato nelle varie coppe da vino. Conosciamo varie tipologie di coppe da vino, ognuna con il proprio nome. Conosciamo la kylix, conosciamo il kantharos, conosciamo lo skyphos. Ogni nome identifica una tipologia diversa di oggetto, e ci racconta anche la sua funzione”.

Gli Etruschi coltivarono la vite avvinghiata ad alberi come pioppi, olmi, ma anche olivi e ciliegi. È la cosiddetta vite maritata o a sostegno vivo, una differenza notevole rispetto alla Magna Grecia dove i vitigni erano coltivati sul supporto morto o a tutore secco. Anche in questo aspetto del paesaggio l’Etruria manteneva una sua originalità.

“La vite con cui gli Etruschi facevano il vino è la Vitis Vinifera, che ebbe un lunghissimo processo di domesticazione che risale al Neolitico. A partire almeno dal 6000 a.C. l’uomo iniziò a prendersi cura della vite, a selezionare le piante che davano i frutti migliori, gli acini più grandi, quelli che avevano la resa migliore. Il nostro territorio, la Toscana costiera, la Costa degli Etruschi, l’alta Maremma, conservano le tracce del passaggio degli Etruschi ancora incastonate nel paesaggio, e nei reperti che sono esposti nei musei. Io vi invito a visitare il più possibile il nostro territorio, andare al mare, scoprire gli altri musei, e scoprire le cantine che oggi vi faranno degustare un vino straordinario”.

Le viti sono cambiate nei millenni e così anche il vino, prodotto di terra, ingegno e fatica. I musei della Toscana Marittima testimoniano però che il Segno di Fufluns, il dio ispiratore di sacralità, di arte, di secoli di simposi, è ancora visibile. Lo è nelle testimonianze archeologiche che custodiscono, a cucire con la loro rete museale storia e paesaggi, quegli stessi paesaggi in cui la tramonto forse possiamo ancora intravederlo.