Rovereto. Nella seconda giornata del RAM film festival tra la storia dei Pirati e la Task Force della Cultura. Con Tecchiati approfondimento su “Preistoria e cambiamenti climatici”
Giovedì 5 ottobre 2023, seconda giornata del RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie, inizia con la partecipazione delle scuole, con i più giovani delle primarie e secondarie di primo grado che saranno intrattenuti dal RimAttore, con giochi di parole e rime, tra un film e l’altro.

Frame del film “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud
A partire dalle 15 e fino alle 19.30 sono 10 i film proiettati al Teatro Zandonai, che si trasforma in sala cinematografica per l’occasione. Numerosi i film di carattere prettamente archeologico, così come alcuni documentari che raccontano sfumature diverse del focus di quest’anno, ovvero gli sguardi sul clima e sulle sfide del patrimonio culturale: “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz (Italia 2022, 18’); “La terracotta preistorica” di Saverio Caracciolo (Italia 2023, 28’); “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli Etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski (Francia 2022, 52’); “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud (Francia 2023, 52’); “Looking into Helenistic Pergamon / Uno sguardo sulla Pergamo ellenistica” di Serdar Yilmaz (Turchia 2021, 5’).

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati
Tra questi un film di RAI Cultura “Custodi della memoria. La via italiana alla tutela del patrimonio” di Linda Tugnoli (Italia 2021, 49’). A partire dai Caschi Blu della Cultura, la prima Task force al mondo che vede lavorare fianco a fianco i carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale insieme a storici dell’arte e restauratori del MIC, il nostro paese ha acquisito una vasta esperienza. Oggi l’approccio italiano al restauro è riconosciuto in tutto il mondo.

Film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin
La serata di giovedì ci porta invece in mare aperto con il film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin (Francia 2022, 52’) che cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria, seguendo due diverse indagini archeologiche, provando a capire chi si nasconde dietro la leggenda. La serata prosegue con un cortometraggio dal Kazakistan dedicato alla figura mitica di Madre Umay “A Child in the House is Happiness / Un bambino fa la felicità della casa” di Marzhan Zhubanysh (Kazakistan 2022, 7’), e poi con un film italiano “The Black Italian Renaissance / Il Rinascimento italiano nero” di Cristian Di Mattia (Italia 2023, 90’) che esplora il Rinascimento del nostro paese seguendo le vite di personaggi afro-discendenti, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche di quei secoli.
“Preistoria e cambiamenti climatici”: grande successo per gli approfondimenti proposti dall’Aperitivo in Giardino. Sold out l’appuntamento con Umberto Tecchiati, archeologo preistorico, specializzato in archeologia alpina. La crisi climatica e ambientale attuale presenta aspetti particolari riconducibili in gran parte a un non più sostenibile impatto antropico, come riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli studiosi. Con Umberto Tecchiati andremo a vedere come crisi simili caratterizzarono anche la preistoria e la protostoria, come dimostra il caso del crollo quasi improvviso del sistema insediativo padano alla fine del Bronzo Recente (XII secolo a.C.).
Umberto Tecchiati dal 2018 insegna Preistoria ed Ecologia preistorica al dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano. Nei 23 anni precedenti ha ricoperto funzioni di conservatore di museo e di funzionario archeologo presso la soprintendenza ai Beni culturali di Bolzano, dove è stato direttore d’ufficio sostituto. Archeologo della Preistoria, specialista di archeologia Alpina, archeozoologo, è presidente dell’associazione italiana di archeozoologia (Aiaz). Dirige le missioni di scavo nell’insediamento preistorico e protostorico delle Colombare di Villa nel comune di Negrar di Valpolicella (Vr) e nella riserva delle grotte preistoriche di Aisone, provincia di Cuneo, nella Valle Stura di Demonte. La sua produzione scientifica è incentrata sullo studio dei fondamenti ideologici, spirituali, economici e ambientali delle società preistoriche e protostoriche dell’Italia settentrionale, con particolare riferimento all’area prealpina e alpina.
Padova. A Palazzo Folco (aperto al pubblico per l’occasione) conferenza “Il restauro dei mosaici della villa romana di Via Neroniana a Montegrotto Terme (Pd)”. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria
Giovedì 5 ottobre 2023, alle 17.30, in occasione dell’apertura straordinaria di Palazzo Folco, in via Aquileia, 7 a Padova – sede della soprintendenza ABAP di Belluno Padova e Rovigo – che sarà visitabile dalle 17 alle 21, con ingresso gratuito, si terrà alle 17.30 la conferenza “Il restauro dei mosaici della villa romana di Via Neroniana a Montegrotto Terme (Pd)”. Nell’incontro verrà presentato il restauro di alcuni mosaici della villa romana di Via Neroniana di Montegrotto Terme, realizzato nell’ambito di un programma di manutenzione straordinaria dell’area archeologica. In occasione dell’intervento è stata condotta una campagna diagnostica finalizzata a una migliore conoscenza e prevenzione delle cause di degrado dei beni, al fine di una migliore tutela. Interverranno Federica Santinon, funzionario restauratore SABAP VE MET; Silvia Scordo, funzionario per le tecnologie SABAP VE MET; Ian Ferrarato, architetto; Paola Naccari, restauratore. L’ingresso alla conferenza è gratuito su prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti. Si prega di inviare la richiesta esclusivamente on line tramite il seguente link: https://forms.gle/bu7Gj1sjm9q1hQReA. Per la visita a Palazzo Folco non è necessaria la prenotazione e l’ingresso è libero. Il Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura è un’iniziativa promossa annualmente dal ministero della Cultura.
Roma-Ostia Antica: “Urbs in transitum. Innovazione e tradizione tra Roma e Ostia nel III secolo”: dal 4 al 7 ottobre 2023 quattro giorni di convegno internazionale attorno al secolo che funge da cerniera tra l’epoca di massimo sviluppo dell’Impero romano ed i successivi esiti di epoca tardo antica
“Urbs in transitum. Innovazione e tradizione tra Roma e Ostia nel III secolo”: dal 4 al 7 ottobre 2023 quattro giorni di convegno internazionale tra Roma e Ostia antica con sessioni all’Istituto Storico Austriaco, all’Academia Belgica e al Parco archeologico di Ostia antica. “Urbs in transitum” vuole essere l’avvio di un percorso volto a costituire un’ampia e inclusiva comunità di studiosi del mondo antico attorno al secolo che funge da cerniera tra l’epoca di massimo sviluppo dell’Impero romano ed i successivi esiti di epoca tardo antica. L’epoca della dinastia dei Severi segnò la fine delle famiglie dinastiche regnanti a Roma e fu marcata da numerosi disordini, anticipando già cambiamenti fondamentali e drastiche trasformazioni. Il III secolo, sintetizzato – in formule – quale il secolo della crisi, degli imperatori soldati, dell’anarchia militare, l’età dell’angoscia è caratterizzato da profondi mutamenti e trasformazioni di carattere economico, sociale, spirituale e culturale. Secolo che vede nei suoi primi decenni, sotto l’impero dell’ultima dinastia stabile prima dell’avvento dei Costantinidi, l’allargamento della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero e il progressivo emergere del protagonismo delle province, con spinte centrifughe che porteranno nella seconda metà del III secolo alla perdita di intere macro aree quali le Gallie, la Britannia e le provincie orientali (Siria, Palestina, Egitto, Mesopotamia) nonché al progressivo indebolimento della centralità di Roma e dell’Italia, sancita dalla riforma amministrativa dioclezianea. Altro fattore caratterizzante il III secolo è l’allargamento dello sforzo bellico di fronte all’emergere di nuove minacce esterne, da una parte la pressione delle popolazioni barbariche lungo il limes danubiano e renano e a Oriente l’affermarsi della dinastia Sassanide capace di riunire in una nuova compagine di carattere nazionale l’eredità dell’Impero Achemenide. In questo quadro assumeranno un peso determinante per la difesa dell’esistenza stessa dell’Impero romano proprio quelle province di frontiera come l’Illirico che si verranno a trovare in prima linea.
In questo secolo di profondi cambiamenti, di violenti scontri e di persecuzioni religiose, Roma è ancora un grande laboratorio dove si incontrano e si scontrano nuove comunità religiose e nuove tendenze filosofiche, nel confronto permanente con la grande tradizione greco-romana tramandata dall’Impero romano. Questo contesto politico, sociale e culturale ha avuto importanti influenze anche sul modo di concepire gli spazi architettonici e decorativi, dove non si riscontrano crisi o impoverimenti bensì trasformazioni e innovazioni di carattere sia tecnico che stilistico e formale. Ciò è particolarmente vero per quel che riguarda l’architettura al servizio dell’autorappresentazione della figura imperiale, la cui monumentalità cresce in modo inversamente proporzionale alla solidità del potere, così come il gusto degli arredi decorativi parietali e pavimentali, dove gli artigiani devono adattarsi alle esigenze di una società sempre più varia ma sempre più desiderosa di emulare al meglio i ceti più alti della società, ingegnandosi a trovare forme alternative di lusso in un mondo dove le materie prime e talvolta le conoscenze tecniche iniziano a scarseggiare. Lo stesso vale per la decorazione scultorea di piazze ed edifici pubblici e di lussuosi edifici residenziali nel III secolo d.C. Nella ricerca sulla scultura, è ben noto il fenomeno della longevità delle sculture, che per un lungo periodo di tempo sono state lasciate nel loro ambiente originale o spostate da un luogo di installazione e riutilizzate in altri contesti.
Le riparazioni e i restauri di sculture antiche suggeriscono che la decorazione scultorea era trattata con cura e con l’obiettivo di preservarla. Tracciare la diversità del materiale scultoreo sotto i vari aspetti per un lungo periodo di tempo, ad esempio, dall’acquisizione, alla tradizione della proprietà familiare, così come del mercato dell’arte, o dello smaltimento in fornaci da calce, o del reimpiego, richiede intensi studi contestuali del materiale scultoreo. La città di Ostia con il suo complesso portuale a nord del Tevere – appendice costiera e proiezione sul mare della città di Roma – costituisce un osservatorio privilegiato d’eccezionale ricchezza e complessità per studiare e capire questo periodo di grandi trasformazioni.
Alla luce di una costante crescita di interesse per il III secolo e di un ampliamento delle conoscenze archeologiche per questo periodo nelle città di Roma, Ostia e Porto, ecco il convegno internazionale tra Roma e Ostia nei giorni 4, 5, 6 e 7 ottobre 2023 articolato in cinque sezioni tematiche. Mercoledì 4 ottobre 2023, all’istituto storico austriaco, la prima è dedicata al tema dell’interconnessione tra la città e i porti (sezione 1, ore 12). Altre tre sezioni saranno dirette all’approfondimento di tematiche specifiche di carattere topografico-urbanistico (sezione 2, Academia Belgica, 5 ottobre 2023, ore 9.45), architettonico (sezione 3, Academia Belgica, 5 ottobre 2023, ore 15) e decorativo (sezione 4, Istituto Storico Austriaco, ore 9.30), mentre l’ultima (sezione 5, Istituto Storico Austriaco, ore 14.30) sarà dedicata alle produzioni e ai commerci. La sezione 2 è riservata allo studio degli aspetti topografici e trasformazioni degli spazi urbani con particolare riferimento all’emergere di nuovi quartieri e di nuovi poli nelle aree suburbane della città. La sezione 3, intitolata “costruire, riciclare e trasformare”, appare strettamente connessa con la precedente tematica ed è finalizzata alla contestualizzazione di un fenomeno caratteristico delle società antiche, quale il reimpiego ed il ricorso a spolia che assume caratteri cogenti e congiunturali nel corso del III secolo d.C. La quarta sarà dedicata all’approfondimento di aspetti artistici e decorativi di carattere scultoreo e pittorico, sia da un punto di vista tecnico che estetico. La quinta sezione sarà infine focalizzata sulla cultura materiale, intesa principalmente come documento sulle dinamiche di produzione e circolazione di diverse classi di manufatti. Chiude il convegno una tavola rotonda sabato 7 ottobre 2023, alle 11.30, al parco archeologico di Ostia antica, cui segue una visita agli scavi di Ostia antica.
Rovereto. Al via la 34ma edizione del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: 62 film con 31 premiere con il focus “Sguardi sul clima”. Ecco il programma della prima delle cinque giornate di proiezioni e incontri

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)
Rovereto, 4 ottobre 2023, ore 9. Al teatro Zandonai si aprono le porte. Inizia ufficialmente la 34ma edizione di RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: dal 4 all’8 ottobre, cinque giorni di proiezioni e approfondimenti dedicati soprattutto all’archeologia ma anche alle tante sfide che chi valorizza e tutela il patrimonio deve affrontare ai giorni nostri, nell’epoca dominata dall’uomo, l’Antropocene. E un focus, “Sguardi sul clima”: attenzione sull’urgente tematica dell’emergenza climatica in relazione al patrimonio culturale. Il RAM Film Festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, promosso dal Comune di Rovereto, dal Ministero della Cultura, dalla Provincia Autonoma di Trento e dall’APT Rovereto Vallagarina Monte Baldo, con il sostegno della Fondazione Caritro e della Cassa Rurale Alto Garda – Rovereto. La rivista ARCHEO è il media partner dell’evento.

Frame del film “Quell’incosciente di Zeno” di Davide Ludovisi
Si inizia con CINEMaSCUOLA, la prima delle tre mattinate previste – le altre sono giovedì e venerdì – dedicate al progetto che coinvolge le scuole del territorio con analisi e visione di film: in programma in prima nazionale “Quell’incosciente di Zeno” di Davide Ludovisi (Italia 2023, 29’); segue, sempre in prima nazionale, “The Eternal Question / L’eterna domanda” di Mariia Konopatova (Federazione russa 2023, 5’); chiude la sessione del mattino “Memoria resistente. Clemente Scifoni e i GAP dell’VIII Zona” di Massimo Pellegrinotti (Italia 2023, 55’).

Frame del film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet
Nel pomeriggio, alle 16.10, iniziano le proiezioni dei film in concorso: 62 documentari provenienti da 23 nazioni diverse, con 31 prime proiezioni, suddivisi in quattro sezioni: Cinema Archeologico, l’Italia si racconta, Sguardi dal mondo e Cultura Animata. Ogni sezione avrà una giuria dedicata. Inoltre, verrà assegnato il Premio Paolo Orsi, in onore del famoso archeologo roveretano, al miglior film di ambito archeologico. Questa sezione rappresenta il corpo più numeroso del RAM Film Festival 2023, con ventitré titoli. La sezione del primo pomeriggio del 4 ottobre 2023 apre con il film “L’Aniene e i suoi giganti” di Domenico Parisse (Italia 2021, 50’); segue in prima italiana, “Cadena en Cadena / Punto dopo punto” di Rachel Thompson (Stati Uniti/Messico 2023, 6’); quindi “Pablo di Neanderthal” di Antonello Matarazzo (Italia 2022, 63’); chiude la sessione “Krošnja. La chioma dell’albero” di Predrag Todorovic (Serbia 2022, 15’). Dalle 18.15, la sessione del tardo pomeriggio prevede il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’); quindi in prima europea “The Myth of Inkari / Il mito di Inkari” di Daniel Cos-Gayón (Spagna 2022, 12’); chiude in prima mondiale “The Time They spent Here / Il tempo che hanno trascorso qui” di Edward Owles (Regno Unito 2023, 10’).

Frame del film “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità” di David Geoffroy
La sessione serale, alle 20.30, apre con il film “The Sprayer / Lo Spruzzatore” di Farnoosh Abedi (Iran 2022, 9’); quindi in prima internazionale “Primogenitors / Progenitori” di Shahzaib Ali (Pakistan 2021, 16’); segue “Neanderthal, sulle tracce di un’altra umanità” di David Geoffroy (Francia 2022, 52’); poi “Codice Brandis – Castelli su carta da Kufstein a Borghetto” di Roberto Condotta (Italia 2020, 50’); chiude la serata in prima mondiale “The Green Shadow / L’ombra verde” di Ibrahim Saihon (Sudan 2022, 10’).
Mercoledì 4 ottobre 2023, alle 18, appuntamento col primo degli “Aperitivi d’autore al Giardino” nascosto di Palazzo Fedrigotti di corso Bettini 31. Partecipazione gratuita, su prenotazione. Aperitivo a cura di Mangio Trentino – Orto San Marco Setàp con Vivallis e Acqua di Levico. In caso di maltempo nella sala bar del Teatro Zandonai. Tema del giorno “Tesori da salvare” con Barbara Caranza, restauratrice esperta di protezione del patrimonio culturale in situazioni di crisi. Modera Marco Nicoló Perinelli, archeologo e giornalista. La salvaguardia dei nostri tesori storico-artistici in contesti di crisi è cruciale per preservare la nostra storia. Barbara Caranza accompagna il pubblico alla scoperta dei molteplici impatti degli eventi naturali su antichi siti archeologici, monumenti e architetture storiche, e sul ruolo sempre più rilevante dell’emergenza climatica. Tempeste, inondazioni, terremoti, incendi possono causare danni irreparabili, ma vi sono possibili interventi di soccorso e stabilizzazione atti a preservare le opere d’arte e gli edifici storici in pericolo e azioni di mitigazione del rischio utili per prevenire danni futuri.
Barbara Caranza si occupa dal 1995 di restauro ed è membro del direttivo del Centro per lo studio dei materiali per il restauro (Cesmar7). Docente per il sistema di Protezione Civile e nelle scuole di alta formazione nelle materie che riguardano la Protezione dei Beni Culturali in area di crisi e i piani di gestione del rischio da disastro, è ufficiale RS dell’Esercito Italiano per la Cultural Property Protection. Presidente e fondatore di Chief Onlus, prima associazione italiana inserita dallo Scudo Blu Internazionale nella lista delle sei organizzazioni che operano nella protezione del patrimonio culturale in situazioni di emergenza.
Napoli. Nel giardino delle Fontane del Mann è tornata al suo splendore la “grande tazza” farnese in porfido rosso, al termine del restauro sostenuto da Rigoni di Asiago e Fondaco Italia, settima tappa del progetto itinerante “La natura nel cuore di…”

Lo scoprimento della “grande tazza” farnese in porfido rosso nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Con un deciso strappo al grande velo rosso pompeiano la grande vasca in porfido rosso nel cortile delle Fontane del Mann è stata “rivelata”, come succede in occasione dello scoprimento di qualche targa commemorativa. A “tirare” il velo sono i protagonisti dell’operazione restauro della fontana, patrimonio della collezione Farnese: Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago; Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia; Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Il lavoro di restauro, iniziato a fine giugno 2023 e durato quindi tre mesi, condotto sotto la supervisione del Laboratorio del Mann (responsabile: Mariateresa Operetto) e realizzato da Pantone Restauri di Roma, ha avuto come obiettivo ed esito la conservazione e la valorizzazione dell’opera, solo per citare qualche esempio, attraverso trattamenti biocida, revisione degli interventi pregressi realizzati negli anni Sessanta e nel 2003, pulitura, realizzazione di nuove stuccature in luogo di quelle deteriorate, complessivo riequilibrio cromatico tra vecchi e nuovi interventi.

Una fase dei restauri della vasca in porfido rosso nel giardino delle Fontane del Mann (foto mann)
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla sponsorizzazione dell’azienda Rigoni di Asiago che, in collaborazione con Fondaco Italia e in occasione dell’Expo di Milano del 2015, ha lanciato il progetto itinerante “La natura nel cuore di…”. Da allora questa buona pratica ha mantenuto intatte le proprie caratteristiche: l’azienda veneta, infatti, ha promosso una votazione online, cui hanno partecipato circa 30mila utenti. Sono stati questi cittadini virtuali a scegliere Napoli come settima tappa di un articolato percorso di tutela e valorizzazione dei beni culturali nazionali. Da Nord a Sud della penisola (da Milano, a Venezia, da Roma a Matera, da Firenze e Bergamo), l’impegno di Rigoni di Asiago si è concentrato su quei tesori che hanno non soltanto un valore artistico, ma anche un significato in chiave di promozione della sostenibilità. In tal senso, la vasca in porfido rosso del Mann ha assunto un ruolo particolare.

Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli: la “grande tazza” farnese in porfido rosso a restauri conclusi (foto mann)
La “grande tazza” in porfido rosso, come spesso è chiamata negli inventari antichi, è una vasca di fontana, in latino labrum, rinvenuta presso le Terme di Caracalla a Roma durante gli scavi condotti dalla potente famiglia Farnese nel corso del XVI secolo. Si tratta di un manufatto molto raffinato, probabilmente commissionato da un imperatore romano per un edifico pubblico. L’oggetto si data alla prima metà del II secolo d.C., tra l’età di Traiano e quella di Adriano. In quell’epoca, infatti, è particolarmente diffuso l’uso del porfido. La vasca è registrata nell’inventario di Palazzo Farnese a Roma dal 1644 (in Campo dei Fiori, attualmente sede dell’Ambasciata di Francia in Italia). Come il resto della Collezione Farnese, l’opera fu ereditata da Carlo di Borbone per via materna e nel 1789 era registrata nell’inventario del Museum Herculanense di Portici. Compare, allo stato di frammenti, nell’inventario del 1796 del Nuovo Museo e Fabbrica della porcellana di Napoli, per essere infine restaurata nel 1808, per la prima volta, con integrazioni in gesso e trasferita definitivamente al Real Museo Borbonico, di cui il Mann è l’erede.

Da sinistra, il direttore del Mann Paolo Giulierini, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago (foto mann)
“Il felice incontro con il progetto Rigoni di Asiago per l’Arte ci ha visto subito in immediata sintonia”, dichiara Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. “La scelta di restaurare la preziosa vasca di fontana in porfido rosso dalle Terme di Caracalla vuole essere un ulteriore segno di attenzione per la rinascita e la cura degli spazi verdi all’interno del Mann. Il prezioso manufatto, posto al centro del giardino delle Fontane, è parte integrante della nostra collezione Farnese, così come la sosta nei tre giardini storici è tappa irrinunciabile della esperienza di visita. Complimenti a Rigoni per aver realizzato, attraverso il suo tour e il coinvolgimento della rete, una iniziativa originale che diffonde l’amore per il patrimonio artistico italiano”.

Un momento della cerimonia di consegna della vasca in porfido rosso del Mann dopo i restauri (foto mann)
Andrea Rigoni, presidente di Rigoni di Asiago Srl spiega i dettagli dell’iniziativa: “Sono veramente felice di sbarcare a Napoli, nell’anno del centenario della mia azienda. La città partenopea è la settima tappa del nostro progetto “La natura nel cuore di …” che abbiamo iniziato nel 2015 in collaborazione con Fondaco Italia. Il mio personale rapporto con le opere d’arte, che abbiamo sin qui restaurato, è molto profondo e non nascondo di essere orgoglioso perché ad esse, siamo riusciti a dare un futuro migliore. In particolare, questa fontana in porfido rosso mi ha rapito riportandomi all’epoca dei grandi personaggi dell’antica Roma. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno votato questa città, contribuendo così alla rinascita di questa opera. Auspico che essa possa essere motivo di ulteriore interesse e curiosità, affinché sempre più persone vengano a visitare Napoli con il suo Mann, che rappresenta l’eccellenza della bellezza del nostro Paese!”. Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia, conclude: “Sono particolarmente orgoglioso di aver realizzato questo restauro a Napoli all’interno del Mann, tra i più prestigiosi musei archeologici del Mondo, perché all’impegno di Rigoni di Asiago si è aggiunta anche la forza di oltre 30.000 persone che, con il loro voto on line, hanno voluto confermare il valore e la centralità del patrimonio storico-artistico del nostro Paese. In questo particolare momento storico abbiamo bisogno di esempi positivi e concreti, abbiamo bisogno di messaggi valoriali, abbiamo bisogno di persone che, grazie al loro agire quotidiano serio, intraprendente, coerente e professionale contribuiscano ad attirare l’interesse in particolare, dei giovani. La responsabilità sociale d’impresa è una forma di cultura in forza della quale può e deve scaturire anche un rinnovato spirito di appartenenza e la consapevolezza che possiamo progettare un futuro (un nuovo rinascimento) soltanto se conosciamo e valorizziamo il nostro passato. Dal 2015 Andrea Rigoni e la sua azienda, che desidero ringraziare, con grande serietà e partecipazione, stanno rinnovando di anno in anno questo impegno che auspico con forza sia a tutti gli effetti un esempio al quale guardare con interesse e concretezza e che venga raccolto anche da altre imprese illuminate per implementare e rafforzare il non più derogabile rapporto pubblico-privato”.
Realmonte (Ag). Prorogata l’apertura dell’area archeologica di Villa Romana a Punta Grande con una domus che si affaccia sul mare con impianti termali e mosaici

La villa romana di Punta Grande a Realmonte (Ag) (foto parco valle dei templi)
L’area archeologica di Villa Romana a Punta Grande di Realmonte (Ag) sarà fruibile anche in autunno. Lo comunica il parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi. L’apertura ai visitatori viene prolungata dal 1° ottobre al 30 novembre 2023. Sarà possibile ammirare la Villa Romana che si affaccia sul mare a due passi dalla Scala dei Turchi, gli impianti termali e gli splendidi mosaici, recentemente restaurati dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi. Il sito sarà aperto tutti i giorni, dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì) dalle 9 alle 14 (ultimo ingresso alle 13). L’ingresso all’area archeologica di Villa Romana è gratuito.
Roma. A Villa Caffarelli (musei Capitolini) ultima settimana per visitare la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato, attraverso 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne

Locandina della mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli dal 5 luglio all’8 agosto 2023
Ultima settimana per regalarsi un viaggio nelle atmosfere e nelle luci che illuminavano le notti dei Romani, per scoprire ciò che non è più visibile: la luce del passato. Termina infatti l’8 ottobre 2023, salvo proroghe, la mostra “Nuova Luce da Pompei a Roma”, nella sede espositiva dei Musei Capitolini – Villa Caffarelli, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, e curata da Ruth Bielfeldt e Johannes Eber, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Per la prima volta una mostra affronta in maniera organica la tecnologia, la dimensione estetica e le atmosfere della luce artificiale nel mondo romano. Nessun’altra città dell’antichità ha restituito così tanti sistemi di illuminazione come Pompei.

Dettaglio della statuetta in bronzo di un Sileno da un portalucerna dalla Casa della Fontana Piccoli a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
La mostra porta a Roma 150 reperti originali in bronzo dalle città vesuviane: lucerne ad olio, candelabri, porta-lucerne nonché supporti per lucerne figurative e torce, opere custodite nel museo Archeologico nazionale di Napoli e al parco archeologico di Pompei. Oltre a celebri statue e sculture di lucerne, l’allestimento presenta anche reperti appartenenti al Mann non esposti in pubblico, molti dei quali restaurati appositamente per l’occasione e, in questa sede romana, anche da circa 30 opere pertinenti alle collezioni dei Musei Capitolini, Antiquarium. L’esposizione è ideata dalla prof. Ruth Bielfeldt, docente di Archeologia classica dell’università Ludwig-Maximilian di Monaco, nell’ambito di un progetto di ricerca che ha affrontato questi materiali e tematiche in maniera sistematica, entro una cornice scientifica interdisciplinare.
La luce artificiale romana, che la mostra invita a riscoprire, è arte della luce. Con le loro forme plastiche e le superfici elaborate, lucerne e candelabri di bronzo creano una spettacolare scenografia di luce e ombra. L’esposizione è arricchita da riproduzioni fedeli prodotte in cooperazione con la Fonderia d’Arte San Gallo AG, nonché da simulazioni digitali su modelli tridimensionali. Il tema dell’illuminazione offre una nuova prospettiva per la comprensione delle diverse sfere di vita nell’antica Roma: festa e religione, magia ed erotismo, sogno e notte. L’illuminazione è un prodotto tecnico-culturale che permette, in primo luogo, di creare uno spazio umano di condivisione. Questa prospettiva antropologica sulla luce, intesa come mediatrice sociale fondamentale, serve come linea guida del percorso narrativo. Per mettere in relazione passato e presente sono state inserite all’interno del progetto espositivo le lampade realizzate dal light designer Ingo Maurer (1932–2019). Le sue creazioni poetiche, ludiche, bizzarre, sovversive, testimoniano la vitalità di un rapporto creativo con la luce che prosegue da duemila anni.

La lucerna col sileno e , sopra l’ingresso. la scultura blu “Remember Yves” di Ingo Maurer (foto roma capitale)
Il percorso espositivo, articolato in 9 sale, ripercorre il ruolo della luce nella vita quotidiana e sociale, in un dialogo degli stessi oggetti archeologici con fonti letterarie. Ad accogliere i visitatori un’installazione che contrappone il Sileno, una lucerna antica, all’opera moderna “Remember Yves” di Maurer, una scultura blu di forte impatto estetico che rimanda al salto nel vuoto di Yves Klein (1960) interpretato come incarnazione di luce in movimento.
Nella prima sala un video introduttivo didattico spiega il progetto scientifico “Nuova Luce da Pompei” e segue il percorso della lucerna sontuosa con pipistrello dalla Villa di Arianna di Stabia dalla scoperta nel 1761 alla riproduzione e all’uso sperimentale nel 2022.

Il modello della Casa del Poeta Tragico a Pompei (foto roma capitale)
Il modello della Casa del Poeta Tragico, presentato nella terza sala, offre un’idea delle condizioni di luce della domus romana, luogo caratterizzato dalla semioscurità. A tal proposito, ricerche condotte da Danilo Marco Campanaro (università di Lund) rivelano la scarsa quantità di luce disponibile, così come la ritmizzazione della giornata attraverso la luce solare.

Riflettore di una lucerna a due becchi a forma di pipistrello stagnato, riproduzione di una lucerna da Stabiae, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)
La “fonderia” della quarta sala mette a fuoco gli aspetti tecnici e estetici del bronzo – materia che modula la luce con i suoi variegati colori e superfici. Un candelabro tardo ellenistico, realizzato in bronzo policromo (aes corinthium) testimonia il particolare apprezzamento per questo materiale nel periodo tardo repubblicano. Qui i visitatori sono invitati a toccare una replica della grande lampada con pipistrello, oggetto iconico della mostra.

La Sala della Notte nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai musei Capitolini-Villa Caffarelli (foto roma capitale)
Nella Sala della Notte è presentato l’originale della lucerna con pipistrello dall’antica Stabia accanto ad altre lampade nonché un prezioso porta-lucerne a forma di quercia che faceva parte di un’installazione di paesaggio sacro notturno.

Esperimento con una lucerna ardente, riproduzione di una lucerna da Pompei, realizzata da Ludwig-Maximilians-Universität München (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)

Lucerna a tre becchi con statuetta di un danzatore da Pompei conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)
Nelle due sale successive, la quinta e la sesta, viene poi proposto un approfondimento della luce legata al riposo e al consumo di cibo che, attraverso lucerne teatrali e giocose, stufe e scaldavivande, offre una ricostruzione della complessa coreografia della luce legata alla convivialità e la sua funzione di “regolatore sociale”. Diverse opere antropomorfe – come la complessa trilichne con figurina di danzatore – mostrano quanto la luce scenica del convivium si concentrasse proprio sui gruppi sociali marginalizzati, responsabili dell’intrattenimento.

Dettaglio della la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto roma capitale)
Il rapporto tra luce artificiale e servitù è espresso attraverso la statua lampadoforo, il cosiddetto “Apollo della Casa di Giulio Polibio”, una scultura di alta qualità della prima età imperiale in stile arcaico, che assume la funzione di porta-vassoio. L’estetica, la funzione e la storia del ritrovamento di questa figura e degli altri reperti trovati a Pompei sono spiegati in una postazione multimediale con contenuti digitali interattivi.

Visore 3D per apprezzare il Triclino Virtuale (foto roma capitale)
Il Triclinio Virtuale riemerge, tramite occhiali 3D, nella luce notturna del 79 d.C. La simulazione virtuale della luce è basata su un’esatta ricostruzione degli affreschi murali e su calcoli dell’intensità luminosa delle fiamme e delle proprietà riflessive dei materiali. I visitatori con una “torcia virtuale” possono accendere delle lucerne esercitando il controllo sulla luce e quindi sulla propria percezione.

Lucerna a forma di piede dal larario della Casa della Fortuna a Pompei, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei)
Nella sala delle atmosfere (la settima) si apre un ampio spettro di atmosfere diverse. L’aura religiosa viene evocata attraverso gli arredi del larario della Casa della Fortuna di Pompei: il corredo di statuette bronzee e un’elegante lampada a forma di piede umano, esposto per la prima volta nella sua integrità. Le lucerne falliche, appartenenti a tintinnabula provenienti da tabernae e botteghe, ne testimoniano gli aspetti magici. Lucerne dionisiache ed erotiche evocano la sensualità della luce antica. Oltre al noto Efebo della Casa dell’Efebo da Pompei, viene presentata una statuina porta-fiaccola di un fanciullo orientale nudo, un’opera inedita e sconosciuta, scoperta nel 1818 nella clinica del chirurgo Pumponius Magonianus non lontana dal Foro di Pompei. La sezione sull’estetica della luce presenta la complessa scenografia multiombre delle lucerne romane che si comprende meglio se messa in relazione con le antiche teorie dell’ombra in Platone o Plinio.
L’ottava sala è dedicata alla riscoperta di utensili in bronzo pompeiani nel XVIII e XIX secolo. In quell’epoca le suppellettili romane esercitavano il fascino dell’immediatezza della vita quotidiana antica. La sala offre sorprendenti risultati e spunti di riflessione sulla pratica del restauro creativo da parte della Fonderia Borbonica prima della musealizzazione dei reperti archeologici fra 1750 e 1820. È presentato qui un insieme di elementi ricomposto arbitrariamente descritto da Winckelmann nel 1761 e restaurato nel 2021.

Candelabri romani nella mostra “Nuova luce da Pompei a Roma” ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli (foto roma capitale)
La mostra sulle città vesuviane si chiude con l’eruzione del Vesuvio. Non sono i calchi umani, ma gli oggetti in bronzo a raccontare il momento della paura e della fuga dall’antichità ai giorni nostri. Una piccola lucerna a forma di testa di africano (dal Mann) accompagnava due pompeiani durante la fuga. Ma a sopravvivere è stata solo la lucerna. Infine, nell’ultima sala, dedicata ai reperti di Roma viene proposta l’altra faccia del rapporto tra uomo e luce nell’antichità romana. Luce, calore e fuoco possono generare eventi drammatici, che travalicano la sfera privata e investono la vita della città tutta. Sono così ripercorse le vicende della città in relazione con gli incendi e con le modalità di organizzazione messe in atto per fronteggiare questo fenomeno. Particolare rilievo viene dato alla Caserma (Excubitorium) dei Vigili della VII Coorte in Trastevere, da cui proviene una fiaccola, raro reperto legato verosimilmente all’illuminazione pubblica. Alcuni oggetti in bronzo, lucerne, candelabri, una statuetta, suggeriscono poi quali potevano essere le suppellettili che adornavano le case patrizie della Roma imperiale.
Mantova. Doppio appuntamento con “L’Antica Mantova a via Rubens: un Viaggio nel Tempo!”: visita guidata dagli uffici della soprintendenza all’area archeologica di via Rubens
Mantova nasconde tesori antichi e affascinanti, l’area archeologica di via Rubens è uno di questi luoghi speciali che trasporta i visitatori indietro nel tempo. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi propone un doppio appuntamento con “L’Antica Mantova a via Rubens: un Viaggio nel Tempo!”: domenica 1° ottobre e sabato 14 ottobre 2023, dalle 14 alle 18. Ritrovo in piazza Paccagnini 3 a Mantova dove, all’interno degli uffici di Palazzo Ducale, c’è la sede della soprintendenza ABAP. Si inizierà con una visita negli uffici dove sono conservati strappi di affreschi da dimore storiche mantovane e poi si passerà all’area archeologica di via Rubens per una vista guidata speciale. Questa è un’opportunità unica per esplorare le rovine di un’antica struttura e immergersi nella storia della città. Qui, le testimonianze del passato rivelano la loro bellezza e importanza storica.



Presentazione mappa Tabacco 301 – Laguna di Grado. Mercoledì 4 ottobre 2023, alle 10, ad Aquileia, nella Domus di Tito Macro, presentazione della mappa Tabacco 301 – Laguna di Grado in scala 1:25.000, la prima della nuova collana di carte escursionistiche, ciclistiche e per navigazione interna della costa e lagune dell’Alto Adriatico. L’evento è collegato a Barcolana e realizzato dalla casa editrice Tabacco in collaborazione con Fondazione Aquileia. Presenta: Elena Commessatti. Intervengono: Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia e vice presidente di Fondazione Aquileia. Presentazione della carta: Attilio De Rovere, Damiano Geppini, Alessandro Specogna, Casa Editrice Tabacco. Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione.



In occasione della prima domenica del mese a ingresso gratuito, domenica 1° ottobre 2023 alle 11, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia accoglie nei suoi giardini rinascimentali il concerto “La Banda a Broadway”, quarto concerto della Banda Musicale della Marina Militare diretta dal Capitano di Vascello M. Antonio Barbagallo, che presenta un programma che celebra i più importanti musical di Broadway. La banda della Marina Militare sta regalando per questo 2023 cinque appuntamenti, da maggio a novembre, che realizzano l’obiettivo di valorizzare l’eccellenza italiana nelle sue varie espressioni e, in particolar modo, una delle più importanti realtà museali italiane, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e che concretizzano la sinergia nata nel 2014 tra il MIC (ministero della Cultura) e la Marina Militare Italiana.
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