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Alla Reggia di Portici (Na) ultimo mese per visitare la mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano” promossa dal parco archeologico di Ercolano: l’unica città del mondo romano che conserva il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Il direttore Sirano ci introduce alla mostra e ci accompagna in una breve visita guidata

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Veduta dall’alto della Reggia di Portici che ospita la mostra “Materia” promossa dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Materia - Il legno che non bruciò Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

“È trascorso quasi un anno dalla inaugurazione della mostra sui legni alla Reggia di Portici”, dichiara il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, “e in quest’anno sono stati migliaia i visitatori che hanno colto l’occasione di godere dell’offerta culturale integrata Reggia-Parco Archeologico grazie ad un progetto condiviso con entusiasmo e coraggio dalla Città Metropolitana di Napoli, dal dipartimento di Scienze agrarie, dal Centro MUSA e dal parco archeologico di Ercolano, con il sostegno della Regione Campania”. Ma c’è ancora un mese di tempo per poter visitare la mostra “Materia. Il legno che non bruciò ad Ercolano”, a cura di Francesco Sirano e Stefania Siano, scrigno privilegiato fino al 31 dicembre 2023 del patrimonio di reperti in legno assolutamente unico provenienti dall’antica Ercolano, allestita in un luogo anch’esso unico quale la splendida Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica, sede dell’Herculanense Museum e oggi straordinario laboratorio di ricerca e luogo della cultura grazie alla presenza del dipartimento di Scienze agrarie dell’università “Federico II” di Napoli. Ercolano non solo è l’unica città del mondo romano che conserva il suo antico fronte a mare e l’elevato delle case sino al secondo piano, ma anche il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Lo si deve al particolare tipo di seppellimento, causato dalle ondate di fango vulcanico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “È una mostra che porta su di sé non solo gli eccezionali valori storico archeologici dei mobili di legno dell’antica Ercolano – continua Sirano -, non solo l’interesse artistico e architettonico della reggia di Portici, ma anche il lavoro e la costante cura da parte di decine e decine di persone grazie al cui straordinario impegno essa è stata resa possibile. Anzi si potrebbe quasi dire che il legno, questa materia così particolare, quotidiana, sopravvissuta inaspettatamente a una immane catastrofe, abbia compiuto l’ulteriore miracolo di attirare intorno a sé tanta positiva energia da parte della comunità coinvolta nella gestione, così come da parte dei visitatori”. E proprio il direttore Sirano introduce alla mostra con due interventi per archeologiavocidalpassato.com.

Come è nata questa mostra? E perché nella Reggia di Portici? “Il patrimonio archeologico dell’antica Ercolano – sottolinea Sirano – è eccezionale sotto tutte le prospettive, ma in particolare ci colpisce la presenza del legno. Il legno, come altri materiali organici, si è conservato perché durante l’eruzione del Vesuvio i flussi piroclastici erano privi di ossigeno, molto densi dal punto di vista fisico. In mancanza di ossigeno non permisero che il legno bruciasse. Non ci fu combustione. Quindi i materiali organici nei secoli di permanenza sotto la coltre vulcanica si sono mineralizzati. Così abbiamo avuto la fortuna di avere un patrimonio incredibile, soprattutto di materiale da costruzione o anche materiale in legno che arredava le case. Questi materiali sono stati restaurati nei decenni dopo la loro scoperta per lo più durante gli scavi eseguiti sotto la direzione di Amedeo Maiuri a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Sono stati restaurati certosinamente da generazioni e generazioni di archeologi e di restauratori. Si trovavano nei nostri depositi. E a questo punto con tutto lo staffi del parco abbiamo deciso che non si poteva più aspettare, e bisognava condividere questo incredibile patrimonio con i visitatori. E abbiamo deciso non a caso di localizzare questa esposizione nella Reggia di Portici, un luogo per noi fondamentale: un po’ un ritorno dei materiali di Ercolano nel luogo in cui furono esposti a partire dal 1738, quando cominciarono gli scavi, e dopo pochi anni, una volta allestita la Reggia, qui ebbe sede l’Herculaneum museum, cioè quello che poi fu il primo nucleo del futuro museo Archeologico nazionale di Napoli”.

Con Sirano, breve introduzione-visita guidata alla mostra alla Reggia di Portici. “La mostra “Materia” cerca di condurre il visitatore in un viaggio anche emotivo – spiega Sirano – perché il legno, il materiale che accompagna la nostra vita tutti i giorni, è stato utilizzato per tutti i secoli e questo ci rende molto familiare il ritrovare degli oggetti che ancora oggi possiamo trovare e riconoscere nelle nostre case. È un viaggio che comincia passando per l’evocazione del momento della distruzione di questi luoghi a causa dell’eruzione del 79 d.C. e continua passando all’interno di un’officina. La “materia” che in latino vuol dire sia materia come è per noi oggi, ma anche il legno grezzo, legno destinato non ad ardere ma a essere materiale da costruzione oppure materiale per creare dei mobili. Questa materia ci viene introdotta dalla mostra dapprima nel suo stato originale: quindi abbiamo del legno. Evochiamo del legno fresco attraverso una sponsorizzazione tecnica, un aiuto che abbiamo avuto da una società di ebanistica che ha una collezione – si chiama xiloteca – una collezione di legni preziosi che ci ha messo a disposizione. Per passare poi in una evocazione di una sorta di officina dove il legno veniva lavorato. E qui troviamo strumenti, troviamo materiali vari di decorazione, applique, anche strumenti – come dicevo – sia dell’antica Roma del periodo appunto che vengono dagli scavi di Ercolano, sia strumenti molto più recenti, risalenti all’Ottocento, che ci fanno capire come le tecniche di lavorazione del legno siano delle tecniche molto conservative e che hanno una continuità straordinaria fino ai giorni nostri.

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Lacunare del soffitto in legno della Casa del Rilievo di Telefo a Ercolano (foto graziano tavan)

“Si passa poi a conoscere il legno nel suo uso architettonico – continua Sirano -. E abbiamo lo splendido soffitto della Casa del cosiddetto Rilievo di Telefo, appartenuta in origine alla famiglia dei Noni Balbi, una delle famiglie più importanti soprattutto in età augustea di Ercolano antica, una sala splendidamente decorata con marmi al pavimento, alle pareti e poi con questo soffitto di legno colorato, addirittura con lacunari – che quindi sono davvero una premessa di quelli che poi saranno i soffitti rinascimentali, lacunari che come dicevo giocano a trompe l’oeil, cercano di suggerire una serie di livelli che vanno verso l’alto, verso il tetto, e decorati al centro con rosette di cui sono state ritrovate anche delle tracce di foglia d’oro. Quindi una decorazione sontuosa.

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Mostra “Materia” alla reggia di Portici: sala con una barca e strumenti legati al mondo della marineria (foto graziano tavan)

“Per poi passare a un altro degli utilizzi che rendeva il legno così prezioso, come già Plinio ci racconta, per gli antichi (“Mille sono gli usi degli alberi, in mancanza dei quali non sarebbe possibile vivere. Con l’albero solchiamo i mari e avviciniamo le terre l’una all’altra, con l’albero costruiamo le case”, Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2). E infatti qui abbiamo una sala dove si espone una barca e si espongono altri strumenti che sono legati al mondo della marineria.

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Mostra “Materia” alla Reggia di Portici: una sorta di fiume dove dove scorrono i nomi degli alberi associati a una divinità (foto graziano tavan)

“E poi si passa attraverso una sala in cui si evoca questo significato forte che ha il legno. Il legno non è un semplice materiale per gli antichi romani, ma anche una materia vivente nella quale si innestano una serie di presenze, di divinità: ci sono dei miti legati al legno, ai vari tipi di albero, e ci sono anche – si ricordano nelle fonti letterarie – le varie invenzioni tecniche legate all’uso del legno (“Alcune specie di alberi sono oggetto di una continua protezione in quanto dedicate ciascuna ad una sua propria divinità, come la quercia a Giove, l’alloro ad Apollo, l’olivo a Minerva, il mirto a Venere, il pioppo ad Ercole. Inoltre, crediamo che i boschi siano popolati da Silvani, Fauni e varie specie di dee, attribuendo alle selve divinità peculiari, come se fossero scese dal cielo”, Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XII, 2): e qui c’è una sorta di fiume dove passano queste parole che ci introducono all’ultima sala, che è una radura.

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Una sala della mostra “Materia” alla Reggia di Portici che ricrea una radura immaginaria (foto graziano tavan)

“Si propone una radura immaginaria. Cambia il pavimento. Diventa morbido il calpestio, perché si immagina di essere in un sottobosco e ai piedi di alberi diciamo stilizzati noi troviamo questi mobili, cioè il legno lavorato. E qui una serie di oggetti di straordinario interesse si susseguono uno all’altro, permettendoci di avere un’idea insieme ammirata, ma anche molto familiare. E a questo collabora il fatto che abbiamo deciso di trasformare un po’ anche la didattica della mostra – conclude Sirano – e sarà una sorpresa appunto che vi riserveremo per chi avrà il piacere di venirci a trovare”.

 

Tortona. Per “Discorsi sul metodo” agli Istituti civici Culturali il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza ABAP di Alessandria, in presenza e on line

tortona_discorsi-sul-metodo_uno-sguardo-sui-marmi-antichi_locandinaVenerdì 1° dicembre 2023, alle 14.45, per “Discorsi sul metodo”, nella sala degli Istituti Civici Culturali, in via Ammiraglio Mirabello 1 a Tortona (Al), il convegno “Uno sguardo sui marmi antichi. Le raccolte del MA·De (Museo Archeologico Dertona)”, promosso dall’Istituto Centrale per l’Archeologia e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo in collaborazione con la Città di Tortona e con il museo Archeologico Dertona recentemente riaperto al pubblico. L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla soprintendenza ABAP-AL, diretta da Cristina Bartolini, che, coadiuvata dal funzionario archeologo territoriale Gian Battista Garbarino e dalla conservatrice del MA·De Paola Comba, ne ha curato l’organizzazione. L’incontro potrà essere seguito in presenza e da remoto, collegandosi attraverso la piattaforma Microsoft Teams al link che verrà pubblicato sul sito della Soprintendenza (https://sabap-al.beniculturali.it/) un’ora prima dell’evento.

Le caratteristiche del progetto si sono configurate da subito come un riferimento metodologico significativo, e per questo si è pensato di includerne la presentazione nei “Discorsi sul metodo”, ciclo di incontri curato dall’ICA allo scopo di far conoscere anche al di fuori degli ambiti specialistici le esperienze più rappresentative della ricerca archeologica. Le presentazioni si svolgono sia a Roma, dove l’Istituto ha sede, sia in altre città e nei luoghi della cultura. In questa occasione si dibatterà di manufatti antichi in marmo e in pietra (sculture, elementi architettonici e di arredo, iscrizioni etc.), ma anche sui metodi e sugli strumenti scientifici per studiarli e interpretarli. Durante i lavori interverranno autorevoli studiosi (docenti e ricercatori di diverse università, funzionari del ministero della Cultura), che presenteranno tematiche generali, approfondimenti su alcuni casi di studio, con specifico riferimento ai manufatti tortonesi, nuovi progetti di ricerca, indagini archeometriche (chimiche, fisiche, petrografiche).

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Una sala del museo Archeologico Dertona di Tortona (foto ilmoscone.it)

Proprio da Tortona proviene un rilevante gruppo di sculture, di arredi e di elementi architettonici, oggi conservati nel museo Archeologico Dertona (MA·De), che emerge nettamente per quantità e per varietà nel quadro della Cisalpina romana. Ciò non stupisce, se si tiene conto dell’importanza storica dell’antica Dertona: già oppidum ligure, poi colonia del II secolo a.C. (caposaldo della romanizzazione dell’Italia nordoccidentale) lungo la via Postumia, centro urbano fiorente che in età augustea assume carattere monumentale, civitas tardoantica che mantiene una certa rilevanza in età gota e anche oltre. L’attività di tutela realizzata in città dalla Soprintendenza, soprattutto nell’ultimo trentennio, ha restituito numerose informazioni sulle vicende urbane, ma anche reperti di notevole importanza. La valorizzazione di questi ultimi, ma anche delle collezioni antiquarie civiche e diocesane, verrà attuata attraverso il nuovo museo Archeologico Dertona (MA·De), frutto della cooperazione tra Comune e Soprintendenza (che ha curato, in particolare, gli aspetti scientifici), grazie al sostegno di numerosi sponsor. Il progetto di allestimento (ad opera degli architetti Roberto Nivolo e Sonia Bigando), una volta completato, si svilupperà su quindici sale complessive disposte su due piani del quattrocentesco palazzo Guidobono, nel centro storico cittadino, cui si aggiungeranno depositi archeologici visitabili. Si tratta di un radicale rinnovamento del precedente museo civico risalente all’inizio del Novecento e definitivamente chiuso nel 1989.

tortona_archeologico-dertona_nuovo-percorso_locandinaRecentemente sono state aperte al pubblico (luglio 2023) le prime tre sale del percorso nonché il “giardino archeologico” (spazio espositivo multifunzionale all’aperto), con l’intento di condividere e rendere percepibile al pubblico il “lavoro dietro le quinte” che precede l’allestimento del museo. Un aspetto fondamentale del “Museo in cantiere” è rappresentato dall’impegno di restituire i manufatti al loro contesto originario, operazione tanto più complessa per quei ritrovamenti non pervenuti attraverso scavi sistematici dalle raccolte storiche, per i quali raramente disponiamo di informazioni in merito alle circostanze di rinvenimento. La riflessione offerta da “Uno sguardo sui marmi antichi” da un lato costituisce un approfondimento propedeutico ai futuri sviluppi dell’allestimento museale previsto per i prossimi mesi, dall’altro intende presentare un quadro metodologico aggiornato.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna

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La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato in novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della direzione regionale Musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 30 novembre, 14 dicembre e 21 dicembre 2023, alle 15.30, comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di Beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.

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L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

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Dettaglio dell’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna del Bottarone, realizzata in alabastro bianco con venature grigie, è un reperto di straordinaria importanza all’interno del panorama della scultura di area chiusina; è infatti l’unica rappresentazione certa di una coppia di coniugi, giacché tutte le altre a noi note raffigurano il defunto accompagnato da un demone femminile dell’aldilà. Inoltre si tratta di un monumento unico anche per un accento di tenera intimità che lo caratterizza: la coppia di sposi non solo è rappresentata insieme sul coperchio unita in un abbraccio, ma è anche è sepolta in due cavità contigue scavate nella base dell’urna. Dallo studio stilistico dell’opera in generale e delle vesti in particolare, che traggono ispirazione da esperienze artistiche greche, è stata ipotizzata una datazione fra il 425 e il 380 a.C.

Montebelluna (Tv). All’auditorium per la rassegna “News dal Museo. La ricerca in diretta” incontro con l’archeologa Veronica Groppo su “News dai Veneti antichi. Studio e valorizzazione della necropoli di Posmon” con la presentazione degli ultimi studi sui corredi veneti antichi della necropoli di Posmon a Montebelluna

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Una delle vetrine dedicate alla necropoli di Posmon di Montebelluna (Tv) al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo montebelluna)

Come si viveva al tempo dei Veneti antichi? Com’era la società montebellunese di 2500 anni fa? Una prima risposta a queste domande nell’incontro “News dai Veneti antichi. Studio e valorizzazione della necropoli di Posmon” con Veronica Groppo giovedì 30 novembre 2023, alle 20.45, all’auditorium della Biblioteca Comunale in largo Dieci Martiri 1 a Montebelluna (Tv). Ingresso libero. La conferenza è l’ultimo degli otto incontri della rassegna “News dal Museo. La ricerca in diretta” organizzata dal museo civico di Storia naturale e Archeologia Montebelluna, insieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Padova e al museo nazionale Atestino di Este per la conoscenza e la divulgazione del ricco patrimonio archeologico preromano rinvenuto nel sito di Posmon, dove è stata rinvenuta una vasta necropoli veneto-antica e romana e strutture di età romana. I reperti degli oltre 300 corredi funerari recuperati si trovano al museo civico di Montebelluna (sec VII a.C. – sec. I d.C.).

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L’archeologa Veronica Groppo impegnata nell’inventariazione e studio dei materiali provenienti dalla necropoli di Posmon di Montebelluna e conservati nel depositi del museo civico di Montebelluna (foto museo montebelluna)

Nell’appuntamento di giovedì 30 novembre 2023 all’auditorium della Biblioteca Comunale di Montebelluna, l’archeologa Veronica Groppo presenterà i suoi ultimi studi sui corredi veneti antichi della necropoli di Posmon a Montebelluna a seguito di una campagna triennale di inventariazione dei materiali. L’analisi di centinaia di reperti provenienti da tombe organizzate in strutture a tumulo rivela una differenziazione sociale dove il potere e la ricchezza sono dichiarati attraverso la deposizione di oggetti prestigio, tra cui spiccano le situle in bronzo, vasi a forma di secchio usati come urne per i resti cremati dei defunti. Montebelluna veneta antica deve la sua fama proprio alle due situle decorate già presentate in varie sedi, ma che ora saranno rivalutate alla luce del riesame dell’intera necropoli in vista dei prossimi importanti eventi di cui si parlerà in occasione della conferenza.

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L’archeologa Veronica Groppo (foto unive)

Veronica Groppo, archeologa protostorica, è da tempo impegnata nello studio dei resti di abitato rinvenuti a Montebelluna (l’abitato con il forno rinvenuto a Mercato Vecchio) e da tre anni per l’inventariazione dei corredi veneti antichi della necropoli di Posmon. Veronica Groppo inoltre sta studiando anche i contesti protostorici di Oderzo.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Sirene. Il mistero del canto” a cura di Elisabetta Moro

napoli_scaffale-del-mann_libro-sirene-il-mistero-del-canto_locandinaMercoledì 29 novembre 2023, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli nuovo appuntamento della rassegna “Lo scaffale del Mann”: presentazione del libro “Sirene. Il mistero del canto” (Marsilio) a cura di Elisabetta Moro per seguire insieme il misterioso canto delle Sirene, ripercorrendo le suggestioni della grande letteratura. Elisabetta Moro dialogherà con Marino Niola (Università Suor Orsola Benincasa). Letture di Cristina Donadio.

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Copertina del libro “Sirene. Il mistero del canto” a cura di Elisabetta Moro (Marsilio)

Sirene. Il mistero del canto (Marsilio). Cantano, suonano, incantano, piangono, ammutoliscono. Le sirene, figlie del mito e guardiane del mistero, sono predestinate a svolgere un ruolo emblematico nella storia dell’umanità. Presidiano la soglia tra luce e ombra, tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il loro corpo ibrido è come un geroglifico che tiene insieme l’umano e l’animale in una endiadi di perturbante bellezza. Come se, nel momento stesso in cui la mente umana ha inventato queste creature, avesse lanciato una sfida poetica e conoscitiva a quel principio della contradizion che nol consente, per dirla con Dante. Perché di contraddizione si tratta. Di una unione tra due nature, umana e animale, e proprio per questo l’esito è un essere fantastico destinato a impressionare nel profondo il nostro immaginario. Al punto che da oltre tremila anni le incantatrici interrogano la testa e il cuore dell’Occidente. Omero le ha trasformate in un mito immortale raccontando il loro incontro fatale con Ulisse. Ovidio ne ha descritto la metamorfosi originaria. Friedrich de la Motte Fouqué ha ammantato di inquietudine le loro vicende terrene. Hans Christian Andersen ha portato il lettore dalla loro parte fino all’immedesimazione. Gérard de Nerval e Matilde Serao hanno celebrato le glorie di una delle sirene omeriche, Partenope, la mitica fondatrice di Napoli. Franz Kafka le immagina come mute e dispettose eroine antiborghesi. James Joyce le innesta come ultime vibranti epicuree nel flusso di coscienza dell’Occidente. Ingeborg Bachmann invoca la loro furia distruttiva per vendicarsi di chi le ha spezzato il cuore.

Udine. A Palazzo Clabassi, sede Sabap-Fvg, presentazione del progetto “Riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli”: un luogo ricco di evidenze di tipo architettonico, archeologico e artistico, susseguitesi nei secoli

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Palazzo Clabassi, sede distaccata di Udine della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia (foto fai)

“Riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli”: il progetto voluto dall’attuale Amministrazione comunale viene presentato mercoledì 29 novembre 2023, alle 17, a Palazzo Clabassi, sede distaccata di Udine della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Punto centrale dell’intervento è il rapporto di interdisciplinarietà fra i vari ambiti scientifici della Soprintendenza applicati al sito dell’ex ospizio di via Altaneto, un contesto di assoluta rilevanza nel nucleo urbano di Gemona del Friuli, collocato in posizione terrazzata sul Colle del Castello all’interno della prima cinta muraria (fine del X-inizio XI sec.). La stretta vicinanza con lo stesso insediamento fortificato rende infatti il luogo ricco di evidenze di tipo architettonico, archeologico e artistico, susseguitesi nei secoli. L’attività svolta, seguita e gestita dai funzionari referenti della SABAP FVG per il Comune di Gemona del Friuli, avvalendosi di professionisti esterni, è stata incentrata su indagini preventive e saggi stratigrafici propedeutici alla redazione del progetto di messa in sicurezza delle murature del sito interessato dall’intervento. Con l’occasione verrà anche presentato il progetto generale di riqualificazione del Colle del Castello di Gemona del Friuli che interessa un’area importante del contesto urbano comunale: all’interno del piano di lavoro la SABAP FVG si sta al momento occupando, con un finanziamento del MIC e in accordo col Comune, degli interventi di messa in sicurezza delle murature residue e dell’apparato decorativo superstite dell’ex casa per anziani di Via Altaneto, dopo un primo intervento in somma urgenza per la messa in sicurezza dei lacerti di affresco avvenuto ad inizio 2021, all’interno dell’attività di tutela condotta dalla Soprintendenza sul territorio di competenza.

PROGRAMMA. Alle 17, saluti istituzionali: Andrea Pessina, soprintendente ad interim Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia e direttore segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia; Roberto Revelant, sindaco del Comune di Gemona del Friuli. Introduce Vincenzo Giampaolo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, responsabile area funzionale Patrimonio architettonico. Interventi: Sandro Pittini, architetto libero professionista, “Il Colle del Castello di Gemona: ipotesi di progetto”; Davide Casagrande, archeologo titolare della ditta Intercultura, “Strutture murarie e indagini preventive: il sito dell’ex Ospizio di Via Altaneto a Gemona”; Stefano Forte, architetto libero professionista, “La messa in sicurezza delle strutture murarie del sito dell’ex Ospizio di Via Altaneto a Gemona”.

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La storia del sito dell’ex ospizio di via Altaneto. Numerosi sono gli elementi di importanza archeologica, storico-artistica e architettonica: non solo le mura storiche, la cui tecnica costruttiva è confrontabile con quella dell’antica cortina difensiva, ma anche la presenza di intonaci e affreschi con motivi decorativi databili tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, la riscoperta di un pregevole affresco gotico, rappresentante una Madonna con il Bambino con l’immagine di Santa Dorotea, la cui attestazione iconografica potrebbe rivelarsi una testimonianza di straordinario valore per individuare l’omonima chiesetta castellana documentata dalle fonti (tra cui un atto notarile del 1343) e fino ad oggi creduta distrutta. A metà Ottocento, in corrispondenza dell’area di Via Altaneto, alcuni degli edifici, con orti annessi, situati alla base del Castello e che presumibilmente ne facevano parte integrante, furono unificati all’interno di un’unica proprietà privata. Nei primi decenni del Novecento il vicino Ospedale afferente alla Confraternita di S. Michele Arcangelo acquistò i terreni, le case e le proprietà limitrofe destinando proprio quest’area all’accoglienza e ricovero di persone anziane, funzione mantenuta fino ai sismi del 1976. Come conseguenza di questi, l’intero complesso di edifici subì crolli delle coperture e di parte delle murature, in seguito ai quali venne attuata la chiusura e il conseguente abbandono del luogo. Nonostante l’interesse per il ripristino manifestato nella proposta progettuale di ricostruzione del 1989 da parte degli architetti Alessandro Copetti e Alberto Della Stua e la dichiarazione di interesse culturale del 2006 riguardante l’intera area, il sito è rimasto allo stato di rudere e al suo interno conserva ancora le proprie macerie. Gli affreschi e i lacerti, le policromie di Santa Dorotea raffigurata su fondo azzurro con un cesto di fieri e frutta hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un ciclo pittorico più ampio che deve ancora essere conosciuto, indagato e conservato. Il progetto di messa in sicurezza delle murature ha tenuto conto delle risultanze delle indagini archeologiche e dei saggi stratigrafici effettuati da restauratori abilitati.

Mantova. Al Campus del Politecnico di Milano, in presenza e on line, conferenza “Beauty as a Fundamental Human Right; for a Nation System for Beauty / La bellezza come diritto umano fondamentale; per un Sistema Nazione per la Bellezza”

mantova_campus-politecnico_conference-Beauty as a Fundamental Human Right_locandinaIl Politecnico di Milano organizza la conferenza “Beauty as a Fundamental Human Right; for a Nation System for Beauty / La bellezza come diritto umano fondamentale; per un Sistema Nazione per la Bellezza”. Appuntamento in presenza al Campus di Mantova mercoledì 29 novembre 2023 in piazza Carlo d’Arco 3 a Mantova. La partecipazione a distanza è possibile tramite la piattaforma “Webex”, accedendo a questo collegamento. Diversi studi hanno dimostrato come l’esposizione alla bellezza metta in moto il mondo interiore, muovendo le emozioni e contribuendo alla cura e all’evoluzione psico-spirituale di una persona. Anche le rovine hanno una bellezza, la bellezza di un ricco passato storico. Come possono gli archeologi inquadrare questo valore in modo che gli “eredi” possano veramente ereditarlo? La nostra Costituzione ha sancito, tra i suoi principi fondamentali, all’articolo 9, la promozione dello sviluppo culturale, della ricerca scientifica e tecnologica, e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, ponendo tali beni a fondamento dell’identità nazionale. I diritti non costituiscono un catalogo chiuso e statico, ma vengono rimodellati quotidianamente in risposta ai bisogni, alle opportunità e alle sfide affrontate dai rapidi cambiamenti (tecnologici, economici, sociali, culturali, demografici, ecc.) che mettono continuamente a dura prova le nostre vite. In una società focalizzata sul soddisfacimento dei bisogni evolutivi, la ricerca della bellezza può pretendere di diventare un diritto, fungendo da strumento per migliorare il benessere pubblico. In questa prospettiva, il diritto all’esperienza estetica diventa un’opportunità quotidiana di realizzazione personale, inclusione, coesione sociale, conforto e speranza. Il seminario affronta il tema del diritto alla bellezza nell’ottica di istituire un sistema di tutela di nuovi diritti e di creare un sistema nazionale per la bellezza.

PROGRAMMA. Alle 9, benvenuto e introduzione ai lavori: prof. Carlo Peraboni, coordinatore del corso di laurea in Progettazione e Storia dell’Architettura, nell’ambito del programma scientifico della Cattedra UNESCO Mantova, Politecnico di Milano – Campus di Mantova; 9.15, introduzione “Bellezza e benessere. Sulla configurazione di nuovi diritti”: prof. Danila Iacovelli, ricercatore in Diritto amministrativo, Politecnico di Milano, professore in Diritto dei Beni culturali al Corso di Progettazione e Storia dell’Architettura, nell’ambito del programma scientifico della Cattedra UNESCO Mantova, Politecnico di Milano – Campus di Mantova; 9.30, “La pragmatica della bellezza, la poetica della prosperità”: prof. Guilermo Aranda-Mena, scuola di Gestione di proprietà, costruzioni e progetti RMIT University, Melburne City Campus, visiting professor Politecnico di Milano, Campus di Mantova; 9.45,”Incorniciare la bellezza del patrimonio”: prof. Giorgio Buccellati, direttore Mesopotamian Lab, Cotsen Institute of Archaeology, UCLA, professor emeritus, Department of Near Eastern Languages and Cultures, and Department of History, UCLA; direttore IIMAS – The International Institute for Mesopotamian Area Studies; 10.15, “Un senso di meraviglia”: dr. Yasmine Mahmoud, IIMAS Associate Director for the Urkesh Extended Project; 10.30, “Il giovane futuro”: dr. Hiba Qassar – IIMAS Associate Director for Educational Programs; 10.45, “Orgoglio tra le rovine”: dr. Samer Abdel-Ghafour – Adjunct Professor, The American University of Rome; IIMAS Associate Director for Communications; 11, “Coordinamento della sessione di domande e risposte”: dott. Marco Fontana – PhD candidate Università di Pisa and Teaching assistant Politecnico di Milano; 11.30, pausa caffè; 12, “La ricerca del bello sotto il genere del senso”: prof. Pasquale Giuseppe Macrì – Expert in aesthetics and contemporary art; 12.30, “Daniel Buren: l’arte di creare paesaggio nel paesaggio”: dott. Giuseppe Simone Modeo – Art manager; 13, conclusioni “Per un sistema nazionale sulla bellezza”: prof. Maria Agostina Cabiddu – Full prof. School AUIC of Architecture Planning and Build Engineering, Politecnico di Milano.

Padova. Al Liviano la conferenza internazionale “Limes Numidicus. Researches along the Roman frontier of Algeria”, in presenza e on line. Due giornate sull’archeologia e il paesaggio delle aree limitanee dell’Algeria romana su due scale differenti: dalle ricerche che il Dipartimento Beni Culturali sta conducendo sul sito di Gemellae sul limes romano, alle tematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale della Numidia romana

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Conferenza internazionale “Limes Numidicus. Researches along the Roman frontier of Algeria”: appuntamento a Padova il 29 e il 30 novembre 2023, in sala Sartori al Palazzo Liviano dell’università di Padova in piazza Capitaniato 7. Le due giornate si focalizzano sull’archeologia e il paesaggio delle aree limitanee dell’Algeria romana a due scale differenti. La prima giornata sarà dedicata alle ricerche che il Dipartimento Beni Culturali sta conducendo sul sito di Gemellae, importante caposaldo del tratto del limes romano che si appoggia alle propaggini del pre-Sahara nell’area degli Ziban / Oued Djedi, a Sud dell’attuale Biskra (la Vescera romana); la seconda giornata prevede interventi di più ampio respiro da parte di docenti algerini delle facoltà di Architettura e di Archeologia, degli Enti algerini di ricerca e dei rappresentanti della scuola inglese e tedesca, incentrati sulle tematiche della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale della Numidia romana. Sono invitati a partecipare i dottorandi, gli specializzandi, gli studenti e tutti gli interessati. La conferenza può essere seguita anche on line su ZOOM https://unipd.zoom.us/j/81974942733.

PROGRAMMA 29 NOVEMBRE 2023DBC’s researches at the site of Gemellae: 14.30, apertura; 14.40, Paola Zanovello, Jacopo Turchetto (università di Padova) “The site of Gemellae: the historical and topographic framework”; 15, Andrea Meleri (università di Padova) “Gemellae 1857-1977: 120 years of researches”; 15.20, Jacopo Turchetto, Caterina Previato (università di Padova) “The urbanistic organisation”; 15.40, Caterina Previato (università di Padova) “Construction techniques, materials and their supply”; 16, pausa; 16.30, Emanuela Faresin, Francesca Adesso, Giuseppe Salemi (università di Padova) “Gemellae: from invisible to visible. Virtual reconstractionproposals”; 16.50, Giovanni Cagnoni (università di Padova) “From historical researches to current participatory valorization projects”; 17.10, Armando De Guio (università di Padova) “How to marry a Berber princess … or a Berber shepherd: flying into the future in the blue Baradez’s skies”; 17.30, discussion.

PROGRAMMA MATTINO 30 NOVEMBRE 2023 – Researches in Roman Numidia: 9, Alan Rushworth (The Archaeological Practice Ltd in Newcastle upon Tyne) “The Limes Gemellensis: current knowledge and questions”; 9.20, Yacine Rabah Hadji (Université d’Alger 2) “Archaeological sites in the Limes Numidiensis, some questions and thoughts”; 9.40, Steve Bödecker (LVR Bonn), Eckhard Deschler-Erb (University of Cologne) “The ‘fabrica’ of the legionary fortress of Lambaesis; the re-discovered documentation of unpublished excavations of 1972/1973: first results and outlook”; 10, Yasser Nassim Benzagouta, Meriem Seghiri (CRAT, Algerie) “New technologies as means to preserve Heritage in the face of natural and anthropogenic risks”; 10.20, discussion; 11, pausa; 11.30, Souad Slimani, Hanane Kherbouche (Université de Constantine 2) “L’eau et le Limes dans le Hodna”; 11.50, Ahecine Zineddine Saouli, Aomar Dali, Rachida Dali (Université de Biskra) “Heritage protection plans (PPMVSA) as a strategy of protecting Roman sites alongside the Limes in Algeria”; 12.10, Fatima Zohra Bahloul (Université de Batna 1) “The Roman forum of Timgad: a new survey and preliminary analysis”; 12.30, discussion.

PROGRAMMA POMERIGGIO 30 NOVEMBRE – Roman ambiences: new perspectives: 15, Azeddine Belakehal (Université de Biskra) “Reading Roman ambiences from antique visual resources”; 15.20, Hana Djouadi (Université de Biskra) “Roman baths: Ambiences and architectural devices”; 15.30, Asma Achraf Zendagui (Université de Biskra) “Roman domestic ambiences: State of the art”; 15.40, Manal Ghenai (Université de Biskra) “The Roman forum’s ambiences: The cinematographic imagination”; 15.50, Racha Mokrane (Université de Biskra) “The dome as a symbol of the Divine light: Virtual restitution of the Authentic Ottoman Ketchaoua mosque’s dome in Algiers”; 16, Ouiem Guergueb (Université de Biskra) “Locational interrelations between Berber collective granary citadels and Roman forts in the Aurès massif”; 16.10, Dorsaf Zid (ENAU Tunis) “Survivals of Antique ambiences in the place of the Roman basins in Gafsa, Tunisia”; 16.20, Nour Ben Dali (ENAU Tunis) “Roman sacred buildings in the Maghreb: ambiences related specificities”; 16.30, pausa; 17, tavola rotonda e discussione finale.

Napoli. A Palazzo Reale l’evento Unesco “Cultural Heritage in the 21st Century”: tre giorni per elaborare risposte comuni alle nuove sfide poste al Patrimonio dell’Umanità

Dal 27 al 29 novembre 2023, a Napoli, a Palazzo Reale, l’evento “Cultural Heritage in the 21st Century”. L’Italia ospita rappresentanti ed esperti dei 194 Stati membri UNESCO per elaborare risposte comuni alle nuove sfide poste al Patrimonio Mondiale e Immateriale dell’Umanità. L’evento – organizzato congiuntamente da ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ministero della Cultura e UNESCO, con il sostegno del Comune di Napoli – affronterà, nel corso di sette sessioni tematiche, i temi dell’urbanizzazione, del turismo eccessivo, dei cambiamenti climatici e dei conflitti. Sarà un’occasione per condividere con gli altri membri dell’Organizzazione le riconosciute competenze italiane in tema di tutela del Patrimonio Mondiale Materiale e Immateriale. I lavori avranno inizio nella mattinata di lunedì 27 con i saluti istituzionali. La conclusione è prevista per il 29 novembre con il lancio della “Call for Action” alla presenza del vice presidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano e dalla direttrice generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay.

Milano. Al Politecnico presentazione del libro “La conservazione preventiva e programmata: una strategia per il futuro” di Rossella Moioli

milano_politecnico_libro-la-conservazione-preventiva-e-programmata_di-rossella-moioli_locandinaAl Politecnico di Milano presentazione del libro “La conservazione preventiva e programmata: una strategia per il futuro” di Rossella Moioli. Appuntamento lunedì 27 novembre 2023, alle 12, in aula Magna, ed. 1 “Rettorato” p.zza Leonardo da Vinci 32. Introduce e coordina Stefano Della Torre, Politecnico di Milano. Interventi di Giovanni Azzone, presidente Fondazione Cariplo; Sabrina Sammuri, direttore generale Culture, Identità e Autonomie Regione Lombardia; Gabriele Barucca, soprintendente ABAP per le province di Cremona e Mantova; Valentina M. Sessa, università e-campus. Saranno presenti Rossella Moioli, Pietro Petraroia e Lorenza Gazzerro. A seguire rinfresco.

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Rossella Moioli (politecnico di Milano)

Il libro. La Conservazione preventiva e programmata è una strategia di medio-lungo periodo che pone l’integrazione delle attività di conservazione e valorizzazione alla base di un’efficace gestione del bene culturale. È orientata alla prevenzione e alla cura costante del patrimonio culturale ed è un processo articolato di produzione di nuova conoscenza e di stratificazione di informazioni. Il libro racconta le riflessioni condotte nell’arco di più di venti anni sul tema della conservazione preventiva e programmata e rende conto degli esiti di dieci anni di interventi di Fondazione Cariplo sulla linea del rinnovamento della visione e delle metodologie della conservazione del patrimonio architettonico, inquadrandone il fondamento culturale, anche grazie alla preziosa ricostruzione delle vicende novecentesche proposta da Pietro Petraroia nella sua Prefazione, il contesto internazionale e le prospettive di sviluppo, con una crescente attenzione ai temi della transizione digitale e della prevenzione ambientale.