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Il 2024 porterà al parco archeologico di Ostia antica l’apertura del museo Ostiense con il nuovo allestimento nel Casone del Sale, dove è stato istituito nel 1945, previsto dal progetto del 2021: interventi strutturali sulla palazzina, e restauro di tutte le opere già esposte e di quelle che qui troveranno posto

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Museo Ostiense: render della sala VII – La gente (foto studio Balletti&Sabbatini)

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Rilievo fotografico delle opere da esporre nel nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)

L’obiettivo era di riaprirlo per l’estate 2023. Il nuovo museo Ostiense sarà con ogni probabilità un regalo del 2024. Prime delle festività 2023 proprio in vista dell’allestimento del nuovo museo Ostiense il Servizio Restauro, con le restauratrici del Parco Antonella Docci e Daniela Tarica, ha presentato le attività di documentazione fotografica dei recenti lavori di restauro specialistico realizzato su un consistente ed eterogeneo corpus di opere. La campagna fotografica è stata eseguita dal fotografo del Parco, Giulio Sanguinetti. Sono più di cento, infatti, le opere sulle quali si è intervenuti: gruppi scultorei, statue, sarcofagi, rilievi e numerosi ritratti, tra i quali, quello di un giovane rinvenuto nella domus di Amore e Psiche e la testa di Antonino Pio che ha la particolare forma concava alla base, tipica dei ritratti realizzati per essere incassati nel corrispondente alloggiamento della statua per la quale erano destinate. A breve avranno inizio le delicate operazioni di imballaggio, con tecnici specializzati, per consentire la movimentazione in sicurezza e l’allestimento di tutte le opere che faranno parte del nuovo museo ostiense.

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Interventi strutturali sul Casone del Sale, sede del museo Ostiense (foto parco ostia antica

Il museo Ostiense fu creato nel 1865 dall’archeologo Pietro Ercole Visconti per esporre i reperti che si andavano scoprendo negli scavi. A tal fine venne ristrutturato il “Casone del Sale”, un grande magazzino realizzato intorno al 1571; un’iscrizione in onore di Pio IX, posta sull’attuale facciata del Museo, celebra la conclusione dei lavori (1868). Con l’Unità d’Italia si preferì spostare i reperti nel Castello di Giulio II, dove furono allestite cinque sale sul piano degli spalti (1878). l museo Ostiense riaprì i battenti nell’edificio del Casone del Sale nel 1945. Pochi mesi dopo, nel 1946, moriva Guido Calza, che ne aveva curato l’allestimento insieme all’architetto Italo Gismondi, accogliendo le numerose straordinarie opere rinvenute negli anni ’38-‘42. Un altro intervento di ampliamento del museo si ebbe nel 1962. All’allestimento lavorò nuovamente Italo Gismondi, insieme a Raissa Gourevich Calza e a Maria Floriani Squarciapino. Il museo così rinnovato ospitava non solo le opere di scultura provenienti dagli scavi, ma anche alcune pitture e gli oggetti “minori” per dimensioni, non certo per importanza: in particolare bronzetti e avori, gioielli e vetri.

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Museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica: spostamento delle opere (foto parco ostia antica)

Nel 2021 è stato presentato il progetto del nuovo museo Archeologico di Ostia Antica a cura di Mariarosaria Barbera e Paola Olivanti (vedi https://bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it/…). I lavori viaggiano su due binari: da una parte un importante intervento strutturale sulla palazzina che ospita il museo Ostiense; dall’altra il restauro di tutte le opere già esposte, nonché di quelle che troveranno posto nel nuovo percorso espositivo del Museo. Le opere sono in restauro, tra gli altri, nei locali dell’Antiquarium ostiense, che fino a prima della pandemia era impiegato per le conferenze. L’ampia vetrata consente di vedere le operazioni in corso sulle opere. La primissima operazione è stata quella di “svuotare” il Museo dalle sue opere. Le operazioni sono state molto delicate e in molti casi anche complicate, per via delle dimensioni e della fragilità delle sculture in marmo. Tutto il “trasloco” è stato seguito dal Servizio di Restauro del Parco.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “Iside, regina del mare” di Laurent Bricault (Université Toulouse II Jean Jaurès), ultimo incontro a corollario della mostra “L’Amato di Iside. Nerone, la Domus Aurea e l’Egitto” in Domus Aurea fino al 14 gennaio

roma_curia-iulia_conferenza-iside-regina-del-mare_bricault_locandinaSi conclude il ciclo di incontri e conferenze pensati per approfondire tematiche ed aspetti raccontati nella mostra “L’Amato di Iside. Nerone, la Domus Aurea e l’Egitto”, alla Domus Aurea fino al 14 gennaio 2024, con la conferenza “Iside, regina del mare” in Curia Iulia lunedì 8 gennaio 2024, alle 16.30, a cura di Laurent Bricault, professore all’Université Toulouse II Jean Jaurès. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina www.facebook.com/parcocolosseo. Sul suolo egiziano, che l’ha vista nascere, la dea Iside è più interessata alle piene del Nilo che alle onde del mare. Quando però il Mediterraneo diviene il cuore pulsante dell’oikoumene ellenistica, la dea compare accanto ad Afrodite, ai Dioscuri e a Poseidone come una delle principali potenze divine che sovraintendono il mondo marino. Signora del mare, è lei che garantisce una navigazione sicura; è lei che protegge i marinai e le navi, comprese quelle che trasportano regolarmente il grano da Alessandria per l’approvvigionamento di Roma. La popolarità di questa nuova funzione di “Signora delle onde” incoraggia gli uomini a porre sotto i suoi auspici la grande festa dell’apertura della navigazione, nel mese di marzo, caratterizzata da processioni grandiose e animate che vengono descritte minuziosamente dallo scrittore Apuleio nel II sec. d.C., nella sua opera “Le Metamorfosi”. Le navi portano il suo nome e la sua immagine di dea navigans si diffonde nello spazio e nel tempo. Nel XIX secolo a Parigi Iside è ancora la Regina del mare. Si dipana così, sulla scia di Iside, un racconto straordinario che attraversa più di due millenni.

Napoli. Il museo Archeologico nazionale chiude il 2023 con oltre 550mila visitatori: +25% rispetto al 2022. Il dg Musei Massimo Osanna: “Eventi di qualità e collezioni storiche per un dialogo sempre più stretto con il pubblico”

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli ci sono tutti gli elementi per poter esultare: numeri da record di visitatori, nuovi allestimenti, grandi eventi. Peccato che a fare il bilancio di un 2023 particolarmente positivo non ci sia il vero artefice di tutto questo, il direttore Paolo Giulierini, che a novembre 2023 ha lasciato per fine mandato, e che in molti confidano in un suo ritorno, vincitore del prossimo bando di concorso al posto di direttore alla guida del Mann. “Il 2024 inizia con ottimi auspici per il Museo e per la città”, commenta il direttore generale Musei del ministero della Cultura, Massimo Osanna: “la programmazione di eventi culturali di qualità e la valorizzazione delle collezioni storiche permetteranno di costruire un dialogo sempre più stretto con cittadini e turisti. Speriamo che il 2024 ci premi, facendo archiviare definitivamente la battuta di arresto determinata dal Covid”.

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Visitatori all’ingresso del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

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Sezione Campania Romana al Mann: il portico chiuso dalla statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)

Oltre 550mila visitatori al museo Archeologico nazionale di Napoli nel 2023: il trend di presenze è in crescita di circa il 25% rispetto al 2022, quando al Mann sono stati registrati 441mila ingressi. L’anno appena trascorso è stato segnato dell’inaugurazione del nuovo allestimento della Sezione Campania Romana, che presenta oltre duecento reperti in sale non risultate fruibili negli ultimi quarant’anni (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale l’attesa è finita: dopo 50 anni, apre la sezione Campania Romana delle sale monumentali occidentali. Oltre duecento reperti dalle città vesuviane e dall’area flegrea. L’invito del direttore Giulierini | archeologiavocidalpassato).

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Restauro mosaico di Alessandro al Mann: il cantiere a vista (foto graziano tavan)

A novembre scorso, è stata avviata la fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro: il cantiere è oggi visibile al pubblico (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre il “cantiere trasparente”: il pubblico potrà seguire in diretta il restauro del mosaico di Alessandro. Un video racconta l’operazione di ribaltamento conclusa con successo | archeologiavocidalpassato).

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Lavori ai depositi Cavaiole del Mann (foto livia pacera)

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Lavori ai depositi Cavaiole del Mann (foto livia pacera)

Si lavora alacremente anche nei depositi: nei sotterranei denominati “Cavaiole” fervono le attività di catalogazione e risistemazione degli innumerevoli manufatti custoditi (vedi Napoli. Alla scoperta dei depositi sotterranei delle Cavaiole, interessati da un intervento di 12 milioni di euro: intervista al direttore Paolo Giulierini e video della passeggiata con l’architetto Amanda Piezzo | archeologiavocidalpassato).

Vetulonia. Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” la visita guidata “Convivio Etrusco” con la direttrice apre la II edizione della Festa dei Musei di Maremma

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Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia l’Epifania non tutte le feste porta via. Domenica 7 gennaio 2024 infatti prende avvio la II edizione della Festa dei Musei, promossa dal sistema provinciale dei Musei di Maremma con ingresso gratuito per le prime domeniche di gennaio, febbraio e marzo e tanti tantissimi eventi dedicati. Il primo appuntamento domenica 7 gennaio 2024, alle 11, con “Convivio Etrusco”: visita guidata tematica con la direttrice Simona Rafanelli che porterà i partecipanti alla “tavola” degli Etruschi, nello spazio dell’otium e della socialità, con un racconto dei reperti del museo inedito e ricco di gusto. Prenotazione gradita 0564948058, museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. L’ingresso in Museo sarà gratuito per l’intera giornata. Vi aspettiamo con il consueto orario dalle 10 alle 16.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ultimo appuntamento (già sold out) per il ciclo “Natale all’Etru” sulla donna etrusca con Chiara Cecot

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Cinturone a losanga in lamina di bronzo con decorazione a sbalzo e incisa, con motivi raffiguranti il sole (metà VIII secolo a.C.), proveniente dalla tomba LXXII della necropoli di Cava della Pozzolana a Cerveteri, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

La Befana porta un sold out per l’ultimo appuntamento del ciclo di visite guidate “Natale all’Etru” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: le visite guidate sono gratuite, comprese nel costo del biglietto. Sabato 6 gennaio 2024, alle 16, “La donna etrusca”: appuntamento con la guida speciale di Chiarar Cecot. Si andrà alla ricerca dell’amore per il bello nei corredi di Villa Giulia. Sulle tracce delle donne etrusche attraverso i numerosi oggetti che richiamano le attività svolte durante la vita quotidiana come la tessitura e la filatura. Fibule, fusi e cinturoni con preziose tracce di tessuto sono il simbolo di bellezza e femminilità e racchiudono storie di donne che aspettano solo di essere raccontate.

Ercolano. La mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici ha chiuso con un doppio successo: la risposta dei visitatori e la delocalizzazione dei reperti che conferma l’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. Presto nuovi progetti in sinergia. Intanto i preziosi reperti lignei saranno esposti a rotazione nell’Antiquarium del Parco archeologico

portici_reggia_mostra-materia_locandinaVinta la sfida della delocalizzazione dell’esposizione dei reperti, conferma dell’importanza della rete per lo sviluppo territoriale. All’indomani della chiusura della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, prodotta dal parco archeologico di Ercolano con il consueto affiancamento del Packard Humanities Institute, nella settecentesca Reggia di Portici, residenza estiva della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo e meta dei viaggiatori del Grand Tour, si esulta per il successo del progetto culturale che non è solo la risposta del pubblico, più di 50mila visitatori, ma anche l’efficacia della partnership che ha soddisfatto tutti. La mostra è nata infatti da una straordinaria collaborazione interistituzionale con la Città metropolitana di Napoli, il dipartimento di Agraria e del Musa (Centro museale Reggia di Portici) dell’università di Napoli “Federico II” e con un finanziamento della Regione Campania. 

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Visitatori sullo scalone della Reggia di Portici che porta alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” (foto musa)


Materia - Il legno che non bruciò Ercolano

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

Il legno e la sua materia, primi attori indiscussi per 12 mesi nelle lussuose sale della Reggia, reperti intrisi di umanità, hanno raccontato ai visitatori storie di ritrovamenti, utilizzi, impieghi nella quotidianità degli antichi e non solo. Tutti questi elementi sono stati protagonisti anche dei social con le “Schegge del Parco”, il nuovo format lanciato di recente dove Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, narra la storia del reperto, e con una trasposizione all’interno del Parco, ne mostra poi il luogo del ritrovamento. Ma non finisce qui. Ai visitatori del Parco verrà offerta l’opportunità di poter fruire ancora dei reperti in legno, grazie a una programmazione cadenzata che permetterà di rivedere i pezzi nella cornice dell’Antiquarium del Parco.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, accompagna i giovani visitatori del territorio alla mostra “Materia” nella Reggia di Portici (foto paerco)

“Gli straordinari reperti in legno, particolarità unica al mondo del nostro patrimonio”, dichiara Sirano, “sono diventati, nello spirito UNESCO, occasione per proseguire la tessitura di rete territoriale valorizzando anche altri meravigliosi luoghi ricadenti nella buffer zone, quali la splendida Reggia di Portici. Non ci è parso sostenibile continuare a tenere i reperti in legno all’interno dei depositi e abbiamo scelto di condividerli sul territorio e con la comunità, non nell’Antiquarium del Parco, ma nel sito che fu la sede del primo museo borbonico dedicato ai siti vesuviani. Oggi i reperti tornano al Parco e, dato il successo della Mostra, questo non sarà un addio ma un arrivederci perché il Parco lavorerà ad esporre i reperti in Antiquarium, così come continueranno la collaborazione con i partner istituzionali e le ricerche con il dipartimento di Agraria”.

“Si è conclusa il 31 dicembre 2023 la straordinaria mostra Materia: il legno che non bruciò ad Ercolano”, interviene il direttore del Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie, Stefano Mazzoleni. “Inaugurata a dicembre 2022, nella maestosa Reggia di Portici, la mostra ha rappresentato un’esperienza culturale senza precedenti, conducendo i visitatori in un viaggio attraverso la storia e l’archeologia, sottolineando il forte legame tra l’antica Ercolano e la settecentesca Reggia borbonica. La Reggia fu realizzata nel Settecento come residenza estiva per la famiglia reale borbonica e divenne sede dell’Herculanense Museum, uno dei primi musei archeologici al mondo, meta del Grand Tour da tutta Europa. Successivamente, dal 1872, diventò invece sede della Real Scuola di Agricoltura di Portici, oggi dipartimento di Agraria dell’università di Napoli “Federico II”. La mostra ha inoltre contribuito a rafforzare il legame di collaborazione tra l’ateneo federiciano e il parco archeologico di Ercolano, custode dei millenari reperti archeologici. Nonostante la fine di questa mostra unica, il legato culturale e storico continuerà a vivere, promuovendo la consapevolezza e l’apprezzamento della ricca eredità dell’area. Guardiamo avanti a nuove iniziative che continueranno a celebrare e preservare la storia di questo luogo straordinario. Un grazie a tutti i visitatori che hanno condiviso con noi l’entusiasmo e la meraviglia di fronte a delle opere assolutamente uniche ed affascinanti. La grande partecipazione e l’entusiastico interesse dei visitatori ha anche rinsaldato il legame tra il territorio e le istituzioni culturali”.

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Visitatori alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” nella Reggia di Portici (foto musa)

Soddisfazione anche da parte di Matteo Lorito, rettore dell’università di Napoli “Federico II”: “Si chiude una mostra di rara bellezza, frutto di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, che ha consentito di riportare nella reggia voluta da Carlo di Borbone reperti archeologici unici al mondo esposti in un contesto straordinario e con modalità che hanno consentito a migliaia di persone di immergersi nella quotidianità dell’epoca romana. Si ringrazia il parco archeologico di Ercolano e la Città metropolitana per aver voluto prestare al dipartimento di Agraria legni fossilizzati. Un dipartimento nel quale da molti anni, tra le tante discipline scientifiche, si studiano legni fossili anche del Neolitico”. E Danilo Ercolini, direttore del dipartimento di Agraria: “Ospitare la mostra Materia a Portici è stato, oltre che un piacere, un chiaro esempio di proficua collaborazione tra istituzioni. Abbiamo a cuore la valorizzazione della reggia di Portici, e ogni collaborazione con altri enti territoriali che aiuta questa valorizzazione sarà benvenuta. I numerosi visitatori della mostra, unica e favolosa nel suo genere, hanno avuto anche occasione, non soltanto di visitare la reggia di portici e apprezzarne il valore, ma pure di entrare in contatto con la nostra realtà universitaria, maturando consapevolezza delle numerose attività di didattica, ricerca e terza missione svolte dal dipartimento di Agraria, dipartimento di eccellenza per il quinquennio 2023-’27”.

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Veduta dall’alto della Reggia di Portici che ospita la mostra “Materia” promossa dal parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Entusiasta della collaborazione anche Gaetano Manfredi, sindaco della Città Metropolitana, nel cui patrimonio immobiliare rientra la Reggia: “Si è trattato di un’esperienza molto positiva. Innanzitutto per la grande e proficua sinergia, che ha consentito di mettere insieme realtà istituzionali diverse che hanno lavorato tutte per un unico obiettivo. Ma soprattutto perché, grazie a questa mostra – che ha consentito a migliaia di visitatori non solo di ammirare reperti unici al mondo, ma anche di scoprire lo straordinario palazzo reale borbonico, di passeggiare nelle sue splendide stanze, nei suoi giardini, nel ricchissimo orto botanico – possiamo affermare che è iniziata una nuova era per la Reggia di Portici: quella in cui si è finalmente aperta al mondo, ritrovando la sua funzione originaria di polo museale e di attrattore culturale e turistico per tutto il territorio. Il grande impegno messo in campo dalla Città Metropolitana, con la realizzazione di importanti lavori di restauro per la valorizzazione del patrimonio architettonico e storico-artistico del complesso monumentale, che è oggi tra i più splendidi esempi in Europa di residenza estiva della famiglia reale borbonica, sta portando ora i suoi frutti. Il successo di questa mostra ci dimostra che dobbiamo andare avanti su questa strada”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo “Natale all’Etru” doppia visita guidata: al mattino, sulla riscoperta di Spina con Luca Mazzocco; al pomeriggio, sui miti e leggende del mondo antico con Simone Lucciola

roma_villa-giulia_natale-all-etru_logo-locandinaDoppio appuntamento, venerdì 5 gennaio 2024, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con le visite guidate del ciclo “Natale all’Etru”. Una alla mattina, alle 11, la seconda al pomeriggio alle 16. Le visite guidate sono gratuite, comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

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Candelabro con Enea e Anchise conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

“Spina. Il fascino di una città riscoperta”. Per il ciclo “Natale all’Etru” venerdì 5 gennaio 2024, alle 11, Luca Mazzocco porterà i partecipanti alla scoperta di Spina, l’antica città portuale affacciata sul Mare Adriatico. Gli antichi avevano già tramandato il nome di Spina, ma la sua grandezza fu chiara solo nel 1922 quando, con la bonifica della Valle Trebba, la zona paludosa vicino a Comacchio, vennero alla luce più di 4mila sepolture con straordinari corredi funerari. Il racconto parte però dal 1668, data del primo ritrovamento di un elemento di candelabro raffigurante Enea e Anchise. La visita si propone di raccontare la mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”, rievocando i momenti salienti della scoperta attraverso gli oggetti in esposizione provenienti da istituti italiani ed esteri.

roma_villa-giulia_visita-guidata-spina-riscoperta_locandina“Miti e leggende del mondo antico a Villa Giulia”. Per il ciclo “Natale all’Etru” venerdì 5 gennaio 2024, alle 16, sfogliamo le pagine dei racconti della mitologia con Simone Lucciola che condurrà i partecipanti lungo le sale del Museo per riscoprire storie e leggende senza tempo. Dalle Dodici fatiche di Eracle alla spedizione degli Argonauti, alcuni capitoli del romanzo della mitologia classica raccontati attraverso le sculture e le pitture vascolari conservate nel Museo di Villa Giulia: prequel, sequel, episodi e spin-off di un’unica grande stagione narrativa incentrata sulle incredibili avventure di dèi ed eroi, condottieri e uomini straordinari.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo “Natale all’Etru” doppia visita guidata: al mattino, sugli Etruschi e il vino con Stefania De Majo; al pomeriggio, su Spina con Alessandra Leonardi

roma_villa-giulia_natale-all-etru_logo-locandinaDoppio appuntamento, giovedì 4 gennaio 2024, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con le visite guidate del ciclo “Natale all’Etru”. Una alla mattina, alle 11, la seconda al pomeriggio alle 16. Le visite guidate sono gratuite, comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

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Particolare della coppa con Dioniso seduto in trono fra menadi danzanti e tralci di vite(520-510 a.C.) del Gruppo di Leagros, proveniente dalla Tomba a camera 13, necropoli di Celle, Falerii Veteres, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

“Il dono di Dioniso. Gli Etruschi e il vino”: per il ciclo “Natale all’Etru”, giovedì 4 gennaio 2024, alle 11, Stefania De Majo presenterà aspetti poco noti del vino che, protagonista di miti e tavole imbandite, assume nel mondo antico un incredibile valore simbolico, sia come espressione di uno status, sia come oggetto rituale. Dall’arte (e dall’ebbrezza) del dio greco Dioniso gli Etruschi impareranno a sfruttare al meglio il dono della viticoltura, divenendo grandi produttori e consumatori del prezioso liquido. In questa visita scopriremo le usanze, gli oggetti e le tradizioni legate al vino etrusco.

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Cratere attico a figure rosse con scene di commiato dalla Tomba 18 C della Valle Pega di Spina, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-er)

“Spina. Città etrusca”: per il ciclo “Natale all’Etru”, giovedì 4 gennaio 2024, alle 16, Alessandra Leonardi porterà i partecipanti a Spina, città etrusca perduta negli echi del Mito e ritrovata 100 anni fa nel Delta del Po: un excursus sull’origine storica e mitologica, usanze e rituali, ascesa e caduta della città lagunare gemella del porto di Pyrgi e collegata al Santuario di Delfi, il più importante del mondo ellenico.

Pompei. Dal 3 gennaio apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX: tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 per gruppi di 15 persone. Il personale di cantiere illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo

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Scavi in corso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 3 gennaio 2024 apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 sarà possibile – previa prenotazione al numero 3272716666 – accedere in gruppi di 15 persone all’area, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Durata visita 45 minuti. Il servizio di prenotazione è attivo dalle 9.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì. Punto di incontro: via di Nola (angolo Nord-Ovest dell’Insula 10 della Regio IX, fra via di Nola e vicolo dei Gladiatori. L’apertura del cantiere al pubblico costituisce uno dei migliorativi offerti dalla ATI Cooperativa Archeologia/ Minerva S.r.l nell’Insula 10 della Regio IX. Le visite, effettuate dal personale impegnato nel cantiere saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori e sulle tecniche di indagine, volte al recupero integrale del potenziale informativo della stratigrafia anche grazie all’applicazione di indagini scientifiche multidisciplinari. In caso di forte pioggia la visita sarà annullata e saranno contattati telefonicamente i partecipanti.

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Pompei, Regio IX, insula 10: mappa dell’area di scavo da drone al 21 febbraio 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Il progetto si inserisce in un più ampio approccio che mira a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammonta a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo in quest’area della Regio IX, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Planimetria dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Larario nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

In questi ultimi ambienti sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione, tre pompeiani che si erano rifugiati in cerca della salvezza e che hanno invece trovato la morte sotto i crolli dei solai. Una serie di osservazioni ha dimostrato che le persone impiegate nei lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, fossero rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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La parete con l’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia nell’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Su una delle pareti invece dell’atrio è emerso l’affresco di una natura morta – che ricorda la “pizza” dei nostri giorni –   raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Si tratta di un genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, che prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).

Archeologia 2024. Ecco le date da fissare in agenda per le grandi kermesse di incontri e confronti, e le rassegne del cinema archeologico in Italia

Siamo all’inizio di gennaio. Avete pronta l’agenda per fissare le date degli appuntamenti da non perdere? Le grandi kermesse di incontri e confronti aprono e chiudono l’anno. Le rassegne del cinema archeologico più importanti sono concentrate tra l’ultimo scorcio dell’inverno e l’avvio dell’autunno.

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L’ingresso al Palacongressi di Firenze per tourismA (foto archeologia viva)

Si inizia a febbraio con tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze promosso da Archeologia Viva, diretta da Piero Pruneti (Giunti editore). Appuntamento al Palacongressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024): sarà la decima edizione che, a detta degli organizzatori si annuncia straordinaria. Inaugurazione generale: giovedì 22 febbraio 2024, nel nuovo tempio della cultura Giunti Odeon; inaugurazione riservata a operatori e ospiti: venerdì 23 febbraio 2024, in Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione Toscana.

Si chiude a novembre con la XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico, promossa da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, col patrocinio del ministero della Cultura, del ministero del Turismo, e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Appuntamento al Next – ex tabacchificio di Paestum (Sa) dal 31 ottobre al 3 novembre 2024: 160 espositori, 20 Paesi esteri. 150 conferenze e incontri con 600 relatori, workshop con bayer europei e nazionali, un viaggio nell’antichità con la mostra di archeologia virtuale e i laboratori di archeologia sperimentale, orientamento alla formazione e al lavoro.

firenze_archeofilm_2024_logo-locandinaA marzo arriva il Firenze Archeofilm, il Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, giunto alla sesta edizione, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”. Appuntamento dal 6 al 10 marzo 2024 a Firenze, al Cinema La Compagnia (via Cavour 50r), con ingresso libero e gratuito. Anche in questa edizione saranno selezionati documentari prodotti a livello mondiale.

rovereto_rassegna-RAM-2024_logo-locandinaA ottobre, invece, è il momento del RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, giunto alla 35.ma edizione, organizzato dalla Fondazione Museo Civico Rovereto, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. Appuntamento a Rovereto, sede principale il teatro Zandonai, dal 2 al 6 ottobre 2024, con proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. In programma i più recenti e spettacolari documentari, docu-fiction e corti animati sulla ricerca archeologica e sul patrimonio culturale materiale e immateriale – siti, monumenti, popoli, culture e tradizioni lontane – per sensibilizzare il pubblico rispetto alla bellezza e alle fragilità dei tesori del nostro passato e del nostro presente attraverso la prospettiva esperienziale del cinema.

licodia-eubea_festival-della-comunicazione-e-del-cinema-archeologico_logoNeanche il tempo di archiviare l’edizione roveretana che è già il momento del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunto alla XIV edizione, evento cinematografico dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive, organizzato dall’associazione culturale Archeovisiva con la collaborazione logistica dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto” e il sostegno di Regione Siciliana, Sicilia Film Commission, ministero della Cultura e Comune di Licodia Eubea. Appuntamento al teatro della Legalità e nella chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea, piccolo borgo nel cuore degli Iblei, dal 7 al 13 ottobre 2024.