Pantelleria. Sull’acropoli di San Marco scoperto un tesoretto di 27 monete di età Repubblicana. L’archeologo Thomas Schäfer (Universität Tübingen): “Qualcuno ha nascosto il gruzzolo all’arrivo delle navi dei pirati, senza riuscire più a recuperarlo”

Una delle monete d’argento scoperte nel tesoretto sull’acropoli di San Marco a Pantelleria (foto regione siciliana)
Nuovo ritrovamento nell’acropoli di San Marco a Pantelleria: rinvenute 27 monete d’argento di età Repubblicana coniate a Roma tra il 94 e 74 a.C. Una scoperta che offre informazioni preziose per la ricostruzione di accadimenti che hanno segnato la storia della Sicilia in epoca romana, avvenuta in un sito di straordinaria bellezza rimasto fortunatamente ancora intatto.

Sull’acropoli di San Marco a Pantelleria scoperto un tesoretto di 27 monete d’argento (foto regione siciliana)
Il tesoretto di 27 monete d’argento è stato scoperto nel luogo esatto in cui, nel 2010, erano stati scoperti 107 denari romani d’argento, poco lontano da dove qualche anno prima erano state ritrovate le tre famose teste imperiali di Cesare, Agrippina e Tito. Il gruppo di lavoro guidato dall’archeologo Thomas Schäfer per l’Universität Tübingen ha effettuato il ritrovamento durante una campagna di pulizia, restauro e copertura dei saggi dell’acropoli di Santa Teresa e San Marco, a Pantelleria – parte del parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, diretto da Felice Crescente: si tratta di alcune monete in argento di età Repubblicana coniate a Roma, denari la cui datazione fissata tra il 94 e 74 a.C. è identica a quella del primo ritrovamento. Secondo quanto sostiene l’archeologo, alcune monete sono apparse nella terra smossa dopo le piogge, le altre sono state ritrovate sotto a un masso proseguendo negli scavi e sono già state ripulite e inventariate.

Una delle monete d’argento scoperte nel tesoretto sull’acropoli di San Marco a Pantelleria (foto regione siciliana)
“Questa scoperta”, afferma l’assessore ai beni Culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, “oltre al valore intrinseco legato ai reperti, offre informazioni preziose per la ricostruzione di accadimenti, contatti commerciali e relazioni politiche che hanno segnato il Mediterraneo in età Repubblicana”. “Scaviamo ormai da venticinque anni a San Marco”, spiega l’archeologo Thomas Schäfer, “è un sito meraviglioso, fortunatamente intatto, non è stato mai toccato nei secoli. È il luogo che ci ha restituito il Comizio dove si incontravano i decurioni: sono soltanto cinque in tutta Italia e questo è quello in condizioni migliori”. Schäfer ipotizza che questo piccolo tesoro sia stato nascosto durante uno dei frequenti attacchi dei pirati del periodo: in quegli anni era infatti in corso nel Mediterraneo la campagna di Gneo Pompeo Magno che, su incarico del Senato romano, combatté e distrusse le imponenti flotte piratesche. C’erano frequenti scorribande contro i villaggi lungo la costa ed è facile immaginare che qualcuno abbia nascosto il gruzzolo all’arrivo delle navi, senza riuscire più a recuperarlo.
Rovereto (Tn). Il concerto “Note sulle migrazioni”, al teatro Rosmini, apre ufficialmente il 35.mo RAM film festival 2024 “Sguardi sulle migrazioni”: 64 documentari da 29 Paesi con 28 premiere, 3 film fuori concorso, 4 aperitivi, 4 eventi speciali
Il concerto “Note sulle migrazioni”, martedì 1° ottobre 2024, al teatro Rosmini di Rovereto, apre ufficialmente il 35.mo RAM film festival 2024 “sguardi sulle migrazioni” dedicato ai tesori, ai popoli, alle culture di tutto il mondo, in programma dal 2 al 6 ottobre 2024: film, talk con aperitivi, esperienze, visite guidate, spettacoli: 64 documentari da 29 Paesi con 28 premiere, 3 film fuori concorso, 4 aperitivi, 4 eventi speciali. Quest’anno i riflettori sono accesi in particolare sulle piccole e grandi migrazioni, tra passato e presente, dettate dalle economie, dalle guerre, dai cambiamenti climatici e ambientali, inquadrando popoli in movimento che hanno cambiato, influenzato o miscelato culture, tradizioni, architetture, espressioni artistiche.
Il concerto di anteprima “Note sulle Migrazioni” è a cura della associazione Euritmus, con il Trio Broz (Barbara Broz, violino; Giada Broz, viola; Klaus Broz, violoncello). Sulle musiche del messicano Manuel Maria Ponce e di Heitor Villa-Lobos, importante compositore di musica classica del Novecento brasiliano, la serata è dedicata alle migrazioni in ambito musicale, tra spostamenti per motivi socio-politici a viaggi di formazione personali, che hanno prodotto patrimoni musicali di portata internazionale. La migrazione è un periodo di passaggio per un popolo e culturalmente l’occasione di dare vita a qualcosa di nuovo, anche in musica. Vi sono state vere e proprie migrazioni di musicisti nelle diverse epoche, nel continente europeo, poi anche fra vari continenti, per motivi economici e in fuga da condizioni socio-politiche difficili. A fianco di queste grandi commistioni culturali vi sono stati poi anche viaggi di formazione personale, piccole storie individuali che hanno saputo fruttare patrimoni musicali di portata internazionale. Il programma musicale della serata del festival è dedicato ad entrambi questi fenomeni culturali, proponendo per trio d’archi due opere uniche: il trio para arcos di Manuel Maria Ponce, principale compositore messicano e il Trio di Heitor Villa-Lobos, più importante compositore di musica classica del Novecento brasiliano.

Il Trio Broz (Barbara Broz, violino; Giada Broz, viola; Klaus Broz, violoncello) (foto fmcr)
Il Trio Broz, composto dai fratelli Barbara (violino), Giada (violino e viola), Klaus (violoncello), è nato nel 1993 ed in brevissimo tempo si è fatto notare come una delle più interessanti giovani formazioni cameristiche europee, vincendo premi e suonando in rassegne di grande rilevanza internazionale. Il Trio si è negli anni esibito in più di 700 concerti in Europa, USA, America Centrale, Asia e Africa, ospite in diretta anche di svariate trasmissioni radiofoniche (fra le altre RAI Radio 3, BBC Radio 3, Radio Oe1, Radio FM). Acclamato da riviste specializzate italiane e straniere per le incisioni dei suoi 4 CD (due dei quali per International Music e Sony Classical) il Trio ha ampliato il suo lavoro di approfondimento e diffusione della musica classica divenendo fondatore di tre realtà musicale di grande qualità artistica: la Associazione Euritmus, per la promozione musicale, la Accademia del Violino – Italian Violin Academy a Verona, per la diffusione della educazione e cultura musicale e l’Orchestra Sinfonica delle Alpi, per l’esecuzione dei grandi repertori sinfonici e operistici. Oltre a ciò negli ultimi anni i membri del trio sono impegnati anche nel ruolo di docenza presso vari Conservatori italiani. Con orgoglio i tre fratelli si impegnano giornalmente a portare alto il nome dei grandi artisti del Novecento con cui hanno avuto l’onore di potersi formare: Quartetto Italiano, Trio Italiano, Trio di Milano, Quartetto Amadeus, Quartetto Smetana, Quartetto Alban Berg.
Venezia. È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica: l’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, coordinato da Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari. Ecco come funziona la piattaforma


La professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
È online il primo ‘dizionario’ digitale delle lingue dell’Italia antica. Ne dà notizia Sara Moscatello nel numero di settembre 2024 di CfNews. L’osco, il falisco, il venetico e il celtico d’Italia sono le quattro lingue dell’Italia antica studiate nell’ambito del progetto “Lingue e culture dell’Italia antica: linguistica storica e modelli digitali – PRIN 2017”, iniziato nel 2020 e ufficialmente concluso a luglio 2024, coordinato dalla professoressa Anna Marinetti dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’università di Firenze e l’Istituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” del CNR di Pisa. il progetto, presentato a Palazzo Malcanton Marcorà il 20 settembre 2024 durante il workshop conclusivo del progetto PRIN, ha coinvolto numerosi ricercatori e ricercatrici, tra cui Patrizia Solinas, Federico Boschetti e Luca Rigobianco, docente di Linguistica di Ca’ Foscari, uno dei massimi conoscitori della lingua falisca, scritta nel Lazio, tra la riva destra del Tevere e i monti Cimini e Sabatini, in un arco temporale che va dal VII al II sec a.C.

Il professor Luca Rigobianco dell’università Ca’ Foscari Venezia (foto unive)
L’obiettivo principale del progetto è stato indagare le culture e le lingue dell’Italia antica integrando i metodi della linguistica storica con l’allestimento di tecnologie digitali per creare un archivio online con un thesaurus elettronico e colmando una lacuna nel panorama della ricerca sull’Italia ante romanizzazione diffusa. “Prima di questo progetto, le lingue dell’Italia antica erano state ‘trascurate’ digitalmente” spiega Luca Rigobianco. “Per la prima volta, abbiamo creato una piattaforma che permette l’accesso a corpora digitalizzati secondo standard internazionali. Questa piattaforma include informazioni contestuali, linguistiche e un vocabolario di riferimento”. La piattaforma permette l’accesso a una vasta gamma di materiali e utilizzando uno schema di codifica basato su standard come TEI-EpiDoc, i ricercatori e le ricercatrici possono analizzare e confrontare i testi in modo efficace e accurato. “Abbiamo adattato gli standard internazionali per codificare le diverse lingue in modo appropriato”, continua Rigobianco. “Questo ci ha permesso di rendere i dati interoperabili, consentendo agli studiosi di utilizzare le nostre schede anche su altre piattaforme e viceversa”.

Kylix a figure rosse (350 a.C.) con iscrizione “foied vino (pi)pafo cra carefo” (oggi berrò vino, domani starò senza) dalla tomba 4 della Necropoli della Penna di Falerii Veteres, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Foied vino pipafo cra carefo. “Il corpus di iscrizioni delle quattro lingue dell’Italia antica di cui ci siamo occupati, osco, falisco, venetico e celtico d’Italia”, racconta Rigobianco, “comprende perlopiù iscrizioni votive, funerarie, di possesso, pubbliche, firme d’artefice, bolli. Non mancano tuttavia testi per così dire più curiosi. È il caso, per l’appunto, dell’iscrizione falisca foied vino (pi)pafo cra carefo, dipinta su due kylikes, coppe da vino in ceramica, del IV secolo a.C. (in una con la forma pipafo, nell’altra, probabilmente per errore dello scriba, pafo), che si può tradurre all’incirca come: oggi berrò vino, domani starò senza. Il testo è stato comunemente inteso quale ‘carpe diem’ ante litteram, ossia quale invito a bere senza preoccuparsi del domani. Tuttavia, come ho proposto in un articolo pubblicato nel 2017, il testo può essere interpretato piuttosto quale invito scherzoso a bere vino ogni giorno. Per chiunque legga e interpreti il testo è sempre oggi (foied), tempo di bere, e l’astinenza è rimandata a un domani (cra) che di fatto non diventa mai oggi, in accordo a un meccanismo comune a numerosi testi scritti di natura scherzosa. Recentemente è stata rinvenuta una kylix analoga alle due in questione che riporta lo stesso testo, però in latino anziché in falisco”.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: frammento della codifica relativa al testo dell’iscrizione falisca (foto unive)

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: struttura lessicale della parola “pifafo” (foto unive)
Come funziona la piattaforma. Il lavoro che sta alla base della piattaforma prevede anzitutto la codifica delle iscrizioni secondo lo standard TEI-EpiDoc, opportunamente adattato alle specificità delle lingue di attestazione frammentaria dell’Italia antica. Il lessico viene codificato secondo un altro standard, chiamato OntoLex Lemon, anch’esso adattato alle specificità delle lingue in questione, operando su una piattaforma creata ad hoc. Ecco come è stata implementata la forma dell’iscrizione raccontata in precedenza: pipafo, ossia berrò. “Come si può vedere – commenta Rigobianco – sono codificati la parte del discorso cui la forma pertiene (in questo caso ‘verbo’), le informazioni morfosintattiche (nell’esempio: modo, tempo, persona, numero), il significato e l’etimologia. La piattaforma permette quindi di collegare le forme lessicali codificate con le iscrizioni in cui compaiono”.
Le maledizioni osche. In piattaforma si trovano anche delle tabellae defixionum osche, ovverosia lamine di piombo con iscrizioni di maledizione, che venivano usualmente manipolate – ad esempio arrotolate – e deposte – ad esempio in aree necropolari -, secondo una pratica diffusa anche in altri ambiti del Mediterraneo antico. Tra queste vi è una defixio, proveniente dalla Campania e databile al I secolo a.C., in cui si riporta il nome di cinque individui, a cui segue il testo pus olu solu fancua recta sint pus flatu sicu olu sit, ossia che le lingue di tutti loro siano rigide, che il loro fiato (respiro) sia secco.

Piattaforma digitale lingue dell’Italia antica: schermata della piattaforma realizzata per il progetto in cui si vede come i termini dell’iscrizione si collegano agli approfondimenti lessicali (foto unive)
Impatto e futuro della ricerca. Il progetto non solo facilita la ricerca accademica, ma promuove anche la conservazione e la valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale dell’Italia antica. “Il connubio tra linguistica storica e tecnologie digitali, per il quale all’inizio dei miei studi umanistici ero io stesso scettico, lo trovo oggi essenziale. Grazie a piattaforme come quella che abbiamo sviluppato si migliora la possibilità di fruizione per studiosi e studiose: si può consultare questo patrimonio di conoscenze in modo immediato, ma avendo una visione completa. La piattaforma restituisce anche tutta le ‘complicazioni’ che emergono dagli studi, mostra che sono state operate delle scelte da chi ha studiato l’iscrizione, e che spesso i dati non sono accertati. Seppur nella velocità della consultazione, le complessità interpretative risultano evidenti”.
Vicenza. Durante i lavori di potenziamento della rete idrica in contra’ Porta Nova rinvenute quattro tombe romane con balsamari e coppe. I ritrovamenti sono stati recuperati dalla Soprintendenza per lo studio e il restauro

La tomba a inumazione di epoca romana scoperta in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)

Coppetta e balsamari ritrovati nelle tombe a cremazione di epoca romana scoperte in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)
Un importante rinvenimento archeologico è avvenuto in contra’ Porta Nova, dove Viacqua da agosto sta lavorando al potenziamento della rete idrica: scoperte alcune sepolture ad incinerazione e di una inumazione di epoca romana, in un’area della città in cui non erano precedentemente note attestazioni funerarie dell’antica Vicetia. Il cantiere di Viacqua aperto ad agosto è stato costantemente seguito da archeologi professionisti della Nea Archeologia Cooperativa in modo da intervenire rapidamente nel caso dell’emersione di evidenza archeologiche, come è di fatto avvenuto. Le operazioni di scavo e di documentazione dei resti, effettuate sotto la direzione della Soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, sono attualmente in corso ed a breve arriveranno a conclusione.

Giulia Pelucchini (Sabap Verona Rovigo Vicenza), Cristiano Spiller (assessore Comune di Vicenza) e Alberto Piccoli (Viacqua) nel sopralluogo in contra’ Porta Nova (foto comune di vicenza)
La scoperta è stata descritta nei giorni scorsi nel corso di un sopralluogo da Giulia Pelucchini della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza, responsabile scientifica dell’indagine, alla presenza dell’assessore ai lavori pubblici e alla mobilità Cristiano Spiller e del direttore di Viacqua Alberto Piccoli. Era presente anche lo staff del museo Naturalistico Archeologico, a cui la Soprintendenza potrebbe affidare, grazie alla collaborazione già esistente, i reperti, una volta studiati e restaurati.

Coppetta ritrovata nelle tombe a cremazione di epoca romana scoperte in contra’ Porta Nova a Vicenza (foto comune di vicenza)
“Sinora sono state portate alla luce tre tombe a cremazione, contenenti oltre alle ossa combuste elementi di corredo composti da balsamari vitrei, coppe e olpi in ceramica, a testimonianza della ritualità funeraria tipica dell’epoca romana”, spiega il soprintendente architetto Andrea Rosignoli. “Negli ultimissimi giorni è emersa un’inumazione. Tutti i materiali saranno recuperati e trasportati presso i depositi della Soprintendenza per le attività di studio e restauro”. “Non appena gli archeologi avranno completato il recupero di questi reperti di grande interesse per la storia di Vicenza”, precisa l’assessore Cristiano Spiller, “sarà possibile proseguire con il cantiere che in un paio di settimane concluderà le lavorazioni che più impattano sulla viabilità”.
Campagnano di Roma. Per GEP 2024 al museo Archeologico del Pellegrino presentazione del libro “Le vie cave in Etruria meridionale” (Antiqua Res Edizioni, 2024) curato da Francesca Ceci, Elena Foddai, Stefano Francocci e Stephan Steingräber
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2024, con il tema “Patrimonio in cammino”, il museo Archeologico del Pellegrino di Campagnano di Roma presenta la prima opera interamente dedicata alle antiche vie scavate nel tufo della Tuscia. Domenica 29 settembre 2024, alle 17, al MAP, dopo gli interventi Alessio Nisi, sindaco di Campagnano di Roma; Vincenzo Girolami, sindaco di Castel Sant’Elia; e Gianfranco Piergentili, sindaco di Corchiano, presentazione del libro “Le vie cave in Etruria meridionale” (Antiqua Res Edizioni, 2024) curato da Francesca Ceci, Elena Foddai, Stefano Francocci e Stephan Steingräber. Daniele Federico Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, dialoga con gli autori. Modera Michele Damiani, museo Archeologico del Pellegrino. Il libro raccoglie contributi di studiosi sul paesaggio e la viabilità rupestre della Tuscia, ed è la pubblicazione degli atti del convegno internazionale tenutosi a Castel Sant’Elia e Corchiano nel 2022. L’evento si tiene al museo Archeologico del Pellegrino (MAP), il museo civico di Campagnano dedicato al tema del viaggio nell’antichità, in perfetta sintonia con il tema proposto dalle Giornate Europee del Patrimonio, promosse dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea, coordinate in Italia dal ministero della Cultura. I presenti potranno acquistare il volume a prezzo speciale fino a esaurimento copie o su prenotazione. L’evento sarà arricchito da una rievocazione storica della figura del Viaggiatore Etrusco, a cura di Suodales APS.
Agrigento. Per GEP 2024 il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi propone l’archeo-trekking “Dal Tempio Romano all’agrumeto secolare, passando dall’ipogeo Giacatello”

Il tempio romano nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)

L’ipogeo Giacatello nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)

L’agrumeto Diodoros nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (foto regione siciliana)
Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi invita a vivere un’esperienza straordinaria, dove la storia millenaria incontra la bellezza della natura. Domenica 29 settembre 2024, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, alle 16, sarà possibile immergersi nell’archeo-trekking “Dal Tempio Romano, all’agrumeto secolare, passando dall’ipogeo Giacatello”, un viaggio affascinante tra passato e presente. La visita guidata, a cura di CoopCulture, porterà i partecipanti attraverso tre luoghi unici e suggestivi: il tempio romano ed il suo portico, aperto alla fruizione dopo un attento restauro; l’ipogeo Giacatello, una maestosa cisterna sotterranea di epoca greca, un capolavoro nascosto; l’agrumeto Diodoros, un giardino di agrumi e piante aromatiche che profuma di storia e di vita. Partenza dal chiostro all’ingresso del museo Griffo. La partecipazione è gratuita, ma è consigliata la prenotazione su www.coopculture.it. Un’occasione speciale per lasciarsi incantare dalle meraviglie del Parco e scoprire angoli segreti dove il tempo sembra essersi fermato.
GEP 2024 a Cerveteri. In centro con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata e a Casa Grifoni la mostra “Il Patrimonio ritrovato”

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio appuntamento domenica 29 settembre 2024, a Cerveteri, alle 17, con “Il Medioevo si racconta a Cerveteri” visita guidata teatralizzata con attori professionisti del centro storico di Cerveteri. Info e prenotazioni whatsapp 3534107535 pitcerveteri@gmail.com

Mostra “Il Patrimonio ritrovato” a Cerveteri: kantharos da scavi clandestini in Italia centro – meridionale trafugato ed esposto fino al 2006 al J.P Getty Museum di Malibu. È stato restituito all’Italia nel 2007 (foto drm-lazio)
Dalle 15.30 alle 18.30 sarà anche possibile visitare la mostra archeologica “Il Patrimonio ritrovato” a Case Grifoni. La mostra, allestita nel cuore del centro storico di Cerveteri, è incentrata sulle avvincenti “storie del recupero” di importanti opere archeologiche, finalmente restituite al patrimonio culturale italiano grazie ad un lungo percorso di investigazione internazionale, dopo essere state trafugate dall’Italia a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Un importante successo quello contro i “predatori dell’arte”, che ha portato nel 1995 al sequestro di oltre 3000 reperti archeologici nascosti nei caveaux del porto franco di Ginevra, in Svizzera e che si fonda sulla sinergia tra la Soprintendenza, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la Procura della Repubblica di Roma e l’Avvocatura Generale dello Stato. L’esposizione di Cerveteri presenta, nella prima sezione, un gruppo di capolavori selezionati proprio tra i reperti sequestrati al Porto Franco di Ginevra, per la maggior parte provenienti da scavi clandestini eseguiti in Etruria e in Puglia. Nelle sezioni successive si mettono in evidenza le rotte del traffico illecito, l’attività di riciclaggio dei reperti che passavano per le mani di diversi trafficanti, gli ingegnosi sistemi attuati per raggiungere i musei stranieri – la destinazione finale più ambita – in particolare quelli statunitensi.
GEP 2024 al Castello di Santa Severa (Rm) “In viaggio verso Pyrgi. Incontrarsi in un grande porto etrusco”: mostra “Porti aperti”, visita agli scavi, conferenza “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”
“In viaggio verso Pyrgi. Incontrarsi in un grande porto etrusco”: al castello di Santa Severa (Roma), sabato 28 e domenica 29 settembre 2024, prende avvio il “Patrimonio in cammino” tema dell’edizione 2024 delle Giornate europee del Patrimonio proposto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Etruria meridionale. Ingresso gratuito, info 0766570194. Due gli eventi in programma per l’apertura straordinaria serale prevista per le GEP 2024, di domenica 29 settembre. Si partirà con la visita alla mostra “Porti aperti” e agli scavi condotti da Sapienza Università di Roma alle 17; per proseguire, poi, con la conferenza divulgativa dal titolo “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”. Il programma. Sabato 28 settembre: appuntamento all’ingresso del castello di Santa Severa (area archeologica di Pyrgi); alle 17, inaugurazione della mostra “Porti aperti. Narrare l’attualità dell’accoglienza e dell’inclusione nel porto etrusco di Pyrgi”; 17.30, visita alla mostra e allo scavo di Sapienza università di Roma e apertura dei laboratori didattici per bambini; 19, spettacolo di rievocazione storica a cura dell’associazione I Rasenna; 20, brindisi di saluto. Domenica 29 settembre: appuntamento all’ingresso del castello di Santa Severa (area archeologica di Pyrgi); 10, 11.30, 15.30, 17, visite alla mostra “Porti aperti” e allo scavo di Sapienza università di Roma; laboratori didattici per bambini. Al Castello di Santa Severa, casa del Nostromo: 18.30, “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”.
GEP 2024 in Emilia-Romagna. Ecco il programma da Marzabotto a Ferrara, da Pomposa a Sarsina a Russi
Sabato 28 e domenica 29 settembre 2024 tornano le GEP – Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa. Il tema di quest’anno è “Patrimonio in cammino”, un invito a scoprire e riscoprire cammini, vie di comunicazione, connessioni e reti che, oggi o in passato, hanno reso possibili relazioni e scambi fra i popoli e le culture e contribuito alla formazione della nostra identità. Nelle due giornate, i luoghi della cultura della direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna organizzano incontri, aperture straordinarie ed eventi volti a far conoscere e a promuovere il patrimonio culturale della regione.
Museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua a Marzabotto: domenica 29 settembre 2024, “La via etrusca del travertino da Kainua a Labante”, archeo-trekking sulle tracce degli Etruschi in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Passeggiando nell’antica città etrusca di Kainua ci imbattiamo in una pietra largamente usata, soprattutto per la costruzione degli altari monumentali e delle tombe nelle necropoli: il travertino, detto anche “spongaa” in dialetto locale e derivante dal latino spongia “spugna”. Ma quali erano le sue caratteristiche e da dove arrivava fin qui questo materiale? Lo scopriremo con questo archeo-trekking che ci condurrà dal sito del museo nazionale Etrusco di Marzabotto alle grotte di Labante, un angolo incantato dell’Appennino Bolognese. Visiteremo la grotta, una vera eccellenza carsica del territorio, ma anche l’adiacente cava di travertino, fonte principale di materiale lapideo, probabilmente già sfruttata in antichità. Questa importante pietra giungeva alla Valle del Reno seguendo il torrente Aneva e Vergatello, e sarà proprio seguendo questo primo corso d’acqua che ripercorreremo i passi degli antichi etruschi. Ci imbatteremo in splendidi panorami, mulini ed essiccatoi per le castagne, ormai in disuso, ma importantissimi per l’economia montanara. Tra narrazioni, storiche, archeologiche, tradizioni ed etnobotanica esploreremo assieme un luogo davvero suggestivo. Costo: 15 euro. La quota comprende: escursione con guida ambientale escursionistica e archeologo al seguito, visita guidata dell’area archeologica dell’antica Kainua. La quota non comprende: ingresso al Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto e sito archeologico (4 euro, ingresso gratuito nei casi di legge e per i possessori di Card Cultura di Bologna); spese per raggiungere il punto di partenza/arrivo; pranzo al sacco; tutto quanto non menzionato in “La quota comprende”. Informazioni tecniche: ritrovo alle 9 al museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Dopo una visita tematica della città si partirà in macchina alla volta delle Grotte di Labante, dove inizierà l’archeotrekking. È previsto un pranzo libero al sacco durante il percorso e termine dell’escursione attorno alle 17.30. Distanza: 9 km – dislivello: 350 mt – Durata: 6h di trekking + 2 h per la visita guidata. Equipaggiamento necessario: calzature da trekking con suola scolpita, pantaloni lunghi, eventuale materiale antipioggia, bandana/berretto estivo e occhiali da sole, crema protettiva solare, adeguata scorta di acqua (almeno 1,5 lt per partecipante), zaino tecnico da 20-30 lt con coprizaino antipioggia. Sono consigliati, ma non obbligatori, i bastoncini telescopici. La Guida si riserva di non accettare al trekking, anche sul posto la mattina della partenza, chi non venisse ritenuto idoneo in condizioni fisiche o equipaggiamento inadeguati.

L’abbazia di Pomposa e museo Pomposiano (foto mibact)
Abbazia di Pomposa e museo Pomposiano (Fe). Sabato 28 settembre 2024 in una cornice meravigliosa come la chiesa di S. Maria, fulcro del complesso abbaziale pomposiano, alle 20.30 in occasione delle Giornate Europee del patrimonio si esibiranno giovani e talentosi musicisti dell’auditorium Chamber Orchestra. Giovani col desiderio di imparare e crescere attraverso la formazione culturale e artistica. L’orchestra Auditorium è costituita da un gruppo di giovanissimi che proseguono gli studi di violino, teoria musicale e musica d’insieme. Essa si prefigge lo scopo di diffondere, sviluppare ed incoraggiare ogni attività ed iniziativa attinente al mondo della musica, incoraggiare lo studio della musica e degli strumenti musicali e raccogliere i musicisti in formazioni cameristiche ed orchestrali per la divulgazione della musica, sia tradizionale che moderna. Le giovani mani di questi musicisti proporranno al pubblico musiche sacre, liturgiche e classiche attraverso esecuzioni solistiche e di insieme. Apertura serale dalle 19.30 alle 22.30 (ultimo ingresso 21.45) Concerto ore 20.30 – Chiesa di S. Maria. Biglietto di Ingresso 1 euro. Auditorium Chamber Orchestra. Violoncello solista: Amèlie Viale. Violini solisti: Cecilia Webber e Letizia Bonato. Maestri accompagnatori: Biancamaria Targa e Nicola Breda. Direttore artistico: M° Danilo Lo Presti.

Il tempio romano scoperto a Sarsina (FC), l’antica Sassina (foto mic)
Museo Archeologico nazionale di Sarsina (FC). Sabato 28 settembre 2024, alle 16, “La città romana, spazi e forme dell’urbanistica sarsinate” visita guidata itinerante a cura del personale del Museo, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Domenica 29 settembre 2024, alle 10.30, “La Sarsina dei Vescovi”, visita guidata itinerante a cura del personale del Museo, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Ritrovo all’ufficio turistico/sala studi plautini via IV Novembre n. 13 Per info e prenotazioni 054794641 oppure drm-ero.muarchsarsina@cultura.gov.it

Pavimenti musivi nella villa romana di Russi (foto drm-em-rom)
Villa romana di Russi (Ra). Domenica 29 settembre 2024, “Festa della natura in città”: visite guidate alle 15 e alle 16 nell’area archeologica di Russi. La Pro Loco Russi collabora in questa giornata all’iniziativa URBAN NATURE promossa dal WWF, presso l’area di riequilibrio ecologico dalle 10 alle 18 per rendere evidente a chi vive nelle città italiane il valore della natura e la necessità di innovare il modo di pensare e pianificare gli spazi urbani, riconoscendo la centralità degli ecosistemi e delle reti ecologiche. In questa occasione la Pro Loco di Russi propone delle visite guidate alla scoperta della Villa romana che rappresenta uno degli esempi meglio conservati di villa urbano-rustica dell’Italia settentrionale. L’accesso all’area archeologica prevede un biglietto di euro 3 (escluse gratuità di legge), mentre per la visita guidata é gradita un’offerta libera alla Pro Loco di Russi. Saranno disponibili pubblicazioni e materiale promozionale al punto informativo.

Una sala del museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)
Museo Archeologico nazionale di Ferrara. Domenica 29 settembre 2024, “Verso il Rinascimento: da Casa Romei a Palazzo Costabili”. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio nel 2024, che quest’anno hanno per tema il “Patrimonio in cammino”, si propone al pubblico un percorso fra due dei più importanti edifici del primo Rinascimento a Ferrara, entrambi sede di musei nazionali. Le visite alle architetture e ad alcuni ambienti interni che più le caratterizzano storicamente non si soffermeranno solo sul contesto cittadino ma anche sul loro inserimento in una trama di relazioni nazionali ed europee che ha permesso la circolazione di invenzioni formali e suggestioni culturali.

Il chiostro della Casa dei Romei a Ferrara (foto drm-er)
Museo di Casa Romei (apertura straordinaria): visite guidate all’edificio e alla Sala delle Sibille, alle 14.30 e 15.30, a cura di Marcello Goberti. Casa Romei (1443-1483) rappresenta in maniera esemplare il passaggio dell’architettura locale dalla tradizione tardogotica alle prime avvisaglie del Rinascimento. La decorazione della Sala delle Sibille richiama i perduti dipinti raffiguranti le profetesse eseguiti per la villa estense di Belriguardo nel 1447, che a loro volta si rifanno al ciclo pittorico realizzato dal toscano Masolino da Panicale nel palazzo romano del cardinale Giordano Orsini fra il 1430 e il 1434. Un secolo più tardi, alcune sale dell’edificio quattrocentesco saranno rinnovate e decorate con emblemi e fregi a grottesca per volontà del cardinale Ippolito II d’Este, secondo il gusto manierista che caratterizza la decorazione delle altre residenze del prelato ferrarese: Villa d’Este a Tivoli, i giardini del Quirinale a Roma, i palazzi di Fontainebleau e Chaalis in Francia. Nelle sale del Museo di Casa Romei sono oggi raccolti affreschi staccati e sculture provenienti da edifici cittadini andati distrutti.

Soffitto affrescato di Palazzo Costabili a Ferrara, sede del museo Archeologico nazionale (foto drm-em-rom)
Palazzo Costabili e museo Archeologico nazionale: visite guidate all’edificio e alla Sala del Tesoro, alle 15.30 e 16.30, a cura di Benedetta Caglioti e Marcello Toffanello. Durata delle visite guidate circa 30 minuti. Palazzo Costabili (1496-1517) deriva parte del suo fascino dal carattere incompiuto della sua monumentale architettura in cui si trovano congiunti caratteri del Rinascimento fiorentino, lombardo e ferrarese. L’edificio fu fatto costruire da Antonio Costabili, ambasciatore estense a Milano, che divenne tanto intimo di Ludovico il Moro da alimentare la leggenda che il palazzo fosse stato realizzato per lo Sforza. Nell’ultimo decennio del Quattrocento i rapporti fra il ducato estense e quello lombardo furono infatti strettissimi e rinsaldati da matrimoni incrociati e frequenti scambi culturali fra le due corti. A principio del Cinquecento il pittore ferrarese Benvenuto Tisi detto il Garofalo, affrescò la volta della Sala del Tesoro al piano terra dell’edificio, raffigurandovi personaggi maschili e femminili che si sporgono da una finta balaustra contro lo sfondo di un cielo azzurro che sembra sfondare la superficie muraria: un esercizio di abilità illusiva che chiaramente deriva dal celebre soffitto della Camera degli Sposi dipinta da Mantegna nel castello di San Giorgio a Mantova. Dal 1935 il palazzo è sede del Museo Archeologico Nazionale, in cui sono esposti i reperti provenienti dagli scavi della città etrusca di Spina.

Sala del museo Casa dei Romei a Ferrara (foto drm-em-rom)
Museo di Casa Romei (Fe). Sabato 28 settembre 2024, Salone d’Onore di Casa Romei, alle 17.30, conferenza di Carmelo Occhipinti (università di Roma “Tor Vergata”) su “Il cardinale Ippolito II d’Este e gli artisti, tra Italia e Francia. Nel corso della sua attività politica e diplomatica, il cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, coltivò profondi interessi per le arti figurative, per l’architettura e la pittura moderna come per la statuaria antica, già prima che, giovanissimo, nel 1536, partisse per la corte di Francesco I di Valois. Carmelo Occhipinti ripercorrerà alcuni aspetti del mecenatismo e del collezionismo artistico di Ippolito II a partire dagli anni di Fontainebleau (quando il prelato ferrarese entrò in contatto con Benvenuto Cellini, Sebastiano Serlio e Francesco Primaticcio), fino alla grandiosa impresa dei giardini di Tivoli (alla quale collaborarono tra gli altri Pirro Ligorio, Girolamo Muziano, Federico Zuccari). Ingresso gratuito per la sola conferenza dalle 17. Carmelo Occhipinti, docente di Museologia e storia del collezionismo e Storia della critica d’arte all’Università di Roma Tor Vergata, è direttore della rivista Horti Hesperidum. Studi di storia del collezionismo e della storiografia artistica e delle relative collane editoriali. Fra i suoi numerosi libri si ricordano: Giardino delle Esperidi. Le tradizioni del mito e la storia di Villa d’Este a Tivoli (Roma 2009), L’arte in Italia e in Europa nel secondo Cinquecento (Torino 2012), Cloni di Leonardo. Scritti su arte, umanesimo e tecnologia (Roma 2020). Apertura serale straordinaria, 19.30 – 22.30: visita guidata alle 21, “Un viaggio nella notte di San Michele alla scoperta del patrimonio della Chiesa di Sant’Andrea”. Il 28 settembre 2024, l’ultimo giorno della quaresima di San Michele, il Museo di Casa Romei propone un itinerario tematico ispirato all’Arcangelo, magnificamente raffigurato nell’opera di Andrea Ferreri che in origine arricchiva la chiesa di Sant’Andrea. Altri affreschi, lapidi e sculture provenienti dall’antico monastero ormai ridotto a rovina e oggi conservati in museo verranno presentati al pubblico attraverso un viaggio nei secoli all’interno della domus magna di Giovanni Romei. Visita guidata a cura di Marcello Goberti. Ingresso a prezzo simbolico di 1 euro.
Sabato 28 e domenica 29 settembre 2024 tornano le Giornate Europee del Patrimonio e il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia propone incontri, concerti e laboratori. Sabato 28 settembre 2024, alle 16, “Pasticci romani”, laboratorio di cucina per bambini dai 5 ai 10 anni. I bambini prepareranno un tipico dolce degli antichi romani, guidati dall’archeologa Barbara Gianvincenzi a cura di Vlogging Tour. Alle 18, “Gli Etruschi nel Civitavecchiese”: la direttrice Lara Anniboletti dialoga con Andrea Zifferero (università di Siena), Francesco di Gennaro (già soprintendente archeologo) Alessandro Mandolesi (autore del volume ‘Tra Caere e Tarquinia. La costiera civitavecchiese in età etrusca’), Maria Rosa Lucidi (archeologa collaboratrice DRMN Lazio). Dialogo sul ruolo di frontiera marittima svolto da questo vivace territorio fra i distretti delle città di Caere e Tarquinia. Si tratta di un contesto culturalmente misto, all’interno del quale si sono evoluti gli interessi tattici e strategici delle città di riferimento per il controllo dei passaggi costieri e degli accessi a risorse naturali di notevole importanza, come i giacimenti minerari dei Monti della Tolfa. Si parlerà anche di alcune novità archeologiche emerse dal riesame dei materiali conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Alle 20.30, concerto Maestri dell’Unione Musicale Civitavecchiese con Sofia Colaiacomo (pianoforte), Emiliano Manna (pianoforte), MIB (Men in Blues duo) composto da Giovanni Cernicchiaro (chitarra) e Gino Fedeli (flicorno). Domenica 29 settembre 2024, alle 17, “Mosaico al Museo”, laboratorio per famiglie con bambini sulla tecnica del mosaico con l’archeologa Francesca Regina, a cura della ProLoco Civitavecchia APS.
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