Cesena. Al museo Archeologico per Arkeogustus il laboratorio “Dal Cantiere alla Tavola: Il Medioevo ed il Rinascimento alla corte dei Malatesta”, con visita guidata al museo e alla biblioteca malatestiana, con degustazioni
Si riaccendono i riflettori sul passato di Cesena e sull’archeologia cittadina. Come si presentava la città? Quali erano gli arredi più comuni e quali i cibi che tradizionalmente arricchivano tavole e dispense dei nostri avi? Parte da alcune di queste domande la nuova rassegna di incontri e laboratori proposta da Arkeogustus e dal Comune. Dopo l’incontro “Dal Cantiere alla Tavola: gli antichi romani tra mosaici e buon cibo”, venerdì 19 aprile 2024, alle 18, al museo Archeologico di Cesena, con ingresso dal chiostro di San Francesco, laboratorio “Dal Cantiere alla Tavola: Il Medioevo ed il Rinascimento alla corte dei Malatesta”, con visita guidata al Museo e percorso di degustazione dedicato alle ricette del periodo storico. Il percorso sarà ampliato da una visita alla Biblioteca antica (visita a cura dello staff della Malatestiana).
Pompei. All’auditorium la conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, con il professore Carlo Rescigno (all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”) promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sulle relazioni tra il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei e il mondo ellenistico di Napoli

C’è un filo rosso che lega Pompei e Napoli nel nome di Dioniso. Ne parla all’auditorium degli scavi di Pompei, venerdì 19 aprile 2024, alle 17, il professore Carlo Rescigno nella conferenza “Una tomba neapolitana e un tempio pompeiano: cronache dionisiache”, nuovo appuntamento promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Al centro dell’incontro, gli studi del professore Rescigno, ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del corso di dottorato in Archeologia e Culture del Mediterraneo antico alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli, che mettono in relazione il santuario dionisiaco di S. Abbondio di Pompei con il mondo ellenistico di Napoli, in particolare delle tombe a camera dell’epoca.

Capitello in tufo dal santuario dionisiaco di S. Abbondio a Pompei (foto luigi spina)

Carlo Rescigno (università della Campania)
“Fin dai tempi della sua scoperta”, scrive Rescigno, “il santuario dionisiaco di S. Abbondio, presso il limite urbano pompeiano, non ha mai smesso di far discutere gli studiosi. La divisione degli spazi, la funzione di essi e l’iconografia del frontone trovano interessanti paralleli in un mondo apparentemente diverso, l’insieme delle tombe a camera ellenistiche di Neapolis rimandando a specifiche ideologie funerarie. Partendo da dettagli decorativi, dal tempio e dalle domus pompeiane, ricostruendo possibili credenze funerarie e forme di organizzazioni sociali, nel corso della relazione si affronteranno aspetti del culto dionisiaco per un periodo che conosce un diretto intervento di Roma nelle forme di controllo di esse”.
Castellammare (Na). Al via la rassegna di visite speciali nei depositi del museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi”. Ecco il programma

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Al via dal 18 aprile 2024 il programma di viste speciali ai depositi del museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi”, inaugurato di recente nel suo rinnovato allestimento, nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (Na). Ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico, sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, i depositi saranno aperti al pubblico nell’ottica di una fruizione partecipata. I visitatori saranno calati fisicamente nei sotterranei dove sono ubicati questi spazi generalmente riservati ad archeologi, restauratori, conservatori, operai e studiosi. La rassegna di visite speciali è organizzata e curata da Maria Rispoli, direttrice del Museo con l’intento di rivolgersi a un pubblico eterogeneo per offrire esperienze diversificate. Le visite sono prenotabili su www.ticketone.it (https://www.ticketone.it/event/stabiae-museo-archeologico-libero-dorsi-reggia-di-quisisana-18396818/) in due turni di visita per un massimo di 30 persone per gruppo (ore 15.00 e ore 16.00) e saranno guidate dai funzionari archeologi e restauratori, ma anche da studiosi e da professionisti che collaborano alle attività nei depositi. Il costo di 8 euro include l’accesso al Museo.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Nei depositi sono assenti apparati didascalici, pannelli ed ogni altro supporto utile a comunicare. Il visitatore potrà dunque comprendere la funzione di cartellini con numeri di inventario, codici identificativi per rintracciare i materiali, troverà pareti allestite per individuare classi, tipologie per determinate categorie di materiali, touch screen per consultare il catalogo delle schede dei reperti. In tal modo il deposito è trasformato in un luogo di sperimentazione e in laboratorio in cui si costruiscono contenuti e si elaborano dati. Il progetto rappresenta un modello sperimentale di fruizione nei depositi. La sfida del nuovo allestimento è consistita soprattutto nel rendere visibile un patrimonio, solitamente nascosto, senza essere necessariamente filtrato e caricato di informazioni. La conoscenza che deriva dalla visita di un deposito non è tanto legata alla scoperta dei singoli manufatti, ma all’arricchimento cognitivo che scaturisce dal fare un’esperienza.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
“Entrare nel deposito è come guardare dietro le quinte di un meccanismo complesso, nel cuore di un grande museo archeologico, come lo è quello stabiese, dove vengono conservati i capolavori, si portano avanti restauri, studi e analisi su un patrimonio inestimabile”, dichiara il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel. “Questo ci aiuta a capire meglio anche quanto vediamo nelle sale espositive dei musei e di apprezzare il lavoro che si svolge quotidianamente dietro le quinte. Scopriamo così che l’archeologia non è solo un bel vaso o uno splendido affresco in una vetrina, ma un processo, una filiera che porta dallo scavo al restauro e allo studio per poi essere raccontato in pubblicazioni, mostre e musei. Ogni oggetto ha una sua biografia, e il deposito è il luogo della cura e della memoria del patrimonio collettivo”.

Museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)
Programma delle visite: 18 aprile, Nei depositi un patrimonio inestimabile!; 24 aprile, Guardare oltre il visibile; 2 maggio, Il restauro e l’arte della conservazione; 8 maggio, Dividere, ricomporre, ricostruire; 16 maggio, Nei depositi un patrimonio inestimabile!; 22 maggio, Il restauro e l’arte della conservazione: 29 maggio, Guardare oltre il visibile; 5 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 12 giugno, Dividere, ricomporre, ricostruire; 19 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 26 giugno, Il restauro e l’arte della conservazione; 3 luglio, Il restauro e l’arte della conservazione.
Venezia. In occasione di Biennale Arte la fondazione Giancarlo Ligabue la sera apre le porte di Palazzo Erizzo per la mostra “Futuroremoto”, viaggio nell’oscurità e nel mistero delle grotte preistoriche con 10 opere di Domingo Milella. Visite guidate su prenotazione obbligatoria

Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue, con l’artista Domingo Milella (foto fondazione ligabue)
Nel buio delle origini risiede il mistero del futuro. Dal 18 al 27 aprile 2024, nella settimana di apertura della Biennale Arte di Venezia, la Fondazione Giancarlo Ligabue la sera apre le porte di Palazzo Erizzo per scoprire la nascita di una nuova era nell’arte e nell’esplorazione visitando la mostra Futuroremoto: un viaggio nell’oscurità e nel mistero delle grotte preistoriche; lo sguardo di Domingo Milella sulle origini ancestrali dell’umanità. La mostra Futuroremoto è come se ci conducesse in una Caverna, davanti a 10 opere dell’artista Domingo Milella (Bari, 1981) esposte quasi tutte per la prima volta, sospesi nel tempo e nello spazio, avvolti nel buio. Immagini che giungono da un passato tanto remoto e profondo da sembrare futuro. Le sue opere trascendono i confini del tempo e della tecnologia: dalle panche ottiche analogiche alle meraviglie digitali, l’esplorazione di Milella del passato illumina l’essenza della nostra esperienza umana condivisa.

Allestimento a Palazzo Erizzo, sede della fondazione Giancarlo Ligabue, della mostra “Futuroremoto” di Domingo Milella (foto fondazione ligabue)
L’allestimento e l’apertura dopo il tramonto della mostra Futuroremoto (visite gratuite su prenotazione obbligatoria alle 19.30 alle 21, al link https://bit.ly/FGL_FuturoRemoto), nelle sale del Palazzo veneziano sul Canal Grande riportate a nudo dai lavori che la Fondazione ha avviato, in vista della fruizione pubblica della sede e della nascita di quello che viene già chiamato “Palazzo delle Arti”, vuole evocare il buio, elemento essenziale della ricerca di Milella. L’artista portando un grande banco ottico analogico nelle grotte preistoriche, pone la fotografia stessa, il nostro esser contemporanei, davanti alla storia dell’arcaico, del remoto, del profondo. Le fotografie di Milella non si propongono come strumenti o documenti archeologici o scientifici, ma piuttosto come “calchi di luce dal buio”: sculture ottiche di luoghi immersi nel recondito e nell’incomprensibile. In un’epoca dominata dalla tecnologia digitale e dalle ambizioni della computazione e del calcolo massimo che chiamiamo intelligenza artificiale, Milella sembra svolgere uno scavo inverso, nello spazio e nel tempo, cercando nell’interno e nel perduto il “Cuore del Tempo”. La mostra Futuroremoto offre anche un accompagnamento sonoro sperimentale appositamente registrato dal vivo, “Disvelamento”, con sonorità ataviche rivisitate in chiave moderna grazie all’accoppiata Italo Biglioli e i suoni dei corni d’osso e Neu Nau che li rielabora utilizzando un sintetizzatore, per un’esperienza dell’eco e dell’ignoto dal fondo del tempo trasportati nella contemporaneità.

L’artista Domingo Milella durante uno scatto in grotta (foto fondazione ligabue)
“La ricerca delle immagini preistoriche nelle caverne”, spiega l’artista, “è in realtà un pretesto per realizzare immagini organiche del Mondo e della sua Memoria ancestrale e per questo buia, ignota, celeste e astrale. Le immagini che ne traggo sono in realtà astrazioni delle Preistoria, opere di ricerca sull’origine e su ciò che noi oggi chiamiamo Arte”. Per l’artista barese le fotografie non sono prove o risposte, ma domande su un passato tanto remoto da esser collegato al Futuro, dato che di entrambe le dimensioni sappiamo pochissimo. “I nostri antenati hanno cercato di evocare e difendere l’anima, il sogno, dipingendo nelle parti più profonde e recondite di alcune caverne immagini e visioni inafferrabili. La storia del demarcare nel mondo ci dice molto sulla nostra posizione nel cosmo, oggi come 40.000 anni fa, e nell’avvenire”. “Lo studio della Preistoria”, spiega Inti Ligabue, presidente della Fondazione che ha festeggiato nel 2023 i cinquant’anni di impegno Ligabue nella cultura, “ci pone di fronte ai sentimenti, alle pulsioni, agli istinti più naturali dell’Uomo; ci riporta alla primitiva ricerca del divino, all’originario pensiero di morte, allo stupore di fronte al cosmo; mostra la scoperta del segno come atto creativo ed epifanico. Con questa mostra che apriamo alla città nella nostra sede, anticipando i prossimi impegni, affrontiamo un tema caro e lungamente indagato dalla Fondazione con uno strumento diverso: l’arte, l’emozione, i sensi”.
Verona. Presentato in anteprima a Vinitaly 2024 il progetto del nuovo Atlante delle aree archeologiche del Veneto, vera e propria carta archeologica dell’intero territorio regionale, elaborata dalle tre Soprintendenze venete con la Regione Veneto, aggiornato alle ultimissime scoperte, in vista del redigendo nuovo Piano Paesaggistico Regionale e la normalizzazione degli oltre 1150 vincoli (prima regione in Italia)

Il soprintendente Vincenzo Tinè alla presentazione dell’Atlante delle Aree archeologiche del Veneto nello stand della Regione Veneto a Vinitaly 2024 di Verona (foto sap)
A distanza di quasi 40 anni dall’Atlante delle zone archeologiche del Veneto (Regione del Veneto, Venezia 1987), è stato presentato in anteprima a Verona, martedì 16 aprile 2024, nello stand della Regione del Veneto al “Vinitaly 2024”, il progetto del nuovo Atlante delle aree archeologiche del Veneto, di cui Sap – società archeologica srl ha curato l’impaginazione e l’elaborazione grafica. Si tratta di una vera e propria carta archeologica dell’intero territorio regionale, elaborata dalle tre Soprintendenze venete Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura in collaborazione con la Direzione Pianificazione Territoriale della Regione del Veneto. Aggiornato alle ultimissime scoperte, questo data-base contiene i dati descrittivi, di perimetrazione cartografica e bibliografici di oltre 180 aree archeologiche con valenza paesaggistica. Alla presentazione sono intervenuti il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, l’assessore al Territorio cultura sicurezza della Regione del Veneto Cristiano Corazzari, il direttore Pianificazione territoriale della Regione del Veneto Salvina Sist e il direttore Beni attività culturali e sport della Regione del Veneto Fausta Bressani. Ha presentato il progetto il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, Vincenzo Tiné, anche a nome dei colleghi Marta Mazza, segretario regionale del ministero della Cultura per il Veneto e Fabrizio Magani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna e per le province di Verona Rovigo e Vicenza.

Una visita guidata all’interno della Grotta di Fumane (Vr) in Valpolicella (foto comune di fumane)
Il ricco e articolato paesaggio archeologico del Veneto è stato oggetto di un importante progetto di analisi catalografica e cartografica, condotto nel quadro della redazione congiunta del Piano Paesaggistico Regionale tra Regione del Veneto e ministero della Cultura. Dal Paleolitico – quando nella grotta veronese di Fumane è attestata la più antica pittura europea – fino alla diffusione delle società di agricoltori neolitici e di quelle gerarchicamente strutturate delle età del Bronzo e del Ferro – quando compare la civiltà dei Veneti antichi, tra le più celebri dell’Italia preromana – fino alla piena Romanizzazione, alla tarda Antichità e al Medioevo, il Veneto è sempre stato uno dei luoghi di eccellenza per lo studio delle interazioni produttive tra uomo e ambiente. Un paesaggio pluristratificato, che culmina con la civiltà rinascimentale delle ville venete ma che trova nel più remoto passato le sue radici e il suo senso profondo: storico, socio-economico ed identitario. Nel quadro dei lavori per il Piano Paesaggistico Regionale, oltre che alla revisione e normalizzazione degli oltre 1150 vincoli paesaggistici ai sensi dell’art. 136 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – il record italiano, seguito a grandissima distanza dai 400 vincoli paesaggistici della Toscana! – la Regione del Veneto e il ministero della Cultura hanno proceduto anche alla raccolta sistematica dei dati pregressi, finalizzata individuazione delle cosiddette “zone archeologiche” ai sensi dell’art. 142, c. 1, lett. m) del medesimo codice.
Prodromico all’individuazione delle vecchie e nuove zone paesaggisticamente tutelate da parte del redigendo Piano Paesaggistico Regionale, l’Atlante delle aree archeologiche del Veneto sarà a breve pubblicato in edizione digitale e cartacea nella serie degli apparati conoscitivi del Piano Paesaggistico Regionale. Il nuovo volume e il relativo data-base, consultabile on-line sul sito della Regione e delle Soprintendenze, rappresenteranno un formidabile strumento di conoscenza e tutela dei siti archeologici della regione, a disposizione di tutti i cittadini e gli enti per orientare consapevolmente le scelte urbanistiche, produttive e culturali del territorio veneto.
Al museo della Civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso (Bo) conferenza dell’archeologa Elena Rodriguez (direttrice del Met e del Musas di Santarcangelo di Romagna) su “Archeologia dei burattini. Alle origini del significato”
Ultimo appuntamento con le conferenze a ingresso gratuito del giovedì sera al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo), incentrate sulla tematica del gioco, a partire dalla mostra temporanea in corso “Balocchi al Museo. Giochi e giocattoli dalla collezione Pasqualini-Zanella”. Giovedì 18 aprile 2024, alle 20.45, al Muv, conferenza dell’archeologa Elena Rodriguez, specializzata in archeologia dell’Italia antica, attualmente direttrice del MET- Museo degli Usi e dei Costumi della gente di Romagna e del MUSAS – Museo Storico Archeologico di Santarcangelo di Romagna (RN), su “Archeologia dei burattini. Alle origini del significato”. Ingresso gratuito. La pubblicazione della collezione di burattini dei Salici-Stignani del MET di Santarcangelo di Romagna ha offerto l’occasione per approfondire l’origine del significato e delle caratteristiche di questa forma di teatro nell’antichità, attraverso le fonti letterarie e archeologiche.
Aquileia. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Il tempo è denaro. Storia monetaria ed economica di Aquileia romana alla prova dei ritrovamenti monetali” a cura di Bruno Callegher, Andrea Stella, Giulio Carraro e Andrea Ziglio
Appuntamento giovedì 18 aprile 2024, alle 17.15, al museo Archeologico nazionale di Aquileia per la conferenza “Il tempo è denaro. Storia monetaria ed economica di Aquileia romana alla prova dei ritrovamenti monetali” a cura di Bruno Callegher, Andrea Stella, Giulio Carraro e Andrea Ziglio, organizzata in collaborazione con l’università di Trieste – Dipartimento di Studi Umanistici. Partecipazione gratuita. Prenotazione consigliata: 0431 91016 / museoaquileiaeventi@cultura.gov.it.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Roma. Il racconto di due città” di Daniele Manacorda, quarto incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
“Roma. Il racconto di due città” di Daniele Manacorda è il titolo del libro protagonista del quarto terzo incontro della seconda edizione del ciclo di conferenze “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”, ricerche scientifiche, studi e progetti presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Mercoledì 17 aprile 2024, alle 16, incontro con il prof. Daniele Manacorda, autore del libro “Roma. Il racconto di due città” edito da Carocci (2022) per raccontare le mille sfaccettature della città, a pochi giorni dalle celebrazioni del Natale di Roma (21 aprile). I paesaggi, gli abitanti, le vicende di Roma sono state oggetto di una infinità di studi e pubblicazioni, ma i tremila anni di storia della città non sono mai stati indagati con l’ottica della tridimensionalità. Una lettura archeologica della stratificazione urbana giunge a proporre una definizione di Roma come città ‘duale’, divisa in due realtà profondamente compenetrate ma sovrapposte, sì che la fine della prima ha permesso, quasi mille anni fa, la nascita della seconda, nella quale tuttora viviamo. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it.

L’archeologo Daniele Manacorda
Daniele Manacorda ha insegnato archeologia nelle università di Siena e Roma Tre. Ha diretto il primo progetto di archeologia urbana a Roma (Crypta Balbi) e gli scavi di Populonia in Toscana, accompagnati dall’allestimento del nuovo Parco archeologico dell’acropoli. Si è occupato di archeologia dei paesaggi urbani, di storia economica del mondo antico, di cultura materiale, di storia dell’archeologia, approfondendo temi connessi alle relazioni tra sistemi di fonti. È autore di numerosi interventi su aspetti dell’archeologia contemporanea e sulle politiche del patrimonio culturale. Attualmente è membro della Commissione scientifica delle Scuderie del Quirinale e consigliere di amministrazione della soprintendenza speciale ABAP di Roma.
Archeologia in lutto. È morto a Roma a 77 anni il professor Frederick Mario Fales (università di Udine), archeologo e assiriologo di fama internazionale: appassionato studioso del Vicino Oriente antico, in particolare dell’impero assiro, si è occupato a lungo dell’Aquileia di epoca romana avviando, nel 2002, gli scavi nel sito delle Grandi Terme. Il ricordo dell’ateneo friulano e di chi l’ha conosciuto

Il prof. Frederick Mario Faled, assiriologo dell’università di Udine, è morto all’età di 77 anni (foto uniud)
Archeologia in lutto. È morto a Roma a 77 anni il professor Frederick Mario Fales, archeologo e assiriologo di fama internazionale. L’università di Udine ne piange la scomparsa. Frederick Mario Fales è stato ordinario di Storia del Vicino oriente antico del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dal 1994 al 2016. Appassionato studioso del Vicino Oriente antico, in particolare dell’impero assiro, si è occupato a lungo dell’Aquileia di epoca romana avviando, nel 2002, gli scavi nel sito delle Grandi Terme, che ha diretto a lungo. “Il professor Fales lascia una grande vuoto umano e scientifico nella nostra comunità accademica”, sottolinea il rettore dell’università di Udine, Roberto Pinton. “Alla commozione e al cordoglio dell’Ateneo per la scomparsa di un docente dotato di grande empatia si unisce il grande dispiacere e la tristezza per il venire meno di un grande studioso dell’antichità, lontana e vicina, come la nostra Aquileia alla quale ha dedicato intensi anni di studio dando un contributo fondamentale alla scoperta del tesoro inesplorato delle Grandi Terme. Ci consola il fatto che è stato tra i fondatori di una importante scuola archeologica di livello internazionale proprio all’Ateneo friulano che unito nel cordoglio esprime la più sentite condoglianze a tutti i suoi cari”.

Il professor Frederick Mario Fales (foto uniud)
Nato a Baltimora (Stati Uniti) nel 1946, dopo la laurea con Mario Liverani e Sabatino Moscati all’università di Roma “La Sapienza”, Frederick Mario Fales si è specializzato all’università di Heidelberg. Prima di Udine ha insegnato nelle università di Venezia, Padova e Verona. Ha partecipato e co-diretto numerose missioni archeologiche in Italia e all’estero, soprattutto in Iraq, Siria, Tunisia e Turchia. Era uno specialista nella traduzione dei testi cuneiformi assiri e aramaici. Ha partecipato al comitato editoriale di due progetti internazionali, con base a Berlino ed Helsinki, su testi neoassiri, ai quali ha anche ha contribuito con tre monografie.

Copertina del libro “Siria. Guida all’archeologia e ai monumenti” (Marsilio)
Lo ricordo ancora quel giorno del 1997. Io ero da poco più di un anno nella sede centrale del Gazzettino a Mestre. E seguivo per le pagine della Cultura le attività di ricerca delle università del Triveneto e di istituti come il centro studi di Giancarlo Ligabue. Quindi avevo incrociato anche Mario Fales. Quel giorno mi capitò in redazione con un volumetto fresco di stampa di Marsilio “Siria. Guida all’archeologia e ai monumenti” scritta con il contributo dei suoi allievi dell’università di Padova. Gli aveva già scritto anche la dedica. Schietto, sanguigno, di un’empatia immediata e coinvolgente. E in quel libro “tascabile” c’era tutta l’essenza della sua professione di studioso: l’amore per il Vicino Oriente, per la didattica e la docenza, per il rigore della divulgazione scientifica.

Mario Fales e Inti Ligabue all’inaugurazione della mostra “Prima dell’alfabeto” (foto fondazione ligabue)
Vent’anni dopo, nel 2017, è ancora lui al centro dell’attenzione. Fales, all’epoca ordinario all’università di Udine, cura la grande mostra “Prima dell’alfabeto”, tenutasi a Palazzo Loredan a Venezia da gennaio ad aprile 2017. Oltre 15mila i visitatori dell’iniziativa dedicata alla storia della scrittura e della sigillatura praticate nell’antica Mesopotamia. È coautore del catalogo “Segni prima dell’alfabeto. Viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura”, in edizioni italiana e inglese (Firenze 2017). Il Vicino Oriente è ancora al centro della sua attenzione, ma nel frattempo il mondo è cambiato, conseguenza delle “primavere arabe”. Fales è amareggiato. Scrive: “Oggi [2017, ndr) il Vicino Oriente si è allontanato in maniera impressionante (…). Solamente in Tv mi ormai dato rivedere i cartelli stradali dei luoghi sull’alto Tigri come sull’alto Eufrate dove ho diretto scavi, dove ho preso abitazioni e macchinari in affitto, dove ho discusso giorno per giorno con la gente. Mosul, Jerablus, Kobane… il ricordo evoca luoghi di vivace e gaio mercato, di visite cordiali nelle case, di interminabili trattative, un tè dopo l’altro, per ottenere operai per l’attività archeologica. (…) Oggi cerco invano in Tv i volti di chi conoscevo tra i profughi che scappano in gruppi a piedi (…). Il Vicino Oriente sembra ormai essersi trasformato in un pianeta remoto, insensato, insondabile. (…) E noi? Banditi dai luoghi di scavo, oggi mete di predatori avidi di lucro, siamo tornati a osservare la Mesopotamia antica dalla sola visuale delle nostre biblioteche, pur se arricchiti nell’opera di interpretarne la storia e la cultura dalle tante impressioni del territorio – vegetazione, vie e distanze, climi – che quei decenni “sul campo” ci lasciarono negli occhi”. Ma non perde la voglia di favorire la conoscenza di quei popoli e quelle civiltà, e, grazie all’informatica e a un eccellente lavoro di squadra, sottolinea: “Pur se oggi siamo fisicamente lontani dalla Mesopotamia, la Terra tra i Due Fiumi riesce a rivivere nelle pagine del catalogo della mostra” resa preziosa dall’unicità, la varietà e la bellezza della collezione di antichità della Fondazione Giancarlo Ligabue”.

Aquileia, Grandi terme, 2022: il team di scavo dell’università di Udine che continua il lavoro iniziato da Mario Fales (foto uniud)
Non solo Vicino Oriente. Ma anche la vicina Aquileia. Lo ricorda la Fondazione Aquileia: “Esprimiamo il sentito cordoglio del CdA, del presidente, del direttore e del personale della Fondazione per la scomparsa del prof. Frederick Mario Fales. Già professore di Storia del Vicino Oriente all’università di Udine, è stato l’iniziatore degli scavi recenti nelle Grandi Terme di Aquileia, cominciati nel 2002. L’indagine nell’area archeologica, ora conferita dal ministero della Cultura alla Fondazione, prosegue ancora oggi: qui decine di archeologi si sono formati sotto il suo magistero e quello dei suoi collaboratori dell’ateneo udinese”.

Frederick Mario Fales mentre decifra una tavoletta cuneiforme a Tell Shiukh Fawqani in Siria (1996, foto Alberto Savioli)
Fales è stato delegato agli scavi archeologici e ha fatto parte del Senato accademico dell’Ateneo friulano. Ha tenuto la prolusione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007 intitolata “L’Antico Oriente nel XXI secolo dopo Cristo”. Ha anche presieduto i corsi di laurea e di laurea specialistica in Beni culturali. Nel 1996 ha organizzato e diretto il primo scavo dell’università di Udine in Oriente, a Tell Shiukh Fawqani, nella Siria del nord. “L’ho incontrato la prima volta a Padova nel 1992”, ricorda l’archeologo Giancarlo Garna, “l’ho ritrovato in Siria nel 1999, mi ha chiamato e voluto ad Aquileia nel 2002, che dire, era immenso, una cascata travolgente di scienza, idee, e simpatia. Che la tua medicina non ti manchi ma, ciao Mario”. E l’archeologo Paolo Liverani: “Un grande dolore, ho scavato con lui nel 1985, una persona speciale!”. “Riposa in pace”, scrive l’archeologo Massimo Saracino. E l’archeologo Rocco Palermo: “Addio, Mario. Atene, Duhok, Udine, Monaco, Napoli, e tante altre. Ogni volta era un’occasione per ridere (molto) e imparare (moltissimo)”.

Il professor Frederick Mario Fales (università di Udine)
Ha fondato (con la casa editrice Sargon di Padova) una rivista internazionale di studi neo-assiri, “Il Bollettino degli Archivi di Stato Assiri”, e la collana monografica Storia dell’Antico Vicino Oriente. I suoi lavori pubblicati includono circa 160 articoli su riviste accademiche, una decina di volumi congressuali o miscellanei e 13 monografie. Tra questi ultimi: “L’impero assiro. Storia e amministrazione, IX-VII sec. a.C.” (Roma-Bari 2001); “Saccheggio in Mesopotamia” (Udine 2004, 2004-6); “Guerre et paix en Assyrie: Religion et impérialisme” (Parigi 2010); “L’aramaico antico: storia, grammatica, testi commentati” (con G.F. Grassi, Udine 2016). Ha fondato e coordinato il Centro interdipartimentale per la Storia della medicina antica dell’università di Udine. Socio ordinario dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, ha ricevuto il premio Internazionale “Luigi Tartùfari” per la Storia e la Letteratura orientale dall’Accademia dei Lincei nel 2017.
Per la festa del 21 aprile 2024 Roma Capitale celebra il 2777° anno dalla fondazione della città con un ricco programma culturale di incontri, visite guidate, mostre, spettacoli dal 19 al 21 aprile. Le iniziative sono promosse da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. Organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura.










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