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Napoli. All’inaugurazione al Mann della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” Agnese Carletti, sindaco di San Casciano ai Bagni, spiega come una scoperta archeologica può cambiare la vita, le prospettive, il futuro di un piccolo borgo

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Il suggestivo allestimento della mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

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Jacopo Tabolli. Agnese Carletti e Massimo Osanna al Mann (foto graziano tavan)

Quando una scoperta archeologica può cambiare la vita, le prospettive, il futuro di un piccolo borgo. Succede a San Casciano dei Bagni, borgo in provincia di Siena, territorio noto fin dall’antichità per le sue fonti termali. E proprio nel Bagno grande, nel 2022, è emersa parte del santuario etrusco e romano eretto attorno ad una vasca costruita in blocchi di travertino, profonda oltre quattro metri. La vasca esisteva già in età etrusca e poi fu ristrutturata e ingrandita durante il regno dell’imperatore Tiberio (I secolo d.C.) e accolse offerte votive fino al IV secolo d.C. Dal fango sono cominciati ad affiorare bronzi votivi in eccezionale stato di conservazione: oltre venti statue e statuette, migliaia di monete in bronzo ed ex-voto anatomici raccontano una storia di devozione, di culti e riti ospitati in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici. E per San Casciano dei Bagni è iniziata una nuova “vita” come ha ben sintetizzato il sindaco Agnese Carletti che in un accorato intervento all’inaugurazione della mostra “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 30 giugno 2024, seconda tappa dopo la presentazione al Quirinale, parla dei “Bronzi” con affetto e riconoscenza, intesi come dei “cittadini illustri” tornati per dare lustro al paese.

“Questa è una giornata importante per San Casciano dei Bagni – esordisce Carletti – perché il progetto partito da un Comune piccolo, di neanche 1500 abitanti, qualche anno fa per volontà delle amministrazioni comunali che hanno sposato il progetto, l’hanno portato avanti anno dopo anno, finanziandolo, portando pian piano tutti a crederci, oggi arriva in un posto così prestigioso, e per noi è un onore veramente e un piacere. Infatti i Bronzi, dopo essere stati accolti nelle stanze del Palazzo del Quirinale, oggi li affidiamo per un po’ a questa città magnifica e a questo museo prestigioso. I nostri Bronzi, i Bronzi di San Casciano dei Bagni, ormai sono famosi e famosi in tutto il mondo. L’Apollo, il giovane efebo malato, il putto, persino l’orante esposta qui per la prima volta, non sono però soltanto dei pezzi in mostra e che lasciano senza parole, sono personaggi che noi abbiamo imparato a conoscere, a San Casciano ci siamo affezionati a loro. Sono personaggi della nostra storia sconosciuti fino a qualche tempo fa, e che lo scavo archeologico del Bagno grande in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni ha fatto riemergere dall’acqua calda insieme alle loro antiche fragilità, le loro antiche speranze, che abbiano anche scoperto non sono poi tanto diverse dalle nostre nonostante i duemila anni trascorsi.

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Statua di donna orante (II sec. a.C.) scoperta a San Casciano dei Bagni (foto graziano tavan)

“E quindi se è il fuoco l’elemento primordiale al quale sono legati molti tesori di questo museo – continua il sindaco di San Casciano -, è l’acqua quello che invece ha custodito i tesori di San Casciano, acqua termale sulla quale San Casciano fonda la sua storia, la sua economia, acqua che non distrugge ma crea rigenera mantiene, e quindi c’è una cosa che io spero di riuscire a trasmettervi stamane: per la comunità che ho l’onore di rappresentare nel suo insieme i Bronzi sono soltanto un pezzettino – ovviamente al momento il più entusiasmante e tangibile – di un progetto molto più grande che darà nuova linfa, nuova vita al nostro piccolo comune: un grande museo, un hub di ricerca universitaria internazionale, un parco archeologico termale è quello che infatti, insieme a tutti gli enti e alle istituzioni che ci accompagnano, vogliamo realizzare. E a questi enti io mi rivolgo veramente con profonda gratitudine perché riuscire a ragionare insieme su un obiettivo comune Ministero, università, istituto centrale per il Restauro – ma anche la Regione Toscana ci sta supportando, ma anche mecenati privati e il mondo delle associazioni -, non è facilissimo e stiamo cercando di farlo credo dando il buon esempio di una modalità di lavoro che può funzionare e che potrebbe essere più spesso utilizzata.

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Il team di scavo a San Casciano dei Bagni alla fine della campagna 2023 (foto uni stranieri siena)

“San Casciano è un borgo bellissimo, scarsamente popolato, che vive i problemi che vivono i piccoli borghi di tutte le realtà italiane. Ma grazie alla ricerca archeologica, alla quale abbiano volutamente dato vita alcuni anni fa, già da qualche tempo vi si respira un’aria diversa, un’aria frizzante, un’aria che nel tempo si è trasformata anche in grande fermento. È bellissimo passare in piazza in estate all’ora del tramonto e trovare le decine di archeologi e archeologhe provenienti da tutto il mondo che si incontrano con la comunità della quale ormai fanno parte, parlando anche in lingue diverse. Sono persone che lavorano perché credono che la cultura sia ricerca continua capace di generare relazioni professionali e sociali, oltre che efficace nel produrre ricchezza diffusa. E parlando di relazione e collaborazione noi istituzioni stiano cercando di dare il buon esempio anche a livello locale. Infatti stiano cercando di guardare a questa opportunità superando anche i confini dei singoli Comuni. Insieme ai sindaci dei 10 Comuni della Valdichiana senese, andremo a presentare a fine marzo il progetto di candidatura per la capitale italiana della Cultura 2026 essendo entrati tra i 10 finalisti come territorio unito, ricco di storia cultura e anche visione del futuro europeo (a marzo 2024 il ministero ha scelto L’Aquila come capitale della Cultura 2026, ndr).

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

“Quindi nessuno si salva da solo. Lo sapevano Etruschi e Romani che nel santuario incredibilmente convivevano. Ma quel modello di relazione tra realtà differenti vogliano praticarlo anche noi in questa sfida culturale nel nostro piccolo. Certi che grazie al lavoro condiviso quando i Bronzi torneranno nella loro casa a San Casciano saremo anche pronti per accoglierli nel miglior modo possibile. Nel frattempo – conclude Agnese Carletti – li consegniamo a questa città, li consegniamo a voi chiedendovi di entrare a far parte di questa squadra che giorno dopo giorno si arricchisce di nuovi soggetti. E vi chiediamo di raccontare a tutti questa storia che credo sia poi lo spirito di tutto il lavoro che stiamo facendo e vi invito ovviamente a San Casciano dei Bagni per veder quello che oggi vi raccontiamo e di cui vedete una parte”.

Belgrado. Alla XXIV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Paese ospite il Giappone, l’Italia è presente con cinque film portati dall’IIC di Belgrado grazie alla collaborazione del RAM film festival

belgrado_istituto-italiano-cultura_XXIV-rassegna-cinema-archeologico_locandinaSarà il film “Firenze città d’acque” di Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini ad aprire, alle 19, mercoledì 29 maggio 2024, la seconda giornata della XXIV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Belgrado, ospite il Giappone, 25 film in programma, organizzata dal 28 maggio al 2 giugno 2024 dal Museo Nazionale della Serbia in collaborazione con principali istituzioni culturali serbe e internazionali attive nella capitale serba. La Rassegna offre agli esperti del settore e al vasto pubblico di appassionati la possibilità di conoscere le produzioni più recenti nel settore dell’archeologia e delle discipline affini. L’istituto italiano di Cultura di Belgrado, uno dei principali promotori della Rassegna fin dalla prima edizione, presenta cinque documentari italiani, che il RAM film festival di Rovereto ha messo a disposizione dell’Istituto. Tutti i documentari saranno presentati in versione originale italiana, con sottotitoli in lingua serba. Ecco i cinque film italiani in concorso con la data di proiezione.

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Frame del film “Firenze città d’acque” (2022) di Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini

Mercoledì 29 maggio 2024, ore 19: “Firenze città d’acque” (2022), regia: Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini. Il film vuol dare di Firenze un’immagine originale, lontana dagli stereotipi, superando una visione solo storico-artistica, legandola piuttosto ai miti, alle storie, ai personaggi che “corrono” lungo i fiumi minori che l’attraversano. Grazie all’elemento acqua il film attraversa temi di carattere storico, antropologico e artistico, proponendo un’esperienza visiva che trasporti lo spettatore in un “altrove” a lui ignoto, pur partendo da luoghi – solo in apparenza – familiari.

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Frame del film “La terra di Yrnm” (2022) di Nicola Ferrari

Giovedì 30 maggio 2024, ore 19.40, “La terra di Yrnm” (2022), regia: Nicola Ferrari. L’isola di Pantelleria, sinonimo di vacanze, passito e capperi, ospita una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo. Da anni, ogni estate, più di 50 tra archeologi e studenti provenienti da tutto il mondo si recano sull’isola e riaprono gli scavi interrotti l’anno precedente. Ad accompagnare le loro attività il racconto di Sebastiano Tusa, archeologo siciliano di fama internazionale, Soprintendente del Mare e Assessore dei Beni culturali della Regione Siciliana, prematuramente scomparso.

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Frame del film “La terracotta preistorica” (2023) di Saverio Caracciolo

Venerdì 31 maggio 2024, ore 20.45, “La terracotta preistorica” (2023), regia: Saverio Caracciolo. In Calabria sull’altopiano del Monte Poro, in località Torre Galli, in provincia di Vibo Valentia, tra il 1922 e il 1923 l’archeologo Paolo Orsi portò alla luce una necropoli della prima età del Ferro rinvenendo più di 300 tombe dotate di numerose suppellettili sepolcrali. Lì vicino vive Cosmo Rombolà, 81 anni, fin da giovane affascinato da queste popolazioni; studiando i contenuti delle tombe è riuscito a riprodurne il vasellame, utilizzando le stesse misure e tecniche, come la cottura sotto terra.

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Frame del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” (2023) di Samuele Gottardello

Sabato 1° giugno 2024, ore 19: “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” (2023), regia: Samuele Gottardello. Un viaggio nella Laguna di Venezia, alla ricerca delle radici romane della città insieme a pescatori, archeologi, artisti, subacquei e a una ragazza non vedente. Nel film, racconto archeologico e antropologico si intrecciano in una narrazione non lineare come i canali della Laguna. Mentre le mani degli archeologi affondano nel fango e riscrivono la storia delle origini di Venezia, nell’acqua torbida si scorgono le vestigia di una civiltà scomparsa ma che si può ancora intravedere nei racconti dei protagonisti.

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Frame del film “Pablo di Neanderthal” (2022) di Antonello Matarazzo

Domenica 2 giugno 2024, ore 19.50: “Pablo di Neanderthal” (2022), regia: Antonello Matarazzo. Cosa sarebbe successo se l’uomo di Neanderthal fosse prevalso sull’Homo Sapiens? Come si sarebbe sviluppata la nostra specie Che relazione c’è tra l’arte e l’evoluzionismo? E perché mai l’evoluzione si comporta come un bricoleur? E infine: cosa c’entra in tutto questo Marcel Duchamp? Questo non è un documentario e non è il portrait dell’artista Pablo Echaurren, ma una riflessione in forma di caleidoscopio sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro.

Pompei. Nell’Insula dei Casti Amanti, aperta al pubblico per visite dall’alto su passerelle sopraelevate, scoperti disegni di gladiatori realizzati da bambini prima dell’eruzione del Vesuvio. Zuchtriegel: “Ciò ci fa riflettere sull’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli”

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: Alberto Angela mostra i disegni a carboncino realizzatid a bambini (foto parco archeologico pompei)

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L’insula dei Casti Amanti a Pompei con le passerelle per una veduta dall’alto (foto parco archeologico pompei)

Il segno a carboncino è semplice, la resa delle persone è semplice, stilizzata, infantile, opera certamente di bambini, ma è il soggetto che apre a riflessioni: quei disegni rappresentano gladiatori e cacciatori: dipinti da bambini piccoli con il carboncino sui muri di un cortile di servizio, nella Casa del Cenacolo colonnato su via dell’Abbondanza a Pompei. La scoperta, illustrata in anteprima nello Speciale “Meraviglie” di Alberto Angela andato in onda su Rai1 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/25/pompei-su-rai-1-speciale-di-meraviglie-su-pompei-le-nuove-scoperte-alberto-angela-accompagna-i-telespettatori-alla-scoperta-degli-ultimi-affascinanti-ritrovament/), è avvenuta nell’insula dei Casti Amanti nell’ambito di un progetto di restauro, scavo e accessibilità e che da oggi, 28 maggio 2024 è visitabile “dall’alto” grazie a un sistema di passerelle sospese (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/05/27/pompei-apre-al-pubblico-linsula-dei-casti-amanti-dal-28-maggio-un-percorso-sopraelevato-consentira-una-visione-inedita-dallalto-delle-strutture-e-del-cantiere-di-scavo-e-restauro/): qui il parco archeologico di Pompei è impegnato in un progetto di ricerca interdisciplinare per valorizzare i tanti dati nuovi.

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vede una mano e un gladiatore (foto parco archeologico pompei)

Questi disegni aiutano a capire meglio l’infanzia ai tempi degli antichi romani: l’esposizione a forme estreme di violenza, anche di bambini piccoli (si stima tra 5 e 7 anni), non sembra essere un problema solo dei giorni nostri, tra videogiochi e social media – con la differenza che nell’antichità il sangue sparso nell’arena era vero e che pochi ci vedevano un “problema”, con tutte le possibili ricadute sullo sviluppo psico-mentale dei bambini pompeiani.

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Casa del Cenacolo colonnato a Pompei: disegni a carboncino realizzatid a bambini. Si vedono gladiatori, cinghiali e rapace (foto parco archeologico pompei)

Come scrivono gli autori di un testo pubblicato oggi sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “Pompei ci offre la possibilità non solo di studiare le espressioni complesse di una civiltà antica, ma anche di entrare nei meccanismi di formazione e autoriproduzione che di generazione in generazione l’hanno tramandata e tramutata. È quasi come se potessimo gettare uno sguardo sull’inconscio dell’impero, sulla sua subcultura sommersa di cui parlano ancora le migliaia di graffiti e disegni a carboncino sui muri della città antica. A volte sono i più piccoli ad averci lasciato una traccia del loro percorso di formazione culturale e sentimentale. È questo il caso del cortile della Casa del Secondo Cenacolo Colonnato, dove nell’ambito di nuovi scavi finalizzati a una migliore fruizione e conservazione delle strutture emerse durante precedenti campagne di scavo (la facciata è stata scavata nel 1912, la parte retrostante tra il 1982 e il 2005), è stato possibile documentare una serie di disegni a carboncino sui muri di quello che doveva essere un cantiere in piena attività al momento dell’eruzione, con diversi ponteggi montati e pareti ancora da intonacare. Nonostante la sontuosa facciata dell’abitazione su Via dell’Abbondanza, il contesto sociale che si percepisce all’interno degli ambienti della casa è tutt’altro che agiato; anzi, si respira un’atmosfera di precarietà, in cui possiamo immaginare i bambini abbandonati a se stessi per intere giornate, mentre i genitori badavano ai loro affari. Non è certo il contesto in cui possiamo immaginare la presenza di schiavi pedagoghi o balie come nei palazzi dei ricchi, per esempio nell’antica domus di Giulio Polibio situata poco oltre”.

“Sembra lecito ipotizzare, sulla base della testimonianza letteraria”, scrive il direttore Gabriel Zuchtriegel, “che la presenza di bambini durante questi spettacoli fosse usuale. I disegni dalla Casa del Cenacolo Colonnato confermano questa ipotesi: quello che vediamo è una testimonianza diretta dell’incontro tra un’anima ancora infantile, molto ricettiva e piena di fantasia, e il crudele passatempo dell’epoca, che oltre a giochi gladiatori e cacce con gli animali, prevedeva anche la messa in scena di esecuzioni di criminali e schiavi, presumibilmente nell’intervallo (ludi meridiani) tra la venatio matutina e i ludi gladiatori del pomeriggio. Come accadeva ancora fino all’Ottocento anche in molti Paesi europei, a nessuno all’epoca sarebbe venuto in mente di impedire ai più piccoli l’accesso ai giochi e alle esecuzioni pubbliche, che dovevano servire anche da insegnamento di corretto comportamento sociale, in una società nella quale l’azione penale era cronicamente carente, a cominciare dalla mancanza di funzioni assimilabili a quelle del pubblico ministero e della polizia giudiziaria di oggi. L’impressione è, tuttavia, che in molti casi prevaleva il divertimento su ragionamenti di questo genere; tanto è vero che a partire dal II sec. d.C. pare che si sia sviluppato un vero e proprio ‘mercato’ di condannati a morte, i quali venivano comprati dai lanisti per essere inseriti negli spettacoli. Resta da chiedersi se, nel ricostruire la cultura classica nelle sue infinte sfaccettature, non bisognerebbe tenere maggiormente conto della precoce esposizione a forme estreme di violenza che emerge dal dossier archeologico, epigrafico e letterario. Diversi studi recenti hanno evidenziato un legame tra una precoce esposizione a immagini e film violenti e alti livelli di aggressività in età adolescenziale e adulta. Forse un giorno – conclude Zuchtriegel – saremo in grado di comprendere quanto questi fenomeni abbiano impattato sulla società romana di duemila anni fa. Anche per questo si auspica che il dialogo tra antichistica e psicologia riprenda con nuova linfa, sperando che il presente contributo possa essere un piccolo spunto di lavoro in tal senso”.

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Casa dei Pittori al lavoro a Pompei: quadretto singolare con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato e mantello di viaggiatore (foto parco archeologico pompei)

Oltre ai disegni dei bambini, per il cui studio il Parco ha avviato una collaborazione con il dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’università “Federico II” a Napoli, sono stati documentati i resti di due vittime, una donna e un uomo, morti nei lapilli del Vesuvio davanti al portone chiuso della Casa dei Pittori al lavoro (chiamata così in virtù del fatto che si stava ridipingendo al momento dell’eruzione); all’interno della casa, è venuto alla luce un piccolo cubicolo (“camera da letto”), allestito come studiolo in prossimità del tablinum (sala di ricevimento) della casa. Tra le scene mitologiche un quadretto singolare, senza confronti del repertorio vesuviano, con la rappresentazione di un piccolo bambino incappucciato, forse un figlio deceduto dei proprietari.

Da oggi 28 maggio 2024 – come si diceva – è possibile accedere al cantiere tutti i giorni dalle 10.30 alle 18, attraverso un percorso che, interamente “accessibile”, va ad implementare l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”, e include un elevatore per il raggiungimento delle passerelle sospese anche ai diversamente abili. Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico. L’ingresso, da via dell’Abbondanza, sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso, anche in considerazione delle attività in essere al livello archeologico.

“Periodicamente e sempre di più, Pompei ci rivela nuove scoperte meravigliose e si conferma uno straordinario scrigno di tesori”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Ecco perché noi in legge di bilancio abbiamo espressamente rifinanziato gli scavi a Pompei, dove adesso sono attivi tantissimi cantieri, che giorno dopo giorno portano all’attenzione generale nuove meraviglie. Dopo la conclusione del Grande Progetto Pompei noi vogliamo dare un assetto organico, un assetto stabile a questo meraviglioso sito che ogni giorno fa registrare decine di migliaia di visitatori”.

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Il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei è inserita nell’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti” (foto parco archeologico pompei)

“Con l’itinerario di visita facilitato Pompei per tutti, avviato nel 2016 e da allora oggetto di progressive implementazioni e sviluppi, nonché con le nuove campagne di scavo che negli ultimi anni hanno regalato al mondo incredibili sorprese, è stato inaugurato un nuovo approccio, inclusivo e coinvolgente, alla valorizzazione del sito”, aggiunge il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. “L’apertura di oggi, traguardo di un cantiere complesso e importante, avviato in seno al Grande Progetto Pompei, appare in questo senso assai significativa. Offre infatti il valore aggiunto dell’accessibilità e della piena inclusione di tutti i visitatori, anche rispetto a tutte quelle attività dietro le quinte, quali gli interventi di scavo e restauro propri di un cantiere, che sono rese visibili a tutti senza barriere”.

 

Bologna. La conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, in presenza e on line, chiude il ciclo di marzo-maggio 2024 del Gruppo archeologico bolognese

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Martedì 28 maggio 2024, alle 20.30, al centro sociale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna, la conferenza “Le forme di libertà nel mondo antico” a cura dell’archeologa Erika Vecchietti, quarto e ultimo incontro del periodo sociale marzo-maggio 2024 promosso dal Gruppo archeologico bolognese con Insolita Itinera. La conferenza può essere seguita in streaming sulla piattaforma Zoom al link Iscrizione alla riunione – Zoom.

Macerata. All’università il II convegno internazionale di Archeologia Medievale nelle Marche, organizzato da Umberto Moscatelli: tre giorni con studiosi da università italiane e una delegazione di studiosi croati per i confronti con l’altra sponda dell’Adriatico. In presenza e on line

macerata_università_convegno-internazionale-di-archeologia-medievale-delle-marche_locandinaDal 28 al 30 maggio 2024 nell’aula magna del dipartimento di Scienze della formazione dei Beni culturali e del Turismo dell’università di Macerata al Polo Didattico Bertelli, in piazzale Bertelli 1 di Macerata, si tiene il II convegno internazionale di Archeologia Medievale nelle Marche, organizzato da Umberto Moscatelli con il sostegno della sezione scientifica Beni culturali “Massimo Montella” e dell’Ateneo Maceratese. L’ingresso è libero. Il convegno si può seguire anche in diretta Facebook Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo / Unimc). Il primo convegno, i cui atti sono stati pubblicati nel 2021, si è tenuto a Macerata nel 2019. A quell’incontro di studi hanno fatto seguito altri eventi e iniziative editoriali, che testimoniano della lenta ma costante crescita di interesse per l’archeologia medievale nella Regione. Ai lavori partecipano studiosi provenienti da varie università italiane e una delegazione di studiosi croati per i confronti con l’altra sponda dell’Adriatico. Il convegno gode del patrocinio di università di Macerata, SAMI – Società degli Archeologi Medievisti Italiani, ISSM – Istituto di Studi Superiori Medievali “Cecco d’Ascoli”, deputazione di Storia Patria per le Marche, Comune di Macerata.

PROGRAMMA DI MARTEDÌ 28 MAGGIO 2024. Alle 9, iscrizione al Convegno; 10, saluti istituzionali; 11, relazioni introduttive: U. Moscatelli, “Del bicchiere mezzo vuoto. Introduzione al convegno”; M. Cerquetti, “Dalla polpa all’osso, dal concentrato al diffuso: brevi note sulla valorizzazione del patrimonio culturale in Italia”; 12.30, pausa pranzo; 15, ripresa lavori: S. Minguzzi presenta gli Atti del I Convegno di Archeologia nelle Marche; 15.35, SEZIONE 1, presiede: Simonetta Minguzzi; relazioni: 15.40, P. L. Dall’Aglio, C. Franceschelli, C. Tassinari, G. Gruppioni, S. Conti, E. Cilli, “Ostra tardoantica: la documentazione archeologica e antropologica”; 16.15, U. Moscatelli, “Dall’archeologia dei campi arati alle Cotte di Matteluccio. Riflessioni sulle ricerche di archeologia post-classica nelle Marche”; 16.50, Andrea R. Staffa, “Fermo fra tarda antichità ed Alto Medioevo: riflessioni e nuove osservazioni”; 17.25, D. Sacco, S. Vona, G. Bartolucci, “Archeologia del potere nelle Marche. Il castello di origine dei conti di Carpegna, nel Montefeltro: la prima campagna di scavo”; comunicazioni: 18, N. Abate, A. Frisetti, U. Moscatelli, “Pratiche di Remote sensing nelle ricerche sull’incastellamento lungo la valle del Chienti e del Fiastrone”; 18.20, E. Stortoni, “Nuove riflessioni sul periodo tardoantico e post-classico a Tifernum Mataurense (Sant’Angelo in Vado, PU)”.

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 29 MAGGIO 2024. Alle 9, SEZIONE 2, presiede: Daniele Sacco; Michele Asolati, “Tracce di percorsi mercantili e devozionali nelle Marche settentrionali, in età tardo medievale e post-medievale”; 09.35, Roberto Tomassoni, “Un tesoretto monetale di epoca medievale da Ascoli Piceno”; 10.10, Cristiano Cerioni, “La chiesa cistercense di Chiaravalle della Castagnola. Archeologia degli elevati ed analisi delle tecniche murarie”; 10.45, Alessia Frisetti, “Iuxta flumen Clentis. Testimonianze materiali e immateriali del Cristianesimo nella valle del Chienti tra alto e pieno medioevo 11.20 – Yuri A. Marano Il sarcofago altomedievale della Villa Imperiale di Pesaro”; 11.55, Samantha Fusari, “Tra il tardo antico e l’alto medioevo: le sepolture di Campiglione (Fm). Il contributo archeologico, antropologico e paleopatologico”; 12.30, pausa pranzo; 15, ripresa lavori: SEZIONE 3, CONFRONTI CON L’ALTRA SPONDA, Presiede: Anna Maria Stagno; 15, Tatiana Tkalčec, “Castra et Castella: Castles and Medieval Fortifications in the Sava-Drava Interamnium (Northern Croatia)”; 15.35, Josip Višnjić, “Early Medieval Fortified Settlements on the Istrian Peninsula”; 16.10, Silvija Pisk, “Medieval croatian castles in written sources”; 16.45, Jurai Belaj, “Castles and knights: archaeological evidence of fortified buildings of military orders in Croatia”; 17.20, SEZIONE 4/1, presiede: Anna Maria Stagno; 17.20, V. Antongirolami, L. Petrucci, S. Virgili, “Un contesto urbano da Fabriano (AN): lo scavo dei Giardini del Poio”; 17.55, L. Speranza, E. Cirelli, P. Carpani, E. Ferranti, L. Damiani, “Il ritrovamento in località Villaggio del Fanciullo (Ap)”; 18.30, D. Sacco, E. Valli, I. Venanzoni, M.R. Ciuccarelli, “Il Casale Rampano di Monte Giove. Un villaggio colonico altomedievale nelle Marche del nord. Notizie preliminari”.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 30 MAGGIO 2024. Alle 9.20, SEZIONE 4/2, presiede: Umberto Moscatelli; alle 9.20, A. L. Ermeti, D. Sacco, “Riconsiderando la topografia di Urbino: i contesti di Palazzo Brandani e del teatro romano”; 9.55, F. Pizzimenti, M. Massoni, G. Cambria, P. Carpani, E. Ferranti, “Monsanpolo del Tronto (AP): la chiesa rurale dei Santi Benedetto e Mauro”; 10.30, F. Grilli, M. Mariani, T. Quero, E. Ciccarelli, “Un insediamento produttivo di età altomedievale nella bassa valle del Tenna: il caso di Cava Mandolesi in località San Giovanni di Monte Urano (FM)”; 11.05, I. Di Tano, M. Giglio, C. Mattei, “Il recupero di materiale dagli edifici di epoca romana del foro di Cupra Maritima. Nuovi dati dagli scavi in corso. Comunicazioni”; 11.40, F. Pizzimenti, M. Massoni, S. De Cesare, M. Zaccaria, “Dalla villa marittima al castello medievale: gli scavi archeologici al Paese Alto di San Benedetto del Tronto (AP)”; 12.15, pausa pranzo; 15, conclusioni e tavola rotonda finale, coordinano: Caterina Giostra e Simonetta Minguzzi

Roma. All’Istituto Centrale per il Restauro presentazione delle opere d’arte rimpatriate dagli Stati Uniti d’America dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, tra cui 600 reperti archeologici

roma_istituto-centrale-per-il-restauro_prsentazione-opere-rimpatriate-dagli-usa_locandinaMartedì 28 maggio 2024, alle 11, a Roma, all’Istituto Centrale per il Restauro, nella sala conferenza Ex Carcere Femminile in via di San Michele 25, si svolgerà la presentazione delle opere d’arte rimpatriate dagli Stati Uniti d’America dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. Tra le opere recuperate figurano 600 reperti archeologici (arco temporale IX secolo a.C. – II secolo d.C.), 14 beni numismatici (un Tetradramma da Naxos, una moneta in argento e dodici monete archeologiche in oro), 4 beni d’antiquariato (dipinti olio su tela), 2 pergamene manoscritte e un copioso materiale bibliografico (oltre 1000 documenti). Nel corso della presentazione interverranno il Comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il Capo dell’Unità per la Lotta al Traffico delle Antichità della Procura di Manhattan, Col. Matthew Bogdanos; il Comandante Unità Mobili e Specializzate dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Massimo Mennitti; l’Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Jack Markell; l’Executive Associate Director of U.S. Homeland Security Investigations, Katrina Berger. Saranno presenti, tra gli altri, il direttore generale Musei del MiC Massimo Osanna e il direttore generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca. Concluderà il Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi.

Padova. Al Palazzo Liviano, in presenza e on line, il seminario “Sono un archeologo ed ora cosa faccio? Il mondo del lavoro in archeologia” organizzato dalla Confederazione Italiana Archeologi con l’università di Padova

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Stai studiando archeologia e vuoi sapere come sarà il tuo futuro nel mondo del lavoro? Sai quali sono i requisiti per essere archeologo di prima, seconda e terza fascia? Vuoi sapere come funzionano la partita IVA ed i contratti di lavoro? Sai quali sono le mansioni dell’archeologo fuori dall’università? Lunedì 27 maggio 2024, dalle 18, nell’aula N di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, seminario “Sono un archeologo ed ora cosa faccio? Il mondo del lavoro in archeologia”, organizzato dalla Confederazione Italiana Archeologi in collaborazione con il Corso di laurea triennale in Archeologia e magistrale in Scienze archeologiche, Scuola di specializzazione in Beni archeologici e Corso di dottorato di ricerca in Studio, critica e conservazione dei beni culturali del Dipartimento dei Beni Culturali – Università di Padova. Accesso libero e diretta sui canali YouTube www.youtube.com/@InfoCIA e Facebook https://www.facebook.com/archeologi.italiani. Introduce i lavori il prof. Massimo Vidale (docente di Metodologia della Ricerca archeologica). Dopo la presentazione Cia Veneto con Cinzia Rampazzo, intervengono: Cinzia Rampazzo su “Professione e normativa”; Damiano Paris su “Professione e partita Iva: lavoro, spese, fatture, tasse”; Danilo Vitelli su “L‘archeologo dipendente: diritti e doveri”; Sara Bini su “Lavorare al ministero: il funzionario”. Seguono domande e dibattito.

 

Pompei. Apre al pubblico l’Insula dei Casti Amanti: dal 28 maggio un percorso sopraelevato consentirà una visione inedita, dall’alto, delle strutture e del cantiere di scavo e restauro in corso: percorso interamente “accessibile” che implementa l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”

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L’insula dei Casti Amanti a Pompei con le passerelle per una veduta dall’alto (foto parco archeologico pompei)

Ci siamo. Dopo un lungo cantiere da sette anni off limits per il pubblico, a Pompei apre alle visite l’Insula dei Casti Amanti. Dal 28 maggio 2024 un percorso sopraelevato su passerelle sospese consentirà al pubblico di osservare dall’alto l’intera Insula (isolato), comprendente la Casa dei Casti Amanti, la Casa dei Pittori al lavoro e la Casa del Cenacolo colonnato. L’ingresso sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso, anche in considerazione delle attività in essere al livello archeologico. La progettazione dei due lotti è stata sostenuta con fondi del Grande Progetto Pompeii (2014-2022), mentre i lavori hanno beneficiato di un finanziamento del PON Fesr 2014-2020.

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La selva di tubi e impalcature che nel 2017 imbragava il complesso della Casa dei Casti Amanti e quella dei Pittori al Lavoro (foto parco archeoligico pompei)

L’ultima volta che i visitatori avevano avuto la possibilità di accedere al cantiere della Casa dei Casti Amanti era stata nel febbraio 2017, con un programma di visite per gli innamorati e i turisti nella settimana di San Valentino, annunciando che poi sarebbe rimasto inaccessibile per i successivi tre anni, cioè fino al 2020 (vedi Speciale innamorati a Pompei: aperta eccezionalmente per San Valentino la domus dei Casti Amanti, un’esperienza unica e irripetibile. Dopo il 14 febbraio sarà chiusa per restauri fino al 2020 | archeologiavocidalpassato). In realtà poi i lavori si sono allungati più del previsto, complice anche la pandemia. Ma ci sono state altre tre occasioni per “esplorare” il grande cantiere dell’Insula dei Casti Amanti, grazie a “Raccontare i cantieri”, l’iniziativa lanciata dal parco archeologico di Pompei per gli abbonati alla My Pompeii Card: la prima volta dal 5 maggio fino al 23 giugno 2022 (vedi Pompei. Con “Raccontare i cantieri” ogni giovedì di maggio e giugno ai possessori della My Pompeii Card il parco archeologico apre i suoi più importanti cantieri di valorizzazione e restauro | archeologiavocidalpassato); la seconda dal 9 marzo fino al 4 maggio 2023 (vedi Pompei. Torna l’iniziativa “Raccontare i cantieri”: da marzo a maggio 2023, i grandi cantieri del parco archeologico di Pompei raccontati ai possessori della My Pompeii Card. Ecco il calendario | archeologiavocidalpassato); la terza dal 19 ottobre 2023 fino al 1° febbraio 2024 (vedi Pompei. Al via la terza edizione di “Raccontare i cantieri”: tra ottobre e febbraio, il giovedì, possibilità di visitare i cantieri di valorizzazione e restauro in corso | archeologiavocidalpassato).

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Il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei è inserita nell’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti” (foto parco archeologico pompei)

A partire dal 28 maggio 2024 sarà dunque possibile accedere tutti i giorni dalle 10.30 alle 18, all’Insula dei Casti Amanti attraverso un percorso che, interamente “accessibile”, va ad implementare l’itinerario senza barriere architettoniche “Pompei per Tutti”, e include un ascensore per il raggiungimento delle passerelle sospese. Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi, come in questo caso, di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico e di un approccio di “archeologia pubblica”.

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Con il percorso sopraelevato nell’Insula dei Casti Amanti a Pompei si possono ammirare gli ambienti emersi dagli scavi (foto parco archeologico pompei)

Si potrà assistere alle attività di indagine e restauro in corso e ammirare gli ambienti emersi durante le recenti attività di scavo. Tra questi una stanza decorata con figure mitologiche e divinità e la singolare immagine di un bambino con cappuccio e mantello da viaggiatore; disegni a carboncino eseguiti da bambini in un cortile di servizio, e un androne dove sono stati rinvenuti due scheletri di vittime dell’eruzione. Le facciate e alcuni ambienti dell’insula furono scavati nel 1912; dagli anni ’80 seguirono altri scavi che hanno portato alla luce importanti parti delle strutture interne dell’isolato, che fu visitabile, per la parte allora indagata, a periodi alterni. Il progetto in corso, suddiviso in due lotti per importi di 7 e 5 milioni di Euro rispettivamente, mira alla creazione di una copertura con impianto fotovoltaico integrato, di un percorso accessibile a quota dei piani superiori delle case e al completamento dello scavo e del restauro degli ambienti sottostanti, eleminando in tal modo cause di degrado dovute allo scavo parziale del complesso.

Venezia. Con la nomina a direttore di Marianna Bressan sono nati ufficialmente i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna

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Marianna Bressan, già direttore del museo nazionale e area archeologica di Altino, è ora direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

Con la nomina a direttore di Marianna Bressan (vedi Roma. Entrati in ruolo i vincitori del corso – concorso per dirigente tecnico del ministero della Cultura: ecco l’elenco dei nuovi direttori di musei e luoghi della cultura sul territorio o di uffici centrali della direzione generale Musei | archeologiavocidalpassato) sono nati ufficialmente i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Ne fanno parte il museo Archeologico nazionale di Venezia, Palazzo Grimani a Venezia, il museo Archeologico nazionale del Lazzaretto vecchio e il parco archeologico di Altino con il Museo. Il nuovo istituto, dotato di autonomia speciale, sarà diretto da Marianna Bressan, vincitrice del I corso-concorso per dirigenti tecnici del ministero della Cultura. Specializzata e dottore di ricerca in Archeologia classica all’università di Padova, dal 2012 ha lavorato come funzionaria archeologa per le soprintendenze di Padova e Venezia, il parco archeologico di Sibari e la direzione generale Musei. Dal 2019 al 2023 ha diretto il museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve).

Archeologia in lutto. È morta a 61 anni, dopo una lunga malattia, l’archeologa Federica Fontana, professoressa associata di Archeologia greca e romana all’università di Trieste: per anni ha curato il celebre scavo della domus dei Putti danzanti ad Aquileia

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Così l’università di Trieste ricorda la sua archeologa Federica Fontana, scomparsa a 61 anni (foto units)

“Il 19 maggio 2024, all’età di 61 anni, dopo una lunga malattia, è mancata Federica Fontana, professoressa associata di Archeologia greca e romana al dipartimento di Studi umanistici dell’università di Trieste”. Inizia così il ricordo che l’ateneo giuliano fa dell’archeologa che per anni ha curato il celebre scavo della domus dei Putti danzanti ad Aquileia, ha partecipato al collegio dottorale interateneo delle università di Trieste, Udine e Venezia ed è stata direttrice della Scuola di Specializzazione SISBA. I funerali sono stati celebrati giovedì 23 maggio 2024 nella chiesa Beata Vergine delle Grazie a Trieste.

Laureatasi a Trieste in Lettere classiche nel 1987, ha poi conseguito, nel 1991, la specializzazione in Archeologia classica alla Scuola nazionale di Archeologia della “Sapienza” e nel 1995 il Dottorato di ricerca in Storia antica presso il medesimo Ateneo. “Questa combinazione di competenze, a un livello di formazione così elevato – si legge nel ricordo dell’università di Trieste -, è un fatto non comune, se non proprio raro. Si potrebbe dire che nel modo di lavorare di Federica Fontana la conoscenza storica sia stata la premessa e la comprensione storica il punto di arrivo di indagini eseguite con metodo e interessi di archeologa; certo è che l’integrazione sistematica di più saperi è stato il fondamento per lo sviluppo di un percorso di ricerca la cui originalità e fecondità sono state presto riconosciute sul piano nazionale e internazionale. Lo documentano le pubblicazioni – complessivamente più di cento – di frequente accolte in sedi prestigiose, le molte partecipazioni a convegni, l’attività come Professeur Invitée presso l’Ècole Normale Superieure di Parigi, la pluriennale cooperazione in iniziative di ricerca e divulgazione con maestri degli studi di antichistica come Filippo Coarelli, John Scheid, Olivier de Cazanove, la membership in numerosi centri, associazioni e reti di ricerca internazionali, nonché la responsabilità scientifica di progetti finalizzati a interventi di studio e recupero nel contesto romano, realizzati in collaborazione con la Sovrintendenza capitolina per i beni culturali, come quelli relativi al Mitreo del Circo Massimo e al santuario di Giove Dolicheno sull’Aventino.

“Ma una ragione cospicua dell’interesse rivolto all’attività scientifica di Federica Fontana è stata l’ideazione di Sacrum facere, iniziativa sperimentale mirata a riunire periodicamente, intorno a un tema dato della cosiddetta “archeologia del sacro”, studiose e studiosi di formazione disciplinare diversa, chiamati a produrre un quadro multiprospettico sulla questione proposta. Il tema è cambiato di edizione in edizione (ce ne sono state fin qui sette, a partire dal 2012), restando prevalente l’interesse per le forme di contatto tra culture religiose diverse. È evidente che questa proposta interdisciplinare, rigorosa grazie al suo impianto e alla sapiente selezione delle competenze chiamate in causa, si presta anche a generare domande metodiche, fondate storicamente, e conoscenza responsabile intorno a temi della nostra attualità. 

“Per quanto riguarda l’insegnamento, a partire dalla sua presa di servizio, nel 2001, o poco dopo, Federica Fontana ha tenuto corsi di Archeologia greca e romana, Archeologia italica, Metodologia della ricerca archeologica, Archeologia delle province romane a livello triennale, magistrale e per la Scuola di Specializzazione Interateneo in beni archeologici (SISBA). Ha seguito molte tesi di specializzazione e dottorali. È stata delegata del DiSU per la formazione post-lauream e direttrice della SISBA. Dal 2005 è stata direttore scientifico dello scavo del DiSU ad Aquileia (via Gemina), in convenzione con il Politecnico di Torino. Lo scavo ha anche una valenza formativa, essendo stato costituito di recente come attività stabile di tirocinio per alcuni corsi di studio di livello triennale e magistrale. Cardine dell’insegnamento sullo scavo è sempre stato l’accento sull’acquisizione del metodo più che sul “premio” della scoperta, nonostante la rilevanza dei ritrovamenti aquileiesi da parte della stessa docente, come nel caso della domus “dei Putti danzanti” di età costantiniana. 

“Per la solidità scientifica, per la chiarezza delle idee e la capacità di ascoltare, per la propensione ad andare al punto in ogni forma di comunicazione, negli studi come nella conversazione libera, Federica Fontana è stata un’insegnante nel senso etimologico della parola, quello dell’adulto che “lascia un segno” nell’anima del giovane o della giovane che lo ascolta. Anche il volontariato sociale prestato in alcuni ambiti dove offrire aiuto umano è un’esperienza molto dura è stata una componente, pur tacita, della sua capacità di formare intelligenze aperte e disposizioni generose.

Fino alla fine Federica è stata se stessa, ironica, acuta, sostanziale, fino all’ultimo momento. La lunga malattia l’ha sfinita ma non ha potuto sopraffarla. Tutta la comunità dell’Università di Trieste – conclude il ricordo – si stringe con affetto intorno alla sua famiglia”. 

federica-fontana_ricordo-confederazione-italiana-archeologiLe condoglianze sono arrivate dalla Confederazione italiana archeologi: “Siamo purtroppo a comunicarvi la triste notizia della scomparsa della professoressa Federica Fontana, docente di Archeologia Romana presso l’Università degli Studi di Trieste. Ella lascia all’Università un vuoto ben difficile colmare. I nostri pensieri e le nostre più sentite condoglianze vanno alla compagna e alla famiglia tutta. Sit ei terra levis”.

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La prof.ssa Federica Fontana ad Aquileia nello scavo di via Gemina (foto units)

Anche la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia si è associata al ricordo della prof. Federica Fontana dell’università di Trieste, unendosi al dolore della famiglia e di tutta la comunità scientifica. “Come direttrice di scavo – si legge -, ha portato avanti dal 2005 la ricerca in concessione ministeriale nel Fondo ex-Cassis ad Aquileia, nella “Domus dei Putti danzanti”, garantendo alle nuove generazioni di studenti e archeologi la possibilità di approcciarsi alla ricerca scientifica e alla conoscenza del patrimonio culturale”.

Durante il lockdown, nel 2020, Federica Fontana ha partecipato all’iniziativa del museo Archeologico nazionale di Aquileia, #parlalesperto, con la quale, ogni settimana, è stato proposto al pubblico un video di approfondimento dedicato a uno dei reperti della nuova sezione all’epoca espositiva in corso di realizzazione al secondo piano del museo Archeologico nazionale. Il quarto appuntamento, curato da Federica Fontana, è stato dedicato a un anello tra i più preziosi della collezione museale. Sulla verghetta sono visibili due figure affrontate, che lo riconducono alla sfera nuziale.