“SCAVO APERTO! Visite guidate al sito archeologico di Via Appia antica 39” con gli archeologi dell’università di Ferrara

Appia antica 39: scavo archelogico dell’università di Ferrara (foto unife)
“SCAVO APERTO! Visite guidate al sito archeologico di Via Appia antica 39”: appuntamento mercoledì 25 settembre 2024, dalle 9.30 alle 10.30, in via Appia antica 39, con gli archeologi dell’università di Ferrara che mostrano dal vivo le ultime scoperte. Percorso didattico pensato per avvicinare lo scavo ai non addetti ai lavori. Per info e prenotazioni: https://www.eventbrite.it/…/progetto-appia-antica-39… Partecipando alla visita si potrà seguire da vicino le attività svolte dall’equipe dell’università di Ferrara, oltre a rispondere a molte altre domande: Cosa è stato scoperto? Quali strutture sono emerse? Quali passi in avanti sono stati fatti, nella conoscenza di questo sito che, ad oggi, si è rivelato essere una piccola necropoli di età romana a pochi metri dall’Appia Antica?
Archeologia in lutto. È morto a 84 anni l’archeologo veronese Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. La sua esperienza e umanità narrate nel film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu. Il ricordo delle istituzioni

L’archeologo Franco Mezzena davanti alla più famosa stele megalitica dell’area di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)
Un infarto gli ha tolto il sorriso per sempre. È morto nella notte fra sabato 14 e domenica 15 settembre 2024, Franco Mezzena, l’archeologo veronese scopritore dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta. Aveva 84 anni. I funerali si sono svolto martedì 17 settembre 2024, nella chiesa di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta. Lascia il figlio Marcello. Nato a Verona nel 1940, dopo il diploma di maturità scientifica è diventato assistente al museo di Storia naturale della città scaligera dal 1957 al 1967: ancora oggi il suo nome, nel Veronese, è legato a un riparo a lui intitolato. Ha integrato la sua formazione nelle Scienze naturali nelle università di Padova e Modena. Per un cinquantennio ha eseguito ricerche e scavi nel Veronese, nel Gargano e in Sicilia, con speciale riguardo all’arte preistorica.

Riparo Mezzena (Avesa, Verona) negli anni Cinquanta del Novecento: Franco Mezzena è il personaggio seduto col cappello bianco (foto musei verona)
Il museo civico di Storia Naturale di Verona, “appresa con tristezza della recente scomparsa di Franco Mezzena, illustre archeologo di fama internazionale, che collaborò anche con il nostro Museo” lo ricorda così: “La sua passione giovanile per la preistoria lo portò a scoprire, negli anni ‘50 del XX secolo, un riparo sotto roccia paleolitico nella valle di Avesa a lui dedicato e indagato dal 1957 da lui stesso, dal direttore Francesco Zorzi e dal geologo Angelo Pasa. Proprio in quegli anni, durante la sua formazione universitaria, iniziò il suo sodalizio col museo di Storia naturale di Verona, durato fino al 1967, nel corso del quale ebbe modo di partecipare alla scoperta e agli scavi di importanti siti nel veronese e nel Gargano. Di lui il direttore Zorzi aveva una grande stima e un affetto quasi paterno. Alla sua famiglia le nostre più sincere condoglianze”.

L’archeologo Franco Mezzena osserva l’area di Saint-Martin-de-Corleans musealizzata ad Aosta (foto graziano tavan)
Mezzena era arrivato in Valle d’Aosta come sergente alla scuola militare alpina di Aosta e durante quel periodo ritrovò le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Nel 1969 fu il primo, insieme alla moglie Rosanna Mollo, anche lei fine archeologa, scomparsa nel 2013, a individuare ad Aosta le prime testimonianze riferibili all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, da lui scavate poi per oltre un ventennio. Contemporaneamente agli scavi promosse e coordinò un’esplorazione sistematica del territorio valdostano che portò a individuare una serie di notevoli insediamenti protostorici dei Salassi, dal fondovalle all’alta montagna.

L’archeologo Franco Mezzena (foto società valdostana di Preistoria e Archeologia)
“Con profonda tristezza abbiamo appreso che nella notte ci ha lasciati Franco Mezzena, l’archeologo che ha scoperto la straordinaria Area megalitica di Aosta”, scrive la società valdostana di Preistoria e Archeologia. “Tutto ebbe inizio il 10 giugno del 1969, quando un luccichìo in mezzo alla terra sollevata da una benna, attirò l’occhio e l’intuito di questo grande archeologo: era un torques! Da lì, per oltre vent’anni, Mezzena, con il supporto della moglie Rosanna Mollo, anche lei archeologa, e di un’équipe che, nel tempo, si trasformò in una vera e propria scuola di archeologia per decine di giovani archeologi, coordinò le indagini su un sito di importanza scientifica internazionale”.

1980: area-megalitica di Saint-Martin-de-Corleans: Franco Mezzena con un gruppo di studenti (alla sua destra, Graziano Tavan; in basso, a sinistra, il figlio Marcello) (foto vettorel)
Ho avuto la fortuna e l’onore non solo di conoscerlo, ma di partecipare – come allievo dell’istituto di Archeologia dell’università di Padova – per quattro anni – tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta del secolo scorso alla campagna internazionale di scavo nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans. Con lui lo scavo non era solo momento di ricerca e di conoscenza, ma anche di incontro, di socializzazione. La sua umanità era pari alla sua professionalità. Ogni giorno era una lezione sul campo. E nel fine settimana, tutti insieme attorno al fuoco per condividere la polenta valdostana nel grande paiolo.

Franco Mezzena e Graziano Tavan davanti alla chiesetta di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta (foto graziano tavan)
L’ho rivisto nel 2016. L’occasione era speciale: la recente apertura del parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans (vedi Dolmen, tombe megalitiche, stele antropomorfe: apre ad Aosta il parco archeologico di Saint Martin de Corleans, sito megalitico unico in Europa scoperto nel 1969: 6mila anni di storia dell’uomo dall’aratura sacra alle sepolture romane | archeologiavocidalpassato). Tornare dopo più di 35 anni in quell’area megalitica è stata un’emozione forte. Il professore mi ha fatto da guida nel sito musealizzato, condividendo anche la convinzione che il “salvataggio” del dolmen. Delle tombe megalitiche e delle stele antropomorfe ne aveva sicuramente garantito una fruizione pubblica in sicurezza, ma il fascino di quello scavo che con un unico colpo d’occhio ti permetteva di vedere in sequenza dall’aratura sacra alla necropoli romana si era perso per sempre.

Premio Firenze Archeofilm: Nicola Castangia, Andrea Fenu e Giorgio Murru con Franco Mezzena (foto AV)
L’ultima sua uscita pubblica nel marzo 2024, a Firenze, alla sesta edizione del Firenze Archeofilm festival, in occasione della proiezione del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso”, regia di Nicola Castangia e Andrea Fenu (consulente scientifico Giorgio Murru). Nel 2023, con grande entusiasmo aveva infatti accolto la proposta di realizzare, nell’ambito del gemellaggio dell’area megalitica aostana con il Menhir museum di Laconi (OR), in Sardegna, il documentario che film ha vinto il primo premio della sesta edizione del Firenze Archeofilm festival. A Franco Mezzena sono stati consegnati due premi: il primo da parte del regista Nicola Castangia, dal presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e dal direttore scientifico Giorgio Murru; il secondo da parte di Maddalena Chelini, museo Fiorentino di Preistoria. A ricordare l’uomo è Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva, con cui Mezzena collaborava: “Se n’è andato un intero pezzo di memoria storica aostana e nazionale. Collaboratore di Archeologia Viva, ricordiamo uno dei suoi primi articoli sulla rivista dei primi anni Ottanta. Bravissimo, semplice e, appunto, sempre sorridente. Addio Franco!”.
Il film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” (Italia 2021, 42’). Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, racconta la sua avvenuta nel 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica.

L’archeologo Franco Mezzena (foto AV)
Il cordoglio delle istituzioni. L’assessorato regionale dei Beni e Attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali esprime profonda tristezza per la scomparsa dell’archeologo Franco Mezzena, grande conoscitore della Preistoria valdostana, appassionato ricercatore e scopritore dell’Area megalitica di Aosta. “Fu realmente un archeologo iconico – sottolinea l’assessore Jean-Pierre Guichardaz – la cui dedizione e l’instancabile impegno hanno segnato e ispirato decine di giovani ricercatori che ebbero la fortuna di lavorare con lui ad Aosta”. La soprintendente ai Beni e le Attività culturali, Laura Montani aggiunge: “Oggi abbiamo perso un maestro: il suo fine intuito e le sue vastissime conoscenze hanno permesso alla Valle d’Aosta di conoscere più a fondo le proprie radici”.
Anche il Comune di Laconi piange la scomparsa del professore Franco Mezzena illustre studioso della statuaria preistorica: “Abbiamo avuto modo di apprezzare la sua conoscenza e la grande passione per la statuaria preistorica nella sua ultima visita al Menhir Museum in occasione della sottoscrizione dell’accordo di programma tra Comune di Laconi e la Regione Valle d’Aosta attraverso il Menhir Museum e il sito di Saint Martin. Il mondo della Archeologia perde un grande maestro che lascia comunque una grande eredità di cui anche noi faremo tesoro. Arrivederci professore…”. E il museo civico Cetona: “Con Franco Mezzena, scomparso pochi giorni fa ad Aosta, se ne va una figura di archeologo “romantico e irregolare”, per usare le parole con cui Bianchi Bandinelli definì Umberto Calzoni, che ha unito al rigore della ricerca sul campo una lucida capacità interpretativa e una non convenzionale lettura dei processi storici”.

L’area megalitica di Saint-Martin-de-Corleans ad Aosta nel 1980 (foto soprintendenza valle d’aosta)
Il museo Archeologico Lomellino di Gambolò (Pv) ricorda con affetto e riconoscenza Franco Mezzena: “Mezzena più volte è stato ospite a Gambolò, al nostro museo, per conferenze, in cui ha avuto anche modo di raccontare la straordinaria area megalitica da lui scoperta. Lo abbiamo anche avuto come guida d’eccezione proprio sul cantiere di scavo di Aosta, ormai una trentina di anni fa e fu un’esperienza unica ed emozionante ascoltare il suo racconto. Siamo stati fra i fortunati che hanno potuto passeggiare con lui in quel sito, molto prima che nascesse il museo aostano. Anzi, ci raccontava Mezzena, allora non si sapeva bene cosa fare, lì avrebbe dovuto sorgere un supermercato, i cui lavori di sbancamento misero in luce il sito. Si pensava a una soluzione tipo un sotterraneo per conservare e musealizzare il sito. Capendone l’importanza, la Regione Valle d’Aosta e i suoi tecnici hanno saputo invece realizzare il museo che oggi valorizza un sito archeologico quasi unico”.
Torino. Al museo Egizio l’incontro “Il museo risponde: bisogni, ascolto, strumenti” dedicato al racconto e alla condivisione del progetto di accessibilità del museo Egizio, finanziato dal PNRR. Prenotazione obbligatoria. Ecco il programma
“Il museo risponde: bisogni, ascolto, strumenti”: martedì 24 settembre, dalle 8.45 alle 13, il museo Egizio di Torino dedica una mattina al racconto e alla condivisione del progetto di accessibilità del museo Egizio, finanziato dal PNRR, che ha visto l’implementazione di nuovi strumenti per rendere la collezione fruibile da tanti portatori di bisogni. L’appuntamento si tiene in sala conferenze (accesso da via Maria Vittoria) e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Clicca QUI per prenotare. Dai pannelli tattili ai materiali in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), dal modello tattile del Palazzo del Collegio dei Nobili che ospita il Museo Egizio alle audiodescrizioni dei reperti, dalla preparazione della visita con la Storia Sociale alla formazione di guide in grado di erogare visite in LIS, fino al nuovo spazio tranquillo realizzato lungo il percorso di visita… un’occasione di scambio e di riflessione su obiettivi e primi risultati, insieme ai professionisti e alle professioniste che hanno contribuito alla messa a terra del progetto.

I pannelli tattili installati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
PROGRAMMA. Alle 8.45, accoglienza; 9, Massimo Osanna (direttore generale Musei, Mic): introduzione e saluti; 9.15, saluti istituzionali: Evelina Christillin – Christian Greco (museo Egizio); Franco Lepore, Giovanni Laiolo (presidente regionale UICI Piemonte, presidente UICI Torino); Francesco Luda di Cortemiglia (presidente Istituto dei Sordi); Serafino Timeo (presidente ENS Regionale); Fabrizio Serra (segretario generale Fondazione Paideia). Alle 10, introduzione “Dalla risposta al bando alla messa a terra. Storia di una squadra ibrida” con Maria Elena Colombo (museo Egizio); 10.15, “Il museo a portata di mano” con Federica Facchetti (museo Egizio); “Strumenti per il design della comunicazione accessibile” con Rocco Rolli (Tactile Vision); “La rappresentazione fisica dell’architettura: il modello visivo-tattile del Palazzo dell’Accademia delle Scienze” con Enrico Bergonzoni (Brg Studio); “Il design dei pannelli tattili” con Matteo Cinquetti (museo Egizio); 11.15, “Il museo a colpo d’occhio” con Maria Elena Colombo (museo Egizio); “Dall’Interpretazione al glossario: la traduzione” con Enrico Dolza e Nicola Della Maggiora (Istituto dei Sordi); “Imparare a segnare: un percorso di formazione” con Gabriella Grioli (Istituto dei Sordi) e Sasca Malabaila (Rear). Alle 12.15, “Il museo facile” con Alessia Fassone (museo Egizio); “Semplificare e facilitare con testi in simboli della Comunicazione Aumentativa Alternativa e la scrittura Easy to Read” con Anna Peiretti, Cecilia Rubertelli (Fondazione Paideia); “Il tempo per comunicare, tra la preparazione alla visita e il racconto dell’esperienza vissuta” con Gianluca Solito (Fondazione Paideia). Spazio per domande e risposte.
Novità editoriali. Dopo due anni di ricerca pubblicato il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina (5 Continents Editions)

Copertina del libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina (5 Continents editions)
Dopo due anni di ricerca al museo Ridola di Matera è stato pubblicato per 5 Continents Editions il libro “Figure rosse. La pittura vascolare dal Museo Ridola di Matera” fotografie di Luigi Spina, con testi di Annamaria Mauro, Claude Pouzadoux, Adriana Sciacovelli, Luigi Spina. I vasi italioti a figure rosse della Magna Grecia e della Collezione Rizzon, conservati nei musei nazionali di Matera, nella sede del Museo Ridola, offrono l’occasione per percepire il mondo antico con occhi nuovi e per scoprire i suoi significati più reconditi, grazie alla fotografia di Luigi Spina. Testimonianza significativa della pittura vascolare tra il V e il IV secolo a.C., i manufatti del museo risalgono in gran parte alle scoperte di Domenico Ridola (1841-1932) e fanno parte di elaborati corredi funerari, di grande valore estetico e storico, grazie ai quali la vita quotidiana si riflette nei miti. Nel libro, il colore nero è il protagonista: esalta le figure rosse e mette in risalto lo sguardo attento del fotografo Luigi Spina. Dettagli anatomici, drappeggi e motivi decorativi emergono con tutta la loro forza senza il filtro delle teche museali, mentre i tocchi di bianco arricchiscono la bicromia dei vasi. Fotografare un’opera d’arte significa coglierne il significato profondo per comunicarlo al mondo. Lontano dall’idea di catalogo museale, il volume può essere piuttosto inteso come un atlante figurativo dell’antichità.

Il fotografo Luigi Spina autografa il suo libro “Interno Pompeiano” (foto dms-roma)
Luigi Spina, fotografo, con 5 Continents Editions ha pubblicato The Buchner Boxes (2014), Hemba (2017) e Diario Mitico (2017). Sempre per la medesima casa editrice ha creato, insieme a Valeria Sampaolo, la collana “Oggetti rari e preziosi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, e la serie “Tesori Nascosti” che comprende i titoli: Tazza Farnese, Mosaico di Alessandro, San Domenico di Niccolò dell’Arca e Bronzi di Riace (2022); il progetto Canova. Quattro tempi (2020-2024) e il grande progetto fotografico Interno pompeiano (2023).
Roma. Nell’emiciclo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il concerto “AmarCORd. Viaggio sulla linea del tempo” con il coro I Sincopatici
Domenica 22 settembre 2024, alle 18, il coro I Sincopatici diretto dal maestro Paolo Saginario offrirà sotto l’emiciclo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il concerto “AmarCORd. Viaggio sulla linea del tempo”, che attraversa la storia del nostro Paese dagli anni Trenta agli anni Sessanta del Novecento. Attraverso atmosfere d’altri tempi, ricreate mediante canti corali e narrazioni tratte da testi di vari autori, compiremo un viaggio musicale e letterario alla scoperta di quegli anni che hanno segnato in maniera indelebile il volto e l’identità del nostro Paese. E mentre il mondo corre, ci si ferma un attimo per dare uno sguardo all’indietro. Concerto gratuito, compreso nel biglietto del Museo (ingresso giardini 4 euro, ingresso sale espositive 12 euro). Info e prenotazioni all’indirizzo isincopatici@gmail.com
Roma. In Curia Iulia “Dell’amare, del cucire” apre il ciclo di incontri “Esistere come Donna. Dialoghi e lezioni su donne, artiste, battaglie e archetipi femminili” a corollario della mostra “Penelope” aperta negli spazi delle Uccelliere Farnesiane e del Tempio di Romolo nel Foro Romano

La mostra “Penelope” nell’allestimento al Tempio di Romolo nel Foro Romano (foto PArCo)

Locandina della mostra “Penelope” al Foro Romano dal 19 settembre 2024 al 12 gennaio 2025
Il parco archeologico del Colosseo promuove la mostra “Penelope”, a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, con l’organizzazione di Electa, aperta negli spazi delle Uccelliere Farnesiane e del Tempio di Romolo, dal 19 settembre 2024 al 19 gennaio 2025. L’esposizione ̶ attraverso circa cinquanta opere ̶ ripercorre il mito e la fortuna della figura di Penelope che giunge a noi, dalla remota età in cui affondano i poemi omerici, attraverso due tradizioni ugualmente potenti: quella letteraria e quella legata alla rappresentazione visiva.

Programma del ciclo di incontri “Esistere come Donna. Dialoghi e lezioni su donne, artiste, battaglie e archetipi femminili”
In occasione della mostra il parco archeologico del Colosseo promuove il programma di incontri “Esistere come Donna. Dialoghi e lezioni su donne artiste battaglie e archetipi femminili” ideato e realizzato da Electa con Fondazione Fondamenta e con Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni. È una collana editoriale di Electa e della sua Fondazione culturale Fondamenta. È libri, lezioni, conversazioni, collaborazioni, amicizie, incontri, coincidenze mai casuali. È un racconto a più voci sulle pratiche di esistenza e sugli insegnamenti che grandi donne dell’arte e della letteratura ci hanno consegnato attraverso le loro vite, le loro scelte, le grandi ribellioni e i piccoli gesti e che risuonano ancora oggi potenti e appassionanti. È una frase sempre aperta che va ripetuta, interrogata, modificata È un contributo al grande racconto della storia delle donne. È nata celebrando Louise Bourgeois alla Galleria Borghese e ora accoglie “Penelope” al parco archeologico del Colosseo, con la mostra al Tempio di Romolo e alle Uccelliere Farnesiane e un programma di incontri che si svolgerà alla Curia Iulia dal 21 settembre al 14 dicembre 2024. Tutti gli incontri si svolgeranno alla Curia Iulia nel Foro Romano con ingresso da largo della Salara Vecchia, lungo via dei Fori Imperiali, altezza Largo Corrado Ricci L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti con prenotazione obbligatoria da effettuarsi su eventbrite.it.
“Dell’amare, del cucire”, sabato 21 settembre 2024, alle 11.30, apre in Curia Iulia il ciclo di incontri “Esistere come Donna. Dialoghi e lezioni su donne, artiste, battaglie e archetipi femminili”: Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e Francesca Cappelletti, direttore della Galleria Borghese, introducono il reading di Isabella Ragonese, attrice e drammaturga, su ricerche a cura di Giulio Carlo Pantalei, scrittore e musicista. Il palinsesto è ideato e realizzato da Electa in collaborazione con Fondamenta, che organizza la mostra e pubblica il catalogo Penelope, e un saggio dedicato a Maria Lai nella collana Pesci Rossi. L’evento sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del parco archeologico del Colosseo. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://penelope21settembre.eventbrite.it.

Teca di specchio etrusco in bronzo da Tarquinia (III secolo a.C.) con Ulisse, Penelope e il cane Argo (foto etru)
La mostra “Penelope”. Il suo personaggio ha attraversato i millenni e popolato il nostro immaginario legandolo a un ideale normativo della donna, fedele al marito Ulisse e saggia custode della sua dimora-reggia a Itaca, ubbidiente perfino al figlio Telemaco appena ventenne. Ma a renderla affascinante sono la sua determinazione, la sua resistenza e capacità di sognare. All’interno del percorso espositivo anche un omaggio a Maria Lai, artista che ha messo al centro del suo lavoro le materie tessili, in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai. Alla mostra si accompagna il catalogo pubblicato da Electa, concepito, per la ricchezza dei contributi affidati ai maggiori specialisti con focus su vari aspetti e cronologie, come un volume esauriente ̶ e ancora mancante nel panorama editoriale ̶ sulla figura mitica eppure così attuale di Penelope e sulla sua fortuna nella cultura occidentale fino ai giorni nostri.
Ostia antica (Roma). All’antiquarium del parco archeologico presentazione del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere). Intervengono Stefano Borghini (parco Colosseo) e Patrizia Verduchi (università di Udine)
Il parco archeologico di Ostia antica promuove la presentazione del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere). Appuntamento venerdì 20 settembre 2024, alle 17, nella Sala Mireille Cébeillac (Antiquarium) di Ostia antica. Introduce il direttore del Parco Alessandro D’Alessio; presentano Stefano Borghini, funzionario architetto del parco archeologico del Colosseo, e Patrizia Verduchi, professoressa di Architettura antica all’università di Udine. Interviene l’autore. L’ingresso è libero. Per assistere alla conferenza è necessario recarsi in biglietteria e ritirare il titolo di accesso gratuito, a partire dalle 16.45 e fino alle 18.

Copertina del libro “Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio” di Riccardo Frontoni (Il Formichiere)
“Portus. Studio sul cosiddetto portico di Claudio”. Il porto di Roma in epoca imperiale non era più quello fluviale di Ostia: l’imperatore Claudio (41-54 d.C.) intraprese l’opera di costruirne un altro 3 km più a nord. Con la realizzazione di un bacino di circa 1 km di diametro, diede avvio alla nuova realtà urbana di Portus, sorta di appendice commerciale di Ostia. Più tardi l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) costruì un secondo bacino, esagonale e più interno rispetto al primo, soprattutto per risolvere problemi di insabbiamento. Il presente lavoro tratta una nuova e inedita ipotesi sulla datazione del portico “delle Colonnacce”, riferito, fin dalla sua scoperta, all’epoca dell’imperatore Claudio. Attraverso l’analisi stilistica delle colonne e dai dati emersi e documentati durante lo scavo condotto dall’Autore tra il marzo 1992 e l’aprile 1993, viene qui avanzata una datazione posteriore rispetto a quella consolidata.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “L’Acquedotto Vergine e il complesso sotterraneo di Villa Giulia” con Marco Placidi, presidente di Sotterranei Roma: settimo incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
Riprendono le conferenze del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Appuntamento venerdì 20 settembre 2024, alle 16, con “L’Acquedotto Vergine e il complesso sotterraneo di Villa Giulia”, settimo incontro del ciclo. Marco Placidi illustrerà i risultati del primo anno di attività effettuate nei sotterranei di Villa Giulia dove si cela un insieme di sistemi ipogei interconnessi tra loro che hanno funzionalità e momenti realizzativi diversi. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Partecipano alla conferenza Lorenzo Grassi e Dario Candela. L’attività di studio, iniziata nel 2023 grazie alla collaborazione tra Sotterranei di Roma e il Museo, ha previsto la mappatura 3D di alcuni di questi ipogei che sono costituiti da una galleria ferroviaria, dall’antico acquedotto Vergine, da sistemi idraulici di non chiara natura, ma che costituiscono un fronte di ricerca complesso e misterioso.
Marco Placidi, presidente di Sotterranei di Roma e di Italia Sotterranea. Da oltre 25 anni si occupa di studiare il mondo sotterraneo, principalmente di Roma. Tra i progetti di studio emerge quello del Foro e Palatino, delle terme di Caracalla e del complesso archeologico di villa Adriana, oltre alla Cloaca Maxima.
Lorenzo Grassi, giornalista professionista, appassionato di memoria storica e studioso di vestigia belliche. Pratica la Speleoarcheologia da oltre 25 anni, in particolare negli ipogei di Roma. È socio aggregato di ICOMOS Italia e componente del Comitato Tecnico-Scientifico del Maiella Geopark UNESCO.
Dario Candela, informatico da oltre 20 anni, amante delle esplorazioni subacquee e ipogee. Istruttore subacqueo tecnico trimix, speleologo specializzato in rilievo 2D e 3D. Ha partecipato alla mappatura dell’Acquedotto Vergine, dell’Acquedotto Traiano, di numerosi acquedotti sabini, falisci ed aree archeologiche.
Trieste. Al dipartimento di Studi umanistici il convegno “Eredità di chi e per chi? Archeologia storia e memoria dei luoghi” per un momento di riflessione sulla funzione delle eredità, materiali e immateriali, per le comunità di riferimento. Ecco il programma della due giorni di incontri
Nell’ambito delle iniziative promosse durante “La Settimana Europea della Mobilità”, il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Trieste organizza il convegno “Eredità di chi e per chi? Archeologia storia e memoria dei luoghi”, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, il museo civico di Storia naturale di Trieste, il Comune di Duino Aurisina, il Gruppo Speleologico Flondar, l’Ordine degli Architetti di Trieste. Appuntamento venerdì 20 e sabato 21 settembre 2024 a Trieste, al dipartimento di Studi umanistici (Aula 5) in via Lazzaretto Vecchio 8. L’incontro si pone come un momento di riflessione sulla funzione delle eredità, materiali e immateriali, per le comunità di riferimento. L’obiettivo è quello di individuare nuove strategie che accomunino la ricerca alla valorizzazione del patrimonio culturale, per favorire nuovi processi di partecipazione, coesione sociale, sviluppo sostenibile.
PROGRAMMA VENERDÌ 20 SETTEMBRE 2024. Alle 9.30, apertura dei lavori e saluti istituzionali; 10, Emanuela Murgia (università di Trieste) “Il parco del Villaggio”: un difficile percorso di valorizzazione tra storia e memoria al Villaggio del Pescatore (Ts); 10.25, Alessandra Marin (università di Ferrara) “Gestire il patrimonio per governare il territorio, fra conservazione e innovazione”; 10.50, Michele Morabito (Istituzione Parco Nazionale della Pace, Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema) “Storia e memoria dei luoghi. Dall’oblio al Marchio Europeo”; 11.15, pausa caffe. Alle 11.30, Franco Marzatico, Luca Gabrielli (Provincia autonoma di Trento, UMSt soprintendenza per i beni e le attività culturali) “Dal produttore al consumatore: conservazione dei segni del passato e trasmissione della memoria al futuro, esperienze in Trentino”; 11.55, Serena Solano (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia), Carlo Cominelli (Cooperativa Sociale K-Pax – Breno) “Intorno a Minerva. Il contatto culturale fra mondo antico e contemporaneità. Eredità e identità per il luogo delle spine”; 12.20, Fulvio Cozza (università per Stranieri di Siena) “L’archeologia al Bagno Grande. Una “nuova” eredità per San Casciano dei Bagni (Si)”; 12.45, discussione; 13.15, pausa pranzo. Alle 15.30, visita al sito paleontologico del Villaggio del Pescatore, a cura di Deborah Arbulla (museo civico di Storia naturale di Trieste) e di Lorenzo Consorti (CNR ISMAR, Trieste); visita al Villaggio del Pescatore e al museo locale, chiesa di San Giovanni in Tuba e Mitreo, a cura del Gruppo Speleologico Flondar
PROGRAMMA SABATO 21 SETTEMBRE 2024. Alle 9.30, Roberto Micheli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia) “Un monumento effimero di terra e di acqua. Palù di Livenza, un sito archeologico invisibile tra ricerca, tutela e valorizzazione”; 9.55, Marina Lo Blundo (parco archeologico di Ostia antica) “Melting pot di ieri e di oggi: iniziative di archeologia pubblica a Ostia antica nell’ambito del Marchio del Patrimonio Europeo”; 10.20, Francesco Sirano (parco archeologico di Ercolano) “Ercolano. Costruzione e decostruzione di un’eredità condivisa”: 10.45, pausa caffe. Alle 11, Emanuela Stortoni, Marta Brunelli, Elia Bevilacqua (università di Macerata) “Archeologia per una ‘comunità di patrimonio’: il caso di Tifernum Mataurense (Sant’Angelo in Vado – PU)”; 11.25, Flavia Pastò (Politecnico di Milano) “Paesaggio come custode di memorie e palinsesto di epoche passate”; 12, discussione e conclusioni.
Napoli. A Palazzo Serra di Cassano presentazione del libro “Aspettando la ricostituzione del Museo Torlonia. Quando abbiamo rischiato che i marmi finissero al J. Paul Getty Museum e come sono scivolati nel turbine delle mostre-evento internazionali” di Margherita Corrado (edizioni Scienze e Lettere)
Fresco di stampa, il libro “Aspettando la ricostituzione del Museo Torlonia. Quando abbiamo rischiato che i marmi finissero al J. Paul Getty Museum e come sono scivolati nel turbine delle mostre-evento internazionali” di Margherita Corrado (edizioni Scienze e Lettere), viene presentato venerdì 20 settembre 2024, alle 17, a Napoli, Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio, sede della Galleria Borbonica, per iniziativa dell’istituto italiano per gli Studi filosofici con il patrocinio morale della Nuova Accademia Araldica “Giovanni Battista di Crollalanza”. Intervengono, con l’autrice, Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli e lo storico dell’arte Pasquale Greco. Il libro è articolato in due capitoli. Nel primo (Gli antefatti, XIX e XX sec.), si affrontano “I primi cento anni” e “I Torlonia a processo per lo smantellamento del museo e il ruolo di Antonio Cederna”; nel secondo (L’accordo pubblico-privato e le vicende successive, XXI sec.), si parla de “La grande magia e il suo (parziale) smascheramento”, “Fase 1. Il naufragio del sogno degli Aboutaam: 15 maggio 2015”, “Fasi 1-2. I fratelli Aboutaam Fase 3. L’accordo MiBACT – Torlonia del 15 marzo 2016”, “Fase 4. I presunti accordi MiBACT – Torlonia post 15 marzo 2016 e lo stato dell’arte”, “2020-2024: la pandemia fa saltare i piani ma solo temporaneamente”.
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