archivio | Roma e Italia RSS per la sezione

Roma. Riaperto il Passetto di Borgo, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Entro gennaio accesso possibile anche ai disabili

Il Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano illuminato di blu (foto dms-roma)

Costruito nel Medioevo, ha svolto un ruolo cruciale per la sicurezza dei Papi nei momenti di crisi. Durante il Sacco di Roma del 1527, Papa Clemente VII fuggì attraverso questo corridoio cercando rifugio a Castel Sant’Angelo. Parliamo del Passetto di Borgo: dal 23 dicembre 2024, a poche ore dall’apertura del Giubileo 2025, il suggestivo corridoio fortificato tra Vaticano e Castel Sant’Angelo è tornato fruibile dopo sei anni con un programma permanente di visite guidate speciali. Oggi, percorrere di nuovo il Passetto significa rivivere uno dei capitoli più intensi della storia della città. La riapertura del Passetto è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Speciale di Roma, che ha curato i lavori di messa in sicurezza, conservazione e restauro, e la direzione generale Musei / Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, responsabile del progetto di valorizzazione e della nuova narrazione museologica. All’inaugurazione erano presenti Luca Mercuri, dirigente delegato dell’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC; la soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma, Daniela Porro; e l’on. Federico Mollicone, presidente della VII Commissione (Cultura, Scienze e Istruzione) alla Camera dei Deputati.

Le visite guidate, realizzate in collaborazione con Coopculture e acquistabili sull’app e la piattaforma Musei Italiani, permettono di percorrere l’intero tratto del Passetto, dalla Torre del Mascherino su piazza della Città Leonina, fino al Bastione San Marco a Castel Sant’Angelo. Il percorso alterna due livelli: il livello superiore, scoperto, offre una passeggiata panoramica con viste spettacolari sulla città; il livello inferiore, coperto, rappresenta invece il corridoio “segreto” che consentiva ai Pontefici di spostarsi in sicurezza dagli appartamenti papali al castello fortificato. All’arrivo al Bastione San Marco, i visitatori sono accolti in un ambiente allestito per l’occasione con opere e oggetti che raccontano le vicende storiche legate al Passetto e a Castel Sant’Angelo. Una installazione multimediale, realizzata in collaborazione con Studio Azzurro, offre ulteriori spunti per un’esperienza immersiva. Un virtual tour, infine, disponibile sul sito web di Castel Sant’Angelo, consente di poter fruire del Passetto da qualsiasi luogo e distanza.

Visite guidate al Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano (foto maximiliano massaroni / dms-roma)

Le visite guidate, per gruppi di 25 persone, prevedono 3 diverse formule: la visita guidata diurna al Passetto e al Bastione San Marco senza ingresso a Castel Sant’Angelo, la visita guidata diurna integrata con l’ingresso ordinario a Castel Sant’Angelo e la visita speciale notturna che include la visita guidata al Passetto e una suggestiva passeggiata all’interno di Castel Sant’Angelo tra Bastioni e Sala Paolina, senza altro pubblico presente. L’ingresso diurno al solo Passetto e al Bastione San Marco costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 12 euro per la visita guidata obbligatoria della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso diurno integrato al Passetto + Castel Sant’Angelo prevede il costo del biglietto di accesso ordinario a Castel Sant’Angelo (16 euro con riduzioni e gratuità di legge) + 10 euro per la visita guidata al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco della durata di un’ora (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti). L’ingresso speciale notturno prevede la visita guidata di un’ora al Passetto di Borgo e al Bastione San Marco e una passeggiata suggestiva all’interno di Castel Sant’Angelo, senza altro pubblico presente, che include il dromos, i bastioni e la Sala Paolina: costa 4 euro (con riduzioni e gratuità di legge) + 24 euro per la visita guidata speciale (gruppi di 25 persone, gratis fino a 6 anni, 2 euro fino ai 18 anni non compiuti).

Autorità sul Passetto di Borgo: da sinistra a destra, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Camera; Giulia Ghia, assessore alla Cultura del I Municipio; Massimo Osanna, direzione generale Musei; Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma; Luca Mercuri, Musei Statali città di Roma (foto ssabap-roma)

“Sono particolarmente lieto”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei, “di celebrare la riapertura al pubblico del Passetto di Borgo, dopo anni di chiusura. Questo passaggio fortificato non è soltanto un elemento architettonico di rara suggestione, ma rappresenta un capitolo fondamentale della storia di Roma, capace di raccontare momenti cruciali della città e della sua dimensione universale. Oggi viene restituito ai cittadini e ai visitatori un luogo che invita alla scoperta e alla conoscenza, proponendo un dialogo tra storia, cultura e paesaggio urbano. Le nuove modalità di fruizione, con percorsi guidati diurni e serali, l’allestimento del Bastione San Marco e soluzioni accessibili, confermano l’impegno verso un patrimonio culturale che possa essere sempre più esperienza condivisa, capace di connettere passato e presente in una narrazione viva”. “Il grande intervento del Passetto di Borgo”, commenta Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, “in collaborazione con la direzione generale Musei e il segretariato regionale del Lazio, non poteva non concludersi che con il restauro realizzato dalla Soprintendenza con i fondi del Giubileo di Porta Angelica, in epoca medioevale parte integrante delle Mura Leonine e oggi ingresso privilegiato a piazza San Pietro e alla Basilica Vaticana. Ma è con soddisfazione che sottolineo come questi interventi abbiano reso Passetto più accessibile, anche alle persone con difficoltà di deambulazione, grazie a due nuovi ascensori e alla riconfigurazione di alcune pendenze del percorso. Un grande traguardo che offriamo ai visitatori romani e di tutto il modo per il Giubileo”.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: visite guidate serali in notturna (foto alice bella / dms-roma)

Questa riapertura del Passetto rappresenta un punto di partenza verso una fruizione sempre più ampia e inclusiva di un monumento tanto significativo e affascinante quanto, per sua natura originaria, concepito per essere impervio, segreto e inaccessibile. Un percorso che oggi si apre al pubblico con l’obiettivo di trasformare quella che era una fortificazione difensiva e una via di fuga in un luogo di scoperta e partecipazione. Grazie al nuovo elevatore installato presso la Torre del Mascherino, a partire da gennaio 2025 saranno attivate visite accessibili, pensate per garantire questa esperienza anche ai visitatori con difficoltà motorie. Dalla primavera, inoltre, saranno disponibili pacchetti e attività dedicate alle scuole, con percorsi didattici pensati per avvicinare i più giovani alla storia e al valore di questo luogo. Durante la prossima estate, grazie ai progetti di valorizzazione promossi dal ministero della Cultura, sarà anche avviato un programma di aperture speciali che permetterà l’accesso e la visita autonoma, offrendo un affaccio privilegiato sulla città eterna. Infine, finanziamenti pari a 2,5 milioni di euro, provenienti dalla programmazione straordinaria Lavori Pubblici, permetteranno all’istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con la soprintendenza speciale di Roma e la direzione generale Musei, di proseguire, nel prossimo triennio, con ulteriori interventi mirati alla valorizzazione e tutela del Passetto, consolidando così, sempre di più, questo ampio progetto di fruizione, accessibilità e condivisione del patrimonio culturale.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: il passaggio coperto (segreto) dei Papi (foto dms-roma)

IL PASSETTO DI BORGO: TRA STORIA E MEMORIA. Il Passetto di Borgo, progettato per collegare il Vaticano con Castel Sant’Angelo, vanta una storia ricca e stratificata. Le prime fortificazioni dell’area risalgono all’impero del re ostrogoto Totila nel VI secolo d.C. Successivamente, papa Leone IV, nel IX secolo, ampliò le difese costruendo una cinta muraria a protezione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, per contrastare i ripetuti attacchi dei Saraceni. Nel 1277, sotto papa Niccolò III Orsini, fu realizzato il collegamento tra il Passetto e Castel Sant’Angelo, con l’intento di garantire un passaggio sicuro per i Pontefici. Successivi interventi, come quello di Alessandro VI Borgia (1492-1503), aggiunsero un passaggio coperto, conferendo al Passetto l’aspetto che conosciamo oggi.

Passetto di Borgo tra Castel Sant’Angelo e il Vaticano: il passaggio coperto (segreto) dei Papi illuminato di blu per le visite guidate (foto alice bella / dms-roma)

La funzione difensiva e strategica del Passetto divenne celebre durante il Sacco di Roma del 1527, quando papa Clemente VII riuscì a sfuggire alle milizie imperiali di Carlo V utilizzandolo come via di fuga verso Castel Sant’Angelo. Questa via sicura permise al Pontefice di mettersi al riparo e, successivamente, di progettare la sua fuga verso Orvieto. Nel 1565, sotto il pontificato di Pio IV Medici, furono realizzate ulteriori modifiche urbanistiche con la costruzione delle mura di Borgo Pio, Vittorio e Angelico, segnando il passaggio del Passetto da struttura difensiva a elemento urbano integrato. Oggi, grazie al completamento dei lavori di restauro e alla nuova proposta di valorizzazione, il Passetto di Borgo torna a raccontare le sue storie, accogliendo i visitatori in un percorso che intreccia passato e presente, offrendo un’esperienza unica di scoperta e conoscenza.

Ercolano. Al parco archeologico dopo #domenicalmuseo e l’apertura per la Befana, dal 7 gennaio si può visitare la Casa della Gemma, gioiello dell’antica Hercolaneum. E poi tornano i Close-up cantieri

Riapre al pubblico la Casa della Gemma, gioiello del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

A Ercolano l’Epifania non porta via la festa della cultura: dal 7 gennaio ripartono le attività speciali del Parco. Si inizia con la Casa della Gemma e i Close-up cantieri. L’aria di festa prosegue al parco archeologico di Ercolano con l’apertura a ingresso gratuito dell’anno con #domenicalmuseo, il 5 gennaio 2025, appuntamento mensile con le aperture gratuite dei luoghi della cultura statali e l’apertura nel giorno della Befana, 6 gennaio 2025, si potrà visitare il sito archeologico con il regolare costo di ingresso e nei consueti orari invernali (8.30-17, ultimo ingresso ore 15.30). E l’anno nuovo, a partire dal 7 gennaio 2025, porta ai visitatori l’inizio del vero e proprio anno di novità con l’apertura ciclica della Casa della Gemma con orario 9.30-13, gioiello del parco archeologico di Ercolano, famosa per i preziosi mosaici pavimentali. “L’obiettivo del nostro lavoro”, interviene il direttore Francesco Sirano, “è valorizzare il sito per offrire a un pubblico sempre più ampio, curioso e consapevole dei valori culturali la visita al sito UNESCO. Iniziamo un anno all’insegna di tante novità che ci permetteranno di arricchire ancora di più il paniere dell’offerta culturale del Parco. Le aperture cicliche, come quella della Gemma, aiutano a ridurre il degrado antropico sulla città antica insieme alla regolare manutenzione estesa alla scala dell’intera città antica. Ora è il momento per rivivere il fasto della Casa della Gemma e tra qualche giorno, a partire dal 16 gennaio 2025, ci sarà il piacere di potere accedere al dietro le quinte dei lavori di restauro, iniziativa che coinvolge i turisti nel quotidiano lavoro di conservazione svolto dallo staff del Parco. Ai nostri visitatori l’invito a seguire le pagine social del Parco per essere sempre aggiornati su ogni novità”.

La Casa della Gemma al parco archeologico di Ercolano è aperta al pubblico dal 7 gennaio 2025 (foto paerco)

La Casa della Gemma prende il nome da una gemma con ritratto femminile dell’età di Claudio, che si riteneva ritrovata in questa domus mentre invece parrebbe appartenere alla sottostante Casa di Granianus. La dimora era parte integrante della Casa del Rilievo di Telefo, probabilmente di proprietà della famiglia di Marco Nonio Balbo, che presentava un impianto irregolare, frutto dei continui ampliamenti per conquistare l’affaccio sul mare e la veduta del Golfo. In età augustea la dimora si sviluppava in tre livelli su ben 1.800 metri quadrati, rappresentando la seconda abitazione più grande di Ercolano, ed era collegata alle Terme Suburbane. Nell’ultimo periodo di vita della città, il gigantesco complesso residenziale venne diviso, nell’ambito di una generale ristrutturazione, in tre distinte abitazioni, creando la Casa della Gemma, che si trova al livello della strada, e un’altra casa più modesta al piano sottoposto, reso indipendente grazie a un ingresso autonomo presso Porta Marina. 

Il triclinio della Casa della Gemma a Ercolano vanta uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano (foto paerco)

La Casa della Gemma conserva, nel suo quartiere signorile, caratteri di grande freschezza degli intonaci e nei pavimenti. Certamente, essa fu abitata, negli ultimi giorni, da una famiglia di riguardo, che ebbe tra i propri ospiti un medico all’epoca famoso alla corte imperiale di Tito, di nome Apollinare, il cui ricordo è consacrato da un’iscrizione irriverente nella latrina, posta nel quartiere rustico insieme alla cucina. Come le altre dimore affacciate sul mare, anch’essa si sviluppa verso sud con una serie di ambienti, tra cui il triclinio, allineati sul loggiato, ora appena intuibile. Nel triclinio vanta uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano. 

Musei e parchi archeologici statali: il 5 gennaio ingresso gratuito e per l’Epifania aperture straordinarie

ministero_domenica-al-museo_5-gennaio_locandinaIl 2025 si apre all’insegna dell’arte e dell’archeologia, con un lungo fine settimana di accessi e aperture straordinarie nei luoghi della cultura italiani. Domenica 5 gennaio 2025 torna l’iniziativa del MiC #domenicalmuseo, con ingresso gratuito nei musei e nei parchi archeologici statali. Lunedì 6 gennaio 2025, in occasione dell’Epifania, saranno aperti straordinariamente, con le consuete tariffe d’accesso, anche gran parte dei musei che solitamente, quel giorno, osservano il riposo settimanale. Un’opportunità speciale per trascorrere la festa all’insegna della cultura e della scoperta del nostro straordinario patrimonio storico-artistico.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia le ultime due visite guidate del ciclo “Natale all’Etru”: “Le imprese di Ercole” con Simone Lucciola e “Il banchetto etrusco” con Chiara Cecot

roma_villa-giulia_natale-all-etru-2024_locandinaSabato 4 gennaio 2024 si conclude “Natale all’Etru”, lo speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con due appuntamenti: uno al mattino e uno al pomeriggio. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

Grafica della raffigurazione di Eracle che combatte col leone di Nemea dall’anfora a figure nere (520-510 a.C.) attribuita al Pittore di Boulogne 441, proveniente da Vulci, e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Sabato 4 gennaio 2025 si inizia alle 11 con la visita guidata “Le imprese di Ercole a Villa Giulia”. Simone Lucciola offrirà ai partecipanti una panoramica delle imprese eroiche e avventurose di Eracle attraverso le raffigurazioni rappresentate nelle opere della collezione del Museo. Una saga avvincente, dalle origini semidivine all’ascensione finale all’Olimpo, attraverso le dodici fatiche, passando per le Argonautiche, la Gigantomachia, senza dimenticare la lotta con il terribile centauro Nesso e con l’imbattibile Leone di Nemea. Quest’ultimo era un animale mostruoso, dalla pelle invulnerabile per qualsiasi arma, nato dall’accoppiamento incestuoso di Echidna con uno dei suoi figli avuti da Tifone (fra cui la stessa Idra di Lerna): Ortro, cane di Gerione, il gigante a tre teste al quale Eracle dovrà rubare le mandrie di buoi nella sua decima impresa. L’eroe come protagonista del mito, intermediario e anello di congiunzione tra i vizi e le virtù degli uomini e degli dèi.

Scena di banchetto: affresco dalla Tomba del Letto funebre proveniente da Tarquinia e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Secondo appuntamento, sempre sabato 4 gennaio 2025, alle 17, con la visita guidata “Il banchetto etrusco: iconografia e rituali”. Chiara Cecot porterà i partecipanti nel mondo del banchetto etrusco, fra ritualità, tradizioni e raffigurazioni che ci restituiscono il quadro dell’importanza di questo momento nella società antica. Diodoro Siculo, citando Posidonio: “…preparano due volte al giorno tavole sontuose, allestendo banchetti con biancheria e ricami colorati, coppe d’argento di vario tipo, ed hanno a disposizione un numero non piccolo di domestici per servirli, alcuni di straordinaria avvenenza…”. Gli Etruschi riprendono l’ideologia del banchetto dai Greci come segno di distinzione economica e sociale e richiamano l’adesione a questa pratica anche in ambito funerario, come testimoniano le frequenti scene di banchetto dipinte nelle tombe etrusche e il gran numero di oggetti legati al consumo del vino e delle carni rinvenuti nelle stesse. Passeggiando fra le sale espositive andremo alla ricerca degli oggetti e delle atmosfere del banchetto, come testimoniano gli affreschi della Tomba del Letto funebre proveniente da Tarquinia e conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Bassa Friulana. Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza a Rivignano e Ronchis

Un pozzo di età imperiale con evidenze di bonifica e una struttura post-medievale sono state scoperte dalle indagini archeologiche svolte dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, e conclusesi prima di Natale 2024, presso due siti nella Bassa Friulana, a Rivignano, in località Ariis, e Ronchis, in località Fraforeano, che hanno messo in luce contesti di epoca storica di particolare interesse. Le indagini sono realizzate a seguito di una richiesta di finanziamento specifico per verificare la consistenza di due siti archeologici fino a oggi di incerta identificazione e permetterne la tutela. Gli scavi sono stati condotti sul campo dalla CORA Società Archeologica S.r.l., in coordinamento con l’ispettore onorario Sergio Salvador, e sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Giorgia Musina per la soprintendenza ABAP FVG. I materiali e i dati emersi dai due scavi sono ora in corso di studio per permettere di relazionarli ai contesti archeologici già noti nei due territori, in modo da poter accrescere la comprensione dei contesti di rinvenimento.

Pozzo appartenente a un contesto di epoca romana databile tra II e III sec. d.C. scoperto dalle indagini archeologiche della soprintendenza del FVG in località Ariis di Rivignano nella Bassa Friulana (foto sabap fvg)

In località Ariis di Rivignano, dopo una preliminare ricognizione sul campo, sono stati svolti alcuni sondaggi di scavo, seguiti da un ampliamento, con esito positivo. Anche grazie all’esecuzione di riprese tramite drone, è stato così possibile individuare e circoscrivere la presenza di un pozzo, di strutture in fondazione e di alcune possibili sistemazioni di bonifica, appartenenti a un contesto di epoca romana databile tra II e III sec. d.C. Gli scavi hanno restituito abbondante materiale ceramico, vetro, metallo oltre a tegole e coppi di produzione locale, come attesta un bollo laterizio che rinvia ad una fornace del territorio di Rivarotta. È stato recuperato anche materiale organico: noci, nocciole, vinaccioli e un frammento di intreccio vegetale, reperti che si sono conservati sul fondo del pozzo grazie alla presenza costante dell’acqua.

Struttura post-medievale scoperta dalle indagini archeologiche della soprintendenza del FVG in località Fraforeano di Ronchis nella Bassa Friulana (foto sabap fvg)

In località Fraforeano di Ronchis è stata invece realizzata, in accordo con il Comune, che ha prestato la sua collaborazione anche tramite l’invio di proprio personale, la pulizia di un contesto lapideo posto lateralmente alla SP7, che era stato di recente individuato dall’ispettore onorario Sergio Salvador e che appariva a rischio spoliazione. Il contesto verosimilmente dovrebbe risalire a epoca post-medievale e appare composto da due strutture murarie, un voltino in laterizi e alcune epigrafi sepolcrali iscritte di reimpiego poggiate sul fondo, il tutto a comporre un insieme di incerta destinazione, forse a carattere infrastrutturale. Si è quindi proceduto al rilievo di quanto individuato.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru” visita guidata “L’Oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante

roma_villa-giulia_lamine-d-oro-di-pyrgi_foto-etru-mauro-benedetti

Le lamine d’oro di Pyrgi: copia delle lamine iscritte provenienti dal santuario di Pyrgi e risalenti alla fine del VI secolo a.C. I testi in etrusco e in fenicio ricordano la dedica del “re su Caere” Thefarie Velianas alla dea Uni-Astarte, conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Venerdì 3 gennaio 2025, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Natale all’Etru”, speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del Museo, visita guidata “L’Oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante che porterà i partecipanti a conoscere gli Etruschi attraverso i contatti culturali e commerciali con altre popolazioni. Visita compresa nel biglietto di ingresso, su prenotazione all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità. Gli Etruschi, grandi navigatori e commercianti, si spingevano sia verso oriente sia verso la Francia e la Spagna. I Greci li chiamavano “Tirreni” e con quel nome ancora oggi conosciamo quel tratto di mare che era sotto il loro controllo. I rapporti commerciali fra gli Etruschi e i mercanti fenici e greci erano molto vivaci. Nelle tombe etrusche sono stati trovati moltissimi oggetti che ci fanno comprendere cosa commerciassero: olio, vino, vasi in ceramica, unguenti, spezie, metalli e preziosi oggetti di lusso provenienti dall’oriente, dall’Egitto e dalla Grecia. Possiamo dunque parlare di una ibridazione mediterranea nell’Italia preromana? La visita si concentrerà sul racconto di questi preziosi legami e, in particolar modo, sulle attestazioni fenicie che si ritrovano e si mescolano in ambiente etrusco. Fra le testimonianze più significative, certamente, le celebri lamine d’oro di Pyrgi.

Ostia Antica (Roma). Completata la copertura stagionale dei mosaici per la loro conservazione. Torneranno visibili a primavera. Ecco l’elenco dei mosaici interessati

Parco archeologico di Ostia Antica: mosaico dopo la copertura (foto parco ostia antica)
Parco archeologico di Ostia Antica: mosaico prima della copertura (foto parco ostia antica)

Al parco archeologico di Ostia Antica sono visibili il mosaico nelle Terme dei Sette Sapienti, il mosaico degli Atleti alle Terme di Porta Marina, i mosaici nel caseggiato di Bacco e Arianna, il mosaico del Serapeo, il mosaico dei Mensores, il mosaico dei Cisiarii. Per tutti gli altri bisognerà attendere la primavera quando saranno nuovamente scoperti e fruibili. Come ogni inverno, infatti, alcuni dei più delicati mosaici ostiensi sono oggetto di un’attività di copertura stagionale con lo scopo di preservarli dall’esposizione alle intemperie, agli sbalzi termici e all’umidità. I mosaici sono protetti con teli in delta-lite, materiale che fa sì che sulle superfici su cui è posto non si formi umidità, muschio, brina, deleteri per la conservazione dei mosaici.

Operazioni di copertura dei mosaici di Ostia Antica (foto parco ostia antica)

L’operazione copertura è iniziata ai primi di dicembre con la copertura dei mosaici della Domus di Apuleio, della Domus delle Colonne e del Mitreo di Felicissimo. E si sono concluse prima di Natale. Questi i mosaici interessati dalla copertura stagionale: il mosaico di Piazzale della Vittoria, il mosaico a soggetto geometrico delle Terme dei Cisiarii, il mosaico dell’Augusteum della Caserma dei Vigili, i mosaici delle Terme di Nettuno (mosaici di Nettuno, di Anfitrite, di Scilla, dei lottatori e dei simboli), il mosaico della Caupona di Fortunato, i mosaici del Piazzale delle Corporazioni, i pavimenti della Domus di Apuleio, il mosaico del vestibolo delle Terme dell’Invidioso e del Caseggiato dell’Invidioso, il mosaico del Mitreo di Felicissimo, il mosaico delle Province, i mosaici del Caseggiato dell’Invidioso, il mosaico policromo del Sacello di Porta Romana, il mosaico del Mitreo degli Animali, il mosaico policromo del Caseggiato del Portico di Tufo, il mosaico nilotico nel cortile delle Case a Giardino, i mosaici della Domus dei Pesci, i mosaici della Domus delle Colonne, i mosaici delle Terme di Buticoso, i mosaici della Domus dei Capitelli di Stucco.

Cosa ci porta il 2025?  Ai musei Capitolini di Roma è in arrivo una grande mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, una delle più importanti espressioni del collezionismo italiano ed europeo

Locandina della mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione” a Villa Caffarelli (musei Capitolini) dall’11 febbraio al 18 maggio 2025

Cosa ci porta il 2025? Ai musei Capitolini di Roma è in arrivo una grande mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, una delle più importanti espressioni del collezionismo italiano ed europeo. Ospitata ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, dall’11 febbraio al 18 maggio 2025, la mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento. Origini e fortuna di una collezione”, a cura di Claudio Parisi Presicce e Chiara Rabbi Bernard, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura in collaborazione con Civita Mostre e Musei, costituisce uno degli eventi di punta organizzati dalla sovrintendenza Capitolina all’interno dell’intervento “#Amanotesa” (PNRR CAPUT MUNDI), finalizzato a favorire l’inclusione sociale attraverso l’incremento dell’offerta culturale.

roma_piazza-del-Campidoglio_di-michelangelo_foto-musei-capitoliniPiazza del Campidoglio a Roma, progettata da Michelangelo su commissione Papa Farnese (foto roma capitale)

Il progetto espositivo è dedicato al momento di profonda trasformazione urbanistica della città di Roma, promossa da Paolo III Farnese (r. 1534-1549). All’indomani del tragico Sacco del 1527, la città si ritrova di fronte alla necessità di una rinascita rapida e vigorosa. All’impulso di Papa Farnese, si devono alcuni grandiosi interventi, tra cui la monumentalizzazione della piazza del Campidoglio, affidata al genio di Michelangelo; la celebre statua equestre in bronzo di Marco Aurelio, trasferita nel 1538, per volontà del papa, dalla piazza del Laterano, diventa il centro del colle capitolino; attorno, simbolo del passato grandioso di Roma, Michelangelo progetta una quinta scenografica e monumentale.

dav

L’Ercole Farnese, statua monumentale conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Paolo III avvia anche la più importane collezione di arte e di antichità della Roma del Cinquecento. Risale al 1545-1546 il rinvenimento nelle Terme di Caracalla di alcuni colossi in marmo, tra cui l’Ercole, il Toro e la Flora Farnese. Le statue sono subito trasferite nel cortile del Palazzo Farnese in Campo de’ Fiori. Erede della collezione alla morte del papa è il nipote Alessandro (1520-1589), che trasforma Palazzo Farnese in una residenza raffinatissima, espressione suprema del potere farnesiano a Roma, in cui convivono sculture, iscrizioni e gemme antiche, preziosi elementi di arredo, disegni, incisioni, dipinti e affreschi dei maggiori artisti del tempo, tra cui Tiziano e i fratelli Carracci. Se il Campidoglio monumentalizzato da Michelangelo costituisce la massima manifestazione dell’incisività “pubblica” dei Farnese, il palazzo in Campo de’ Fiori ne rappresenta il potere privato.

roma_Palazzo-Farnese_facciata_restaurata_foto-roma-capitaleOspitare una mostra sulla collezione Farnese ai musei Capitolini (Villa Caffarelli), dunque, diventa una occasione preziosa per presentare e spiegare questa dinamica pubblico/privato in un momento solo apparentemente remoto, gli anni centrali del Cinquecento, ma in realtà molto più vicino a noi di quanto possiamo immaginare. Come negli anni Quaranta del Cinquecento, alla vigilia del Giubileo indetto da Paolo III, anche oggi Roma si rinnova, spinta dalla necessità di cambiare e trasformarsi, tra molti conflitti e molte incertezze.

roma_capitolini_statua-camillo_foto-roma-capitale

La statua in bronzo di Camillo, scultura del I sec. d.C. conservata ai musei Capitolini (foto roma capitale)

Articolata in sei sezioni, la mostra, ospitata negli spazi espositivi di Villa Caffarelli, è il risultato di una complessa campagna di prestiti che ha visto coinvolti numerosi musei italiani e stranieri. Il percorso espositivo prende l’avvio con la presentazione, attraverso planimetrie e incisioni, degli interventi di trasformazione della città alla vigilia del Giubileo del 1550. Il confronto tra il Camillo in bronzo delle collezioni capitoline, parte del nucleo dei bronzi lateranensi donati al “Popolo Romano” da Sisto IV nel 1471, e la sua copia in bronzo realizzata da Guglielmo della Porta per il Cardinale Alessandro Farnese negli anni Sessanta del Cinquecento, offre lo spunto per una prima riflessione sul rapporto tra collezione pubblica e collezione privata.

napoli_capodimonte_Tiziano, Ritratto di Papa Paolo III, 1543-min (1)_foto-museo-capodimonte

Ritratto di Papa Paolo III Farnese di Tiziano Vecellio (1543) conservato al museo e real bosco di Capodimonte a Napoli (foto capodimonte) 

Segue una preziosa galleria di ritratti dei protagonisti della collezione negli anni del suo maggiore splendore, da papa Paolo III ai nipoti Alessandro e Ottavio (1524-1586). I grandi marmi rinvenuti nelle Terme di Caracalla, tra le prime sculture antiche a trovare posto nel cortile di Palazzo Farnese a Campo de’ Fiori, sono evocati da preziosi bronzetti, disegni e incisioni, nella sezione, intitolata “I Farnese e la passione per l’antichità”.

dav

La “Venere Callipigia”, uno dei capolavori conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il visitatore è quindi invitato a “entrare” nell’allestimento originario dell’antica collezione di Palazzo Farnese, percorrendo la “Sala dei Filosofi”, caratterizzata nel Cinquecento dalla presenza di statue, come la celebre Venere Callipigia del museo Archeologico di Napoli, e la splendida Galleria affrescata dai Carracci, qui evocata da importanti disegni preparatori degli affreschi e da alcune delle sculture più importanti esposte nel grande ambiente di rappresentanza, oggi conservate al museo Archeologico di Napoli, che tornano ad essere visibili a Roma dopo il loro trasferimento nel corso dell’ultimo decennio del XVIII secolo. Il percorso virtuale all’interno del palazzo riprende attraverso la ricostruzione del “Camerino” e della Galleria dei Quadri di Palazzo Farnese. La mostra si chiude con una stanza dedicata a un confronto tra due collezioni, quella dei Farnese e quella Orsini, appartenuta al celebre antiquario vicino alla nobile famiglia, accomunate entrambe da un comune destino di dispersione.

 

Capodanno al parco archeologico di Altino (Ve). Apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale con visita guidata alla scoperta della Risiera dall’Ottocento ad oggi attraverso i lasciti sui muri

altino_museo-nazionale_panoramica-area_foto-drm-veneto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia, ospitato nella storica Risiera (foto drm-veneto)

altino_parco_buone-feste-al-museo-1-gennaio_locandina

“Non solo il parco archeologico di Altino (Ve) è aperto il 1° gennaio 2025, ma offre anche un originale percorso guidato tra i segni lasciati da chi, tra Ottocento e primo Novecento, ha voluto affidare ai muri della Risiera la testimonianza del proprio passaggio…”. Così Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, di cui fa parte il parco archeologico di Altino, introduce alla giornata speciale che vive Altino nel giorno di Capodanno 2025. Oltre all’apertura straordinaria dalle 10.30 alle 17.30, alle 15.30 è in programma una visita guidata particolare #ParolaalleFonti – Special Edition, dedicata alla Risiera, l’edificio che ospita il Museo di Altino, e alla sua storia dall’Ottocento ad oggi. Insieme allo staff del parco archeologico di Altino si potranno scoprire avvenimenti e curiosità che riguardano l’edificio, come i graffiti lasciati dai soldati sui muri della Risiera durante la Grande Guerra (vedi l’immagine nella locandina di “Buone feste al Museo”. L’evento è su prenotazione ed è gratuito per gli abbonati e incluso nel biglietto per gli altri. Per info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Cortona (Ar). Al MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona la XVI Colazione al Museo dal titolo “Il Museo che verrà. Non c’è futuro senza passato”

cortona_maec_colazione-al-museo-il-museo-che-verrà_locandinaAl MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Ar) torna il 1° gennaio 2025, dalle 10.30 alle 12.30, la tanto attesa Colazione al Museo, giunta alla XVI edizione: “Il Museo che verrà. Non c’è futuro senza passato”. È l’occasione per festeggiare l’inizio del nuovo anno assieme. Un evento unico che permette di degustare nelle sale del MAEC, in un ambiente raffinato, le eccellenze del territorio, per far colazione con prodotti rinomati, per scambiarsi gli auguri nelle sale di palazzo Casali. L’accesso al museo sarà possibile esclusivamente acquistando il biglietto fino a esaurimento della disponibilità: ACQUISTA QUI IL TUO BIGLIETTO. A partire dalle ore 14 sarà possibile accedere con le tariffe ordinarie. Per info e prenotazioni: 0575 606887, events@terretrusche.com. Sin dagli inizi il MAEC ha ritenuto fondamentale rimanere aperto il giorno di Capodanno, quando la maggior parte dei musei nazionali resta chiuso, per dar vita ad un’iniziativa di alto livello tale da attirare visitatori da ogni parte d’Italia che scelgono di passare le vacanze di fine anno nella cittadina Etrusca. “Non esiste futuro senza un passato, ed è proprio dal museo MAEC, custode della nostra storia e simbolo del nostro lontano passato, che vogliamo immaginarci una Cortona del futuro e un museo che verrà.  Storicamente i musei erano templi dedicati alla conservazione e alla tutela del patrimonio culturale. Oggi il loro ruolo si è evoluto ed i musei moderni sono chiamati ad offrire al pubblico direzione, prospettive e chiavi di lettura della società contemporanea, diventando veri e propri spazi in cui è possibile capire e interpretare il mondo”.