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Padova. In Sala dei Giganti di Palazzo Liviano la “Sfilata archeologica -
Passerella nel passato” con keynote lecture “Migliaia di anni di identità europea attraverso l’abito”: 20 costumi riprodotti utilizzando evidenze archeologiche risalenti alla preistoria fino al periodo romano

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Il dipartimento dei Beni culturali, il museo di Storia naturale di Vienna, con il patrocinio dell’università di Padova, presentano il giorno venerdì 24 gennaio 2025, alle 17.30, in Sala dei Giganti di Palazzo Liviano (piazza Capitaniato 7, Padova) la “Sfilata archeologica -
Passerella nel passato” con keynote lecture “Migliaia di anni di identità europea attraverso l’abito”. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati. Lo spettacolo sarà in inglese con traduzione simultanea in italiano. La sfilata archeologica Passerella nel passato si svolgerà a Padova
a conclusione della Winter School internazionale “Textiles make the world go round: textile archeologia per ricercatori conservatori e curatori” finanziata dall’iniziativa Shaping a World-Class dell’università di Padova. Saranno presentati 20 costumi riprodotti utilizzando evidenze archeologiche risalenti alla preistoria fino al periodo romano: indossati da studenti, tecnici e docenti del dipartimento dei Beni Culturali, la collezione porterà gli spettatori in un viaggio nel passato a partire dai semplici abiti e dagli accessori dell’età del Bronzo, attraverso l’impatto creativo dei gioielli in metallo e dei tessuti colorati dell’età del Ferro, e terminando con gli abiti che identificavano il cittadino romano e la matrona romana. L’idea è quella di mostrare lo sviluppo dell’abbigliamento da una funzione
 puramente utilitaristica a un’espressione di arte, ricchezza, status, identità, personalità e creatività che si è sviluppata nel tempo. La collezione della passerella è stata creata da Karina Grömer del museo di Storia naturale di Vienna che presenterà ogni costume illustrando le fonti archeologiche ed iconografiche usate per la ricostruzione.

San Marzano del Sarno (Sa). In sala consiliare la “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino del ciclo di incontri promossi dal Comune con l’associazione internazionale Amici di Pompei

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Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino

Venerdì 24 gennaio 2025, alle 18, nell’aula consiliare di San Marzano sul Sarno (Sa), in piazza Umberto I 2, la conferenza “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, secondo incontro del ciclo di conferenze, voluto dal Comune di San Marzano sul Sarno (Sa), con la collaborazione dell’associazione Internazionale Amici di Pompei ETS, per approfondire la storia e l’archeologia della valle del Sarno e, in particolare, del territorio di San Marzano. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di San Marzano sul Sarno Andrea Annunziata, introduce il professore Luca Cerchiai dell’università di Salerno.

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Carretto miniaturistico in bronzo (seconda metà del IX secolo a.C.) proveniente dalla tomba 232, maschile di alto rango, rinvenuta a San Marzano sul Sarno (Sa) conservato al museo della Valle del Sarno (foto drm-cam)

L’importanza dell’archeologia della Valle del Sarno, tra Età del Ferro e Orientalizzante, è stata messa in luce da Patrizia Gastaldi in una serie di contributi degli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, che hanno sistematizzato interventi di scavo archeologico effettuati nei territori di San Marzano e San Valentino Torio nel decennio precedente. Da questi si comprende l’assetto dei territori interni della piana campana, in un momento storico particolarmente critico durante il quale le spinte da Nord degli Etruschi e l’insediamento dei Greci lungo le coste imponevano una ristrutturazione complessiva delle dinamiche di relazione tra le differenti componenti. Dopo la sistemazione della documentazione archeologica, elaborata nel 2001 da Marisa De Spagnolis, sono mancati studi organici che tenessero conto dell’aumento delle conoscenze derivante dalle indagini archeologiche che, benché limitate a interventi di piccole dimensioni, hanno continuato ad essere condotte nel territorio. L’incremento delle attività edilizie in relazione con le successive fasi di approvazione dei piani urbanistici dei due comuni negli ultimi anni hanno portato alla luce nuovi contesti archeologici che contribuiscono a chiarire e arricchire il quadro il quadro già delineato da Patrizia Gastaldi per l’ideologia funeraria di queste comunità.

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Una delle sale al primo piano del museo delal Valle del Sarno, in cui sono esposti e ricostruiti i corredi tombali delle necropoli Valle del Sarno (foto drm-cam)

La relazione di Raffaella Bonaudo proverà a mettere a fuoco quanto è stato possibile recuperare grazie ai nuovi interventi di scavo in termini di quantità della documentazione, chiarendo la distribuzione delle evidenze, laddove possibile per fasi cronologiche, e in termini di qualità delle attestazioni rispetto a produzioni e tipologie. Nel corso dell’intervento, una parte sarà dedicata anche alle modalità con cui la Soprintendenza effettua la propria tutela su questi territori, in attesa di acquisire nuovi elementi dal prossimo restauro dei materiali.

Roma. All’Istituto storico austriaco “La Daunia Ascolana. Una giornata di studi sulla Daunia antica alla memoria di Astrid Larcher”. Ecco il programma

roma_istituto-storico-austriaco_giornata-di-studi-la-daunia-ascolana_locandinaVenerdì 24 gennaio 2025, alle 9.30, all’Istituto storico austriaco di Roma in viale Bruno Buozzi 113 (citofono portineria), “La Daunia Ascolana. Una giornata di studi sulla Daunia antica alla memoria di Astrid Larcher”. info e prenotazioni: iannuzzi@oehirom.it, tel. 063608261.

IL PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti istituzionali: Andreas Gottsmann, Österreichisches Historisches Institut; Anita Guarnieri, soprintendenza ABAP BAT; e F. Christian Heitz, Universität Innsbruck; Conduzione: Julia Rückl. Alle 10, Christian Heitz “Le indagini archeologiche dell’Istituto di Innsbruck ad Ascoli Satriano sotto la direzione di dott.ssa Astrid Larcher”; 10.20, Manuele Laimer “Gli scavi 1999-2024 nella Giarnera Piccola”; 10.45, pausa caffè; 11.15, Ulrike Töchterle “Tutta lamiera? Il restauro del cinturone dalla Tomba 1/08 di Ascoli Satriano, Giarnera Piccola”; 11.40, Ted Robinson “Approfondimenti sulla ceramica a figure rosse apula tarda: i vasi dalla Tomba A4 di Colle Serpente (virtuale)”; 12, Kai Riehle “Chi va piano, va sano e va lontano: Tradition and change in the local pottery production of Ascoli Satriano”; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Italo M. Muntoni/Annalinda Iacoviello/Maria Grazia Liseno/Marta Pollio “Attività di archeologia preventiva nel territorio di Ausculum”; 15, Matthias Hoernes/Christian Heitz “Child Agency in Daunian Mourning: the “Catarinella” Askos”; 15.30, Germano Sarcone “Tra Grecia e Daunia: l’uso del marmo nelle tombe di IV e III sec. a.C.”: 16.15, pausa caffè; 17, Riccardo Di Cesare “Sculture protostoriche e arcaiche della Daunia antica: produzione, centri, stili”; 18, Stephan Steingräber “Influssi macedoni nel mondo funerario della Daunia (e della Puglia) fra tardo IV e III sec. a.C. – ideologia, iconografia, architettura e pittura”; 19, Vin d’honneur.

Roma. Allo Spazio Gangemi presentazione del libro “Lettere d’amore dalla via Appia” curato da Rita Paris

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Copertina del libro “Lettere d’amore dalla via Appia” a cura di Rita Paris (Gangemi editore)

Giovedì 23 gennaio 2025, alle 16.30, nella sala mostre & convegni di Spazio Gangemi, in via Giulia 142 a Roma, presentazione del libro “Lettere d’amore dalla via Appia” curato da Rita Paris ed edito da Gangemi Editori che ripercorre la storia del misterioso carteggio d’amore custodito a lungo dall’Appia Antica e oggi esposto nel Casale di Santa Maria Nova. Le lettere, ritrovate fortuitamente nel 1999 all’interno di tubuli di piombo ai piedi del cosiddetto Sepolcro Dorico, ci hanno consegnato un racconto emozionante: la storia d’amore tra Ugo e Letizia, un rapporto appassionato e clandestino affidato alla memoria dell’Appia alla fine degli anni ’20 (vedi Libri sotto l’albero. È uscito il libro “Lettere d’amore dalla Via Appia” di Rita Paris (Gangemi editore), che ha integralmente trascritto il contenuto dell’intero carteggio | archeologiavocidalpassato). Nel corso dell’evento verrà trattata la storia del curioso rinvenimento e dello studio storico che ne è seguito. Interverranno: Mariarosaria Barbera, già dirigente Mibact e della soprintendenza Archeologica di Roma; Simone Quilici, direttore del parco archeologico dell’Appia Antica; e Rita Paris, curatrice del volume.

Roma. All’École française de Rome presentazione del libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)”, curato da Fausto Zevi e Elsa Nuzzo, decimo volume della collana “Quaderni di Studi Pompeiani” dell’associazione internazionale Amici di Pompei

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Giovedì 23 gennaio, alle 17, nella sala conferenza dell’École française de Rome, in piazza Navona 62 a Roma, presentazione del libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)”, curato da Fausto Zevi e Elsa Nuzzo, decimo volume della collana “Quaderni di Studi Pompeiani” dell’associazione internazionale Amici di Pompei (https://www.amicidipompei.com/quaderni-studi-pompeiani.html). Dopo i saluti di Audrey Bertrand dell’École française de Rome e di Antonio Varone dell’associazione internazionale Amici di Pompei, I professori Filippo Coarelli, Valérie Huet e Marc Mayer dialogheranno con i curatori della pubblicazione dei bronzi triclinari rinvenuti nel 1978 nella casa di Giulio Polibio a Pompei. Modera Audrey Bertrand. Prospiciente sulla via dell’Abbondanza, l’edificio fu messo in luce nel contesto dell’esplorazione dell’asse stradale principale della città campana condotta da Vittorio Spinazzola. Tra gli anni 60’ e 70’, Alfonso De Franciscis fece scavare l’insieme della casa, offrendo alla comunità scientifica e al pubblico un considerevole esempio di casa a due piani dell’ultimo periodo sannitico. Se diversi resoconti furono pubblicati, così come una breve sintesi nel 1988, mancava fino ad oggi una presentazione più completa e ampia del contesto storico e della realtà culturale in cui si colloca l’eccezionale servizio dei bronzi tricliniari. Questi furono scoperti nell’ultima fase dello scavo degli anni settanta, quando De Franciscis e Stefano De Caro decisero di rimuovere l’ultima rampa di terra ancora presente nel triclinio.

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Copertina del libro “La Casa di C. Giulio Polibio a Pompei (IX, 13, 1-3) e i bronzi del triclinio (EE)”, curato da Fausto Zevi e Elsa Nuzzo

La casa di C. Giulio Polibio e i bronzi del triclinio. Gli studi qui raccolti sono rivolti ad illustrare lo straordinario complesso di oggetti di bronzo che componevano il servizio da banchetto della sala tricliniare (EE) della Casa di C. Giulio Polibio. La storia dello scavo e dei rinvenimenti della casa comprende tre momenti principali. Dapprima venne effettuato lo scavo della fronte dell’edificio prospiciente Via dell’Abbondanza, nel quadro del grande progetto di Vittorio Spinazzola di riportare in luce l’intero tracciato della via principale di Pompei, con la varietà delle sue facciate, prospetti e insegne di case e botteghe, magnificamente illustrata nella monumentale opera Pompei alla luce degli Scavi Nuovi di Via dell’Abbondanza, uscita postuma nel 1953. Questo volume offre un’edizione definitiva dell’insieme di oggetti di bronzo allora scoperti. Curata da F. Zevi, E. Nuzzo, K. De Decker e S. Minichino, l’indagine accurata dei reperti stessi, dall’analisi degli oggetti ai confronti pompeiani, si estende a uno studio più ampio sulla casa, i suoi proprietari e le sue pitture, grazie ai contributi di D. Esposito e A. Varone, oltre a quelli dei curatori del volume. Un’ultima parte è dedicata alle operazioni di restauro condotte presso l’Istituto Centrale del Restauro a Roma e l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze (E. Pucci et al.) e al lungo percorso di questi straordinari bronzi attraverso numerose mostre che li hanno fatti viaggiare da Pompei e Napoli a Roma, Washington, Parigi, San Pietroburgo, Londra, Los Angeles e altre città del mondo (G. Stefani).

Palermo. Al museo Archeologico regionale “Storie di cielo nei reperti del Museo Salinas”, un affascinante viaggio tra astronomia, archeologia e miti dell’antichità attraverso i reperti del museo

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Il museo Archeologico regionale di Palermo propone “Storie di cielo nei reperti del Museo Salinas”, un affascinante viaggio tra astronomia, archeologia e miti dell’antichità attraverso i reperti del museo Salinas. Appuntamento mercoledì 22 gennaio 2025, alle 17, al museo Salinas, con ingresso libero, per scoprire le antiche connessioni tra cielo e terra attraverso i preziosi reperti del museo. Un’occasione per esplorare la percezione del Tempo nell’antichità e i miti astronomici nascosti nelle collezioni palermitane. Dopo i saluti di Giuseppe Parello (museo Salinas), Angela Ciaravella (INAF – Osservatorio astronomico di Palermo) e Gian Aldo della Rocca (Fondazione Della Rocca), i reperti verranno presentati da Maria Luisa Tuscano (associata INAF – OAPa; autrice del libro “URANIA PANORMITA” (Aracne) con un approfondimento sui miti legati agli astri e alla misura del tempo nell’antichità, con uno sguardo a reperti emblematici come l’orologio di Tindari, le metope e il gruppo scultoreo di Mitra. Quindi Manuela Coniglio (ricercatrice INAF – OAPa) interviene su Filippo Angelitti, con ritratto di un direttore dell’Osservatorio di Palermo appassionato di antichità e astronomia dantesca.

Roma. All’università Sapienza presentazione del libro “Letteratura dell’Anatolia ittita” di Rita Francia e Matteo Vigo (Le Monnier Università)

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Mercoledì 22 gennaio 2025, alle 11, nell’auletta di Archeologia della Facoltà di Lettere, nell’ambito dei seminari di Anatolistica – Ittitologia del dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’università Sapienza di Roma, presentazione del libro “Letteratura dell’Anatolia ittita” di Rita Francia e Matteo Vigo (Le Monnier Università). Dopo i saluti istituzionali del prof. Pietro Vannicelli, coordinatore del Dottorato in Filologia e Storia del mondo antico, il libro sarà presentato dal prof. Alfonso Archi (Sapienza università). Intervengono gli autori Rita Francia e Matteo Vigo (Sapienza università).

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Copertina del libro “Letteratura dell’Anatolia ittita” di Rita Francia e Matteo Vigo (Le Monnier Università)

Letteratura dell’Anatolia ittita. Questo libro offre, in prospettiva etica, una panoramica aggiornata ed esaustiva dei molteplici aspetti relativi alla diffusione e trasmissione letteraria alla corte ittita tra il XVII e il XII secolo a.C. La letteratura tradizionalmente definita “ittita” è il risultato di un sorprendente amalgama di espressioni culturali che hanno caratterizzato il Vicino Oriente antico del II millennio a.C. La civiltà ittita si è fatta portavoce della millenaria cultura letteraria mesopotamica; al contempo ha saputo assorbire e rielaborare in modo originale tradizioni orali e scritte di molti popoli vissuti tra l’Anatolia e la Mesopotamia durante il Tardo Bronzo. Attraverso un’oculata scelta documentaria vengono presentati testi afferenti a diversi generi letterari, quali: miti, historiolae, rituali, preghiere, inni, parabole e proverbi. Per completezza informativa, chiudono il volume un aggiornato regesto bibliografico, registri analitici dei testi trattati, degli antroponimi, teonimi e toponimi citati.

Roma. Eccezionale scoperta nella Domus Aurea: trovato un lingotto di blu egizio insieme a pigmenti di ocra gialla e di terra rossa. La reggia di Nerone svela la natura dei suoi colori. Importante contributo alla conoscenza dell’uso del blu egizio nel Rinascimento come nel Trionfo di Galatea di Raffaello

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Il lingotto di blu egizio (15 cm per 2,4 kg di peso) scoperto nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto simona murrone / PArCo)

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Particolare dell’anfora con ocra gialla in fase di scavo scoperta nella Domus Aurea (foto PArCo)

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Veduta d’insieme delle vasche di lavorazione (viste da Sud) presenti nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto PArCo)

Ocra gialla, terra rossa e soprattutto un lingotto di blu egizio: la reggia di Nerone svela la natura dei suoi colori. La Domus Aurea continua a sorprendere e restituisce una eccezionale scoperta legata alle botteghe che lavorarono agli affreschi della monumentale residenza voluta dall’imperatore Nerone. Durante le recenti indagini archeologiche sono state infatti individuate due vasche in uso durante le fasi di cantiere del palazzo sia per spegnere la calce sia per conservare e lavorare i pigmenti colorati da usare nelle decorazioni parietali. Tra i pigmenti ritrovati e sottoposti ad analisi microscopiche e spettroscopiche per individuarne la composizione chimica e mineralogica, spicca la presenza di ocra gialla all’interno di un’anfora, di vasetti contenenti pigmenti con toni del rosso, come il realgar e la terra rossa, e soprattutto di un eccezionale lingotto del preziosissimo blu egizio pronto per essere macinato. La rarità del ritrovamento è dovuta alle notevoli dimensioni del lingotto (un’altezza di 15 cm e un peso di 2,4 Kg), dato che il pigmento solitamente viene trovato solo in polvere o sotto forma di piccole sfere, come testimoniato dalle scoperte effettuate soprattutto a Pompei.  Il blu egizio è un pigmento che non esiste in natura, ma viene prodotto artificialmente cuocendo, ad una temperatura molto elevata, una miscela di silice, rocce calcaree, minerali contenenti rame e carbonato di sodio. Il procedimento per la sua preparazione viene descritto da Vitruvio nella sua opera De Architectura (VII, 11). Il ritrovamento a Roma, in ambito imperiale, di un nucleo così cospicuo di blu egizio conferma ancora una volta la raffinatezza e l’altissima specializzazione delle maestranze che operano nelle decorazioni del palazzo, con l’uso di pigmenti ricercati e costosi.

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Macro del lingotto di blu egizio scoperto nell’ambiente 9 della Domus Aurea (foto simona murrone / PArCo)

Conosciuto e usato almeno dalla metà del III millennio in Egitto e in Mesopotamia, si diffonde poi nel Mediterraneo antico. Nel mondo romano è impiegato nelle decorazioni pittoriche da solo o associato ad altri pigmenti per realizzare specifiche varietà cromatiche e ricercati effetti di luminosità. Viene ad esempio usato per rendere una tonalità più fredda per l’incarnato delle figure, per realizzare il chiaroscuro nei panneggi delle vesti o, ancora, per dare lucentezza agli occhi. Uno dei maggiori centri di produzione ed esportazione è Alessandria d’Egitto; recenti scoperte ne hanno tuttavia individuati altri in territorio italico, come a Cuma, Literno e Pozzuoli, quest’ultima già ricordata da Vitruvio come luogo famoso per una produzione di eccellenza. A Pompei le testimonianze sono essenzialmente legate alla lavorazione e all’uso del pigmento in contesti di lusso.

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Planimetria generale del padiglione della Domus Aurea, in evidenza ambiente 9 in cui sono state individuate le due vasche (foto PArCo)

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Ortofoto dell’ambiente 9, nel settore occidentale della Domus Aurea: sono visibili le due vasche al termine dello scavo archeologico (foto PArCo)

Lo studio dei contesti e dei materiali di questo settore della Domus Aurea, ancora in corso, potrebbe aggiungere un importante contributo alla conoscenza dell’uso del pigmento anche nel Rinascimento, come nel Trionfo di Galatea di Raffaello. Il brillante blu egizio unisce quindi, a distanza di secoli, i pittori che decorarono il palazzo e i pittori che, con stupore ed emozione, lo riscoprirono nel Rinascimento. “Il fascino trasmesso dalla profondità del blu di questo pigmento è incredibile”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “La Domus Aurea ancora una volta emoziona e restituisce la brillantezza dei colori utilizzati dai pittori che abilmente decorarono la stanze di questo prezioso e raffinato palazzo imperiale”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale è sold out l’incontro di presentazione della mostra “Etruschi del Novecento”, in corso al Mart di Rovereto, con la curatrice Lucia Mannini

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Bronzetto di chimera dalle antiche collezioni del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

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Il “Capro di Bibbona” conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

È già sold-out al museo Archeologico nazionale di Firenze la presentazione della mostra “Etruschi del Novecento”, in corso al Mart di Rovereto (Tn) fino al 16 marzo 2025 in programma martedì 21 gennaio 2025, alle 17, con Lucia Mannini, curatrice della mostra, introdotta dal direttore del Maf Daniele Maras, e da Oliva Rucellai, capo conservatrice del museo Ginori. “Da una parte siamo molto felici dell’entusiasta partecipazione, come sempre – commentano al Maf -, dall’altra ci dispiace molto dover rinunciare alla presenza di qualcuno di voi che avremmo voluto ospitare”. Il museo Archeologico nazionale di Firenze è direttamente coinvolto nella mostra di Rovereto dove sono esposti alcuni capolavori del MAF, tra cui il cippo a testa di guerriero da Orvieto e un raro bronzetto raffigurante una chimera dalle antiche collezioni e il noto “Capro di Bibbona”.

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Cippo a testa di guerriero conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Nocera (Sa). Il cantiere per la realizzazione del metanodotto Snam ha portato alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore dall’età del Bronzo alla tarda antichità

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Evidenze archeologiche nel cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Scoperte archeologiche in occasione dei lavori del Metanodotto SNAM. Durante i lavori di potenziamento del metanodotto Snam “Diramazione Nocera-Cava dei Tirreni”, condotti nei comuni di Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Roccapiemonte e Castel San Giorgio e conclusisi nel mese di novembre 2024, è venuto infatti alla luce un patrimonio archeologico di eccezionale valore che va dall’età del Bronzo alla tarda antichità. Le indagini archeologiche, durate circa due anni, sono state eseguite sul campo da SoGEArch srls sotto la direzione scientifica della soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino ed in sinergia con Snam, Comis Srl e CEM Srl.

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Impronte dell’età del Bronzo, di origine antropica e faunistica, rinvenute nei pressi del torrente Casarzano (foto sabap-sa-av)

Tra le scoperte più significative spiccano le impronte dell’età del Bronzo, di origine antropica e faunistica, rinvenute nei pressi del torrente Casarzano. Queste tracce, impresse nei depositi piroclastici delle eruzioni del Somma-Vesuvio, offrono una testimonianza toccante della drammatica fuga degli abitanti di fronte alla furia del vulcano. L’area ha continuato ad essere abitata anche nei secoli successivi. Tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro (1200/1150-900 a.C. circa), un villaggio con capanne di forma absidata si estendeva su questo territorio.

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Ceramiche miniaturistiche di età romana, probabili ex voto, dal santuario extraurbano nei pressi di Nuceria Alfaterna (foto sabap-sa-av)

Un santuario extraurbano, databile preliminarmente tra il III-II sec. a.C., localizzato in prossimità di Nuceria Alfaterna, lungo un’importante arteria viaria, è stato portato parzialmente in luce. Tra i numerosi reperti rinvenuti spiccano manufatti ceramici miniaturistici, probabilmente offerti come ex voto. Risalenti al periodo romano, i resti di due complessi monumentali, verosimilmente ville rustiche, dedicate alla produzione agricola. La presenza di solchi di aratro, individuati in diversi punti dell’area, testimonia la coltivazione intensiva dei campi.

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Tracce di sreada antica dal cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Le ricerche hanno inoltre permesso di ricostruire la rete viaria che collegava Nuceria al territorio circostante. Le oltre 40 strade indagate – alcune realizzate semplicemente in terra battuta, altre più strutturate e spesso segnate dai solchi dei carri – rivelano un mondo di connessioni che hanno plasmato la vita della città nel corso dei secoli.

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Sepolture di età romana emerse nel cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

Al periodo del passaggio tra l’età romana e la tarda antichità risale un gruppo di sepolture realizzate in fosse rivestite e coperte con lastroni di tufo, alcuni dei quali decorati con incisioni, appartenenti prevalentemente a bambini accompagnati da corredi essenziali. Un altro gruppo di tombe occupa gli spazi di una delle ville rustiche romane, a dimostrazione di come gli antichi edifici venissero riutilizzati con nuove funzioni.

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Monumentale sepolcro con sarcofago dal cantiere del metanodotto Snam a Nocera (Sa) (foto sabap-sa-av)

In quest’area si osserva una coesistenza di riti cristiani e pagani come testimonia un monumentale sepolcro con sarcofago, probabilmente appartenuto a un personaggio di alto rango. Ai suoi piedi, una piccola struttura interrata potrebbe essere un Martyrium, un luogo di culto dedicato ai martiri. La frequentazione del territorio prosegue nella tarda antichità, periodo al quale risalgono le “longhouse”, grandi capanne che, per forma e tecnica costruttiva, ricordano le abitazioni protostoriche. Questo ritorno a modelli abitativi del passato, probabilmente dovuto a cambiamenti socio-economici, testimonia la capacità di adattamento delle comunità umane di fronte alle trasformazioni.