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Verona. Weekend speciale al museo Archeologico nazionale: sabato Walking the Museum e domenica Scavo in museo

1°-2 novembre 2025: un week end tra storia e meraviglia al museo Archeologico nazionale di Verona.

Sabato 1° novembre 2025, Festa di Ognissanti, il museo Archeologico nazionale di Verona apre le porte a un viaggio unico nel tempo: “Walking the Museum”, due visite guidate a partenza fissa, alle 11 e alle 17, della durata di 40 minuti, per scoprire le meraviglie preistoriche del territorio veronese.  Visita guidata adatta a tutti e tutte. Non è necessaria la prenotazione. COSTO: biglietto d’ingresso 5 euro (con eventuali riduzioni di legge) + visita guidata 5 euro. Info: SAP – Società Archeologica, 3465033652; museovr@archeologica.it.

Al museo Archeologico nazionale di Verona c’è “Scavo in museo” (foto drm-ven)

Domenica 2 novembre 2025, #domenicalmuseo e Scavo in museo. Come ogni prima domenica del mese ingresso gratuito al museo dalle 10 alle 18. E poi per il visitatore più curioso il laboratorio “Scavo in museo”, alle 15 e alle 17: l’esperienza di un vero scavo archeologico… in museo! Dopo una breve passeggiata nel tempo si scoprono quali strategie gli archeologi usano per individuare giacimenti antichi, e quale è la vita dei reperti prima di arrivare in museo. Con le mani nella terra si vivrà un’esperienza unica. Attività per tutte le età. COSTO: 10 euro a persona (comprensivi di visita guidata e attività). Prenotazione obbligatoria entro venerdì 31 ottobre, scrivendo a museovr@archeologica.it, o chiamando il numero +39 346 5033652.

#domenicalmuseo: il 2 novembre ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 2 novembre 2025 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 5 ottobre, ha registrato 277.068 ingressi.

San Lorenzo Bellizzi (Cs). Incontro di studi “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”: due giorni su ricerche e studi riguardanti le frequentazioni umane pre-protostoriche delle cavità naturali di diverse regioni italiane, da Nord a Sud. Ecco il programma

Il 29 e 30 ottobre 2025 a San Lorenzo Bellizzi (Cs) si tiene l’incontro di studi “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”, patrocinato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, con la presentazione di vari contributi scientifici su ricerche e studi riguardanti le frequentazioni umane pre-protostoriche delle cavità naturali di diverse regioni italiane, da Nord a Sud. L’incontro sarà introdotto dai saluti del sindaco di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo; del soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza, Paola Aurino; del direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia – ministero della Cultura, Mirella Serlorenzi; del presidente del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”, Felice Larocca. Nella giornata successiva, 31 ottobre 2025, sarà possibile partecipare a visite guidate in alcuni siti preistorici sotterranei del territorio, come la Grotta di Pietra Sant’Angelo a San Lorenzo Bellizzi, le Grotte di Sant’Angelo a Cassano allo Ionio, la Grotta della Monaca a Sant’Agata di Esaro.

L’Istituto Centrale per l’Archeologia prende parte all’incontro di studi. La funzionaria archeologa ICA Alessia Fuscone interverrà durante la sessione del 30 ottobre 2025 con il contributo scientifico dal titolo La Grotta dell’Ausino, Campania (Sa). Una nuova documentazione topografica con metodi 3D e una rilettura del contesto archeo-speleologico (a cura di Alessia Fuscone, Tommaso Santagata, Norma Damiano e Antonio Salerno). La ricerca riguarda la Grotta dell’Ausino, nel Parco nazionale del Cilento, indagata tra anni ’60 e ’70 e caratterizzata da frequentazioni che vanno dal Paleolitico Superiore al Bronzo Finale. Grazie a una nuova documentazione tridimensionale ottenuta mediante laser scanner e riprese immersive, è stato possibile correlare in modo più preciso le evidenze archeologiche con la complessa morfologia della cavità, offrendo nuovi elementi per lo studio del popolamento antico dei Monti Alburni. La partecipazione dell’Istituto si inserisce nel quadro delle attività dedicate allo studio e alla valorizzazione delle evidenze archeologiche in contesti confinati, naturali e artificiali, ambiti nei quali l’ICA contribuisce alla definizione di linee di indirizzo, standard e misure di coordinamento. Tra i progetti più rilevanti, si ricordano: il progetto pilota alle Grotte di Pertosa-Auletta, finalizzato alla definizione di indirizzi metodologici per la ricerca in cavità; il tavolo tecnico sull’archeologia in spazi confinati, che riunisce esperti e personale ICA con competenze specialistiche; l’accordo di collaborazione con la Società Speleologica Italiana per attività di formazione, ricerca e integrazione dei dati sul Geoportale Nazionale per l’Archeologia.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2025. Alle 9, registrazione dei partecipanti; 10, saluti istituzionali e apertura dei lavori: Antonio CERSOSIMO, sindaco di San Lorenzo Bellizzi; Paola AURINO, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza; Mirella SERLORENZI, direttore Istituto Centrale per l’Archeologia – MIC; Felice LAROCCA, presidente del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”. 1. COMUNICAZIONI ORALI Alle 10.30, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Francesco BREGLIA, Ilaria DE MARCO, Marco PACCIARELLI, Peter. A.J. ATTEMA, “L’area del Trivio nel Complesso delle Grotte di Sant’Angelo (Cassano allo Ionio, CS): un nuovo contesto archeologico di epoca preistorica”; 10.50, Francesco FONTANI, Felice LAROCCA, Elisabetta CILLI, Donata LUISELLI, Johannes KRAUSE, Philipp STOCKHAMMER, Alissa MITTNIK, “Tradizione, trasgressione o violenza? Una rilettura delle dinamiche sociali nella media età del Bronzo alla luce del caso di incesto tra gli inumati di Grotta della Monaca”; 11.10, Massimo TARANTINI, “La preistoria in grotta. Storie di depositi e di uomini”; 11.30, Coffee break; 12, Fabio MARTINI, “La grotta come spazio sacro nel Paleolitico. Problemi e ipotesi sulle evidenze rituali”; 12.20, Massimo CULTRARO, “Le Grotte dei Giganti: un primo dialogo tra archeologia stratigrafica e speleologia nella Sicilia borbonica”; 12.40, Mario Federico ROLFO, Angelica FERRACCI, “Tempo di vivere, tempo di morire. Le nuove ricerche archeologiche presso Grotta Guattari a San Felice Circeo”; 13, Francesca CORTESE, “Oltre la superficie: il contributo delle analisi molecolari nello studio delle grotte”; 13.30, Pausa pranzo; 15.10, Guido PALMERINI, “Grotte archeologiche e grotte decorate dell’Abruzzo preistorico, dal Paleolitico all’età dei Metalli”; 15.30, Fabio MARTINI, Mariangela BARBATO, Domenico LO VETRO, “Grotta del Romito e non solo: nuove acquisizioni a Papasidero (Cosenza)”; 15.50, Gaia PIGNOCCHI, “Archeologia delle grotte nelle Marche: un quadro aggiornato”; 16.10, Felice LAROCCA, “La preistoria della Calabria attraverso le sue grotte. Storia delle ricerche e quadro delle attuali conoscenze”; 16.30, Coffee break; 17, Annaluisa PEDROTTI, Fabio SANTANIELLO, “La ripresa degli scavi al Riparo Gaban (TN): progetti in corso e questioni aperte”; 17.20, Pasquale MIRANDA, Lorenzo FIORILLO, Giorgio FILIPPI, Marco PACCIARELLI, “Grotta di Camorco (Configni, Rieti): scavo di stratificazione con materiali del Bronzo antico”. 2. POSTER Alle 17.50, Angelo VINTALORO, Giampiero MUSSO, “Nuove acquisizioni inedite di grotte preistoriche nell’area del Corleonese e il Bosco di Ficuzza nell’entroterra della Sicilia occidentale”; 18, Gaia PIGNOCCHI, Alessandro MONTANARI, “La Venere di Frasassi: dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei”; 18.10, Virginia GIANNI, Mario Federico ROLFO, Leonardo SALARI, “Grotta Mora Cavorso: micromammiferi del Pleistocene Superiore”; 18.20, Tommaso SANTAGATA, Eleonora PICCININI, Alessia FUSCONE, “Nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica: digitalizzazione di reperti archeologici e rilievo 3D delle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa)”; 18.30, Arianna BRUNETTO, Francesco DI GENNARO, Mario Federico ROLFO, Caterina ROSSI, “La Grotticella W2 di Pastena: un contesto rituale del Bronzo medio”. A seguire, discussione generale su comunicazioni e poster presentati nel corso della giornata.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2025. Alle 9.30, registrazione dei partecipanti. 1. COMUNICAZIONI ORALI Alle 10, Christian METTA, “Dentro la terra: la presenza umana nelle grotte dell’Italia centrale tirrenica tra IV e II millennio a.C.”; 10.20, Donata LUISELLI, Felice LAROCCA, Emma PRANTONI, Francesco FONTANI, Adriana LATORRE, Alexia MAZZINI, Chantal MILANI, Martina Jirina ORSONI, Mattia ROSSI, Mirko TRAVERSARI, Gianandrea PASQUINELLI, Paola IACUMIN, Elisabetta CILLI, “Un’ulna paleolitica da Grotta della Monaca (Sant’Agata di Esaro, Cs). Restauro virtuale, analisi molecolari e isotopiche”; 10.40,  Lucia SARTI, Fabio MARTINI, “Grotta del Cavallo (Lecce) e l’uso dello spazio di grotta nel Paleolitico”; 11, Alessia FUSCONE, Tommaso SANTAGATA, Norma DAMIANO, Antonio SALERNO, “La Grotta dell’Ausino (Castelcivita, Salerno). Una nuova documentazione topografica con metodi 3D e una rilettura del contesto archeo speleologico”; 11.20, Coffee break; 11.50, Domenico LO VETRO, “Nuove indagini a Grotta delle Veneri di Parabita (Le): ricerca interdisciplinare e valorizzazione”; 12.10, Tommaso SANTAGATA, Umberto DEL VECCHIO, Tullio BERNABEI, Luca IMPERIO, Francesco SAURO, “Il “Progetto Kronio”: dalle prime esplorazioni al rilievo tridimensionale delle Stufe di San Calogero (Monte Kronio, Ag)”; 12.30, Maria Teresa CUDA, Chiara DE MARCO, Fabio MARTINI, Lucia SARTI, Nicoletta VOLANTE, “Le “grotte” del Monte Cetona (Siena). Spazi sacri e spazi quotidiani tra Paleolitico ed età del Bronzo finale”; 12.50, Rossella VENEZIANO, Enrico LUCCI, “Dal contesto alle reti di connettività: il complesso vascolare eneolitico di Grotta della Monaca (Sant’Agata di Esaro, Cs)”; 13.20, Pausa pranzo; 15, Antonino FILIPPI, “L’arte rupestre preistorica e dell’antichità nelle grotte della Sicilia nord-occidentale: un aggiornamento”; 15.20, Antonella MINELLI, “Il Molise preistorico in grotta: storia delle ricerche e nuovi contributi 15:40-16:00 – 24. Angelica FERRACCI, Elia MARIANO, Angelo PROCACCIANTI, Mario Federico ROLFO, “Grotte, uomini e dei: la speleoarcheologia del Lazio”; 16, Alessio FABBRICATORE, Donatella CERGNA, “Il Brotlaibidol della Grotta Gigante a Trieste e le asce in pietra verde delle grotte del Carso classico”; 16.20, Angelo VINTALORO, Giampiero MUSSO, “Esplorazione inedita nell’Alto Belice Corleonese: le grotte preistoriche nella Riserva di Monte Genuardo nei Comuni di Bisacquino, Campofiorito, Chiusa Sclafani e Giuliana”; 16.40, Lucia SARTI, Fabio MARTINI, Chiara DE MARCO, Pier Francesco FABBRI, Pasquino PALLECCHI, “Il “Progetto Parrano”. Ricerca e valorizzazione di un sito in relazione alla preistoria dell’Italia centrale”; 17, Coffee break. 2. POSTER Alle 17.30, Luca CUSIMANO, Angelica FERRACCI, Mario Federico ROLFO, “Nuovi rilievi fotogrammetrici presso il sito neandertaliano di Grotta Guattari (San Felice Circeo, Lt)”; 17.40, Rossella VENEZIANO, Felice LAROCCA, “Il complesso vascolare della tarda età del Bronzo della Grotta du’ Scuru (Amantea, Cs)”; 17.50, Marianna COLTELLI, Luca PISANI, Valeria MIELE, “Le grotte delle Gole del Sagittario (L’Aquila): nuove indagini speleologiche e archeologiche”; 18, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Antonella MINELLI, Giuseppe DE LUCA, Giuseppe Egidio DE BENEDETTO, “Residui organici dalle ceramiche delle grotte della Pietra Sant’Angelo a San Lorenzo Bellizzi. Analisi preliminari di vasi dalla Grotta del Conoide e dalla Grotta del Banco di Ferro”; 18.10, Christian METTA, “Un contesto rupestre tra preistoria e storia: indagini archeologiche nella Grotta del Paternale (Ischia di Castro, Vt)”; 18.20, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Ilaria DE MARCO, Rossella VENEZIANO, “Archeologia delle grotte del “Muraglione” a Cassano allo Ionio (Cs): storia degli studi e prospettive di ricerca”. A seguire, discussione generale su comunicazioni e poster presentati nel corso della giornata, quindi chiusura dei lavori.

Roma. A Palazzo delle Esposizioni apre la XX edizione di “Restituzioni”, la grande mostra con 128 opere del programma di restauri che Intesa Sanpaolo conduce da trentasei anni in collaborazione con il ministero della Cultura

Cariatide da Villa Adriana di Tivoli prima del restauro (foto villae / quirino berti)

Cariatide da Villa Adriana di Tivoli dopo il restauro (foto villae / quirino berti)

Mosaico con delfini dalla Villa della Punta di Monfalcone, I secolo d.C. conservato al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud); due frammenti di papiro del museo Archeologico di Bologna con formule/capitoli del “Libro dei Morti”: uno a nome di Tuy, Regni di Thutmose III e Amenhotep II (1479-1400 a.C.), l’altro a nome di Nesientefnut, Epoca Tolemaica, 332-30 a.C.; un Pannello in marmo del museo nazionale di Ravenna raffigurante l’episodio di Ercole che uccide la cerva di Cerinea, prima metà del VI secolo; Cariatide in marmo pentelico, età adrianea (117-138 d.C.), da Villa Adriana di Tivoli: sono alcune delle opere che dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026 si possono ammirare al Palazzo delle Esposizioni di Roma nella mostra “Restituzioni 2025”, la grande mostra conclusiva della XX edizione del programma di restauri del patrimonio artistico pubblico che Intesa Sanpaolo conduce da trentasei anni in collaborazione con il ministero della Cultura. L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è prodotta e organizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e promossa dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

Museo Archeologico nazionale di Aquileia: mosaico con delfini dalla Villa della Punta di Monfalcone (I sec. d.C.) dopo il restauro (foto gruppo mosaicisti ravenna)

Museo Archeologico nazionale di Aquileia: mosaico con delfini al momento del rinvenimento a Villa della Punta di Monfalcone (I sec. d.C.) (foto man aquileia)

LE OPERE DELLA XX EDIZIONE DI RESTITUZIONI A fronte di opere in mostra di artisti più noti al grande pubblico – Giovanni Bellini, Bartolomeo Vivarini, Giulio Romano, Battistello Caracciolo, Luca Giordano, Mario Sironi, Pino Pascali – molti sono gli oggetti “particolari” che testimoniano la varietà e peculiarità del patrimonio artistico italiano, offrendo l’occasione per interventi di restauro interessanti per tecnica e metodologie, come, ad esempio, la spinetta di Antegnati di metà Cinquecento, la draisina ottocentesca (antenata della bicicletta) da Gallarate (Va), l’arco da Samurai e la barca siamese dal Castello Ducale di Agliè (To), la barca cucita (metà II – fine I secolo a.C.) di oltre 4 metri dal MAN di Adria (Ro), due abiti in stile Charleston da Roma, la pianeta e la stola di manifattura messicana in penne di colibrì da Roma, il letto in osso di età romana da Chieti, il grande Reliquiario a tabella da Serra San Bruno (VV). Per la prima volta, Restituzioni apre agli strumenti scientifici, con una macchina planetaria dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Restaurate, ma non in mostra per ragioni dimensionali e conservative, anche due colossali opere del territorio bresciano, il Martirio di San Vitale di Sebastiano Ricci dalla chiesa di San Vitale a Seniga e La Vergine che intercede presso Dio la liberazione delle anime purganti di Andrea Celesti dalla chiesa di San Giovanni di Mura a Palazzolo sull’Oglio. Il Cavallo colossale di Antonio Canova, imponente scultura in gesso custodita ai Musei Civici di Bassano del Grappa (VI) e finalmente ricomposto nella sua interezza dopo la sua riduzione in pezzi avvenuta negli anni Sessanta, anch’esso restaurato in questa XX edizione di Restituzioni, farà simbolicamente da trait d’union tra la mostra romana e l’esposizione che le Gallerie d’Italia di Milano dedicheranno nell’autunno 2025 all’età napoleonica Eterno e Visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo. Nel 2025 un ulteriore restauro monumentale si è aggiunto alla lunga lista delle opere inamovibili interessate da Restituzioni: sono infatti stati realizzati i lavori di manutenzione straordinaria sugli affreschi nell’abside della chiesa di Santa Maria foris portas presso il parco archeologico di Castelseprio (Va). Tra le più importanti testimonianze per lo studio dell’arte pittorica medievale lombarda, il ciclo di affreschi rappresenta scene dell’infanzia di Cristo con episodi tratti dai Vangeli apocrifi anche piuttosto rari. L’intervento realizzato nell’ambito di Restituzioni ha consentito anche una mappatura completa dello stato di conservazione degli affreschi.

IL PROGRAMMA RESTITUZIONI. Dal 1989 Intesa Sanpaolo, con cadenza oggi triennale, collabora con gli Enti ministeriali preposti alla tutela (soprintendenze, direzioni regionali Musei nazionali e musei autonomi) per individuare opere appartenenti a musei pubblici, privati o ecclesiastici, siti archeologici e chiese di tutta Italia, bisognose di restauro e ne sostiene gli interventi. La scelta delle opere segue un unico criterio: ascoltare le esigenze dei territori per valorizzarne l’identità attraverso interventi che privilegino l’effettiva necessità e urgenza del restauro. L’obiettivo è sempre quello di recuperare beni rappresentativi della varietà del patrimonio storico-artistico italiano, sia in termini cronologici sia in termini di materiali e tecniche – pittura su tavola e tela, affreschi, mosaici, scultura in marmo o pietra, in bronzo, manufatti tessili, oreficeria, etc. – capolavori d’indubbia rilevanza, così come opere che sono vicine a noi e contribuiscono a costruire il vissuto del territorio. Al termine degli interventi di ciascuna edizione, le opere restaurate sono esposte in una mostra organizzata da Intesa Sanpaolo, dove il pubblico può apprezzare il risultato del lavoro dei restauratori. In 36 anni sono oltre 2200 le opere “restituite” alla collettività: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche più lontane fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche. Sono centinaia i musei, i siti archeologici, le chiese, garanti della destinazione pubblica dei propri tesori, che hanno beneficiato di questo programma, altrettanti i laboratori di restauro qualificati, distribuiti da Nord a Sud, incaricati dei restauri ed altrettanti gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.

Dettaglio dei “pesci” nel pavimento dell’aula sud della basilica di Aquileia, parte del programma Restituzioni monimentali 2000 (foto soprintendenza beni archeologici fvg)

Un curriculum a cui si affiancano gli interventi su opere di scala monumentale, che hanno interessato, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Lanfranco nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, quelli di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, il portale in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia, gli affreschi di Stefano fiorentino dell’Abbazia di Chiaravalle milanese (per i 20 anni di Restituzioni), due delle vetrate rinascimentali di Santa Maria del Fiore a Firenze, l’intera realtà museale di Casa Manzoni a Milano, il grande telero della Cena di san Gregorio Magno di Paolo Veronese nella Basilica di Monte Berico a Vicenza (per i 30 anni di Restituzioni). Restauri monumentali più recenti: il cinquecentesco monumento in marmo raffigurante la Madonna del Parto di Jacopo Sansovino conservato nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma, gli affreschi di Girolamo di Romano, detto il Romanino, rinvenuti durante i lavori di restauro dell’organo Antegnati-Serassi nel Duomo Vecchio di Brescia. Oltre al progetto Restituzioni per la salvaguardia del patrimonio pubblico, Intesa Sanpaolo esprime il suo impegno in ambito culturale attraverso la valorizzazione a livello nazionale e internazionale del suo cospicuo e prestigioso patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico – in particolare nei musei delle Gallerie d’Italia a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, nell’intento di condividerlo con la collettività. Le iniziative in ambito culturale si concretizzano in un piano triennale di interventi denominato Progetto Cultura, che prevede mostre, incontri, attività didattiche e formative oltre ad attività sinergiche con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali. La guida cartacea e il catalogo generale pubblicato on-line della mostra sono realizzati da Società Editrice Allemandi.

Sgonico (Ts). “Tina Jama Open Day + Laboratori”: due visite guidate gratuite agli scavi con archeologi e speleologi; e attività di archeologia sperimentale

Dieci giorni fa, il 15 ottobre 2025, a Trieste sono stati presentati i risultati delle nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso (vedi Trieste. Per l’80mo anniversario del Club Alpinistico Triestino al Magazzino 26 “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”. Ecco alcune anticipazioni dei relatori alla luce delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività | archeologiavocidalpassato). E tra queste anche la grotta Tina Jama, sul Monte Lanaro nel Carso triestino, nel comune di Sgonico, dove è in corso la terza campagna di scavi in concessione ministeriale. Per condividere con la cittadinanza e far conoscere l’importanza dei rinvenimenti, sono state organizzate due visite guidate gratuite agli scavi. Sabato 25 ottobre 2025, “Tina Jama Open Day + Laboratori”: gli archeologi dell’università Ca’ Foscari di Venezia, responsabili dei lavori, e gli speleologi del Club Alpinistico Triestino condurranno i visitatori all’esplorazione del sito della grotta Tina Jama. Ritrovo alle 10 e alle 14 al parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro, collocato circa 300 m a nord dell’agriturismo Milič Zagrski ( https://www.miliczagrski.com/ ). La risalita alla grotta richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Si consigliano abbigliamento e calzature adeguate. Prenotazione obbligatoria: È previsto un numero massimo di 30 persone per visita guidata. Per prenotare scrivere a: federico.bernardini@unive.it

Sempre il 25 ottobre 2025, all’agriturismo Milič Zagrski presso Sagrado/Zagradec si svolgeranno attività di archeologia sperimentale, come la scheggiatura della selce, l’accensione del fuoco, la lavorazione delle conchiglie e dell’osso per la produzione di monili e strumenti di uso quotidiano. Inoltre, si potrà partecipare a una prova pratica di tiro con arco e propulsore preistorico con il TES (Tecnico Educatore Sportivo) della UISP, Roberto Cappellina e immergersi nei suoni della preistoria grazie a una capanna sonora realizzata prendendo spunto dal lavoro di ricerca svolto dall’archeologo Simone Pedron dell’associazione Trame di Storia che cura il museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore e il museo dell’Uomo di Val Rosna. Età consigliata dai 6 anni in su. Il laboratorio, a cura di Alessandra Maria Rodriguez, vedrà protagonisti esperti di archeologia sperimentale Marco del Piccolo, Giuliano Bastiani e Marco Rodriguez.

Padova. A Palazzo Folco presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso

Per il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della Soprintendenza a Padova, con apertura straordinaria nell’ambito del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, appuntamento alle 16.45 a Palazzo Folco in via Aquileia a Padova, per la presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso. Presenta il volume Franco Marzatico, già dirigente generale unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Intervengono i curatori Matteo Frassine, funzionario archeologo soprintendenza ABAP per le province di Pd, Tv e Bl; Valentina Donadel, conservatrice museo Naturalistico Archeologico di Vicenza; Alberto Balasso, archeologo P.eT.R.A. Società Cooperativa. Dopo la presentazione del volume, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della Soprintendenza.

In località Spineda (Riese Pio X, Tv), a seguito dei lavori per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), è stato rinvenuto un notevole complesso archeologico pluristratificato, compreso tra la protostoria e l’epoca romana. La caratteristica principale del sito è la forte connessione con l’idrografia locale, in particolare con l’antico corso del fiume Musone e delle sue divagazioni. La principale fase di occupazione risale alla tarda età del Bronzo quando a Spineda nasce un grande insediamento costituito da capanne, fossati per la regolamentazione delle acque, piccole strutture a fuoco per le lavorazioni artigianali e aree dedicate all’allevamento e all’agricoltura. Questo grande villaggio viene abbandonato per alcuni secoli e rioccupato alle soglie dell’età del Ferro, quando l’area è dedicata ad attività artigianali, con la presenza di alcune piccole fornaci. Tra la metà del VI e la seconda metà del V sec. a.C. in un’area molto ristretta viene impostata una piccola area votiva a carattere campestre, con la presenza di fuochi su cui venivano bruciate offerte di animali e vegetali. L’ultima fase di occupazione antica è riferibile all’epoca romana e tardo antica quando le evidenze, se pur molto intaccate dai lavori agricoli moderni, sembrano rimandare ad una area destinata ad una qualche forma di attività produttiva. Queste evidenze rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione del quadro generale dell’occupazione di un territorio finora pressoché sconosciuto e la cui storia sta emergendo in anni recenti proprio grazie alle ricerche condotte dall’allora Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso in relazione alla realizzazione di importanti opere pubbliche.

Verona. Al museo Archeologico nazionale si inaugura una nuova dimensione della visita archeologica con “ARchaeology Experience – Time travel”, esperienza immersiva in realtà aumentata della sezione di Preistoria

Sabato 18 ottobre 2025, alle 10.30, il museo Archeologico nazionale di Verona inaugura una nuova dimensione della visita archeologica con “ARchaeology Experience – Time travel”, un’esperienza immersiva in realtà aumentata che trasforma la visita della sezione preistorica in un viaggio attraverso il tempo. Il progetto, finanziato con fondi europei (NextGeneration EU, TOCC digitale promosso dal ministero della Cultura, direzione generale Creatività Contemporanea), è stato realizzato da SAP Società Archeologica, in stretta collaborazione con il Museo e con ArtGlass, leader internazionale nel settore della realtà aumentata per il turismo e la cultura. Durante l’evento, presentato da Angelo Cimarosti (Archaeoreporter), i partecipanti avranno l’opportunità di provare gratuitamente l’esperienza, esplorando in anteprima come la tecnologia arricchisce la comprensione dei reperti preistorici. Al termine della presentazione, un momento conviviale offrirà l’occasione di condividere impressioni e dialogare con gli esperti. L’ingresso all’evento è gratuito. La prenotazione è gradita. Info e prenotazioni: museovr@archeologica.it; 3465033652.

Padova. Webinar gratuito su Zoom del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova per la presentazione pubblica ai gruppi archeologici di Belluno e di Rovigo del progetto “ArcheoVeneto: il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto”

Venerdì 17 ottobre 2025, alle 17.30, webinar gratuito del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova per la presentazione pubblica del progetto “ArcheoVeneto: il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto” (www.archeoveneto.it), nell’ambito del progetto Patricom. Dialogo in diretta Zoom con i gruppi e le associazioni archeologiche delle province di Belluno e di Rovigo finalizzato alla promozione del portale web, attualmente in corso di aggiornamento, e all’acquisizione di proposte e segnalazioni per il suo miglioramento da parte delle comunità locali. Un’occasione di dialogo e collaborazione dedicata alla valorizzazione del patrimonio archeologico locale. Link Zoom per la presentazione: unipd.link/patricom-archeoveneto. Progetto collegato al 𝑃𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝐶𝐻𝐴𝑁𝐺𝐸𝑆 – 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙 𝐻𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎𝑔𝑒 𝐴𝑐𝑡𝑖𝑣𝑒 𝐼𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑓𝑜𝑟 𝑆𝑢𝑠𝑡𝑎𝑖𝑛𝑎𝑏𝑙𝑒 𝑆𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑦.

Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta per il ciclo di incontri “Pigorini. Cent’anni dopo 1925 – 2025” la conferenza “La prima Parma: terramara o palafitta?” del prof. Mauro Cremaschi (università di Milano)

Dopo la pausa estiva torna il ciclo di conferenze dedicate a Luigi Pigorini, il più noto tra i tre padri fondatori (oltre a lui, Pellegrino Strobel, docente di Scienze naturali all’università di Parma e don Gaetano Chierici, insegnante e archeologo reggiano) dell’archeologia preistorica italiana, a cent’anni dalla sua morte. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Arkheoparma e Amici della Pilotta con il patrocinio dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria. Appuntamento giovedì 16 ottobre 2025, alle 17, all’auditorium dei Voltoni del complesso monumentale della Pilotta a Parma, con la conferenza “La prima Parma: terramara o palafitta?” del prof. Mauro Cremaschi (università di Milano). Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info e prenotazioni https://shorturl.at/jIU3A. Nei primi mesi del 1864 Luigi Pigorini esegue uno scavo nella parte orientale del centro storico di Parma, portando alla luce la stratigrafia della terramara e numerosi pali lignei: una prova inconfutabile della presenza di una palafitta. Nei primi anni del Novecento, durante un’altra campagna di scavo, emergono ancora numerosi pali. Circa vent’anni fa, durante la ristrutturazione di Palazzo Mauri — luogo dei primi scavi — nuove indagini, saggi di scavo accompagnati da accurate analisi di laboratorio, hanno restituito importanti informazioni sulle caratteristiche del grande villaggio che nel II millennio a.C. prosperava nell’area della successiva città romana.

Trieste. Per l’80mo anniversario del Club Alpinistico Triestino al Magazzino 26 “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”. Ecco alcune anticipazioni dei relatori alla luce delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività

In occasione del suo ottantesimo anniversario il Club Alpinistico Triestino propone “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso. Dati recenti e prospettive di ricerca”, un appuntamento dedicato alle nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso, che segnano la ripresa delle ricerche archeologiche dopo alcuni decenni di inattività. Questo incontro, mercoledì 15 ottobre 2025, alle 17.30, inserito nella rassegna “Una luce sempre accesa”, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, si tiene nella sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste. Saranno presentati i risultati di recenti ricerche in ambiente speleologico del Carso triestino: gli scavi condotti su concessione del ministero della Cultura dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeology ZRC SAZU, dal Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e dall’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’università di Siena, e le indagini direttamente eseguite dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia nell’ambito della propria programmazione lavori. Le presentazioni illustreranno grotte e ripari sotto roccia in corso di studio, importanti archivi paleo-ambientali che permettono di ricostruire la preistoria del territorio, dal tempo degli ultimi cacciatori-raccoglitori fino al periodo dei castellieri. L’incontro porrà inoltre l’accento sull’importanza delle grotte come patrimonio da studiare, conservare e rispettare, con un occhio di riguardo alla comunità speleologica che le frequenta. Un’occasione unica per conoscere i progressi della ricerca e riflettere sul valore delle grotte come archivi naturali e culturali da preservare per le future generazioni.

Introducono Franco Gherlizza (presidente del Club Alpinistico Triestino); Franco Riosa (direttore della Scuola di Speleologia “Ennio Gherlizza” del CAT). Relatori: Roberto Micheli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia); Manuela Montagnari Kokelj (già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste); Federico Bernardini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, “The Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics); Elena Leghissa (ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana); Francesco Boschin (dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena); Andrea Pessina (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino).

Scavi archeologici nella grotta di Jama Blok a Gobrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

ROBERTO MICHELI, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia: “Documentare l’oscurità: le grotte del Carso tra conoscenza e tutela archeologica”. “Le grotte sono uno dei fenomeni più caratteristici del paesaggio carsico che ha origine dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche da parte dell’acqua”, spiega Micheli. “Questi spazi vuoti che si estendono alle volte in estesi reticoli nelle profondità delle masse calcaree sono stati colmati nel tempo dal deposito di materiali diversi, quali blocchi di frana, ciottoli e concrezioni, e da sedimenti vari. A questo processo naturale va aggiunto l’apporto e le trasformazioni prodotte dall’azione della presenza umana: le cavità naturali sono state utilizzate sin da un momento molto antico della storia dell’uomo come abitazione, ricovero per gli animali e luogo di sepoltura o di culto. Nell’area del Carso, dove la concentrazione delle grotte è, come è noto, molto alta – continua Micheli -, le ricerche archeologiche hanno preso avvio già nella seconda metà dell’Ottocento al tempo delle prime esplorazioni nelle cavità ipogee, quando iniziò a svilupparsi la moderna speleologia. Da quel tempo molte grotte carsiche sono state indagate con il proposito di trovare le tracce dell’uomo preistorico e ciò ha determinato un susseguirsi di rinvenimenti e scavi dei depositi antropici delle cavità che ha consentito di raccogliere una considerevole massa di materiali archeologici di varie epoche, spesso però non sono associati a dati affidabili del contesto di provenienza.

Scavi archeologici nella grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

“Queste attività hanno determinato in molti casi il danneggiamento o addirittura la distruzione di importanti stratigrafie archeologiche sepolte. Dopo più di un secolo e mezzo di ricerche archeologiche nelle grotte del Carso – sottolinea Micheli – abbiamo acquisito molte informazioni sulla storia profonda di questo territorio, ma ancora numerose questioni rimangono aperte e senza apparente soluzione. Le grotte e i loro depositi di riempimento sono, infatti, degli eccezionali archivi paleo-ambientali e geologici, ma, allo stesso tempo, sono importanti testimonianze sulla storia antica dell’uomo e delle relazioni con l’ambiente e le sue risorse. Dopo molti anni di sospensione delle ricerche archeologiche nelle grotte del Carso, l’avvio di nuove indagini con un approccio multidisciplinare e l’applicazione di metodi accurati di scavo stratigrafico ci stanno svelando la ricchezza dei depositi archeologici sepolti nelle cavità e tutta la complessità del mondo ipogeo frequentato dall’uomo nel corso della preistoria”.

Cuspide di freccia dalla grotta 7 di Capodanno (foto cora società archeologica)

Cuspide di freccia dalla grotta Tina Jama (foto gigliola antonazzi)

MANUELA MONTAGNARI KOKELJ, già dipartimento di Studi umanistici, università di Trieste: “C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, banca dati delle scoperte e degli studi precedenti le nuove indagini nel Carso triestino”. “I dati sulla frequentazione delle cavità del Carso triestino (e del resto della Regione) da parte di uomini e animali in antico, dalla Preistoria al Medioevo”, spiega Montagnari Kokeli, “sono attualmente riuniti nel C.R.I.G.A. – Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche, accessibile online sul sito del Catasto Speleologico Regionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/100/criga. C.R.I.G.A. nacque alla fine degli anni 1990 inizialmente come Progetto Grotte, progetto scientifico a carattere interdisciplinare dell’università di Trieste, per rispondere a una domanda di interesse archeologico: è possibile risalire alle motivazioni delle scelte insediative, apparentemente piuttosto selettive, fatte da gruppi umani diversi che nel corso della Preistoria avevano lasciato tracce della loro presenza nel Carso triestino? Questa domanda portò a una revisione sistematica delle pubblicazioni scientifiche e divulgative e dei dati d’archivio, sia storico-archeologici che geologico-naturalistici, e alla contestuale verifica sul terreno delle caratteristiche geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche delle cavità naturali antropizzate. Nel 2020 – conclude – un Accordo attuativo Regione Autonoma FVG-Università di Trieste permise di sviluppare la banca dati a scala regionale, con il coinvolgimento di altri enti di ricerca, musei e gruppi speleologici, e di inserire i risultati nel Catasto Speleologico Regionale. Questa versione aggiornata di C.R.I.G.A. costituisce, dunque, una premessa importante per gli sviluppi futuri della ricerca”.

Indagini archeologiche nelal grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

Grande lama di selce dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto di gigliola antonazzi)

Cuspide di freccia dalla grotta Tina Jama (foto gigliola antonazzi)

Scavi archeologici in una nicchia nella grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

FEDERICO BERNARDINI, dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia, Multidisciplinary Laboratory, The “Abdus Salam” International Centre for Theoretical Physics; ELENA LEGHISSA, ZRC SAZU, Institute of Archaeology – Ljubljana; FRANCESCO BOSCHIN, dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’Ambiente, unità di ricerca di Preistoria e Antropologia, università di Siena, “Tre anni di scavi alla Grotta Tina Jama”. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati delle ricerche archeologiche presso la grotta Tina Jama, sul Monte Lanaro nel Carso triestino, dove è in corso la terza campagna di scavi in concessione ministeriale. “Le indagini hanno restituito resti che coprono un arco cronologico molto ampio, dal Mesolitico fino all’età dei Castellieri, contribuendo a chiarire aspetti fondamentali della preistoria recente nell’area adriatica nord-orientale”, spiega il direttore dello scavo, Federico Bernardini. In particolare, gli studi si sono concentrati sui livelli dell’età del Bronzo e del Rame finale (III millennio a.C.), un periodo chiave per l’evoluzione tecnologica, culturale e sociale in Europa. “I dati preliminari suggeriscono che il Carso fosse in stretto rapporto con la Cultura di Cetina in Dalmazia e al contempo con le culture coeve dell’Italia nord-orientale e dell’Europa centrale, tra cui Polada e Gata-Wieselburg”, aggiunge Elena Leghissa. Lo studio dei resti ossei (umani e non) viene condotto dall’unità di ricerca di Preistoria e Antropologia del DSFTA dell’università di Siena. “Per quanto riguarda le ossa umane, sarà interessante analizzare alcune possibili tracce di macellazione, presenti su un frammento di cranio, tramite l’utilizzo di un microscopio digitale portatile che restituisce immagini 3D della superficie degli oggetti osservati. Questo studio potrà gettare nuova luce sulle antiche pratiche funerarie. Lo studio dei resti faunistici fornirà invece informazioni sulle modalità di sfruttamento delle risorse animali da parte delle popolazioni pre- e protostoriche. In particolare possono essere ricostruiti aspetti che riguardano da un lato l’uso della grotta, a dall’altro le pratiche di allevamento e venatorie sul Carso Triestino”.

Frammento di vaso neolitico stile “Danilo” dalla grotta di Tina Jama sul Carso (foto gigliola antonazzi)

ANDREA PESSINA, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ancona e di Pesaro e Urbino, “Nuovi dati da alcune cavità di interesse preistorico del Carso triestino”. “Nella primavera 2025 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia – ricorda Pessina – ha condotto una serie di sondaggi in alcune cavità di possibile interesse archeologico ubicate nel territorio del Comune di Sgonico (Trieste). Le ricerche – della durata di 6 settimane – sono state finanziate interamente dal ministero per la Cultura e sono state effettuate dagli specialisti della ditta CORA di Trento, con la preziosa collaborazione di volontari dei Gruppi speleologici locali.

Scavi archeologici nelal grotta 7 di Capodanno sul Carso (foto cora società archeologica)

“La prima cavità interessata dalle indagini – spiega Pessina – è la Grotta 7 di Capodanno, censita con il n. 4796 del Catasto Speleologico regionale, una cavità posta ad una quota di 305 m slm, costituita da un basso vano discendente (in nessun punto della grotta è ora possibile stare eretti) la cui volta segue l’andamento degli strati. La cavità era stata individuata intorno al 1990 e segnalata per la prima volta da Franco Gherlizza su Spelaeus 2, 2019, Club Alpinistico Triestino. La grotta è risultata fin da subito di indubbio interesse per il deposito preistorico che conserva; già nel corso delle operazioni di rilevamento speleologico erano stati trovati frammenti ceramici di impasto e fattura diversi, misti però a materiale di chiara origine più recente. La masiera, che delimita in parte il fondo della dolina sulla quale si apre la grotta, si presentava parzialmente ricoperta da terreno di riporto proveniente dall’interno della cavità, terreno che negli anni ha restituito frammenti ceramici, industrie litiche e resti di faune. L’esame di questo materiale aveva portato al riconoscimento di una frequentazione databile al Mesolitico recente (industrie litiche caratterizzate dalla presenza di trapezi e tecnica del microbulino) e di una occupazione riferibile al Neolitico antico (ceramiche peculiari dell’aspetto di Vlaska).

Scavo della dolina della grotta 7 di Capodanno sul Carso (foto cora società archeologica)

“Nel corso della campagna di scavo 2025 – continua Pessina – sono state effettuate, una serie di indagini stratigrafiche mirate a verificare la presenza, la natura e la potenza di stratificazioni di interesse archeologico, nonché recuperare campionature utili ad un primo inquadramento cronologico, geo-archeologico e paleo-ambientale. Gli scavi 2025 hanno portato al recupero di altri materiali riferibili a queste fasi di occupazione, contenuti però in un deposito rimaneggiato dalle attività di animali fossatori e dalla costruzione della masiera. Di particolare interesse la segnalazione di ossidiana, la cui provenienza è in corso di determinazione. È questa una delle cavità che risulta nel Carso aver restituito il maggior numero di attestazioni di ossidiana (ad oggi sono 3 le segnalazioni da qui note). La presenza di un potente strato di crollo della volta con massi di grandi dimensioni, nonostante l’impegno dei gruppi speleologici, non ha consentito l’esplorazione dei depositi interni. Le ricerche sono pertanto proseguite nel centro della dolina con l’apertura del Sondaggio 1 che ha restituito evidenze di frequentazioni antropiche, tra cui una cuspide di freccia in selce, frammenti ceramici e resti faunistici ed è stata registrata la presenza di blocchi allineati che potrebbero indicare l’esistenza di una struttura. Sui campioni prelevati sono in corso datazioni al carbonio 14.

Scavi archeoloici nelal grotta Jama Blok di Gabrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

Frammenti ceramici dalla grotta Jama Blok di Gabrovizza sul Carso (foto cora società archeologica)

“Nella Grotta Jama Blok di Gabrovizza, ora accatastata dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan con il numero PRCS 28909 – fa sapere Pessina -, le indagini hanno invece interessato sia l’interno della cavità, ove risulta di particolare interesse il riconoscimento di peculiari depositi che indicano un suo utilizzo durante la preistoria per la stabulazione di caprovini, sia il fronte esterno, ove è stato aperto un sondaggio (Sondaggio 3) della profondità di oltre 3 metri, che non ha però ancora raggiunto i più antichi livelli di frequentazione antropica. La stratigrafia messa in luce si presenta di particolare interesse: numerosi i livelli che documentano le fasi di frequentazione dell’area esterna della grotta per attività di caccia (cuspidi di freccia e faune selvatiche), fenomeni di crollo parziale della grotta per eventi sismici o fenomeni di degrado climatico, seguiti da nuovi episodi di frequentazione per usi sepolcrali e di stabulazione degli animali. In attesa di poter studiare i materiali culturali rinvenuti, sono stati raccolti campioni per analisi polliniche, geo-archeologiche e datazioni al Carbonio 14, di cui a breve si conosceranno gli esiti. Si potrà così disporre di una stratigrafia documentata accuratamente sotto ogni aspetto e ricostruire le diverse fasi della preistoria regionale, spesso ad oggi note solo genericamente. A conclusione degli scavi, in entrambe le grotte è stata organizzata una visita aperta al pubblico per presentare i primi risultati delle ricerche alla quale hanno partecipato gli amministratori di Sgonico e decine di membri dei gruppi speleologici locali”.