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Cagliari. Nella ricorrenza dei 100 anni dalla scomparsa, convegno su “Filippo Nissardi e l’archeologia sarda tra fine Ottocento e inizi Novecento”: due giorni in presenza alla Cittadella dei Musei e in streaming

cagliari_convegno-filippo-nissardi_locandinaLa figura di Filippo Nissardi rappresenta ancora oggi un punto di riferimento per l’archeologia sarda; la sua instancabile attività, svolta tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento all’interno degli uffici delle Antichità e Belle Arti, ha toccato numerosi importanti siti sardi e tematiche centrali nello studio del patrimonio archeologico dell’isola e, in particolare, di quello di ambito pre-protostorico. Nella ricorrenza dei 100 anni dalla scomparsa, si terrà il convegno “Filippo Nissardi e l’archeologia sarda tra fine Ottocento e inizi Novecento” incentrato sulla sua attività e sul contributo dato agli studi di archeologia sarda, nella convinzione che l’analisi delle fonti documentarie relative alla storia delle ricerche risulti imprescindibile per una ricostruzione corretta di contesti, siti e collezioni museali. Il convegno, organizzato congiuntamente dall’università di Cagliari e dall’università di Sassari, e dal Segretariato regionale del Mic per la Sardegna, è in programma venerdì 2 e sabato 3 dicembre 2022 a Cagliari, nella Cittadella dei Musei, in modalità mista in collegamento sulla piattaforma Teams (Partecipa alla conversazione (microsoft.com). Comitato organizzatore: Massimo Casagrande (Segretariato regionale del MIC per la Sardegna), Carla Del Vais (università di Cagliari), Anna Depalmas (università di Sassari).

VENERDÌ 2 DICEMBRE 2022. Alle 9.30, saluto delle autorità: Ignazio Efisio Putzu (direttore del dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali), Massimo Onofri (direttore del dipartimento di Scienze umanistiche e sociali), Patricia Olivo (segretario regionale del MIC per la Sardegna), Monica Stochino (soprintendente ABAP per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna), Bruno Billeci (soprintendente ABAP per le province di Sassari e Nuoro), Francesco Muscolino (direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari).

I SESSIONE. Alle 10, Massimo Casagrande (segretariato regionale del MIC), Carla Del Vais (università di Cagliari), Anna Depalmas (università di Sassari) su “Prologo: Filippo Nissardi e l’archeologia sarda tra fine Ottocento e inizi Novecento”; Francesco Muscolino (direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari) su “Vicende inedite o poco note della direzione del Museo di Cagliari nel tardo Ottocento”; Attilio Mastino (università di Sassari), Antonio Maria Corda (università di Cagliari) su “L’amichevole collaborazione di Theodor Mommsen con Filippo Nissardi in ambito epigrafico: la Sardegna esce dalla saecularis ignavia e dalle tenebrae vetustate consecratae. L’incendio della Biblioteca stregata, i calchi scomparsi, l’escursione archeologica a Sorabile, una febbre immaginaria”; Carla Del Vais (università di Cagliari) su “Il Canonico Giovanni Spano e Filippo Nissardi: il Maestro e l’allievo”; Elena Romoli (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna) su “Ricerca archeologica, ricognizione sul territorio e documentazione cartografica: nascita e prima strutturazione del sistema e delle metodologie della tutela in Sardegna nel rapporto tra Filippo Vivanet e Filippo Nissardi”; Massimo Casagrande (segretariato regionale del MIC per la Sardegna) su “Filippo Nissardi e Antonio Taramelli, due mondi a confronto”; Raimondo Zucca (università di Sassari) su “Filippo Nissardi e il catalogo della collezione dell’avvocato Efisio Pischedda (Oristano)”.

II SESSIONE. Alle 15, Massimo Casagrande (segretariato regionale del MIC per la Sardegna) su “Filippo Nissardi e il collezionismo”; Patricia Olivo (segretario regionale del MIC per la Sardegna) su “La Sardegna archeologica di fine Ottocento nelle immagini del padre domenicano Peter Paul Mackey”; Giuseppina Manca di Mores (Accademia di Belle arti “M. Sironi” di Sassari) su “Thomas Ashby, Duncan Mackenzie e Filippo Nissardi: gli archeologi inglesi e la Sardegna all’inizio del ’900”; Anna Depalmas (università di Sassari) su “Le ricerche territoriali di Filippo Nissardi nella Sardegna settentrionale”; Gabriella Gasperetti (soprintendenza ABAP per le province di Sassari e Nuoro) su “Porto Torres, nuove scoperte ad oltre un secolo dai rilievi di Filippo Nissardi”; Patrizia Tomassetti (segretariato regionale del MIC), Gabriella Gasperetti (soprintendenza ABAP per le province di Sassari e Nuoro), Luca Doro (independent researcher) su “Un secolo di ricerche. Anghelu Ruju e Palmavera tra indagini passate e prospettive future”; Anna Depalmas, Giovanna Fundoni (università di Sassari), Claudio Bulla (independent researchers) su “Gli interventi Gouin-Nissardi nel santuario di Abini-Teti”; Gianfranca Salis, Anna Piga (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna) su “Un’isola nell’isola. Spunti di riflessione sulla Sardegna centro-orientale alla luce dell’attività di Filippo Nissardi”.

SABATO 3 DICEMBRE 2022. III SESSIONE. Alle 9.30, Anna Piga, Alessandro Usai (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna) su “Filippo Nissardi e il nuraghe Losa di Abbasanta”; Riccardo Cicilloni (università di Cagliari), Marco Cabras (independent researcher) su “La Giara di Gesturi (Sardegna centro-meridionale): nuove analisi sul paesaggio archeologico dell’età del Bronzo”; Carla Del Vais (università di Cagliari) su “Filippo Nissardi a Tharros: scavi e ricerche nelle necropoli puniche”; Giovanna Pietra (soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna) su “L’archeologia di Filippo Nissardi a Cagliari. Note a margine di contesti (quasi) inediti dalla necropoli di Tuvixeddu e da via Baylle”; Jacopo Bonetto, Alessandro Mazzariol, Arturo Zara (università di Padova) su “Tra Ottocento e Novecento: Filippo Nissardi a Nora”; Fabio Calogero Pinna (università di Cagliari) su “Filippo Nissardi e le origini dell’archeologia medievale in Sardegna: la scoperta del fondo Pula”; Enrico Dirminti (soprintendenza ABAP per le province di Sassari e Nuoro) su “Gli scarabei in steatite e fayence della Sardegna arcaica: da Filippo Nissardi a nuovi approcci metodologici di studio”; Miriam Napolitano (independent researcher) su “I cassetti della memoria. Filippo Nissardi e la sua collezione di impronte di gemme”; Paolo Filigheddu (independent researcher) su “L’epigrafia punica ai tempi di Filippo Nissardi e oltre: scoperte e valutazioni”.

Bologna. Al via “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promossa dal Gruppo archeologico bolognese giunta alla 20.ma edizione: due giornate con film introdotti dagli esperti e dai protagonisti, aperto dal film di Alberto Castellani sull’Afghanistan

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L’esterno della Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bo) che ospita la rassegna IMAGINES del gruppo archeologico bolognese (foto gabo)

Il Gruppo archeologico bolognese accende la ventesima candelina di “IMAGINES. Obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico, tradizionale appuntamento di fine autunno atteso dagli appassionati, organizzato insieme al museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro, col patrocinio del Comune di Bologna e del Comune di San Lazzaro. IMAGINES è in programma sabato 3 e domenica 4 dicembre 2022 nella sala eventi della Mediateca Comunale di San Lazzaro di Savena (Bo). Un’edizione ancora in forma ridotta, come nel 2021, ma non per questo meno ricca: tre film per giornata introdotti da esperti. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Non è obbligatorio l’uso della mascherina per tutta la durata della manifestazione. Il suo utilizzo è vivamente consigliato alle persone fragili. Al termine di ogni giornata di IMAGINES sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva. Inoltre, domenica 4 sarà estratta la partecipazione gratuita ad un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese.

SABATO 3 DICEMBRE 2022. Alle 15.30, inizio delle proiezioni con il film “Afghanistan, tracce di una cultura sfregiata” (Italia, 2022; 52’) di Alberto Castellani, che dà voce e spazio al dolore, alla sofferenza ma anche alla lotta per resistere e salvare il patrimonio, della nazione e del popolo afghano. L’Afghanistan, il cui patrimonio è sottoposto a sistematico saccheggio, rischia di perdere la propria identità e di svegliarsi dal caos attuale senza la coscienza di possedere una storia. L’Archeologia con le sue capacità di scoprire e ricostruire il passato può fornire un prezioso contributo per la sua rinascita (vedi “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata”: il regista veneziano Alberto Castellani svela in anteprima il suo nuovo film che racconta di un Paese martoriato, un popolo umiliato, una cultura millenaria e un patrimonio archeologico ricchissimo a rischio; con il contributo dei massimi esperti in materia | archeologiavocidalpassato). Il film sarà introdotto dal regista Alberto Castellani. Segue il film “L’antichità svelata” di Claudio Busi (30’), introdotto da Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena (Bo).

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Il tempio di Amnehotep II (Amenofi II) a Tebe Ovest (foto khekeru.ch)

Dopo l’intervallo, proiezione del film “Una stagione di scavo sui resti del tempio di Amenhotep II a Tebe Ovest” di Claudio Busi (30’) introdotto dal regista Claudio Busi, speleologo, viaggiatore e film-maker. Il tempio di Amenhotep II venne sommariamente scavato, insieme ad altre strutture templari, da Sir William Matthew Flinders Petrie, che pubblicò i risultati della sua indagine in Six Temples at Thebes 1896. Nel 1997 il CEFB ha riaperto le ricerche sul sito del tempio funerario di Amenhotep II.

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Le ricche necropoli della città di Spina furono scoperte nel 1922

Comacchio_mostra-spina-100_locandinaDOMENICA 4 DICEMBRE 2022. Le proiezioni iniziano alle 15.30 con il film “Gli architetti del deserto” di Joseph C. Sousa (43’) introdotto da Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer. Seguono due film per ricordare i 100 anni dalla scoperta dell’antica città di Spina: “La scoperta di Spina. I personaggi” di Cesare Bornazzini (33’) e “Le tombe di Spina” di Salvatore Aurigemma (17’) introdotti da Silvia Romagnoli. La necropoli della città greco-etrusca di Spina, nelle Valli di Comacchio fu scoperta il 23 aprile 1922. La scoperta del sito è legata alle opere di bonifica del primo dopoguerra, come ricostruisce Nereo Alfieri in “Spina. Storia di una città tra Greci ed etruschi” (catalogo mostra, 1994). La prima comunicazione, infatti, è dell’ingegner Aldo Mattei, direttore della sezione staccata del Genio civile a Comacchio, con una lettera alla soprintendenza agli Scavi e Monumenti archeologici di Bologna: “Nella valle Trebba (Valli settentrionali di Comacchio), in cui è stata compiuta la bonifica idraulica a cura dello Stato e dove si stanno facendo da Comuni interessati opere di bonifica agraria, è stato scoperto casualmente da un operaio un sepolcreto probabilmente dell’epoca etrusca: così almeno ritengo vai vasi istoriati scoperti”. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture i cui materiali sono oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Ferrara (vedi Comacchio. A Palazzo Bellini apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” per le celebrazioni nazionali del centenario della scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022) | archeologiavocidalpassato). Dopo l’intervallo, la rassegna si conclude con il film “I luoghi del mito. Demetra e Kore” di Gaspare Mannoia (30’) introdotto da Giuseppe Mantovani, Vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore di IMAGINES.

 

Preistoria. Visita allo scavo del villaggio dell’Età del Bronzo alla Muraiola di Povegliano Veronese: il direttore prof. Cristiano Nicosia (università di Padova) fa un bilancio della campagna di scavo 2022 in occasione dell’apertura del cantiere al pubblico

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Il sito della Muraiola a Povegliano (Vr): alla fine della seconda fase della campagna di scavo 2022 stanno emergendo le strutture abitative del villaggio dell’Età del Bronzo (foto graziano tavan)

Hanno scavato per settimane come sotto una serra nel caldo insopportabile di un’estate che sembrava non aver mai fine. Poi è arrivato improvviso l’autunno, l’umidità, il freddo. Ma il cantiere non si è mai fermato. Sono i componenti dell’équipe del professor Cristiano Nicosia, geoarcheologo del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, che dirige lo scavo di un villaggio dell’età del Bronzo di 3500 anni fa in località La Muraiola a Povegliano Veronese nell’ambito del progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) (vedi Preistoria. Alla Muraiola di Povegliano Veronese, uno dei più rilevanti siti a livello internazionale, con un abitato dell’Età del Bronzo, conclusa la prima campagna di scavo del Progetto Geodap diretto dal prof. Cristiano Nicosia (università di Padova): “Si è tornati a scavare dove si sono fermate le ricerche fatte negli anni ‘80”. | archeologiavocidalpassato). Ora la seconda fase della campagna di scavo 2022 si è conclusa. Ne parla proprio il prof. Nicosia che archeologiavocidalpassato.com ha incontrato alla vigilia dell’ultima settimana di ricerche, in occasione dell’ultima apertura al pubblico del cantiere di scavo per una visita di scavo con i protagonist, mentre le brume tutt’intorno cominciavano ad alzarsi dai campi. Un bell’esempio di archeologia pubblica.

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Campione di reperti fittili e ossei dallo scavo della Muraiola a Povegliano (Vr) presentati dal direttore, prof. Cristiano Nicosia (Unipd), con i dottorandi Giorgio Piazzalunga e Silvia D’Aquino (foto graziano tavan)

Il professor Cristiano Nicosia traccia un primo bilancio della campagna di scavo in località Muraiola di Povegliano Veronese (Vr). Accanto a lui due dottorandi, Giorgio Piazzalunga e Silvia D’Aquino, che insieme ad altre sei-sette persone si sono occupati dello scavo che prosegue la tradizione degli scavi eseguito negli anni Ottanta del Novecento da Luciano Salzani dell’allora soprintendenza Archeologica proprio a fianco del settore di scavo attuale. “Trentacinque anni dopo”, spiega Nicosia, “siamo tornati a scavare con nuove tecniche e con nuove tecnologie a nostra disposizione per vedere cosa possiamo dire in più e in meglio di strutture molto importanti che furono trovate nello scavo di Salzani, strutture abitative che appartengono all’età del Bronzo medio. Il nostro lavoro, fondamentalmente, è quello di cercare resti proprio di strutture domestiche perché facciamo parte di un progetto europeo che è incentrato sullo studio delle strutture domestiche dell’età del Bronzo. Le strutture domestiche che furono scavate già negli anni Ottanta qui a Muraiola sono molto ben conservate, molto importanti e quindi molto rilevanti al fine del nostro progetto”.

“Il villaggio dell’Età del Bronzo della Muraiola è parte di un sistema esteso di insediamento nel territorio veronese”, spiega il prof. Nicosia. “Il sito è stato in parte sbancato per motivi agrari. Del villaggio preistorico si conserva solo una porzione che è quella dove stiamo scavando. Lo scavo è iniziato da otto settimane e stiamo scavando delle fasi “alte” di questo abitato, caratterizzate soprattutto da grossi scarichi di cenere, scarichi di stoviglie e quindi con grosse quantità di ceramica, ossi, ecc. In questo momento, siamo nell’ultima settimana di lavoro, nella parte sud-orientale dello scavo abbiamo iniziato a mettere in luce delle buche di palo, dei piani di calpestio con carboni, cenni di infrastrutture delle quali non consociamo ancora bene l’utilizzo, e dei lacerti di focolare con dei grossi vespai in ceramica. Quindi – continua – stiamo entrando nel vivo di quello che è il focus della nostra ricerca, e cioè lo studio di strutture abitative. E quindi contiamo di finire la prossima settimana temporaneamente la stagione di scavo con già delle buone indicazioni su quello che poi ci aspetta alla ripresa dello scavo l’anno prossimo”.

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Il cantiere di scavo della Muraiola di Povegliano (Vr) sul colmo di una collinetta artificiale (foto graziano tavan)

Oggi, vicino al cantiere di scavo, si nota la presenza di una risorgiva. “Questa zona della pianura veronese”, spiega il prof. Nicosia, “è particolarmente ricca di acqua di risorgiva, una risorsa importante ancora oggi. Si può immaginare quindi come lo fosse 3500 anni fa. Il sito della Muraiola inglobava questa risorgiva o sorgeva lungo di essa. Ovviamente non sappiamo se proprio questa risorgiva fosse attiva 3500 anni fa, però diciamo che per una serie di condizioni geologiche teoricamente le risorgive erano le stesse nell’Età del Bronzo. In questo ambiente ricco di acque è sorto il villaggio. Oggi lo scavo è a un livello più alto rispetto al resto della campagna intorno. C’è circa un metro di dislivello. Questa collinetta non è naturale, ma artificiale, creata dal sito che cresce su se stesso. Come? Spianando le capanne di una certa fase e costruendovi sopra. Scaricando grosse quantità di materiale di ceramica e altro, un po’ alla volta il sito cresce. La collinetta è quindi l’accumularsi delle stratificazioni del sito. Oggigiorno le macerie le portiamo via con le ruspe, ma in antico che tutto questo non esisteva si spianava e si costruiva sopra”.

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Cantiere aperto alla Muraiola: visita guidata sullo scavo con il prof. Cristiano Nicosia (foto graziano tavan)

Archeologia pubblica. Il sito della Muraiola è stato oggetto – si diceva – di visite guidate a “cantiere aperto”. Il prof. Nicosia e i suoi più stretti collaboratori hanno accompagnato gli ospiti – molti i residenti, ma non solo, curiosi di conoscere la storia del paese, e anche molte scolaresche preparate e accompagnate dai loro insegnanti -. Il video che segue, di archeologiavocidalpassato.com, è un frammento di una visita guidata sul cantiere dello scavo alla Muraiola. Buona visione.

Tivoli. Apertura straordinaria del Laboratorio di Antropologia Fisica presso il santuario di Ercole Vincitore: visita guidata con l’antropologo sul tema “Dalla pratica funeraria al corpo”

tivoli_santuario-di ercole-vincitore_apertura-straordinaria_locandina“Dalla pratica funeraria al corpo” è il tema scelto per l’apertura straordinaria del Laboratorio di Antropologia Fisica presso il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli. Appuntamento sabato 26 novembre 2022, alle 14, 15 e 16. Visite guidate gratuite a cura del funzionario antropologo dell’Istituto. Bigliettazione ordinaria con prenotazione consigliata allo 0774330329. Al laboratorio di ricerca delle VILLAE si ripercorreranno le differenti modalità funerarie adottate nel corso dei millenni attraverso una visione diretta dei resti umani conservati nell’Istituto e dei loro contesti di provenienza. Il Laboratorio di Antropologia Fisica è deputato alla tutela, conoscenza e valorizzazione delle testimonianze biologiche di individui di epoca pre-protostorica e storica, provenienti da contesti archeologici, paleontologici e paleoantropologici. Le collezioni osteologiche presenti, di rilevanza internazionale, sono state raccolte a partire dagli ’80 del Novecento e ad oggi ammontano a diverse migliaia di resti umani provenienti principalmente dal Lazio, ma anche da altre regioni italiane e territori stranieri. Il Laboratorio è collocato presso il Santuario di Ercole Vincitore e dispone di un deposito adiacente interamente dedicato, gestito da un funzionario antropologo preposto a tutte le attività inerenti. Il Santuario di Ercole Vincitore è uno dei maggiori complessi sacri dell’architettura romana di epoca repubblicana (edificato a partire dal II secolo a.C.). Si tratta di una struttura scenografica di dimensioni imponenti, realizzata su un terrazzamento a picco sul fiume Aniene, lungo un’antica percorrenza di transumanza che sarebbe poi divenuta la via Tiburtina. La strada venne inglobata nel complesso architettonico con un percorso coperto (Via Tecta).

Cervarese Santa Croce. “Cantiere aperto”: presentazione dell’intervento di restauro delle imbarcazioni monossili (piroghe) conservate al museo del Fiume Bacchiglione

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Le imbarcazioni monossili conservate al museo del Fiume Bacchiglione a Cervarese Santa Croce (Pd) (foto sabap-pd)

cervarese_castello-vaneza_museo-fiume-bacchiglione_cantiere-aperto_locandina“Cantiere aperto: presentazione dell’intervento di restauro delle imbarcazioni monossili (piroghe) del Museo del Fiume Bacchiglione”: appuntamento sabato 26 novembre 2022, alle 16, al museo del Fiume Bacchiglione di Cervarese Santa Croce (Padova) nel castello di San Martino della Vaneza per l’illustrazione dell’intervento di monitoraggio e di recupero conservativo – finanziato con fondi ministeriali – delle due imbarcazioni monossili anticamente rinvenute nell’alveo del fiume Bacchiglione. Le operazioni sono risultate indispensabili in quanto il prodotto di consolidamento già utilizzato per stabilizzare il legno impregnato d’acqua è affiorato in superficie, provocando nel tempo colature, cristallizzazioni e velature, che nell’occasione sono state asportate. I professionisti Ilaria Bianca Perticucci e Giorgio Rea saranno a disposizione per raccontare al pubblico il lavoro finora svolto. Sarà inoltre possibile approfondire la conoscenza delle possibilità garantite dai modelli 3D con applicazione alla sfera dei beni culturali. La presentazione sarà accompagnata da una visita guidata a cura dell’associazione Memorabilia. Per partecipare all’iniziativa culturale (a pagamento: adulti 10 euro, bambino 5 euro, ridotto 3 euro), che prevede posti limitati, è obbligatorio prenotare inviando la richiesta a: info@castellosanmartinodellavaneza.it

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Museo del Fiume Bacchiglione a Cervarese Santa Croce: esecuzione del rilievo 3D sulle imbarcazioni monossili (documentazione preliminare l’intervento): Aerariumchain Scansioni 3D (foto martina beggiato)

Durante la pulitura, condotta dalla restauratrice Ilaria Bianca Perticucci sotto l’alta sorveglianza della soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, si è proceduto alla rimozione degli accumuli di prodotto consolidante (Polietilen glicole/PEG), e contestualmente il dott. Giorgio Rea ha eseguito il rilievo fotogrammetrico digitale 2 e 3D per documentare lo stato di conservazione dei manufatti prima dell’intervento vero e proprio. La scansione tridimensionale ha richiesto l’ausilio di uno scanner a luce strutturata con densità di punti (precisione) 0,2 mm. La realizzazione del modello 3D permetterà un monitoraggio altamente tecnologico delle due imbarcazioni, in quanto consentirà di confrontarle con futuri modelli per comprendere al meglio i fenomeni di spostamento e dilatazione dei legni.

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Museo del Fiume Bacchiglione a Cervarese Santa Croce: intervento diretto sulle piroghe, mediante utilizzo di vaporizzatore per la rimozione degli affioramenti di PEG: Emanuele Dell’Aglio e Ilaria Bianca Perticucci (foto martina beggiato)

La prima scansione è perfettamente riuscita e ha permesso la creazione di una nuvola di punti densa finalizzata alla realizzazione di un modello 3D mesh (superficie poligonale unita in una rete) e in seguito di una texture perfettamente corrispondente alle dimensioni degli oggetti in questione. La seconda scansione è programmata per novembre 2023. Secondo quanto già anticipato, ha avuto inizio anche il monitoraggio microclimatico per acquisire dati approfonditi relativamente alle condizioni ambientali dello spazio espositivo, al fine di garantire parametri idonei alla conservazione dei reperti. L’elaborazione dei dati ottenuti durante il periodo di monitoraggio a medio e lungo termine sarà conclusa a novembre del prossimo anno.

Sperlonga (Lt). Al museo Archeologico nazionale la mostra fotografica “Neanderthal. Sui luoghi della Riviera di Ulisse” del fotografo Paolo Petrignani, del National Geographic, accompagnata dai manufatti neanderthaliani dalla grotta di Tiberio

sperlonga_archeologico_mostra-fotografica-petrignani_neanderthal_locandina“Neanderthal. Sui luoghi della Riviera di Ulisse” è il titolo della mostra fotografica a cura del fotografo Paolo Petrignani, collaboratore del National Geographic che apre al museo Archeologico nazionale di Sperlonga (Lt). L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra direzione regionale Musei Lazio, diretta da Stefano Petrocchi, e l’Ente Parco Riviera di Ulisse, presieduto da Carmela Cassetta, al museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga, diretto da Cristiana Ruggini. L’inaugurazione venerdì 25 novembre 2022, alle 17.30. La mostra, che rimarrà aperta fino al 29 gennaio 2023, segue le tracce che l’uomo dì Neandertal ha lasciato sulla Riviera D’Ulisse approfondendo quanto già pubblicato sul National Geographic Italia nell’estate 2022. Le foto selezione da Paolo Petrignani per l’occasione conducono infatti i visitatori alla scoperta dell’uomo di Neanderthal, i cui ritrovamenti nei luoghi della Riviera di Ulisse hanno contribuito a scrivere, sia in passato che allo stato attuale, importanti capitoli dell’archeologia preistorica in Italia. In occasione della mostra torneranno inoltre in esposizione i manufatti attribuiti all’uomo di Neanderthal rinvenuti nella Grotta di Tiberio, testimonianza della sua frequentazione decine di migliaia di anni prima dell’imperatore Tiberio.

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Il fotografo documentarista Paolo Petrignani

Paolo Petrignani, fotografo e documentarista, professionista dal 1993. Si occupa da sempre di foto-reportage e speleologia. Con l’associazione esplorazioni geografiche LaVenta partecipa a spedizioni di carattere scientifico-esplorativo in zone remote e di difficile accesso. Ha documentato negli anni più di 15 missioni extraeuropee. Molte sue foto state pubblicate su importanti riviste e libri fotografico-scientifici. Dal 2001 collabora con il National Geographic Italia, per il quale ha firmato numerosi reportage.

Montebelluna. In biblioteca il convegno “1872. La terza Città. Montebelluna dalle origini alla città nuova”: dai Veneti antichi all’insediamento romano, dal medioevo all’età moderna della Serenissima, fino alla città del Novecento. Ecco il ricco programma e qualche anticipazione

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La situla di Montebelluna, tra i pezzi più famosi dei veneti antichi conservati al museo di Montebelluna (Tv) (foto muve)

montebelluna_museo-storia-naturale-e-archeologia_logoNel 1869 il consiglio comunale di Montebelluna (Tv) deliberò, dopo una accesa discussione tecnica e politica, l’atteso trasporto dell’antico mercato dal colle al piano. I progetti giunti all’attenzione dei commissari furono sei ma il progetto più rispondente ai bisogni richiesti venne giudicato “Il tempo è moneta” a firma Gio. Batta Dall’Armi. Il giorno 8 settembre 1872 il “Nuovo Mercato” venne inaugurato. Iniziò così la vita della nuova città di Montebelluna. Ma la storia di Montebelluna è ben più antica, prende il via dal Paleolitico, proseguendo con il florido periodo dei Veneti Antichi, attestato da un’importante necropoli, sino all’epoca romana. Oggi Montebelluna è questo, una città dalla storia millenaria ma il cui centro, disegnato a tavolino, ha tutto sommato solo 150 anni di vita. Sabato 19 novembre 2022, all’auditorium della biblioteca di Montebelluna, dalle 10 alle 18, il convegno “1872. La terza Città. Montebelluna dalle origini alla città nuova” cerca di esplorare questa storia, dai Veneti antichi all’insediamento romano, lungo il medioevo e l’età moderna della Serenissima, per trattare poi della città del Novecento. Interverranno Alfredo Buonopane, Angela Trevisin, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi, Chiara Sacchet, Chiara Scarselletti, Danilo Gasparini, Emanuela Gilli, Giovanna Gambacurta, Irene Bolzon, Leonardo Sernagiotto, Luca Arioli, Lucio de Bortoli e Ranieri Melardi. Mentre gli studenti dell’IPSSEOA – Maffioli presenteranno il Biscotto dei 150 anni. Accesso libero, prenotazione consigliata. Info e prenotazioni: 0423600024 | info@bibliotecamontebelluna.it

montebelluna_auditorium_convegno-1872-la-terza-città_locandinaPROGRAMMA PRIMA SESSIONE (10-13): LE ORIGINI. Alle 10, registrazione e saluti istituzionali; 10.45, Giovanna Gambacurta, Emanuela Gilli su “Tra signori e mercanti. Montebelluna al tempo dei Veneti antichi”; 11.15, Luca Arioli, Alfredo Buonopane, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi su “Alle origini di Montebelluna romana. Le scoperte di Mercato Vecchio”; 12, Leonardo Sernagiotto su “Imperatori e vescovi, condottieri e letterati. Montebelluna e il medioevo”; 12.30, Danilo Gasparini su “I mercati della Serenissima: luoghi sacri dell’abbondanza”. Interventi del pubblico.

PROGRAMMA SECONDA SESSIONE (15-18): VERSO LA CITTÀ NUOVA. Alle 15, Ranieri Melardi su “Le opere d’arte antica nel duomo di Montebelluna provenienti da Santa Maria in Colle (e non solo)”; 15.30, Irene Bolzon su “Montebelluna e le sue strade: dalla rappresentazione del potere alla toponomastica partecipativa”; 16, Angela Trevisin e Chiara Sacchet su “C’era una volta la città del lavoro. Ricerche e testimonianze su un distretto industriale”; 16.30, Chiara Scarselletti su “Dall’archivio allo smartphone: le cartoline del Fondo Robazza alla prova della Public History”; 17, Lucio De Bortoli su “Dopo e dentro la nuova città” (Relazione conclusiva). Interventi del pubblico. Alle 18, presentazione e degustazione del Biscotto dei 150 anni e diffusione della ricetta a cura dell’Istituto Maffioli.

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Le situle dei Veneti antichi esposte al museo di Storia naturale e archeologia di Montebelluna (Tv) (foto muve)

Giovanna Gambacurta, Emanuela Gilli: “Tra signori e mercanti. Montebelluna al tempo dei Veneti antichi”. “Dopo un breve aggiornamento sul popolamento preistorico del territorio di Montebelluna, alla luce delle ultime ricerche”, anticipano le due relatrici, “il focus dell’intervento sarà l’inquadramento del periodo veneto antico raccontato dalle eccezionali situle decorate rinvenute nella necropoli preromana di Montebelluna-Posmon. L’accurato studio della seconda situla di Montebelluna, condotto da Giovanna Gambacurta, abbinato all’interpretazione degli altri esempi di arte delle situle precedentemente rinvenuti a Posmon e alla ricca documentazione archeologica, consente di ricostruire in maniera accurata uno spaccato “storico” della comunità veneto-antica del nostro territorio rivelando nuovi dettagli sugli aspetti socio-economici della comunità antico-veneta. I rinvenimenti di situle decorate a Montebelluna ha davvero costituito una svolta nello studio di questi documenti e nella valutazione del centro preromano”. Prima della storia solo l’archeologia ci permette di ricostruire le origini della presenza umana nel territorio montebellunese e seguirne le vicende fino alla romanizzazione. In particolare gli ultimi studi sui corredi e sulle due situle figurate della necropoli di Montebelluna-Posmon”.

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Frammento lapideo con tratto di una lettera capitale incisa (foto muve)

Luca Arioli, Alfredo Buonopane, Attilio Mastrocinque, Benedetta Prosdocimi: “Alle origini di Montebelluna romana. Le scoperte di Mercato Vecchio”. Gli scavi archeologici sul fondo ex Amistani a Mercato Vecchio hanno messo in luce un complesso di strutture romane riferibili a una grande villa rustica. I nuovi dati archeologici ed epigrafici interpretati con la lente dello storico consentono ora di ricostruire il quadro dell’abitato romano di Montebelluna dalla tarda età repubblicana al periodo tardo-antico.

Roma. Al museo delle Civiltà, “CONNESSIONI. Oggetti, saperi, parole, culture e civiltà”: convegno internazionale, in presenza e on line, nel ricordo di Filippo Maria Gambari a due anni dalla sua prematura scomparsa. Tre giorni di contributi dal Paleolitico all’Età Storica: ecco tutto il ricco programma

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Bicchiere con iscrizione in lingua celtica da Castelletto Ticino (560 a.C.) scelto come logo del convegno internazionale “Connessioni” in ricordo di Filippo Maria Ganbari (foto muciv)

A due anni dalla prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà dal 2017 al 2020, gli viene dedicato il convegno internazionale “CONNESSIONI. Oggetti saperi parole culture e civiltà”, in programma dal 16 al 18 novembre 2022, al museo delle Civiltà a Roma, nella sala conferenze “F.M. Gambari” del Palazzo delle Scienze. L’evento, realizzato in collaborazione con tutti gli istituti che lo hanno visto protagonista nel corso della sua lunga carriera all’interno del ministero della Cultura, ospiterà contributi che spazieranno dal Paleolitico all’età storica, senza tralasciare le politiche dei beni culturali, la valorizzazione del patrimonio e le attività avviate al museo delle Civiltà (vedi Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi | archeologiavocidalpassato). È possibile seguire il convegno in diretta su Zoom: https://zoom.us/j/93438081787.

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Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà di Roma-Eur, morto il 19 novembre 2020 (foto Muciv)

L’intento è quello di omaggiare lo studioso, il collega, il dirigente sempre pronto all’ascolto e disponibile al consiglio e alla collaborazione. Instancabile nella ricerca e disponibile a trasmettere il proprio sapere e la propria competenza, amava condividere la sua passione e il suo entusiasmo. La sua profonda cultura e il suo desiderio di conoscere lo hanno portato ad affrontare tematiche diverse e apparentemente molto distanti tra loro. Sebbene i suoi interessi e i suoi studi si siano concentrati prevalentemente sulla protostoria italiana, sulla storia della paletnologia, sull’arte rupestre e sulla normativa dei beni culturali e l’organizzazione del ministero, i suoi compiti di dirigente lo hanno condotto a realizzare progetti e iniziative in tutti i campi dell’archeologia, dell’antropologia, dell’etnografia, della storia dell’arte e delle tradizioni popolari. Il suo legame con la realtà sociale e territoriale con la quale di volta in volta interagiva gli ha permesso di connettere quest’ultima con gli spazi e le tematiche proprie dell’archeologia. Il programma completo e il libro degli abstract ò disponibile a questo link https://museocivilta.cultura.gov.it/…/connessioni…/

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 16 NOVEMBRE 2022. Alle 9, saluti istituzionali: Massimo Osanna, direttore generale dg musei; Andrea Viliani, direttore del museo delle Civiltà. Segue un ricordo di Filippo Maria Gambari: Andrea Cardarelli, Sapienza università di Roma – dipartimento di Scienze dell’Antichità; Monica Miari, presidente dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria; Paolo Boccuccia, museo delle Civiltà. Sezione POLITICA DEI BENI CULTURALI, MUSEOGRAFIA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO. Alle 10, Luigi Malnati, su “Archeologia urbana e archeologia preventiva: un rapporto da ripensare”; 10.15, Alessandro Asta, Annalisa Capurso, Diletta Colombo, Grazia Maria Facchinetti, Pierluigi Giroldini, Stefano Giuliani, Lucia Mordeglia, Italo M. Muntoni, Paola Ventura, su “Quali prospettive per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici? il punto di vista di Api Mibact”; 10.30, Alessandro D’alessio, Paola Francesca Rossi, su “Tutelare, studiare, diffondere: la policy del parco archeologico di Ostia Antica sulla gestione dei resti umani antichi”; 10.45, Valentino Nizzo, su “Corna e archetipi: del buon uso dell’analogia”; 11, Franco Nicolis,su “Grammatica dell’archeologia. Un approccio all’archeologia del passato contemporaneo”. Dopo il coffee break, alle 11.30, Marco Fabbri, Paolo Boccuccia, David Chacon, Alessia Francescangeli, Giovanni Ligabue, Roberto Marcuccio, Massimo Mecella, Maura Medri, Alessandra Molinari, Massimo Morvillo, Marcella Pisani, su “Il Progetto SCIBA. Sistema cartografico informatizzato di bibliografia archeologica”; 11.45, Silvia Giorcelli, su “Filippo Maria Gambari e i colloques internationaux sur les Alpes dans l’antiquit: un’esperienza scientifica e umana; 12, discussione. Sezione PALEOLITICO. Alle 12.15 Francesca Alhaique, Alessia Argento, Francesco Bucci Casari degli Atti di Sassoferrato, Isabella Caricola, Ivana Fiore, Biagio Giaccio, Cristina Lemorini, Ilaria Mazzini, Stefano Mercurio, Lorenzo Monaco, Maria Rita Palombo, Daniela Rossi, Ernesto Santucci, Enza Spinapolice, Andrea Sposato, su “Dall’archeologia preventiva alla valorizzazione… con il contributo delle indagini scientifiche. Dati preliminari sul sito del MIS 11c (415-406 Ka) di via del Casale Lombroso (Località Massimina, Roma)”; 12.30, Fabio Negrino, Roberto Maggi, Ivano Rellini, Nadia Campana, su “Tra val Graveglia e val di Vara: il sito musteriano di monte Coppello (Ne, Genova). Sezione NEOLITICO. Alle 12.45 Annaluisa Pedrotti et alii, su “Gruppo di statuette Vinča di probabile provenienza illecita. Strategie e tecniche di diagnostica per stabilire l’autenticità”; 13, Francesca Radina, su “Ornamenti neolitici da grotta della Tartaruga di Lama Giotta nel museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari; 13.15, discussione. Dopo la pausa pranzo, sezione ENEOLITICO. Alle 14.45, Philippe Curdy, Manuel Mottet, su “Il megalitismo nell’arco alpino: nuovi dati sulle pratiche rituali e funerarie”; 15, Daniele Albertini, Paolo Boccuccia, Francesco Di Gennaro, Nadia Marconi, su “Connessioni tra generazioni di ricercatori: preistoria nelle valli del Salto e del Velino”; 15.15, Marco Serradimigni, Marta Colombo, Neva Chiarenza, su “Un sito archeologico fra le statue stele: nuovi dati dalla Tana della Volpe (Fivizzano, Loc. Equi Terme – Ms) nel quadro dell’età del Rame in Lunigiana e nelle aree limitrofe”. Sezione ENEOLITICO / ETÀ DEL BRONZO. Alle 15.30, Andrea Arcà, Damien Daudry, Angelo Eugenio Fossati, su “Da Barocelli a Gambari, lo studio dell’arte rupestre nelle Alpi Occidentali”; 15.45 Nadia Campana, Chiara Dodero, Cristiano Nicosia, Andrea Vigo, Roberto Maggi, su “Nuovi dati sull’occupazione di età campaniforme della Pianaccia di Suvero”. Dopo il coffee break, alle 16.15, Umberto Tecchiati, Paola Salzani, Cristiano Putzolu, su “Nuove ricerche sul paesaggio archeologico dei Monti Lessini occidentali tra l’orizzonte campaniforme e il Bronzo finale”; 16.30, Andrea Dolfini, Cristiano Iaia, Isabella Caricola, Stefano Viola, su “Gli oggetti raccontano: 10 anni di analisi funzionale sui metalli preistorici italiani”; 16.45, discussione. Sezione ETÀ DEL BRONZO. Alle 17, Marco Baioni, Annalisa Gasparetto, Barbara Grassi, Fiorenza Gulino, Cristina Longhi, Nicola Macchioni, Claudia Mangani, Nicoletta Martinelli, Nicola Patucelli, Andrea Perin, Ilaria Petrucci, Benedetto Pizzo, Maurizio Reverberi, Emanuele Saletta, su “Una porta in legno dal Lucone di Polpenazze dalla scoperta alla valorizzazione”; 17.15, Costanza Paniccia, su “Nuove riflessioni sull’insediamento di Trino Vercellese (VC) nel quadro della media età del bronzo in Italia nordoccidentale”; 17.30, Giorgio Baratti, su “Aspetti del popolamento protostorico tra Sesia e Ticino alla luce delle recenti ricerche”; 17.45, Maria Bernabò Brea, Maria Maffi, su “Il sito della media età del Bronzo della Piscina di Travo (Piacenza)”; 18, discussione.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 17 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30, Andrea Cardarelli, su “Alla conquista del cielo. Deposizioni votive su sommità montane nell’Appennino centro-settentrionale durante la tarda età del Bronzo”; 9.45, Michele Cupitò, su “Il central place di Fondo Paviani dopo la crisi delle terramare. Prime riflessioni sul ruolo della (ex) polity delle Valli Grandi Veronesi nel quadro del “sistema Frattesina”; 10, Paola Aurino, su “Il Bronzo medio in Campania: nuove realtà funerarie e insediative dalle recenti indagini preventive”; 10.15, Paolo Bellintani, Mateusz Cwaliński, Ivana Angelini, su “Ambre e vetri dalla necropoli di Allumiere – loc. Poggio della Pozza (scavi Peroni 1960). Nuove indagini tipologiche e di caratterizzazione delle materie prime”; 10.30, Anna De Palmas, Marta Pais, Luca Doro, Noemi Fadda, su “Impronte dal passato: intrecci e cesteria nell’età del bronzo della Sardegna”; 10.45, Alberto Cazzella, Giulia Recchia, su “Apporti esterni e sviluppi locali nel consumo di bevande/cibi alcoliche fra IV e II millennio a.C. nell’Italia a sud del Po e nelle isole adiacenti”; 11, Massimo Cultraro, su “L’idromele di Agamennone: per un’archeologia delle bevande/cibi fermentate nella Grecia micenea”. Dopo il coffee break, alle 11.30, Franco Marzatico, “Pastori, formaggio e metallo: economia di malga e produzione metallurgica”; 11.45, Antonella Traverso, Elena Balduzzi, Paola Chella, Chiara Davite, Alberto Manfredi, Fabiola Sivori, su “Nuovi dati per una rilettura del cosiddetto cocciopesto: Chiavari (GE) e Vado (SV)”; 12, Barbara Grassi, Claudia Mangani, Diego Voltolini, su “Oltre i funerali: altre forme di ritualità nella necropoli protogolasecchiana della Malpensa (VA)”; 12.15, discussione. Sezione ETÀ DEL FERRO. Alle 12.30, Mauro Squarzanti, Fabio Gernetti, su “Lo stato dell’arte del centro proto urbano di Castelletto Ticino durante la prima età del Ferro”; 12.45, Silvia Paltineri, su “Il boccale dipinto dalla seconda tomba di guerriero di Sesto Calende: note su alcuni esperimenti di decorazione vascolare figurata da contesti della prima età del Ferro in Italia settentrionale”; 13, Francesco Rubat Borel, su “La venuta del re: una rilettura storica ed antropologica sulla leggenda di Belloveso, l’arrivo dei Galli in Italia e la fondazione di Mediolanum”. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Lucia Isabella Mordeglia, su “Le sepolture golasecchiane di Motto Lagoni a Mercurago (Arona, NO). Nuovi dati dalla revisione dei contesti”; 14.45, Anna Maria Fedeli, Francesca Roncoroni, su “Le fasi preromane dell’area dell’anfiteatro di Milano”; 15, Diego Voltolini, su “Segmento di comunità: la situla di Caravaggio”; 15.15, Michela Ruffa, su “La ceramica d’impasto a Gropello Cairoli, loc. S. Spirito in Lomellina. Dati preliminari dall’abitato della prima età del Ferro”; 15.30, Marica Venturino, Marina Giaretti, su “Contributo alla definizione della tipologia vascolare della media età del Ferro nella Liguria interna”; 15.45, Maria Cristina Chiaromonte Trerè, su “Percorsi e ricerche”; 16, Piera Melli, Marta Bruschini, Elisabetta Starnini, Sara Chierici, Daniele Arobba, su “Oggetti identitari? Le borchie/bottone in bronzo: tipologia, cronologia, distribuzione, contesti, analisi di laboratorio”. Dopo il coffee break, alle 16.30, Mauro Cortelazzo, su “Armille in pietra ollare dell’età del ferro in Valle d’Aosta”; 16.45, Gwenael Bertocco, Alessandra Armirotti, su “I Salassi nella Valle d’Aosta della seconda età del Ferro: il territorio, le risorse e la cultura materiale”; 17, Patrizia Solinas, su “Sulle iscrizioni leponzie della necropoli di Oleggio”; 17.15, Carla Buoite, Daniela Locatelli, su “Tra Liguri ed Etruschi: il villaggio di via Saragat a Parma”; 17.30, Roberto Macellari, su “Archeologia del Vino attraverso alcuni corredi femminili dalle frontiere dell’Etruria padana”; 17.45, discussione.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 18 NOVEMBRE 2022. Alle 09.30, Fabrizio Finotelli, Miari Monica, Paola Poli, su “La II età del Ferro a ovest di Bologna: recenti acquisizioni tra Reno e Samoggia”;09.45, Patrizia Von Eles, Lorenza Ghini, Laura Mazzini, Marco Pacciarelli, su “La prima occupazione rurale dell’agro felsineo orientale: il caso dell’Imolese”; 10, Federica Gonzato, Annalisa Pozzi, su “Romagna protostorica: lo studio del popolamento dell’età del Ferro”; 10.15, Giulia Patrizi, Paola Poli, Elena Rodriguez, su “I fusi e le conocchie di Verucchio. Oggetti del sapere femminile e indicatori di legami collettivi nella prima età del Ferro”; 10.30, Irene Baroni, Paolo Boccuccia, Anna De Santis, Gianfranco Mieli, su “L’organizzazione delle comunità della prima età del Ferro nell’area centrale di Roma attraverso l’analisi delle tombe infantili”; 10.45, Massimo Casagrande, Patrizia Luciana Tomassetti, Pina Corraine, Stefania Casula, Gianluca Zini, su “Pozzo Sacro di Irru a Nulvi (Sardegna), dalla tutela alla valorizzazione”; 11, discussione. Dopo il coffee break, sezione ETÀ STORICHE. Alle 11.30, Paola Di Maio, su “Oltre la morte. Una coppia di sposi a banchetto: l’influenza dell’iconografia etrusca su terrecotte fittili piemontesi e locarnesi”; 11.45, Alessandro Betori, “Il rilievo storico romano in ambito alpino tra ricezione e attardamento: Susa, Avigliana, Bormio”; 12, Francesco Muscolino, su “Un anello argenteo da Ricengo a altri ritrovamenti da indagini archeologiche nel Cremasco”; 12.15, Elisa Panero, su “Lungo l’asta del fiume Sesia: insediamenti romani dal II secolo a.C. nel Vercellese antico”; 12.30, Daniela Gandolfi, Giovanni Mennella, su “Bormanus/Diana o Bormanus e Diana in un pagus della Liguria occidentale?”; 12.45, Marco Podini, su “Ville e divinità della provincia reggiana”; 13, François Wiblé, su “Culture de la vigne et production de vin en Valais (Vallis Poennina, CH): état de la question suite à des trouvailles archéologiques et des analyses récentes ainsi qu’à la redécouverte d’une inscription de Croatie”. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Cristina Anghinetti, Manuela Catarsi, Patrizia Raggio, su “Le antiche radici della vocazione viti-vinicola della valle parmense del Taro”; 14.45, Viola Cecconi, Jan Gadeyne, Cécile Brouillard, Alessandra Sperduti, su “I neonati di Artena, “Piano della Civita” (RM). Bioarcheologia di un nucleo di sepolture tardo-antiche”; 15, Grazia Facchinetti, Daniela Castagna, Omar Larentis, su “La necropoli infantile della villa romana di San Giorgio di Mantova, loc. Valdaro”; 15.15, Francesca Garanzini, Angela Guglielmetti, su “Borgosesia (VC): dal vicus romano all’insediamento altomedievale. Nuovi dati dallo “scavo” nei depositi del Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti”; 15.30, Marta Conventi, Fabrizio Geltrudini, Augusto Pampaloni, Mario Testa, Alessandra Starna, Elisabetta Neri, Elisa Del Galdo, Daniele Arobba, Costanza Cucini, Mariapia Riccardi, su “Deinde fac foueam… in qua ardeat ignis sub forma. Impianti produttivi per campane presso la chiesa di San Clemente ad Albenga”; 15.45, discussione. Dopo il coffee break, sezione ATTRAVERSO IL MONDO E IL TEMPO. Alle 16.15, Valeria Bellomia, Ivana Fiore, Donatella Saviola, su “Piume preziose fra trama e ordito. Riscoperta di un tessuto messicano coloniale nei depositi del Museo delle Civiltà”; 16.30, Davide Domenici, David Buti, Costanza Miliani, su “Nuovi studi sui mosaici mesoamericani del Museo delle Civiltà”; 16.45, Laura Giuliano, su “Cercando la luce celata nella roccia. Il progetto indo-italiano di ricognizione nelle grotte brahmaniche dell’India occidentale”; 17, Giuliana Calcani, Maria Luisa Giorgi, Loretta Paderni, su “L’antitesi originale/copia – autentico/falso nella valutazione di beni culturali extraeuropei”; 17.15, Gaia Delpino, Rosa Anna Di Lella, Claudio Mancuso, “L’ex Museo Coloniale di Roma al Museo delle Civiltà”; 17.30, discussione.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale il mondo dei dinosauri e le meraviglie sommerse di Baia vincono la terza edizione di archeocineMANN il “Festival internazionale del cinema archeologico”

napoli_mann_archeocinemann_1_logo-2022Il mondo dei dinosauri e le meraviglie sommerse di Baia vincono la terza edizione di archeocineMANN il “Festival internazionale del cinema archeologico” in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm che si è svolto dal 10 al 12 novembre nell’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli (vedi Napoli. Al via la terza edizione di archeocineMANN, il Festival Internazionale del cinema archeologico promosso dal museo Archeologico nazionale: venti film in programma e incontri con i protagonisti | archeologiavocidalpassato). “Un festival internazionale del cinema archeologico aperto alla città e alle scuole”, aveva commentato il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini, “un viaggio appassionante nella storia antica attraverso una selezione di altissima qualità, dalla preistoria alle guerre di oggi, da Pompei ai Longobardi. Tanti prestigiosi ospiti ci aspettano nel nostro accogliente auditorium. E, con archeocineMANN, il Museo entra anche in classe promuovendo uno strumento di didattica coinvolgente, in streaming, e un premio assegnato direttamente dagli studenti.  Grazie ad Archeologia Viva per aver costruito insieme a noi una terza edizione sempre più ricca, che si propone come appuntamento fisso del calendario culturale napoletano”.

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ArchepocineMANN 2022: Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, e Giulia Pruneti, Archeologia Viva (foto mann)

La full immersion cinematografica è stata introdotta proprio dal direttore del Museo, Paolo Giulierini, e condotta in sala da Giulia Pruneti (“Archeologia Viva”) ed Elisa Napolitano (Servizi educativi del Mann). Tra gli ospiti della rassegna 2022, Marco Signore (tecnologo del dipartimento di Conservazione animali marini e Public engagement/ museo Darwin-Dohrn di Napoli), Francesco Tiboni (archeologo navale), Federico Marazzi (professore di archeologia cristiana e medievale all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Fabio Pagano (Direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei) e Andrea Polcaro (docente di archeologia del Vicino Oriente antico all’Università di Perugia). Anche per l’edizione 2022, ottima la risposta da parte delle scuole napoletane, coinvolte grazie alla collaborazione tra i Servizi Educativi museali e l’Associazione Moby Dick: hanno partecipato alle proiezioni gli studenti del Liceo Scientifico “Renato Caccioppoli”, del Liceo Scientifico Linguistico “Elio Vittorini “, del Polo Umanistico Liceo Antonio Genovesi, del Liceo Scientifico Linguistico ” Vincenzo Cuoco – Tommaso Campanella” e dell’I.T.C. Enrico Caruso.

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Il Premio Mann e il Premio Didacta assegnati alla terza edizione di archeocineMANN al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

I premi. Tra i film in gara, scelti dal pubblico in sala e online, hanno vinto “Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot (Premio Didacta votato dagli studenti in presenza e streaming) e “Baia la città sommersa” di Marcello Adamo (Premio Mann votato dal pubblico).

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Frame del film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” di Pascal Cuissot

Premio Didacta, “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” di Pascal Cuissot (Francia-Giappone, 2020, 52’). Negli ultimi vent’anni, la scoperta di nuove specie di dinosauri e mostri marini ha cambiato il panorama paleontologico. In un viaggio attraverso il pianeta, il pubblico impara a conoscere comportamenti e caratteristiche precedentemente inaspettati: come questi giganti cacciavano, si riproducevano e si prendevano cura della prole. Questa prova esclusiva è combinata con immagini 3D altamente realistiche in un documentario ambizioso e spettacolare. Una visione elettrizzante ben lontana tuttavia dal mondo di Jurassic Park.

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Frame del film “Baia, la città sommersa / Baia, the sunken city” di Marcello Adamo

Premio Mann. “Baia. La città sommersa / Baia. The sunken city” di Marcello Adamo (Italia, 2021, 52’). Uno straordinario viaggio alla scoperta di Baia, centro della dolce vita del mondo antico – oggi sommerso – attraverso un esclusivo accesso alla campagna di restauri subacquei. Il documentario è realizzato grazie alla sinergia con l’Istituto centrale per il Restauro, il parco archeologico dei Campi Flegrei e il CNR. Le riprese subacquee documentano l’intervento del team multidisciplinare di tecnici, scienziati e ricercatori ai quali è affidato l’arduo compito di preservare, attraverso tecniche pionieristiche, i reperti custoditi in fondo al mare.

Bologna. Per il ciclo “…comunicare l’archeologia…” del gruppo archeologico bolognese conferenza di Marco Peresani (università di Ferrara) su “Come eravamo. L’Italia nel Paleolitico”

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L’antropologo Marco Peresani dell’università di Ferrara

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Copertina del libro “Come eravamo. Viaggio nell’Italia paleolitica”

Chi abitò l’Italia nel Pleistocene? A questa domanda cercherà di rispondere il prof. Marco Peresani, archeologo e antropologo dell’università di Ferrara, martedì 15 novembre 2022, alle 21, al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa”, via Azzo Gardino 48 (BO) nella conferenza “Come eravamo. L’Italia nel Paleolitico”, nuovo appuntamento del ciclo “…comunicare l’archeologia…” del Gruppo archeologico bolognese. Archeologi e antropologi – si legge nella presentazione del libro “Come eravamo. Viaggio nell’Italia paleolitica” di Marco Peresani (Il Mulino edizioni) – hanno esplorato il territorio dalle Alpi alla Sicilia, sulle tracce dei primi ominini che popolarono la nostra penisola. Nella nuova edizione, aggiornata agli ultimi ritrovamenti in Bassa Maremma e nella Grotta della Bàsura a Toirano, Peresani ci guida alla scoperta di focolari, attrezzi e armi in pietra scheggiata, ossa animali, elementi di adorno, sepolture umane. Visita grotte e ripari, sale montagne e si riposa su antiche pianure alluvionali, giunge fino al mare. Peresani raccoglie tutti gli indizi per ricostruire la vita, il rapporto con l’ambiente, la cultura dei cacciatori-raccoglitori che siamo stati, a partire da oltre un milione di anni fa.