Verona. Al museo Archeologico nazionale “I reperti ci parlano. Storie in ambra e in osso”, secondo appuntamento del progetto “Sperimentiamo l’antichità del Veneto: artigianato e lavori di un lontano passato” a cura di Tramedistoria
Al museo Archeologico nazionale di Verona “I reperti ci parlano. Storie in ambra e in osso”, secondo appuntamento del progetto “Sperimentiamo l’antichità del Veneto: artigianato e lavori di un lontano passato” a cura di Tramedistoria, iniziativa realizzata con il contributo della Regione Veneto. Dopo il primo appuntamento, nel mese di ottobre, con la dimostrazione del funzionamento di una fornace per la cottura della ceramica, domenica 26 novembre 2023, nelle sale del museo, a partire dalle 14 si svolgerà l’attività di archeologia sperimentale dedicata alla lavorazione dell’ambra, dell’osso e del palco di cervo in età protostorica. La partecipazione è gratuita. Gli archeologi sperimentali saranno presenti a partire dalle 14 fino alle 17.30 nelle sale del museo, al terzo piano, dedicate alla preistoria e protostoria del territorio veronese per gli approfondimenti e le dimostrazioni. I reperti ci raccontano storie interessantissime di millenni fa, ma quando li vediamo nelle vetrine non ci dicono tutto di sé. Attraverso le dimostrazioni di archeotecnici, faremo un viaggio nelle età del Bronzo e del Ferro, rivivendo i gesti e le tecniche degli antichi artigiani.
Esclusivo. Il prof. Andrea Cardarelli (Sapienza università) e l’archeologo Paolo Bellintani (CPSSAE) fanno un bilancio della campagna di scavo 2023 nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro): le scoperte, l’ambiente, la posizione strategica, la storia degli scavi, le necropoli, le prospettive del progetto “Prima Europa. La protostoria nel Polesine”

Villaggio protostorico di Frattesina: veduta da drone dell’area di scavo nella campagna 2023 (foto uniroma/cpssae)
Oggi lo definiremmo un grande centro abitato a vocazione artigianale per la produzione di manufatti in metallo e oggetti in vetro anche con materiale da riciclo, un importante snodo commerciale, tra emporio e centro intermodale: parliamo del popoloso villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine, nel medio Polesine, fiorente tremila anni fa lungo l’asse del Po di Adria e a un passo dal corso dell’Adige, nodo strategico sulla via dell’ambra dal Nord Europa e i prodotti preziosi ed esotici dall’Egeo e il Vicino Oriente.

Villaggio protostorico di Frattesina (Ro): l’area di scavo interessata dalla campagna 2023 (foto graziano tavan)
“Tra il II e il I millennio a.C.”, scrive Paolo Bellintani, archeologo del CPSSAE, che segue gli scavi di Frattesina, “il Polesine fu per la prima volta punto d’incontro tra Mediterraneo e continente europeo alla testa del Mare Adriatico, prima di Adria e Spina, di Ravenna e Aquileia e poi di Venezia. Le tracce di questo passato fatto di uomini, idee e merci in viaggio lungo la “via dell’ambra” che dal Baltico giungeva fino all’Egeo e alle coste levantine sono ora “palinsesti archeologici” fatti di terra, cocci, strumenti e ornamenti in bronzo, vetro, ambra, avorio ecc. sepolti sotto spessi depositi alluvionali. Le ricerche archeologiche hanno permesso di esplorare una parte di questo grande patrimonio culturale e di renderlo pubblico grazie soprattutto a due musei Archeologici nazionali (quelli di Adria e Fratta Polesine) e uno dei più grandi musei civici regionali: il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo”.


Il professor Andrea Cardarelli (Sapienza università Roma) dirige gli scavi nel sito del villaggio protostorico di Frattesina (Ro) (foto graziano tavan)
Sabato 18 novembre 2023, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, alle 16.15, con la conferenza “Prima Europa. La protostoria del Polesine. Risultati del secondo anno di indagini”, i protagonisti delle ricerche archeologiche presentano alle comunità locali i risultati raggiunti nel corso delle campagne di scavo condotte nell’estate 2023 a Frattesina e a Villamarzana. Evento gratuito con prenotazione obbligatoria (vedi Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Prima Europa. La protostoria del Polesine. Risultati del secondo anno di indagini” promosso da soprintendenza, università di Padova e Roma, e CPSSAE nell’ambito del progetto “Prima Europa” finanziato dalla Fondazione Cariparo. Parleranno tutti i protagonisti delle ricerche. Per i bambini un laboratorio speciale | archeologiavocidalpassato).

L’archeologo Paolo Bellintani del CPSSAE segue gli scavi nel sito del villaggio protostorico di Frattesina (Ro) (foto graziano tavan)
Archeologiavocidalpassato.com ha seguito gli ultimi giorni della campagna 2023 a Frattesina raccogliendo un primo bilancio da Andrea Cardarelli dell’università Sapienza di Roma e Paolo Bellintani del CPSSAE, gli archeologi che hanno condotto le ricerche nell’ambito del progetto finanziato dalla Fondazione Cariparo “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, col coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, il dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’università La Sapienza di Roma e il CPSSAE in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) e l’amministrazione comunale di Fratta Polesine.

La posizione strategica del villaggio protostorico di Frattesina lungo il Po di Adria 3mila anni fa (foto uniroma/cpssae)
Innanzitutto vediamo perché 3mila anni fa Frattesina è nata proprio lì, lungo il Po di Adria. “Il successo di Frattesina e probabilmente anche il motivo della sua nascita”, spiega Cardarelli, “è legato alla posizione strategica che questo abitato aveva. Si colloca lungo il Po, non distante da quello che doveva essere il delta dell’epoca e quindi facilmente raggiungibile dal mare, e in prossimità anche di un’altra via d’acqua, quella dell’Adige, il cui corso antico si avvicinava moltissimo al Po di Adria. E quindi questo consentiva di sfruttare le rotte che dalle Alpi portavano il rame e dall’area transalpina, l’Europa centrale e poi l’Europa settentrionale, l’ambra. Questo per quanto riguarda i contatti con il Nord. Per quanto riguarda i contatti con il Sud, ovviamente l’Adriatico è una specie di grande canale che finisce con quello che viene chiamato il Caput Adriae. E Frattesina era in una posizione strategica quasi alla fine di questo percorso dell’Adriatico, ma in grado di intercettare in maniera ottimale le rotte appunto che provenivano dalle Alpi e le rotte transalpine. Quindi era proprio un luogo di collegamento. Ce lo confermano i materiali che abbiamo trovato. Qui sono stati trovati avorio di elefante, uova di struzzo, e chiaramente qua non c’erano né elefanti né struzzi in quell’epoca, e quindi dovevano venire dal Mediterraneo orientale, o dall’Egeo forse, o mediante vari passaggi, ma comunque sicuramente materiale esotico. E poi c’era l’ambra e il metallo: e anche questi non sono locali. Quindi sono tutte quante evidenze che ci confermano questo ruolo strategico di emporio di controllo delle rotte commerciali dell’epoca”.
Ma quando è stato scoperto il villaggio protostorico di Frattesina? Spiega ancora Cardarelli: “Frattesina fu scoperta a seguito di lavori agricoli di livellamento del suolo già alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Nel corso degli anni Settanta furono fatte ricerche di superficie e poi furono fatti i primi scavi che continuarono nella seconda metà degli anni Ottanta. Poi ci fu una lunga stasi tra gli anni Novanta e il 2014 quando furono riprese le indagini, in particolare soprattutto foto aeree, remote sensing, carotaggi, finestre stratigrafiche, ma non veri e propri scavi. Nel 2020 abbiamo iniziato questo progetto per la conoscenza, per l’approfondimento delle conoscenze di Frattesina anche attraverso gli scavi. Abbiamo prima fatto delle indagini geofisiche che ci hanno indirizzato in maniera molto eclatante, molto evidente rispetto alle strutture sepolte, e quindi siamo andati con una certa sicurezza a indagare le strutture che erano visibili in queste analisi di superficie”.
È il momento di entrare più nel dettaglio per capire come è andata la campagna 2023. Ce ne parla Paolo Bellintani: “La campagna di quest’anno a Frattesina ha potuto mettere in luce una specie di piccolo quartiere, un quartierino – chiamiamolo così – di questo grande villaggio dell’Età del Bronzo del medio Polesine. In particolare nell’area che stiamo esplorando sono emerse due grandi strutture abitative. Una l’abbiamo scoperta quasi integralmente nell’area orientale dello scavo. Di un’altra, praticamente a fianco di questa, abbiamo portato alla luce solo una metà perché l’altra metà è al di sotto della sezione di scavo orientale che speriamo di poter indagare l’anno prossimo. Quindi si tratta di due grandi abitazioni che sono state realizzate al di sopra della colmatura di uno dei grandi canali che attraversavano l’abitato e che sono vissuti per circa metà del periodo di occupazione dell’abitato di Frattesina (XII-X secolo a.C.). Due abitazioni cresciute, edificate al di sopra del grande canale centrale che noi abbiamo in parte indagato nella campagna del 2022. E altre strutture le abbiamo trovate un pochino più a Nord, sulla sponda settentrionale di questo grande canale centrale. Le abbiamo in parte scavate: sono piattaforme, probabilmente per lavorazioni artigianali. Purtroppo non sono emersi elementi utili per capire nell’immediato a cosa servivano queste piattaforme. Speriamo di capirlo meglio attraverso altri tipi di indagine di laboratorio. Comunque non erano strutture pavimentali come quelle che abbiamo qui nelle due grandi abitazioni prima descritte. Lì probabilmente sono piattaforme per lavorazioni artigianali. Altre due importanti situazioni sono emerse nel corso dello scavo di quest’anno: una fornacetta e un piccolo ripostiglio di bronzi”.
Bellintani ha accennato alla scoperta di una fornacetta nella campagna 2023. Ecco la sua descrizione. “Si diceva della fornacetta”, riprende Bellintani. “È una struttura ben evidente nella sua camicia costitutiva creata da una specie di muricciolo in terra pressata che poi appunto si è colorata grazie all’esposizione del fuoco, diventando una sorta di terracotta.

Campagna 2023 a Frattesina: la fornacetta alla fine dello scavo (foto graziano tavan)
Ora, che siamo alla fine della campagna di scavo, si vede svuotata perché in origine l’abbiano trovata colmata dei residui, dei frammenti di quello che doveva essere la volta di copertura della fornace stessa. Quest’anno ci siamo limitati allo scavo semplicemente degli elementi interni, degli elementi della volta, della colmatura della fornace. L’anno prossimo dovremo invece scavare tutto attorno per capire il piano di posa dove è stata costruita e i piani su cui questa fornace conviveva. Per vedere se ci sono residui ulteriori delle attività di lavorazione della fornace. Parlo di residui di lavorazione perché non sappiamo esattamente a cosa servisse questa struttura. Non abbiamo trovato elementi particolarmente importanti all’interno che dirimessero immediatamente la questione del suo utilizzo. Poteva essere dedicata – come diciamo noi – ad attività pirotecnologiche, cioè attività dove il fuoco diventa l’elemento di trasformazione di particolari materie prime. E sto parlando della metallurgia, che è una delle attività principali di Frattesina. Ma sto parlando, forse con più probabilità, della lavorazione del vetro, perché un’altra grande attività di Frattesina è appunto la lavorazione del vetro e, forse, pensiamo la stessa produzione di vetro da materie prime. Con Ivana Angelini dell’università di Padova stiamo proprio indagando in particolare tutti questi elementi trovati all’interno per capire alcuni dei quali sono vetrificati, quindi vedere magari se si tratta effettivamente di lavorazione del vetro, per vedere se riusciamo a capire meglio le attività di queste pirotecnologie tipiche di Frattesina. In particolare vediamo che la struttura della fornace è in prossimità delle abitazioni, come se le attività di artigianato specializzato non si svolgessero in quartieri specifici dell’abitato, ma piuttosto all’interno dell’abitato stesso, in vicinanza o addirittura negli stessi spazi dove abitavano gli artigiani fonditori del metallo, gli artigiani del vetro, ecc.”.
L’altra scoperta frutto della campagna 2023 è un ripostiglio di bronzi. Ce ne parla ancor Bellintani. “All’inizio della campagna di scavo 2023”, ricorda, “è emerso un piccolo insieme di oggetti di bronzo che gli archeologi chiamano ripostiglio.

Campagna 2023 a Frattesina: ripostiglio “da fonditore”. Insieme di pezzi di lingotto e frammenti di vari oggetti usurati (armi, ornamenti, strumenti ecc.) probabilmente destinati al riciclaggio (foto uniroma/cpssae)
Si tratta di un insieme di materiali come lingotti o pani, che sono gli elementi che escono dalle zone di prima lavorazione del metallo per essere destinati ai villaggi dove venivano rifusi per essere colati in matrici e assumere le forme di oggetti, strumenti di lavoro, armi, ornamenti, ecc. Insieme a frammenti di lingotti, in particolare alcuni con una forma specifica e particolare tipica di quest’epoca, che abbiamo chiamato pani a piccone proprio per la forma a piccone. In genere li ritroviamo in frammenti stretti e lunghi, con un foro centrale e con le estremità appuntite. E poi panelle tondeggianti, o piano-convesse per la precisione, ma anche un insieme di materiali usurati, frammenti di armi, strumenti, in pessime condizioni come se fossero destinati al riciclaggio. Parliamo di metallo, parliamo di bronzo, una lega di rame e stagno che all’epoca si usava per molte pratiche anche della vita quotidiana. E nella tarda età del Bronzo questo materiale è già abbastanza diffuso. Non è più preziosissimo come nelle origini della metallurgia, però ancora sufficientemente prezioso da non essere sprecato neanche in singole gocce, potremmo dire. E quindi recuperato e tenuto probabilmente dagli stessi artigiani metallurghi come scorta di materiale appunto per la produzione di nuovi oggetti”.
Com’era questo territorio 3mila anni fa? “Intanto c’era un grande fiume, il Po di Adria”, spiega Cardarelli, “che lo costeggiava, e quindi questo era un aspetto importante che fa la differenza dall’attuale visione che noi abbiamo di quest’area. L’abitato era percorso da canali ed era occupato fittamente da case e da strutture produttive. Ora proprio quest’anno alcune di queste case le abbiamo cominciate a intravedere. Sappiamo come erano fatte, e cominciamo ad avere dei dati importanti relativi appunto alla ricostruzione di questo paesaggio antico.

L’estensione del villaggio protostorico di Frattesina sorto lungo il Po di Adria tremila anni fa (foto uniroma/cpssae)
E quindi dobbiamo immaginare un abitato grande almeno 25 ettari, quindi molto esteso, con decine – probabilmente anche centinaia – di case e di strutture produttive. Demograficamente quindi è abbastanza consistente. Possiamo immaginare molte centinaia, ma forse anche migliaia di abitanti. Quindi un abitato di grande consistenza per l’epoca. E tutto attorno il paesaggio era fiumi, canali, ma anche aree agricole. Sappiamo, dall’analisi delle faune, che c’era l’allevamento dei caprovini, dei suini e dei bovini. C’era anche caccia e pesca. La pesca in particolare orientata anche a pesci di grandi dimensioni, come gli storioni e i lucci che erano abbondanti in quell’epoca nel Po. Poi abbiamo anche fauna selvatica, come cinghiali cervi caprioli. Quindi era integrato l’aspetto dell’allevamento, che era prevalente, da queste altre attività di caccia. Poi sappiamo che coltivavano cereali, leguminose, farro. Questa è un’altra indagine che attualmente stiamo affrontando per comprendere meglio il tipo di colture, già in parte note, e quindi sappiamo che erano già piuttosto evoluti dal punto di vista agricolo e delle tecniche di produzione alimentare”.
Molte informazioni sugli abitanti di Frattesina 3mila anni fa vengono dalle sue necropoli, come spiega Cardarelli. “Frattesina è uno dei pochi insediamenti di cui conosciamo contemporaneamente l’abitato e le necropoli”, sottolinea Cardarelli. “Sappiamo che c’era una grande necropoli a Nord di Frattesina, la necropoli delle Narde che è stata indagata e di cui si conoscono svariate centinaia di tombe. E poi anche a Sud un’altra necropoli, quella di fondo Zanotto. Attualmente abbiamo delle informazioni.

Allestimento del corredo della tomba 227 dalla necropoli delle Narde al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (foto drm-veneto)
Sono necropoli a incinerazione prevalentemente. Quasi esclusivamente a incinerazione. Quindi le ossa cremate dei defunti venivano deposte all’interno di urne accompagnate spesso da oggetti di corredo. E quello che si vede dalle analisi di questi oggetti di corredo è una diversificazione a livello di organizzazione sociale. Quindi vediamo una piramide alla cui estremità sommitale abbiamo poche tombe molto ricche, sia femminili che maschili, e alla base invece tante tombe molto più povere, e in mezzo anche delle situazioni intermedie. Quindi c’è già una diversificazione socio-economica che comincia a intravedersi in maniera significativa. Dal punto di vista della popolazione sappiamo che in particolare a Narde 1 c’è un’aspettativa di vita per l’epoca abbastanza alta. Quindi le condizioni di vita, di sopravvivenza, non erano male: per l’epoca erano piuttosto significative. E in più abbiamo fatto anche delle analisi isotopiche che ci confermano che la maggioranza dei defunti che sono stati cremati e deposti all’interno delle urne erano locali. Cioè erano nati qui e hanno vissuto tutta quanta la loro vita qui, intorno a questo territorio. E ciò nonostante Frattesina fosse un luogo molto aperto, perché sappiamo dei traffici la collegavano sia verso l’Egeo e il Mediterraneo orientale, sia verso le Alpi e l’Europa. Però almeno dal campione che noi abbiamo analizzato, un campione ridotto però non del tutto insignificante, l’evidenza è che si tratta di persone che abitavano qui o perlomeno in questa zona. Ovviamente gli isotopi dello stronzio, con i quali possiamo indagare, ci danno un’evidenza della popolazione in vita, non sappiamo se i loro antenati magari fossero venuti da un’altra parte. Per fare questa analisi bisognerebbe fare l’analisi del DNA, ma purtroppo questo tipo di analisi nelle cremazioni non si può fare perché viene distrutto”.
La campagna 2023 è archiviata. Ci sono prospettive per il 2024? Il prof. Cardarelli è fiducioso. “Come dicevo, Frattesina è uno degli insediamenti più rilevanti della tarda età del Bronzo non solo italiana ma europea. E gli scavi di quest’anno lo hanno ulteriormente dimostrato. Già si sapeva, ma insomma quest’anno sono emerse situazioni che ci confermano in maniera eclatante questo aspetto straordinario: produttivo, artigianale di Frattesina. Le prospettive sono estremamente positive dal punto di vista di quello che si può ancora scoprire. Perché Frattesina è stata indagata, ma è stata indagata per una percentuale molto limitata. Quello che noi abbiamo scoperto quest’anno sono cose importanti. Perché abbiamo capito un po’ come erano fatte le case; abbiamo capito aspetti dell’attività artigianale. Ma tante altre cose sono ancora da scoprire. Si sa molto di più oggi di come era organizzato l’insediamento di Frattesina, ma a livello di dettaglio tutto quanto ciò va ulteriormente indagato. Quindi le prospettive sono estremamente positive. È chiaro che questo significa continuare ad avere un appoggio importante da parte delle istituzioni, da parte delle fondazioni, da parte delle università: tutti quanti i soggetti che sono stati coinvolti in maniera prioritaria in questo progetto, il progetto “Prima Europa” coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza”.
Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Prima Europa. La protostoria del Polesine. Risultati del secondo anno di indagini” promosso da soprintendenza, università di Padova e Roma, e CPSSAE nell’ambito del progetto “Prima Europa” finanziato dalla Fondazione Cariparo. Parleranno tutti i protagonisti delle ricerche. Per i bambini un laboratorio speciale

Non sono passati neppure due mesi dalla chiusura della campagna 2023 a Frattesina e Villamarzana, in Polesine, nell’ambito del progetto finanziato dalla Fondazione Cariparo “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, ed è tempo di “rendere conto” agli abitanti di questi territori, prima ancora che agli studiosi, quanto emerso dalle ultime ricerche e quali prospettive ci sono per il futuro. Così, In linea con la mission del progetto, che mira a integrare l’aspetto della ricerca sullo straordinario patrimonio protostorico del Medio Polesine con quello della sua valorizzazione, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, il dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’università di Roma La Sapienza e il CPSSAE in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) e le amministrazioni comunali di Fratta Polesine e Villamarzana, organizzano per sabato 18 novembre 2023, alle 16.15, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, la conferenza “Prima Europa. La protostoria del Polesine. Risultati del secondo anno di indagini”, con l’obiettivo di presentare alle comunità locali i risultati raggiunti nel corso delle campagne di scavo condotte nell’estate 2023. Evento gratuito con prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni: drm-ven.museofratta@cultura.gov.it, 0425668523. Per i bambini, nella stessa giornata, alle 15.30, sarà organizzato sempre al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, un laboratorio didattico gratuito a cura della cooperativa sociale Scatola Cultura, dedicato allo scavo archeologico. Info e prenotazioni: visitmuseofrattapolesine@scatolacultura.it, 3891208491

Il professor Andrea Cardarelli (Sapienza università Roma) dirige gli scavi nel sito del villaggio protostorico di Frattesina (Ro) (foto graziano tavan)
Proprio grazie ai finanziamenti di fondazione Cariparo, Soprintendenza, Università di Padova e Roma, e CPSSAE hanno potuto riprendere gli studi sui grandi insediamenti della fine dell’età del bronzo e dell’inizio dell’età del ferro (XII-X secolo a.C.) di Frattesina di Fratta Polesine e di Villamarzana che, in quel periodo storico, rappresentavano uno snodo di importanza fondamentale nelle relazioni tra Europa, Italia peninsulare e Mediterraneo. In tal senso, il progetto “Prima Europa” prevede, oltre allo studio e alle analisi dei reperti provenienti da indagini pregresse, anche e soprattutto la ripresa delle ricerche sul campo, al fine di fornire un’immagine più precisa possibile delle caratteristiche dei due abitati e più in generale dell’organizzazione territoriale del Polesine.

Il prof. Michele Cupitò dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito protostorico di Villamarzana, mostra alcune stratigrafie (foto graziano tavan)
Apriranno l’incontro i saluti istituzionali di Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo; Enrico Ferrarese, presidente della Provincia di Rovigo; Paolo Carafa, prorettore del Patrimonio archeologico della Sapienza-Università di Roma; Monica Salvadori, prorettrice con delega al Patrimonio artistico, storico e culturale e delega al sistema bibliotecario di Ateneo dell’università di Padova; Elena Biasin, consigliere del Comune di Rovigo per il museo dei Grandi Fiumi; Cinzia Mantovani, assessore alla Cultura del Comune di Fratta Polesine; Daniele Menon, sindaco di Villamarzana; e Adriano Azzi, presidente dell’associazione “Il Manegium”.

L’archeologo Paolo Bellintani del CPSSAE segue gli scavi nel sito del villaggio protostorico di Frattesina (Ro) (foto graziano tavan)
Seguiranno gli interventi dedicati ai risultati degli scavi archeologici tenuti da Andrea Cardarelli (uniroma), Paolo Bellintani (cpssae), Nicola Cappellozza (sap) e Ivana Angelini (unipd) per lo scavo di Frattesina (“Le indagini 2023 a Frattesina di Fratta Polesine: primi risultati e prospettive future”) e da Michele Cupitò (unipd) e Paola Salzani (sabap-vr) per lo scavo di Villamarzana (“Le indagini 2023 nel sito di Villamarzana: primi risultati e prospettive di ricerca”). Un contributo sarà infine dedicato alle attività di comunicazione e archeologia pubblica realizzate nell’ambito del progetto dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con Maria Letizia Pulcini e Andrea Gardina (drm-veneto) su “Raccontare l’Archeologia. Attività di comunicazione e valorizzazione delle indagini 2023 a Frattesina e Villamarzana”.
Reggio Emilia. Ciclo di incontri “Dallo scavo al museo” dedicato alle novità dell’archeologia reggiana: dal monumento funerario dei Concordii alle case romane in museo alla terramara di Poviglio

È iniziato il ciclo di appuntamenti “Dallo scavo al museo” dedicato alle novità dell’archeologia reggiana, a cura di Giada Pellegrini, promosso dai Musei Civici e dalla Biblioteca delle Arti con il contributo Art Bonus di Iren SpA e Credem. Al centro dei primi due incontri sono poste alcune significative testimonianze dei fasti della cultura romana nel territorio. Il primo appuntamento sabato 11 novembre 2023 alla biblioteca delle Arti: presentato il monumento funerario dei Concordii, una delle più interessanti espressioni del rilievo funerario romano nell’Italia settentrionale, restituito a nuova vita nel contesto paesaggistico del Parco del Popolo. Sono intervenute Annalisa Capurso per la soprintendenza ABAP di Bologna, Ursula Montanari e Paola Venturelli per il Servizio Cura della Città del Comune, Valentina Galloni e Giada Pellegrini per i Musei Civici e Francesca Attardo per AR/S Archeosistemi.

Il monumento funerario dei Concordii nel parco del Popolo a Reggio Emilia (foto musei civici re)

Dettaglio del monumento funerario dei Concordii al parco del Popolo a Reggio Emilia (foto musei civici re)
Nel 1929 nel territorio dell’antica Brixillum (Brescello), venne in luce il recinto funerario della gens Concordia. All’indomani della scoperta il monumento, pregevole per apparati decorativi ed estetica architettonica, fu trasferito al Parco del Popolo di Reggio dove la cornice paesaggistica avrebbe garantito lo sfondo ideale per la sua valorizzazione. Un importante progetto di restauro e tutela, che vede la collaborazione tra diversi professionisti, intende riportare il monumento all’originale splendore nel contesto particolare dei giardini pubblici.

Il Portico dei Marmi ai musei civici di Reggio Emilia (foto carlo vannini)
“Case in museo: tracce della scena domestica della Reggio romana nelle collezioni dei Musei Civici” è l’appuntamento del 2 dicembre 2023, alle 11, con Antonella Coralini professore di Archeologia classica all’università di Bologna, direttore del Centro universitario di Studi sulla Pittura antica (CESPITA), direttore della Summer School Digital Collection Curator for Archaeology (DIGITARCH) che ricostruirà lo scenario dell’abitare a Regium Lepidi fra l’età repubblicana e il tardo impero. Quanto si conserva delle case della Reggio romana nelle collezioni del Musei Civici? Pavimenti, decorazioni parietali, sculture e oggetti del quotidiano aiuteranno a meglio comprendere i modi di abitare e vivere a Regium Lepidi fra la tarda età repubblicana e il tardo impero.

Rilievo aereo della terramara di Santa Rosa di Poviglio (RE) (foto uni-mi)
Il 27 gennaio 2024 nella conferenza dal titolo “La terramara Santa Rosa di Poviglio. Cinquecento anni di storia, quarant’anni di indagini”, Mauro Cremaschi (università di Milano), farà il punto delle indagini in uno dei siti più noti del reggiano in occasione dei quarant’anni dall’inizio degli scavi. Lo scavo archeologico nella Terramara Santa Rosa di Poviglio è in corso da quarant’anni ed è uno dei più longevi d’ambito protostorico in Europa. Fin dall’inizio le ricerche hanno indagato la struttura della terramara, mettendone in luce ampie aree, al fine di ricostruirne l’evoluzione nel tempo. Nato come un piccolo villaggio nel corso del Bronzo medio (circa 1550 a.C.) delle dimensioni di un ettaro, l’abitato si amplia fino a sette ettari nel corso del Bronzo recente (circa 1300 a.C.) per poi essere abbandonato, come tutte le terramare, intorno al 1150 a.C. circa. In questo lungo intervallo di tempo si registrano importanti mutamenti, dalla tipologia dei quartieri abitativi, alla gestione dei fossati, fino alla struttura delle recinzioni. Il complesso rapporto fra cambiamento climatico e gestione delle risorse da parte della società terramaricola, fu proprio la causa di tali cambiamenti e la ragione stessa della fine delle terramare.
Paestum. La XXV Borsa mediterranea del Turismo archeologico si è chiusa con 8500 visitatori, 150 espositori, 151mila visualizzazioni. Il fondatore Picarelli: “Dopo 25 anni di BMTA il patrimonio culturale del territorio rappresenta un’opportunità per i nostri giovani”

L’ingresso di Next, l’ex Tabacchificio Cafasso a Paestum, dal 2021 nuova prestigiosa location della Borsa mediterranea del Turismo archeologico (foto bmta)
8500 visitatori, 150 espositori nel più grande Salone Espositivo al mondo dedicato al patrimonio archeologico con istituzioni, enti, Paesi esteri, Regioni, organizzazioni di categoria, associazioni professionali e culturali, aziende e consorzi turistici, 15 territori regionali rappresentati (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia con Fondazione Aquileia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Siciliana, Toscana, Umbria con Secret Perugia, Valle d’Aosta, Roma Capitale con il Municipio X, Provincia di Trento, Visit Brescia), 18 Paesi esteri (per la prima volta il Vaticano con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Cipro, Colombia, Corea del Sud, Cuba, Estonia, Grecia, Guatemala, Iran, Malta, Perù, Repubblica Slovacca, Serbia, Siria, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Tunisia), il ministero della Cultura con 500 mq e il ministero degli Esteri con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Ben 151mila visualizzazioni sulla pagina Facebook solo nei giorni della BMTA 2023, più di 20mila visite ai profili e oltre 3mila interazioni sui social ufficiali. Questi sono solo alcuni numeri della XXV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che si è svolta a Paestum da giovedì 2 a domenica 5 novembre. La BMTA, unico appuntamento al mondo del suo genere, ha trovato la sua migliore realizzazione dal 2021 nella location del Tabacchificio Cafasso, l’attuale Next (sito di archeologia industriale “simbolo della Piana del Sele”, così definito da Gillo Dorfles). Anche nel 2023 è stata occasione di incontro, approfondimento e divulgazione di temi inerenti fruizione, gestione, valorizzazione del patrimonio archeologico e la promozione del segmento archeologico del turismo culturale per il business professionale, gli operatori turistici e culturali del pubblico e del privato, i viaggiatori, il mondo scolastico e universitario, i media. Con un’attenzione fortissima alla congiuntura attuale, allo scenario internazionale, al confronto sui temi di discussione più stringenti quali le opportunità dei fondi europei per valorizzare il patrimonio culturale, migliorare l’attrattività delle destinazioni turistiche e rafforzare la competitività delle imprese, il ruolo dei Musei per il dialogo interculturale, l’archeologia e il patrimonio come strumento di cooperazione culturale internazionale.

Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (foto bmta)
“È un contenitore internazionale di ben 16 sezioni con una ricaduta territoriale di grande importanza”, ha dichiarato il fondatore e direttore della BMTA Ugo Picarelli. “I buyer europei hanno potuto conoscere dal vivo il patrimonio diffuso regionale con visite e degustazioni (a Nocera Superiore, Eboli, Velia, Roccagloriosa). Allo stesso tempo la BMTA ha registrato quest’anno grande attenzione dal territorio, con la partecipazione nel Salone Espositivo dei Comuni di Napoli, Salerno, Isola di Procida, Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Serrara Fontana, Eboli, Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Roccagloriosa, Positano. Ha inoltre offerto momenti di turismo esperienziale, come il viaggio in treno per 28 minuti tra Paestum e Velia sulle carrozze ferroviarie storiche degli anni ’60, e appuntamenti prestigiosi come la consegna del Premio “Paestum Mario Napoli” al Cardinale Gianfranco Ravasi che ha voluto tenere una Lectio Magistralis sullo scambio interculturale necessario a evitare le guerre; i 25 anni nella lista Unesco del Patrimonio mondiale dell’Umanità per il parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sono stati, anche grazie alla BMTA, 25 anni di valorizzazione del patrimonio e di promozione del turismo culturale. Dopo 25 anni di BMTA il patrimonio culturale del territorio rappresenta un’opportunità per i nostri giovani”.
Oristano. A Torregrande “2ArcheoeventiaOristano”: venerdì “Guerra e pirateria nel Mediterraneo tra storia e archeologia”, sabato “Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri del Mediterraneo. Dalle coste antropizzate ai relitti”. Ecco gli interventi dei sette relatori
2ArcheoeventiaOristano: appuntamento il 3 e il 4 Novembre 2023 alla Torre di Torregrande (Oristano). Ingresso libero. Massimo 40 posti disponibili per ciascun evento. La prima edizione del progetto culturale denominato “2ArcheoeventiaOristano” è nata dall’azione congiunta dell’archeologo Giovanni Meloni, lo storico Maurizio Casu, l’amministrazione comunale di Oristano e la Fondazione Oristano. Il progetto culturale punta alla corretta divulgazione dei dati prodotti attraverso la ricerca scientifica in ambito archeologico, paesaggistico e storico, i quali hanno passato il vaglio della comunità scientifica, e sono diventati strumento affidabile e garantito per una corretta informazione pubblica. Gli argomenti trattati vogliono offrire informazioni sul contesto mediterraneo su cui la Sardegna ha basato il proprio sviluppo culturale, economico e relazionale. Il ruolo della Sardegna, di Oristano e del territorio dell’Oristanese raccontato sulla base dei dati prodotti dalla ricerca scientifica volta a fare chiarezza sui processi formativi e di sviluppo nel territorio isolano.
Venerdì 3 novembre 2023, alle 18: “Guerra e pirateria nel Mediterraneo tra storia e archeologia”. Dopo i saluti del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dell’assessore alla Cultura Luca Faedda, e l’introduzione del presidente della Fondazione Oristano Carlo Cuccu, apre il convegno l’archeologo Giovanni Meloni. Tre i relatori.

L’archeologo Alfonso Stiglitz (foto uber pictures)
Apre l’archeologo Alfonso Stiglitz: “Stranieri chi siete? Rappresentazione e realtà dei pirati del Mediterraneo antico”. Il pirata, o meglio, il saccheggiatore, questa è la parola usata da Omero, commette gli stessi atti che altri, come gli eroi omerici, commettono; ma Odisseo – nel quale noi occidentali ci identifichiamo – caro agli dei, compie gesta eroiche, mentre gli altri, ad esempio i perfidi Fenici semiti, compiono gesta spregevoli e questo anche se gli uni e gli altri saccheggiano, rubano, sequestrano. Il pirata è sempre l’altro e come tale è anche lo specchio di noi: Odisseo e il suo doppio. Sino a età classica non esiste una figura definita di pirata, come lo intendiamo noi. Lo stesso termine compare solo tardi, nel III secolo a.C., segno della difficoltà di identificazione concreta di questa figura. Prima ci sono i predoni, i saccheggiatori, che non è facile da distinguere dagli eroi, dagli aristocratici che fanno bottino, dai mercanti che taglieggiano. Fare affari e fare bottino non sono attività distinte, né sconvenienti. Nella relazione verrà fatto un quadro sintetico delle gesta di queste figure dalla tarda età del Bronzo (secondo millennio prima della nostra era) quando il fenomeno dei cosiddetti “popoli del mare” ha fatto pensare a qualcuno di identificarli come moderni pirati, sino all’età classica, quando assumono contorni a noi più chiari, fino ad arrivare all’età romana, quando diventano anche un fenomeno giuridico. Il racconto, accompagnato da dati letterari e archeologici toccherà anche la Sardegna, sebbene non siano molti gli elementi che la ricerca, finora, ci ha fornito.

La professoressa Pinuccia Francesca Simbula (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Segue la professoressa Pinuccia Francesca Simbula: “Corsari e pirati tra percezione e realtà nel Mediterraneo medievale”. Nell’immaginario una linea continua unisce i pirati dell’antichità ai barbareschi, i corsari del Boccaccio si mescolano a quelli di Salgari, legati nella fantasia dal tratto accomunante della vita avventurosa di eroici o cruenti protagonisti. Nella realtà chi sono i pirati e i corsari nel medioevo? Quando compare la figura del corsaro? Qual è il rapporto tra guerra, corsa e pirateria? A queste domande si proverà a rispondere sullo sfondo delle politiche di espansione militare ed economica mediterranea delle quali la Sardegna è un osservatorio privilegiato.

Il professor Giuseppe Mele (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Chiude il prof. Giuseppe Mele: “Guerra di corsa e difesa costiera in Sardegna nell’età spagnola”. Nel Mediterraneo del XVI secolo l’espansionismo ottomano e il consolidamento militare delle città barbaresche obbligano la monarchia spagnola a rivedere profondamente il sistema difensivo della Sardegna. L’intervento di Madrid si articola nell’invio di truppe di presidio, nel rifacimento delle mura di Cagliari e Alghero, nell’istituzione di una milizia territoriale e nella costruzione di un circuito di torri d’avvistamento litoranee. Il varo di una piccola flotta di galere sarà invece rimandato agli anni Trenta del secolo successivo. Nonostante l’esiguo peso economico-fiscale del regno nell’ambito della monarchia asburgica, compensato però dall’importanza strategica dell’isola, l’apparato di sicurezza avviato nell’età di Filippo II mostra un grado di efficienza adeguato alla tecnologia militare del tempo ed è simile a quelli adottati negli altri vicereami spagnoli in Italia e nella penisola iberica.
Sabato 4 novembre 2023, alle 10: “Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri del Mediterraneo. Dalle coste antropizzate ai relitti”. Dopo i saluti del sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dell’assessore alla Cultura Luca Faedda, e l’introduzione del presidente della Fondazione Oristano Carlo Cuccu, apre il convegno l’archeologo Giovanni Meloni. Quattro i relatori.

L’archeologo Pier Giorgio Spanu (foto 2ArcheoeventiaOristano)
Apre l’archeologo Pier Giorgio Spanu: “L’università di Sassari e l’Archeologia delle acque, tra ricerca, formazione e cooperazione”. L’università di Sassari, da quasi un ventennio, è impegnata nella formazione e nella ricerca nel campo dell’Archeologia delle acque, dapprima nell’ambito di uno specifico curriculum del corso di Laurea in Scienze dei Beni culturali, successivamente con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (con sede a Oristano), in cui è attivo un curriculum di Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri. L’impegno oltre che nella formazione e nella ricerca, si è esteso alla cooperazione internazionale, con collaborazioni con importanti Istituzioni straniere. Nell’ambito di tali attività sono state condotte numerose indagini in Italia e all’estero: si ricordano le ricerche sui paesaggi costieri, con attività a terra e in acqua, in Sardegna (golfo di Oristano, con le sue aree umide e il porto di Tharros, prospezioni nell’arcipelago della Maddalena), in Sicilia (scavi e prospezioni a Pantelleria, del porto antico di Lipari, nelle coste del Palermitano), In Tunisia (topografia della città e del porto antico di Neapolis, in buona parte sommerso insieme alle fabbriche di salagione di età romana), nelle Baleari.

L’archeologo Giacomo Cavillier (foto uber pictures)
Segue l’archeologo Giacomo Cavillier: “Ricerca di relitti o relitti della ricerca? L’archeologia subacquea, tra storia e navigazione”. La relazione si incentra sulla riflessione se i relitti in archeologia subacquea costituiscano, de facto, il dato essenziale per ricostruire traffici, rotte e modalità di scambio dalla tarda età del bronzo sono all’epoca romana. Nello studio del sistema della navigazione antica non si può non tener conto degli approdi e dei porti, delle tecniche di costruzione navale e dello sviluppo delle corporazioni. Sono dunque tutti questi elementi sufficienti per definire funzione e storia di ciascun relitto? E poi la navigazione per sé è rilevante o è marginale al fenomeno preso in considerazione? Considerazioni che saranno affrontate in occasione dell’evento oristanese.

L’archeologo Rubens D’Oriano (foto uber pictures)
Quindi l’archeologo Rubens D’Oriano: “I relitti romani e medievali nel porto di Olbia”. I lavori di scavo per la realizzazione del tunnel sotto il lungomare di Olbia intercettarono il fondale del porto della città antica. Il gigantesco scavo archeologico (240 metri di lunghezza x 20 di larghezza x 4 di profondità media) restituì, oltre ad una strabocchevole quantità di materiale mobile, porzioni grandi e piccole di 24 imbarcazioni romane e medievali. I ritrovamenti sono certamente molto importanti sul piano dell’architettura navale, anche perché comprendono elementi al momento unici come alberi e timoni di navi e travi di gru di sollevamento di un cantiere navale. Ma c’è ben di più. Due gruppi di questi relitti sono anche di grande rilevanza storica, perché riguardano due momenti di svolta della grande storia mediterranea. Il primo testimonia l’attacco dei Vandali a Olbia intorno al 450 d. C., che si colloca nel più generale fenomeno della fine dell’Impero Romano d’Occidente. Il secondo gruppo è relativo alla ripresa del grande traffico marittimo all’inizio del Basso Medioevo in seguito all’avvento delle Repubbliche Marinare e al fenomeno delle prime Crociate.

Virgilio Gavini, esperto di costruzioni navali (foto 2archeoeventiaoristano)
Chiude Virgilio Gavini, esperto di costruzioni navali: “L’archeologia navale. Costruire per navigare”. Nell’ambito degli studi archeologici, l’esame delle costruzioni navali ha lo scopo di ripercorrere l’evoluzione tecnologica che ha consentito ai popoli di avere contatti, scambi commerciali, circolazione delle idee, ma anche di usare le navi per scontri bellici. Tutto è avvenuto su uno degli elementi principali del nostro pianeta: l’acqua. Il mare, i fiumi e i laghi sono da sempre, quindi fin dall’antichità, parte integrante della storia dell’Umanità. Da quando la nostra specie ha iniziato a percorrere questi specchi d’acqua, le imbarcazioni e le navi sono diventate il fulcro fondamentale di un’attività importante che ha coinvolto marinai, artigiani carpentieri, boscaioli, trasformando gli alberi in manufatti. Nell’ambito delle discipline dell’Archeologia Subacquea si inserisce quella che possiamo chiamare “Archeologia della navigazione”, nel cui ambito i porti e gli approdi sono l’agorà di scambi di merci, idee e tecnologie. La nave è quindi un’importante fonte di conoscenza e la tecnologia costruttiva rappresenta un utile dato non solo a fini cronologici ma anche per lo studio del tessuto sociale dei popoli.
Vicenza. Parte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, la rassegna mensile del Crt: Christian Greco, direttore del museo Egizio presenta il suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon” eccezionalmente in Basilica Palladiana. Ecco tutto il programma fino a maggio
Parte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, il ciclo di conferenze organizzate dal Gruppo archeologico CRT di Vicenza da ottobre a maggio in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e i Musei civici di Vicenza che affronteranno temi eterogenei su cui relazioneranno alcuni prestigiosi studiosi in ambito archeologico.

Christian Greco, direttore del Museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

Copertina del libro “Alla scoperta di Tutankhamon” di Christian Greco
Sarà infatti Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, ad aprire la rassegna domenica 29 ottobre 2023 (già sold out), con la presentazione del suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon”. E se la sede privilegiata sarà il museo Naturalistico Archeologico di Vicenza che ospiterà gli incontri, a cadenza mensile, la domenica alle 17, per l’incontro di apertura con Greco sarà eccezionalmente in Basilica Palladiana alle 18. La conferenza è organizzata grazie anche alla collaborazione con il progetto Relazionésimo che ha allestito nel salone della Basilica, dove si svolgerà la conferenza la mostra, aperta fino al 10 dicembre 2023, “La proporzione aurea. Un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza”. Durante la conferenza di Greco sarà illustrata la scoperta del XX secolo, il ritrovamento della sepoltura del giovane faraone. Ancor oggi lo studio della tomba continua a fornire nuove informazioni, svelando le tessere di un mosaico di storie intrecciate risalenti a 3.370 anni fa. I posti sono tutti esauriti. Nel caso in cui alle 18 ci fossero posti rimasti liberi verranno assegnati a chi si presenterà.

Annaluisa Pedrotti dell’università di Trento
La rassegna proseguirà domenica 26 novembre 2023 con Annalisa Pedrotti, professore associato all’università di Trento, che prenderà in considerazione “Ötzi l’uomo dei ghiacci, eccezionale esempio del rapido evolversi dei metodi scientifici in archeologia”. Questa mummia naturale, grazie al suo ottimo stato di conservazione, ha consentito di ricostruire le condizioni di vita di un uomo all’inizio dell’età del Rame.

Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio di Torino
Domenica 28 gennaio 2024 Alessia Fassone, curatore del museo Egizio, intratterrà il pubblico su “Gli Egizi a tavola. Cibo per il corpo e per lo spirito”. Grazie alle raffigurazioni sui monumenti e al ritrovamento eccezionale di alimenti nella tomba di Kha e Merit, è oggi possibile ricostruire la dieta degli antichi Egizi. Analisi sulle mummie e sperimentazioni di produzione alimentare gettano nuova luce su vari aspetti della quotidianità antica.

La prof.ssa Flavia Frisone dell’università del Salento
Domenica 25 febbraio 2024 sarà la volta di Flavia Frisone, professore ordinario all’università del Salento, che si occuperà di “Antiche epigrafi e nuove tecnologie. Da Scipione Maffei al digitale”. L’epigrafia è una disciplina di straordinaria importanza perché permette di leggere le antiche fonti scritte esattamente come erano state redatte all’epoca, così da indagare e conoscere, non solo la storia ufficiale, ma anche quella di gente comune nella sua quotidianità.

Marisa Rigoni, archeologa
Domenica 21 aprile 2024 Marisa Rigoni, già direttore della soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, esaminerà “Il campo romano di Schio-Santorso. Dati di scavo e problemi aperti”. Si tratta di un’area archeologica che continua a riservare sorprese, come testimonia anche la mostra permanente sugli accampamenti romani ispirata alle attestazioni in loco.
Domenica 26 maggio 2024 Andrea Russo, Maresciallo dei Carabinieri TPC, affronterà “La tutela del patrimonio archeologico” dalla prospettiva della polizia giudiziaria, considerando lo status giuridico del bene archeologico in maniera esauriente ed esaustiva. Il suo percorso abbraccia la problematica a tutto tondo: dal danno causato dagli scavi clandestini e dal loro contrasto, alla preziosa attività del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri (TPA).
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni e modalità di prenotazione: inviare una email gruppoarcheologico.crt@gmail.com oppure un messaggio al 3515409028.
Il museo Archeologico nazionale di Firenze e l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, per il calendario OFF del Festival “L’Eredità delle donne” che abbraccia anche la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presenta venerdì 24 e sabato 25 novembre 2023 “Sguardi femminili sulle donne dell’antichità”: 5 appuntamenti con incontri e visite tematiche condotte dalle curatrici del museo per una riflessione tutta al femminile sul ruolo della donna nella cultura etrusca e nell’antico Egitto e sulle sue influenze sulle attività cultuali, declinando il tema di questa edizione del festival dedicato alle “Madri della patria” e alle donne impegnate nei processi di pace, contro ogni violenza, a cominciare da quella di genere. Si comincia il 24 novembre 2023, dalle 10 alle 13, con visite guidate tenute dalle curatrici del Museo. Si parlerà del ruolo della donna nella cultura etrusca e delle sue divinità al femminile. Si percorreranno inoltre le sale della collezione egizia alla scoperta della figura della “regina-faraone” Hatshepsut. Sarà l’occasione per visitare il museo attraverso percorsi insoliti e sconosciuti. Non è necessaria la prenotazione. L’attività è compresa nel biglietto d’ingresso al museo. Per informazioni rivolgersi a drm-tos.musarchnaz-fi@cultura.gov.it o chiamare il numero 055-23575.
Venerdì 24 novembre 2023, alle 10, Barbara Arbeid presenta “Fuori dagli schemi: la vita delle donne in Etruria”. Secondo Aristotele, le donne etrusche banchettavano insieme ai mariti, sdraiate sotto la stessa coperta: un’abitudine scandalosa, che ad Atene sarebbe stata ammessa solo per le prostitute. Ma davvero le donne etrusche erano più libere di quelle greche e romane? Alle 11, Claudia Noferi nella visita dedicata a “Larthia, Vanth e le altre tra mitologia e realtà” racconterà le divinità femminili etrusche attraversi reperti come l’urna di Chianciano, il sarcofago di Larthia Seianti e quello delle Amazzoni. Alle 12, Anna Consonni illustrerà le imprese di una donna straordinaria “Quando il potere è donna: la regina Hatshepsut”. Alla morte del padre, il faraone Thutmosi I, la principessa Hatshepsut, sposa di Thutmosi II e successivamente tutrice del giovane Thutmosi III, riuscì a installarsi saldamente sul trono divino d’Egitto, regnando lei stessa come faraone.
Le iniziative proseguiranno nel pomeriggio alle 17 con la conferenza “All’ombra dei Direttori: professioniste al lavoro nel museo Archeologico di Firenze (1881-1941)”. La conferenza con Barbara Arbeid e Giulia Basilissi (drm-toscana) intende valorizzare il lavoro delle prime donne in servizio nel museo Archeologico di Firenze, spesso rimasto in ombra rispetto a quello dei colleghi uomini, intrecciandone le vicende con gli eventi della storia contemporanea. Ingresso libero dalle 16.30, fino ad esaurimento posti.
Sabato 25 novembre 2023, alle 11, conferenza “Donne e piante nella preistoria: una storia nascosta” con Silvia Florindi (iipp). Donne e piante hanno giocato insieme un ruolo determinante nella più antica storia dell’umanità, ma sono state finora trascurate dalla ricerca. Trovare le loro tracce richiede un’indagine mirata: le piante sono altamente deperibili e le donne sono state oscurate dalla narrazione dell’uomo cacciatore. Ingresso libero dalle 10.30, fino ad esaurimento posti.
Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano poche ore all’apertura della XXV Borsa mediterranea del turismo archeologico in programma a Paestum da giovedì 2 a domenica 5 novembre 2023 tra Next ex Tabacchificio, area archeologica e museo Archeologico nazionale, Basilica. La BMTA, unico appuntamento al mondo del suo genere, format di successo, che ha trovato la sua migliore realizzazione dal 2021 nella location del Tabacchificio Cafasso, l’attuale Nex, quest’anno celebra il venticinquesimo anniversario, condividendolo con il parco archeologico di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, che proprio nel 1998 furono inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco nell’ambito del riconoscimento attribuito al parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, oggi anche Alburni. Numerose le prestigiose iniziative nell’ambito del programma, che prevede 150 tra conferenze e incontri, 20 laboratori e 600 relatori. Fondatore e direttore Ugo Picarelli. Ideata e organizzata dalla Leader srl, titolare del marchio. Vediamo un po’ il programma.

VENERDÌ 3 NOVEMBRE 2023. “I Comuni archeologici Unesco per un turismo culturale esperienziale e sostenibile”, conferenza nell’ambito della celebrazione del 25° anniversario del sito Unesco di Paestum in collaborazione con ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani e con la partecipazione dei Comuni e dei siti archeologici italiani che rientrano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (Area Archeologica di Agrigento, Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, I Longobardi in Italia. I luoghi del potere, I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera, Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia, Siracusa e le Necropoli Rupestri di Pantalica, Su Nuraxi di Barumini, Villa Adriana e Villa d’Este – Tivoli, Villa Romana del Casale – Piazza Armerina, Zona Archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia).
VENERDÌ 3 NOVEMBRE 2023. International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. La BMTA in collaborazione con Archeo, il primo mensile archeologico in Italia, dal 2015 premia le scoperte archeologiche votate dalle principali testate archeologiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), arCHaeo (Svizzera), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il Premio, alla 9ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato alle scoperte archeologiche e ai suoi archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” per la prima volta è conferito a una scoperta italiana, le 24 statue di bronzo di epoca etrusca e romana ritrovate a San Casciano dei Bagni.
VENERDÌ 3 – SABATO 4 NOVEMBRE 2023. Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, dal 2021 organizzati annualmente dalla BMTA nel suo ricordo, a seguito dell’assegnazione postuma in occasione della edizione 2019 del Premio “Paestum Mario Napoli”, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. Si svolgeranno: l’“UNESCO Meeting on the Access to Underwater Cultural Heritage” (venerdì 3 novembre) sulla valorizzazione delle destinazioni mediterranee; il Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” (sabato 4 novembre), con Valeria Patrizia Li Vigni Presidente Fondazione Sebastiano Tusa e Mario La Rocca Dirigente generale Dipartimento Regionale Beni Culturali e Identità Siciliana della Regione Siciliana. Premio “Paestum Mario Napoli”, istituito nel 2005 nel nome di “Paestum” e intitolato dal 2018, in occasione del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, a Mario Napoli, archeologo e studioso della Magna Grecia, Soprintendente Archeologico di Sa, Av, Bn nel 1964, quando vennero alla luce a Velia la Porta Rosa (singolare complesso costruttivo del II-III sec. a.C.) e nel 1968 a 1,5 km a sud di Paestum nella necropoli di Tempa del Prete, la Tomba del Tuffatore (unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, datata al 480 a.C. circa) è assegnato a personalità e organismi, che contribuiscono al dialogo interculturale, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico.
SABATO 4 NOVEMBRE 2023. “Parchi e Musei statali autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto”, conferenza in collaborazione con il ministero della Cultura, in occasione della quale si approfondirà il confronto, nella governance di parchi e musei archeologici, tra istituti statali autonomi e organismi rappresentati dalle Fondazioni, che vedono la partecipazione di Comuni e Regioni, a seguito di concessione ministeriale delle aree archeologiche.



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