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Riva del Garda (Tn). Al museo Alto Garda apre la mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” che offre confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna. Ecco il programma delle aperture e delle visite guidate

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Dopo il Menhir Museum di Laconi (Or), il tourismA di Firenze e l’area megalitica di Saint Martin de Corléans ad Aosta, la mostra itinerante “Pietre Parlanti nella Preistoria” arriva nelle sale del museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn), dove saranno esposte le gigantografie delle immagini delle statue menhir della Sardegna e delle statue stele esposte negli altri musei italiani. Venerdì 29 novembre 2024, alle 18, inaugurazione della mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” nella sezione archeologica del museo Alto Garda nella Rocca di Riva del Garda che riapre le sue porte per l’occasione dopo la pausa autunnale. La mostra è visitabile dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025. Questo progetto di ArcheoFoto Sardegna e del Menhir Museum di Laconi è stato condiviso e supportato dalla Regione Autonoma della Sardegna attraverso l’assessorato dei Beni Culturali. Tra musei ed enti locali, sono 15 le realtà istituzionali coinvolte nel progetto della mostra fotografica tra cui il MAG Museo Alto Garda. Attraverso un percorso visivo ricco di suggestioni e un’accurata selezione di immagini, la mostra invita il pubblico a un confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna, mettendo in luce le affinità stilistiche e iconografiche che testimoniano l’esistenza di un’ampia rete di scambi culturali, e a riflettere sulle radici comuni delle nostre culture. Dopo la presentazione del progetto e una visita alla mostra, ci sarà un piacevole momento conviviale con musica per brindare tutti insieme a questa nuova mostra temporanea. Partecipazione libera e gratuita.

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Il museo dell’Alto Garda (MAG) nella Rocca di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Dopo l’inaugurazione della nuova mostra temporanea, il Museo riaprirà le sue porte, dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025, dalle 10 alle 18, durante il periodo festivo (dicembre 01, 06, 07, 08, 13, 14, 15, 20, 21, 22, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31; gennaio 02, 03, 04, 05, 06). E, domenica 1° dicembre 2024, in occasione della prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito grazie all’iniziativa del ministero della cultura #domenicalmuseo. Per il periodo natalizio sarà applicata a tutte le visitatrici e i visitatori del Museo la tariffa ridotta di 4 euro sul biglietto di ingresso. Rimarranno invece invariate le condizioni di gratuità.

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Le statue-stele conservate nel museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Domenica 1° dicembre 2024, alle 11, prima visita guidata alla mostra fotografica “Pietre parlanti nella preistoria”: un affascinante viaggio nell’arte preistorica italiana alla scoperta di un patrimonio artistico straordinario. Sarà l’occasione per ammirare le affinità stilistiche e iconografiche delle statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e comprendere il profondo significato culturale che queste sculture rivestivano per le antiche popolazioni. Insieme a una guida esperta, i partecipanti esploreranno le affascinanti statue menhir e cercheranno di decifrare i messaggi che ci hanno lasciato i nostri antenati. Attività gratuita in quanto prima domenica del mese. Ecco il calendario delle altre visite guidate (Attività inclusa nel biglietto d’ingresso). Visita guidata alla mostra: domenica 15 dicembre, ore 11; domenica 29 dicembre, ore 11. Visita guidata agli “Impedibili del museo”: domenica 08 dicembre, ore 11; domenica 22 dicembre, ore 11; domenica 05 gennaio, ore 11. Visita guidata alla mostra con il direttore: venerdì 03 gennaio, ore 15.

Trieste. Al via la VI edizione di “Palæomovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: film e incontri con gli esperti sulle ricerche recenti e le scoperte più importanti. Ecco il programma

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Torna a Trieste, al museo civico di Storia Naturale, dal 27 novembre al 1° dicembre 2024, Palæomovies Film Fest, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità. È giunta alla VI edizione la rassegna che fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è promosso dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, Civico Museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la collaborazione de La Cappella Underground e con il supporto della Società per la Preistoria e la Protostoria del FVG – Onlus, ed è curato dall’archeologo della Soprintendenza Roberto Micheli e dalla conservatrice del Museo Deborah Arbulla. L’ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti disponibili.

Palæomovies nasce dall’interesse di comunicare temi e problematiche che riguardano l’evoluzione e la paleoantropologia, la diversità culturale, la formazione della socialità, lo sviluppo delle prime società complesse. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sull’antichità dell’uomo moderno, sull’origine della musica, sul ruolo della donna nelle società paleolitiche, sulle sepolture come fonti di conoscenza delle identità delle genti preistoriche e sulla vita nelle palafitte dell’arco alpino. L’edizione del 2024 presenta le anteprime italiane dei film: “Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot e “They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja” di Barbara Fally-Puskás. Vengono presentate anche due recenti e innovative produzioni italiane nel campo della divulgazione della preistoria. Oltre a ciò si aggiunge un appuntamento speciale dedicato ai castellieri, gli abitati protostorici su altura che hanno lasciato i loro imponenti bastioni in numerosi siti del Carso e nei dintorni di Trieste. Nelle giornate della rassegna si farà un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani. Per l’occasione, il museo civico di Storia Naturale propone anche laboratori, visite guidate e film di animazione dedicati ai bambini e alle famiglie. Attività gratuite con prenotazione obbligatoria scrivendo a newsmuseiscientifici@comune.trieste.it entro le 12 del 29 novembre 2024.

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Frame del film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 27 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato (Italia, 2022, 69’). Docu-Fiction ispirata alla vita nei castellieri nel periodo dell’età del Ferro, girato tra mare e Carso. Prima della nascita di Trieste, le terre del Caput Adriae erano già abitate dalle genti che vivevano nei villaggi fortificati sulle alture che dominano il territorio. Hema è una bambina che vive nell’età del Ferro nel castelliere di Elleri, il padre, un commerciante di sale, diviene il protagonista di un triste rito che Hema, in una sorta di gioco, imiterà. Ma un parallelismo ai giorni nostri vede un’altra bambina simile ad Hema, che trovandosi in gita didattica presso lo stesso castelliere, riporta alla luce per caso un reperto che evocherà un legame emozionale con il passato. Saranno presenti alla proiezione la regista Francesca Mucignato, il direttore della fotografia Paolo Forti, l’autrice dei testi Lidia Rupel, l’autore dei disegni originali Guido Zanettini. Seguirà un confronto sul tema dei castellieri e la promozione della loro conoscenza. Interverranno gli autori del docu-film, Roberto Micheli (soprintendenza ABAP-FVG), Deborah Arbulla e Nicola Bressi (museo civico di Storia Naturale), Paolo Paronuzzi (Società per la Preistoria e Protostoria FVG).

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Frame del film “Lady Sapiens à la recherche de la préhistoire / Lady Sapiens alla ricerca della preistoria” di Thomas Cirotteau

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Lady Sapiens: à la recherche des femmes de la Préhistoire / Lady Sapiens: alla ricerca delle donne nella preistoria” di Thomas Cirotteau (Francia, Canada 2021, 90’). Cosa sappiamo delle donne preistoriche? Per 150 anni, i ricercatori hanno sottovalutato il loro ruolo interpretando le scoperte sulla base dei preconcetti del loro tempo. Le donne del Paleolitico sono diventate prigioniere di luoghi comuni. Oggi una nuova generazione di ricercatori, molti dei quali sono donne, sta ribaltando questo modello. Andando a incontrare gli scienziati sui siti di scavo o nei loro laboratori, emerge un nuovo ritratto di queste donne: le scopriamo cacciatrici, artiste, capi clan… E se questa era glaciale fosse stata anche l’era delle donne? Per la prima volta, “Lady Sapiens” racconta la loro storia. Presentazione a cura di Paola Visentini (museo Friulano di Storia Naturale).

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Frame del film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (Italia 2024, 6’). Un corto in Realtà Virtuale ambientato nel parco Archeo Natura di Fiavé in provincia di Trento, patrimonio mondiale UNESCO, e suddiviso in sei scene, nato per raccontare attraverso uno storytelling immersivo in VR la vita di una delle comunità agricole più antiche d’Europa che, tra il 3.800 a.C. e il 1.500 a.C., ha costruito e abitato villaggi alpini preistorici su palafitte. Una finestra sulla vita quotidiana in un villaggio preistorico, in cui la location diventa la tela su cui illustrare la quotidianità degli abitanti, e ripercorre le attività quotidiane della società preistorica che ha abitato le zone di Fiavè. A seguire il film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’). Grazie alle particolari condizioni ambientali e alle perfette condizioni di conservazione dei resti organici, le aree umide europee preservano importanti monumenti preistorici di un lontano passato. I siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, iscritti dal 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, rappresentano degli importanti archivi archeologici e paleoambientali che ci fanno conoscere la vita e le forme di adattamento delle prime comunità agricole europee alle aree umide avvenute durante la preistoria. Il film presenta uno straordinario spaccato del mondo dei nostri antenati palafitticoli del Neolitico e dell’età del Bronzo. Presentazione a cura di Pierre Corboud (università di Ginevra, Svizzera).

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Frame del film “Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE. Alle 10, il film “Sapiens, et la musique fut And There Was Music / Sapiens, e fu la musica” di Pascal Goblot (Francia, 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Esploreremo poi altre tracce di musica nella preistoria: resti archeologici che oggi interpretiamo come strumenti, incisioni e dipinti, e tutto ciò che possiamo dedurre dal rapporto dei Cro-Magnon con la musica. A seguire il film “Das geheimnisvole Steinzeit-Dorf: Was die Gräber von Ba’ja erzählen They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja / Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di Barbara Puskas (Austria, 2022, 52’). Nel 2018 sull’altopiano di Ba’ja in Giordania, durante gli scavi in un insediamento dell’età della pietra, gli archeologi hanno fatto una scoperta affascinante: i resti di una bambina di otto anni, sepolta sotto il pavimento di una casa, con un corredo funerario e un’antica collana. Ispirati dal gioiello, gli scienziati hanno dato alla defunta il nome di Jamila – “la bella”. La loro scoperta offre una visione innovativa delle società umane del Neolitico: Ba’ja è stata insediata circa 9.000 anni fa, quando gli esseri umani avevano abbandonato la loro precedente esistenza di cacciatori-raccoglitori per diventare sedentari. Presentazione a cura di Andrea Pessina (segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia).

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Frame del film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente” di Marco Tomaselli

PROGRAMMA Di SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Os enigmas do Cabeço da Mina The Mysteries of Cabeço da Mina / Gli enigmi di Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019, 27’). Come in una rotazione cosmica con epicentro nella valle di Vilariça, il documentario presenta i principali resti archeologici conosciuti della regione di Trás os-Montes in Portogallo, dall’arte dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico (Mazouco, Côa) agli habitat, alle architetture funerarie megalitiche e altri luoghi sacri dei primi agricoltori e pastori. Al cuore della storia, Cabeço da Mina, una piccola collina situata in una valle che si distingue come terra delle prime comunità agricole: qui, a partire dagli anni ’80, sarebbe stata scoperta la più grande concentrazione di stele risalenti al III millennio a.C. in un unico sito dell’Europa occidentale. A seguire il film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente / Fisher-Hunter-Gatherers: Inhabitants of the White Nile in Recent Prehistory” di Marco Tomaselli, Donatella Usai (Italia, Sudan, 2023, 43’). Il documentario illustra gli aspetti della vita dei cacciatori-raccoglitori-pescatori che abitavano sulla sponda del Nilo Bianco nel Tardo Pleistocene-inizio Olocene Antico. Una narrazione resa possibile dai risultati del lavoro interdisciplinare effettuato nel sito di al-Khiday dal Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (ETS) di Treviso, in collaborazione con l’università di Padova, Parma e Milano. Un film di Marco Tomaselli con la supervisione scientifica di Donatella Usai e le musiche originali di Adriano Orrù e Silvia Corda. Presentazione a cura di Donatella Usai (Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani).

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Frame del film “Dames et princes de la Préhistoire / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Dames et princes de la Préhistoire Ladies and Princes of Prehistory / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste (Francia, Repubblica Ceca, 2022, 52’). 28 marzo 1872, al confine tra Francia e Italia, l’archeologo Émile Rivière porta alla luce uno scheletro umano che ritiene molto antico, oggi datato a meno di 24.000 anni. Questa importante scoperta ha cambiato la nostra percezione dell’uomo preistorico e, soprattutto, della donna preistorica. La donna che oggi chiamiamo la “Dama del Caviglione”, dal nome della grotta in cui fu ritrovata, fu inizialmente scambiata per un uomo a causa della sua robustezza e della ricchezza dei suoi corredi funerari. Il suo studio nel corso del ventesimo secolo racconta anche come è cambiata la nostra visione di queste società preistoriche. Presentazione a cura di Fabio Negrino (università di Genova).

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Frame del film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien

PROGRAMMA DI DOMENICA 1° DICEMBRE 2024. Alle 10, il film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien (Francia, Marocco, 2020, 90’). Un teschio dal volto allungato e arcate sopracciliari prominenti viene scoperto nel 1960 da un operaio in una miniera di Djebel Irhoud, in Marocco. Potrebbe trattarsi di un Neanderthal? Il Carbonio 14 fa risalire il ritrovamento a più di 40.000 anni fa, ma negli anni ‘80 il ricercatore francese Jean-Jacques Hublin e il professore marocchino Abdelouahed Ben-Ncer avanzano l’ipotesi che il teschio sia molto più antico e appartenga a un Homo sapiens. Il settimo strato di sedimenti rivela un tesoro sbalorditivo: i resti di cinque individui distinti. La datazione a termoluminescenza ne fa risalire l’origine a 300.000 anni fa… Presentazione a cura di Marco Peresani (università di Ferrara). A seguire il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia, 2024, 20’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Un film di Stefano Zampini con la fotografia di Daniele Simoncelli, la supervisione scientifica di Marco Peresani e le musiche originali di Duck Chagall (Francesco Ambrosini).

Firenze. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) con visita guidata alle due sezioni della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”

firenze_archeologico_conferenza-Poggetti-Vecchi-e-Schöningen-Vivere-tra-gli-elefanti-migliaia-di-anni-fa_serangeli_locandinaMartedì 26 novembre 2024, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Firenze, in via della Colonna 38, la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) a corollario della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”, organizzata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, che celebra così il suo 70° anniversario, in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo, università di Firenze e con il museo Archeologico nazionale di Firenze, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali Toscana, e con il contributo di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze.

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La vita a Poggetti Vecchi 170mila anni fa: disegno (foto maf)

“Il sito di Poggetti Vecchi, datato a circa 170.000 anni, ed il complesso di siti di Schöningen, datati a circa 300.000 anni, sono come due finestre aperte in un passato lontanissimo. La preservazione del legno ha in entrambi quasi dell’incredibile. Lo studio di questi siti ci ha permesso di raccogliere dati sull’ambiente, il clima ed il modo di vivere dei nostri antenati. Questi dati, lungi dall’essere fine a se stessi, ci aiutano a capire meglio il nostro presente e ci permettono di riflettere su aspetti centrali ed attualissimi quali la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’evoluzione culturale”.

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Locandina della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025

In occasione della conferenza sarà possibile visitare gratuitamente con le curatrici le due sezioni della mostra “170.000 anni a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”: il primo appuntamento è alle 16.15 al museo di Antropologia e Etnologia, via del Proconsolo 12, per poi proseguire al museo Archeologico nazionale. È necessaria la prenotazione a info@iipp.it specificando se si intende partecipare a entrambi gli eventi o solo alla conferenza. Posti limitati.

Comacchio (Fe). Al museo Delta Antico c’è “Una giornata nella Preistoria”: laboratorio per tutti di archeologia sperimentale con l’esperto Alfio Tomaselli

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“Una giornata nella Preistoria al museo Delta Antico”: è il laboratorio di archeologia sperimentale con l’esperto Alfio Tomaselli proposto dal museo Delta Antico di Comacchio (Fe) per grandi e piccini. Appuntamento domenica 24 novembre 2024, dalle 10 alle 16, al museo Delta Antico nel settecentesco Ospedale degli Infermi in via Agatopisto 2 a Comacchio. Per andare alla scoperta della Preistoria. L’esperienza ha come obiettivo coinvolgere i partecipanti da un punto di vista attivo, facendo utilizzare loro gli elementi essenziali della natura con ingegno, ragionamento, inventiva e fantasia per arrivare a costruire un utensile del Neolitico o immedesimarsi nelle attività quotidiane dell’uomo primitivo. L’attività è compresa nel costo del biglietto d’ingresso e viene svolta a rotazione negli orari indicati.

Per il secondo anno Fondazione Luigi Rovati partecipa a BookCity (11-17 novembre 2024) con un palinsesto di cinque appuntamenti su “Mitologia e Antichità”. Ecco i due appuntamenti di sabato 16 e i due di domenica 17 novembre 2024

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Per il secondo anno Fondazione Luigi Rovati partecipa a BookCity (11-17 novembre 2024) con un palinsesto di cinque appuntamenti su “Mitologia e Antichità”. Dopo l’incontro del 12 novembre, due nuovi appuntamenti sabato 16 e altri due domenica 17 novembre 2024

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Copertina del libro “Il dio spezzato” di Roberto Piumini e Milva Maria Cappellini

Sabato 16 novembre 2024, alle 15, Roberto Piumini, Milva Maria Cappellini con Enrica Caretta presentano il libro “Il dio spezzato. Tra arte e mito”, edito dalle Edizioni di Storia e Letteratura. In una giornata di primavera del 1923 il giovane ispettore della polizia greca Nikos Karateodori assiste dal porto del Pireo alla partenza della nave che gli sta portando via una storia d’amore. Come se non bastasse, viene sollevato dalle indagini che sta compiendo in un’Atene corrotta e inviato sull’isola di Naxos per far luce sulla mutilazione di una scultura. Un caso poliziesco di second’ordine, ma del tutto particolare, essendo stato asportato nottetempo il fallo di un’antica statua, privandola dell’espressione più evidente della sua prorompente sessualità e lasciando nello sconforto gli abitanti dell’isola. Fingendosi un innocuo professore di archeologia, Nikos Karateodori conduce indagini discrete, ma professionali, che lo porteranno a compiere scelte difficili. Un vertiginoso racconto d’amore interrotto e intervallato dalle riflessioni della correttrice di bozze del romanzo.

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Copertina del libro “Omero. Delle armi e del vero amore” di Silvia Romani (edizioni Il Mulino)

Sabato 16 novembre 2024, alle 18, Silvia Romani e Mauro Bonazzi presentano il “Omero oltre Omero: in guerra con i Greci”, in collaborazione con Il Mulino. Il sesto dell’Iliade è il canto di Glauco e Diomede, nemici pronti a incrociare le armi ma anche poi a deporle in nome dell’ospitalità è il canto di Ettore e Andromaca, due figure avvinte per sempre dalla sincerità del sentimento coniugale. Ma è anche il canto delle prime volte. Per la prima volta nella tradizione occidentale la fragilità della vita umana è accostata alle foglie che cadono. Per la prima volta la malinconia imprigiona l’anima di un uomo, Bellerofonte. Per la prima volta un grande guerriero, Ettore, abbraccia il figlio Astianatte sapendo di andare forse a morire. Valori, gesti, parole e passioni tuttora capaci di suscitare il felice stupore delle lettrici e dei lettori di oggi.

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Copertina del libro “L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani

Domenica 17 novembre 2024, alle 11, Guido Barbujani presenta il libro “L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”, edito da Laterza. Avvenimenti di diecimila anni fa ancora influenzano la quotidianità. La genetica e l’archeologia (ma anche la linguistica) evidenziano la presenza di una rivoluzione preistorica. Da allora tutto è cambiato: dall’alimentazione all’aspetto fisico, dall’ambiente alla struttura sociale. È la cosiddetta rivoluzione neolitica: il momento in cui, più che in qualunque altro, biologia e cultura si sono intrecciate, influenzandosi a vicenda e producendo la storia. Dopo il successo di Come eravamo, uno dei più importanti genetisti italiani ricostruisce l’alba della nostra storia. Inseguendo la geografia, sulla base di evidenze archeologiche e attraverso il racconto di molte storie, Guido Barbujani ci fa rivivere una rivoluzione, quella neolitica.

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Copertina del libro “Sparta” di Laura Pepe

Domenica 17 novembre 2024, alle 18, Laura Pepe presenta il libro “Sparta”, edito da Laterza. Laura Pepe prova ad andare oltre gli stereotipi per capire che cosa fu davvero Sparta, nel tentativo di restituirne un’immagine più veritiera. Sparta non era brutale con i suoi figli, le donne avevano più libertà, più cultura e più diritti rispetto alle altre donne greche e l’educazione spartana non era poi così diversa da quella impartita ai ragazzi nelle altre città di Grecia. Vivere a Sparta non significava votarsi solo alla guerra e all’addestramento militare, anzi: Sparta era la città dei motti di spirito, della musica, delle feste, dei bagni nel fiume Eurota.

Arona (No). Per “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad

arona_biblioteca_libro-ArcheologA-Storie-di-Preistoria-un-autobiografia_di-monica-piancastelli_presentazione_locandinaGiovedì 14 novembre 2024, alle 18, alla biblioteca civica di Arona (No), per il ciclo di incontri “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad di Arona: Un punto di vista femminile su un mondo per lungo tempo maschile e un viaggio nei decenni che hanno cambiato il modo di fare archeologia ma anche la stessa società italiana.

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Copertina del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli

Monica Piancastelli è geoarcheologa specializzata in Preistoria. Ha lavorato per venti anni nei cantieri archeologici di numerose regioni italiane. Ha tenuto corsi di formazione per tecnici di scavo e lezioni specialistiche in Master universitario, come docente a contratto. È autrice di articoli scientifici, di una guida narrata su Malta preistorica e di due libri per bambini. Negli ultimi anni ha condotto laboratori ludodidattici nelle scuole, curato eventi espositivi e costruito giocattoli della tradizione popolare. I balocchi della tradizione popolare in legno e altri materiali non hanno un’origine sempre nota, talvolta occorre andare indietro di millenni, come nel caso della trottola. Le mie mani di archeologa che un tempo scavavano la terra, ad un certo punto della mia storia, hanno prediletto la realizzazione di questi giocattoli. Tra i tanti costruiti, ne sono nati una decina che, per forma o per motivi decorativi, si sono ispirati ad opere e sintassi dell’arte mobiliare e parietale preistorica, divenendo preziosi dispositivi per accostare bambine e bambini all’origine dell’Arte, le cui tracce risalgono a oltre 40.000 anni fa. Passi autobiografici raccontano le fatiche fisiche e psicologiche della professione negli scavi archeologici e le peculiarità di un mestiere poco conosciuto al grande pubblico. Un omaggio anche ai tanti giovani il cui lavoro sul campo è stato ed è ancora sottovalutato.

Spalato (Croazia). All’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF) vince il film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux” di Alexis de Favitski. Riconoscimenti a due film di produzione italiana “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello e “Black Italian Renaissance” di Christiano Di Mattia

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Cerimonia di premiazione dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato (MFAF 7-9 novembre 2024 (foto mfaf)

Nel palmares dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato (MFAF 7-9 novembre 2024) ci sono due dei quattro film di produzione italiana in concorso (vedi Spalato (Croazia). Al via l’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF): tre giorni di proiezioni, workshop e conferenze, con 18 film in concorso tra cui 4 produzioni italiane. Ecco i titoli | archeologiavocidalpassato): sono il film “L’oro di Venezia” diretto da Nicola Pittarello e il film “Black Italian Renaissance” dal regista Christiano Di Mattia. Ma vediamo nel dettaglio tutti i premi.

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Frame del film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux” diretto da Alexis de Favitski

Il primo premio dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato è andato al film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux”, diretto da Alexis de Favitski (Francia 2022, 59’). L’Arazzo di Bayeux è un’opera d’arte straordinaria e unica che è sopravvissuta per quasi 1.000 anni. Realizzato nell’XI secolo, racconta la storia della rivendicazione di Guglielmo di Normandia al trono inglese, culminata nell’invasione normanna dell’Inghilterra e nella battaglia di Hastings. Con una lunghezza di quasi 70 metri, l’Arazzo di Bayeux comprende 623 personaggi, centinaia di animali e un’ampia varietà di scene che raffigurano la vita quotidiana ed eventi epici. È un tesoro di informazioni, che offre una visione straordinaria di un momento cruciale della storia.

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Frame del film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello

La giuria ha assegnato il secondo premio al film “L’oro di Venezia” diretto da Nicola Pittarello (Italia 2022, 55’). Pochi conoscono il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità.

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Frame del film “The Time They Spent Here” diretto da Ed Owles

Mentre il terzo è stato vinto dal film “The Time They Spent Here” diretto da Ed Owles (Regno Unito 2023, 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due esperti archeologi attivi a Tanum, in Svezia, provano a comprendere quale sia il metodo migliore per catalogare le incisioni svedesi dell’Età del Bronzo ed esaminano le differenze tra documentazione analogica e digitale.

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Frame del film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia

Quest’anno, la giuria di esperti ha assegnato due premi speciali: per il cortometraggio è stato assegnato al film “Kurnati: l’alfabeto della memoria – Walls”, diretto da Mateja Šarić, e per il lungometraggio, il premio è andato al film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia (Italia 2023, 90’). Il film racconta le vite di personaggi afro-discen­denti nell’Italia Rinascimentale, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo, e che, in modi diversi, hanno segnato la Storia. I loro volti fanno capolino tra le tele di alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi. I loro nomi sono sparsi tra i libri mastri di archivi antichi. Raccontando le storie di nobili, schiavi, ambasciato­ri e cavalieri, il documentario svela come il concetto rinascimentale di “razza” fosse diverso da quello che conosciamo oggi.

Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi il soprintendente Franco Marzatico dialoga con Paolo Bellintani su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”

rovigo_grandi-fiumi_incontri-archeologia-del-sacro_programma_locandinaSabato 9 novembre 2024, alle 16, al museo dei Grandi fiumi di Rovigo, secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”, promosso dal Cpssae. Franco Marzatico, soprintendente ai Beni culturali di Trento, dialoga con Paolo Bellintani (archeologo del CPSSAE) su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” permettendoci di fare un viaggio sulle vette e nelle acque del mondo alpino per scoprire misteriose pratiche cultuali collegate ai quattro elementi (aria, fuoco, terra e acqua) “radici” di tutte le cose e connettori tra microcosmo umano e macrocosmo naturale.

Nogarole Rocca (Vr). La mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” apre le porte alla comunità di quel territorio che è stato custode per 4500 anni della necropoli preistorica e protostorica scoperta in località San Francesco. Gli interventi della curatrice Paola Salzani, che ha diretto lo scavo a Pradelle, e dell’archeologo Gianni De Zuccato che la scoprì

nogarole-rocca_oratorio-san-leonardo_mostra-connessi_presentazione-alla-comunitàLa mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” apre le porte alla comunità di quel territorio che è stato custode per 4500 anni della necropoli preistorica e protostorica di Nogarole Rocca, scoperta in località San Francesco nella frazione di Pradelle. A pochi giorni dall’inaugurazione della mostra alla presenza degli addetti ai lavori (archeologi di soprintendenza, università, musei; amministratori locali e provinciali; e rappresentati di Autobrennero che ha sponsorizzato il progetto di ricerca e valorizzazione: vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/11/06/nogarole-rocca-vr-allex-oratorio-san-leonardo-di-pradelle-apre-la-mostra-con-nessi-interazioni-millenarie-di-una-necropoli-che-vuole-valorizzare-leccezionale-ne/) sabato 9 novembre 2024, alle 10, nella sala congressi di Corte Castelletto di Pradelle di Nogarole Rocca, evento inaugurale a favore della cittadinanza con la presentazione dei lavori che hanno interessato la necropoli preistorica. A seguire apertura della mostra archeologica, visitabile fino al 2 febbraio 2025 il sabato e la domenica dalle 15 alle 18 con visita guidata alle 16 senza prenotazione, nell’oratorio di San Leonardo.

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L’archeologa Paola Salzani della Sabap di Verona illustra la mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” all’ex oratorio di San Leonardo di Nogarole Rocca (foto drm-veneto)

Paola Salzani, archeologa preistorica della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, responsabile dello scavo della necropoli preistorica di Nogarole Rocca (Vr) e curatrice della mostra “Connessi”, spiega ad “archeologiavocdalpassato.com” come si è passati dalla grande scoperta con un intervento di archeologia preventiva alla prima esposizione dei preziosi reperti ossei, ceramici e metallici a pochi passi dal luogo del rinvenimento.

“La scoperta: è stato subito chiaro dalle prime battute nel 2017 che era molto importante. Lo scavo è stato lungo e molto impegnativo perché ha interessato un’area di 12800 mq, e da allora da quel momento il lavoro mio come coordinamento scientifico e di studio ma di tutti i collaboratori del gruppo di ricerca che si è impegnato allo studio di questi rinvenimenti è stato continuo e costante. I restauri e le analisi fino a trovare in Autobrennero un sostegno finanziario importante che ci ha consentito, attraverso la mostra Connessi di poter restituire in anteprima – diciamo – i dati preliminari di questi studi, perché le ricerche non sono finite. Questo è un punto non di arrivo ma di ripartenza per proseguire gli studi”.

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La necropoli di Pradelle di Nogarole Rocca datata tra il Campaniforme e l’Età del Bronzo (foto Sabap-Vr)

Gianni De Zuccato, archeologo della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, per “archeologiavocidalpassato.com” ripercorre le vicende che hanno portato alla scoperta della necropoli preistorica di Nogarole Rocca, nel 2017, con un intervento di archeologia preventiva: dall’affiorare di un eccezionale vaso campaniforme all’incarico a Paola Salzani.

“La necropoli è stata scoperta in una maniera del tutto inaspettata, ma non casuale, perché è frutto di un intervento di archeologia preventiva. Quando hanno lottizzato questa grandissima area, dove dopo è stata scoperta la necropoli, io ero funzionario di zona e ho chiesto un’assistenza archeologica preventiva perché l’area era molto grande, perché si sa che Nogarole Rocca è una miniera di ritrovamenti archeologici, anche se nella zona specifica non era stato segnalato nessun rinvenimento in precedenza. Questa indagine preventiva condotta dall’archeologa Francesca Meloni aveva portato a dei ritrovamenti ordinari, non particolarmente rilevanti: erano state individuate delle canalizzazioni, forse di epoca romana, in quanto sul fondo di questi canali c’erano dei laterizi di epoca romana, ma sono quelle cose che nella campagna, nella campagna veronese poi, si trovano in maniera abbastanza frequente. E poi era stata individuata una fornace invece probabilmente settecentesca. Mi era stato chiesto appunto – ornai eravamo alla conclusione di questa indagine – mi era stato chiesto cosa fare della fornace. Ho detto: “fate tutti i rilevamenti del caso”. Documentazione fotografica, si recupera quello che è possibile recuperare come documento materiale, cioè dei residui delle lavorazioni dei laterizi. E poi dico: “asportate quello che non è il caso di conservare”.

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2017, lottizzazione in località San Francesco di Pradelle di Nogarole Rocca: emerge dal terreno un vaso campaniforme in eccezionale stato di conservazione (foto sabap-vr)

“Nell’asportazione – dopo un po’ – mi chiama la dottoressa Meloni e mi dice: “guarda, dal piano di asportazione della fornace è emerso questo vaso”. E mi manda la fotografia. E alla vita mi ha fatto trasalire perché ho immediatamente riconosciuto un vaso campaniforme quasi integro. Ho spalancato gli occhi e ho detto: “Questo è un campaniforme”. E gli ho scritto. Conservo ancora la chat tra me e lei. E lei mi dice: “Sembra anche a me”. Allora mi sono precipitato lì e effettivamente c’era questo vaso che inizialmente non si sapeva a cosa riferire. E poi nei giorni seguenti abbiamo capito che era un documento di questa grande necropoli neolitica. A questo punto ho coinvolto la dottoressa Paola Salzani. Non ricordo se era già incardinata nella soprintendenza o se stava per essere incardinata nella soprintendenza, e lei è una specialista della materia e quindi aveva tutti i titoli per proseguire nella ricerca. Ho partecipato naturalmente anch’io perché ero il “papà” di questa scoperta. E sono usciti questi grandi circoli, i resti di questi grandi tumuli funerari con un numero notevole di sepolture e con le testimonianze di questo rituale tipico del periodo del Neolitico che è particolarissimo e ha avuto giustamente una risonanza a livello nazionale e anche internazionale”

Venezia. All’auditorium Santa Margherita la Giornata dell’Archeologia dell’università Ca’ Foscari: ecco il ricco programma degli interventi dal Veneto al Vicino Oriente, dalla preistoria al Medioevo

venezia_auditorium-margherita_giornata-dell-archeologia-2024_locandinaGiovedì 7 novembre 2024, alle 15.30, all’auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino a Dorsoduro 3689 di Venezia, la “Giornata dell’Archeologia” dell’università Ca’ Foscari. Dopo i saluti istituzionali di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici, gli interventi: Federico Bernardini, “Preistoria recente dell’Alto Adriatico: la grotta Tina Jama e il castelliere di Trmun”; Elena Rova, “Da campi di tumuli ad aree per esercitazioni militari: leggere il paesaggio archeologico di Gardabani (Georgia, Caucaso)”; Ilaria Caloi, Davide Aquini, “Nuove scoperte sulla polis di Festòs (Creta)”; Alessandra Gilibert, “L’esplorazione dei paesaggi marginali: dall’archeologia costiera in Sardegna all’archeologia d’alta montagna in Armenia”; Luca Maria Olivieri, “Missione archeologica in Pakistan (Swat): scavo, conservazione e mobilizzazione sociale”; Emanuele Ciampini, Francesca Iannarilli, “Ca’ Foscari in Egitto e Sudan: fare archeologia tra guerra e alluvioni”; Giovanna Gambacurta, “L’origine delle ‘famiglie’ nel Veneto preromano: storie di inclusione alle origini delle città”; Elisa Costa, “L’archeologia subacquea ad alta profondità: relitti romani nel Mar Tirreno”; Carlo Beltrame, Valentina Mantovani, “Un ostriarium romano in laguna di Venezia”; Luigi Sperti, Eleonora Delpozzo, “Abitando Altino. Aggiornamenti e novità dalle ricerche nella città romana”; Daniela Cottica, Andrea Cipolato, Elena Rocco, “Novità dal porto fluviale di Aquileia fra ricerca, didattica e inclusione”; Alessandro Alessio Rucco, “Comacchio: nuovi dati sul passaggio tra tarda antichità e alto medioevo”; Margherita Ferri, “Ceramica a Venezia tra Medioevo e prima epoca moderna: oggetti, identità e ambiente”; Cristina Tonghini, “Progetto Archeologico Tell Zeyd: una finestra sul mondo rurale nord- iracheno nel periodo islamico (VII- XIX secolo)”; Diego Calaon, “Laguna Veneta e Oceano Indiano. Comunità, partecipazione e citizen science. Archeologie e archeologie di paesaggio condivise”; Luigi Magnini, Cinzia Bettineschi, “Archeologia dei paesaggi montani: l’Altopiano dei Sette Comuni e il Bostel di Rotzo tra diacronia, approcci tradizionali e innovazione”.