Torino. Con il biglietto speciale “Be the first” si può scoprire il museo Egizio in una chiave unica ed esclusiva grazie all’ingresso prima dell’orario di apertura. Ecco i week end disponibili
Dal 2 al 6 aprile, e poi dal 1° al 3 maggio, e ancora dal 30 maggio al 2 giugno 2026, si può scoprire il museo Egizio di Torino in una chiave unica ed esclusiva grazie all’ingresso prima dell’orario di apertura. Con il biglietto speciale “Be the First” si può accedere al Museo già dalle 8 del mattino in modalità a porte chiuse e avere così l’opportunità unica di ammirare la collezione immersa nelle prime luci del giorno. Inoltre, acquistando questo biglietto, si può godere una colazione nella nostra caffetteria al prezzo speciale di 1 euro per un caffè e un croissant. Attenzione: i posti sono limitati per garantire l’esclusività dell’esperienza. L’ingresso “Be the First” non prevede tariffe agevolate o gratuità. Le tessere “Abbonamento Musei” e “Torino+Piemonte Card” non sono valide in questi orari. Non è consentito effettuare visite guidate. Per accedere al Museo prima del consueto orario di apertura è obbligatorio acquistare il biglietto d’ingresso online.
Appia antica (Roma). La Tomba dei Pancrazi chiude per restauro: il diario del cantiere sui social. E apertura straordinaria della mansio

Il soffitto della Tomba dei Pancrazi nell’area archeologica della Via Latina a Roma (foto parco appia antica)
Dal 1° aprile 2026 la Tomba dei Pancrazi, uno dei sepolcri più suggestivi dell’area archeologica della Via Latina, nel parco archeologico dell’Appia Antica a Roma, chiude temporaneamente le sue porte al pubblico per un importante intervento di restauro degli affreschi della camera sepolcrale. Ma la tomba non sparisce: si può seguire sui social, passo dopo passo, con la rubrica “Diario di cantiere dalla Via Latina”. Dietro le quinte del restauro, tra diagnostica, ricerca e conservazione, vi racconteremo il lavoro di chi ogni giorno si prende cura di questo straordinario patrimonio.
E per chi vuole continuare a esplorare la via Latina, c’è una novità: il percorso si arricchisce con l’apertura straordinaria della mansio, uno spazio solitamente non accessibile al pubblico. Tabernae, ambienti residenziali, impianti termali: un mondo tutto da scoprire, dedicato all’accoglienza dei viaggiatori dell’antichità.
Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati mostra “Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi”: esposto il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione cortonese Corazzi (oggi conservata al Rijksmuseum van Oudheden) con una selezione di volumi ne ripercorre la fortuna critica
Dal 1° aprile al 4 ottobre 2026, la Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, ospita la nuova mostra “Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi”, realizzata in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona. In mostra il nucleo di preziosi bronzi etruschi della collezione cortonese Corazzi, oggi conservato al Rijksmuseum van Oudheden, che eccezionalmente rientra in Italia. Accanto ai bronzi, una selezione di volumi ne ripercorre la fortuna critica, evidenziando sia il valore delle fonti bibliografiche come strumenti essenziali per comprendere la storia delle opere e del loro collezionismo, sia il ruolo nella trasmissione di modelli iconografici e memorie visive. Il progetto espositivo, ospitato al Piano Ipogeo del Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati, riprende e sviluppa il percorso avviato al MAEC di Cortona, concentrandosi sui reperti etruschi della collezione Corazzi e approfondendo il ruolo del collezionismo privato nella costruzione del patrimonio culturale, tra dimensione locale ed europea. La relazione tra la collezione Corazzi e l’esposizione permanente della Fondazione mostra come le raccolte private possano divenire strumenti di conoscenza condivisa, dai nuclei dei primi musei pubblici alle attuali forme di integrazione tra musei pubblici e privati.

Il Fanciullo con oca: bronzo votivo della collezione Corazzi, conservato al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (foto fondazione rovati)

Il dio della guerra Loran, bronzo della collezione Corazzi, conservato al Rijksmuseum van Oudheden di Leida (foto fondazione rovati)
La collezione di Galeotto Ridolfini Corazzi nasce a partire dal XVIII secolo quando la diffusione delle libertà intellettuali favorisce l’affermarsi di un’élite internazionale interessata all’archeologia e alle civiltà antiche, contribuendo alla circolazione di reperti e opere d’arte. Fra i bronzi in mostra, alcune statuette e manufatti hanno carattere votivo e culturale, come il Fanciullo con oca, raffigurante un bambino nudo con un’oca in braccio, che indossa al collo una bulla, la cui iscrizione sulla gamba destra attesta la funzione votiva; analoga destinazione è confermata dall’iscrizione dedicatoria della statuetta in bronzo di Laran, dio della guerra rappresentato con corazza ed elmo, databile tra il 540 e il 520 a.C.; alla metà del IV secolo a.C. risale invece il bronzetto raffigurante un Grifone, animale fantastico che unisce il leone, re della terra, all’aquila, regina del cielo, recante sul lato destro del corpo un’iscrizione dedicatoria a Tinia, divinità delle folgori.
Accanto ai bronzi Corazzi è esposta una selezione di volumi che sottolinea il valore testimoniale delle pubblicazioni antiche per lo studio della storia delle opere d’arte e della storia del gusto: sono esposti, tra gli altri, una copia di Ad monumenta Etrusca operi Dempsteriano additae explanationes et conjecturae di Filippo Buonarroti (1723-1724), i Due ragionamenti del dottore Lodovico Coltellini agli Accademici Etruschi di Cortona sopra quattro superbi bronzi antichi […] di Lodovico Coltellini (1750) e il Museum Cortonense di Francesco Valesio, Antonio Francesco Gori, Ridolfino Venuti (1750). In questo contesto, il libro si configura come un dispositivo curatoriale capace di mantenere attiva la vita dell’oggetto anche in sua assenza fisica – quando disperso, non accessibile o lontano, rendendone possibile la fruizione e lo studio e assicurandone la trasmissione nel tempo. La riflessione bibliografica introduce così una relazione tra due distinti mondi comunicativi, l’opera e il libro sull’opera, intesi come spazio di mediazione e interpretazione per la conservazione e la riattivazione della memoria materiale.
Codigoro (Fe). Pomposa guarda al futuro: arrivano i totem digitali per l’ingresso all’abbazia e al museo. Dal 1° aprile biglietteria elettronica e nuovi servizi per una visita più semplice, accessibile e autonoma
L’innovazione digitale entra in uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale emiliano. A partire dal 1° aprile 2026, l’Abbazia di Pomposa e il Museo Pomposiano adottano un nuovo sistema di biglietteria elettronica, introducendo servizi pensati per rendere l’esperienza di visita più accessibile, inclusiva e in linea con le esigenze del pubblico contemporaneo. L’iniziativa si inserisce nella strategia nazionale del ministero della Cultura per la creazione di un ecosistema digitale integrato per i musei statali. Il complesso di Pomposa, afferente ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, si conferma così protagonista di un processo di rinnovamento che semplifica l’accesso e valorizza il patrimonio culturale. Dal 1° aprile 2026 l’ingresso all’Abbazia e al Museo sarà gestito interamente tramite sistemi di pagamento elettronico. I visitatori potranno acquistare il biglietto in modo autonomo attraverso due canali: i totem, multilingua: italiano, inglese, francese e spagnolo, installati in loco presso la biglietteria del museo oppure la piattaforma digitale dedicata “Musei Italiani”, accessibile anche tramite app gratuita disponibile su Google Play e Apple Store.
“L’introduzione dei totem digitali rappresenta un passaggio importante nel percorso di innovazione dell’Abbazia di Pomposa”, sottolinea la direttrice Serena Ciliani. “Vogliamo offrire ai visitatori strumenti semplici ed efficaci che rendano la visita più autonoma e accessibile, senza rinunciare alla qualità dell’accoglienza. L’Abbazia di Pomposa sarà il primo sito, tra quelli della direzione musei regionale, a sperimentare l’utilizzo di questi totem. I visitatori potranno effettuare in autonomia i pagamenti che potranno avvenire solo tramite bancomat e carta di credito. È un modo concreto per avvicinare nuovi pubblici e migliorare l’esperienza di chi sceglie di scoprire questo luogo straordinario”. Le nuove postazioni digitali, collocate all’ingresso del complesso, consentiranno non solo l’acquisto immediato dei biglietti tramite POS, ma offriranno anche informazioni aggiornate sull’intero sistema dei musei statali italiani, contribuendo a orientare e arricchire l’esperienza del visitatore, al contempo lo staff museale in servizio presso la biglietteria faciliterà le operazioni di acquisto biglietti e darà indicazioni sul complesso abbaziale. La nuova infrastruttura digitale si affianca all’impegno costante per garantire tariffe accessibili e una gestione efficiente del sito, con l’obiettivo di coniugare innovazione e valorizzazione.

L’Abbazia di Pomposa e il suo iconico campanile (foto francesca marchini / gfc gruppo fotoamatori codigoro)
L’Abbazia di Pomposa, con il suo iconico campanile e gli straordinari cicli di affreschi medievali, rappresenta uno dei complessi monastici più rilevanti del patrimonio statale. Le sue origini risalgono ai secoli VI-VII, quando sorse un insediamento benedettino sull’antica Insula Pomposia, un territorio boscoso circondato da rami fluviali e protetto dal mare. Dopo l’anno Mille visse la sua stagione di massimo splendore, affermandosi come centro monastico di primaria importanza sotto la guida dell’abate San Guido. Tra le figure illustri che vi soggiornarono spicca Guido d’Arezzo, il monaco cui si deve l’introduzione del sistema musicale basato sulle sette note. Insieme al Museo Pomposiano, l’abbazia è oggi parte dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.
Roma. A Palazzo Massimo va in scena “Afrodite”, nuova performance di teatrodanza di ArteStudio con la direzione artistica di Riccardo Vannuccini, nell’ambito di “Una Stanza per Ofelia”, che offre una visione segreta e misteriosa di Afrodite: un’archeologia del guardare
Martedì 31 marzo 2026, alle 16, alle 17 e alle 18, nelle sale di Palazzo Massimo del museo nazionale Romano, va in scena “Afrodite”, nuova performance di teatrodanza di ArteStudio con la direzione artistica di Riccardo Vannuccini e realizzato nell’ambito di “Una Stanza per Ofelia”, un progetto co-finanziato dall’Unione Europea e con il sostegno del MIC e la collaborazione importante del museo nazionale Romano diretto da Federica Rinaldi. Evento incluso nel biglietto del museo. In scena Alessandra Marini, Pietro Freddi, Chiara Giangrande, Gabriele Guerra, Silvia Fasoli, Sofia Russotto, Maria Santuzzo, Sabrina Biagioli, Agata Alma Sala, Alba Bartoli, Maria Sandrelli con la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze del Centro Sabelli e della scuola Borgoncini Duca che aderiscono al progetto “Una Stanza per Ofelia”. Una performance di teatrodanza liberamente ispirata alla statua di Afrodite al bagno che, affascinante e di conturbante bellezza, sembra guardare le cose del mondo con leggerezza tutta femminile. Una posa in movimento che suggerisce libertà e presenza scenica. La performance intende proporre un’archeologia dello sguardo, ovvero gli artisti accompagneranno il pubblico nella visione segreta e misteriosa di Afrodite attraverso prospettive inedite del guardare e del conservare la memoria dello sguardo.
Il progetto di ArteStudio composto da attività sceniche e laboratoriali dedicato al contrasto e alla prevenzione dei fenomeni e dei comportamenti riferibili alla violenza sulle donne e sulle persone fragili in genere, esplora qui il tema in una relazione fra abitanti e città facendo dello spazio museale il luogo principale di nuove forme di cittadinanza attraverso un rapporto in sensi con la tradizione e il futuro culturale del nostro Paese, utilizzando la performance artistica nei luoghi d’arte come strumento di ricerca e comprensione della vicenda umana e, in questo caso, stabilendo una relazione originale, interessata ed interessante, con gli spazi museali del Palazzo Massimo.
Verona. A Quinzano la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani (Sabap-Vr), terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”
Martedì 31 marzo 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. “È un’occasione estremamente importante – sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli –, un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenta le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.
Villanova di Castenaso (Bo). Al museo della civiltà Villanoviana presentazione dello scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso con Annalisa Capurso (Sabap-Bo) e Cristian Tassinari (Tecne), terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”
Martedì 31 marzo 2026, alle 18, al museo della Civiltà villanoviana, in via Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo), presentazione dello scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso, terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”. Gli archeologi, Annalisa Capurso, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, e Cristian Tassinari, della ditta Tecne Srl, illustreranno un frammento di storia del territorio di Castenaso presentando lo scavo della vasca romana, portata in luce nel 2019 durante un intervento di archeologia preventiva, poi restaurata ed esposta in loco. Il rinvenimento fa parte di un più ampio complesso rustico destinato alla lavorazione e conservazione dei prodotti agricoli. Ingresso gratuito. Prenotazione: 051780021 oppure muv@comune.castenaso.bo.it
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Beyond the visible: scientific approaches to ancient Egyptian funerary culture” con l’egittologa Marie Vandenbeusch (British Museum), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Martedì 31 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala Conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con Marie Vandenbeusch su “Beyond the visible: scientific approaches to ancient Egyptian funerary culture”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/beyond-the-visible-tickets… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
Dal 2014, il British Museum ha sviluppato diverse mostre temporanee incentrate sulla vita e sulla morte di individui mummificati dell’antico Egitto. Queste mostre hanno offerto opportunità uniche per studiare i resti umani e i corredi funerari sepolti con loro. La presentazione fornirà una panoramica di alcune delle tecniche scientifiche utilizzate in questi progetti, tra cui una gamma di analisi di imaging, bioarcheologiche e molecolari. Questo approccio interdisciplinare ci ha permesso di approfondire la nostra comprensione di chi fossero questi individui, di come vivevano, di cosa credevano e di come venivano preparati per l’aldilà. Ha permesso inoltre di acquisire nuove conoscenze sulla fabbricazione e produzione di maschere, ritratti, sudari e sarcofagi. Collocando sia gli oggetti sia le persone che li hanno realizzati nel loro contesto socio-economico, è stato possibile esplorare l’industria funeraria in termini di commercio, riutilizzo e, soprattutto, di straordinaria maestria artigianale.
Marie Vandenbeusch è curatrice al dipartimento di Egitto e Sudan del British Museum, dove è responsabile della collezione relativa alla cultura funeraria della Valle del Nilo. È stata curatrice principale di diverse mostre, tra cui Pharaoh: Power and Art in Ancient Egypt (2024) e Egyptian Mummies: Exploring Ancient Lives (2016-2024). Attualmente dirige il progetto Divine Creatures: Researching Animal Mummies in Ancient Egypt (2024-2027). Marie ha conseguito un dottorato all’università di Ginevra (la sua monografia L’âne dans la religion égyptienne è stata pubblicata nel 2020 da Sidestones) e ha precedentemente lavorato in diversi musei del Regno Unito e della Svizzera. I suoi interessi di ricerca comprendono le pratiche funerarie e magiche nell’antico Egitto, con particolare attenzione alle mummie e alla cultura materiale, nonché la storia dell’Egittologia e del collezionismo.


















Commenti recenti