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Villamarzana (Ro). Open day agli scavi diretti da Michele Cupitò dell’università di Padova con visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, allo scavo del sito protostorico e ai laboratori collegati allo scavo. Prenotazione obbligatoria

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Villamarzana: campagna 2024. Gli archeologi sono tornati sul sito protostorico (foto drm-veneto)

Anche per il prof. Michele Cupitò e il suo team dell’università di Padova è arrivato il momento di aprire le porte dello scavo del sito protostorico di Villamarzana (Ro) a cittadini e interessati: c’è l’Open day 2024, esempio di archeologia pubblica all’interno del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Un’occasione unica per curiosi, appassionati di storia, archeologia, territorio che vedrà questa volta protagonisti gli scavi di Villamarzana, dove stanno intervenendo studenti e ricercatori dell’università di Padova, diretti dal professor Michele Cupitò.

villamarzana_open-day-2024_locandinaL’appuntamento è per mercoledì 18 settembre 2024 alle 13.50 al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, barchessa nord di Villa Badoer, in via Giovanni Tasso 1. Dalle 14 alle 15.30 visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, e il prof. Michele Cupitò dell’università di Padova. Dalle 15.45 alle 16.45 visita guidata allo scavo in corso nel sito di Villamarzana con Paola Salzani, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, con il prof. Michele Cupitò, David Vicenzutto e Claudio Bovolato dell’università di Padova. Infine, tra le 17 e le 17.45, visita guidata ai laboratori collegati allo scavo con Veronica Gallo, Cristina Ambrosini dell’università di Padova e Maria Sofia Manfrin dell’università di Milano. Presente per l’occasione anche Giuseppe Toffoli, vice presidente vicario della Fondazione Cariparo, che porterà ai partecipanti i saluti dell’ente.

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Un momento della campagna di scavo 2024 a Villamarzana (foto drm-veento)

Si ricorda che per partecipare è richiesta la prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento del numero massimo di posti disponibili, e che gli spostamenti tra Fratta Polesine e Villamarzana avverranno esclusivamente con mezzi propri. Si invitano inoltre i visitatori ad indossare indumenti e scarpe comodi per accedere al laboratorio e agli scavi. Per prenotazioni ed informazioni, è possibile contattare il museo archeologico nazionale di Fratta Polesine al numero di telefono 0425 668523 o all’indirizzo e-mail drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Il costo del biglietto di accesso al museo è di 2 euro.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per il quinto appuntamento della rassegna “SFIDA – Serate Fiorentine Di Archeologia”: presentazione del libro “Prima di Roma. Storia dell’Italia da Enea ad Annibale” di Valerio Massimo Manfredi e Luigi Malnati e visite tematiche sulla collezione Passerini e il Vaso François

firenze_archeologico_serate-fiorentine-di-archeologia_manfredi-malnati_18-settembre_locandinaMercoledì 18 settembre 2024, il museo Archeologico nazionale di Firenze ospiterà il quinto appuntamento della rassegna “SFIDA – Serate FIorentine Di Archeologia”. Come nelle altre aperture serali dell’estate 2024, per l’occasione il Museo sarà aperto dalle 18 alle 22 e offrirà ai visitatori un pacchetto di attività tutte comprese nel costo del biglietto di ingresso.

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Copertina del libro “Prima di Roma. Storia dell’Italia da Enea ad Annibale” di Valerio Massimo Manfredi e Luigi Malnati

Il programma avrà inizio alle 18 con la presentazione del libro “Prima di Roma. Storia dell’Italia da Enea ad Annibale” di Valerio Massimo Manfredi e Luigi Malnati, Mondadori, 2024. Il direttore del museo Daniele F. Maras si intratterrà per circa un’ora a conversazione con uno degli autori Luigi Malnati. Per chi intende partecipare all’evento, l’accesso sarà gratuito solo su prenotazione entro mezzogiorno di mercoledì 18 all’indirizzo: drm-tos.musarchnaz-fi@cultura.gov.it (massimo 60 posti: affrettatevi a prenotare!). il libro: scrivere una storia d’Italia prima che Cesare passasse il Rubicone e Augusto realizzasse la pax romana può sembrare un’impresa azzardata. Fino alla battaglia di Sentino e alla vittoria su Pirro, infatti, Roma non aveva ancora un ruolo predominante nel Mediterraneo e la ricostruzione di una storia della nostra penisola è stata tentata solo raramente. In realtà, molto ci sarebbe da dire su questi secoli poco esplorati, ricchi di testimonianze che riecheggiano ancora oggi. Dalle leggende su Enea e Diomede, che riportano ai secoli attorno al Mille a.C., alle imprese dell’etrusco Tarconte o a Servio Tullio, il sesto re di Roma, alle gesta di personaggi storici come Furio Camillo, Dionigi il Grande di Siracusa o Annibale, protagonista dell’ultimo disperato tentativo di fermare l’avanzata romana. È in questa cornice che prendono vita le vicende dei popoli italici e delle loro imprese mediterranee, che suggeriscono come la storia del nostro paese sia tanto complessa quanto interconnessa. Valerio Massimo Manfredi e Luigi Malnati tornano a raccontare insieme la Storia in una nuova veste, con un approccio sia da storici dell’antichità che da scrupolosi archeologi. Un viaggio alla scoperta della nostra penisola prima del dominio romano, un racconto che fa luce su un’epoca ancora poco indagata, che rivela come l’idea di unitarietà geografica sia in realtà molto più antica di quanto pensassimo.

Seguirà alle 19 una visita tematica alla “Collezione Passerini raccontata attraverso i pastiche chiusini. Storia di un restauro”, a cura di Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del Museo. Appuntamento presso la biglietteria, per una prospettiva speciale sulla mostra “Tesori dalle terre d’Etruria” (durata 45 minuti). La visita viene ripetuta alle 20.

Alle 19.45 sarà la volta dell’archeologo Mario Iozzo, grande esperto di ceramica greca e precedente direttore del Museo, che ci porterà a esplorare il compendio di mitologia figurata offerto dal “Vaso François: dalla Guerra di Troia alle divinità dell’Olimpo”. L’incontro avverrà al secondo piano del Museo, nella sala dedicata al grande capolavoro della ceramica ateniese a figure nere. L’incontro viene ripetuto alle 21.

Urbino. Alla Galleria Nazionale delle Marche presentazione del libro “Che cosa sono i classici” dello storico dell’arte Luca Nannipieri (Skira)

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Alla Galleria Nazionale delle Marche ci si interroga sui “classici” dell’arte con lo storico dell’arte toscano Luca Nannipieri che presenta il suo libro “Che cosa sono i classici” (Skira). Appuntamento nel Giardino d’inverno di Palazzo Ducale, a Urbino, martedì 17 settembre 2024, alle 17. Con l’autore del libro interverranno il direttore del museo, Luigi Gallo, e Luigi Bravi, professore ordinario di Filologia classica all’università d’Annunzio di Chieti-Pescara e presidente dell’Accademia Raffaello.

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Copertina del libro “Che cosa sono i classici” di Luca Nannipieri (Skira)

Che cosa sono i classici. Usiamo la parola “classici” tutti i giorni: a scuola, nei musei, nei teatri, in cucina, nell’abbigliamento, in televisione, al cinema, spesso nei libri. Ma che cosa sono? Perlustrando vari campi d’espressione, dall’arte alla letteratura, dall’architettura alla moda, dal cibo alla toponomastica, questo libro riflette sulla durevolezza o meno del segno umano. Perché abbiamo bisogno di classici e perché essi, al di là delle apparenze che li mostrano stabili, costantemente mutano? Si pensa che i classici siano opere immortali, ma se guardiamo la storia delle civiltà, ciò che constatiamo è che la caratteristica più inesorabile delle opere umane è proprio la loro mortalità. Ma questa mortalità è per sempre? No, dice la storia, a cominciare da quella specifica sequenza di espressioni che è la storia dell’arte: ogni manufatto può trascorrere secoli di oblio e poi tornare vivo e dopo, nuovamente, andare ancora in ombra. L’impermanenza è proprio il principio vitale che sta alla base delle opere dei popoli.

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Luca Nannipieri, scrittore e storico dell’arte

Scrittore e storico dell’arte, Luca Nannipieri ha pubblicato con Rizzoli “Candore immortale” (2022). Tra le sue pubblicazioni, il libro A cosa serve la storia dell’arte (Skira, 2021) è stato tradotto e pubblicato in Francia, nel 2022, da L’Harmattan, nella collana diretta dal professore emerito di Sociologia della Sorbonne di Parigi Pequignot. Ha collaborato e scritto su Panorama, Il Giornale e la dorsale tosco-emiliana del Corriere della Sera. Ha curato e presentato rubriche d’arte in Rai e Mediaset. Ha tenuto conferenze nei principali musei italiani.

Noto (Sr). Al museo Antropologico di Testa dell’Acqua “MATcinemArt”: aperitivo e proiezione del film “Askòs – Il canto della Sirena”, terzo appuntamento itinerante del XIV Festival della Comunicazione del Cinema Archeologico di Licodia Eubea

noto_MATcinemArt_aperitivo-e-film_locandinaUn aperitivo al tramonto, un’atmosfera magica, un film avvincente, scritto e diretto magistralmente, tanta bella gente tutta quanta insieme. Ecco gli ingredienti di “MATcinemArt”, terzo appuntamento itinerante inserito nella programmazione del XIV Festival della Comunicazione del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (9-13 ottobre 2024). Quando? Domenica 15 settembre 2024, a partire dalle 19, al museo Antropologico MAT di Testa dell’Acqua (Noto, Sr). L’evento, in collaborazione con l’Ecomuseo degli Iblei, rientra nella ricca programmazione del festival di Licodia Eubea che dal 2011 ospita appassionatamente documentari e film d’autore che esplorano la storia, le civiltà antiche, le scoperte archeologiche e i complessi legami fra il patrimonio culturale e le comunità. Si inizia dunque alle 19 con l’aperitivo al tramonto, e alle 20 proiezione del film documentario “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023, 63′) che affronta il delicato tema del trafugamento e del traffico illecito dei beni culturali: fenomeno diffuso, radicato e sommerso, noto come “archeomafia”.

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Il film “Askòs. Il canto della Sirena” di Antonio Martino

“Askòs. Il canto della Sirena”. Nel 1983 in un bosco fuori la città di Crotone, un contadino, trova per caso una tomba antica e tra i tanti reperti rinvenuti trova anche un oggetto a forma di uccello, poi volgarmente definito dal contadino la “Papera”. Molto presto scopre che l’oggetto potrebbe avere un valore economico, cosi lo rivende ad un ricettatore di Bari per 10 milioni di lire e una mucca. Subito dopo viene portato in Svizzera e acquistato da un gruppo di multinazionali del farmaco per 400 milioni di lire. Successivamente, attraverso altri passaggi, l’oggetto viene acquistato dal Getty Museum di Malibù per 2 miliardi di lire. La “Papera” in realtà è un Askòs, un reperto funerario magno-greco risalente al IV-V secolo A.C. Rappresenta una sirena (arpia) e costituisce uno dei rari oggetti che possono essere legati direttamente alla dottrina di Pitagora, che fondò la scuola di sapere proprio a Crotone. I segreti della civiltà magno greca, relativi alla storia di Crotone, restano ancora un mistero. Nonostante sia un’area di altissimo interesse archeologico i siti di interesse vengono abbandonati a se stessi. Gli anni Ottanta, periodo in cui la sirena fu rinvenuta clandestinamente, erano gli anni della piena industrializzazione del territorio crotonese. La cultura del denaro, del progresso e del materialismo sfrenato, che stava cambiando radicalmente il territorio crotonese negli ultimi 70 anni, non considerò l’archeologia una cosa importante, la quale venne ignorata oppure distrutta per favorire la costruzione di strade e di infrastrutture. Questo favorì la nascita di bande di tombaroli, che in contatto con ricettatori internazionali, iniziarono il traffico di reperti archeologici. Quattro personaggi raccontano la storia dal loro punto di vista, offrendo una visione diversificata del problema dell’archeologia e dell’importanza di proteggere il patrimonio ancora nascosto nel sottosuolo, costantemente minacciato da scavi illegali e commercio clandestino.

Il documentario di Antonio Martino, scritto con Francesco Mollo e prodotto da Lago Film in collaborazione con Solaria Film, ha già ottenuto il premio “ArcheoVisiva” nell’ottobre 2023 alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico; il premio Università di Firenze alla VI edizione del Firenze Archeofilm nel marzo 2024, e nel maggio 2024 una menzione speciale per la sceneggiatura alla XII edizione dell’Agon Festival di Atene

Sorrento. In sala consiliare presentazione della “Carta Archeologica di Sorrento” e Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana, frutto della collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, il Comune di Sorrento e il museo Correale di Terranova

sorrento_sala-consiliare_libro-Surrentum-Sorrento-Studi-e-Ricerche-per-la-Carta-Archeologica-della-Città_presentazione_locandinaLunedì 16 settembre 2024, alle 17.30, in sala consiliare del Comune di Sorrento, presentazione ufficiale del libro “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città” a cura di Luca Di Franco, edito dal Comune di Sorrento e dalla soprintendenza Area metropolitana di Napoli: un’importante occasione per celebrare la storia millenaria di Sorrento e per condividere i risultati di anni di ricerche archeologiche condotte sul territorio. La partecipazione è aperta al pubblico fino ad esaurimento posti. La presentazione è frutto di una stretta collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, il Comune di Sorrento e il museo Correale di Terranova. Questa sinergia ha portato alla realizzazione di un accordo mirato alla valorizzazione culturale della città, che include la creazione di una nuova sezione archeologica all’interno del museo Correale e l’avvio di esposizioni archeologiche in città. Inoltre, durante l’evento verranno svelati nuovi progetti per la fruizione del patrimonio culturale, nati dall’esperienza di ricerca della Carta Archeologica della città di Sorrento, avviata nel 2018 e ora pubblicata. L’evento sarà inaugurato da Massimo Coppola, sindaco di Sorrento; Mariano Nuzzo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli; e Gaetano Mauro, presidente del museo Correale di Terranova. Seguiranno gli interventi di Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario Regionale MiC per la Campania, e Carlo Rescigno, professore dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, i quali presenteranno il volume “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città”, il quale rappresenta un aggiornamento e una continuazione delle ricerche archeologiche precedenti, fornendo una visione completa e sistematica della storia antica di Sorrento. Questo lavoro, realizzato da un team di archeologi e studiosi, vuole essere un punto di riferimento per futuri studi e un’opportunità per il pubblico di riscoprire la ricca eredità culturale della città.

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Veduta a volo d’uccello di Sorrento: ben visibile l’impianto della città romana (foto sabap-met-na)

A seguire, verrà presentata la “Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana”, un progetto innovativo che sarà un pilastro della nuova sezione archeologica del museo Correale. Questa ricostruzione è stata realizzata grazie al supporto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del Ministero della Cultura e mira a offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e accessibile della Sorrento antica. Gli interventi su questo tema saranno curati da Fabio Mangone, professore dell’università di Napoli “Federico II”, e Luca Di Franco, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli.  Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di NextGenerationEU, con un contributo specifico per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi, al fine di garantire un accesso più ampio e inclusivo alla cultura. L’iniziativa fa parte della Missione 1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con un particolare focus su digitalizzazione, innovazione e cultura.

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Scavi archeologici urbani a Sorrento (foto sabap-met-na)

“Siamo particolarmente orgogliosi di presentare questo volume, che rappresenta il culmine di un lungo percorso di ricerca e collaborazione tra istituzioni”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo. “Surrentum/Sorrento: Studi e Ricerche per la Carta Archeologica della Città è un’opera che non solo aggiorna le conoscenze sul patrimonio archeologico di Sorrento, ma che si propone anche come uno strumento fondamentale per la sua valorizzazione futura. Grazie alla collaborazione con il Comune di Sorrento e il museo Correale, abbiamo avviato un percorso che mira a rendere la storia e la cultura di questa città sempre più accessibili e fruibili per tutti. Inoltre, la Ricostruzione Digitale della Sorrento Romana offrirà ai visitatori un’esperienza innovativa e coinvolgente, permettendo loro di immergersi nella storia millenaria di questo territorio”.

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I resti delle ninfee e delle peschiere (seconda metà del II sec. a.C.) pertinenti alla villa di Agrippa Postumo a Sorrento (foto sabap-met-na)

“Sorrento non è solo un luogo di bellezze naturali, di mare e di svago, ma è anche, e soprattutto, un sito ricco di cultura e di storia”, sottolinea il sindaco di Sorrento, Massimo Coppola. “Il volume che presentiamo, insieme al progetto di ricostruzione digitale della Sorrento romana, rappresentano un prezioso contributo per la riscoperta del patrimonio archeologico della nostra città. Una vera ed efficace attività di promozione turistica, tra gli obiettivi prioritari di questa amministrazione, presuppone infatti la valorizzazione delle risorse culturali di Sorrento e dei suoi elementi identitari. Così come il senso di appartenenza della nostra comunità ritrova, nella storia, le sue radici più vere e profonde. Un plauso alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli per il lavoro minuzioso, condotto con precisione e grande rigore scientifico”.

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Il nuovo allestimento del museo Correale di Sorrento nella cisterna romana (foto sabap-met-na)

“Nella predisposizione della Carta Archeologica di Sorrento”, aggiunge il presidente del museo Correale, Gaetano Mauro, “fondamentale è il ruolo che riveste il museo Correale, le cui collezioni di reperti archeologici e medievali rappresentano per la città l’unico sito espositivo dove poter studiare e visionare il patrimonio di antichità rinvenute a Sorrento. I reperti sono stati trasferiti quest’anno in un’ampia area corrispondente ad una cisterna di epoca romana con mura in cocciopesto, recuperata come nuovo spazio museale dotato delle più moderne soluzioni espositive per assicurarne una perfetta fruizione. Il riallestimento delle collezioni archeologica e medievali costituisce a tutti gli effetti un museo nel museo che va ad arricchire la già importante dotazione di opere del Museo Correale restaurate negli ultimi anni con la mia presidenza”.

Reggio Calabria. Notte Bianca al museo Archeologico nazionale in occasione delle Festività Mariane: mostra “Gli dei ritornano” e una tappa di Scirubetta

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La mostra “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano” al museo Archeologico nazionale di Reggo Calabria (foto marrc)

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si prepara ad accogliere un grande flusso di visitatori in occasione delle Festività Mariane, in particolare nella giornata del 14 settembre. Per l’occasione, il MArRC parteciperà alla processione di sabato mattina, con un omaggio alla venerata effigie della Madonna della Consolazione e la sera contribuirà alle celebrazioni cittadine, con la Notte Bianca. Quattro ore di apertura serale straordinaria, dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso 23.30) e biglietto d’ingresso ridotto a 3 euro, eccetto le agevolazioni e gratuità previste per legge. Sarà possibile visitare in atmosfera notturna i quattro livelli della collezione permanente del Museo, nonché la mostra temporanea “Gli dèi ritornano. I bronzi di San Casciano”, curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli. La visita all’esposizione temporanea avrà il costo aggiuntivo previsto da tariffario. E alle 21.30 in piazza Paolo Orsi il MArRC ospiterà una tappa di Scirubetta, con il talk “Echi di Magna Grecia. La Scirubetta il gelato più antico della storia”. Gelatieri, pasticceri, giornalisti e gli ospiti di Scirubetta “viaggeranno” nella storia insieme ai Bronzi di Riace, accompagnati dal direttore del museo Fabrizio Sudano e da Fabrizio Mollo, professore di Archeologia classica dell’università di Messina. A seguire una degustazione dell’antica “Scirubetta”.

Parco archeologico dell’Appia Antica (Roma). A settembre visite guidate alla Villa dei Sette Bassi, una delle più grandi ville del suburbio romano

appia-antica_villa-dei-sette-bassi_visite-guidate-settembre-2024_locandinaRiprendono a settembre 2024 le visite tematiche agli scavi in corso alla Villa dei Sette Bassi, la maestosa villa di epoca imperiale, parte del parco archeologico dell’Appia antica. Appuntamento in via Tuscolana 1700: sabato 14 settembre, alle 17; domenica 15 settembre, alle 9; domenica 22 settembre, alle 9; domenica 29 agosto, alle 9. Per partecipare alle visite basterà selezionare il “Biglietto Villa di Sette Bassi” e scegliere una delle date previste. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani, da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store, il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani.

Il complesso cosiddetto di Sette Bassi è una delle più grandi ville del suburbio romano, seconda per estensione solo alla Villa dei Quintili. La grande area archeologica sorge su un pianoro collinare tra il V e il VI miglio della via Latina, oggi sulla destra della via Tuscolana, in prossimità dell’incrocio con via delle Capannelle. Le sue imponenti strutture sono visibili anche dalla strada ed è possibile accedervi entrando nel lungo viale alberato che raggiunge il cuore del complesso residenziale. Al momento questo è stato solo parzialmente indagato, ma dai resti portati alla luce nel corso di scavi passati è possibile intuirne la grandiosità architettonica e la ricchezza decorativa. Seguendo uno schema canonico per le ville del suburbio di Roma, gli ambienti della Villa di Sette Bassi si sviluppano intorno ad un grande ippodromo-giardino: se ne riconoscono le zone residenziali anticamente decorate di marmi policromi e mosaici, la parte agricola, un tempietto, un acquedotto e cisterne per l’approvvigionamento idrico della residenza.

Parco dell’Appia Antica (Roma). Nella chiesa di San Nicola dei Caetani al via il festival “Dancescreen in the Land”, progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio. Annullato il primo evento per maltempo

appia-antica_san-nicola-dei-caetani_festival-Dancescreen-in-the-Land_locandinaLa danza conquista il parco archeologico dell’Appia Antica con gli spettacoli del festival “Dancescreen in the Land”, un progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio attraverso spettacoli immersivi e interattivi, nella suggestiva cornice della chiesa di San Nicola dei Caetani, dal 12 al 15 settembre 2024. Acquista i biglietti cliccando qui. Purtroppo il primo evento, “Puccini & Verdi in danza”, del 12 settembre 2024, dedicato al femminile tra il canto lirico e la potenza del corpo, con coreografia di Monica Casadei di Artemis danza, è stato annullato causa maltempo. Il programma continua venerdì 13 settembre 2024, alle 19, con “Anime”, uno spettacolo che si muove tra il pubblico e l’archeologia della Compagnia Atacama. Quindi alle 20.30, in prima nazionale, “In arte, Maddalena”: la danza contemporanea incontra l’arte visiva e la musica originale di Francesco Ziello per la regia di Fiorenzo D’Alessandro e Laura Fusco. Una coproduzione Canova22, Mandala Dance Company, APS Magica. Sabato 14 settembre 2024, alle 20.30, è la volta di “Gli stati dell’acqua”: i giovani del Balletto di Roma in una coreografia di Valerio Longo, Balletto di Roma/CAP Project. Il festival chiude domenica 15 settembre 2024, alle 20.30, con “Legenda”, spettacolo di Elisa Barucchieri per Porta d’Oriente, Centro Nazionale di produzione della danza di Bari. ResExtensa Dance Company.

Verona. Al museo Archeologico nazionale al via la mostra “GIOCARE una migliaia di anni fa”, dedicata al mondo del gioco tra età del Bronzo ed età Romana in concomitanza col Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. Laboratori didattici a cura di Archeonaute

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Al via venerdì 13 settembre 2024, al museo Archeologico nazionale di Verona “GIOCARE una migliaia di anni fa”, mostra archeologica dedicata al mondo del gioco: un’opportunità unica per il pubblico per esplorare la dimensione del gioco nell’antichità attraverso i rinvenimenti archeologici di Verona e del suo territorio. La mostra, aperta all’Archeologico dal 12 settembre al 14 ottobre, è stata progettata e realizzata nell’ambito di “Arte in gioco”, format espositivo ideato dall’assessorato alla Cultura Turismo e Rapporti con l’Unesco del Comune di Verona e dai Musei Civici, in occasione della XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. L’esposizione presenta una selezione di giochi e oggetti, organizzata in quattro sezioni tematiche, appartenuti a bambini e adulti vissuti migliaia di anni fa, tra l’età del Bronzo e l’età Romana. Saranno inoltre esposti, in anteprima, reperti di età Romana che confluiranno nel prossimo allestimento dedicato a questo periodo al MANVerona. La mostra sarà visitabile nei consueti orari di apertura al pubblico (venerdì – lunedì, dalle 10 alle 18). Nei giorni del Tocatì (13-15 settembre 2024) la visita alla mostra sarà gratuita, successivamente sarà compresa nel regolare biglietto d’ingresso. Info: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

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Annarosa Tricomi e Maria Rita Bertoncini dell’associazione Archeonaute onlus di Verona (foto archeonaute)

Laboratori di gioco: GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa. Sabato 14 e domenica 15 settembre, 10 – 12 e 15 – 17. Durante il fine settimana dedicato alla XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada, insieme alla mostra “GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa”, verranno allestite al MANVerona due postazioni di gioco, curate dall’associazione Archeonaute onlus di Verona, presso le quali sarà possibile cimentarsi in prima persona con alcuni giochi di migliaia di anni fa. DUODECIM SCRIPTA, una partita lunga 2000 anni! Questo gioco romano, detto anche delle dodici linee, corrisponde nelle sue regole essenziali al tric-trac (nei paesi anglo-sassoni backgammon) ed era molto praticato dagli antichi romani. Si attuava utilizzando dadi, pedine e un tavoliere, quasi sempre in marmo, dove erano riportate delle parole di 6 lettere ciascuna, ognuna delle quali rappresentava una casella. ASTRAGALI. L’osso del tarso posteriore (astragalo) di piccoli capi di bestiame (ad esempio di capra) era usato direttamente, o con riproduzioni in diversi materiali, per dare vita a diverse forme di gioco. Il laboratorio proposto è dedicato ai più piccoli (6-11 anni). Informazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Attività didattica gratuita.

Torino. Al museo Egizio “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’egittologo Alberto Maria Pollastrini che presenta il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria

torino_egizio_incontro-vestirsi-per-la-battaglia-elmi-e-armature-nel-nuovo-regno_alberto-pollastrini_locandinaGiovedì 12 settembre 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’autore Alberto Maria Pollastrini, che presenterà il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Introduce Johannes Auenmüller. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/vestirsi-per-la-battaglia…

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Copertina del libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt” di Alberto Maria Pollastrini

L’obiettivo di Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt è esaminare le dinamiche relative all’introduzione e alla diffusione di elmi e armature in Egitto, durante la XVIII, XIX e XX dinastia. Il termine “introduzione” rappresenta il termine migliore per definire questo fenomeno, poiché questo tipo di equipaggiamento militare non è un’innovazione tecnologica egiziana. Al contrario, elmi e armature sono apparsi alla fine dell’Età del Bronzo, in seguito alla graduale espansione mitannica in Medio Oriente, per poi diffondersi nei territori circostanti, compreso l’Egitto. Lo sviluppo, durante i tre secoli di supremazia mitannica, di un nuovo modo di combattere, basato sull’impiego di masse di carri da guerra, favorì infatti l’adozione di un tipo di equipaggiamento difensivo che doveva consentire ai guerrieri di avere entrambe le mani libere, per combattere e guidare i veicoli. Possiamo quindi affermare che l’armatura rappresentava, per i membri degli equipaggi dei carri, la migliore risposta all’esigenza di protezione personale sul campo di battaglia. Tuttavia, a differenza di altre armi ed equipaggiamenti stranieri, come la spada khopesh, l’arco composito e il carro, gli elmi e le armature non sono stati recepiti come attributi caratteristici né nell’ideologia faraonica né nel contesto delle credenze religiose. In realtà, solo i testi ramessidi relativi alla battaglia di Qadesh e all’assedio della città siriana di Dapur menzionano corazze in stretta relazione al faraone combattente, mentre i riferimenti ad armature associate a una divinità o a un culto specifico sono al momento troppo sporadici per trarre delle conclusioni convincenti. L’analisi proposta nel libro si concentra in particolare su un’indagine delle attestazioni iconografiche, archeologiche e lessicografiche provenienti da un’ampia gamma di testimonianze materiali e fonti letterarie. Sulla base dei dati raccolti, è stata presentata una prospettiva il più possibile accurata su come l’elmo e la corazza furono introdotti e diffusi, sul loro impatto sulla guerra e sul loro possibile ruolo ideologico nell’arco cronologico del Nuovo Regno. Inoltre sono stati tracciati confronti tra i dati egiziani e le attestazioni contemporanee provenienti dal Medio Oriente e dalla regione egea, al fine di mettere in luce le dinamiche “internazionali” del fenomeno.

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L’egittologo Alberto Maria Pollastrini

Alberto Maria Pollastrini è nato a Cuneo nel 1981. Dopo gli studi all’università di Torino, nel 2021 ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, sotto la direzione del prof. Pascal Vernus. Fa attualmente parte dell’unità di ricerca AOROC – Archéologie et Philologie d’Orient et d’Occident dell’Université Paris Sciences et Lettres (PSL). È specializzato nella storia militare e nell’oplologia dell’Egitto e dell’Asia Occidentale, in particolare del II e del I millennio a.C. Ha partecipato a scavi archeologici in Egitto e in Italia.