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Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto di restauro della statua della Latona di Veio, a 106 anni dalla scoperta dell’eccezionale gruppo del santuario del Portonaccio a Veio: il cantiere direttamente nella sala 40 del museo, in partnership culturale con Carbonetti e Associati Studio Legale 

roma_villa-giulia_restauro-latona-di-veio_locandinaIl 19 maggio 1916, 106 anni fa, l’eccezionale ritrovamento del gruppo scultoreo che coronava la sommità del tempio di Portonaccio, fra cui l’Apollo, l’Eracle e l’Hermes.  Oggi, 18 maggio 2022, Giornata Internazionale dei Musei, a ridosso quindi di quella data significativa, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha presentato il cantiere di restauro della statua della Latona di Veio, opera identitaria del Museo, eccezionale scultura in terracotta policroma risalente al 510-500 a.C. (scoperta però nel 1939-40), appartenente al gruppo del santuario di Portonaccio. “La scelta di collocare il lancio del cantiere nella Giornata Internazionale dei Musei rafforza il messaggio promosso quest’anno dall’ICOM a livello mondiale: il potere dei musei nella società e il valore delle relazioni con il territorio per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale”, afferma il direttore Valentino Nizzo. L’intervento di restauro, quanto mai necessario, è stato reso possibile grazie alla partnership culturale con Carbonetti e Associati Studio Legale che ha deciso di sostenere economicamente l’intervento conservativo di questa opera così delicata che fu restaurata oltre 60 anni fa, alla metà degli anni ’50 del XX secolo. All’epoca, l’opera fu riassemblata in decine di differenti frammenti. Oggi ci appare, quindi estremamente lacunosa e bisognosa di numerose reintegrazioni a completare i panneggi, ma, soprattutto, la zona delle spalle e del collo, al fine di riposizionare correttamente il volto e la nuca. L’intervento sarà effettuato dal restauratore Sante Guido che ha restaurato in passato anche le statue di Apollo e di Eracle, appartenenti al medesimo gruppo scultoreo, e coordinato dal Servizio per la Conservazione del Museo, responsabile Miriam Lamonaca.

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La sala 40 del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che ospita le grandi statue del santuario del Portonaccio a Veio (foto etru)

Il cantiere di restauro sarà realizzato direttamente nella sala 40 del Museo che ospita il gruppo scultoreo di Portonaccio. Una straordinaria opportunità per il pubblico, quella di assistere in diretta a tutte le operazioni di restauro: dalla campagna fotografica digitale “ante operam” a quella diagnostica per identificare la natura degli ossidi metallici e/o dei pigmenti utilizzati e la composizione dell’argilla, dalle indagini radiografiche alle scansioni 3D che saranno effettuate anche sulle altre sculture veienti: Apollo, Ercole e Hermes. E poi partiranno gli interventi diretti sull’opera che prevedono oltre alla pulitura superficiale e alla rimozione del vecchio protettivo, un delicatissimo intervento di risistemazione della zona del collo e del mento per mezzo di rimodellazione localizzata.

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Nella foto di Giulio Quirino Giglioli il momento della scoperta del gruppo scultoreo di Portonaccio, nel 1916 (foto Archivio fotografico di Villa Giulia)

L’avvio del restauro si colloca – come detto – a ridosso di una data molto significativa per il Museo e per la storia dell’archeologia. Il 19 maggio 1916 è la data dell’eccezionale ritrovamento del gruppo scultoreo in terracotta che coronava la sommità del tempio di Portonaccio nella famosa città etrusca di Veio (oggi in buona parte coincidente con il territorio del Comune di Roma in prossimità di Isola Farnese). La scoperta destò grande attenzione di pubblico. L’Italia era in guerra e il recupero dei reperti – ad opera di Giulio Quirino Giglioli – aveva avuto un effetto beneaugurante anche sulle sorti belliche della Nazione. La scoperta rivoluzionò le conoscenze fino ad allora acquisite sull’arte degli Etruschi ed ebbe una straordinaria influenza sulla cultura e l’immaginario contemporanei. Molti artisti, di fatto, trassero ispirazione dalle sculture veienti anche grazie al loro perfetto stato di conservazione e all’eccezionale policromia che dopo duemilacinquecento anni ancora le caratterizzava, quasi fossero state appena realizzate. L’Apollo, in particolare, incantò tutti ed entrò sin da subito nella rosa dei capolavori universali, opera di un maestro anonimo che nello stesso periodo dovette essere chiamato a Roma da Tarquinio il Superbo per la decorazione del tempio della triade capitolina sul Campidoglio, come attestano diverse fonti letterarie.

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Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

“106 anni fa venivano alla luce le sculture del santuario di Portonaccio a Veio, capolavori senza eguali che hanno rivoluzionato le conoscenze e gli studi sull’arte del mondo etrusco”, dichiara il direttore Valentino Nizzo. “Celebrare l’anniversario di quella scoperta con l’avvio del cantiere di restauro ci sembra quantomai doveroso e siamo felici che Carbonetti e Associati Studio Legale abbia accolto fin da subito il progetto, dimostrando che il sostegno al patrimonio culturale non possa prescindere dalla sensibilità e dall’impegno della comunità in cui il Museo vive e opera”. E il prof. Francesco Carbonetti, fondatore dello Studio legale: “Sentivamo il dovere di dare un contributo al recupero del nostro patrimonio culturale, come già ci è capitato più volte a supporto di ricerche e iniziative in ambito sanitario e scientifico. Lo facciamo perché ci crediamo: essere parte integrante e promotrice di questo momento così cruciale è una diretta conseguenza dello spirito che ha da sempre contraddistinto Carbonetti e Associati e inorgoglisce tutti i nostri colleghi sapere di aver dato fattivo aiuto alla conservazione e valorizzazione di un gioiello del grande tesoro pubblico italiano”.

Palermo. Per gli incontri del mese al museo Archeologico regionale “A. Salinas” presentazione del libro “La Sicilia archeologica di Tommaso Fazello” di Ferdinando Maurici, direttore della soprintendenza del Mare

palermo_archeologico_presentazione-libro_la-sicilia-archeologica-di-tommaso-fazello_locandinaQuesto mese nell’Agorà del museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, per il ciclo di appuntamenti con studiosi ed esperti di varie discipline organizzati dal Salinas, Ferdinando Maurici della Soprintendenza del Mare parlerà di Tommaso Fazello, considerato uno dei padri fondatori della topografia storica e dell’archeologia. Al domenicano originario di Sciacca e al suo paziente e tenace lavoro di ricerca si deve infatti l’identificazione di numerose città antiche della Sicilia che ha permesso di dare un volto alla carta, fino ad allora pressoché vuota, della Sicilia antica. Il suo De rebus siculis decades duæ, inoltre, è stato e rimane uno strumento quotidiano di lavoro per chiunque studi la Sicilia antica, e non solo: la prima decade può essere considerata anche il primo grande libro di viaggio in Sicilia, la prima opera che – dal Grand Tour all’odierno turismo di massa – ha guidato per secoli generazioni di visitatori. Appuntamento dunque al museo “Salinas” di Palermo mercoledì 18 maggio 2022, alle 17.30, per la presentazione del libro di Ferdinando Maurici “La Sicilia archeologica di Tommaso Fazello”. Dialogheranno con l’autore Caterina Greco, direttrice del Salinas, e Aurelio Burgio dell’università di Palermo. Ingresso libero da piazza Oivella con mascherina FFP2, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Copertina del libro “La Sicilia archeologica di Tommaso Fazello”

La Sicilia archeologica di Tommaso Fazello. Tommaso Fazello (Sciacca, 1498 – Palermo, 1570)  percorse la sua terra descrivendone attentamente le rovine – che egli definì cadavera – e riuscì a individuare e a identificare correttamente la maggior parte delle principali località archeologiche mettendo sullo stesso piano le città antiche, i monumenti della Sicilia greca e poi romana e persino alcuni siti medievali. Al di là di qualche errore e alcune approssimazioni quasi inevitabili, la grandezza di Fazello sta anche nell’impegno profuso nella salvaguardia e nella difesa del patrimonio culturale. Ferdinando Maurici ci accompagna così in questo viaggio, attraverso un ideale colloquio tra passato e presente.

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Ferdinando Maurici è il nuovo soprintendente del Mare della Regione Siciliana

Ferdinando Maurici è direttore della Soprintendenza del Mare, è stato direttore del Parco archeologico di Monte Iato, del Museo Interdisciplinare di Terrasini, della Fototeca del Centro Regionale Inventario e Catalogazione e delle sezioni archivistica e bibliografica della Soprintendenza di Trapani. Specializzato in Archeologia Cristiana e Medievale, ha al suo attivo oltre trecento pubblicazioni e diverse docenze universitarie, dottorati di ricerca, oltre a diverse attività di coordinamento e ricerca per conto della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. In particolare, come dirigente per i beni archeologici della Soprintendenza del Mare – nata nel 2004 dall’intuizione e dalla volontà di Sebastiano Tusa – ha seguito le prospezioni in alto fondale nell’isola di Ustica con la scoperta di un relitto di epoca romana; le indagini di archeologia subacquea in alto fondale nel mare delle Isole Egadi a bordo della nave oceanografica Hercules della RPM Nautical Foundation, che hanno portato lo scorso anno alla scoperta di due nuovi rostri e di un relitto tardoantico-bizantino. Sempre per la Soprintendenza del Mare, ha collaborato all’individuazione di un nuovo possibile itinerario sommerso a Marettimo. E ancora, ha collaborato nell’estate del 2021 con i subacquei altofondalisti della SDSS nel recupero di altri rostri nello specchio di mare della battaglia delle Egadi del 241 a.C.; ha coordinato le attività svolte in collaborazione con la Bayerische Gesellschaft für Unterwassearchäologie (Società Bavarese per l’Archeologia Subacquea) a Mozia e Eraclea Minoa. È co-progettista dei lavori di scavo e indagine preliminare del relitto romano denominato “Marausa 2”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Carmela Roscino (università di Bari) su “MareMiti. Scene mitologiche di ambientazione marina in Grecia e in Magna Grecia”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

taranto_mercoledì-del-marta_maremiti_carmela-roscino_locandinaÈ il tempo dei Miti nel ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” inserito nei “Mercoledì del Marta” con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia. Il ciclo di incontri è offerto al pubblico dal progetto FISH&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies), realizzato grazie al Programma Interreg V-A Greece-Italy. Mercoledì 18 maggio 2022, alle 18, in diretta su Facebook, YouTube e Linkedin del museo Archeologico nazionale di Taranto, conferenza della prof.ssa Carmela Roscino , professore associato di Archeologia e storia dell’arte greca, Storia dell’archeologia e Iconografia e iconologia del mondo classico dell’università di Bari “Aldo Moro”, su di “MareMiti. Scene mitologiche di ambientazione marina in Grecia e in Magna Grecia”. La conversazione sarà introdotta dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dai professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’Università di Foggia.

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Vaso a figure nere, conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto, con scene di miti legati al mare (foto MArTa)

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La prof.ssa Carmela Roscino (università di Bari)

“Nell’immaginario mitico della Grecia antica, il mare non è semplicemente il medium liquido della comunicazione tra terre lontane, ma paesaggio del mistero, dell’ignoto e del sogno, mondo parallelo popolato da esseri divini e mostruosi, spazio di imprese eroiche avventurose, sede dell’incredibile che si avvera, luogo simbolico di vita, morte e rinascita”, afferma la prof.ssa Carmela Roscino. “Tutto ciò è raccontato nelle storie archetipiche di dei ed eroi e trasposto in immagini nell’immenso repertorio dell’arte figurativa ellenica. Nel corso della nostra conversazione, entreremo insieme in questo mondo straordinario e affascinante prendendo le mosse da alcuni dei più significativi materiali conservati al MArTA”. E la direttrice Eva Degl’Innocenti: “Alcuni esemplari di ceramica conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto ci consentiranno di compiere questo viaggio nel tempo e nel mito attraverso le storie di Eracle e Giasone, Europa e Andromeda, tra l’avventura e il mistero, racconti d’amore e morte attorno al mare, alla scoperta dei mille significati rivestiti dal mare per l’osservatore antico”.

Montecchio Maggiore (Vi). Al museo Zannato apre la mostra “Il cavaliere longobardo di Monticello di Fara” sull’eccezionale sepoltura scoperta nel 2020 a Sarego nei lavori per l’acquedotto anti Pfas

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Fase dei preparativi della mostra “Il cavaliere longobardo di Monticello di Fara” al museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (VI) (foto sabap-vr)

Al museo Zannato di Montecchio Maggiore (Vi) fervono gli ultimi preparativi per l’esposizione dedicata a “Il cavaliere longobardo di Monticello di Fara”. Giovedì 19 maggio 2022, alle 10, nella sala civica Corte delle Filande a Montecchio Maggiore, l’inaugurazione della mostra curata da Claudia Cenci per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, dove verranno esposti al pubblico i materiali di età longobarda rinvenuti nel 2020 nel comune di Sarego (VI), durante le indagini di archeologia preventiva per la realizzazione dell’acquedotto anti Pfas nella tratta Brendola-Lonigo.

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L’umbone dello scudo del cavaliere longobardo al momento del rinvenimento a Monticello di Fara (foto sabap-vr)

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L’umbone del cavaliere longobardo di Monticello di Fara dopo il restauro (foto sabap-vr)

L’eccezionale sepoltura di un cavaliere di età longobarda ed altri importanti reperti, restaurati grazie al contributo di Veneto Acque Spa, saranno presentati per la prima volta al pubblico al museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (VI). Una nuova occasione di studio e conoscenza del territorio vicentino nell’Alto Medioevo. Dal 21 di maggio 2022 la mostra rimarrà aperta al pubblico il sabato (15-18.30) e la domenica (9.30-12.30 e 15-18.30).

montecchio_museo-zannato_mostra-il-cavaliere-longobardo-di-monticello-di-fara_locandina_foto-sabap-vrIl programma di giovedì 19 maggio 2022. Introduce Annachiara Bruttomesso, conservatore museo Zannato. Seguono i saluti istituzionali di Vincenzo Tinè, soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Gianvittore Vaccari, amministratore unico Veneto Acque SpA; Roberto Castiglion, sindaco di Sarego; Gianfranco Trapula, sindaco di Montecchio Maggiore. Quindi la presentazione della mostra: Claudia Cenci, funzionario archeologo SABAP Verona Rovigo e Vicenza e DG ABAP Servizio II, scavi e tutela patrimonio archeologico, su “Dallo scavo alla vetrina. Il progetto di valorizzazione dei materiali di Monticello di Fara”; Caterina Giostra, docente di Archeologia medievale all’università Cattolica di Milano, su “Un cavaliere longobardo sepolto presso una chiesa”. A seguire inaugurazione dell’esposizione al museo Zannato.

Napoli. Per l’International Museum Day al Mann la statuaria Farnese, i Mosaici e il Gabinetto Segreto, gli Affreschi, la Villa dei Papiri diventano pagine di uno straordinario viaggio digitale: un kit per studiare il patrimonio museale

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Dettaglio dell’imponente Atlante Farnese, tra le opere presenti nei sussidi digitali del Mann (foto luigi spina)

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La raffigurazione stilizzata del globo dell’Atlante farnese (foto mann)

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Dettaglio della firma dell’autore sull’Ercole farnese (foto mann)

Educazione, mondo digitale, ambiente: sono i tre temi attorno a cui ruoterà l’International Museum Day, in programma mercoledì 18 maggio 2022. La ricorrenza, celebrata dall’International Council of Museums come occasione per valorizzare “il potere dei musei/ the power of museums”, sarà “anteprima” della 26esima conferenza generale dell’ICOM (Praga, 20-28 agosto 2022). L’iniziativa, promossa in rete con il ministero della Cultura, avrà al Mann due declinazioni: gli approfondimenti on line e gli eventi in loco. Mercoledì 18, infatti, saranno disponibili, sul sito mann-napoli.it, i sussidi didattici realizzati dai Servizi Educativi del museo Archeologico nazionale di Napoli: il team, guidato dalla responsabile di settore Lucia Emilio, ha predisposto un vero e proprio kit, scaricabile con un clic per attraversare virtualmente le principali collezioni dell’Istituto. La statuaria Farnese, i Mosaici e il Gabinetto Segreto, gli Affreschi, la Villa dei Papiri diverranno pagine di uno straordinario viaggio digitale: a portata di tastiera, ecco immagini ad alta risoluzione e in 3D, schede descrittive con quadro museografico, bibliografia aggiornata. Tutte le informazioni avranno un taglio divulgativo e saranno destinate non soltanto a esperti e studenti di archeologia, ma anche a visitatori che intenderanno approfondire le suggestioni legate alla loro presenza al Museo. Un file pensato per gli appunti renderà gli strumenti didattici come un laboratorio in fieri, aperto ai contributi dei singoli cultori della materia.

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Lightbox Venus Madonna di Franz Cerami alla mostra “Red Venus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un corollario ideale delle iniziative pensate per l’International Museum Day sarà in programma anche giovedì 19 maggio 2022: dalle 20 alle 22, il soffitto del salone della Meridiana sarà colorato con le videoinstallazioni, concepite come affreschi in movimento, del progetto artistico “Red Venus” di Franz Cerami.

Giornata internazionale dei Musei: per l’edizione 2022 il tema proposto dall’Icom è “Il potere dei musei”

Mercoledì 18 maggio 2022 in tutti i paesi del mondo si celebrerà l’Intemational Museum Day, la giornata promossa dall’Intemational Council of Museums (ICOM) con l’intento di richiamare il ruolo che i musei svolgono nella società e rafforzare i loro legami con le comunità locali, con i visitatori e con i responsabili delle politiche culturali nazionali e locali. La Direzione generale Musei invita tutti gli Istituti del Ministero a partecipare con iniziative, da organizzare in presenza e/o in digitale, anche in collaborazione con altri istituti e con i portatori di interesse nel territorio. Per tali iniziative si auspica l’adesione al tema proposto da ICOM, che quest’anno è “Il potere dei musei” (traduzione italiana di “The power of museums”, il tema che sarà sviluppato in occasione della 26a Conferenza generale di ICOM, che si terrà a Praga nei giorni 20-28 agosto 2022), concettualmente legato agli obiettivi di sviluppo sostenibile e alla possibilità di esplorare il potenziale dei musei nell’apportare un cambiamento positivo nelle loro comunità.

Sicilia. Grandi numeri per la Notte europea dei Musei: oltre 10mila i visitatori nei musei e nei parchi archeologici della Regione Siciliana. In testa il museo Archeologico A. Salinas di Palermo

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In coda per entrare al museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, il più visitato in Sicilia nella Notte europea dei Musei (foto regione siciliana)

Sono stati oltre diecimila i visitatori che hanno trascorso la serata del 14 maggio 2022 nei musei e nei parchi archeologici della Regione Siciliana, aperti al pubblico nell’ambito della “Notte Europea dei Musei”, con l’ingresso al prezzo simbolico di un euro. Uno straordinario successo che conferma il crescente interesse dei siciliani, e non solo loro, verso i luoghi della cultura. Iniziative come la Notte Europea dei Musei o gli ingressi gratuiti nella prima domenica del mese sono occasioni che spingono verso una sempre maggiore sensibilizzazione all’arte e alla cultura, incentivando soprattutto le famiglie alla visita nei Musei e nei parchi archeologici della Sicilia. Stimolare e potenziare la conoscenza dei luoghi della cultura è importante per educare alla bellezza e alla riappropriazione della propria storia, di cui il patrimonio culturale è espressione tangibile.

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Visitatori al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento nella Notte dei Musei (foto regione siciliana)

Grandi numeri, quindi, che vedono svettare il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo con 1739 ingressi, seguito dall’Ipogeo di piazza Duomo a Siracusa con 1.446, dal museo interdisciplinare di Messina con 1170 e dal Palazzo Mirto a Palermo con 1109. Il museo d’Arte moderna e contemporanea di “Palazzo Riso” ha registrato 800 ingressi, 594 al Castello Maniace di Siracusa, 584 alla galleria regionale di Palazzo Abatellis, 563 all’area archeologica di Selinunte, 526 al Teatro Antico di Taormina, 400, sempre a Siracusa, alla galleria regionale di Palazzo Bellomo, 340 al museo Archeologico Pietro Griffo di Agrigento.

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Visitatori al museo del Satiro danzante di Mazara del Vallo nella Notte dei Musei (foto regione siciliana)

L’area archeologica di Segesta si è attestata a 251 visitatori, mentre il museo del Satiro di Mazara del Vallo ha fatto registrare 220 presenze. Nell’area archeologica di Monte San Basilio (San Mauro) all’interno del Parco di Leontinoi sono stati registrati 190 ingressi e 189 alla Villa Romana del Casale. Sono stati 120 i visitatori che hanno girato le sale del museo Archeologico eoliano “Bernabo’ Brea” e altrettanti quelli che si sono recati a visitare il Convento della Croce di Scicli. Diverse decine di visitatori anche al museo Archeologico di Centuripe, a Palazzo Trigona Museo del territorio e della città di Piazza Armerina, nell’area archeologica e Antiquarium di Tindari, al museo di Adrano e alle Mura Dionigiane, nel museo Archeologico di Giardini Naxos, alla Villa Romana di Patti, al museo Archeologico di Aidone, a Palazzo Cappellani di Palazzolo Acreide, nell’area archeololgica di Halaesa Arconidea e al museo della Ceramica di Caltagirone e negli altri siti aperti per l’occasione.

Verona. Riapre il Museo Lapidario Maffeiano, dopo la chiusura per il Covid e i danni dal nubifragio 2020: tutte le 600 opere sono ora visibili, in alta definizione, sulla piattaforma Google Arts & Culture. Biglietto cumulativo con l’Arena e il museo di Castelvecchio

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Il cortile monumentale del museo Lapidario Maffeiano di Verona (foto comune vr)

Dopo la chiusura dovuta all’emergenza Covid e gli ingenti danni del violento nubifragio dell’agosto 2020, da martedì 17 maggio 2022 riaprirà al pubblico il Museo Lapidario Maffeiano, rinnovato con alcuni importanti interventi manutentivi. Con questa riapertura ora tutti i musei della città saranno fruibili da turisti e veronesi grazie anche a biglietti cumulativi, con scontistiche che danno la possibilità di fare un intero percorso nel patrimonio storico-artistico di Verona. Dopo il ripristino della copertura del Museo, a cura dell’Accademia Filarmonica di Verona proprietaria dell’immobile, la Direzione Musei è intervenuta con un restauro nelle sale interne, autorizzato dalla Soprintendenza e concordato con il Settore Edilizia Monumentale del Comune di Verona. Le sale, in cui sono esposte al pubblico le opere greche etrusche e romane, sono rifinite con intonaci di particolare pregio – non tinteggiati e contenenti terre e mattoni macinati – fatti realizzare dall’architetto Arrigo Rudi in vista dell’apertura del Museo nel 1982. A seguito dei danni causati dal nubifragio presentavano efflorescenze, muffe e distacchi di materiale. L’intervento di recupero, seguito dall’architetto Alba Di Lieto ed effettuato dalla ditta di restauro Piantavigna, ha condotto al ripristino delle pareti del primo e del secondo piano del Museo. Sono stati inoltre sostituiti i serramenti, molto ammalorati, che ora si presentano in armonia con il riallestimento progettato da Arrigo Rudi. Questa sostituzione consentirà di evitare in futuro i danni dovuti all’ingresso dell’acqua, che hanno interessato più volte anche i pavimenti delle sale espositive.

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Le epigrafi greche e romane esposte nel cortile del museo Lapidario Maffeiano di Verona (foto comune vr)

Il Museum Veronense di Maffei è un lapidario: lo studioso volle infatti creare un museo di lapidi, perché era convinto che le iscrizioni, più di qualsiasi altro manufatto antico, fossero vere “antichità parlanti”, fonte primaria ed insostituibile di conoscenza della storia, frammenti del passato capaci di narrare direttamente i fatti agli studiosi, senza la mediazione di riproduzioni cartacee o di trascrizioni a stampa. Durante il periodo di chiusura è stato realizzato il progetto per rendere fruibili online le collezioni dei Musei Civici di Verona: tutte le 600 opere del Maffeiano sono ora visibili, in alta definizione, sulla piattaforma Google Arts & Culture, lo spazio online creato per esplorare i tesori, le storie e il patrimonio di conoscenza di oltre 2mila istituzioni culturali di 80 paesi nel mondo. In linea con la missione di Arts & Culture di rendere la cultura mondiale accessibile a chiunque, ovunque. Nella pagina dedicata al Museo Lapidario Maffeiano https://artsandculture.google.com/partner/museo-lapidario-maffeiano sono disponibili le esposizioni virtuali che valorizzano la sua straordinaria storia – è noto per essere tra i più antichi musei pubblici d’Europa – e che approfondiscono le collezioni greca ed etrusca, secondo criteri di aggregazione geografica e cronologica.

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Lo studioso Scipione Maffei volle il Museum Veronense nella prima metà del Settecento (foto comune vr)

Offerta agevolata con i biglietti cumulativi. L’offerta per la visita del Museo Lapidario Maffeiano prevede due biglietti cumulativi che permettono di entrare, con un unico biglietto a tariffa agevolata, in due siti: anfiteatro Arena + Museo Lapidario Maffeiano (intero 11 euro – ridotto 8 euro) e Museo di Castelvecchio + Museo Lapidario Maffeiano (intero 7 euro – ridotto 5 euro). L’ingresso invece è gratuito per over 65 residenti nel Comune di Verona, persone con disabilità e loro accompagnatori oppure con VeronaCard. Gli orari di apertura sono da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30) chiuso il lunedì. I biglietti cumulativi saranno disponibili online su museiverona.com e presso le biglietterie dell’anfiteatro Arena e del Museo di Castelvecchio. Il servizio biglietteria non sarà disponibile in loco.

verona_maffeiano_attività-didattica_locandinaVisite guidate e percorsi didattici. Il Museo Maffeiano, voluto nella prima metà del Settecento dal grande studioso Scipione Maffei, costituisce una grande risorsa per l’insegnamento della storia e della sua metodologia, offrendo agli studenti la possibilità di entrare in contatto con importanti originali. Contiene infatti numerosi reperti scritti e figurati di civiltà diverse, materiale documentario utile per la comprensione della nascita e dello sviluppo del fenomeno della scrittura, per la conoscenza dei diversi tipi di fonti a disposizione dello storico, per lo studio di interessanti aspetti socio culturali delle civiltà antiche. È inoltre uno dei pochissimi musei in Italia che conserva ed espone opere greche del periodo classico e successive, e raccoglie, oltre a molte iscrizioni e rilievi di età romana, alcuni materiali egizi, etruschi, arabi, ebraici, medievali. I laboratori sono realizzati all’interno delle sale, immersi nel percorso espositivo. Alcuni percorsi prevedono la visita esclusivamente del cortile, in parte all’aperto, dove sono presenti le epigrafi trattate. Per informazioni o prenotazioni, segreteria didattica dei Musei Civici Cooperativa Le Macchine Celibi dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 e il sabato dalle 9 alle 13. Tel. 045 8036353 – 045 597140 segreteriadidattica@comune.verona.it

Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi. Al museo Archeologico nazionale tre incontri sui restauri e le ricerche scientifiche sulle collezioni del museo. Si inizia con le terrecotte del tempio arcaico di Marasà. E poi un incontro con Adele Canale, una carriera per i beni archeologici calabresi

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Claudia Lucchese, direttrice del museo Jatta, e Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, illustrano al pubblico la mostra “Il vaso sui vasi” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Dopo il successo della Notte dei Musei che al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha offerto un primo assaggio delle aperture serali estive, richiamando più di 330 persone, che hanno potuto coniugare la bellezza dei Bronzi di Riace e di Porticello con la possibilità di osservare il cielo attraverso i telescopi del Planetario reggino, guidato dalla prof.ssa Angela Misiano, ora si apre una settimana fitta di appuntamenti dedicata alle esperienze del Museo, con incontri incentrati anche sui restauri e le ricerche scientifiche, nell’ambito delle celebrazioni del Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Saranno tre gli appuntamenti curati dal funzionario restauratore Barbara Fazzari, previsti per il 17, il 19 e il 20 maggio 2022, nella sala conferenze a partire dalle 10. “Ringrazio la dott.ssa Fazzari, che coordina il nostro Laboratorio di Restauro, per queste iniziative, promosse in collaborazione con alcuni enti di ricerca e con le ditte di restauro impegnate in questi anni nella conservazione delle collezioni archeologiche del MArRC”, interviene il direttore Carmelo Malacrino. “Un ciclo di incontri per far conoscere al pubblico anche il dietro le quinte del Museo”.

reggio-calabria_archeologico_cinquantesimo_Conferenze sui restauri_terrecotte-marasa_locandinaMartedì 17 saranno presenti Rosa Ponterio, Francesco Armetta e Virgilio Vecchio, che presenteranno “Lo studio diagnostico delle terrecotte del tempio arcaico di Marasà”, nell’incontro organizzato in collaborazione con l’Istituto per i Processi Chimico Fisici del CNR di Messina e il dipartimento STEBICEF dell’università di Palermo. “Partendo dall’analisi delle tecniche di esecuzione”, spiega la Fazzari, “la conferenza affronterà tematiche di conservazione e restauro, offrendo utili spunti di approfondimento grazie ai risultati diagnostici ottenuti da una campagna di indagini effettuata di recente sui manufatti”. L’incontro si concluderà con una breve visita guidata ai reperti provenienti dal tempio locrese presenti al Livello B del Museo. Giovedì 19 maggio sarà la volta di Antonio Adduci, della ditta Adduci Restauri, che presenterà “Il restauro di alcuni corredi delle necropoli locresi di Canale Ianchina e Patarriti”, eseguito su manufatti vari, di cui la maggioranza in bronzo. Il racconto dell’intervento sarà preceduto da un approfondimento sulle tecniche esecutive e i fenomeni di degrado tipici degli oggetti in lega metallica. Al termine della conferenza verrà offerta un’esperienza didattica che permetterà ai partecipanti di osservare dal vivo alcuni strumenti scientifici, nonché dei prototipi realizzati per lo studio della tecnica esecutiva. Ultimo appuntamento venerdì 20 maggio, con la conferenza di Maria Labriola e Alessandra Milea, che parleranno dell’intervento conservativo eseguito dal Consorzio Pragma su uno dei mosaici provenienti dalla Villa dell’Annunziata di Reggio Calabria. “Si partirà da un’analisi della tecnica esecutiva degli apparati musivi e delle problematiche conservative ad essi connesse”, continua ancora la Fazzari, “per concludere con la descrizione del restauro effettuato”. Seguirà una breve visita guidata agli altri lacerti musivi provenienti dallo stesso contesto archeologico e conservati presso il Museo. “Queste conferenze”, conclude il direttore Malacrino, “vogliono dare spazio e visibilità ad alcuni importanti progetti di restauro, esponendo i risultati ottenuti, che spesso rimangono appannaggio dei soli addetti ai lavori. Capita infatti che i dati scientifici vengano pubblicati in riviste specialistiche, senza che gli stessi possano essere condivisi con la comunità locale. Con questi incontri il Museo offrirà un’importante esperienza didattico-culturale e insieme conoscitiva rivolta al grande pubblico, al fine di sviluppare nei visitatori l’interesse per le tematiche legate alla tutela e alla conservazione dei beni culturali”.

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L’architetto della soprintendenza Adele Canale (foto da heliosmag.it)

Inoltre martedì 17 maggio 2022, alle 17, in sala conferenze, si terrà l’incontro “Adele Canale. Una carriera per i beni archeologici calabresi”, curato dai funzionari architetti del Museo, Elena Nicolò e Claudia Ventura. Sarà presente l’arch. Canale, già funzionario architetto della Soprintendenza e del Museo, per raccontare e ripercorrere in grandi linee la sua carriera professionale e artistica. “Un lavoro stimolante, ricco e importante”, dichiara la Canale, “che mi ha permesso di conoscere tesori archeologici, paesaggistici e culturali della nostra terra. Stimoli, emozioni ed esperienze che ho sempre cercato di trasmettere ai miei collaboratori. Gruppi di lavoro, fatti di rapporti umani, di stima reciproca, di incontri con giovani capaci, motivati, entusiasti che mi hanno consentito di portare avanti i vari lavori. Onorata per questo riconoscimento attribuitomi dal direttore Malacrino, che ringrazio. Non poteva esserci gratificazione più grande a conclusione di un percorso di vita e di una affascinante carriera”. La serata, durante la quale saranno proiettate foto e immagini dei lavori svolti, vedrà il dialogo fra due generazioni di funzionari architetti del ministero della Cultura. “Il percorso professionale dell’architetto Adele Canale si intreccia con il suo percorso artistico”, commenta la Nicolò. “Nel corso dell’incontro avremo modo di ripercorrere alcune delle esperienze più significative della sua carriera, che hanno caratterizzato anche la storia dei beni archeologici calabresi e del nostro museo Archeologico”.

Parma. Al Complesso della Pilotta conferenza di Gloria Capelli su “Aemilia: la nostra strada” organizzata da Arkheoparma

parma_arkheoparma_pilotta_conferenza_Aemilia-la-nostra-strada_capelli_locandinaVolete saperne di più sulla via Emilia? Allora non perdete l’appuntamento di oggi proposto dall’associazione culturale Arkheoparma, in collaborazione con gli Amici della Pilotta, nella sala conferenze dei Voltoni del Palazzo della Pilotta, a Parma, lunedì 16 maggio 2022, alle 17: Gloria Capelli, direttore tecnico della società GEA s.r.l. Ricerca e documentazione archeologica, tratterà il tema “Aemilia: la nostra strada”. La prenotazione per la partecipazione all’evento è obbligatoria, scrivendo all’indirizzo arkheoparma.prenota@libero.it. Occorre essere in possesso della mascherina FFP2 per l’accesso all’evento. Durante la conferenza Gloria Capelli parlerà dell’origine della creazione della via Emilia e degli eventi che ne hanno determinato il tracciato, del suo evolversi nel corso dei secoli, partendo dalla volontà politica di Roma di conquistare il Nord della penisola per soddisfare il bisogno di terre coltivabili per i veterani e le popolazioni già sottomesse e per porre un baluardo contro le popolazioni provenienti dal Nord.