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Torre Annunziata (Na). Per la Giornata della Donna alla villa di Poppea di Oplontis itinerari guidati gratuiti “Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia” con un approfondimento sulla cerimonia nuziale nell’antica Roma

torre-annunziata_oplontis_8-marzo_ubi-gaius-ibi-gaia_locandinaL’8 marzo 2025, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, alla Villa di Poppea ad Oplontis di Torre Annunziata, saranno proposti gli itinerari guidati gratuiti “Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia”, alle 10, 11 e 12, con un approfondimento sulla cerimonia nuziale nell’antica Roma, organizzati dall’Archeoclub d’Italia APS sede di Torre Annunziata “Mario Prosperi” e dal Gruppo storico oplontino e prevede l’accoglienza dei visitatori a cura di ArevOd, associazione di ospitalità diffusa per un turismo di qualità. Sarà possibile assistere alla rievocazione di un matrimonio così come si svolgeva nell’antica Roma. L’evento sarà suddiviso in quattro scene. Prenotazione ai numeri: 0818612704 – 3914737154 o alla mail: torrearcheoclub@gmail.com. Nell’ambito della Giornata Internazionale della donna, ingresso gratuito per tutte le donne.

8 marzo al parco di Pompei: le donne entrano gratis. E in vista della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (da aprile alla Palestra grande) si possono scoprire nel sito i racconti di 8 donne dell’antica Pompei

pompei_parco_giornata-della-donna-2025_locandinaAppuntamento centrale sarà la mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che sarà inaugurata il 16 aprile 2025 alla Palestra Grande di Pompei e attorno alla quale ruoteranno eventi correlati e/o ispirati al tema: un anno di iniziative dedicate al composito mondo femminile della Pompei romana e alle sue numerose sfaccettature. Si comincia l’8 marzo 2025, “Giornata internazionale della donna”, quando non solo l’ingresso sarà gratuito per le donne nei siti del parco archeologico di Pompei, si potranno scoprire i racconti di 8 delle donne che avranno spazio in mostra, attraverso i pannelli presenti in diversi luoghi del sito e approfondire ulteriormente sull’app MyPompeii (si può scaricare la mappa clicca qui).

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Sarà possibile incontrare Eumachia presso la tomba a Porta Nocera e presso l’edificio nel Foro; Mamia, Nevoleia Tyche e Flavia Agatea presso le tombe a Porta Ercolano; Asellina al Termopolio di Asellina; Giulia Felice nei Praedia di Giulia Felice; Eutychis nel quartiere servile della Casa dei Vettii; Amaryllis presso la Casa di Marco Terenzio  Eudosso. Sarà inoltre visibile la ricostruzione di un telaio verticale, legato ad una delle attività femminili per eccellenza, nella Casa della Venere in Conchiglia.

pompei_parco_mostra-essere-donna-nell'antica-pompei_locandinaEssere donna nell’antica Pompei, mostra a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori; progettazione scientifica di Alfonso Amendola, Monica Baggio, Patrizia Basso, Silvia Martina Bertesago, Maria Stella Busana, Rachele Cava, Anna Civale, Giovanni De Benedictis, Anna Favero, Sophie Hay, Mauro Menichetti, Tiziana Rocco, Giuseppe Scarpati. Cosa significava essere una donna a Pompei? La città campana e il suo straordinario stato di conservazione si pongono ancora una volta come osservatorio privilegiato per conoscere aspetti della vita quotidiana delle donne e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana. Affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso ci offrono informazioni preziose sulla vita e le attività di un universo femminile fondamentale per il buon funzionamento della comunità. Tutte le categorie femminili vi sono documentate: matrone, liberte, schiave; tutti i ruoli familiari: mogli, figlie, concubine; tutte le fasi della vita: nascita, infanzia, matrimonio, maternità, morte. A questo mondo femminile composito e ricco di sfaccettature è dedicata la nuova mostra “Essere donna nell’antica Pompei”, che sarà inaugurata alla Palestra Grande di Pompei il 16 aprile 2025. In occasione della giornata della donna sono già disponibili i primi contenuti dedicati ad alcune delle donne che verranno raccontate in mostra.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola che poi cura una visita guidata alla sezione falisca dell’Etru

roma_villa-giulia_libro-la-più-antica-produzione-ceramica-falisca-a-figure-rosse_angela-pola_locandinaVenerdì 7 marzo 2025, alle 15.30, in sala Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola, edito da Giorgio Bretschneider. Introduce Luana Toniolo, direttrice del museo di Villa Giulia. Intervengono Giuseppe Sassatelli, Istituto nazionale di Studi etruschi e italici; Maurizio Harari, università di Pavia. Alle 17.30, Maria Cristina Biella, Sapienza università di Roma. Visita guidata alla sezione falisca del Museo a cura di Angela Pola, università di Pavia. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it.

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Copertina del libro “La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse” di Angela Pola (Giorgio di Bretschneider)

La più antica produzione ceramica falisca a figure rosse. Con la presentazione di circa 500 esemplari, molti dei quali inediti, il libro analizza per la prima volta in modo comprensivo la produzione falisca a figure rosse della fase più antica e non ancora standardizzata. Oltre ad una solida suddivisione in botteghe e pittori, imprescindibile per ricostruire storicamente la nascita, lo sviluppo e l’evoluzione della produzione, il lavoro propone un quadro quanto più completo possibile dell’immaginario figurativo utilizzato, della costruzione delle scene, della sintassi delle forme ceramiche e dei rapporti tra forma e decorazione con il fine di investigare il significato assunto dai vasi nel loro contesto di provenienza.

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Angela Pola (università di Pavia)

Angela Pola è ricercatore a tempo determinato in etruscologia ed antichità italiche presso il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Pavia e Departemental Lecturer in Etruscan and Early Italic Archaeology presso la Faculty of Classics dell’università di Oxford. I suoi principali interessi di ricerca si concentrano sulla cultura materiale di area etrusco/italica.

Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Afrodite. La verità della dea” di Mariangela Galatea Vaglio in dialogo con l’epigrafista Francesca Benvegnù

aquileia_archeologico_libro-afrodite-la-verità-della-dea_vaglio_presentazione_locandinaGiovedì 6 marzo 2025, alle 17.15, il museo Archeologico nazionale di Aquileia ospita la scrittrice Mariangela Galatea Vaglio per la presentazione del suo ultimo libro “Afrodite. La verità della dea” (Giunti 2024) in dialogo con l’epigrafista Francesca Benvegnù. Partecipazione gratuita. Prenotazione consigliata a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it, 0431 91016.

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Copertina del libro “Afrodite: la verità della dea” di Mariangela Galatea Vaglio (Giunti)

Afrodite. La verità della dea. Pensiamo di conoscere bene Afrodite, o Venere per gli antichi Romani. Cosa può avere da dirci che non sappiamo una divinità vanitosa e frivola, dea della bellezza e dell’amore, moglie fedifraga di Efesto, amante di Ares e Hermes? Tuttavia, questa altro non è che una minima parte della verità, e Afrodite non è molto contenta di essere sempre stata sottovalutata e raccontata in modo sbagliato. Per questo motivo, ha deciso di prendere la parola e di narrare la sua versione della storia. Mariangela Galatea Vaglio rielabora con creatività e originalità i miti su Afrodite, dando finalmente voce a una dea fino a questo momento guardata in modo superficiale, e con uno stile coinvolgente e ironico racconta tutte le epoche in cui è stata venerata, i suoi appassionanti amori umani e divini, i suoi scontri con le altre divinità. Quella di Afrodite è una vicenda lunga come la storia del mondo e le sue tante vite sono tutte accomunate da una sola cosa: la volontà di essere libera, come il suo potere di antica dea e forza primordiale della natura richiede, e di combattere per l’amore.

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Mariangela Galatea Vaglio (foto FB)

Originaria di Trieste, Mariangela Galatea Vaglio è laureata in Lettere classiche e dottore di Ricerca in Storia antica. Insegnante e giornalista pubblicista, ha all’attivo collaborazioni con Il Gazzettino, Il Sole 24 ore e l’Espresso. Collabora con la rivista di archeologia pubblica Archeostorie, dove cura la sezione “Archeotales”. In passato ha collaborato con Spinoza, Giornalettismo e con il portale Tech Economy. È molto conosciuta in rete per il suo blog: “Il Nuovo Mondo di Galatea”, nato nel 2006 e oggi seguito da più di 3.700.000 contatti, con una media mensile di circa 30.000 visite. Nel 2018 pubblica “Teodora. La figlia del Circo” per Sonzogno e nel 2020 “Cesare. L’uomo che ha reso grande Roma” per Giunti.; nel 2021 esce “Teodora. I demoni del potere” per le edizioni Piemme e, ancora per Giunti, nel 2022, “I lupi di Roma” e, nel 2024, “Afrodite. La verità della dea”.

 

Torino. Al museo Egizio, in presenza e on line, la conferenza “The Mensa Isiaca: a monument to the Christian Faith” di dunque Jean Winand dell’università di Liegi apre il ciclo di incontri di marzo

torino_egizio_conferenze-di-marzo_the-Mensa-Isiaca-a-monument-to-the-Christan-Faith_winand._locandinaCon l’incontro “The Mensa Isiaca: a monument to the Christian Faith” giovedì 6 marzo 2025, alle 18.30, al museo Egizio di Torino al via le conferenze del mese di marzo, a ingresso è libero, con prenotazione su Eventbrite. Disponibile anche lo streaming (in diretta e in differita). Comincia dunque Jean Winand dell’università di Liegi che parlerà della Mensa Isiaca. L’evento si tiene nella Sala Conferenze, a ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/…/the-mensa-isiaca-a-monument… In inglese con traduzione simultanea in sala. Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, e con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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La Mensa Isiaca nella prima sala del museo (foto museo egizio)

La scoperta della Mensa Isiaca (o Tabula Bembina) all’inizio del XVI secolo diede nuovo impulso alla frenesia geroglifica nell’Europa occidentale. Questo manufatto, che per due secoli fu ritenuto di estrema antichità, è in realtà un’opera romana del I secolo d.C. che probabilmente aveva un ruolo nel culto di Iside. Tuttavia, gli umanisti erano convinti che potesse fornire la chiave per decifrare i geroglifici. Il padre Athanasius Kircher (1602-1680) attribuì alla Mensa Isiaca un posto di rilievo nei suoi studi. Secondo lui, essa era la prova che gli Egizi avevano conservato una parte significativa della saggezza cristiana trasmessa da Dio ad Adamo. Uno scarabeo con testa umana, situato sul bordo inferiore della Mensa, giocò un ruolo cruciale nella sua ricostruzione della trasmissione della Fede. Curiosamente, questa figura è stata riprodotta in quattro manoscritti arabi del XVII-XVIII secolo del trattato del pseudo-Ibn Wahshiyya sulla scrittura segreta.

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L’egittologo Jean Winand (università di Liegi)

Nato nel 1962, Jean Winand è professore ordinario all’università di Liegi. È stato preside della facoltà di Lettere (2011-2017) e primo vice-rettore dell’università (2018-2022). È vincitore del premio annuale della Reale Accademia del Belgio, del premio quinquennale della Fondazione Universitaria del Belgio e dell’Anneliese Maier Forschungspreis (della Humboldt Stiftung, Germania). È membro della Reale Accademia del Belgio. Nel 2024-2025 sarà professore ospite al Collège de France (Parigi), l’università di Torino e l’università Carlo di Praga. Dal 2021 è titolare di una cattedra UNESCO. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano la scrittura geroglifica, le lingue e la letteratura dell’antico Egitto. Ha pubblicato ampiamente sulle questioni relative al tempo e all’aspetto nella lingua egizia antica, nonché su vari aspetti della sintassi e della semantica lessicale. Si interessa anche alla ricezione della scrittura geroglifica nel Rinascimento e nell’epoca barocca, con un’attenzione particolare alle opere del gesuita Athanasius Kircher. È l’ideatore del progetto Ramses, un corpus ampiamente annotato di tutti i testi in egiziano tardo, fondato nel 2007, che gestisce insieme a Stéphane Polis.

torino_egizio_conferenze-di-marzo_locandinaPROGRAMMA CONFERENZE DI MARZO 2025. Sabato 8 marzo 2025, alle 18, “Dal cuore dell’Iran all’antico Egitto: Pegah Moshir Pour e il ruolo femminile nei millenni” con Pegah Moshir Pour, Federica Facchetti e Cinzia Soddu. Martedì 11 marzo 2025, alle 18.30, “La creazione del confine geopolitico nell’antico Egitto” con Maria Carmela Gatto. Martedì 18 marzo 2025, alle 18.30, “Le tante vite e morti delle statue egizie” con Simon Connor. Martedì 25 marzo 2025, alle 18.30, “I libri della respirazione nei papiri del museo Egizio” con Letizia Loprieno.

Siracusa. Conclusi i lavori di restauro e messa in sicurezza dell’Olympieion (tempio di Zeus) promossi dal parco archeologico

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Olympieion di Siracusa: cantiere di restauro (foto regione siciliana)

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Olympieion di Siracusa: dopo il restauro (foto regione siciliana)

Si sono conclusi i lavori di restauro e messa in sicurezza dell’Olympieion di Siracusa, uno dei più antichi templi della città, dedicato a Zeus. L’intervento, avviato a maggio 2024, ha permesso di consolidare e proteggere le colonne superstiti e le strutture ancora visibili, restituendo al sito maggiore stabilità e leggibilità. Il tempio di Zeus Olimpio detto anche Olympeion costruito nei primi decenni del VI sec. a.C. sorge su un poggio elevato rispetto alla pianura sottostante, alla foce del fiume Anapo. È il secondo tempio più antico di Siracusa dopo quello di Apollo in Ortigia e viene anche chiamato comunemente dai siracusani il tempio “re’ du culonne”, per la presenza di sole due colonne superstiti.

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Olympieion di Siracusa: studi sulla colonna (foto regione siciliana)

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Olympieion di Siracusa: studi sulla colonna (foto regione siciliana)

I lavori, iniziati nel maggio 2024, e promossi dal parco archeologico di Siracusa Eloro Villa del Tellaro e Aktai, hanno incluso la pulizia della vegetazione infestante, il rilievo digitale dell’area con laser scanner 3D e fotogrammetria e il consolidamento della pietra, reso necessario dall’azione del tempo e dagli eventi atmosferici. Particolare attenzione è stata dedicata alla colonna sud, già restaurata negli anni ’30, la cui armatura metallica è stata analizzata e preservata.

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Olympieion di Siracusa: interventi di pulizia sulla pietra (foto regione siciliana)

Grazie a questo intervento, l’Olympieion torna a raccontare la sua storia millenaria in tutta la sua imponenza.

 

Firenze. Al via la settima edizione di Firenze Archeofilm: in cinque giorni 80 film in concorso tra cui 50 anteprime per un grande viaggio nella storia dell’umanità dai dinosauri ai giorni nostri

firenze_archeofilm-2025_locandina80 film in concorso tra cui 50 anteprime con proiezioni non stop mattina e pomeriggio, ospiti internazionali, incontri con i registi, cineforum: al via dal 5 al 9 marzo 2025 la settima edizione di Firenze Archeofilm – Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente – organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia. Archeologia, arte, ambiente, etnografia s’intrecciano come fili invisibili nella cinque giorni dando vita a un grande viaggio nella storia dell’umanità. Tutto a ingresso libero e gratuito. Al termine della manifestazione saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare; premio “Università di Firenze”; premio “Studenti UniFi” al miglior corto cinematografico; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” al miglior film di archeologia preistorica.

Un’avventura spazio-temporale dai dinosauri fino ai nostri giorni, passando per l’Uomo di Neanderthal, il mondo perduto dei giardini pensili, l’Egitto dei Faraoni, l’eruzione di Pompei, i santuari dell’antica Grecia, gli Etruschi e le miniere di ferro, la vera storia dei Longobardi, l’incendio di Notre-Dame, gli ultimi indigeni Masai, lo scioglimento dei ghiacci e gli inascoltati allarmi ambientali. I film – tutti in italiano e con una sezione in original sound – arrivano quest’anno da Austria, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Germania, Grecia, Ucraina, Portogallo, Polonia, Italia, Estonia, Iran, Canada, Islanda, Iraq, Repubblica Ceca, Kenya, Russia, Messico, Ungheria, Turchia e Usa.

Giovedì 6 e venerdì 7 marzo 2025 sbarca al “Firenze Archeofilm” il corto cinematografico VR che racconta la vita in palafitta delle comunità preistoriche vissute nell’Italia settentrionale. Il pubblico avrà la possibilità – indossando appositi visori – di provare cosa significava far parte di quel mondo sospeso sull’acqua tra attività di pesca, caccia e artigianato.

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Frame del film “La tomba della Sciamana” di Christian Stiefenhofer

Quest’anno al centro del festival cade l’8 marzo “festa della donna” e “Firenze Archeofilm” ha scelto di dedicare all’importante giornata alcuni dei documentari in programma. Tra i focus delle pellicole: la vita della grande egittologa Edda Bresciani, la scoperta in Germania della cosiddetta tomba della Sciamana, il mondo solo femminile delle donne del telaio in Argentina, un cartoon sulle ultime ore della Regina Nefertari, la vicenda di Maria di Nazareth.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale si inaugura “Cocciutissime”, il nuovo allestimento delle anfore nella sezione “Commercio e attività economiche”. La direttrice Marianna Bressan: “Le anfore testimoniano l’importanza di Altino, uno tra i più importanti scali commerciali dell’Alto Adriatico”

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Le anfore antiche ancora allineate nei depositi del parco archeologico di Altino (foto drm-veneto)

Le immagini che girano sono quelle dei depositi del parco archeologico di Altino: le anfore, allineate lungo le cassette, sono ben salde sui treppiedi metallici, e il loro cartellino identificativo attaccato all’ansa. Da giovedì 6 marzo 2025 non sarà più così: al primo piano del museo Archeologico nazionale, alle 15.30, inaugurato “Cocciutissime”, e quindi “svelato” il nuovo allestimento delle anfore nella sezione “Commercio e attività economiche”. Sarà esposta una selezione di anfore, prevalentemente vinarie e olearie, provenienti da tutto il Mediterraneo, testimonianza del ruolo centrale di Altino negli scambi e nella circuitazione delle merci durante tutta l’età romana. In occasione dell’inaugurazione si terrà una visita accompagnata a cura della direttrice Marianna Bressan e dello staff del Parco. La visita è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri: è necessaria la prenotazione. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

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Le anfore antiche ancora allineate nei depositi del parco archeologico di Altino (foto drm-veneto)

“Questo nuovo allestimento, benché circoscritto”, anticipa la direttrice Marianna Bressan, “aggiunge un tassello importante al percorso museale ed è l’occasione per migliorare l’assetto di tutta la sezione Commercio e attività economiche, nella quale già sono esposti reperti estremamente significativi per Altino, come la cosiddetta bilancia poliglotta di bronzo, che reca le misure ponderarie attiche, tolemaiche e romane, o il bassorilievo con la nave oneraria e la meridiana. Da sempre le anfore esercitano grande fascino sul pubblico e siamo consapevoli che esporle è un po’ come tener fede a una promessa verso chi frequenta spesso il Museo di Altino”. E ricorda: “Da qualche mese, il parco archeologico di Altino è entrato a far parte di un istituto dotato di autonomia speciale, denominato Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Del medesimo istituto fanno parte anche il museo di Palazzo Grimani, il museo Archeologico nazionale di Venezia e il futuro museo Archeologico nazionale della laguna di Venezia sull’isola del Lazzaretto Vecchio”.

Aquileia. Al museo Archeologico nazionale partita la ristrutturazione della sezione navale: sarà riallestito l’intero spazio espositivo e sottoposta a restauro conservativo la nave romana di Monfalcone, scoperta nel 1972

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Rendering della nuova sezione navale con la nave romana di Monfalcone nel museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto drm-fvg)

Fine febbraio 2025: grandi novità al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud). È stato avviato del cantiere che si occuperà dei lavori edili della sezione navale, nel settore delle Gallerie lapidarie, dove dagli anni ’80 del secolo scorso è conservata la nave romana scoperta negli anni ’70 nei pressi di Monfalcone. L’intervento sul settore delle Gallerie lapidarie prevede il riallestimento dell’intero spazio espositivo, l’adeguamento degli impianti e il superamento del dislivello che dalle gallerie conduce alla sala. Al termine di questa fase di intervento partirà il momento più delicato dell’intera operazione con il restauro conservativo dell’imbarcazione e la realizzazione di un nuovo supporto espositivo.

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La nave romana di Monfalcone nel museo Archeologico nazionale di Aquileia prima della ristrutturazione (foto archeocarta fvg)

La scoperta della nave romana di Monfalcone. Il relitto fu scoperto nel 1972, adagiato sul fondo roccioso, a pochi metri dai I resti della villa (detta “villa della Punta” di Lisert, a Monfalcone) venuti in luce nel corso di indagini condotte nel 1970-1973. Della nave, databile come l’edificio residenziale tra il I secolo a.C. ed il II sec. d.C., si conservano il fondo, quasi per intero (11 m. x 3,8 m.). È incerto che cosa trasportasse l’imbarcazione, ma è immaginabile che servisse per la distribuzione commerciale dei prodotti della villa (olio, vino, salse di pesce?). All’interno dello scafo si sono ritrovati alcuni oggetti che erano a bordo: vasi in ceramica, un paniere di vimini ed un recipiente di legno contenente uva. Il relitto è stato oggetto di complicati interventi di recupero e di restauro. È rimasto immerso in acqua dolce per ben sette anni e poi, per tre anni, è stato trattato con sostanze consolidanti. È stato quindi musealizzaato ad Aquileia; ora purtroppo non è più esposto a causa dello stato di conservazione deteriorato. Ma lo sarà alla fine del restauro conservativo.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale prorogate le mostre “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740-1850” e “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann”

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli prorogate, sino al 31 marzo 2025, le mostre “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740-1850” (sala del Plastico di Pompei) e “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” (sala 95).

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850″, nella Sala del Plastico di Pompei, prevista in chiusura il 31 gennaio 2025, e poi prorogata fino al 3 marzo 2025, analizza il processo di documentazione delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane. Questa ampia attività è cristallizzata nelle numerose pubblicazioni ufficiali commissionate da diversi regnanti di Napoli, da Carlo di Borbone a Ferdinando II, passando per Gioacchino e Carolina Murat (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”: un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca | archeologiavocidalpassato).

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Allestimento della mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del MANN” (foto mann)

L’esposizione “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del MANN”, nella sala 95, che doveva chiudere il 24 febbraio 2025, presenta cento tra le nuove acquisizioni del Museo. Le opere, che sono entrate a far parte del patrimonio dell’Istituto negli ultimi due anni, per acquisti o donazioni, testimoniano l’immensa fortuna che il Museo ha riscosso nel corso della sua storia (saranno 250 anni nel 2027) (vedi Napoli. Per le festività al museo Archeologico nazionale la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” e nell’atrio il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino | archeologiavocidalpassato).