archivio | Mostre, musei RSS per la sezione

Pompei (Na). Aperta nella Palestra Grande la mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso documentano le diverse categorie femminili nelle varie fasi della vita e nei diversi ruoli che svolgevano nella società. Gli interventi del direttore Zuchtriegel, delle curatrici Ghedini e Salvadori, e del restauratore Napoli

Locandina della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi

Con il suo straordinario stato di conservazione Pompei si pone come osservatorio privilegiato. La documentazione emersa nel corso dei quasi tre secoli di scavi è preziosa per analizzare il ruolo della donna nella società romana, argomento che in altri contesti sfugge a causa della esiguità delle testimonianze. Ma soprattutto a Pompei si può cogliere la presenza non solo di coloro che appartenevano ai vertici della società, ma anche di quella folla indistinta di persone “comuni” a cui è stata dedicata la precedente mostra “L’altra Pompei”, con la quale la nuova esposizione si pone in continuità: la mostra “Essere donna nell’antica Pompei” – dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi – a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori e in collaborazione con le università di Padova, Salerno e Verona. Il filo conduttore è la scoperta delle condizioni di vita delle donne e bambine, dei numerosi aspetti della vita quotidiana e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana e ancor più in una città campana quale Pompei.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei: “Il filo conduttore è un po’ quello di raccontare L’altra Pompei, come si chiamava la mostra precedente, cioè quegli aspetti che vengono un po’ oscurati nella grande narrazione tradizionale. E tra questi ovviamente la vita delle donne, delle ragazze, delle bambine a Pompei, che era una vita segnata da violenza, da schiavitù a volte, la prostituzione, lo sfruttamento, ma anche spazio che le donne si sono conquistate. Ci sono imprenditrici, ci sono sacerdotesse. Dunque ci sono donne che possiamo definire anche un po’ del potere. Ma tutto questo è anche uno specchio per noi, perché siccome la storia non esiste senza chi la racconta, dipende molto da noi come presentiamo il tema. Abbiamo cercato un modo di parlare di tutti gli aspetti e credo che sia anche un’occasione per prendere atto che alcune cose sono cambiate per fortuna: oggi forse c’è ancora molto da fare, sicuramente c’è ancora molto da fare, ma possiamo anche misurare un po’ gli spazi che si sono aggiunti per le donne nella società, nel mondo lavorativo, nell’arte, in tutti i settori”.

Allestimento della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (foto parco archeologico pompei)

Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia dell’università di Padova: “L’idea è cercare di illustrare le donne romane a Pompei, perché Pompei è un microcosmo che rappresenta in fondo tutto l’impero romano. E quindi capire come vivevano le donne a Pompei è cercare di capire la condizione femminile a Roma e quindi ampliare il nostro sguardo. Perché la condizione femminile in questi ultimi anni è stata studiata soprattutto da storici, storici della religione, antropologi, studiosi del diritto romano: noi vogliamo lo sguardo dell’archeologo in una realtà unica, perché Pompei cristallizzata dall’immane eruzione ci restituisce la vita vera. Quindi gli oggetti, quindi gli spazi, quindi le immagini. E attraverso queste tre categorie di documenti abbiamo proposto un percorso che illustri tutte le categorie di donne in tutti i momenti della loro vita e in tutte le attività che esse hanno svolto”.

Allestimento della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (foto parco archeologico pompei)

Monica Salvadori, prorettrice al Patrimonio storico-artistico dell’università di Padova: “Con questa mostra abbiamo voluto raccontare un percorso ideale che parla delle donne pompeiane dalla nascita alla morte. Quindi la mostra si articola in tutta una serie di sezioni che prendono in considerazione il momento della nascita, l’educazione, il momento principale della vita di una donna che era il matrimonio, come la donna gestiva la casa, e di conseguenza anche quelle figure che raggiungono dei livelli importanti nella società pompeiana per le loro attività imprenditoriali; fino ad arrivare poi al momento della morte, quindi vede in questo caso una rappresentazione di alcune figure note e ignote. Quindi abbiamo voluto sempre giocare con i nomi delle donne pompeiane che sono stati catalogati e sono più di 600 i nomi che sono ricordati dalle fonti epigrafiche attestate a Pompei. Alcune di questi hanno delle identità più forti, perché siamo in grado di ricostruire la storia di alcune donne. Di alcune invece no: sappiamo solo cosa facevano, qual era la loro professione, non abbiamo altri elementi, però abbiano voluto dare dignità a tutte le donne pompeiane con questa mostra”.

Il rilievo funebre da Porta Sarno in mostra nella Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Giancarlo Napoli, direttore tecnico “Atramentum restauri” parla del restauro del rilievo funebre recentemente scoperto a Porta Sarno ed esposto, in cantiere aperto, proprio nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (vedi Pompei. Scoperto nella necropoli di Porta Sarno un rilievo funebre da una tomba monumentale: raffigura a dimensioni reali una coppia, lui un uomo di rango elevato, lei una giovane sposa. Li vedremo in corso di restauro nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che aprirà nella Palestra grande | archeologiavocidalpassato): “Dopo una prima pulitura abbiamo ritrovato del colore antico molto importante. Quindi abbiamo trovato la crisocolla, che è un colore verde; abbiamo trovato del blu egizio; abbiamo trovato delle lacche rosse. Quindi adesso stiamo mettendo in salvo questo colore. Lo stiamo consolidando prima che poi asciugandosi completamente sparisca. Stiamo usando anche dei leggeri biocidi per togliere le radici che c’erano nell’interno e stiamo consolidando il materiale lapideo. Perché essendo tufo è molto delicato e nel momento in cui tenderà ad asciugare probabilmente si creeranno delle lesioni, e quindi stiamo monitorando la situazione consolidando con delle nanosilici moderne che vanno ad aggregare di nuovo il materiale”.

Medaglione con busto di giovane donna: Intonaco dipinto, affresco, dalla Regio VI, insula 3, domus 11 di Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)

Il percorso della mostra si articola in 8 sezioni nel quale attraverso affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso sono documentate le diverse categorie femminili: matrone, liberte, schiave; nelle varie fasi della vita: nascita, infanzia, matrimonio, maternità, morte; e nei diversi ruoli che svolgevano nella società: dalle attività di grande rilievo sociale, economico, religioso, in cui erano impegnate le matrone di alto lignaggio e le liberte arricchite, ai mestieri di ogni genere esercitati da libere e schiave (filatrici e tessitrici, ostesse, venditrici, panificatrici, mediche, fattucchiere, prostitute ecc.).

Scena di lavatio: intonaco dipinto ad affresco da Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)

Nella prima sala il pubblico è accolto da nomi e volti di donne, come per dare voce alla loro individualità. Inizia, poi, il racconto che illustra, grazie al supporto di eccezionali testimonianze materiali – statue, affreschi, iscrizioni, graffiti e manufatti d’ogni genere – le donne di Pompei. Nelle prime sale sono illustrati gli aspetti principali della vita privata, che per una matrona comprendeva la gestione delle attività domestiche e il rapporto con la servitù, ma anche l’educazione dei figli, la cura del proprio corpo e le attività svolte nel tempo libero.

Ritratto femminile su erma in marmo dalla villa di Poppea a Oplontis (I sec. d.C.) (foto alfredo foglia e figlio sas / parco archeologico pompei)

Ampio spazio è poi riservato alla vita pubblica e lavorativa delle donne. Si stima cha a Pompei lavoravano fino a 100 donne nella prostituzione, molte costrette perché in schiavitù, ma non tutte. Le donne di si occupavano anche di attività di grande prestigio, con importanti ricadute sociali, come emerge nella sala dedicata alle imprenditrici ed evergeti dove sono raccontati ritratti di donne che hanno segnato il loro tempo, inaugurato nuove attività, cambiato il volto della città.  Le ultime tracce del loro passaggio nella vita terrena si colgono invece nelle necropoli, dove monumenti funerari, iscrizioni e corredi restituiscono il ricordo di alcune di loro.

Le donne “pompeiane” oggi: ecco il gruppo di esperte del parco archeologio di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: spezzoni di film ispirati all’antoichità romana (foto parco archeologico pompei)

Il percorso si chiude con un salto nella contemporaneità che da un lato presenta i profili di alcune figure di donne che hanno dato il loro contributo alla scoperta e alla conoscenza di Pompei (Carolina Bonaparte, Wilhelmina Jashemski, Tatiana Warsher, Olga Elia), dall’altro offre ai visitatori una selezione di spezzoni cinematografici dedicati all’immagine femminile, tratti dal grande cinema d’ambientazione ispirato all’antichità romana e in particolare a Pompei. 

Verona. Vinitaly and the City torna a luglio al parco archeologico di Sibari (Cs) preceduto a giugno da “Linfa. Essenza della terra”, rassegna tra natura e archeologia. Il direttore Filippo Demma: “Le collezioni dei nostri musei aggiungono profondità culturale alla manifestazione”

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti allo stand della Regione Calabria a Vinitaly 2025 (foto drm-calabria)

Dove tutto è cominciato. Una storia che affonda le sue radici nell’Enotria e nella Magna Grecia, spirito di una rinascita sostenuta da una passione in fermento confermato a Verona con l’annuncio che Vinitaly and the City 2025 torna nel cuore della Calabria. Dopo il successo travolgente dello scorso anno, dal 18 al 20 luglio 2025 il parco archeologico di Sibari (Cs) riaccende i riflettori su vino, cultura e territorio. Un mix irresistibile tra archeologia, sapori e tradizioni calabresi da vivere sotto le stelle. “Anche quest’anno il Parco di Sibari, insieme al Ministero della Cultura”, ha dichiarato Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, “è al fianco della Regione Calabria nell’organizzazione di questo evento in uno dei luoghi della cultura più significativi del territorio. Le collezioni dei nostri musei e le iniziative che stiamo preparando per accompagnare Vinitaly and the City, aggiungono profondità culturale alla manifestazione e consentiranno ai visitatori di scoprire le profonde radici della propria passione. È un passo importante nella costruzione di uno sviluppo locale fondato sulla cultura”.

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. interviene a Vinitaly 2025 per presentare Vinitaly and the City a Sibari (foto drm-calabria)

È stato proprio il direttore Filippo Demma, durante Vinitaly 2025 a Verona, a svelare ufficialmente il calendario degli eventi e le anticipazioni di questo grande ritorno. A partire da metà giugno, infatti, un calendario ricco di eventi speciali farà da apripista al grande weekend di luglio. Tra questi, una nuova rassegna immersiva esplorerà i legami profondi tra la terra e le sue essenze più preziose. Un’esperienza da vivere con tutti i sensi. Parliamo di “Linfa. Essenza della terra”, la rassegna tra natura e archeologia che nasce nel cuore della Sibaritide e che accompagnerà verso Vinitaly and the City 2025 con un viaggio sensoriale tra i frutti più autentici della Calabria. Per oltre un mese, i parchi archeologici ospiteranno mostre tematiche dedicate alla cultura del vino e dell’olio; degustazioni guidate di vini calabresi e oli DOP; showcooking con chef stellati e abbinamenti guidati con vini doc del territorio; visite guidate a frantoi e vigneti nella Sibaritide; laboratori sensoriali e tematici. L’accesso a tutte le iniziative che i Parchi stanno progettando, sarà consentito con il solo acquisto del biglietto d’ingresso o con la PacsCard, l’abbonamento annuale che consente anche l’accesso illimitato ai monumenti compresi nel circuito dei parchi archeologici di Crotone e Sibari.

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “Ripensare l’antropocene. Oltre natura e cultura” di Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni, secondo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”

Giovedì 17 aprile 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona presentazione del libro “Ripensare l’antropocene. Oltre natura e cultura” di Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni, secondo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona”. Le autrici discutono con Massimiliano Badino (università di Verona) e Luca Ciancio (università di Verona) di temi fondamentali e urgenti per i nostri tempi, come il cambiamento climatico, le relazioni tra essere umano e ambiente, l’insegnamento e il ruolo delle istituzioni in questi campi. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro “Ripensare l’antropocene. Oltre natura e cultura” di Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli, Giovanna Guerzoni

Ripensare l’Antropocene. Oltre natura e cultura (Carocci editore). Come affrontare il surriscaldamento terrestre e geopolitico senza cedere a indifferenza, negazionismo o ansia climatica? Per rispondere, il volume invita a ripartire dal chiederci chi siamo oltre la dicotomia natura-cultura, per individuare un contesto che ci renda consapevoli che ogni gesto umano – personale, politico, tecnologico – ha un effetto sul pianeta. Potremo così prendere le parti del sistema Terra, praticare la cultura del limite e, rifiutando quella del dominio, ridimensionare i consumi e i toni del dibattito. Perché l’unica soluzione possibile è adattarci a quell’Antropocene che abbiamo scatenato, rallentandolo attraverso una transizione a fonti rinnovabili e a relazioni umane davvero inclusive. Ricorrendo a saperi interdisciplinari, indifferenti ai gerghi, ai principi di autorità e ai conformismi di gruppo, questo libro offre spunti di riflessione a chi, come le autrici, non trova risposte adeguate nei mondi separati delle scienze naturali, sociali, tecnologiche, umanistiche. La proposta è di individuare autonomamente zone d’interscambio dove applicare i risultati di tante, straordinarie conoscenze per instaurare alleanze paritarie con altri punti di vista, generi e generazioni.

Rovereto (Tn). Al museo civico la conferenza “Amazônia revelada. Il progetto di mappatura dei siti archeologici amazzonici”, con Riccardo Rella (Museu da Amazonia), terzo e ultimo appuntamento con “I Giovedì dell’Archeologia”

Terzo e ultimo appuntamento con “I Giovedì dell’Archeologia” ciclo di conferenze promosso dalla Fondazione museo civico di Rovereto: giovedì 17 aprile 2025, alle 18, in sala convegni “Fortunato Zeni” del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto l’incontro “Amazônia revelada. Il progetto di mappatura dei siti archeologici amazzonici”, con Riccardo Rella – Museu da Amazonia (MUSA, Manhaus). Organizzano Società museo civico di Rovereto, Fondazione Alvise Cornel, Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Comunità della Vallagarina, Comune di Rovereto. Il progetto “Amazônia Revelada: Mapping Cultural Legacies” mira a combinare la ricerca archeologica all’avanguardia con le conoscenze tradizionali dei popoli della foresta. Si tratta di un progetto di ricerca archeologica che va ad aggiungere un nuovo vincolo di tutela all’Amazzonia contribuendo quindi anche a fermare la distruzione della foresta. Partecipazione libera e gratuita.

Torino. Il museo Egizio lancia il biglietto speciale “Be the first” per una visita esclusiva prima dell’apertura

Dal 17 aprile al 4 maggio 2025 si può scoprire il museo Egizio di Torino prima del consueto orario di apertura. L’ingresso è previsto dalle 8 alle 8.40. Con il biglietto speciale “Be the first” si può ammirare la collezione immersa nelle prime luci del giorno, quando il museo si sta ancora preparando ad accogliere il pubblico, e godersi un caffè e un croissant nella nostra caffetteria al prezzo speciale di 1 euro. Posti limitati per garantire l’esclusività dell’esperienza. Prezzo del biglietto: 25 euro, acquistalo cliccando QUI. Non sono valide le tariffe agevolate, le gratuità, Abbonamento Musei e Torino + Piemonte Card.

Verona. Accordo dei musei civici con il parco archeologico del Colosseo: a Roma nei sotterranei dell’anfiteatro flavio (allestimento “Spettacoli nell’arena del Colosseo. I protagonisti”), esposta la testa di gladiatore scoperta nell’anello esterno dell’Arena, al museo Archeologico al Teatro Romano la lastra in marmo con graffito un gladiatore (esposizione “Ospiti fuori dal Comune. Un gladiatore dal Colosseo a Verona”)

“Scambio” di gladiatori lungo l’asse Verona-Roma.  Dal 10 aprile al 15 ottobre 2025 è ospitato negli ipogei del Colosseo, nel nuovo allestimento permanente dedicato agli Spettacoli nell’Arena, un nuovo protagonista: grazie al prestito garantito dal museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (I MUV – I Musei di Verona), la straordinaria testa lapidea di gladiatore dell’inizio del I sec. d.C. proveniente dall’Anfiteatro di Verona della prima metà del I secolo d. C. (la cosiddetta Arena) entra a far parte del percorso di visita curato da Alfonsina Russo, Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro, contribuendo ad ampliare la conoscenza sul mondo dei gladiatori e sulla loro complessa organizzazione. La testa lapidea appartiene con ogni probabilità alla tipologia del “gallo” (Gallus), ovvero a quella categoria di gladiatori che, come il sannita e il trace, prende origine dalla provenienza geografica dei popoli nemici di Roma. E dal 16 aprile al 15 ottobre 2025, grazie a questo scambio di opere tra l’Arena di Verona e il Colosseo, consente di poter vedere al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona una lastra in marmo proveniente dal Colosseo di Roma con un graffito che riproduce un gladiatore. Questo accordo di collaborazione tra i Musei Civici di Verona e il Parco archeologico del Colosseo porterà ad attività comuni, conferenze e workshop in merito allo studio, valorizzazione e gestione di questa tipologia di monumenti antichi. Il progetto è a cura di Francesca Rossi e Francesca Morandini (Musei Civici di Verona); Alfonsina Russo, Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro (Parco Archeologico del Colosseo).

Testa di gladiatore con elmo scoperta nell’anello esterno dell’Arena di Verona e conservata al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto i-muv)

“Collaborare tra aree archeologiche significa unire saperi e beni culturali per trasformare il patrimonio in un racconto vivo e condiviso”, commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Verona Marta Ugolini. “Siamo grati di questa opportunità di prestito, che porta una parte di Verona a Roma, nel sito archeologico più visitato in Italia, il Colosseo, uno dei simboli storici e culturali più iconici del paese. La sinergia tra il Parco archeologico del Colosseo e i Musei civici di Verona fa emergere storie che parlano al presente, dove ogni reperto diventa testimonianza di un’eredità comune, da custodire e valorizzare”. “Esprimo la mia grande soddisfazione per la reciprocità che si è instaurata con i Musei Civici di Verona e in particolare tra l’Arena e il Colosseo, due anfiteatri che senza dubbio occupano nella storia ma anche nel mondo contemporanea un posto di rilievo per la loro funzione iconica e simbolica”, dichiara Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “La mission del Parco archeologico del Colosseo è quello di costruire relazioni che siano di volano alla condivisione di valori e di promozione della cultura, contribuendo alla circolarità della storia e alla crescita culturale ed esperienziale dei nostri pubblici”. “Abbiamo accolto con vero piacere la richiesta di collaborazione del Parco archeologico del Colosseo a partecipare all’allestimento permanente degli ipogei del Colosseo con il prestito della testa di gladiatore rinvenuta all’anfiteatro di Verona”, dichiara Francesca Rossi, direttore dei Musei civici di Verona. “Si tratta di un frammento della decorazione statuaria dell’Arena, di cui si conservano pochi pezzi, alcuni anche in bronzo; la reciprocità dello scambio, con la lastra graffita dal Colosseo, ci permette di stringere i contatti tra le nostre istituzioni e di poterci confrontare in merito ai complessi aspetti museali e gestionali di edifici così iconici quali sono gli anfiteatri di età romana, che tuttavia rivestono un ruolo molto importante anche all’interno della città contemporanea”.

La testa di gladiatore proveniente dal museo Archeologico al teatro Romano di Verona esposta nei sotterranei del Colosseo (foto PArCo)

Dal 10 aprile 2025, dunque la testa di gladiatore, proveniente dall’arena di Verona e conservata al museo Archeologico al Teatro Romano, è esposta a Roma, nel percorso museale ipogeo del Colosseo, come opera ospite d’apertura dell’allestimento “Spettacoli nell’arena del Colosseo. I protagonisti”, a cura di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Barbara Nazzaro. Questo format, ideato dal Colosseo per integrare il percorso permanente allestito negli ipogei dell’anfiteatro, dopo alcuni elmi originali in bronzo della Caserma dei Gladiatori di Pompei dal museo Archeologico nazionale di Napoli (luglio 2023 a febbraio 2024) e un rilievo conservato al museo d’Antichità Winkelmann di Trieste (giugno 2024 a febbraio 2025) e proveniente dall’isola di Coo con la raffigurazione del combattimento tra un reziario e un secutor e iscrizione in greco che riconduce con ogni probabilità allo scioglimento del vincolo contrattuale dell’auctoramentum, il sacramento alla divinità con cui il gladiatore accettava di rischiare la propria vita scendendo nell’arena e combattendo fino al giudizio del popolo, ospita ora la testa di una statua di gladiatore che venne scoperta nella zona dell’anello esterno dell’Arena di Verona in via dietro anfiteatro nel 1889. Il volto dell’atleta è coperto da un elmo, forse di tipo gallico, che presenta unicamente due fori per gli occhi. La richiesta del prestito ha costituito un’occasione per attivare una collaborazione tra i Musei Civici di Verona, specialmente quelli archeologici, con il parco archeologico del Colosseo, per avviare uno scambio reciproco di progetti e di buone pratiche in merito alla gestione e alla valorizzazione di due degli anfiteatri più conosciuti al mondo e meglio conservati, appunto l’Arena di Verona e il Colosseo. Si tratta di edifici di età romana che ancora oggi ricoprono un ruolo di rilievo nella città contemporanea, pur portando ancora i segni della loro lunga e variegata storia e delle numerose funzioni che hanno accolto nel corso degli anni.

Lastra in marmo con graffito un gladiatore proveniente dal Colosseo (foto PArCo)

A Verona, dal 16 aprile al 15 ottobre 2025, l’esposizione “Ospiti fuori dal Comune. Un gladiatore dal Colosseo a Verona” è visitabile in orario museale (10-18 escluso il lunedì) ed è compresa nel biglietto di accesso al museo Archeologico al Teatro Romano. La lastra in marmo proveniente dal Colosseo di Roma con un graffito che riproduce un gladiatore è affiancata nell’allestimento dalla riproduzione di altri graffiti e dalle testimonianze di altri gladiatori conosciuti anche a Verona. L’esposizione è nella sezione del museo dedicata all’anfiteatro.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per il ciclo “ETRUlegge” presentazione del libro “Lettera d’amore a Giacomo Leopardi” di Antonio Moresco. Con Franco D’Intino e Alessandro Piperno

Per il ciclo ETRUlegge, martedì 15 aprile 2025, alle 17.45, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Lettera d’amore a Giacomo Leopardi” di Antonio Moresco. L’Autore dialogherà con Franco D’Intino e Alessandro Piperno. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: presentazioni11@yahoo.com. Attività a cura dell’Associazione Amici dell’Arte moderna a Valle Giulia. Viviamo tempi folli e terribili: anni di guerre, di deliri identitari, di odio e fobie. Quale momento migliore per una lettera d’amore? E non una qualsiasi: una lettera a Giacomo Leopardi, il poeta che più di ogni altro ha raccontato i tormenti del suo presente e la difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo, aprendo al contempo spazi di sovrumani silenzi e profondissima quiete dove portare in salvo i suoi lettori, almeno per un attimo. Incontrato in anni formativi difficili, Leopardi è diventato per Antonio Moresco il compagno di viaggio di tutta una vita, e allo stesso modo può esserlo per noi: un amico che non ci tradisce, che non ci abbandona, che sa farci sognare ma anche colpirci con la verità. Moresco compone così il più vivo, lirico e universale dei libri su Leopardi: racconta una giovinezza macerata di dubbi e illuminata di illusioni; ne attraversa il pensiero e l’opera ragionando su cosa sia – e cosa non dovrebbe essere – la letteratura; riscopre assieme a lui l’amore e la ribellione, la libertà e la morte; indaga sull’incombenza del male e sulla tentazione della felicità. Infine, con lui si libra in volo, alto sulle miserie del mondo, per raccontare il nostro presente come lo avrebbe visto e interpretato Leopardi e per regalarci, sul tempo in cui viviamo, un punto di vista nuovo: quello delle rondini, quello dei poeti.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I pomeriggi dell’Archeologico” la conferenza “L’area del Portonaccio a Veio: nuove ricerche e progetti in corso” con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per gli incontri della rassegna “I pomeriggi dell’Archeologico” appuntamento martedì 15 aprile 2025, alle 17, con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che presenta “L’area del Portonaccio a Veio: nuove ricerche e progetti in corso”, una conferenza  dedicata all’area archeologica del tempio di Portonaccio a Veio, da poco passata in gestione al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia,  che conserva le evidenze di uno dei più importanti santuari del mondo etrusco. Saranno presentate le ricerche in corso, condotte in collaborazione con l’università di Roma La Sapienza, e i lavori che si stanno portando avanti nel santuario per renderlo un sito sempre più in grado di raccontare il suo grande passato. L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria all’indirizzo: man-fi@cultura.gov.it.

Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e già direttrice regionale Musei nazionali Sardegna, ha svolto rilevanti attività al parco archeologico di Pompei occupandosi di allestimenti museali, mostre internazionali e attività di valorizzazione, ma anche di progetti di tutela, di restauro, di scavo e di coordinamento delle pubblicazioni scientifiche del Parco e dell’Ufficio Unesco. È membro della commissione della direzione generale Musei per lo sviluppo delle linee guida per gli allestimenti museali del Sistema Museale Nazionale e di un gruppo di lavoro per i progetti previsti dal Piano Nazionale per gli investimenti complementari al PNRR.

Venezia. Al museo di Storia naturale la mostra “Un ostriarium romano nella laguna di Venezia” a cura di Carlo Beltrame ed Elisa Costa: il racconto e la restituzione di una scoperta unica in Italia, un antico ostriarium, annesso a una villa del I secolo d.C. in località Lio Piccolo, destinato al mantenimento in vita di ostriche e molluschi prima del loro consumo

“Gusci di ostriche di duemila anni fa a un metro e mezzo di profondità nella laguna di Venezia, in una vasca che probabilmente serviva per conservare i prelibati molluschi prima di essere degustati. Siamo nel sito lagunare di Lio Piccolo, nel comune di Cavallino Treporti, scoperto quasi venti anni fa dall’archeologo amatore Ernesto Canal. E l’ipotesi preliminare su cui sta lavorando il team interdisciplinare impegnato nei giorni scorsi nella seconda campagna di scavo archeologico subacqueo è che la struttura detta “Villa romana di Lio Piccolo” era dotata di piscine per l’acquacoltura, in particolare di ostriche. Le indagini sono state dirette da Carlo Beltrame, professore associato di archeologia marittima del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna”: così scrivevamo poco meno di tre anni fa – era l’estate 2022 – (vedi Archeologia subacquea in laguna di Venezia. Il team di Ca’ Foscari ha scoperto a Lio Piccolo, nel sito della villa romana, una vasca per l’acquacoltura dei molluschi con le ostriche di duemila anni fa eccezionalmente conservate | archeologiavocidalpassato): quell’ipotesi iniziale è diventata il progetto di ricerca che si concretizza nella mostra “Un ostriarium romano nella laguna di Venezia” a cura di Carlo Beltrame ed Elisa Costa, dal 16 aprile al 2 novembre 2025. È il racconto e la restituzione, di una scoperta unica in Italia: un vivarium probabilmente annesso a una villa del I secolo d.C. in località Lio Piccolo, Cavallino-Treporti ed un nuovo elemento per leggere la storia della laguna “prima di Venezia” in epoca imperiale romana. È proprio a Lio Piccolo che indagini stratigrafiche subacquee avviate nel 2021 hanno portato alla luce una vasca in mattoni e tavole di legno contenente circa 300 gusci di ostriche: una struttura databile al I secolo d.C. e interpretata come un antico ostriarium: uno spazio destinato al mantenimento in vita di questi molluschi prima del loro consumo. Ad oggi, una scoperta unica in Italia, che trova un solo confronto noto nella laguna di Narbonne, in Francia.

Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Una parte di questi significativi rinvenimenti, reperti, immagini, video delle operazioni di scavo subacqueo e delle attività di ricerca, nonché un modello tridimensionale del sito archeologico lagunare saranno dunque esposti al museo di Storia naturale dal 16 aprile al 2 novembre 2025 (inaugurazione martedì 15 aprile 2025): un allestimento che restituisce i primi risultati di questo progetto di ricerca, fornendo ulteriori informazioni sugli abitanti della Laguna in epoca imperiale romana e che, non  ultimo, mette in luce l’importanza di un lavoro di ricerca scientifica interdisciplinare che ha coinvolto archeologi, geologi, biologi, per restituire al pubblico i risultati di questa indagine e invitare alla scoperta e conoscenza della ricchezza della Laguna. Alla presentazione della mostra, martedì 15 aprile 2025, interverranno Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari; Luca Mizzan, responsabile museo di Storia naturale di Venezia; Carlo Beltrame, professore di Archeologia marittima università Ca’ Foscari; Elisa Costa, ricercatrice università Ca’ Foscari. “È con grande piacere che voglio presentare questa piccola esposizione”, spiega Carlo Beltrame, curatore della mostra e docente di Metodologie della ricerca archeologica, “che ha lo scopo di dare conto, al di fuori delle sedi accademiche, dei primi risultati delle attività condotte dal gruppo di ricerca in archeologia marittima, da me diretto, del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, sul più significativo dei contesti archeologici sommersi di età romana in corso di indagine nella laguna di Venezia, ossia il sito sommerso di Lio Piccolo, nel Comune di Cavallino Treporti”. Il progetto di ricerca dell’università Ca’ Foscari di Venezia – dipartimento di Studi umanistici è reso possibile grazie a finanziamenti dell’ateneo, del Comune di Cavallino Treporti, del progetto CHANGES PNRR e di un progetto PRIN PNRR, in collaborazione con il dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova (prof. Paolo Mozzi) e il dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Firenze (prof.ssa Adele Bertini). Le ricerche sono condotte in regime di concessione del ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna.

Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Una scoperta per la storia della laguna di Venezia. Il sito archeologico di Lio Piccolo, segnalato nel 1988 da Ernesto Canal che, per primo, aveva ipotizzato di vedervi i resti di una villa romana, si trova lungo la riva meridionale di Canale Rigà. Sul fondo della vasca sono stati rinvenuti circa 300 gusci di ostrica comune (Ostrea edulis), specie gradualmente scomparsa dalla Laguna nella seconda metà dell’Ottocento, ed alcuni gusci di altri bivalvi, come i canestrelli. Le paratie, come avveniva nelle peschiere a mare di età romana, permettevano probabilmente l’isolamento tra le diverse specie. Le analisi dendrocronologiche e la datazione al Carbonio 14 delle parti in legno portano a datare la costruzione della struttura nella metà del 1° secolo d.C. A contatto con il vivarium si trovano delle fondazioni in mattoni sorrette da una selva di pali in quercia che dovevano appartenere a un edificio piuttosto importante costruito nello stesso periodo. Centinaia di frammenti di affresco, tessere di mosaico e alcune lastrine di marmi pregiati fanno interpretare l’edificio come una possibile villa di lusso, forse proprio una di quelle ville marittime che Marziale, alla fine del I secolo d.C., colloca nei lidi di Altino. Tra i rinvenimenti più importanti, anche una gemma preziosa che doveva ornare la montatura di un anello di una persona molto agiata frequentatrice dell’ostriarium.

Gemma di agata, incisa con una figura mitologica, scoperta dal team di Ca’ Foscari nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Dalla ricerca alla divulgazione: un patrimonio per tutti. Il Museo, che conserva importantissime collezioni scientifiche dei più grandi scienziati e naturalisti locali, continua ancora oggi a studiare la Laguna, per comprendere il rapporto così unico che lega la città al suo territorio e garantire la continua documentazione fisica dell’ambiente e delle sue trasformazioni. Una missione che può realizzarsi solo collaborando con le altre realtà istituzionali che lavorano e studiano la Laguna nei suoi più diversi ambiti ed aspetti. In quest’ottica nasce la collaborazione con il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, per valorizzare un progetto di ricerca che ci offre inedite informazioni sulle attività ittiche in Laguna ai tempi della Roma Imperiale.

Ancona. Prime visite guidate programmate all’anfiteatro romano, nell’ambito dei progetti di riqualificazione e valorizzazione dell’area, in collegamento con il museo Archeologico nazionale delle Marche. Ecco il programma

Panoramica dell’anfiteatro romano di Ancona (foto drm-mar)

La sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-mar)

Il 15 aprile 2025 apre alle visite guidate l’Anfiteatro romano di Ancona, da pochi mesi entrato a far parte dei Musei italiani come luogo della cultura dell’ente “Palazzo ducale di Urbino-Direzione regionale Musei nazionali Marche”, in capo al ministero della Cultura, che ha avviato un programma di progetti di riqualificazione e valorizzazione dell’area archeologica. Mentre i tecnici sono all’opera per migliorare la fruibilità dell’anfiteatro e per consentire la piena visibilità del valore di questo importante monumento, la Direzione regionale Musei nazionali si è impegnata per predisporre un programma di apertura al pubblico. I primi appuntamenti saranno di martedì – per il momento sono in programma apertura nei giorni 15, 22 e 29 aprile; 6, 13, 20 e 27 maggio 2025 -, con visita guidata all’area dell’anfiteatro e possibilità di visita autonoma al museo Archeologico nazionale delle Marche. Il punto di ritrovo per le visite sarà la biglietteria del MAN Marche (Palazzo Ferretti) alle 10, dalla quale si raggiungerà a piedi l’Anfiteatro romano che dista circa 150 metri.

Panoramica dell’anfiteatro romano di Ancona (foto drm-mar)

Il personale della Direzione regionale Musei nazionali accompagnerà i visitatori alla scoperta della lunga storia dell’area dell’Anfiteatro romano, legata a doppio filo con quella della città di Ancona: nel cuore della città romana, sui resti dell’abitato ellenistico, l’area dell’anfiteatro ha visto sorgere strutture conventuali e il carcere di Santa Palazia, subendo le distruzioni della seconda guerra mondiale e del sisma del 1972, in una stratificazione di storie e di edifici concatenati. I posti sono limitati, per cui è consigliabile la prenotazione al centralino del MAN Marche, chiamando il numero telefonico 071-202602.

La sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-mar)

La visita all’Anfiteatro ha una durata di circa 45 minuti; inoltre prima o dopo la visita sarà possibile visitare in autonomia il MAN Marche e la nuova sezione espositiva dedicata all’età romana nelle Marche. Per queste prime aperture l’accesso all’Anfiteatro sarà compreso nel biglietto ordinario MAN Marche: intero 5 euro, ridotto (18-25 anni) 2 euro, gratuito per minorenni e per le categorie previste dalla legge. In caso di maltempo la visita è rimandata alla settimana successiva, resta visitabile e aperto al pubblico il MAN Marche. Per le scolaresche è possibile verificare le disponibilità e prenotare scrivendo all’indirizzo drm-mar.museoancona@cultura.gov.it

La sezione romana del museo Archeologico nazionale delle Marche (foto drm-mar)

La possibilità di combinare il museo Archeologico nazionale delle Marche e l’Anfiteatro, permetterà al visitatore di immergersi completamente nel fascino del mondo antico, grazie al non proprio consueto “dialogo” tra contenuto e contenitore del luogo di cultura. Obiettivo della Direzione Musei è infatti sviluppare un programma di aperture al pubblico dell’anfiteatro per garantire la possibilità di fruire l’area archeologica più importante del capoluogo di regione non solo in giornate straordinarie, ma durante l’intera stagione turistica. “Nel corso degli ultimi anni”, afferma il direttore Luigi Gallo, “la Direzione regionale Musei nazionali Marche ha posto particolare cura nella valorizzazione delle sedi espositive e delle collezioni in esse contenute, intreccio di vicende e opere che contribuiscono in modo rilevante alla storia del patrimonio e dell’identità regionale. L’Anfiteatro romano è un importante tassello di questo percorso e restituisce ai cittadini e ai visitatori di Ancona lo spaccato di un periodo cruciale della storia della città Dorica; un lavoro che proseguirà nel corso dei prossimi mesi con l’elaborazione di un ampio progetto di restauro e valorizzazione del monumento antico, rendendo accessibili tutte le sue particelle, per offrire una visione quanto più completa e stratificata della città resa ulteriormente possibile dalla prossimità con il museo Archeologico nazionale, dove poco più di un anno fa è tornata visibile una rinnovata sezione museale dedicata all’età romana”.