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Padova. Nell’abbazia di Santa Giustina il convegno “Archeologia delle Venezie: le Associazioni culturali, la ricerca e la valorizzazione”: tre giornate di incontri, tavole rotonde e visite guidate per riflettere sul futuro della tutela e della divulgazione. Ecco il programma

Chi fa l’archeologia oggi? Ricerca scientifica, volontariato, istituzioni, comunità: il patrimonio archeologico è il risultato di un impegno condiviso. Il convegno “Archeologia delle Venezie: le Associazioni culturali, la ricerca e la valorizzazione” riunisce a Padova studiosi, operatori culturali e associazioni per riflettere sul futuro della tutela e della divulgazione. Dal 16 al 18 aprile 2026, in sala S. Luca nell’Abbazia di S. Giustina a Padova, tre giornate di incontri, tavole rotonde e visite guidate. Ingresso libero.

PROGRAMMA GIOVEDI 16 APRILE 2026. Alle 9.30, registrazione; 10, apertura lavori. Saluti istituzionali; 10.20, saluto di Giulio Carraro, presidente Società Archeologica Veneta Odv; 10.30, lectio magistralis di Cristoforo Gorno (autore e conduttore televisivo RAI, in collaborazione con Grandi & Associati Milano), “La divulgazione del mondo antico oggi: il caso dell’Iliade tra mitologia e archeologia”; 12.30, light lunch; 14, CHAIR: Francesco Cozza. 14, Anna Maria Martini Chieco Bianchi (già direttrice del museo nazionale Atestino), “Gli albori della Società Archeologica Veneta di Padova”; 14.30, Niccolò Gennaro (direttore generale CSV di Padova e Rovigo), “Il sogno del volontariato. Come il Terzo Settore ormai “secolarizzato” può riscoprire il valore dell’impegno per i beni comuni”; 15, Elisabetta Favaron (La Bottega del Fundraising), “La valorizzazione sociale dell’archeologia. Opportunità per la sostenibilità dei contesti archeologici e prospettive di rete tra enti del Terzo Settore, Pubblica Amministrazione e soggetti privati”; 15.30, discussione; 15.45, coffee break; 16.15, CHAIR: Marisa Rigoni; 16.30, Giovanna Falezza (museo Archeologico nazionale di Verona), Simone Pedron, Valeria Grazioli (A. Trame di Storia), “Dalla ricerca alla valorizzazione: archeologia sperimentale al museo Archeologico nazionale di Verona con l’associazione Trame di Storia”; 17, Simonetta Bonomi (già soprintendente ABAP FVG), “Tra conflitto e collaborazione per la tutela archeologica: storie di rapporti tra Associazioni e Soprintendenza”; 17.30, Francesca Veronese (Comune di Padova, Musei Civici), “I Musei Civici di Padova e il mondo delle associazioni culturali: obiettivi condivisi e percorsi di collaborazione”; 18, discussione; 18.15, chiusura lavori.

PROGRAMMA VENERDI 17 APRILE 2026. Alle 9.30, CHAIR: Giulio Carraro; 9.30, Emanuele Vaccaro (università di Trento), Carmelo Nicotra (direttore parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale a Piazza Armerina), Roberto Scollo (presidente del G. A. Litterio Villari di Piazza Armerina), “Il Progetto Sofiana (Mazzarino, CL) e l’archeologia partecipata”; 10, Luigi SpertiLeonardo Carniato (università Ca’ Foscari Venezia), “Il santuario di Lova fra materiali d’archivio e nuove ricerche”; 10.30, Mariolina Gamba (già SBAV), Nicola Pollon (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), “1976-2026. 50 anni dallo scavo dell’abitato dell’ex-Pilsen (Padova): le sepolture infantili”; 11, discussione; 11.15, coffee break; 11.30, tavola rotonda: “La raccolta di superficie: aiuto o problema?”, moderatore Chiara Boracchi (archeologa, giornalista e podcaster); partecipano: Maria Cristina Vallicelli (SABAP); Sara Bini (SABAP); Michele Matteazzi (archeologo professionista); Michele Busato (G.A. Alto Vicentino); Comandante NTPC; 12.45, light lunch; 14.15, visita all’Abbazia di Santa Giustina, guidati dall’Abate don Giulio Pagnoni; 15, CHAIR: Giovanna Gambacurta; 15, Cecilia Rossi (Sabap Venezia), “Nelle terre del Meduacus. Il contributo del Gruppo Archeologico “Mino Meduaco” per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio archeologico locale”; 15.30, Sara Bini (Sabap Venezia), “Una comunità che osserva: collaborazioni virtuose per la tutela del paesaggio archeologico a Musile di Piave”; 16, Carla Pirazzini, Maria Cristina Vallicelli (Sabap Padova), “Il sito dell’Ardosetta (Pieve del Grappa-TV): un esempio recente nel solco della collaborazione tra Soprintendenza e Associazionismo culturale”; 16.30,  Annachiara Bruttomesso (già museo G. Zannato, Montecchio Maggiore), Giulia Pelucchini (Sabap Vr-Ro-Vi), Anna Scalco (museo G. Zannato, Montecchio Maggiore), Marisa Rigoni (già SBAV), “Associazionismo, museo e territorio nell’Ovest vicentino: il caso del Sistema Museale Agno-Chiampo”; 17, discussione; 17.15, chiusura e coffee break; 17.30, ASSEMBLEA DEI SOCI 2026 (Riservata ai soci SAV).

Programma SABATO 18 aprile 2026. Alle 9.30, CHAIR: Michele Asolati; 9.35 – Maurizio BuoraMassimo Lavarone (Società Friulana di Archeologia Odv), “Due scavi importanti della Società friulana di archeologia: Sevegliano e Attimis”; 10, Luciano BonUgo Silvello (Gruppo Archeo medio Brenta), “Archeomediobrenta: 10 anni di ricerche e collaborazioni nel territorio”; 10.25, coffee break; 10.45, SESSIONE POSTER: Jacopo Bonetto, Andrea Ghiotto e Vittoria Scaroni (università di Padova), “il progetto ArcheoVeneto”; Marco Paladini (università Ca’ Foscari Venezia), “Di archeologie, lagune e storie tra le acque: cinquant’anni di attività a Lio Piccolo”; Giulia Frambusto – Francesco Masiero (università Ca’ Foscari Venezia), “Dal segno alla storia: Il progetto VeLA e il caso studio dei graffiti di Palazzo Ducale”; Giulia Frambusto – Francesco Masiero  (università Ca’ Foscari Venezia), “Dal marmo al gesto, il Leone del Pireo a Venezia: ricerca e valorizzazione attraverso l’archeologia sperimentale e la rievocazione”; Luigi Magnini, Elena Griggio (università Ca’ Foscari Venezia), Veronica Venco, Luca Caloi (università degli Studi di Sassari), Cinzia Bettineschi (università Pegaso), “Terza missione, associazionismo e archeologia partecipata al Bostel di Rotzo: bilancio 2023-2025”; Elena Marzola (CRT), “La restituzione al pubblico della Potnia Theron di Vicenza”; Davide Montagner (G.A. Montello), “Il Toro di Montebelluna: una rappresentazione e un’ipotesi grafica a cura del GAM”; Federico Biondani (A.A. Isola della Scala), “L’Associazione Archeologica ed il Museo di Isola della Scala: cinquant’anni fra ricerca e divulgazione”; G. Fogliata, M. Olivotto (G.A. Agordino), “Il contributo dell’Associazione ARCA alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico dell’Agordino”; 12, tavola rotonda: “Associazioni culturali archeologiche: quale futuro?”, moderatore Chiara Boracchi (archeologa, giornalista e podcaster), partecipano: Giulio Carraro (SAV); Maurizio Buora (SFA), Francesco Coccato (G.A. Mino Meduaco), Davide Montagner (G.A. del Montello), Luciano Bon (G. Archeomediobrenta), Francesco Pavan, (A.A. Isola della Scala); Stefano Tinazzo CSV Padova e Rovigo; 12.45, chiusura lavori. Brindisi finale.

 

Trento. Allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas il secondo appuntamento della rassegna “ArcheoCinema a Tridentum. I colori del passato”

Mercoledì 15 aprile 2026, alle 18, allo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, in piazza Cesare Battisti a Trento, il secondo appuntamento della rassegna “ArcheoCinema a Tridentum. I colori del passato” a cura dall’Ufficio beni archeologici in collaborazione con RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie) della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ingresso libero. In programma il film “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici / Grotte Chauvet. Dans les pas des artistes de la Préhistoire” di regia di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52′). Trent’anni dopo la scoperta della grotta Chauvet, nel dipartimento francese dell’Ardèche, le sue straordinarie pitture rupestri, tra le più antiche al mondo, realizzate 20.000 anni prima di quelle di Lascaux, continuano a porre domande su chi fossero i loro autori e sul significato spirituale delle opere. Un’équipe scientifica indaga oggi i misteri ancora irrisolti di questo straordinario sito preistorico.

Padova. Al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte nel complesso del Liviano la conferenza “Il filo rosso della storia: archeologia tessile alla scoperta del passato” della prof. Margarita Gleba, e dimostrazione di tessitura sulla replica di un antico telaio verticale a pesi

Mercoledì 15 aprile 2026, alle 17, al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’università di Padova, al Complesso del Liviano a Padova, in occasione dell’inaugurazione della nuova vetrina espositiva dedicata alla tessitura nel mondo antico, la prof.ssa Margarita Gleba (dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova) terrà la conferenza “Il filo rosso della storia: archeologia tessile alla scoperta del passato”. Seguirà una dimostrazione di tessitura sulla replica di un antico telaio verticale a pesi. Evento gratuito su prenotazione, al link: https://MSAfilorossostoria.eventbrite.it.

Roma. Nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari la conferenza “Crypta Balbi. Il nuovo Museo. Una sfida tra tutela conservazione e valorizzazione”, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma” a cura di Federica Rinaldi e Saveria Petillo

Il 15 aprile 2026, alle 17, nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari, l’incontro “Crypta Balbi. Il nuovo Museo. Una sfida tra tutela, conservazione e valorizzazione”, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo si trasforma”, dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto “URBS, dalla città alla campagna romana”, a cura di Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e di Saveria Petillo. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si… Gli interventi saranno a cura dei gruppi di lavoro coordinati dai Responsabili dei Progetti e dai Direttori dei Lavori con la partecipazione dei progettisti e delle imprese coinvolte. Intervengono: Antonio Zunno, RUP; Valentina Oliverio, direzione Lavori; Margherita Mureddu (Tecnolav), progettista. In collaborazione con Istituto Romano di San Michele, Rettoria di Santa Caterina de’ Funari.

 

Ponte di Pasqua e Pasquetta (con #domenicalmuseo): 750mila ingressi in musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura statali (+9% rispetto al 2025). Sul podio della classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 81.841 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (68.136 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (52.812 ingressi)

Sono stati circa 750mila gli ingressi registrati nei musei, nei parchi archeologici e negli altri luoghi della cultura statali nel fine settimana di Pasqua e Pasquetta 2026. Nei tre giorni di aperture – sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile 2026 – si contano 57mila visitatori in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento complessivo di circa il 9%.  Nella classifica assoluta al primo posto il Colosseo (con 81.841 ingressi), seguito dal Foro Romano e Palatino (68.136 ingressi) e dall’area archeologica di Pompei (52.812 ingressi) che torna sul podio.

Visitatori al parco archeologico di Ercolano nel ponte di Pasqua 2026 (foto paerco)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 81.841; Foro Romano e Palatino 68.136; area archeologica di Pompei 52.812; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 49.393; parco archeologico di Ercolano 8.479; museo e area archeologica di Paestum 7.987; museo Archeologico nazionale di Napoli 7.928; Terme di Caracalla 7.028; Grotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione 6.651; Villa Adriana 6.253; area archeologica di Ostia antica 4.995; museo Archeologico di Venezia 4.419; Terme di Diocleziano 3.305; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 3.042; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 3.026; Palazzo Massimo 1.928; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 1.711; museo Archeologico nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” e Castello svevo di Melfi 1.579; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.572; Palazzo Altemps 1.547; anfiteatro e teatro romano di Lecce 1.454; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 1.284; museo d’Arte Orientale Venezia 1.283; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e villa di Tiberio 1.271; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.262; Castello Scaligero di Sirmione 1.120; musei nazionali di Cagliari 1.105; museo di Palazzo Grimani 1.097; Basilica di Sant’Apollinare in Classe 1.044; Castello Giulio II 1.041; Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 1.036.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà “Parliamo di Neanderthal!”: un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del Muciv

Grotta Guattari al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto giorgio benni)

“Parliamo di Neanderthal!” Un pomeriggio tra i reperti di Grotta Guattari con le antropologhe e archeo-zoologhe del museo delle Civiltà: appuntamento martedì 14 aprile 2026, dalle 15 alle 18, al Palazzo delle Scienze a Roma-Eur. Durante il pomeriggio le funzionarie del Servizio di Bioarcheologia del Muciv incontrano il pubblico lungo il percorso espositivo “LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari”. L’esposizione racconta una pagina straordinaria della paleoantropologia europea: le ultime scoperte effettuate a Grotta Guattari al Monte Circeo hanno restituito infatti numerosi nuovi resti di Neanderthal, insieme a faune, testimonianze del loro modo di vita e del loro ambiente. Attraverso reperti originali, ricostruzioni, supporti multimediali e strumenti di ricerca, sarà possibile conoscere più da vicino chi erano i Neanderthal, il loro comportamento e perché rappresentano un capitolo fondamentale della storia evolutiva umana. I partecipanti si potranno confrontare con le funzionarie, diventare parte del dialogo, portare tutte le domande che vorranno e scoprire di più sui metodi e sui risultati delle ricerche. Attività gratuita. Prenotazione consigliata. Ingresso al Museo con biglietto ordinario, salvo riduzioni di legge.

Salerno. Al Campus universitario di Fisciano l’incontro “Conoscenza restauro e valorizzazione del Parco Archeologico di Veio. Esiti di una ricerca interdisciplinare” nell’ambito del Protocollo di Intesa siglato tra l’università di Salerno e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ecco il programma

Lunedì 13 aprile 2026, alle 15, nell’aula Ex-Cues dell’edificio E del Campus universitario di Fisciano dell’università di Salerno, l’incontro “Conoscenza, restauro e valorizzazione del Parco Archeologico di Veio. Esiti di una ricerca interdisciplinare” che si inserisce nell’ambito del Protocollo di Intesa siglato tra il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, con l’obiettivo di promuovere attività di ricerca, formazione e terza missione sull’area di Portonaccio, una delle più significative dell’intero insediamento etrusco di Veio. Le attività di ricerca si sono concentrate su possibili scenari volti al miglioramento della fruizione del sito. Saranno illustrate le proposte per il restauro e la valorizzazione del Tempio di Apollo, con particolare attenzione all’intervento realizzato negli anni Noventa da Carlo Ceschi, e della copertura dell’Altare di Minerva. La ricerca rappresenta un virtuoso esempio di collaborazione tra università e ministero della Cultura, fondato su un approccio interdisciplinare che integra competenze nell’ambito dell’ingegneria e dell’architettura ai fini della conservazione e valorizzazione del sito archeologico. L’evento si propone come momento di confronto e condivisione tra studiosi e istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra ricerca e tutela.

Programma. Dopo i saluti istituzionali di Luciano Feo, direttore del dipartimento di Ingegneria civile; Federica Ribera, direttrice del master universitario LIVHE-Live Heritage; Salvatore Barba, addetto scientifico all’ambasciata d’Italia a Buenos Aires; Anna Onesti, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino; intervengono Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Mariarosaria Villani, responsabile scientifico del protocollo d’intesa. Contributi di Andrea Di Filippo, Sara Antinozzi, “Rilievo è conoscenza”; Pasquale Cucco, Giulia Neri, “Oltre la rovina. Nuovi scenari per la fruizione del sito”; Felice De Silva, “Limiti e confini. Il nuovo sistema dei percorsi”; Rosa Penna, “Materiali innovativi per un dialogo contemporaneo con la preesistenza di Ceschi per Veio”. Conclusioni di Monica Ferrari e Carla Ferreyra.

 

Roma. Al museo del Vicino Oriente della Sapienza università di Roma conferenza-lezione “La Scoperta di Ebla e l’Archeologia Orientale” del prof. Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, professore emerito dell’università di Roma La Sapienza

Lunedì 13 aprile 2026, al museo del Vicino Oriente della Sapienza università di Roma, la conferenza-lezione “La Scoperta di Ebla e l’Archeologia Orientale” del prof. Paolo Matthiae, emerito dell’università di Roma La Sapienza. Introduce la prof.ssa Marta D’Andrea, direttrice del museo del Vicino. Diretta sulla pagina Facebook del Museo. Il prof. Matthiae è lo scopritore di Ebla, in Siria, dove ha diretto 47 campagne di scavo dal 1964 al 2010. È Socio Nazionale dell’Accademia dei Lincei, Associé étranger dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi e membro di prestigiose istituzioni scientifiche internazionali. È stato nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Archetipi, mitologia dell’anima”, esposizione personale dell’artista Margherita Lipinska: viaggio visivo e spirituale attraverso i simboli universali che abitano la coscienza umana, messi in dialogo con la cornice millenaria della civiltà etrusca

Dal 12 aprile (inaugurazione alle 17.30) al 28 giugno 2026, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma ospita la mostra “Archetipi, mitologia dell’anima”, esposizione personale dell’artista Margherita Lipinska, patrocinata dall’Ambasciata di Polonia a Roma e promossa dal presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, in collaborazione con la direzione generale Musei e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che rappresenta un viaggio visivo e spirituale attraverso i simboli universali che abitano la coscienza umana, messi in dialogo con la cornice millenaria della civiltà etrusca. Lipinska propone i volti degli archetipi in una veste nuova: tessuti preziosi come supporto, righe dorate che attraversano i volti degli eroi e divinità mitologiche. I dipinti che fluttuano nello spazio liberi dal solito telaio rigido fanno pensare agli arazzi delle nobili dimore di un tempo. L’archeologia strizza l’occhio al pubblico con la morbidezza del velluto e della seta, in un contrasto insolito con la materia ruvida della pittura. “Un’operazione culturale strategica del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che auspico possa continuare a essere ospitata anche da altre istituzioni museali archeologiche italiane”, la definisce Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. “Questa esposizione riesce a declinare visivamente – partendo dagli archetipi etruschi, greci e romani – le strutture ideologiche codificate da Jung, Hillman e approfondite dall’enorme lavoro di ricerca filosofica e psicoterapeutica contemporanea del professor Raffaele Morelli. Attraverso la meravigliosa opera di Margherita Lipińska e in simbiosi con i significativi testi della scrittrice Giulia Carcasi, gli archetipi, infatti, non sono più astrazioni teoriche ma tornano alla loro funzione di modelli essenziali dell’esperienza umana. Collocare in un contesto d’eccellenza come questo le rappresentazioni mitologiche dell’artista – in cui ognuno di noi alla fine del percorso espositivo potrà…‘specchiarsi’ – significa riaffermare la persistenza delle forme simboliche nel tempo e il valore delle tradizioni orientali e occidentali, come un significato e un significante ancora efficaci nella psiche contemporanea”.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: core etrusca dipinto acrilico su velluto (foto etru)

Il progetto espositivo “Mitologia dell’Anima” è un progetto ideato e curato dalla scrittrice Giulia Carcasi, che è anche autrice dei testi in mostra. “Otto miliardi di originali che si limitano a esistere come copie: siamo noi. Personaggi di trame già scritte e già lette, più da interpretare che da vivere. Qual è il nostro vero volto?”. A condizionarci sono gli archetipi: modelli universali che abitano l’inconscio collettivo. Secondo alcune teorie psicoanalitiche ne esistono dodici: dodici modi di stare al mondo, dodici possibili “io” che ciascuno di noi contiene in sé. “Se ne scegliamo uno solo, diventa la nostra gabbia. Riconoscerli in noi — tutti e dodici — è tornare interi, originali”.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: amore dipinto acrilico su velluto blu (foto etru)

Il percorso è un invito a riconoscere i ruoli che interpretiamo senza saperlo, per ritrovare l’autenticità. Carcasi esplora in sequenza i dodici archetipi, assegnando a ciascuno il volto di una figura mitologica: l’Innocente (Core/Persefone), l’Orfano (Enea), il Guerriero (Achille), l’Angelo custode (il centauro Chirone), il Cercatore (Ulisse), il Distruttore (Prometeo), l’Amante (Eros), il Creatore (Efesto), il Sovrano (Tinia), la Maga (Medusa), la Saggia (Atena), il Folle (Dioniso). Il percorso, che la curatrice ha organizzato e costruito come un crescendo di consapevolezza, si chiude con uno specchio: il visitatore si trova faccia a faccia con sé stesso, chiamato a chiedersi quale archetipo prevale in lui, quale sta reprimendo, quale deve ancora scoprire. A partire dallo studio delle fonti letterarie antiche, psicoanalitiche e sociologiche moderne, Giulia Carcasi arriva a scrivere un’opera letteraria inedita, suddivisa per ciascun archetipo in due linguaggi complementari: una poesia — voce intima e soggettiva della figura mitologica — e un’analisi interpretativa del mito, che riporta il racconto antico alla condizione umana contemporanea. I testi, concepiti appositamente per lo spazio espositivo, rappresentano il cuore intellettuale del progetto e funzionano anche come opera letteraria autonoma. Tra le tele di Lipinska e i testi poetici di Carcasi si crea un dialogo emotivo: i dipinti esprimono sul piano visivo l’emozione che i testi evocano sul piano letterario, in una corrispondenza che arricchisce l’esperienza del visitatore e lo invita a muoversi continuamente tra immagine e parola.

Mostra “Archetipi, archeologia dell’anima” di Margherita Lipinska: persefone dipinto su velluto (foto etru)

Margherita Lipinska (foto da profilo FB)

Margherita Lipinska, nasce nel 1964 in Polonia e si forma all’Accademia delle Belle Arti di Danzica, dove si laurea in pittura. Il suo percorso artistico prende una svolta decisiva all’inizio degli anni Novanta: grazie a una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri italiano, nel 1991-92 prosegue gli studi a Roma presso l’Università La Sapienza. Qui approfondisce anche la Storia del Costume presso l’Accademia del Costume e di Moda diretta da Rosana Pistolese. Da allora Roma è diventata la sua città, il luogo dove vive e lavora. La sua carriera espositiva l’ha portata a partecipare a importanti fiere d’arte come ArteGenova, GrandArt Milano, Luxembourg Art Fair e Artissima di Torino. Tra le mostre personali più significative si ricordano Campus Martius presso la Camera dei Deputati a Palazzo Valdina nel 2022 e In Tempore al Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano nel 2023. Dal 2019 è presenza costante con esposizioni annuali a Palazzo Ferretti a Cortona. Il mondo antico rappresenta da sempre il cuore pulsante della sua attività artistica. La ricerca degli archetipi nella mitologia l’ha condotta nel misterioso mondo etrusco. L’incontro con i capolavori custoditi al Museo Etrusco di Villa Giulia ha influenzato profondamente i suoi dipinti più recenti: volti realizzati con malte sabbiose su velluto, caratterizzati da un enigmatico sorriso e da occhi dal taglio orientale, truccati secondo antiche tradizioni, che sembrano guardare attraverso i millenni. Tra le opere presentate alla mostra di Villa Giulia vi sono alcune tele dedicate ai reperti esposti nel museo. Lipinska propone i volti degli archetipi in una veste nuova: tessuti preziosi come supporto, righe dorate che attraversano i volti degli eroi e divinità mitologiche. Dipinti che fluttuano nello spazio liberi dal solito telaio rigido fanno pensare agli arazzi delle nobili dimore di un tempo. Archeologia seducente con la sua eleganza che strizza l’occhio al pubblico con la morbidezza del velluto e seta, in un contrasto insolito con la materia ruvida della pittura.

Monika Tyszkiewicz, architetto e fotografa polacca, ha documentato il percorso di ricerca di Lipinska svoltosi nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, documentando i processi creativi che hanno ispirato la produzione artistica per la mostra Archetipi. Mitologia dell’anima.

Giulia Carcasi (foto da profilo FB)

Giulia Carcasi, scrittrice e giornalista. Ha esordito appena ventenne, nel 2005, con il romanzo Ma le stelle quante sono, seguito dai romanzi Io sono di legno (2007), Tutto torna (2010) e dal racconto in ebook Perché si dice addio (2012), tutti editi da Feltrinelli. Con oltre 350.000 copie vendute e traduzioni in nove Paesi, è stata annoverata tra i ragazzi-prodigio e definita un fenomeno editoriale. I suoi scritti hanno affiancato i dipinti di Carla Accardi, Felice Levini, Alessandra Giovannoni e Stefano Di Stasio per mostre promosse da Repubblica all’Auditorium di Roma. Ha collaborato alle mostre organizzate da Eni con il Comune di Milano e il Musée du Louvre: per «Amore e Psiche» di Canova e Gérard, ha riscritto in chiave contemporanea il mito (Da dentro, catalogo Rubettino, 2012); per «Donna allo specchio» di Tiziano (2010) è stata relatrice con Miriam Mafai sulla condizione femminile. È intervenuta su temi di filosofia politica in relazione agli affreschi di Lorenzetti («Alla ricerca del Buon Governo», Siena, 2007) e per i 150 anni dell’Unità d’Italia («Italia: femminile plurale», evento organizzato da Telecom e Scuola Holden, Torino, 2011). Mitologia dell’Anima – di cui è ideatrice, curatrice e autrice – è il suo progetto più ampio nell’intersezione tra scrittura, mitologia e arti visive.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Idoli di potere e bellezza” a cura di Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, parte del progetto “Idoli di bronzo” con la Fondazione Brescia Musei e la mostra “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” al Capitolium di Brescia (pure prorogata)

La mostra “Idoli di potere e bellezza” al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto alessandra chemollo ( man-fi)

Dopo il grande successo di pubblico la mostra “Idoli di potere e bellezza”, in chiusura al 9 aprile al museo Archeologico nazionale di Firenze, è prorogata fino al 14 giugno 2026. L’esposizione si propone di analizzare lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale. Curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del Museo fiorentino, “Idoli di potere e bellezza” presenta 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal museo di Santa Giulia a Brescia, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali. In particolare, si possono ammirare medaglioni e monete (aurei, sesterzi, denari, assi) che veicolavano il ritratto imperiale come simbolo e garanzia della continuità del potere, ma anche gemme, anelli e collane d’oro, destinati a un uso “privato”, ma non meno ricco di significato simbolico, e una splendida testa d’aquila a grandezza naturale, simbolo della maestà di Giove. A maggio 2026, al museo Archeologico nazionale di Firenze si terrà la presentazione del catalogo della mostra “Icone di potere e bellezza”, Allemandi Editore, a cura di Daniele F. Maras e Barbara Arbeid, con saggi, tra gli altri, di Stefano Karadjov, Maria Elisa Micheli, Massimiliano Papini, Javier Deferrari e Lavinia Modesti, e fotografie di Alessandra Chemollo.

La rassegna s’inserisce nel quadro istituzionale di una virtuosa collaborazione tra la Fondazione Brescia Musei e il museo Archeologico nazionale di Firenze, sotto gli auspici della direzione generale Musei del ministero della Cultura, dal titolo complessivo “Idoli di bronzo”. L’appuntamento fiorentino si pone in linea di continuità con “Victoria Mater. L’idolo e l’icona” in corso e prorogata fino al 21 giugno 2026 all’interno del Capitolium, al parco archeologico di Brescia romana, che propone un’inedita installazione di Francesco Vezzoli, in grado di far dialogare la Vittoria Alata, una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e l’Idolino di Pesaro, esempio raffinato di artigianato artistico classico, in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’intero progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia, in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura, il museo Archeologico nazionale di Firenze, l’Opificio delle Pietre Dure e il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato appositamente studiato per accompagnare l’apertura delle celebrazioni per il Bicentenario della scoperta del deposito bronzeo del Capitolium bresciano, dove si conservava la Vittoria Alata.