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Firenze. Etruschi protagonisti agli Uffizi con la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche nuove scoperte nuove storie”, 15 incontri di approfondimento il mercoledì da giugno a ottobre. Apre Sassatelli con “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”. Ecco tutto il programma

Mercoledì 11 giugno 2025, alle 17, all’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi a Firenze con la conferenza “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche”, Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, apre la rassegna “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”. A 40 anni dall’“Anno degli Etruschi”, il 1985, iniziativa della Regione Toscana alla quale hanno partecipato Università, Soprintendenze, Musei e, con un ruolo di coordinamento culturale, anche l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, con importanti mostre a Firenze, Arezzo, Siena, Volterra, Orbetello Cortona e Perugia nelle quali furono presentati e illustrati al pubblico monumenti e materiali degli Etruschi e della loro civiltà, sono moltissime le novità dovute a scavi e ricerche. Ecco dunque “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, rassegna di 15 incontri di approfondimento, con al centro gli Etruschi, i loro misteri, le loro origini e la loro storia, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi e dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici con sede a Firenze in collaborazione con la Regione Toscana. Le conferenze, ospitate nell’auditorium Paolucci delle Gallerie degli Uffizi, si svolgeranno di mercoledì dall’11 giugno all’8 ottobre 2025 (con inizio alle 17). A parlare saranno docenti universitari, specialisti ed esperti della misteriosa civiltà mediterranea. La partecipazione sarà a ingresso libero.

L’obiettivo del ciclo di incontri agli Uffizi è affrontare in modo organico e coerente tutte le principali novità sui più rilevanti aspetti della storia e dell’archeologia degli Etruschi, per offrire al pubblico interessato un quadro completo e aggiornato su questa civiltà, affrontandone e illustrandone i temi di maggiore importanza. Dal dibattutissimo problema delle origini, si passerà a quello altrettanto caldo della lingua, a quello delle città e della loro organizzazione interna, ai luoghi di sepoltura (le grandi necropoli d’Etruria), ai culti e alla religione, alle manifestazioni artistiche (scultura, pittura, bronzistica), alla struttura politica e alle cariche magistratuali, alla loro presenza territoriale nell’Italia antica, dal Po al Sele, con una ampiezza maggiore rispetto a quanto solitamente si credeva, al loro ruolo di navigatori e commercianti nel Mediterraneo, ai rapporti e alle relazioni culturali con i Greci e con gli altri popoli dell’Italia Antica, e alla loro fine nell’impatto con Roma.

CALENDARIO CONFERENZE, il mercoledì alle 17, all’auditorium Paolucci, piazzale degli Uffizi 6, a Firenze: 11 giugno, “Gli Etruschi tra luoghi comuni e realtà storiche” (Giuseppe Sassatelli, presidente Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici); 18 giugno, “La lingua: dal “mistero” alla conoscenza: nuovi testi, nuove letture” (Enrico Benelli, università di Roma Tre); 25 giugno, “L’architettura: Case e palazzi” (Simonetta Stopponi, università di Perugia); 2 luglio, “L’architettura: Le tombe” (Alessandro Naso, università di Napoli Federico II); 9 luglio, “Politica e istituzioni: i magistrati e le città” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 16 luglio, “La pittura: nuovi documenti e nuove interpretazioni” (Daniele Federico Maras, direttore museo Archeologico nazionale di Firenze); 23 luglio, “La religione: santuari, divinità e culti” (Laura Michetti, università di Roma La Sapienza); 30 luglio, “Le arti: botteghe “locali” e artigiani “venuti da fuori” (Stefano Bruni, università di Ferrara); 6 agosto, “…Ancora sull’origine degli Etruschi” (Vincenzo Bellelli, direttore parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia); 3 settembre, “Gli Etruschi e il Mediterraneo orientale” (Maurizio Sannibale, Musei Vaticani); 10 settembre, “Etruschi e Greci” (Maurizio Harari, università di Pavia); 17 settembre, “Gli Etruschi a Pompei e in Campania” (Luca Cerchiai, università di Salerno); 24 settembre, “Etruschi e Italici” (Gianluca Tagliamonte, università di Lecce); 1° ottobre, “Gli Etruschi nella valle del Po” (Elisabetta Govi, università di Bologna); 8 ottobre, “La fine degli Etruschi” (Jacopo Tabolli, università per Stranieri di Siena).

Napoli. Restaurate le fontane del Giardino orientale del museo Archeologico nazionale: un nuovo passo verso un museo sempre più accogliente e sostenibile

Una delle fontane restaurate nel giardino orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Nel cuore verde del museo Archeologico nazionale di Napoli le tre fontane sono tornate a funzionare. Non si tratta soltanto di un intervento tecnico, ma di un progetto che riflette una visione rinnovata del museo come luogo di benessere, accoglienza e relazione. Con la conclusione dell’intervento di restauro delle fontane storiche del Giardino orientale, il museo Archeologico nazionale di Napoli restituisce alla città un altro dei suoi spazi evocativi, dove collezioni e architetture verdi si intrecciano in un dialogo armonico. Un intervento reso possibile grazie a un’erogazione liberale di Acqua Campania SpA (Nepta – Gruppo Italgas), attraverso lo strumento dell’Art Bonus. Un giardino che torna a vivere nel segno della cura e dell’accessibilità. Un passo ulteriore verso un museo sempre più aperto, sostenibile e partecipato.

Una delle fontane restaurate nel giardino orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Le operazioni di pulitura hanno rimosso i rifacimenti cementizi, le patine biologiche e le croste calcaree che alteravano la leggibilità delle superfici, restituendo coerenza alle strutture. In particolare, una delle tre fontane – frutto della commistione tra elementi di epoca romana e integrazioni moderne – ha restituito una scoperta significativa, che sarà oggetto di futuri approfondimenti: sulla piccola colonna centrale del bacino superiore, realizzata in marmo bianco di Paros, è emerso un fiore scolpito con foglie aggettanti e decorazioni naturalistiche a rilievo di estrema finezza. Grande attenzione è stata riservata anche alla sostenibilità ambientale. Tutti gli interventi sono stati eseguiti con materiali a basso impatto e prodotti atossici: per il trattamento biocida, ad esempio, si è scelto di non ricorrere a soluzioni chimiche convenzionali –efficaci ma potenzialmente dannose – optando invece per un’essenza naturale derivata dalla pianta di origano, pienamente compatibile con la flora del giardino. Il restauro, progettato dal laboratorio di restauro del Mann (responsabile Mariateresa Operetto, con Manuela Valentini), insieme all’architetto e paesaggista Silvia Neri e al RUP arch. Amanda Piezzo, è stato eseguito da Pantone Restauri srl, e rappresenta, grazie al sostegno di Acqua Campania, un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato.

Mirella Barracco e Marco Lombardi all’inaugurazione delle fontane restaurate dek museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Anche i giardini fanno pienamente parte della nostra idea di museo”, commenta il direttore generale musei, Massimo Osanna. “Sono spazi di incontro e di sosta, capaci di offrire un tempo diverso, più intimo, in dialogo con la bellezza. Questo restauro restituisce non solo la funzionalità delle fontane, ma anche il senso profondo di un luogo pensato per essere vissuto. Ringrazio Acqua Campania, l’Advisory Board e tutti i professionisti del Museo che hanno reso possibile questo intervento”. E la presidente dell’advisory board del Mann, Mirella Barracco: “La donazione di Acqua Campania è frutto del lavoro dell’Advisory Board, che presiedo da anni con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio del Museo. Ringrazio l’allora direttore Paolo Giulierini, che ha dato avvio al progetto, e l’attuale direttore Massimo Osanna, con cui i lavori sono stati conclusi. Promuovere la cultura del verde e della sostenibilità è uno degli obiettivi che anche le istituzioni museali devono proporsi”. “Siamo orgogliosi di aver contribuito alla valorizzazione di un luogo simbolico come il Giardino orientale del Mann”, dichiara Marco Lombardi, amministratore delegato di Acqua Campania. “Come società del territorio, Acqua Campania è fortemente impegnata nella creazione di valore per le comunità, non solo attraverso la gestione efficiente della risorsa idrica, ma anche mediante iniziative che permettano di coniugare responsabilità sociale e tutela del patrimonio storico-culturale. In questo senso, restituire funzionalità alle fontane storiche significa non solo preservarne la memoria, ma anche restituire bellezza e quindi benessere alle comunità”.

Venezia. Al via il seminario online “Bridging Time and Technology” a cura di Lorenzo Calvelli, Franz Fischer, Elisa Corrò e Sabrina Pesce, nell’ambito di Digitalia, un progetto europeo all’avanguardia coordinato dall’università di Istanbul (Turchia) con la partecipazione dell’università Ca’ Foscari. Ecco il programma dei quattro incontri e come partecipare

Come possiamo proteggere il patrimonio culturale dai rischi ambientali, dalle catastrofi naturali e dal trascorrere del tempo? In che modo possiamo trasformare siti archeologici, iscrizioni antiche e monumenti storici in dati digitali funzionali alla ricerca, alla conservazione e alla comunicazione? A questi e ad altri interrogativi cerca di rispondere Digitalia, un progetto europeo all’avanguardia che, sotto il coordinamento dell’Università di Istanbul (Turchia) e grazie alla partecipazione dell’università Ca’ Foscari Venezia, propone soluzioni digitali innovative per una gestione dei beni culturali sostenibile e capace di affrontare le criticità del presente. Dal cuore pulsante della ricerca veneziana prende il via “Bridging Time and Technology”, un ciclo di seminari online che si svolgerà al mattino, dalle 10 alle 12, dei giorni 11, 12, 19 e 20 giugno 2025, aperto a studenti, ricercatori, professionisti del patrimonio culturale, nonché a chiunque sia interessato ad acquisire competenze nel campo delle tecnologie applicate alla conservazione dei beni culturali. Chi desidera partecipare agli incontri può iscriversi inviando una mail all’indirizzo vedph@unive.it. L’iniziativa si colloca all’interno del progetto DIGITALIA: Digital Solutions for Sustainable and Disaster Resilient Heritage Management, finanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione Europea (2024-1-TR01-KA220-VET-000251597) ed è curata da Lorenzo Calvelli, Franz Fischer, Elisa Corrò e Sabrina Pesce. Oltre a Istanbul e a Ca’ Foscari, il progetto prevede anche il coinvolgimento di diversi partner internazionali: la direzione provinciale Cultura e Turismo di Antalya (Turchia), l’università Complutense di Madrid (Spagna) e il ministero della Cultura (Italia).

L’obiettivo del progetto Digitalia è ambizioso: formare una nuova generazione di esperti in grado di applicare strumenti digitali avanzati alla tutela del patrimonio culturale materiale. Negli ultimi anni, in contesti particolarmente soggetti a rischi ambientali e catastrofi, quali la Turchia, l’Italia e la Spagna, si è reso necessario potenziare la capacità di risposta e adattamento attraverso programmi di formazione mirata, al fine di affrontare due delle principali sfide contemporanee: la transizione digitale e l’aumento del rischio connesso ai disastri naturali, promuovendo l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi di gestione e tutela del patrimonio culturale. In un contesto in cui la digitalizzazione ha trasformato il modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo, anche il settore dei beni culturali è chiamato a evolversi. La pandemia di Covid-19 ha accelerato l’adozione di soluzioni digitali, mettendo in evidenza l’importanza di disporre di competenze specifiche per la gestione del patrimonio attraverso strumenti tecnologici avanzati. Tuttavia, la carenza di professionisti specializzati rappresenta un ostacolo significativo alla piena attuazione delle strategie europee: la Commissione Europea, attraverso la Raccomandazione (UE) 2021/1970 del 10 novembre 2021, ha fissato l’obiettivo di guidare la trasformazione digitale dell’Europa entro il 2030. Per rendere concretamente raggiungibile questo traguardo è fondamentale investire nella formazione di coordinatori, specialisti ed educatori che siano dotati di una visione ampia e di competenze adeguate. Digitalia interviene proprio in questo scenario, offrendo percorsi di formazione concreti, interdisciplinari e orientati al mercato del lavoro, rivolti sia a studenti universitari, che a professionisti. “Attraverso interviste e questionari somministrati a professionisti del settore”, afferma Lorenzo Calvelli, coordinatore del team dell’università Ca’ Foscari, “sono emerse necessità specifiche che hanno guidato la definizione dei contenuti di un ciclo di incontro di Virtual Training concepiti dal nostro Ateneo per rispondere direttamente alle competenze richieste dagli intervistati. Questo approccio partecipativo garantisce che i workshops rispondano in modo concreto alle esigenze del comparto culturale, offrendo strumenti e conoscenze immediatamente applicabili”. Quattro incontri, otto ore complessive di formazione, un team interdisciplinare.

Si comincia mercoledì 11 giugno 2025 con una sessione tutta veneziana: Elisa CorròSabrina PescePaola Peratello e Tatiana Tommasi, studiose afferenti all’università Ca’ Foscari, che guideranno i partecipanti attraverso le sfide e le potenzialità della digitalizzazione di manufatti archeologici ed epigrafici. Come si trasforma un’iscrizione romana in un oggetto 3D? Quali sono le tecnologie più efficaci per conservare e condividere i risultati? Combinando aspetti teorici e pratici, il seminario offrirà risposte pratiche attraverso l’analisi di casi reali.

Giovedì 12 giugno 2025 sarà la volta di Nevio Danelon (Sapienza Università di Roma), che affronterà un tema centrale per la gestione del territorio: l’uso dei Sistemi Informativi Geografici (GIS) nel contesto dei beni culturali. I GIS consentono di mappare, monitorare e correlare dati spaziali con estrema precisione, aprendo nuove possibilità per la ricerca, la valorizzazione e la prevenzione dei danni. Si tratta di una tecnologia che ha rivoluzionato la gestione del patrimonio, rendendo possibile la pianificazione di interventi mirati e sostenibili.

Il terzo incontro, previsto per giovedì 19 giugno 2025, ospiterà Chiara Tomaini, dell’Istituto Veneto per i Beni Culturali. Il tema è quanto mai attuale: la gestione del rischio e la prevenzione dei disastri applicata ai beni culturali. Che cosa succede quando un terremoto colpisce un’area archeologica? Il seminario affronta le emergenze causate da fenomeni naturali e attività antropiche attraverso un approccio concreto, basato sull’analisi di scenari reali.

Infine, venerdì 20 giugno 2025, Eleonora Delpozzo (università Ca’ Foscari) chiuderà il ciclo con un focus sul Building Information Modeling (BIM), una tecnologia che nasce nell’ambito dell’ingegneria e dell’architettura, ma che trova ora nuove applicazioni nei contesti archeologici. Grazie al BIM, è possibile creare modelli digitali tridimensionali altamente dettagliati e interattivi, rivoluzionando la conservazione e la valorizzazione dei reperti.

Pompei. Inaugurazione della Casa del Giardino di Ercole con la ricostruzione filologica del giardino. Sarà poi aperta al pubblico tutti i martedì come “casa del giorno”

800 rose antiche, 1200 viole, 1000 piante di ruscus, oltre a ciliegi, viti e meli cotogni messi a dimora nell’area verde della Casa del Giardino di Ercole di Pompei, anche detta “casa del profumiere”, per la probabile produzione e commercializzazione di profumi che qui avveniva. L’immissione delle ulteriori specie botaniche identificate storicamente ha consentito una operazione di valorizzazione e ricostruzione filologica del giardino, resa possibile grazie ad una sponsorizzazione tecnica da parte dell’associazione Rosantiqua. Un ulteriore esempio a Pompei di proficua collaborazione tra pubblico-privato ma anche una testimonianza del dialogo tra archeologia, botanica e cultura sensoriale. Mercoledì 11 giugno 2025, alle 11, la casa sarà inaugurata a seguito degli interventi di riqualificazione e di valorizzazione di alcuni spazi interni oltre che del giardino. Resterà poi aperta alle visite tutti i martedì come “casa del giorno”. All’inaugurazione parteciperanno il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, il presidente dell’associazione Rosantiqua, Michele Fiorenza, i consulenti archeologi esterni e i funzionari del Parco che hanno lavorato al progetto di studio e ricerca per la valorizzazione del giardino della casa.

Palermo. A Villa Malfitano presentazione del libro “Antico Presente. Viaggio nel sacro vivente” di Alessandro Giuli, giornalista, saggista, ministro della Cultura

Martedì 10 giugno 2025, alle 18, a Villa Malfitano in via Dante a Palermo, presentazione del libro “Antico Presente. Viaggio nel sacro vivente” di Alessandro Giuli, giornalista, saggista, ministro della Cultura. Dopo i saluti istituzionali di Roberto Lagalla, sindaco di Palermo; Francesco Scarpinato, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana; Giampiero Cannella, assessore alla Cultura del Comune di Palermo; e Paolo Matthiae, presidente della Fondazione Whitaker, alla presenza dell’autore, il ministro Giuli, intervengono Massimo Cultraro, archeologo e docente universitario; Fabio Granata, presidente dell’associazione “Articolo 9”, e Fulvia Toscano, direttrice artistica di NaxosLegge – Festival delle narrazioni, della lettura e del libro. Modera il giornalista e scrittore Alberto Samonà. La presentazione è organizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Whitaker, insieme a NaxosLegge. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Copertina del libro “Antico Presente. Viaggio nel sacro vivente” (Baldini + Castoldi) di Alessandro Giuli

Antico Presente. Viaggio nel sacro vivente (Baldini + Castoldi). Il ministro della Cultura Alessandro Giuli traccia un percorso che inizia con le popolazioni italiche e attraversa il mondo etrusco e romano, guidando il viaggiatore d’oggi a riscoprire le tracce nascoste di quel mondo arcaico. Un viaggio nell’Italia meno conosciuta, che comincia con le sorprese che anche un museo a cielo aperto come Roma può ancora riservare, per seguire vie poco battute tra Maremma, Tuscia e Abruzzo, rievocando epiche battaglie, miti fondativi e leggende che hanno plasmato la nostra civiltà. Un viaggio tra le storie di un tempo sempre presente, che si allunga verso il Mediterraneo, in Puglia, dove i Cartaginesi atterrirono i Romani, nell’eco della Magna Grecia, fino a lambire i confini estremi del mare nostrum, in paesi lontani, ma da sempre legati all’Italia per storia e cultura. Prefazione di Andrea Carandini.

Torino. Al museo Egizio la “Dal frammento al documento: gli ostraka e il valore del supporto ceramico nell’antico Egitto” con Clementina Caputo (Politecnico di Milano), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Nel momento in cui un testo viene apposto su un frammento ceramico, tale coccio diventa un documento, o meglio, un ostrakon. Se ne parla al museo Egizio di Torino, in sala conferenze, martedì 10 giugno 2025, alle 18.30, nell’incontro “Dal frammento al documento: gli ostraka e il valore del supporto ceramico nell’antico Egitto” con Clementina Caputo (Politecnico di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/dal-frammento-al-documento…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Il testo non può quindi prescindere dal supporto scrittorio poiché insieme costituiscono due aspetti di uno stesso oggetto e di un gesto che è stato voluto e attuato da un individuo in un luogo e in un momento specifici. Ciò presuppone che chi si accingeva a scrivere su un coccio prima di tutto effettuava una scelta tra i frammenti ceramici che aveva a disposizione prima di apporvi il testo e, per tale ragione, esso non può essere analizzato unicamente nella sua parte testuale ma deve necessariamente essere contestualizzato nell’ambito della società che lo ha prodotto, attraverso l’applicazione di metodologie di studio archeologiche e ceramologiche. L’ostrakon, come ogni altro artefatto, deve essere considerato come uno strumento di archiviazione della memoria.

Clementina Caputo (politecnico di Milano)

Clementina Caputo ha conseguito nel 2008 la Laurea quadriennale in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo Beni Architettonici, Archeologici e dell’Ambiente all’università del Salento con una tesi in Egittologia. Nel 2014 consegue il doppio titolo di Dottore di ricerca (co-tutela Italia-Francia) in ‘Filologia ed Ermeneutica del testo’ e ‘Archéologie, Ethnologie, Prehistoire’, sotto la direzione scientifica di Paola Davoli (univ. Del Salento) e Pascale Ballet (univ. Poitiers), con la tesi “Ermeneutica e semiotica in archeologia: per una nuova interpretazione culturale della ceramica vascolare nell’Egitto greco-romano” e tra il 2015 e il 2016 è assegnista all’università del Salento. Dal 2016 al 2019 prosegue con un Post-Dottorato presso la Ruprecht-Karls-Universität di Heidelberg in Germania con il progetto “Writing on Ostraca in the Inner and Outer Mediterranean”, SFB 933-TP 09 «Materiale Textkulturen». Dal 2020 al 2022 è Assegnista presso il Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito (DABC) del Politecnico di Milano con il progetto insignito del ‘Seal of Excellence of the European Commission’ intitolato SUR.VI.V.E.-SURveying VIrtual Voids in Egyptian collections. A Digital and Cultural Study on Terracotta Figurines and their Lost Molds, incentrato sullo studio e la modellazione 3D delle terrecotte figurate inedite conservate presso il Museo Egizio. Dal 2022 è Ricercatore RTD A presso il Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito (DABC) del Politecnico di Milano e il 2023 consegue l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore universitario di II fascia nel Settore Concorsuale 10/A1-Archeologia. Negli anni ha partecipato a diversi progetti di ricerca internazionali, tra cui ‘The Levantine Ceramic Project’ ed il progetto di Ricerca NWO “Text in Context. Recontextualising the Papyri from Roman Soknopaiou Neso/Dimê (Fayum, Egypt)” dell’Univ. di Leiden. Da 19 anni è membro di diverse missioni archeologiche nazionali ed internazionali in Egitto, tra cui Dime es-Seba/Soknopaiou Nesos (Fayyum) con l’università del Salento (Lecce), Amheida/Trimithis (Oasi di Dakhla) con la NYU-ISAW, Umm el-Dabadib (Kharga Oasis) con il Politecnico di Milano e Tuna el-Gebel (Medio Egitto) con il Landesmuseum Hannover. Oltre ad un diverso numero di articoli scientifici, i dati raccolti in questi anni hanno portato alla pubblicazione di una monografia Amheida V. The House of Serenos. Part I: The Pottery (New York 2020) e alla co-edizione con Julia Lougovaya degli atti del convegno Using ostraca in the Ancient World: New Discoveries and Methodologies, Materiale Textkulturen 32, Berlin/Boston/München 2020.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del fascicolo XXXII del 2023 di “Ostraka. Rivista di Antichità”

Martedì 10 giugno 2025, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del fascicolo XXXII del 2023 di “Ostraka. Rivista di Antichità” che accoglie i contributi delle giornate di studio in ricordo di Mariolina Cataldi Dini che si sono tenute a Roma e a Tarquinia dal 14 al 16 ottobre del 2021. Introduce Luana Toniolo, direttrice del Museo. Intervengono Fausto Zevi, Accademia nazionale dei Lincei; Vincenzo Bellelli, direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Fondata nel 1992 con l’esplicita volontà di richiamarsi all’esperienza intellettuale e metodologica dei Dialoghi di Archeologia, storico periodico di archeologia inaugurato nel 1967, sin dal primo numero lo scopo dichiarato dei fondatori della rivista Ostraka è stato quello di sviluppare una «scienza globale», promuovendo un sapere interdisciplinare e inclusivo. Il periodo storico e l’area geografica considerati spaziano dalla protostoria al tardoantico, con un focus specifico sulle civiltà greca, etrusca e romana, senza trascurare le rilevanti interazioni con il Vicino Oriente. La rivista, pubblicata da Loffredo Editore (Napoli) dal 1992 al 2012, è edita dal 2013 da Edizioni ETS (Pisa).

Civitavecchia. Al museo Archeologico nazionale, la conferenza “Thanatos. L’uomo, la morte e i rituali funebri dall’antichità” con la presentazione del libro “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, a cura di Stelio W. Venceslai e Maurizio De Pascalis (Edizioni Nisroch)

Martedì 10 giugno 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, la conferenza “Thanatos. L’uomo, la morte e i rituali funebri dall’antichità”, un incontro intenso e suggestivo, dedicato al tema della morte in chiave antropologica e filosofica, in occasione della presentazione del libro “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, a cura di Stelio W. Venceslai e Maurizio De Pascalis (Edizioni Nisroch). Un dialogo profondo tra riti, memoria e identità, con interventi di Mariarosa Lucidi, etruscologa, sui rituali legati alla morte attraverso i reperti esposti al museo; Alessandro Mandolesi, archeologo, sulla pratica della prothesis nel mondo etrusco; Maurizio De Pascalis, coautore del libro, sul legame tra morte, identità e memoria; Stelio W. Venceslai, coautore, chiuderà l’incontro con “La morte come archetipo e rito attraverso i secoli”. Modera Lara Anniboletti, direttrice del museo. Un’occasione per esplorare come le civiltà antiche e moderne hanno affrontato il mistero della fine, tra archeologia, filosofia e spiritualità.

Copertina del libro “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” a cura di Stelio W. Venceslai e Maurizio De Pascalis

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Affrontare il tema della morte nelle sue molteplici variazioni è stato un lungo percorso davvero complesso. Si parte dall’abusato problema dell’immortalità per passare all’anima, al credo religioso, allo scopo della vita, alle acrobazie intellettuali per spiegare l’inspiegabile e tentare di conciliare la nostra ansia di vivere con l’incognita onnipresente della fine. I cimiteri, di per se stessi, costituiscono un variegato continente dalle mille sfaccettature. Gli esseri umani hanno cercato sempre di farsi una ragione della morte. cercando di conservare i resti fisici e la memoria dei defunti. Dal piccolo tumulo di terra ai mazzetti di fiori deposti accanto alla salma dei nostri lontani progenitori, dal mucchio di pietre ai dolmen, fino ai grandiosi monumenti architettonici eretti in onore del defunto o ai complessi sistemi cimiteriali oggi esistenti in tutto il mondo con i rituali ad essi connessi. La narrazione di un fenomeno così importante non può che partire dalla constatazione che l’essere umano, come le piante, gli animali, l’Universo stesso, abbiano un principio ed una fine che si rinnova nel tempo. Una specie d’ineluttabile transito temporale. Diversamente da tutti gli altri esseri viventi, però, la percezione umana si ribella a questa fine. Quell’anima, una realtà indefinibile che attribuiamo a noi stessi, siamo in genere convinti che non possa concludersi con il disfacimento del corpo. In realtà sopravvive nella nostra memoria, ma di per se stessa, secondo le più diffuse convinzioni umane, non dovrebbe scomparire con la morte fisica del corpo. Alla vita e alla morte è connessa l’idea della divinità e, con essa, di un mondo migliore i cui le anime dei giusti, ma forse tutte le anime, dovrebbero fruire dopo il loro percorso terreno. La dicotomia fra il bene e il male, l’oscurità e la luce, nasce proprio dalla speranza di una vita possibilmente eterna.

Lo scrittore Stelio W. Vences (foto nisroch)

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, studi classici nelle Marche, laurea a Roma in Giurisprudenza, docente universitario, alto dirigente nell’Amministrazione dello Stato, conferenziere, polemista, scrittore, saggista, imprenditore e commentatore radiofonico. Ha ricoperto numerosi ruoli come esperto in materia di cooperazione internazionale e comunitaria e in alcune Organizzazioni internazionali. Si interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al mondo templare e medievale ed alle mutazioni sociali del nostro tempo, in materia di storia, economia, politica e geopolitica, argomenti sui quali ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali e giornali on-line.

Maurizio Antonio De Pascalis (foto nisroch)

Maurizio Antonio de Pascalis, nasce a Melendugno (Le) nel 1952. Medico specialista ortopedico, da circa 40 anni esercita la professione a Roma, prima nel SSN e ora privatamente. Docente della formazione medico specialistica, è autore di numerose pubblicazioni in campo medico. Studioso di alchimia e altre tematiche esoteriche da sempre.

Ercolano (Na). A Villa Campolieto incontro pubblico “Tutela, valorizzazione, conservazione del patrimonio culturale. L’importanza della cooperazione e della formazione abilitante”: un’occasione di confronto tra istituzioni pubbliche, enti di ricerca, professionisti e restauratori, intorno ai temi della formazione e della cooperazione per la tutela del patrimonio artistico

In occasione della conclusione di alcuni interventi di restauro e della pubblicazione del bando di ammissione al corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, lunedì 9 giugno 2025, alle 15.30, a Villa Campolieto (Ercolano), incontro pubblico “Tutela, valorizzazione, conservazione del patrimonio culturale. L’importanza della cooperazione e della formazione abilitante”. L’iniziativa, promossa dall’università Suor Orsola Benincasa, dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane e dalla soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, rappresenta un’occasione di confronto tra istituzioni pubbliche, enti di ricerca, professionisti e restauratori, intorno ai temi della formazione e della cooperazione per la tutela del patrimonio artistico. L’incontro intende valorizzare i risultati di una collaborazione avviata nel 2021 e divenuta ormai un modello virtuoso per il territorio, capace di generare importanti ricadute scientifiche e culturali. Una sinergia che vede coinvolti enti pubblici e privati, università, soprintendenze e imprese di restauro, con l’obiettivo di promuovere una cultura della conservazione sostenibile, aggiornata alle sfide contemporanee.

Villa Campolieto, una delle più affascinanti ville di età borbonica del Miglio d’Oro a Ercolano (foto ente ville vesuviane)

A portare i saluti istituzionali saranno Gennaro Miranda, presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane; Lucio d’Alessandro, rettore dell’università Suor Orsola Benincasa; e Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli e per le province di Caserta e Benevento. Interverranno, tra gli altri, Paola Villani, direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’UNISOB; Pasquale Rossi, presidente del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, e Attilio Maria Navarra, amministratore delegato di Fratelli Navarra s.r.l., che illustrerà principi e prospettive del restauro sostenibile nella realtà contemporanea. Un approfondimento specifico sarà dedicato alla presentazione dei restauri effettuati su opere d’arte di proprietà della Fondazione Ente Ville Vesuviane da parte degli studenti del corso di laurea magistrale a ciclo unico in restauro dell’UNISOB, con l’intervento della funzionaria restauratrice della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli Palma Maria Recchia, da anni impegnata nei progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio vesuviano, e dei docenti coinvolti nelle attività dell’Ateneo. L’evento si svolge con la partecipazione di Fratelli Navarra Restauri e del gruppo San Martino Alberghi.

Roma. Aperta la mostra “Magna Mater tra Roma e Zama”, un progetto espositivo internazionale che intreccia archeologia, mito e cooperazione culturale tra Italia e Tunisia, articolata tra Foro romano e Palatino, in sei sedi, per un viaggio immersivo nella storia e nella diffusione del culto della Magna Mater

La figura della Magna Mater – la Grande Madre è al centro della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” articolata tra Foro romano e Palatino (foto PArCo)

I ministri della Cultura Amina Srarfi e Alessandro Giuli all’inaugurazione della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” al Foro romano e Palatino (foto emanuele antonio minerva / mic)

Dal 6 giugno al 5 novembre 2025, il parco archeologico del Colosseo ospita la mostra “Magna Mater tra Roma e Zama”, un progetto espositivo internazionale che intreccia archeologia, mito e cooperazione culturale tra Italia e Tunisia. Promossa dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine Tunisien, la mostra, inaugurata alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e di M.me Amina Srarfi, titolare del Ministère des affaires culturelles -Tunisie وزارة الشؤون الثقافية – تونسè curata da Alfonsina Russo, Tarek Baccouche, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Sondès Douggui-Roux con Patrizio Pensabene, Aura Picchione e Angelica Pujia. Al centro dell’esposizione è la figura della Magna Mater – la Grande Madre – antica divinità dalle molteplici identità (Kubaba, Cibele, Kybele, Meter Theon), venerata per oltre un millennio in Anatolia, Grecia e Roma. La mostra ne ripercorre origini e trasformazioni, dal culto frigio all’adozione ufficiale a Roma nel 204 a.C., quando – secondo il responso dei Libri Sibillini – la sua immagine aniconica fu trasferita da Pessinunte al Palatino, divenendo simbolo di salvezza e rigenerazione per l’Urbe. La mostra riannoda, attraverso il filo rosso della memoria, le strette relazioni culturali esistenti nel mondo antico tra le due sponde del Mediterraneo. Zama, celebre per la battaglia decisiva della Seconda guerra punica (202 a.C.) fu anche un importante centro numidico e successivamente romano. E, al centro di questa esposizione, è il legame simbolico e religioso tra il santuario africano e quello romano del Palatino, cuore del culto della Magna Mater nell’Impero.

La Magna Mater del Palatino (foto PArCo)

L’allestimento nel Tempio di Romolo della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

Il percorso espositivo si snoda attraverso sei sedi all’interno del Parco, offrendo un viaggio immersivo nella storia e nella diffusione del culto della Magna Mater. Particolarmente significativa è la sezione allestita nel Tempio di Romolo, che presenta per la prima volta al pubblico le opere provenienti dagli scavi di Zama Regia: straordinarie evidenze archeologiche della presenza del culto della Magna Mater nel Nord Africa romano. La Curia Iulia amplia la prospettiva alle province dell’Impero – dall’Egitto alle Gallie, dalla Tracia alla Britannia – con una riflessione sulla diffusione e trasformazione del culto in epoca tardoantica. Sul Palatino, alle Uccelliere Farnesiane, i visitatori possono esplorare le radici orientali della dea e la loro trasmissione nel mondo greco ed ellenistico, con un focus particolare sul carattere misterico del culto. Il Tempio della Magna Mater ospita una sezione dedicata all’introduzione del culto a Roma durante la Seconda guerra punica, che mette in evidenza i significati politici e storici dell’evento. Il Ninfeo della Pioggia propone un’installazione emozionale che restituisce suoni, gesti e simboli della ritualità romana legata al culto. Infine, al Museo del Foro Romano, la mostra si chiude con una selezione di opere d’arte che illustrano la fortuna iconografica, letteraria e filosofica della dea tra Rinascimento e Seicento.

I ministri Amina Srarfi e Alessandro Giuli alla mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto emanuele antonio minerva / mic)

L’allestimento nelle Uccelliere farnesiane della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

“La mostra Magna Mater tra Roma e Zama”, dichiara Alessandro Giuli, ministro della Cultura, “è un esempio concreto di diplomazia culturale tra Italia e Tunisia, realizzato nell’ambito del Piano Mattei. Frutto della cooperazione tra studiosi, istituzioni e restauratori dei due Paesi, dimostra come la valorizzazione del patrimonio condiviso possa diventare un efficace strumento di dialogo, ricerca e sviluppo sostenibile. Valorizzare la figura della Magna Mater grazie ai rinvenimenti tunisini e a questa mostra consente al nostro Ministero di dare vita a una manifestazione culturale la cui importanza travalica la sola archeologia, promuovendo lo studio storico di un’esperienza religiosa i cui valori e significati conservano una forte attualità, per tutte le culture che vivono affacciate sul grande Mare nostrum”. E Amina Srarfi, Ministre des affaires culturelles: “La mostra Magna Mater da Zama a Roma ricorda a tutti noi i valori cari alla Tunisia, dove la storia non riguarda solo Cartagine, ma anche tutte le altre regioni del Paese. Come capitale del mondo numidico, Zama era molto aperta alla storia del Mediterraneo e molto influenzata dalla romanizzazione. Come Cartagine, Hadrumète e Utique, era un luogo di fermento politico, economico e sociale. Questa mostra, i cui pezzi provengono da Zama Regia, riflette lo scambio culturale e religioso tra il mondo numidico e Roma al tempo dell’Africa romana”.

L’allestimento al ninfeo della Pioggia della mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” (foto PArCo)

“La concezione di questa esposizione”, dichiara Tarek Baccouche, direttore dell’Istituto nazionale del Patrimonio di Tunisi, “è il frutto di un lavoro collettivo di ricercatori, conservatori e restauratori delle due Istituzioni, italiana e tunisina. Essa offre ai lettori un mosaico di dati scientifici, tecnici, geografici, economici e patrimoniali sul sito di Zama e, attraverso di esso, sull’intera regione. Questa mostra e gli accordi istituzionali stipulati creano, da un lato, un legame tra i nostri Paesi, dall’altro un ponte che farà viaggiare ogni lettore nel tempo attraverso una visita virtuale a Zama”. E Alfonsina Russo, capo dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale e direttore del parco archeologico del Colosseo, commenta: “Questa esposizione rappresenta un ponte prezioso tra culture e memorie antiche. Attraverso un percorso che si articola in più sedi del Parco, la mostra racconta le origini del culto, la sua diffusione nel mondo greco e romano e in tutto il Mediterraneo antico. Questo legame ha costituito la base per sviluppare un progetto di valorizzazione e di rilettura complessiva della storia e dell’archeologia attraverso la figura della Magna Mater”.