Roma. A Palazzo Patrizi Clementi, sede Sabap, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco, che fa chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana
Giovedì 19 febbraio 2026, alle 16, a Palazzo Patrizi Clementi, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, in via Cavalletti n. 2 a Roma, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco (Consejo Superior de Investigaciones Científicas), che fornisce un’organica rilettura delle informazioni raccolte e consente di fare chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana. Dopo i saluti di Lisa Lambusier, soprintendente; Marco De Carolis, commissario straordinario Comunità montana dei Castelli romani e prenestini; Antonio Pizzo, direttore della Escuela Española de Historia y Arqueologia en Roma-CSIC; presentano il libro Tommaso di Carpegna Falconieri, presidente della Società romana di Storia patria; e Riccardo Santangeli Valenzani, università Roma Tre. Modera Gabriella Serio, funzionaria archeologa Sabap.

Copertina del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco
Tusculum VII. Nell’immaginario collettivo, il nome Tusculum rimanda inevitabilmente alla città di epoca romana, all’antiquissimum municipium di ciceroniana memoria. Immerso nella natura rigogliosa del Parco regionale dei Castelli Romani, per secoli le rovine di questo sito archeologico oggi abbandonato hanno attratto eruditi, letterati, viaggiatori del Grand Tour e semplici appassionati di storia e archeologia, che in questo luogo fuori dal tempo ritrovavano le radici di un lontano passato. Gradualmente, in anni recenti, questa immagine affascinante ma parziale di Tusculum ha iniziato a svanire, grazie al progredire delle ricerche condotte nel sito dal 1994 dall’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC, i cui risultati hanno permesso di restituire una storia ben più complessa e articolata dell’insediamento: dalla sua prima fondazione in epoca protostorica, alla monumentalità e potenza in età classica, al rinato splendore nei secoli centrali del medioevo sotto il dominio del potente lignaggio aristocratico dei Conti de Tusculana e, infine, alla sua definitiva distruzione e abbandono nel 1191, causato dall’atavica rivalità con la vicina Roma. La prima monografia dedicata alle fasi di vita post-classiche dell’insediamento risale al 2006 ed apparve in questa stessa collana editoriale (V. Beolchini, Tusculum II. Tuscolo. Una roccaforte dinastica a controllo della Valle Latina. Fonti storiche e dati archeologici). Da allora, le nostre conoscenze sull’abitato medievale si sono notevolmente arricchite, in particolare grazie all’avvio di uno specifico sotto-progetto di ricerca dedicato a “Tusculum medievale: territorio, paesaggio, economia e società”. Questo nuovo volume nasce dunque dall’esigenza di provare a mettere a sistema ed elaborare l’ingente mole di dati oggi a disposizione, con l’obiettivo di fornire un’organica rilettura delle informazioni che consenta di fare luce sulle fasi di vita archeologicamente più labili e, conseguentemente, meno note della città. Per raggiungere tale obiettivo ci si è avvalsi della collaborazione di specialisti provenienti da differenti discipline: all’iniziale inquadramento storico e archeologico seguono approfondimenti che spaziano dall’archeobiologia alle prospezioni geofisiche, dalle ricognizioni topografiche allo studio della materialità architettonica della città, dall’analisi dei reperti ceramici e numismatici all’antropologia e all’archeologia della guerra. Una ricerca corale e interdisciplinare che si propone di mantenere vivo lo spirito di collaborazione e sperimentazione della ricerca che tradizionalmente ha caratterizzato il Progetto Tusculum, nella speranza di contribuire a far riemergere dall’oblio del passato la storia di questa potente città medievale per secoli rimasta invisibile.
Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” al via le visite guidate con Francesca Giordano alla mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”. Ecco il programma
Giovedì 19 e 26 febbraio 2026 al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo visite guidate alla mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”. Due i turni di visita, alle 15 e alle 16.30, per scoprire la sezione romana del Museo completamente riallestita e visitare la mostra insieme all’operatrice Francesca Giordano. Durata della visita: 1 ora e 15 minuti circa. Visita compresa nel biglietto d’ingresso, fino esaurimento posti (max 15 persone). Prenotazione consigliata a drm-tos.archeoar@cultura.gov.it.
La mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, ospitata fino al 6 settembre al museo Archeologico nazionale di Arezzo, è il primo evento organizzato nell’ambito del progetto “Semi di Comunità. Piano Olivetti per la cultura”, promosso dal ministero della Cultura – Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo Archeologico nazionale di Arezzo. La mostra e il relativo public program – articolato in eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati – intendono rafforzare il legame tra territorio, patrimonio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore identitario e culturale (vedi Arezzo. Al museo Archeologico nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” il ministro Giuli inaugura la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, per un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale | archeologiavocidalpassato).
Roma. Con la conferenza “Patrimonium Appiae. Le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio al via il ciclo di incontri in biblioteca “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica” promosso dal parco archeologico dell’Appia antica per rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali. Ecco il programma
Come lavora un archeologo o come nasce un parco archeologico? Lo scopriremo seguendo “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”, il progetto di incontri pubblici dedicati alla conoscenza e alla condivisione del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico dell’Appia Antica. Il parco archeologico dell’Appia Antica con questo progetto avvia una nuova collaborazione con le Biblioteche del Comune di Roma, in particolare con quelle che si affacciano sul suo territorio, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra il Parco e le comunità locali e di promuovere una conoscenza più consapevole del patrimonio archeologico, storico e paesaggistico. Il progetto nasce dalla volontà di sensibilizzare i cittadini che vivono in prossimità dell’area protetta, utilizzando come strumento di dialogo il libro “Patrimonium Appiae. Depositi emersi” (disponibile gratuitamente online cliccando qui), edito come catalogo dell’omonima mostra, che diventa così il punto di partenza per gli incontri pubblici ospitati in due biblioteche limitrofe al Parco: la Biblioteca Nelson Mandela e la Biblioteca Arcipelago Auditorium. Gli incontri affronteranno temi generali legati alla storia, all’uso e alla percezione del territorio dell’Appia Antica. A questi momenti di approfondimento teorico seguiranno visite guidate nei principali luoghi della cultura del Parco, per favorire un collegamento diretto tra narrazione, studio ed esperienza dei luoghi. Particolare rilievo assume il circle time, momento conclusivo del ciclo di incontri che si svolgerà all’Antiquarium di Lucrezia Romana. Si tratta di uno spazio di ascolto e condivisione in cui il Parco accoglierà testimonianze, ricordi ed esperienze personali di cittadini, appassionati e frequentatori abituali dei luoghi, valorizzando saperi e narrazioni che contribuiscono a costruire un patrimonio culturale condiviso. L’iniziativa si propone, dunque, come progetto pilota, con la prospettiva di poter coinvolgere ulteriori biblioteche del circuito comunale e sviluppare nuove tematiche, nel segno della partecipazione, dell’inclusione e del dialogo tra istituzioni culturali e cittadinanza.
Questo un nuovo percorso nelle biblioteche di quartiere in collaborazione con le Biblioteche di Roma prende il via mercoledì 18 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium in via Benedetto Croce 50 a Roma, con la conferenza “Patrimonium Appiae, le ragioni di questo volume e le sue istruzioni d’uso” di Stefano Roascio che farà scoprire come una mostra organizzata su base topografica che diventa libro e offre una finestra sul lavoro dello storico, dell’archeologo e dell’architetto, possa trasformarsi in racconto, e come, dal Settecento a oggi, l’impegno di storici e architetti abbia contribuito a custodire e valorizzare la bellezza senza tempo della Regina Viarum con la formazione del Parco Archeologico dell’Appia Antica. Ingresso libero fino a esaurimento posti. La partecipazione agli Incontri in Biblioteca dà diritto a una visita guidata gratuita nei siti del Parco.
Calendario di “Leggiamo… il Parco Archeologico dell’Appia Antica”. Mercoledì 25 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca Arcipelago Auditorium, “La morte e la memoria” con Mara Pontisso: sepolcri e pratiche funerarie presenti nell’area del parco archeologico dell’Appia Antica, tra monumenti funerari, rituali e forme di autorappresentazione che raccontano il rapporto tra i vivi, i defunti e il territorio. Lunedì 2 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “Percorsi per la conquista, le migrazioni, i viaggi” con Federica Pollari: strade fondamentali per l’organizzazione politica e gestionale dell’impero, come la via Appia, la via Latina e la via Ardeatina, che in seguito diventeranno cammini della fede. Lunedì 9 marzo 2026, alle 17, alla Biblioteca Nelson Mandela, “I luoghi del vivere” con Maria Cristina Rinaldoni: come viene utilizzato il territorio dall’età Repubblicana al Medioevo, tra abitati, villaggi, ville, fortificazioni, acquedotti e chiese, per comprendere le diverse forme di insediamento, organizzazione e vita quotidiana. L’ingresso agli incontri in biblioteca e alle visite guidate è libero fino ad esaurimento posti.
Roma. Nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli, primo incontro del ciclo “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”
Mercoledì 18 febbraio 2026, per “Il Museo si trasforma. I cantieri del Programma URBS. Dalla città alla campagna romana”, nuovo ciclo di conferenze al museo nazionale Romano, curato da Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano, e da Saveria Petillo, e dedicato alla presentazione dei cantieri del grande progetto URBS, dalla città alla campagna romana, alle 17, nella chiesa di Santa Caterina de’ Funari, in collaborazione con la Rettoria di S. Caterina de’ Funari e l’Istituto Romano di S. Michele, la conferenza “Crypta Balbi. Il chiostro rinascimentale” con gli architetti Saveria Petillo e Mauro Marzullo e lo Studio Jurina e Radaelli. Modera Federica Rinaldi. Ingresso libero nel limite dei posti disponibili. Prenotazione obbligatoria: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-il-museo-si…
Verona. Al museo di Storia naturale l’incontro “Specie aliene in viaggio: storie e impatti sugli ecosistemi naturali” con Piero Genovesi (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale di Roma) per le conferenze dei Musei civici
Martedì 17 febbraio 2026, alle 17, nella Sala “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, l’incontro “Specie aliene in viaggio: storie e impatti sugli ecosistemi naturali” con Piero Genovesi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale di Roma, nuovo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per millenni, il trasporto intenzionale e involontario di flora e fauna da parte dell’uomo ha plasmato culture e economie, facilitando la diffusione di risorse agricole e zootecniche che sono ormai elementi fondanti delle nostre culture e delle nostre civiltà. Tuttavia, l’accelerazione degli scambi globali ha trasformato questo fenomeno in una delle principali cause di perdita di biodiversità a livello planetario che sta crescendo in modo esponenziale, con gravissimi impatti anche sulla salute e il benessere delle comunità umane. Capire le cause e gli effetti delle invasioni biologiche ci offre una base essenziale prevenire e mitigare gli effetti negativi di questa minaccia, in modo da mettere al sicuro gli ecosistemi naturali, l’economia e la vita delle persone.
Torino. Al museo Egizio presentazione del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano (UniMi)
I soffitti astronomici delle tombe e dei templi funerari dell’Egitto del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) sono alcune tra le più antiche rappresentazioni sistematiche del firmamento. Inventati da Senenmut, astronomo della regina Hatshepsut, essi si svilupparono in epoca ramesside assumendo forme e contenuti diversi: da semplici mappe stellari a complessi programmi figurativi accompagnati da testi di carattere cosmologico-religioso. Martedì 17 febbraio 2026, alle 18, nuovo appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino, con ingresso da via Maria Vittoria 3M, con la presentazione editoriale del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” (Milano University Press) di Lorenzo Guardiano, che raccoglie per la prima volta tutti i soffitti astronomici di questo periodo, offrendone un originale studio tipologico e l’edizione critica completa dei testi. L’autore ne discuterà con Christian Greco (direttore del museo Egizio) e Patrizia Piacentini (ordinario di Egittologia, università di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/il-cielo-dei-faraoni-i…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio.

Copertina del libro “Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno” di Lorenzo Guardiano
Il cielo dei faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno. Nel Nuovo Regno (1550-1069 a.C.) un alto funzionario di nome Senenmut fece dipingere sul soffitto della camera funeraria della sua tomba a Deir el-Bahari l’immagine della volta notturna: si tratta del primo soffitto astronomico egiziano giunto a noi, nonché di una delle prime rappresentazioni del firmamento compiute nella storia. In seguito, per tutto il Nuovo Regno, i faraoni fecero realizzare nelle loro tombe e nei loro templi funerari splendidi soffitti astronomici di diverso tipo: in alcuni casi si tratta di semplici mappe celesti, in altri di complesse opere che narrano il periplo del sole e delle stelle. Questi veri e propri atlanti celesti, arricchiti da didascalie e da complessi testi di natura scientifico-religiosa con connotazioni funerarie, ci permettono di ritrovare ancora oggi la cifra dell’astronomia e della cosmologia faraonica. Il libro di Lorenzo Guardiano offre uno studio sistematico di tutti i soffitti egiziani che contengono raffigurazioni o testi di natura astronomica databili al Nuovo Regno, fornendo anche la loro edizione critica completa. Due tomi indivisibili.
Lorenzo Guardiano è egittologo all’università di Milano dove insegna Introduction to Pharaonic Egypt e dirige il gruppo di ricerca A Book of the Dead in Milan. È epigrafista della missione archeologica EIMAWA ad Assuan (Egitto), diretta da Patrizia Piacentini, ha vinto borse di studio di Egittologia dell’Institut français d’archéologie orientale (Cairo), dell’American Society of Overseas Research (Boston) e un finanziamento internazionale della Fondazione Cariplo (Milano). Ha pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, Il Cielo dei Faraoni. I soffitti astronomici nell’Egitto del Nuovo Regno (Milano University Press, 2024) e Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico (Il Mulino, 2026).
Locri (RC). Alla Biblioteca G. Incorpora l’incontro “Locri Epizefiri e l’arte delle Muse”, viaggio tra storia e cultura dell’antica colonia magnogreca
Domenica 15 febbraio 2026, alle 17, alla Biblioteca G. Incorpora di Locri (RC), l’incontro “Locri Epizefiri e l’arte delle Muse”, promosso dall’Archeoclub di Locri, un viaggio tra storia e cultura, un momento di riflessione e approfondimento sulla dimensione artistica e spirituale dell’antica colonia magnogreca. Aprono i saluti istituzionali di Nicola Monteleone, presidente dell’Archeoclub di Locri; Domenica Bumbaca, assessore alla Cultura del Comune di Locri; Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico di Locri; e Maria Teresa Iannelli, direttrice della Biblioteca Calabrese ETS. Segue la relazione di Lucia Lepore, già docente dell’università di Firenze sull’arte e sul significato simbolico delle Muse nel contesto locrese. Conclude Pino Rubino, costruttore di strumenti musicali antichi.


















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