Torino. Al museo Egizio c’è “Festival 200”: una tre giorni ricca di attività, spettacoli e incontri per celebrare il bicentenario del museo Egizio. Eventi gratuiti – con prenotazione obbligatoria online – per tutte le età, tra conferenze, laboratori, spettacoli musicali e di danza. Ecco il programma

Installazioni a Torino per annunciare il bicentenario del museo Egizio (foto museo egizio)
Il centro di Torino da qualche giorno si è tinto di giallo, a cominciare dalle fioriere in piazza San Carlo accanto a installazioni con il logo del museo Egizio. La capitale sabauda si sta imbellettando al meglio per festeggiare il bicentenario del più antico museo di antichità egizie del mondo.
Dal 20 al 22 novembre 2024, c’è infatti “Festival 200”: una tre giorni ricca di attività, spettacoli e incontri per celebrare insieme il bicentenario del museo Egizio. Con eventi per tutte le età, tra conferenze, laboratori, spettacoli musicali e di danza, vengono aperte gratuitamente le porte per far scoprire alla città e agli ospiti i nuovi allestimenti del museo Egizio e festeggiare assieme. Mercoledì 20 novembre: NOTTE BIANCA AL MUSEO dalle 21 alle 24, con uno spettacolo di danza a cura di Marco Pelle, con Antonella Albano (prima ballerina Teatro alla Scala, Milano). Giovedì 21 e venerdì 22 novembre: visita libera alle sale museali arricchita da spettacoli musicali dei Piccoli Cantori di Torino, speed lectures e handling sessions, con talk, presentazioni, conferenze e tante attività per grandi e piccoli su prenotazione. Durante il festival, l’ingresso al museo è gratuito, con prenotazione online. Alcune attività, sempre gratuite, vanno prenotate.
I festeggiamenti del bicentenario iniziano con uno spettacolo di danza molto speciale: “Safe from the sleep”, a cura di Marco Pelle (coreografo, danzatore e Accademico Olimpico), con Antonella Albano (prima ballerina Teatro alla Scala, Milano). “Safe from Sleep” è la storia di un volo infinito, raccontato attraverso l’incontro, la perdita e il viaggio che ne nasce. Sarà presentato in due repliche, alle 22 e alle 23. Lo spettacolo è fruibile liberamente, in Galleria dei re, accedendo al museo con prenotazione gratuita, da fare online a questo link https://egizio.museitorino.it/…/festival-200-dal-20-al…/.
Questi i talk su prenotazione: 21/11, alle 11: Tutta l’umanità ne parla. Edizione egizia. Puntata live del programma di Radio 3, con Edoardo Camurri e molti altri ospiti. Sarà messo in scena un episodio ottocentesco poco noto, in un dialogo impossibile senza tempo che racconta le origini della collezione del Museo Egizio, sul filo dell’ironia. 21/11 alle 11: Dietro le quinte del Museo Egizio. La cappella rupestre di Ellesiya: un nuovo allestimento aperto a tutti. Un autentico monumento dell’antico Egitto a Torino: storia, significato e vicende di una cappella rupestre di età faraonica, dalla Nubia al Museo Egizio. Un racconto di Johannes Auenmüller, Alessia Fassone, Paolo Marini, Beppe Moiso e Tommaso Montonati. 21/11 alle 14.30: Dietro le quinte del Museo Egizio. Materia. Forma del tempo: i diari di viaggio. Il nuovo allestimento del Museo Egizio sul dialogo tra materiali e saperi artigiani, nel racconto, personale e professionale, dei suoi curatori, restauratori e progettisti. Ne parlano Enrico Ferraris, Federica Facchetti, Valentina Turina, Enrico Barbero, Tommaso Montonati, con Paola Buscaglia (CCR La Venaria Reale). 21/11 alle 17.30: Architectural tour by OMA. Con David Gianotten, Andreas, Karavanas e Andrea Tabocchini. In lingua inglese. 21/11 alle 18.30: Destini incrociati. L’Italia, Torino e il Museo Egizio 1824-2024. Serie di brevi conferenze con alcuni degli autori del volume del Bicentenario. Intervengono: Silvano Montaldo, Bruno Luca Maida, Giovanni Semi, Simona Troilo, Carlo Greppi. Modera Christian Greco.
22/11 alle 11: Cerimonia di presentazione del francobollo celebrativo del bicentenario del Museo Egizio. 22/11 alle 16: Dietro le quinte del Museo Egizio. Sotto un’altra luce: il nuovo allestimento dello statuario monumentale del Museo Egizio. Per la prima volta le sculture dello statuario monumentale del museo Egizio sono ridisposte per raccontare la loro storia e quella del tempio da cui provengono. Intervengono: Federico Poole, Paolo Del Vesco, Cédric Gobeil, Martina Terzoli, Alessandro Girardi e Johannes Auenmüller. 22/11 alle 18: What is a Museum? Christian Greco in dialogo con Ali Abdelhalim (direttore del Museo del Cairo). In lingua inglese, con traduzione simultanea.

Bambini impegnati nel gioco-laboratorio “Le avventure della dea Sekhmet” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Avventure in museo su prenotazione: 21/11, dalle 17.30 alle 18.30, Le avventure della dea Sekhmet: Siamo dei!, Gioco della Senet, Scavando si impara, Cercasi investigatori! 22/11, dalle 17.30 alle 18.30, Rischia Thot, Le avventure della dea Sekhmet, Siamo dei!, Gioco della Senet, Scavando si impara, Cercasi investigatori!
Il Festival 200 offre al pubblico l’opportunità di assistere alla performance “Il Canto del Nilo”, scritta e interpretata dai Piccoli Cantori di Torino: giovedì 21 novembre, alle 15.30 e alle 16.30, alla Galleria dei Re. Il progetto parte dalla riflessione sulla centralità dell’acqua. Dall’acqua nasce la prima forma di vita; sul corso dell’acqua si sviluppa la civiltà egizia; dall’acqua si giungeva alla Cappella rupestre di Ellesiya e lungo il corso del Nilo, nel XX secolo, il piccolo tempio è giunto sino al Museo Egizio, donato dall’Egitto all’Italia in segno di gratitudine. I testi e la musica sono stati composti in un processo di co-creazione tra i Piccoli Cantori e il direttore, Carlo Pavese. Gianfranco Montalto ha contribuito per la parte pianistica. Il risultato è una performance in due parti, la cui esecuzione è in programma il pomeriggio del 21 novembre al Museo Egizio, in due repliche. Le voci dei Piccoli Cantori che si muoveranno come correnti fluviali, incanalandosi in rivoli curiosi, portando al tempio – come offerte – tutto ciò che il loro flusso porta con sé. La performance sarà fruibile liberamente tra le sale, l’ingresso al museo Egizio durante il festival è gratuito, con prenotazione obbligatoria. La realizzazione del “Canto del Nilo” è stata sostenuta da Fondazione CRT.
Per i 200 anni del museo Egizio è stato pubblicato il libro “La memoria è il nostro futuro. 200 anni del Museo egizio” a cura di Christian Greco (Franco Cosimo Panini Editore), una narrazione polifonica, costruita attraverso contributi di esperti di storia, archeologia ed egittologia, archivistica, antropologia, architettura, restauro e biblioteconomia. Uno spaccato che racconta la storia culturale e sociale di Torino e dell’Italia degli ultimi 200 anni e prepara il museo Egizio alle sue prossime sfide. Il volume sarà disponibile in anteprima e a un prezzo speciale al museo Egizio durante il “Festival 200”, dal 20 al 22 novembre. Sarà poi in libreria a partire dal 29 novembre 2024. Il museo Egizio di Torino celebra i duecento anni dalla sua fondazione. Questo libro, curato dal direttore Christian Greco, rappresenta la pubblicazione ufficiale del bicentenario e offre uno sguardo senza precedenti su tutto ciò che ruota attorno al museo Egizio, non limitandosi a una semplice ricostruzione della storia dell’istituzione torinese, delle sue collezioni o della sua fortuna; attraverso una struttura a più voci ogni aspetto della vita del Museo Egizio è presentato all’interno del più ampio contesto in cui si trova a esistere. Nelle pagine si alternano gli interventi di curatori del Museo Egizio e docenti, ricercatori e curatori provenienti da altre istituzioni nazionali e internazionali, talvolta in dialogo tra loro. I contributi diventano così laboratori nei quali si confrontano idee, visioni e proposte inerenti a un ampio ventaglio di temi: il ruolo del Museo nello sviluppo dell’egittologia, e a sua volta l’impatto che l’evoluzione della disciplina ha avuto e ha ancora ancora oggi sulle sue scelte; l’importanza dell’integrazione tra discipline umanistiche e scientifiche; i rapporti con altre istituzioni museali, con gli studiosi e con il pubblico; l’Egitto immaginato dell’ “egittomania” e quello reale che rivendica una voce nel raccontare la propria storia. Il risultato è un volume che dimostra come futuro e memoria siano strettamente intrecciati.
Licodia Eubea (Ct). Nella chiesa della Badia la presentazione del libro “Schliemann alla ricerca di Troia” di Massimo Cultraro apre la terza e ultima giornata di “Eubook – il Buono della Lettura” promosso dall’Archeoclub di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”
Terza e ultima giornata di “Eubook – il Buono della Lettura” promosso dall’Archeoclub di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto” dal 14 al 17 novembre 2024 nella splendida chiesa della Badia a Licodia Eubea (Ct) dove autori e autrici presentano le loro opere tra musica e arte in un’atmosfera indimenticabile. Domenica 17 novembre 2024, alle 18, apre la kermesse la presentazione del libro “Schliemann alla ricerca di Troia” di Massimo Cultraro, edito da RCS, in dialogo con Giorgia Cafici.

Copertina del libro “Schliemann alla ricerca di Troia” di Massimo Cultraro
Schliemann alla ricerca di Troia. La scoperta di Troia a opera di Heinrich Schliemann, quando mise piede per la prima volta a Hissarlik nel 1868, segna il punto di svolta dell’archeologia moderna. La grecia omerica cessa di essere un palinsesto di eroi mortali e divinità per assumere i connotati di una raffinata cultura materiale al pari di altre civiltà del Mediterraneo del II millennio a.c. Figura dalla personalità sfuggente e contraddittoria, abile narratore e instancabile viaggiatore, Schliemann incarna lo stereotipo dell’uomo d’affari che trasforma, grazi al talento innato e al duro lavoro, i sogni giovanili in stupefacenti successi nel campo della nascente archeologia, a cui ha lasciato un’importante eredità storica.
Roma. Open day nell’area archeologica scoperta al km 11,700 della Via Cassia nella piana dell’antica Veio: creato un percorso pedonale tra tomba a camera etrusca, strada lastricata e gallerie idriche ipogee

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: lo scavo di una tomba etrusca (foto ssabap-roma)
Open day nell’area archeologica della Via Cassia. Domenica 17 novembre 2024 la soprintendenza speciale di Roma presenta alla cittadinanza il progetto di valorizzazione del complesso archeologico scoperto tra il 2020 e il 2022 lungo la Via Cassia al km 11,700 poco oltre il Grande Raccordo Anulare, lato destro della Cassia venendo da Roma, all’altezza di via Igino Lega, all’interno del distributore di benzina. Un vero e proprio open day, dalle 10 alle 13, che permetterà agli abitanti del territorio e non solo, di scoprire la storia di un’area strategica da cui si domina la vallata nel territorio dell’antica città di Veio, cuore dell’Etruria meridionale. Il progetto è stato realizzato con la Eos Arc Srl nell’ambito di un’operazione di archeologia preventiva con la committenza di Rossetti Fuel Srl.

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: la strada lastricata (foto ssabap-roma)
L’area è stata valorizzata attraverso la realizzazione di un percorso pedonale che, all’interno di una stazione di servizio, si snoda tra una tomba a camera etrusca, una strada lastricata e l’accesso alla rete di gallerie idriche ipogee che attraversano gran parte del sito e che servivano ad alimentare l’impianto termale di una mansio situata lungo la Cassia. Un vero e proprio dialogo tra archeologia e tessuto urbano, tra storia e quotidianità, che resterà fruibile in modo permanente.

Area archeologica al km 11,700 della Via Cassia a Roma: vasellame etrusco ritrovato nello scavo (foto ssabap-roma)
Durante l’open day del 17 novembre 2024 sarà possibile partecipare alla visita con gli archeologi che hanno effettuato lo scavo, che illustreranno le varie fasi di vita del sito, dagli etruschi, all’epoca romana della repubblica e dell’impero attraverso oltre dieci secoli di storia.
Per il secondo anno Fondazione Luigi Rovati partecipa a BookCity (11-17 novembre 2024) con un palinsesto di cinque appuntamenti su “Mitologia e Antichità”. Ecco i due appuntamenti di sabato 16 e i due di domenica 17 novembre 2024

Per il secondo anno Fondazione Luigi Rovati partecipa a BookCity (11-17 novembre 2024) con un palinsesto di cinque appuntamenti su “Mitologia e Antichità”. Dopo l’incontro del 12 novembre, due nuovi appuntamenti sabato 16 e altri due domenica 17 novembre 2024

Copertina del libro “Il dio spezzato” di Roberto Piumini e Milva Maria Cappellini
Sabato 16 novembre 2024, alle 15, Roberto Piumini, Milva Maria Cappellini con Enrica Caretta presentano il libro “Il dio spezzato. Tra arte e mito”, edito dalle Edizioni di Storia e Letteratura. In una giornata di primavera del 1923 il giovane ispettore della polizia greca Nikos Karateodori assiste dal porto del Pireo alla partenza della nave che gli sta portando via una storia d’amore. Come se non bastasse, viene sollevato dalle indagini che sta compiendo in un’Atene corrotta e inviato sull’isola di Naxos per far luce sulla mutilazione di una scultura. Un caso poliziesco di second’ordine, ma del tutto particolare, essendo stato asportato nottetempo il fallo di un’antica statua, privandola dell’espressione più evidente della sua prorompente sessualità e lasciando nello sconforto gli abitanti dell’isola. Fingendosi un innocuo professore di archeologia, Nikos Karateodori conduce indagini discrete, ma professionali, che lo porteranno a compiere scelte difficili. Un vertiginoso racconto d’amore interrotto e intervallato dalle riflessioni della correttrice di bozze del romanzo.

Copertina del libro “Omero. Delle armi e del vero amore” di Silvia Romani (edizioni Il Mulino)
Sabato 16 novembre 2024, alle 18, Silvia Romani e Mauro Bonazzi presentano il “Omero oltre Omero: in guerra con i Greci”, in collaborazione con Il Mulino. Il sesto dell’Iliade è il canto di Glauco e Diomede, nemici pronti a incrociare le armi ma anche poi a deporle in nome dell’ospitalità è il canto di Ettore e Andromaca, due figure avvinte per sempre dalla sincerità del sentimento coniugale. Ma è anche il canto delle prime volte. Per la prima volta nella tradizione occidentale la fragilità della vita umana è accostata alle foglie che cadono. Per la prima volta la malinconia imprigiona l’anima di un uomo, Bellerofonte. Per la prima volta un grande guerriero, Ettore, abbraccia il figlio Astianatte sapendo di andare forse a morire. Valori, gesti, parole e passioni tuttora capaci di suscitare il felice stupore delle lettrici e dei lettori di oggi.

Copertina del libro “L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa” di Guido Barbujani
Domenica 17 novembre 2024, alle 11, Guido Barbujani presenta il libro “L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa”, edito da Laterza. Avvenimenti di diecimila anni fa ancora influenzano la quotidianità. La genetica e l’archeologia (ma anche la linguistica) evidenziano la presenza di una rivoluzione preistorica. Da allora tutto è cambiato: dall’alimentazione all’aspetto fisico, dall’ambiente alla struttura sociale. È la cosiddetta rivoluzione neolitica: il momento in cui, più che in qualunque altro, biologia e cultura si sono intrecciate, influenzandosi a vicenda e producendo la storia. Dopo il successo di Come eravamo, uno dei più importanti genetisti italiani ricostruisce l’alba della nostra storia. Inseguendo la geografia, sulla base di evidenze archeologiche e attraverso il racconto di molte storie, Guido Barbujani ci fa rivivere una rivoluzione, quella neolitica.

Copertina del libro “Sparta” di Laura Pepe
Domenica 17 novembre 2024, alle 18, Laura Pepe presenta il libro “Sparta”, edito da Laterza. Laura Pepe prova ad andare oltre gli stereotipi per capire che cosa fu davvero Sparta, nel tentativo di restituirne un’immagine più veritiera. Sparta non era brutale con i suoi figli, le donne avevano più libertà, più cultura e più diritti rispetto alle altre donne greche e l’educazione spartana non era poi così diversa da quella impartita ai ragazzi nelle altre città di Grecia. Vivere a Sparta non significava votarsi solo alla guerra e all’addestramento militare, anzi: Sparta era la città dei motti di spirito, della musica, delle feste, dei bagni nel fiume Eurota.
Ravenna. Al museo Classis per Trilogia d’Autunno c’è “Divenir del mondo esperto: eroi tra abbandoni e ritorni”: due appuntamenti con le nuove composizioni originali degli allievi del Conservatorio “Giuseppe Verdi”

È tempo di Trilogia d’Autunno a Ravenna e anche quest’anno il trittico che Ravenna Festival dedica all’opera ispira iniziative che si intrecciano al calendario di eventi al Teatro Alighieri. È questo il caso di “Divenir del mondo esperto: eroi tra abbandoni e ritorni”, due appuntamenti in programma sabato 16 novembre 2024, alle 17, e domenica 17, alle 11, a Classis, il Museo della città e del territorio. Dopo un’introduzione curata, rispettivamente, da Franco Masotti, co-direttore artistico di Ravenna Festival, e Francesca Masi, direttrice di RavennAntica, saranno proposte le nuove composizioni originali degli allievi di Mauro Montalbetti, titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Ravenna. A eseguire i brani creati da Gabriel De Pace, Andrea Badiali, Filippo Bittasi, Mattia Dattolo e Damiano Ferretti sarà l’Orchestra La Corelli diretta dallo stesso Mattia Dattolo. Al termine sarà possibile unirsi alla visita al grande mosaico raffigurante Priamo che implora Achille di restituire le spoglie di Ettore, condotta da archeologhe di Fondazione RavennAntica. I biglietti a 5 euro, comprensivi di libero accesso al museo, sono disponibili alla biglietteria del Teatro (anche telefonicamente 0544 249244 e online su ravennafestival.org) e presso gli IAT di Ravenna; biglietteria a Classis da mezz’ora prima dell’appuntamento. Ingresso gratuito per possessori del biglietto della Trilogia d’Autunno, Associazione Amici di Ravenna Festival, studenti del Conservatorio e per chi visita un sito di RavennAntica dal 15 al 19 novembre 2024.
Sabato 16 novembre 2024 Franco Masotti e i giovani compositori conversano sull’ispirazione che li ha guidati nella creazione di questi nuovi lavori, sulla rilettura dei miti e sulle tecniche compositive. I brani proposti saranno quelli di Gabriel De Pace e Andrea Badiali. Con Di perdite e ricordi, De Pace rende omaggio a Barbara Strozzi, compositrice seicentesca inclusa anche nel programma del recital Beyond | Orliński con il controtenore polacco Jakub Józef Orliński e l’ensemble Il Pomo d’Oro (domenica 17 novembre). Le prime parole nel titolo scelto da Badiali, Amor è un idol vano – mute lontananze, appartengono invece a Penelope ne Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, prima delle opere proposte per la Trilogia (15, 18 novembre) con il debutto della nuova produzione che vede Pier Luigi Pizzi alla regia e Ottavio Dantone sul podio di Accademia Bizantina.
Domenica 17 novembre 2024 l’introduzione di Francesca Masi ha una prospettiva letteraria e si concentra sui protagonisti delle opere – da una parte Didone e Enea, la cui vicenda Virgilio narra nel IV libro dell’Eneide, e dall’altra Ulisse, anche attraverso il ritratto che ne dà Dante nel celebre canto XXVI dell’Inferno. A seguire, sarà la volta delle composizioni di Filippo Bittasi, Mattia Dattolo e Damiano Ferretti. La Penelope monteverdiana parla anche nel titolo scelto da Bittasi, Del tuo tornar il giorno, mentre Dattolo ha battezzato le sue variazioni su un lamento come The Feeble Stroke of Destiny, da un verso del Didone e Enea di Purcell, che la seconda delle nuove produzioni della Trilogia incastona all’interno dell’Ode a Santa Cecilia del compositore inglese (16, 19 novembre), sempre con la firma di Pizzi e Dantone. È shakespeariana invece l’eco nel titolo della cantata drammatica per flauto, orchestra d’archi e percussioni di Ferretti – So as thou art è la seconda parte del primo verso del sonetto 131, fra i componimenti dedicati alla “dark lady”.
Vigevano (Pv). Al museo Archeologico nazionale della Lomellina presentazione del catalogo scientifico della Collezione Strada, edito da SAP, e curato da Rosanina Invernizzi: la collezione esemplifica la cultura materiale del territorio nell’antichità e illustra i gusti dei collezionisti ottocenteschi
Sabato 16 novembre 2024, alle 15, al museo Archeologico nazionale della Lomellina di Vigevano (Pv) Rosario Maria Anzalone, archeologo e direttore regionale Musei nazionali Lombardia, presenta il catalogo scientifico della Collezione Strada, edito per i tipi di SAP Società Archeologica srl. Il libro “La collezione archeologica Strada. Catalogo dei materiali”, curato da Rosanina Invernizzi, già direttrice del museo che dal 2023 conserva ed espone la collezione, costituisce un altro importante tassello della complessa operazione di acquisizione, studio ed esposizione della collezione Strada. Esito del lavoro di un team di specialisti, il libro contestualizza i materiali nel quadro delle conoscenze archeologiche del territorio: comprende saggi introduttivi sulla figura del collezionista, sulla formazione della collezione, sui motivi dell’acquisizione al patrimonio dello Stato e presenta quindi il catalogo di tutti i reperti in ordine cronologico, suddivisi per materiali e classi. Un ricco apparato di disegni e fotografie illustra gli oggetti.

Copertina del libro “La collezione archeologica Strada. Catalogo dei materiali” curato da Rosanina Invernizzi
La collezione Strada, di recente acquistata dallo Stato e conservata presso il museo Archeologico nazionale di Vigevano, comprende reperti provenienti per lo più da ritrovamenti occasionali effettuati tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento in Lomellina, che erano già parte di altre collezioni locali. Di notevole interesse perché costituisce una preziosa testimonianza di un patrimonio che sarebbe andato altrimenti disperso, la raccolta esemplifica, dal punto di vista cronologico e tipologico, la cultura materiale del territorio nell’antichità e illustra significativamente i gusti dei collezionisti ottocenteschi. Spicca, per abbondanza di presenze e qualità degli oggetti, la classe dei vetri, componente caratteristica della documentazione archeologica locale. La provenienza da corredi funerari è provata dall’integrità della maggior parte dei reperti. Il catalogo contestualizza i materiali nel quadro delle conoscenze archeologiche del territorio, evidenziando gli elementi di novità che emergono dallo studio delle provenienze.
Roma. Apertura straordinaria della fonte di Anna Perenna: visita guidata nel nuovo allestimento immersivo dedicato alla dea dell’eterna rinascita. Quattro turni con prenotazione obbligatoria

La musealizzazione della Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto ssabap-roma)
Nel 1999 nel quartiere Parioli a nord di Roma uno scavo archeologico ha portato alla luce i resti di una fontana con iscrizioni che riportano il nome di Anna Perenna, un’antica divinità festeggiata nel primitivo Capodanno romano, a marzo, così come racconta Ovidio nei Fasti. Nella cisterna retrostante la fontana sono stati trovati nel fango rappreso diversi oggetti utilizzati per pratiche magiche e riti religiosi: laminette in piombo con maledizioni, contenitori di piombo contenenti figurine antropomorfe, un pentolone di rame e diverse monete e lucerne. Questi ed altri oggetti sono oggi conservati al MNR – Terme di Diocleziano. La scoperta dei rituali magici praticati alla fontana di Anna Perenna, con la presenza di contenitori sigillati ermeticamente con vere e proprie “bambole voodoo” al loro interno, ha completamente cambiato la prospettiva e le conoscenze sul rapporto degli antichi con la sfera magico-religiosa.

Visite guidate alla Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto pietro francesco laganà / ssabap-roma)
Sabato 16 novembre 2024, la fonte di Anna Perenna nel nuovo allestimento immersivo dedicato alla dea dell’eterna rinascita, in via Guidubaldo del Monte 4 a Roma, sarà aperta al pubblico. La prenotazione è obbligatoria compilando gli appositi moduli. Quattro i turni di visita di 50 minuti ciascuno: ore 9.40 https://forms.gle/7ZzEWcUeJhWKcv6L7; ore 10.40 https://forms.gle/iqKucfDj6wRVdyz27; ore 11.40 https://forms.gle/PfNtRWabqwrXSkQi6; ore 12.40 https://forms.gle/NqwDYzqb1v3EBFFE8.
“La ninfa Anna Perenna era conosciuta attraverso le fonti antiche, Ovidio in particolare, ma, al contrario di altre divinità”, spiega il soprintendente speciale di Roma Daniela Porro, “fino al secolo scorso non erano stati trovati luoghi di culto a lei dedicati. Dopo un lungo lavoro di allestimento, con queste aperture straordinarie, restituiamo alla città una delle scoperte più importanti avvenute a Roma alla fine del secolo scorso, con l’intenzione di rendere sempre più regolare l’apertura di questo sito”.

La musealizzazione della Fonte di Anna Perenna a Roma, scoperta nel 1999 (foto ssabap-roma)
“Per la riapertura della Fonte di Anna Perenna, è stato realizzato un progetto di valorizzazione”, dichiara l’archeologo Fabrizio Santi, responsabile del sito, “volto a migliorare l’esperienza di visita. La nuova illuminazione è pensata per creare un ambiente immersivo, evocando la presenza dell’acqua attraverso il blu, mentre una luce bianca radente consente una migliore leggibilità delle iscrizioni. Sono stati realizzati un intervento di pulitura e il restauro delle murature; un video, attraverso un rilievo 3D, mostrerà ai visitatori le caratteristiche costruttive e degli oggetti rinvenuti nella fonte”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, con l’archeologo Andrea Babbi: nono incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”
Venerdì 15 novembre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “La tomba Olmo Bello 16 di Bisenzio (Vt), un guerriero viaggiatore? Indizi di transculturalità nell’VIII sec. a.C.”, nono incontro del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Andrea Babbi presenterà i risultati degli studi condotti sul contesto tombale 16 della necropoli Olmo Bello di Bisenzio (Capodimonte, VT) nell’ambito del più ampio programma di ricerche di “The Bisenzio Project” da lui ideato e diretto. L’intero contesto è conservato nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Su richiesta del relatore, tale conferenza non sarà registrata. In base alle notizie pubblicate da Roberto Paribeni nel 1928, derivate dalle note fornitegli da Fausto Benedetti ed Enrico Stefani, autori della scoperta, è possibile riconoscere nel titolare del sepolcro una figura preminente della comunità visentina della seconda metà dell’VIII sec. a.C. Ad oggi gli studi sul contesto avevano meritoriamente evidenziato la pervasività degli influssi ‘egei’ nella scelta di alcuni elementi del corredo tombale. Le nuove ricerche, recuperando indizi di una vera e propria poliedricità culturale del defunto e di una sua possibile mobilità geografica, invitano a riconsiderare il dinamismo della comunità locale coeva nel quadro delle reti di contatti con le regioni medio-tirreniche di ‘frontiera’.

L’archeologo Andrea Babbi (Cnr-Ispc)
Andrea Babbi, archeologo, è primo ricercatore all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del Consiglio nazionale delle Ricerche e ricercatore ospite al Leibniz-Zentrum für Archäologie a Mainz (LEIZA). Allievo di Giovanni Colonna, Gilda Bartoloni e Filippo Delpino, con i quali alLa Sapienza Università di Roma si è laureato in Lettere Classiche, ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia (Etruscologia) e il Diploma di Specializzazione in Archeologia Classica.
Montebelluna (Tv). Al via al museo civico la mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” dedicata all’eccezionale scoperta nella necropoli preromana di Posmon: le due situle in bronzo figurate esposte insieme per la prima volta: reperti da Montebelluna, Este e Lubiana

Fasi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (foto museo civico)
Manca solo un giorno al grande evento e al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv) si stanno ultimando i preparativi di allestimento della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi” (17 novembre 2024 – 31 agosto 2025), dedicata ad un patrimonio archeologico eccezionale, recuperato grazie alle attività di tutela sul territorio: le due situle (vasi a forma di secchio) in bronzo figurate portate alla luce nel 2002 e nel 2012 nella necropoli preromana di Posmon a Montebelluna e, ora, esposte insieme per la prima volta. I due vasi, decorati nello stile della cosiddetta Arte delle Situle, sono tra gli esemplari più rappresentativi e più spettacolari della cultura materiale dei Veneti antichi, il popolo vissuto nell’Italia nord orientale tra il IX secolo a.C. e l’arrivo dei Romani.

Appuntamento al museo di Montebelluna sabato 16 novembre 2024 alle 16.30: dopo i saluti istituzionali del Comune di Montebelluna, della soprintendenza ABAP-VE-MET e della direzione regionale Musei nazionali Veneto, la visita è libera alla presenza dei curatori. Sono previste visite guidate animate per bambini. Seguirà un momento conviviale.

La mostra “FABULAE” al museo nazionale Atestino di Este (marzo – giugno 2024)
La mostra è il frutto di una collaborazione istituzionale tra Comune di Montebelluna, con il suo museo civico, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso e direzione regionale Musei nazionali Veneto a cui fa capo il museo nazionale Atestino dove nel marzo scorso, nell’ambito di questo progetto, è stata esposta in anteprima la situla del 2012, con il suo corredo, a seguito del restauro effettuato nel laboratorio del museo (vedi Este (Pd). Al museo nazionale Atestino apre l’anteprima della mostra “FABULAE. Le situle raccontano i Veneti antichi”, con focus sul restauro e sulle tecniche di realizzazione del manufatto, evento prequel del progetto (seconda parte a novembre a Montebelluna) di studio e valorizzazione delle due situle scoperte nella necropoli di Posmon di Montebelluna | archeologiavocidalpassato). Il comitato scientifico è costituito da un team di esperti: Stefano Buson, già funzionario restauratore al museo nazionale Atestino; Monica Celi, direttrice del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Emanuela Gilli, conservatrice archeologa del museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna; Giovanna Gambacurta, professore associato di Etruscologia ed Antichità italiche all’università Ca’ Foscari di Venezia; Nicoletta Onisto, esperta in resti cremati, docente incaricato all’università di Ferrara; Carla Pirazzini, funzionario archeologo responsabile delle zone di Este e di Montebelluna per la soprintendenza ABAP VE-MET; Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino; Angela Ruta, già direttrice del museo nazionale Atestino; Luca Zaghetto, archeologo, autore di studi sistematici sui sistemi iconografici dell’arte delle situle.

La situla di Montebelluna scoperta nel 2002 nella tomba 244 della necropoli di Posmon e conservata al museo civico di Montebelluna (foto sabap-ve-met)
La mostra “FABULAE” nasce dalla volontà di restituire alla comunità questo patrimonio straordinario ed è stata l’occasione per riprendere gli studi sulla necropoli preromana di Montebelluna-Posmon avvalendosi di un gruppo di lavoro interdisciplinare a garanzia della qualità scientifica di un’operazione che unisce la ricerca alla valorizzazione. L’impianto museologico e museografico prevede l’utilizzo di linguaggi diversi che si adattano ai diversi target d’utenza nel pieno rispetto degli stili di apprendimento di ogni persona. All’interno della mostra sono così previsti percorsi paralleli in relazione alle fasce d’età (età prescolare, scolare e adulti). La mostra potrà essere fruita dai visitatori sia singolarmente in piena autonomia, sia in gruppo attraverso visite guidate. Per le scuole di ogni ordine e grado e per gruppi organizzati è prevista un’offerta educativa che prevede percorsi emozionali, visite guidate partecipate, laboratori e animazioni.

La situla scoperta nella necropoli di Posmon di Montebelluna nel 2012 dopo i restauri (foto sabap-ve-met)
Il percorso espositivo. Le “vite” e i “racconti” di questi due capolavori vengono presentati in un percorso dove passato e presente testimoniato si alternano in un dialogo costante. I reperti esposti, datati tra il VII e il I secolo a.C., sono più di 400 tra materiali dello stesso museo civico di Montebelluna e altri in prestito dal museo nazionale Atestino (Este | PD) e dal museo nazionale Sloveno (Lubiana |SLO). L’allestimento prevede soluzioni immersive, postazioni interattive e partecipative per far rivivere, anche in maniera emozionale, il mondo dei Veneti antichi raccontato dalle due situle di Montebelluna nel contesto dei nuovi studi sulla necropoli di Posmon.
Paestum. A 25 anni dal primo allestimento al museo Archeologico nazionale apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” intitolata a Mario Torelli. All’inaugurazione intervengono Osanna e Alfonsina Russo
Sabato 16 novembre 2024, a 25 anni dal primo allestimento, apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” del museo Archeologico nazionale di Paestum, intitolata all’archeologo Mario Torelli e dedicata al racconto della storia della città dalla fondazione romana del 273 a.C. al Medioevo. L’esposizione esplora religiosità, spazi pubblici e privati e la vita quotidiana attraverso reperti inediti. Prosegue con incisioni e acquerelli del Grand Tour dalla collezione della Fondazione Giambattista Vico, e conclude con documenti e foto del XX secolo che illustrano gli scavi e gli studi ancora in corso per la tutela del sito, rappresentando così il legame che connette romanità e contemporaneità con potenza e immediatezza.
Ma il taglio del nastro dell’importante traguardo per i parchi archeologici di Paestum e Velia è in programma venerdì 15 novembre 2024, alle 12. All’inaugurazione intervengono Massimo Osanna, direttore generale Musei; Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Teresa Marino, funzionario archeologo parchi archeologici di Paestum e Velia. Conclude Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale. Seguirà la visita alla domus del mosaico di Nettuno.
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