Villanova di Castenaso (Bo). Al museo della civiltà Villanoviana presentazione dello scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso con Annalisa Capurso (Sabap-Bo) e Cristian Tassinari (Tecne), terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”
Martedì 31 marzo 2026, alle 18, al museo della Civiltà villanoviana, in via Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo), presentazione dello scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso, terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”. Gli archeologi, Annalisa Capurso, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, e Cristian Tassinari, della ditta Tecne Srl, illustreranno un frammento di storia del territorio di Castenaso presentando lo scavo della vasca romana, portata in luce nel 2019 durante un intervento di archeologia preventiva, poi restaurata ed esposta in loco. Il rinvenimento fa parte di un più ampio complesso rustico destinato alla lavorazione e conservazione dei prodotti agricoli. Ingresso gratuito. Prenotazione: 051780021 oppure muv@comune.castenaso.bo.it
Torino. Al museo Egizio la conferenza “Beyond the visible: scientific approaches to ancient Egyptian funerary culture” con l’egittologa Marie Vandenbeusch (British Museum), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Martedì 31 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala Conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con Marie Vandenbeusch su “Beyond the visible: scientific approaches to ancient Egyptian funerary culture”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/beyond-the-visible-tickets… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.
Dal 2014, il British Museum ha sviluppato diverse mostre temporanee incentrate sulla vita e sulla morte di individui mummificati dell’antico Egitto. Queste mostre hanno offerto opportunità uniche per studiare i resti umani e i corredi funerari sepolti con loro. La presentazione fornirà una panoramica di alcune delle tecniche scientifiche utilizzate in questi progetti, tra cui una gamma di analisi di imaging, bioarcheologiche e molecolari. Questo approccio interdisciplinare ci ha permesso di approfondire la nostra comprensione di chi fossero questi individui, di come vivevano, di cosa credevano e di come venivano preparati per l’aldilà. Ha permesso inoltre di acquisire nuove conoscenze sulla fabbricazione e produzione di maschere, ritratti, sudari e sarcofagi. Collocando sia gli oggetti sia le persone che li hanno realizzati nel loro contesto socio-economico, è stato possibile esplorare l’industria funeraria in termini di commercio, riutilizzo e, soprattutto, di straordinaria maestria artigianale.
Marie Vandenbeusch è curatrice al dipartimento di Egitto e Sudan del British Museum, dove è responsabile della collezione relativa alla cultura funeraria della Valle del Nilo. È stata curatrice principale di diverse mostre, tra cui Pharaoh: Power and Art in Ancient Egypt (2024) e Egyptian Mummies: Exploring Ancient Lives (2016-2024). Attualmente dirige il progetto Divine Creatures: Researching Animal Mummies in Ancient Egypt (2024-2027). Marie ha conseguito un dottorato all’università di Ginevra (la sua monografia L’âne dans la religion égyptienne è stata pubblicata nel 2020 da Sidestones) e ha precedentemente lavorato in diversi musei del Regno Unito e della Svizzera. I suoi interessi di ricerca comprendono le pratiche funerarie e magiche nell’antico Egitto, con particolare attenzione alle mummie e alla cultura materiale, nonché la storia dell’Egittologia e del collezionismo.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, la tavola rotonda “Fondare il futuro: cultura tecnologia e impresa per un nuovo modello di sviluppo in Calabria” promossa da Associazione Civita
Martedì 31 marzo 2026, alle 10, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, la tavola rotonda “Fondare il futuro: cultura, tecnologia e impresa per un nuovo modello di sviluppo in Calabria”, promossa da Associazione Civita, occasione per approfondire il ruolo strategico della cultura come leva di sviluppo territoriale, in dialogo con innovazione tecnologica e sistema produttivo, con un focus sulle prospettive di crescita della Calabria e del Mezzogiorno. Dopo i saluti di Domenico Battaglia, f. f. sindaco di Reggio Calabria; introduce e modera la tavola rotonda Simonetta Giordani, segretario generale Associazione Civita; intervengono Roberto Occhiuto, presidente Regione Calabria; Fabrizio Sudano, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Mario Nobile, direttore generale AgID (in collegamento da remoto); Giuseppe Zimbalatti, rettore università Mediterranea; Andrea Guglielmo, direttore relazioni esterne e comunicazione Philip Morris Italia; Elvira Brunelli, prorettrice università della Calabria; Aldo Ferrara, presidente Unindustria Calabria. Per partecipare è necessario registrarsi al seguente link:
https://www.eventbrite.com/e/fondare-il-futuro-cultura-tecnologia-e-impresa-in-calabria-tickets-1984632793109.
Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide presentazione della nuova campagna di scavo del Siris Project con cantiere aperto, e visita alla mostra “Le dee del grano”
Lunedì 30 marzo 2026, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale della Siritide (Policoro, Mt), porte aperte alle indagini archeologiche del progetto Siris Project 2026 della Humboldt-Universität di Berlino riprese da una settimana. Un’occasione unica per scoprire da vicino il lavoro degli archeologi. Sarà il direttore Carmelo Colelli con Annarita Doronzio e i suoi studenti ad aprire le porte dei cantieri per raccontare obiettivi e novità della campagna di ricerca di quest’anno. Alle 18, visita guidata alla mostra “Le dee del grano” che presenta anche reperti provenienti dal Siris Project. Prenotazione consigliata al 3336128053. Attività inclusa nel biglietto di ingresso (escluse gratuità di legge).
Firenze. Con il caso della villa di Faragola (Ascoli Satriano, Fg), dallo scavo al vino, si chiude il viaggio eno-archeologico presentato al convegno archeoVINUM di tourismA 2026: ne parla l’archeologo Giuliano Volpe (università di Bari) che è anche ideatore e promotore del convegno

Presentazione del caso della villa di Faragola al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Archeologi e produttori vitivinicoli protogonisti al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)
Dallo scavo della villa tardo-antica di Faragola (Ascoli Satriano, Fg), all’incendio doloso, all’accordo con un vitivinicoltore per produrre il vino Stibadium, che nel nome ricorda proprio quel divano per banchetto aristocratico scoperta durante le ricerche archeologiche dove il vino era sicuramente un protagonista: l’ultima tappa di questo viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia proposto nel convegno archeoVINUM, organizzato dall’università di Bari e presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, non poteva quindi mancare il “caso villa di Faragola”. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo, la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr), la vigna “archeologica” nel parco archeologico di Pompe, e il caso dell’isola d’Elba: dal vino d’anfora al vino marino (vedi Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso isola d’Elba”: dal vino in anfora al vino marino, dallo scavo della villa romana di San Marco alla produzione attuale. Ne hanno parlato l’archeologa Laura Pagliantini dell’università di Siena e Antonio Arrighi dell’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro (Li) | archeologiavocidalpassato), andiamo a scoprire il caso della villa tardo-antica di Faragola con l’archeologo Giuliano Volpe (università di Bari), promotore e curatore del convegno archeoVINUM: lo ha illustrato ad archeologiavocidalpassato.com.
“La villa di Faragola – spiega Giuliano Volpe ad archeologiavocidalpassato.com – è stata un’occasione straordinaria per conoscere una grande residenza aristocratica tardo-antica che poi, in età alto-medievale, è diventata una curtis, un’azienda agricola longobarda dipendente dal duca principe di Benevento.

Lo stibadium, e la sua ricostruzione, scoperto nella villa tardo-antica di Faragola (foto graziano tavan)
Ma in alcuni suoi secoli in particolare, Faragola conosce un momento straordinariamente importante, testimoniato soprattutto non solo dalle terme lussuosissime, enormi, ma da una grande sala da pranzo estiva con uno stibadium, un divano per banchetto aristocratico, e un’organizzazione per cui il banchetto, il convivio, era una sorta di spettacolo teatrale, in cui c’era anche l’elemento dell’acqua. Ma non poteva mancare il vino. In vino era un protagonista insieme al cibo di questi momenti conviviali. E noi abbiamo trovato anche le tracce di un’authepsa, cioè di uno strumento che serviva per scaldare l’acqua, che serviva per miscelare il vino, che si beveva a fiumi sul banchetto.
E allora, partendo da questa questione, da questa possibilità, abbiamo fatto un’alleanza con un produttore, le tenute Sannella, che ha voluto ispirarsi proprio allo stibadium, chiamando Stibadium un suo vino, un nero di Troia potente e aristocratico. E anche Villa di Faragola, un altro suo vino, dopo che la villa, il sito, purtroppo ha subito un drammatico incendio che l’ha danneggiata fortemente. Anche in questo modo il vino ha voluto rappresentare un elemento di rinascita, di sopravvivenza e di rilancio. Quindi, con un bicchiere di vino festeggiamo la rinascita di Faragola”.
Fiavè (Tn). Al museo delle Palafitte e al parco Archeo Natura al via la rassegna “Primavera in palafitta”: tra marzo e maggio visite partecipate, attività laboratoriali e una caccia al tesoro per tutta la famiglia. Ecco il programma
Un motivo in più per visitare le palafitte di Fiavé (Tn) è la rassegna “Primavera in palafitta”: dal 29 marzo al 24 maggio 2026 i visitatori di ogni età potranno sperimentare la preistoria grazie a visite partecipate, attività laboratoriali e una caccia al tesoro per tutta la famiglia. Un’occasione per scoprire assieme agli esperti la vita quotidiana degli abitanti del villaggio che sorgeva sulle sponde dell’antico lago Carera oltre 3.500 anni fa. Il Parco e il Museo sono visitabili nei giorni di sabato, domenica e festivi dalle 13 alle 18 fino al 17 maggio e tutti i giorni a partire dal 23 maggio 2026.
Si inizia domenica 29 marzo 2026, alle 14.30, al museo delle Palafitte, “Dal filo alla trama: filati e tessuti nella preistoria”: laboratorio per famiglie sulla lavorazione delle fibre tessili per il confezionamento di stoffe e indumenti, attestati nelle palafitte. Partecipazione 4 euro previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso al museo. Minimo 5 massimo 20 persone.
Sabato 4 e domenica 5 aprile 2026, alle 13-18, al parco Archeo Natura (che riapre al pubblico proprio il 4 aprile), “Caccia alle uova tra le palafitte del Parco Archeo Natura”: laboratorio per famiglie in autonomia con caccia all’indizio, alla scoperta della vita quotidiana in palafitta. Attività gratuita. Al termine del percorso ogni partecipante riceverà un piccolo omaggio. Info e modalità di partecipazione presso la biglietteria.
Lunedì 6 aprile 2026, alle 14.30, al parco Archeo Natura, “Un giorno in palafitta”: visita guidata per tutti, alla scoperta della vita quotidiana del villaggio palafitticolo di Fiavé di 3500 anni fa; alle 16.30, al museo delle Palafitte di Fiavé, “Avete detto palafitte?”: visita partecipata al museo, sulle tracce degli antichi abitanti delle palafitte di Fiavé. Partecipazione alle singole attività 3 euro previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso. Minimo 5 massimo 30 persone.
Domenica 12 aprile 2026, alle 14.30, al museo delle Palafitte, “La produzione ceramica nei villaggi palafitticoli”: laboratorio per famiglie sulla produzione ceramica nei villaggi preistorici di Fiavé. Partecipazione 4 euro previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso al museo. Minimo 5 massimo 20 persone.
Domenica 19 aprile 2026, alle 14.30, al parco Archeo Natura, “L’orto preistorico”: laboratorio per famiglie sulla produzione e consumo di cereali, ortaggi e frutti, attestati nelle palafitte di Fiavé. Partecipazione 4 euro 4 euro previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le ore 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso. Minimo 5 massimo 20 persone.
Domenica 3 maggio 2026, alle 14.30, al museo delle Palafitte, “Dolce come il miele”: attività per famiglie, per riscoprire e sperimentare antiche ricette e sapori palafitticoli. Partecipazione 4 euro previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso. Minimo 5 massimo 20 persone.
Sabato 9 maggio 2026, alle 14.30, parco Archeo Natura, Kid Pass Days, “Schegge di pietra. Un pomeriggio preistorico”: laboratorio per famiglie per scoprire e sperimentare l’uso e la lavorazione della selce nelle comunità preistoriche di Fiavé e realizzare un piccolo manufatto in legno e selce. Partecipazione gratuita previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso. Minimo 5 massimo 20 persone.
Domenica 24 maggio 2026, alle 14.30, al museo delle Palafitte, “(S)punti di vista sul passato”: attività per giovani e adulti in collaborazione con il Distretto Famiglia delle Giudicarie Esteriori nell’ambito del progetto “Tutto nella Norma”. Cosa raccontano i reperti palafitticoli, come sono stati interpretati dagli archeologi negli ultimi due secoli e cosa ancora ci possono svelare? Attraverso l’osservazione di alcuni manufatti e la lettura di testi lungo il percorso espositivo, i partecipanti potranno mettersi in gioco formulando e verificando ipotesi per riflettere su stereotipi e preconcetti che hanno accompagnato la ricerca nella ricostruzione delle culture del passato. L’attività termina con un momento di lavorazione dell’argilla. Partecipazione gratuita previa prenotazione online www.cultura.trentino.it/Appuntamenti oppure tel. 0465 735019 (in orario di apertura) entro le ore 12 del giorno dell’iniziativa. La quota non comprende l’ingresso. Minimo 5 massimo 20 persone.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurata la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia

Tiziano M. Todi, curatore della mostra “Il sorriso della Sfinge” con Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Inaugurata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri, curata da Tiziano M. Todi e in collaborazione con Galleria Vittoria, aperta al pubblico dal 27 marzo al 3 maggio 2026: 10 opere scultoree elegantemente collocate sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia e selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine. Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture di Federica Zuccheri trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca. “Accogliere una mostra di arte contemporanea negli spazi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia significa assumersi una responsabilità e, insieme, riaffermare una visione, quella di un museo che non si limita alla conservazione, ma si riconosce come spazio dinamico di confronto tra epoche, linguaggi e sensibilità”, dichiara Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, e continua: “Il sorriso della Sfinge di Federica Zuccheri si inserisce in questa prospettiva non come intervento episodico, né come semplice innesto formale, ma come occasione per interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la mostra restituisce il carattere preciso della ricerca di Federica Zuccheri, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico. In questo contesto, l’emiciclo affrescato non si limita a fare da cornice, ma partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza visiva. La sua architettura avvolgente, insieme ai pergolati, alle grottesche e alla costruzione illusionistica dello spazio, genera una vera macchina dello sguardo, un luogo in cui l’arte contemporanea può inserirsi non per sovrapposizione ma per risonanza. La “selva” degli affreschi entra in dialogo con l’universo figurativo di Zuccheri, creando una continuità inattesa tra memoria decorativa e immaginazione contemporanea. Le sculture non si mimetizzano nello spazio, lo attraversano. Lo abitano come presenze vigili, capaci di instaurare con l’architettura e con il visitatore un rapporto diretto, mai pacificato.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere sono sostenute da basi cromatiche blu, pensate come elemento di lettura e orientamento visivo, una scelta che dichiara con chiarezza la presenza del contemporaneo e rende più leggibile il confronto tra epoche, materiali e sistemi simbolici differenti. Il progetto espositivo è firmato da Francesca Borelli, il coordinamento è affidato a Flavia Borelli, in un lavoro che ha tradotto la visione curatoriale in una configurazione spaziale capace di valorizzare l’identità delle sculture e, insieme, la complessità dell’emiciclo. “Il sorriso della Sfinge è una forma di conoscenza che non si consegna subito”, dichiara il curatore Tiziano M. Todi. “Non è un invito rassicurante, ma una soglia. In un luogo come l’emiciclo del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, progettato per costruire una relazione attiva con lo sguardo, le opere di Federica Zuccheri non cercano un’ambientazione, ma un confronto reale con l’architettura, con la memoria iconografica del luogo e soprattutto con chi guarda. La bellezza, qui, non addolcisce l’enigma, lo rende più netto, invitando il visitatore a sostare in quella zona in cui il visibile non coincide ancora con il dicibile”.

La mostra “Il sorriso della Sfinge” di Federica Zuccheri nell’emiciclo di Villa Giulia a Roma (foto etru)
Le opere di Zuccheri si distinguono anche per l’attenzione alla materia e alla superficie. Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da TWM Edizioni, concepito come un volume di pregio e come estensione naturale del progetto curatoriale. Attraverso testi e immagini, il volume restituisce la qualità delle opere, la ricchezza dei materiali e la specificità del dialogo instaurato con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, offrendo uno strumento di approfondimento capace di accompagnare e prolungare l’esperienza della mostra. Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato da Galleria Vittoria di Roma, realtà che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.
Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro “Il Medagliere si rivela”, secondo incontro di “Visto, si stampi”, e della mostra “Pasqua in nummis”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, ottavo appuntamento della rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela”
Secondo appuntamento di “Visto, si stampi”, il ciclo di quattro incontri a ingresso libero che presenta al pubblico le ultime pubblicazioni del museo: sabato 28 marzo 2026, alle 17, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, in via dell’Archiginnasio 2, un pomeriggio all’insegna dell’arte numismatica, con la presentazione del libro “Il Medagliere si rivela” ma anche della mostra “Pasqua in nummis”. L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti disponibili.
Il libro “Il Medagliere si rivela”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023); Natale in nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024); Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024); L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025); L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025) e Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026). Introdotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica, il libro contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte. La pubblicazione (pp. 100, euro 15,00) è in vendita presso il bookshop del museo.
Avviata nell’ottobre 2023, giunge al suo ottavo appuntamento la rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela” promossa dal museo civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. All’interno di questo nucleo si distingue per completezza e ricchezza la raccolta delle medaglie papali, che fanno del Medagliere un imprescindibile punto di partenza per gli studiosi e appassionati del genere.
In occasione della Pasqua “Il Medagliere si rivela” presenta il focus espositivo “Pasqua in nummis”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, con una selezione di una ventina di pezzi, tra monete e medaglie, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale. La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 25 marzo al 6 luglio 2026. Le tematiche evangeliche dei giorni che precedettero la crocifissione e culminarono con essa sono centrali nella civiltà europea e la loro raffigurazione su monete e medaglie è assai frequente. Le motivazioni che portano alla scelta di un determinato tema iconografico sono spesso complesse e dettate dalla volontà di trasmettere messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Perciò la lettura di queste iconografie, oltre che partire dalla rievocazione cronologica degli episodi della vita di Cristo, permette di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un determinato passo evangelico, alla propaganda affidata all’oggetto e alla tipologia di pubblico a cui si rivolgeva. Si delinea poi un altro aspetto legato all’ambito squisitamente artistico che consente, talvolta, di mettere in dialogo medaglie e monete con altre forme artistiche attraverso la traduzione di modelli e soluzioni compositive di opere molto note, adattate alle ristrette dimensioni dei tondelli metallici. È il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553), che traspose nella medaglia qui esposta la composizione della Crocifissione già incisa per uno dei nove medaglioni in cristallo di rocca commissionati dal cardinale Alessandro Farnese (Valenzano, 1520 – Roma, 1589), di cui parla anche Giorgio Vasari, oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France a Parigi.

“Crocifissione” sul rovescio di una medaglia religiosa in bronzo dorato (1547) di Giovanni Bernardi conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
La medaglia papale è la principale tipologia di beni numismatici che attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo molto spesso veicolando significati legati alla sua politica temporale e spirituale. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la scena della trasfigurazione di Cristo, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella di Cristo al cielo. La medaglia per Pio V (papa dal 1566 al 1572) raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio voleva ad esempio significare la volontà papale di riforma ed epurazione della Chiesa, proprio come Cristo aveva inteso fare, liberando dall’offesa del mercimonio la casa di Dio. Le medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai suoi discepoli in occasione dell’ultima cena, rievocato nella messa del giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse a partire dalla metà del XVI secolo, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo.

“Ecce Homo” sul rovescio di un doppio ducato d’oro (1529) di Papa Clemente VII, conervato al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Una delle più belle e rare monete del Rinascimento, il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534), fu incisa da Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – ivi, 1571) nel 1529 e raffigura l’Ecce Homo, il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. La moneta vuole fare riferimento ad un preciso momento autobiografico del pontefice: come il Cristo aveva subito un’ingiusta e ingiuriosa punizione, così il papa aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma. Tra le monete più interessanti si espongono quelle della Zecca di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo.

“Cristo al sepolcro attorniato dai simboli della passione” sul rovescio di una medaglia religiosa in bronzo (1577) di Anonimo della Scuola della Passione, Venezia, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Non particolarmente pregiate dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati, ma particolarmente interessanti, sono alcuni esemplari a carattere puramente devozionale, destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Sono medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo per essere indossate al collo o forate per essere cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto, detto lanato, per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele. Questi esemplari avevano anche una funzione apotropaica, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia, dove compare al dritto la deposizione al sepolcro e al rovescio Cristo al sepolcro, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna, lancia, verghe, borsa con i denari, bacio di Giuda, tunica etc.) L’iconografia, molto diffusa a partire dal Medioevo, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di “arma difensiva” contro il demonio.
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale concerto del coro femminile Sonarte “Madre Terra radice di vita e suoni di libertà” preceduto da una visita guidata
Sabato 28 marzo 2026, alle 15.30, nel Salone delle Carte geografiche di Palazzo Costabili, sede del museo Archeologico nazionale di Ferrara, concerto del coro femminile Sonarte “Madre Terra, radice di vita e suoni di libertà”, diretto da Sonia Mireya Pico Diaz: sarà un momento di ascolto, condivisione e riflessione, aperto a tutti coloro che sentono il desiderio di riconnettersi con la natura e con la propria sensibilità interiore. Alle 14.30 è prevista una visita guidata al pubblico presente a cura del personale del Museo. Il concerto e la visita guidata sono inclusi nel biglietto di visita del Museo. Biglietto intero 6 euro, agevolato 2 euro (18-25 anni), gratuito (gratuità di legge e possessori di MyFe Card).
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi

Copertina del libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi
Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è stato presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi (Tipheret editore). Dopo l’introduzione di Luana Toniolo, direttrice museo ETRU, l’autore ha dialogato con Paolo Ricci, semiologo, e Pier Giorgio Dionisi, musicista, professore di Storia e Filosofia. Per rinvenire ciò che da tempo è rimasto nascosto del Don Giovanni di Mozart è essenziale andare oltre. Un percorso insicuro e non facile, tra ordine e disordine, tra libertà e negazione, tra Eros e Thanatos, tra sacro e profano, tra sublime bellezza e oscenità. Ma il mito ci è compagno con Dioniso l’immortale. Conoscerlo, quando afferrati da un rischioso processo di conoscenza, egli ci mostra un (nostro) rimosso pezzo del Sé. Rispetto alle altre opere non è azzardato definire il Don Giovanni come la più misteriosa tra le opere di Mozart. Proprio per quella sua peculiare dimensione altra, posta sulla soglia della metacognizione, espressione dell’archetipo coperto come tale, che si manifesta a tratti nell’Opera tra le evidenti apparenze comico-drammatiche. Il libro narra di una ribollente vitalità, in parte provocatoria ma solidamente fondata su significati tradizionali che disvelano dimensioni meno note riguardanti sicuramente più il mito e il numinoso, la massoneria e gli Illuminati di Baviera, che non delle avventure di un play boy di campagna della fine del XVIII secolo. Qui Praga: rappresentazione dell’Opera 1787 appena venti mesi dalla Rivoluzione francese, dove con audace incoscienza si anticipa il trinomio: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Viva la Libertà.
















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